Fonte: http://www.ilgiornale.it
Follie giudiziarie: un giorno di lavoro da diritto al posto fisso
Il premier a orologeria non ha bisogno di ciceroni per conoscere il Paese che si accinge a governare. Mario Monti lo sa: è lo strano Paese nel quale non si sa mai da dove cominciare. Appena si prova a toccare la prima cosa, c’è subito qualcuno che s’indigna, perché in giro «c’è ben altro». Nella terra del «ben altro», nessuno mai sa dire quale sia il più grave dei «ben altro». Proviamoci con un esempio, e vediamo se può servire.

Varazze
Varazze, Italia. 1 luglio 2010. Un lavapiatti egiziano di 32 anni firma il contratto a termine per lavorare in un ristorante. Previsto il classico periodo di prova, durata trenta giorni. Al datore di lavoro ne basta però uno solo: la sera stessa, avverte il lavapiatti che non se ne fa nulla. Non lo ritiene all’altezza. Otto ore per dirsi addio. Così pensa il titolare. Ma la storia è solo all’inizio. Il lavapiatti si prende un avvocato e fa causa. A decidere, proprio in queste ore di interminabili discussioni sulle discrasie nel mercato del lavoro, è il tribunale di Milano. Verdetto storico, come se il lavapiatti pescasse il biglietto magico del Superenalotto: il giudice impone al ristoratore di pagare 14.200 euro come risarcimento, di riassumere il lavoratore, ma soprattutto di riassumerlo a tempo indeterminato. Per sempre, anche se l’accordo tra le parti era a termine, sei mesi da luglio a dicembre. Comunque la si giri, è sentenza choc. E chissà se tra i suoi superpoteri magici SuperMario ha pure quello di spiegarsi certe sentenze, di spiegarsi un mercato del lavoro regolato da una simile giustizia. Se ne sentirebbe il bisogno, per metterci mano.
Nelle motivazioni del tribunale, si legge che «una sola giornata non è sufficiente per valutare le capacità del lavoratore». E questa, lo capisce chiunque, è una solenne verità. Ma il punto, in questo perfetto esempio di Italia alla brace, non è questo. Può darsi davvero che il datore di lavoro abbia usato in modo troppo disinvolto il periodo di prova. Può darsi davvero che il lavapiatti sia vittima di una palese ingiustizia, tanto da meritare un risarcimento. Difatti, non è il risarcimento che colpisce. Quello che davvero nessuno riuscirà mai a capire è perché il ristoratore debba riprendersi il lavapiatti a tempo indeterminato. Dopo aver firmato un accordo per sei mesi, il lavapiatti si ritrova 14mila euro e il posto fisso. Cos’è, un nuovo miracolo italiano?
Dirà qualcuno: c’è ben altro. Nella terra del ben altro, anche l’assurdo diventa sempre secondario. Con questa nostra vocazione a rimpallare qualsiasi grana, perché in giro ci sono grane peggiori, ci siamo lentamente imbucati nell’incubo dello spread, consegnandoci nelle mani degli spread-giudicati. Ma SuperMario, con la sola imposizione delle mani, non può non percepire come queste dinamiche demenziali nel mercato del lavoro siano un problema centrale. Che un tizio parta con una causa per ottenere giustizia e si ritrovi ricoperto di fortune resta un assurdo, anche se c’è ben altro. Non è nemmeno il caso di spiegarlo: il lavoratore a tempo determinato va protetto dalle carognate del suo titolare. Ma che un tribunale lo risarcisca con il posto fisso è francamente difficile da accettare, persino qui, dove siamo allenatissimi alla giustizia acrobatica.
Certo, c’è ben altro. Ma prima o poi bisognerà cominciare. Da anni abbiamo poche certezze realmente condivise: «non ci sono più le mezze stagioni» e «bisogna riformare il mercato del lavoro». SuperMario ha i superpoteri, ma farà meno fatica a ridarci le mezze stagioni.





























gli immigrati sono più scaltri di noi (forse perché coccolati ed osannati dalle istituzioni, quasi che noi italiani fossimo stranieri in patria?). vista la sentenza, avrei fatto bene anch’io, a suo tempo, a fare causa ai miei ex datori di lavoro. mi avrebbero risarcita ed assunta a tempo indeterminato. ma forse per me giustizia non ci sarebbe stata. c’è qualcosa, anzi più di qualcosa che non va nel nostro sistema.
Lo dico dal 1997,
che saremmo stati strainvasi dagli Immigrati(18.000.000 attuali)che sono favoriti in tutto, e impoveriti in modo forsoso.Tra poco vedremo il risultato di questa operazione.
la colpa è degli “imprenditori” (oggi si kiamano cosi) ke credono d risparmaire pagando un lavapiatti a 400 euro… mio nonno diceva smpr ki spende poco spende 2 volte…
io in primis sn un cuoco, ho perso un posto d lavoro xkè sn stato sostituito da un rumeno(nn ho nnt contro altre etnie) xkè avrebbe preso metà del mio stipendio in più fa da vero e proprio servo d qst “imprenditore” xkè fa le pulizie a casa sua e tnt altro x la modica somma d 400 euro.. ah morale della favola il ristorante è isolvente xkè nn piace la nuova cucina…. kiuderà a breve
Dal momento che non mi fido del “Giornale”, una sfiducia che risale a molto tempo fa quando mi accorsi che inventava le notizie,, mi piacerebbe come minimo poter leggere le motivazioni della sentenza. Non credo che le motivazioni si riducano alla singola frase riportata nell’articolo. Buona giornata a tutti.
caspita avrei vluoto portarti il mio artbook personalmente a te e Paolo peccato che domenica per me era difficile da organizzare..comunque col fatto che una mia amica ci andava gli ho affidato quello e due piccoli disegni di Dubhe che si aggira fra i palazzi lucchesi con l’artbook..spero vi sia piaciuto anche se mi spiace di non avervelo fatto meglio (mi ci misi la sera prima sul tardi!!^__^’) e appunto a consegnarvelo di persona! Spero che col prossimo Lucca avremo una tua nuova opera in presentazione (magari il terzo artbook dedicato alle Leggende!!^__*) e magari riuscirò a esserci di persona e portarvi dei disegni degni di questo nome da lasciarvi!!! é proprio vero Lucca è una cittadina magica..in quei giorni è un posto “potente”..meraviglioso!!! Rimango sintonizzata per il terzo delle leggende!! Farà faville!!!XD
Nicoletta..attenta che il berlusca ti licenza ed al posto tuo asume un marrochino !!!!
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