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GEAB N.59 – Crisi sistemica globale: 30.000
miliardi di Dollari di asset
diffuso “haircut” del Debito Pubblico Occidentale
Noi infatti pensiamo che, con l’introduzione di un haircut (in finanza, un
haircut è la percentuale sottratta al valore di mercato di un asset usato
come collaterale, ndt) del 50% sul debito pubblico greco, la crisi sistemica
globale sia entrata in una nuova fase: quella del taglio generalizzato del
debito pubblico occidentale e del suo corollario, la frammentazione dei
mercati finanziari globali. Il nostro team crede che il 2012 porterà un
haircut medio del 30% sul totale del debito pubblico occidentale (1), più un
ammontare equivalente di perdite, in termini di assets, dai bilanci delle
Istituzioni Finanziarie di tutto il mondo.In particolare, LEAP/E2020 anticipa la perdita di 30.000 miliardi di assets
fantasma per l’inizio del 2013 (2), con un’accelerazione nel 2012 del
processo di compartimentazione del mercato finanziario globale (3) in tre
aree valutarie sempre più scollegate fra loro: quella del Dollaro, dell’Euro
e dello Yuan.Questi due fenomeni si alimenteranno l’uno dell’altro.
Essi potranno anche essere la causa di un forte calo, pensiamo il 30%, della
valuta degli Stati Uniti nel 2012 (4), come abbiamo anticipato lo scorso
Aprile (GEAB N.54), calo che potrebbe verificarsi nel bel mezzo sia di una
forte riduzione della domanda di Dollari statunitensi, sia dell’aggravarsi
della crisi del Debito Federale degli Stati Uniti.
La fine del 2011 vedrà quindi la crisi del debito pubblico europeo fungere
da detonatore per la “bomba” degli Stati Uniti.
In questo GEAB N.59 analizzeremo nel dettaglio sia questa nuova fase, sia il
peggioramento della crisi del debito federale degli Stati Uniti.
Inoltre, cominceremo a presentare, come indicato nel precedente GEAB, le
nostre previsioni sul futuro degli Stati Uniti, fra il 2012 ed il 2016, (5)
a partire da un aspetto fondamentale del rapporto Euro-USA (e, più in
generale, del sistema mondiale in vigore dal 1945), e cioè dalle relazioni
strategiche e militari tra gli Stati Uniti e l’Europa.
Riteniamo che, entro il 2017, l’ultimo soldato Usa avrà lasciato il suolo
continentale europeo. Infine, LEAP/ E2020 presenterà le sue raccomandazioni
che si occuperanno, questo mese, di valute, di oro, dipensioni (quelle a capitalizzazione),
del settore finanziario e delle materie prime.
In questo comunicato pubblico presenteremo i vari elementi che
determineranno la successiva escalation della crisi del debito degli Stati Uniti, nel mentre terremo un
bilancio dei due summits di Ottobre, quello dell’UE e quello del G20 a Cannes.
L’Europa continentale
Come anticipato da LEAP/E2020 per parecchi mesi, il vertice del G20 a Cannes
si è rivelato un fallimento clamoroso, con la conseguente incapacità di
prendere misure significative riguardo il sistema finanziario
internazionale, la ripresa economica e la riforma della governance globale.
Se la questione greca è stata la protagonista del summit, è anche perché
quest’ultimo era privo dei contenuti per poter cominciare sul serio. George
Papandreou ha permesso ai Leaders del G20 di andare avanti “come se” gli
affari greci avessero giusto interrotto il loro lavoro (6), quando in realtà
la crisi greca ha permesso loro di nascondere l’incapacità di predisporre un
programma comune.
Nel frattempo, le decisioni del vertice UE della settimana precedente quello
di Cannes, hanno segnalato la comparsa ufficiale di Eurolandia (con ormai
due vertici annuali) (7), il cui primato, rispetto ai singoli Paesi, le
conferirà de facto l’autorità per prendere decisioni al suo interno (8).
La pressione di questa crisi ha contribuito, in questi ultimi giorni, a
costruire le capacità politiche di Eurolandia, mettendola sul cammino di una
maggiore integrazione (9), senz’altro un prerequisito
per eventuali sviluppi positivi verso il mondo del post-crisi (10).
Il Governo di Unità Nazionale finalmente insediatosi in Grecia, (11) deve
costruire uno stato moderno partendo letteralmente dallo zero, con un giusto
Catasto ed un’efficiente Amministrazione, che permetta ai Greci di diventare
membri “normali” di Eurolandia, non più soggetti ad un sistema feudale dove
le principali famiglie e la Chiesa si dividevano ricchezza e potere.
Trent’anni dopo la sua incondizionata integrazione nella Comunità Europea,
la Grecia deve passare attraverso una fase di transizione lunga cinque o
dieci anni, simile a quella dei paesi dell’Europa Centrale ed Orientale,
prima della loro adesione all’Unione Europea: doloroso, ma inevitabile.
L’Italia, nel frattempo, è riuscita a liberarsi di un tipico leader del
mondo pre-crisi, caratterizzato dal suo stile vistoso, dal suo racket, dall’acquisizione senza scrupoli di
denaro, dalla sua infondata auto-soddisfazione, dalla sua presa sui media, dalla sua costante
euro-critica e dal suo nazionalismo-spazzatura (12), per non citare la sua traboccante libido.
Le scene di gioia lungo le strade d’Italia dimostrano che non tutto è
sbagliato in questa crisi sistemica globale! Come abbiamo indicato nel GEAB
precedente, crediamo che il 2012 sarà per Eurolandia un anno di transizione
verso il mondo del post-crisi, invece che un anno di sola sofferenza per il
collasso del sistema.
Cartoline da Londra
Allo stesso tempo, il Regno Unito è stato praticamente buttato fuori delle
riunioni di Eurolandia
(13). I membri dell’Unione Europea al di fuori dell’Eurozona, hanno
sostenuto Eurolandia quando
questa ha rifiutato la proposta britannica, riguardo il diritto di veto dei
27 singoli Paesi.
La deriva del Regno Unito è stata stimolata dagli sforzi degli euroscettici
britannici (di solito le fanterie della City) (14) che cercano di tagliare
il più rapidamente possibile i legami più forti con l’Europa continentale
(15).
Lontano dall’essere la prova del successo della loro politica, tutto ciò è
piuttosto l’ammissione di un completo fallimento (16). Dopo vent’anni di
continui sforzi, essi non sono riusciti a distruggere il processo d’integrazione
europea, che è stato invece rianimato dalla pressione della crisi.
Così ora stanno “mollando gli ormeggi” per il timore (fondato, tra l’altro)
(17) di vedere il Regno Unito assorbito da Eurolandia entro la fine di
questo decennio (18).
Nel complesso si tratta di un disperato passo in avanti che, come ha
sottolineato Will Hutton in un lucidissimo articolo sul Guardian del
30/10/2011, non può che portare la Gran Bretagna verso la rottura con la
Scozia [che cerca di recuperare non solo la sua indipendenza (19), ma anche
il suo ancoraggio europeo], ed anche verso la condizione socio-economica di
un mercato finanziario off-shore, senza protezione sociale (20) o base
industriale (21): insomma, un Regno Dis-Unito alla deriva (22).
E con l’alleato Stati Uniti in una situazione disperata, la deriva può
trascinare alla sventura il popolo britannico, che guarda alla City con
sempre maggiore aggressività. Anche i “veterani di guerra” stanno
cominciando ad unirsi al movimento “Occupy the City” (23); ovviamente, su
questo punto, c’è piena convergenza tra le opinioni del popolo britannico e
quelle di Eurolandia!
Per consolarsi, i finanzieri britannici possono dire di detenere la maggior
quantità di assets Giapponesi esistenti fuori dal Giappone, ma quando il FMI
mette in guardia il Giappone dal rischio sistemico costituito dal suo debito
pubblico, superiore al 200% del PIL (24), che consolazione è mai questa?
Washington, il grande malato
Parlando di debito pubblico, è tempo di svoltare verso gli Stati Uniti d’America.
Le prossime settimane ricorderanno al mondo che è questo paese, e non la
Grecia, all’epicentro della crisi sistemica globale.
Fra una settimana, il 23 Novembre, la “Supercommissione” del Congresso,
incaricata di ridurre il deficit federale degli Stati Uniti, ammetterà la sua incapacità
di acquisire risparmi per 1.500 miliardi di Dollari in dieci anni.
Ogni parte in causa sta già lavorando per dare la colpa all’altra (25).
Per quanto riguarda Barack Obama, a parte ogni considerazione sul suo
lezioso passaggio televisivo con Nicolas Sarkozy, egli sta ora guardando
alla situazione in modo passivo, pur rilevando di come il Congresso abbia
fatto a pezzi il suo grande progetto, riguardo la creazione di nuovi posti
di lavoro, introdotto solo 2 mesi fa (26).
E non è l’annuncio del tutto irrealistico di una nuova Area di Libera
Circolazione di beni e servizi (esclusa la Cina) (27), alla vigilia di un
vertice APEC, dove cinesi ed americani si confronteranno duramente l’uno con
l’altro, che rafforzerà la sua statura di Statista, per non parlare poi
della sua possibilità di rielezione.
Il prevedibile fallimento della “Supercommissione”, che riflette la paralisi
generale del sistema politico federale degli Stati Uniti, avrà una drastica ed immediata
conseguenza: il deterioramento del suo rating.
L’agenzia cinese Dagon ha già aperto il fuoco, confermando che lo abbasserebbe
ancora una volta, come conseguenza del fallimento della “Supercommissione” (28).
S&P probabilmente lo abbasserebbe di nuovo, mentre Moody’s e Fitch non
avrebbero poi altra scelta che salire anch’essi a bordo, dopo aver dato tregua agli Stati Uniti fino
alla fine di quest’anno, con la condizione del raggiungimento di risultati efficaci nella riduzione del
disavanzo pubblico. Per inciso, al fine di diluire il flusso di informazioni negative, è probabile
che ci sia un nuovo tentativo di rafforzare la crisi del debito pubblico in Europa (29), abbassando il rating
della Francia, allo scopo di indebolire il Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria (30).
Tutto questo gioca perché ci sia una stagione ricca di eventi per i mercati
finanziari e monetari, che darà colpi durissimi ai sistemi bancari
occidentali ed a tutti i detentori di T-Bonds degli Stati Uniti. Ma, al di
là del fallimento della “Supercommissione”, sarà l’intera piramide del
debito degli Stati Uniti ad essere accuratamente esaminata, in un contesto
di recessione sia statunitense che globale: entrate fiscali in calo, aumento
della disoccupazione e del numero dei disoccupati che non ricevono più
benefits (31), ulteriore discesa dei valori immobiliari, etc.
Teniamo a mente che la situazione del debito privato americano è di gran
lunga peggiore di quella greca! In questo contesto, siamo vicini al panico
riguardo la capacità degli Stati Uniti di rimborsare il proprio debito, se
non con una moneta svalutata. La fine del 2012, poi, vedrà molti detentori
del debito statunitense fare serie considerazioni su questa capacità, e sul
preciso momento in cui questa potrebbe improvvisamente essere messa in
discussione da tutti i players finanziari (32).
Cosa potrebbero offrire gli Stati Uniti, dopo il fallimento della loro
“Supercommissione”?
Non molto, soprattutto in un anno elettorale! Da un lato essa è stata creata
perché altre azioni non funzionavano, mentre dall’altro il problema non è
tanto sulla quantità, ma sulla capacità di intraprendere una duratura e
significativa riduzione del deficit federale. Il fallimento della
“Supercommissione” sarà giustamente considerato come prova di questa
incapacità.
Riguardi i termini dell’importo in gioco, il rapido calcolo di un lettore
statunitense del GEAB dà il senso di quanto lo “sforzo” intrapreso per ridurre il deficit di bilancio
sia ridicolo, in rapporto al bisogno: se si tratta il bilancio federale degli Stati Uniti come quello
di una famiglia , le cose diventano molto chiare. Basta rimuovere 8 zeri dal bilancio federale, e
questo diventerà significativo per il cittadino medio:
a.. Reddito familiare annuo (imposta sul reddito): + 21.700
a.. Carichi familiari (bilancio federale): + 38.200
a.. Nuovo debito della carta di credito (nuovi debiti): + 16.500
a.. Debito consolidato della carta di credito (debito federale): + 142.710
a.. Tagli di bilancio già fatti: – 385
a.. Obiettivi di riduzione del bilancio della Supercommissione (per un
anno): – 1.500
Come si può facilmente vedere, la Supercommissione (come il Congresso, lo
scorso Agosto) non riesce finanche a mettersi d’accordo sulla riduzione del
10% … dell’aumento annuale del debito federale. Questa è la situazione. A
differenza dell’Europa, che nel corso dei mesi ha introdotto nuovi
meccanismi, e che si adopera per ridurre le spese ed i debiti (33), gli
Stati Uniti continuano semplicemente a funzionare precipitando a piena
velocità dentro un debito crescente.
È un dato di fatto, nel prossimo semestre Washington prevede di emettere 846
miliardi di Dollari di T-Bonds, il 35% in più rispetto allo scorso anno (34).
Con il fallimento del fondo d’investimento globale MF, abbiamo visto come i
Titani di Wall Street possano crollare all’istante, a causa degli errori compiuti riguardo il
debito pubblico in Europa. Jon Corzine non è Bernard Madoff. In termini morali,
egli gli è forse vicino ma, per il resto, non c’è paragone. Madoff era un cane sciolto
di Wall Street, ma Corzine era un membro della sua aristocrazia: ex Amministratore
Delegato della Goldman Sachs, ex governatore del New Jersey,
principale donatore della campagna per le presidenziali del 2012 di Obama,
pensato come possibile sostituto di Timothy Geithner (Segretario al Tesoro) lo scorso
Agosto (35), ed infine uno dei “creatori” di Obama nel 2004 (36). Questa vicenda va dritta
al cuore delrapporto incestuoso tra Wall Street e Washington, ed ora viene denunciata
dalla maggioranza degli americani (37).
Nel mese di Agosto, sembrava che egli fosse un intoccabile sulla cima di
Wall Street, tuttavia egli aveva completamente sbagliato le valutazioni sul corso
degli eventi. Egli credeva che il mondo non fosse cambiato, e che i creditori privati ?
Avrebbe continuato ad esserepagati a piè di lista.
Il risultato: perdite enormi, fallimento, innumerevoli clienti frodati e 1.600
datori di lavoro in mezzo alla strada (38).
Avevamo annunciato, nel GEAB precedente, di essere entrati in una fase che
comporterà la decimazione delle banche occidentali. Questa fase sta ora
veramente cominciando, ed i clienti di tutti gli operatori finanziari
(banche, assicurazioni, fondi di investimento, fondi pensione) (39) stanno
ora ponendosi domande sulla solidità di queste istituzioni. Come è evidente
dalla vicenda Corzine, i clienti non dovrebbero presumere che queste
istituzioni siano a priori più forti delle altre, solo perché i loro leaders
sono famosi o godono di una solida reputazione (40). Non è la conoscenza
delle regole del gioco finanziario di ieri, quelle che hanno formato le
reputazioni, che ora conta qualcosa, ma è piuttosto la consapevolezza che le
regole sono cambiate, ad essere diventata cruciale.
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Re: GEAB N.59
mettiamoci anche le note, giusto per far vedere che i signori di Geab
basano le loro analisi su fonti maistream, non su loro invenzioni:
(1) Che ammonta a più di 45.000 miliardi di Dollari nei soli Stati
Uniti, Regno Unito, Giappone edEurolandia.
(2) Più la crisi peggiora, più aumenta la quantità di assets fantasma..
Questo processo continuerà fino a quando si tornerà ad un rapporto
attività finanziarie/beni reali compatibile con uno sviluppo socio-
economico funzionante, vicino a quello degli anni 1950-1970.
(3) L’impegno contro la crisi del debito greco, significa la rapida
liberazione dal Dollaro del sistema finanziario di Eurolandia. Il
fatto che questo processo sia stato inizialmente avviato da Wall
Street e dalla City, allo scopo di “spezzare” l’Eurozona, illustra da
un lato l’ironia della storia, e dall’altra che tutte le azioni dei
players mondiali stanno tornando a perseguitarli.
(4) Anche il Financial Times riconosce che il Dollaro è diventato più
fragile dell’Euro. Fonte: FT, 2011/04/11.
(5) Le nostre previsioni per quanto riguarda l’Unione Europea ed
Eurolandia saranno presentate in una prossima edizione del GEAB.
(6) L’unica cosa che è stata fortemente ostacolata dalla situazione
greca, è il piano del presidente francese Nicolas Sarkozy di
utilizzare il summit europeo e del G20 come un doppio trampolino di
lancio per cercare di recuperare credibilità con i francesi. Questo
piano si è rivelato, tuttavia, un doppio fallimento. Lungi dall’essere
risolta, come aveva annunciato in televisione, la crisi greca è
esplosa di nuovo alla vigilia del G20, quanto a quest’ultimo il
risultato nullo dà il voto ai suoi organizzatori: zero! LEAP/E2020
coglie l’occasione per ribadire la sua previsione del 15 novembre 2010
[il GEAB N.49 sosteneva che il candidato dell'UMP (Sarkozy o un
altro), non parteciperà al secondo turno delle elezioni presidenziali
francesi del 2012, che saranno invece decise tra il candidato del
Partito Socialista, François Hollande, ed il candidato del Fronte
Nazionale, Marine Le Pen].
(7) E non possiamo non constatare che saranno due Decisori di livello
europeo (Mario Monti, ex commissario europeo italiano, e Lucas
Papademos, ex vice-presidente greco della BCE) che, in Italia ed in
Grecia, stanno assumendo le redini del potere, fornendo così un altro
segnale di accelerata integrazione dell’Eurozona – anche a livello
politico. Questo rafforzerà, inoltre, l’urgenza di riforme
istituzionali per un democratico governo di Eurolandia, poiché la
gente non accetterà per più di un altro anno ancora di essere semplice
spettatrice dello svolgimento di questi sviluppi. Si noti che la
maggioranza dei tedeschi, dei francesi, degli italiani, degli
spagnoli, etc. non hanno trovato aberrante la proposta greca di un
referendum sulle misure anti-crisi, a differenza dei loro leaders.
Senza rendersene conto, George Papandreou ha probabilmente fatto
aumentare la richiesta per un futuro referendum pan-europeo, riguardo
il futuro della governance dell’Eurozona, per il 2014/2015. Inoltre,
si veda l’articolo di Franck Biancheri, pubblicato sull’Anticipolis
Forum, il 2011/06/10.
(8) Il Regno Unito sta pagando un prezzo immediato (come vedremo in
questo GEAB), con la sua confermata e rafforzata marginalizzazione, e
con la perdita della sua capacità d’influenzare Eurolandia. Come segno
dei tempi, Nicolas Sarkozy ha duramente rimproverato David Cameron,
dicendo che i leaders dell’Eurozona erano stanchi di ascoltare i
consigli di Cameron per una corretta gestione del partenariato
dell’Euro, pur essendo quest’ultimo fondamentalmente contrario alla
moneta europea. Nicolas Sarkozy sa essere forte solo con i deboli, e
questo è un indizio della dimensione della caduta di Cameron. Fonte:
AlJazeera, 24/10/2011
(9) Fonte: Business Week, 14/11/2011
(10) Ciò non significa che LEAP/E2020 ritenga che la situazione in
Eurolandia vada bene nel suo complesso, con l’UE già in recessione
(come gli Stati Uniti), con la sfida del debito pubblico ancora aperta
(anche se gli strumenti per affrontare il problema si stanno
moltiplicando, compresi i nuovi tagli del debito pubblico), e con la
rabbia popolare che, come altrove nel mondo, si è amplificata, in
particolare nei paesi in cui non sembra possibile un’alternativa
politica. Fonte: Le Monde, 17/10/
2011, Libération, 18/10/2011, La Tribune, 2011/07/11, ANSA,
2011/08/11, Spiegel, 2011/11/11, Les Affaires, 10/11 / 2011.
(11) Uno storico premier. Fonte: Spiegel, 2011/07/11.(12) Entrambe le
tendenze vanno di pari passo con i leaders politici. Il loro
euroscetticismo è in gran parte la medicazione ideologica di una
realtà molto più terra-terra: il desiderio di continuare ad esercitare
il potere a proprio piacimento nei loro paesi. Da Vaclav Klaus nella
Repubblica Ceca, agli euroscettici conservatori in Gran Bretagna;
dall’Euro-critica di Berlusconi, a quella dell’élite euroscettica
svedese, c’è una cosa in comune: “facciamo come vogliamo nel nostro
paese, e non venite a disarticolare i nostri cittadini con idee
esterne”. Per influenzare l’opinione pubblica, basta cambiare il
“noi”, dal suo senso “maestoso” a quello “collettivo”, e la si rende
consapevole che è il potere dei leaders ad essere messo in causa
dall’integrazione europea! Questo, di solito, funziona piuttosto bene,
dato l’attuale numero di cittadini che giustamente risente della
mancanza di un dibattito democratico sui meccanismi finanziari attuati
in Eurolandia per gestire la crisi, e che alzano grida, insieme ai
leaders dei loro paesi euroscettici … quando in realtà essi non
hanno spesso idea di come questi meccanismi stessi funzionino nel loro
paese. Prendiamo l’esempio della Francia, dove coloro che hanno
denunciato l’interazione tra banche private e debito pubblico, in
forza del Trattato di Maastricht, non sono a conoscenza che questa era
già in essere in Francia dal 1973!
(13) Fonte: Spiegel, 31/10/2011.
(14) Una “City” descritta da David Cameron come “sotto assedio” da
parte di Eurolandia. Incidentalmente, questa dichiarazione del Primo
Ministro britannico conferma che c’è davvero una guerra tra la City e
l’Euro, contrariamente a quanto dicono i media anglo-sassoni. Fonte:
Telegraph, 28/10/2011.
(15) Fonte: Telegraph, 28/10/2011.
(16) Fonte: The Guardian, 23/10/2011.
(17) Secondo LEAP/E2020, l’inevitabile fallimento della “Sonderweg”
britannica entro il 2020, porterà l’Inghilterra sulle stesse posizioni
della Scozia e del Galles, che si rifiutano di seguire “la strada
verso il nulla” … portasse questa finanche in America! Inoltre,
anche nell’euroscettico Daily Telegraph, dove la qualità dell’analisi
è spesso in grado di superare l’ideologia, si fa menzione del fatto
che una crisi di Eurolandia approfondirebbe quella del Regno Unito.
Fonte: Telegraph, 2011/09/11
(18) Questo isterico atteggiamento britannico verso l’integrazione di
Eurolandia (chiamata, oltre Manica, “Euro-crisi”), è caratterizzato da
fantasie deliranti, pubblicate sulla stampa mainstream, che uniscono
alla nostalgia per la vittoria del 1945, un vulnerabile sentimento,
senza precedenti in Gran Bretagna, secondo il quale l’integrazione
franco-tedesca diventa una specie di macchina da guerra volta contro
la Gran Bretagna. Per gli appassionati di questo genere, l’articolo
pubblicato il 31/10/2011 sul Daily Mail è una lettura obbligata. Allo
stesso modo, il Telegraph non ha potuto resistere alla tentazione di
scrivere, in un articolo del 22/10/2011, di un “Nuovo Impero Europeo”
(19) L’ex capo dell’esercito britannico sta anche considerando
l’opportunità di aprire un dibattito sul futuro delle forze armate
scozzesi, alla luce della proposta di un referendum per
l’indipendenza, in arrivo tra tre o quattro anni. Fonte: GoogleNews,
18/10/2011
(20) Con una massiccia disoccupazione ed i giovani abbandonati a se
stessi, senza istruzione, senza lavoro e senza prospettiva futura.
Fonti:Guardian,14/11/2011; Telegraph, 14/11/2011.
(21) Fonte: Telegraph, 2011/01/11.
(22) … che continuerà la sua discesa nella classifica delle economie
più importanti del pianeta, con il Brasile pronto quest’anno a
superarla. Con la continuazione della crisi finanziaria, il declino
della City ridurrà notevolmente la dimensione dell’economia del Regno
Unito, che dipende così tanto da questo centro finanziario mondiale.
Fonte: Telegraph, 31/10/2011.
(23) Fonte: Guardian, 2011/12/11.
(24) Si tenga presente che il debito pubblico in Italia è pari al 120%
del suo PIL. Fonte: Ahram, 2011/12/11.
(25) Fonte: New York Times, 2011/08/11.
(26) Fonte: Newsdaily, 2011/03/11.
(27) A parte l’assenza della Cina dal progetto, questa dichiarazione
d’intenti è stata fatta senza alcun dettaglio, rimandando ad un
secondo momento gli aspetti concreti. Ma questa è solo una mera
promessa: “ci sarà un’unione doganale”! Gli scenari dei films di
Hollywood sono spesso irrealistici, ma questa storia è veramente
fiabesca.
(28) Fonte: Guardian, 2011/12/11.
(29) Anche la più moderata delle voci, Jean-Pierre Jouyet, presidente
dell’Autorità Francese per i Mercati Finanziari, ora riconosce che c’è
una guerra tra il Dollaro e l’Euro. Fonte: JDD, 2011/12/11.
(30) Questo si tradurrà, in ordine d’importanza crescente, nella
riduzione delle prospettive elettorali di Nicolas Sarkozy,
nell’accelerazione dell’integrazione finanziaria e fiscale in
Eurolandia, e nell’idea che il grande debito pubblico di Eurolandia
debba disimpegnarsi, una volta per tutte, dai mercati finanziari anglo-
sassoni. Quest’ultima opzione, secondo noi, dovrebbe essere messa in
atto entro la prima metà del 2013. Discuteremo della sua natura in un
altro GEAB.
(31) Tralasciamo il fatto che la disoccupazione dia l’impressione di
migliorare – non torneremo sulla questione dell’affidabilità delle
statistiche sulla disoccupazione negli Stati Uniti, che è già stata
affrontata in un precedente GEAB. Due fatti possono però essere
riconosciuti: l’anno scorso, in questo periodo, il 75% dei disoccupati
era sotto indennità, rispetto al 48% di oggi, ed inoltre più di 26
milioni di americani sono ormai considerati sotto-occupati, un record
storico. Fonti: CNBC,
2011/05/11, Business Insider, 20/10/2011.
(32) Questi fenomeni, essendo essenzialmente di tipo psicologico,
possono manifestarsi all’improvviso.
(33) Ad eccezione della Francia, dove Nicolas Sarkozy, insieme al suo
primo ministro François Fillon, ha continuato a degradare la finanza
pubblica, moltiplicando misure in miniatura, con una ben scarsa
efficienza di lungo termine, nella speranza di contribuire alla
propria rielezione. La Commissione Europea ha suonato l’allarme su
questo argomento.
(34) Questa ammontare è da solo il triplo del debito pubblico totale
della Grecia, prima dell’haircut! Fonte: Zerohedge, 2011/01/11.
(35) Fonte: New American, 2011/05/08.
(36) Un altro terreno comune tra Barack Obama e Nicolas Sarkozy, due
rappresentanti del mondo pre-crisi: la loro contiguità con il settore
finanziario. Fonte: Le Monde, 22/10/2011; Minyanville, 2011/04/11.
(37) E questo fallimento dimostra che tutto continua a Wall Street
esattamente come prima del 2008, nonostante le cosiddette misure di
controllo finanziario, adottate dalle autorità statunitensi. Questo
scandalo avrà un profondo impatto sulla elezioni del 2012 negli Stati
Uniti. Fonti: CNBC, 2011/01/11, USAToday, 18/10/2011.
(38) Fonte: FINS, 2011/11/11.
(39) Per esempio ABP, il più grande fondo pensionistico olandese,
dovrà ridurre i pagamenti ai pensionati, a causa delle perdite degli
ultimi mesi. Questa è una conseguenza assai realistica della scomparsa
di assets fantasma.
(40) Si può notare una crescente preoccupazione tra gli investitori e
le imprese che investono a New York e a Londra. Fonte: Huffington
Post, 2011/12/11
Arrivati alla fine della seconda metà del 2011 è immediato realizzare che, a
partire dallo scorso Luglio, 15.000 miliardi di Dollari di assets fantasma
sono andati in fumo, proprio come avevamo anticipato (GEAB N.56). Secondo
noi, questo processo continuerà con lo stesso ritmo per tutto l’anno a
venire.
Noi infatti pensiamo che, con l’introduzione di un haircut (in finanza, un
haircut è la percentuale sottratta al valore di mercato di un asset usato
come collaterale, ndt) del 50% sul debito pubblico greco, la crisi sistemica
globale sia entrata in una nuova fase: quella del taglio generalizzato del
debito pubblico occidentale e del suo corollario, la frammentazione dei
mercati finanziari globali. Il nostro team crede che il 2012 porterà un
haircut medio del 30% sul totale del debito pubblico occidentale (1), più un
ammontare equivalente di perdite, in termini di assets, dai bilanci delle
Istituzioni Finanziarie di tutto il mondo.
In particolare, LEAP/E2020 anticipa la perdita di 30.000 miliardi di assets
fantasma per l’inizio del 2013 (2), con un’accelerazione nel 2012 del
processo di compartimentazione del mercato finanziario globale (3) in tre
aree valutarie sempre più scollegate fra loro: quella del Dollaro, dell’Euro
e dello Yuan.
Questi due fenomeni si alimenteranno l’uno dell’altro.
Essi potranno anche essere la causa di un forte calo, pensiamo il 30%, della
valuta degli Stati Uniti nel 2012 (4), come abbiamo anticipato lo scorso
Aprile (GEAB N.54), calo che potrebbe verificarsi nel bel mezzo sia di una
forte riduzione della domanda di Dollari statunitensi, sia dell’aggravarsi
della crisi del Debito Federale degli Stati Uniti.
La fine del 2011 vedrà quindi la crisi del debito pubblico europeo fungere
da detonatore per la “bomba” degli Stati Uniti.
In questo GEAB N.59 analizzeremo nel dettaglio sia questa nuova fase, sia il
peggioramento della crisi del debito federale degli Stati Uniti.
Inoltre, cominceremo a presentare, come indicato nel precedente GEAB, le
nostre previsioni sul futuro degli Stati Uniti, fra il 2012 ed il 2016, (5)
a partire da un aspetto fondamentale del rapporto Euro-USA (e, più in
generale, del sistema mondiale in vigore dal 1945), e cioè dalle relazioni
strategiche e militari tra gli Stati Uniti e l’Europa.
Riteniamo che, entro il 2017, l’ultimo soldato Usa avrà lasciato il suolo
continentale europeo. Infine, LEAP/ E2020 presenterà le sue raccomandazioni
che si occuperanno, questo mese, di valute, di oro, dipensioni (quelle a capitalizzazione),
del settore finanziario e delle materie prime.
In questo comunicato pubblico presenteremo i vari elementi che
determineranno la successiva escalation della crisi del debito degli Stati Uniti, nel mentre terremo un
bilancio dei due summits di Ottobre, quello dell’UE e quello del G20 a Cannes.
L’Europa continentale
Come anticipato da LEAP/E2020 per parecchi mesi, il vertice del G20 a Cannes
si è rivelato un fallimento clamoroso, con la conseguente incapacità di
prendere misure significative riguardo il sistema finanziario
internazionale, la ripresa economica e la riforma della governance globale.
Se la questione greca è stata la protagonista del summit, è anche perché
quest’ultimo era privo dei contenuti per poter cominciare sul serio. George
Papandreou ha permesso ai Leaders del G20 di andare avanti “come se” gli
affari greci avessero giusto interrotto il loro lavoro (6), quando in realtà
la crisi greca ha permesso loro di nascondere l’incapacità di predisporre un
programma comune.
Nel frattempo, le decisioni del vertice UE della settimana precedente quello
di Cannes, hanno segnalato la comparsa ufficiale di Eurolandia (con ormai
due vertici annuali) (7), il cui primato, rispetto ai singoli Paesi, le
conferirà de facto l’autorità per prendere decisioni al suo interno (8).
La pressione di questa crisi ha contribuito, in questi ultimi giorni, a
costruire le capacità politiche di Eurolandia, mettendola sul cammino di una
maggiore integrazione (9), senz’altro un prerequisito
per eventuali sviluppi positivi verso il mondo del post-crisi (10).
Il Governo di Unità Nazionale finalmente insediatosi in Grecia, (11) deve
costruire uno stato moderno partendo letteralmente dallo zero, con un giusto
Catasto ed un’efficiente Amministrazione, che permetta ai Greci di diventare
membri “normali” di Eurolandia, non più soggetti ad un sistema feudale dove
le principali famiglie e la Chiesa si dividevano ricchezza e potere.
Trent’anni dopo la sua incondizionata integrazione nella Comunità Europea,
la Grecia deve passare attraverso una fase di transizione lunga cinque o
dieci anni, simile a quella dei paesi dell’Europa Centrale ed Orientale,
prima della loro adesione all’Unione Europea: doloroso, ma inevitabile.
L’Italia, nel frattempo, è riuscita a liberarsi di un tipico leader del
mondo pre-crisi, caratterizzato dal suo stile vistoso, dal suo racket, dall’acquisizione senza scrupoli di
denaro, dalla sua infondata auto-soddisfazione, dalla sua presa sui media, dalla sua costante
euro-critica e dal suo nazionalismo-spazzatura (12), per non citare la sua traboccante libido.
Le scene di gioia lungo le strade d’Italia dimostrano che non tutto è
sbagliato in questa crisi sistemica globale! Come abbiamo indicato nel GEAB
precedente, crediamo che il 2012 sarà per Eurolandia un anno di transizione
verso il mondo del post-crisi, invece che un anno di sola sofferenza per il
collasso del sistema.
Cartoline da Londra
Allo stesso tempo, il Regno Unito è stato praticamente buttato fuori delle
riunioni di Eurolandia
(13). I membri dell’Unione Europea al di fuori dell’Eurozona, hanno
sostenuto Eurolandia quando
questa ha rifiutato la proposta britannica, riguardo il diritto di veto dei
27 singoli Paesi.
La deriva del Regno Unito è stata stimolata dagli sforzi degli euroscettici
britannici (di solito le fanterie della City) (14) che cercano di tagliare
il più rapidamente possibile i legami più forti con l’Europa continentale
(15).
Lontano dall’essere la prova del successo della loro politica, tutto ciò è
piuttosto l’ammissione di un completo fallimento (16). Dopo vent’anni di
continui sforzi, essi non sono riusciti a distruggere il processo d’integrazione
europea, che è stato invece rianimato dalla pressione della crisi.
Così ora stanno “mollando gli ormeggi” per il timore (fondato, tra l’altro)
(17) di vedere il Regno Unito assorbito da Eurolandia entro la fine di
questo decennio (18).
Nel complesso si tratta di un disperato passo in avanti che, come ha
sottolineato Will Hutton in un lucidissimo articolo sul Guardian del
30/10/2011, non può che portare la Gran Bretagna verso la rottura con la
Scozia [che cerca di recuperare non solo la sua indipendenza (19), ma anche
il suo ancoraggio europeo], ed anche verso la condizione socio-economica di
un mercato finanziario off-shore, senza protezione sociale (20) o base
industriale (21): insomma, un Regno Dis-Unito alla deriva (22).
E con l’alleato Stati Uniti in una situazione disperata, la deriva può
trascinare alla sventura il popolo britannico, che guarda alla City con
sempre maggiore aggressività. Anche i “veterani di guerra” stanno
cominciando ad unirsi al movimento “Occupy the City” (23); ovviamente, su
questo punto, c’è piena convergenza tra le opinioni del popolo britannico e
quelle di Eurolandia!
Per consolarsi, i finanzieri britannici possono dire di detenere la maggior
quantità di assets Giapponesi esistenti fuori dal Giappone, ma quando il FMI
mette in guardia il Giappone dal rischio sistemico costituito dal suo debito
pubblico, superiore al 200% del PIL (24), che consolazione è mai questa?
Washington, il grande malato
Parlando di debito pubblico, è tempo di svoltare verso gli Stati Uniti d’America.
Le prossime settimane ricorderanno al mondo che è questo paese, e non la
Grecia, all’epicentro della crisi sistemica globale.
Fra una settimana, il 23 Novembre, la “Supercommissione” del Congresso,
incaricata di ridurre il deficit federale degli Stati Uniti, ammetterà la sua incapacità
di acquisire risparmi per 1.500 miliardi di Dollari in dieci anni.
Ogni parte in causa sta già lavorando per dare la colpa all’altra (25).
Per quanto riguarda Barack Obama, a parte ogni considerazione sul suo
lezioso passaggio televisivo con Nicolas Sarkozy, egli sta ora guardando
alla situazione in modo passivo, pur rilevando di come il Congresso abbia
fatto a pezzi il suo grande progetto, riguardo la creazione di nuovi posti
di lavoro, introdotto solo 2 mesi fa (26).
E non è l’annuncio del tutto irrealistico di una nuova Area di Libera
Circolazione di beni e servizi (esclusa la Cina) (27), alla vigilia di un
vertice APEC, dove cinesi ed americani si confronteranno duramente l’uno con
l’altro, che rafforzerà la sua statura di Statista, per non parlare poi
della sua possibilità di rielezione.
Il prevedibile fallimento della “Supercommissione”, che riflette la paralisi
generale del sistema politico federale degli Stati Uniti, avrà una drastica ed immediata
conseguenza: il deterioramento del suo rating.
L’agenzia cinese Dagon ha già aperto il fuoco, confermando che lo abbasserebbe
ancora una volta, come conseguenza del fallimento della “Supercommissione” (28).
S&P probabilmente lo abbasserebbe di nuovo, mentre Moody’s e Fitch non
avrebbero poi altra scelta che salire anch’essi a bordo, dopo aver dato tregua agli Stati Uniti fino
alla fine di quest’anno, con la condizione del raggiungimento di risultati efficaci nella riduzione del
disavanzo pubblico. Per inciso, al fine di diluire il flusso di informazioni negative, è probabile
che ci sia un nuovo tentativo di rafforzare la crisi del debito pubblico in Europa (29), abbassando il rating
della Francia, allo scopo di indebolire il Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria (30).
Tutto questo gioca perché ci sia una stagione ricca di eventi per i mercati
finanziari e monetari, che darà colpi durissimi ai sistemi bancari
occidentali ed a tutti i detentori di T-Bonds degli Stati Uniti. Ma, al di
là del fallimento della “Supercommissione”, sarà l’intera piramide del
debito degli Stati Uniti ad essere accuratamente esaminata, in un contesto
di recessione sia statunitense che globale: entrate fiscali in calo, aumento
della disoccupazione e del numero dei disoccupati che non ricevono più
benefits (31), ulteriore discesa dei valori immobiliari, etc.
Teniamo a mente che la situazione del debito privato americano è di gran
lunga peggiore di quella greca! In questo contesto, siamo vicini al panico
riguardo la capacità degli Stati Uniti di rimborsare il proprio debito, se
non con una moneta svalutata. La fine del 2012, poi, vedrà molti detentori
del debito statunitense fare serie considerazioni su questa capacità, e sul
preciso momento in cui questa potrebbe improvvisamente essere messa in
discussione da tutti i players finanziari (32).
Cosa potrebbero offrire gli Stati Uniti, dopo il fallimento della loro
“Supercommissione”?
Non molto, soprattutto in un anno elettorale! Da un lato essa è stata creata
perché altre azioni non funzionavano, mentre dall’altro il problema non è
tanto sulla quantità, ma sulla capacità di intraprendere una duratura e
significativa riduzione del deficit federale. Il fallimento della
“Supercommissione” sarà giustamente considerato come prova di questa
incapacità.
Riguardi i termini dell’importo in gioco, il rapido calcolo di un lettore
statunitense del GEAB dà il senso di quanto lo “sforzo” intrapreso per ridurre il deficit di bilancio
sia ridicolo, in rapporto al bisogno: se si tratta il bilancio federale degli Stati Uniti come quello
di una famiglia , le cose diventano molto chiare. Basta rimuovere 8 zeri dal bilancio federale, e
questo diventerà significativo per il cittadino medio:
a.. Reddito familiare annuo (imposta sul reddito): + 21.700
a.. Carichi familiari (bilancio federale): + 38.200
a.. Nuovo debito della carta di credito (nuovi debiti): + 16.500
a.. Debito consolidato della carta di credito (debito federale): + 142.710
a.. Tagli di bilancio già fatti: – 385
a.. Obiettivi di riduzione del bilancio della Supercommissione (per un
anno): – 1.500
Come si può facilmente vedere, la Supercommissione (come il Congresso, lo
scorso Agosto) non riesce finanche a mettersi d’accordo sulla riduzione del
10% … dell’aumento annuale del debito federale. Questa è la situazione. A
differenza dell’Europa, che nel corso dei mesi ha introdotto nuovi
meccanismi, e che si adopera per ridurre le spese ed i debiti (33), gli
Stati Uniti continuano semplicemente a funzionare precipitando a piena
velocità dentro un debito crescente.
È un dato di fatto, nel prossimo semestre Washington prevede di emettere 846
miliardi di Dollari di T-Bonds, il 35% in più rispetto allo scorso anno (34).
Con il fallimento del fondo d’investimento globale MF, abbiamo visto come i
Titani di Wall Street possano crollare all’istante, a causa degli errori compiuti riguardo il
debito pubblico in Europa. Jon Corzine non è Bernard Madoff. In termini morali,
egli gli è forse vicino ma, per il resto, non c’è paragone. Madoff era un cane sciolto
di Wall Street, ma Corzine era un membro della sua aristocrazia: ex Amministratore
Delegato della Goldman Sachs, ex governatore del New Jersey,
principale donatore della campagna per le presidenziali del 2012 di Obama,
pensato come possibile sostituto di Timothy Geithner (Segretario al Tesoro) lo scorso
Agosto (35), ed infine uno dei “creatori” di Obama nel 2004 (36). Questa vicenda va dritta
al cuore delrapporto incestuoso tra Wall Street e Washington, ed ora viene denunciata
dalla maggioranza degli americani (37).
Nel mese di Agosto, sembrava che egli fosse un intoccabile sulla cima di
Wall Street, tuttavia egli aveva completamente sbagliato le valutazioni sul corso
degli eventi. Egli credeva che il mondo non fosse cambiato, e che i creditori privati ?
Avrebbe continuato ad esserepagati a piè di lista.
Il risultato: perdite enormi, fallimento, innumerevoli clienti frodati e 1.600
datori di lavoro in mezzo alla strada (38).
Avevamo annunciato, nel GEAB precedente, di essere entrati in una fase che
comporterà la decimazione delle banche occidentali. Questa fase sta ora
veramente cominciando, ed i clienti di tutti gli operatori finanziari
(banche, assicurazioni, fondi di investimento, fondi pensione) (39) stanno
ora ponendosi domande sulla solidità di queste istituzioni. Come è evidente
dalla vicenda Corzine, i clienti non dovrebbero presumere che queste
istituzioni siano a priori più forti delle altre, solo perché i loro leaders
sono famosi o godono di una solida reputazione (40). Non è la conoscenza
delle regole del gioco finanziario di ieri, quelle che hanno formato le
reputazioni, che ora conta qualcosa, ma è piuttosto la consapevolezza che le
regole sono cambiate, ad essere diventata cruciale.
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Re: GEAB N.59 NOTE
mettiamoci anche le note, giusto per far vedere che i signori di Geab
basano le loro analisi su fonti maistream, non su loro invenzioni:
(1) Che ammonta a più di 45.000 miliardi di Dollari nei soli Stati
Uniti, Regno Unito, Giappone edEurolandia.
(2) Più la crisi peggiora, più aumenta la quantità di assets fantasma..
Questo processo continuerà fino a quando si tornerà ad un rapporto
attività finanziarie/beni reali compatibile con uno sviluppo socio-
economico funzionante, vicino a quello degli anni 1950-1970.
(3) L’impegno contro la crisi del debito greco, significa la rapida
liberazione dal Dollaro del sistema finanziario di Eurolandia. Il
fatto che questo processo sia stato inizialmente avviato da Wall
Street e dalla City, allo scopo di “spezzare” l’Eurozona, illustra da
un lato l’ironia della storia, e dall’altra che tutte le azioni dei
players mondiali stanno tornando a perseguitarli.
(4) Anche il Financial Times riconosce che il Dollaro è diventato più
fragile dell’Euro. Fonte: FT, 2011/04/11.
(5) Le nostre previsioni per quanto riguarda l’Unione Europea ed
Eurolandia saranno presentate in una prossima edizione del GEAB.
(6) L’unica cosa che è stata fortemente ostacolata dalla situazione
greca, è il piano del presidente francese Nicolas Sarkozy di
utilizzare il summit europeo e del G20 come un doppio trampolino di
lancio per cercare di recuperare credibilità con i francesi. Questo
piano si è rivelato, tuttavia, un doppio fallimento. Lungi dall’essere
risolta, come aveva annunciato in televisione, la crisi greca è
esplosa di nuovo alla vigilia del G20, quanto a quest’ultimo il
risultato nullo dà il voto ai suoi organizzatori: zero! LEAP/E2020
coglie l’occasione per ribadire la sua previsione del 15 novembre 2010
[il GEAB N.49 sosteneva che il candidato dell'UMP (Sarkozy o un
altro), non parteciperà al secondo turno delle elezioni presidenziali
francesi del 2012, che saranno invece decise tra il candidato del
Partito Socialista, François Hollande, ed il candidato del Fronte
Nazionale, Marine Le Pen].
(7) E non possiamo non constatare che saranno due Decisori di livello
europeo (Mario Monti, ex commissario europeo italiano, e Lucas
Papademos, ex vice-presidente greco della BCE) che, in Italia ed in
Grecia, stanno assumendo le redini del potere, fornendo così un altro
segnale di accelerata integrazione dell’Eurozona – anche a livello
politico. Questo rafforzerà, inoltre, l’urgenza di riforme
istituzionali per un democratico governo di Eurolandia, poiché la
gente non accetterà per più di un altro anno ancora di essere semplice
spettatrice dello svolgimento di questi sviluppi. Si noti che la
maggioranza dei tedeschi, dei francesi, degli italiani, degli
spagnoli, etc. non hanno trovato aberrante la proposta greca di un
referendum sulle misure anti-crisi, a differenza dei loro leaders.
Senza rendersene conto, George Papandreou ha probabilmente fatto
aumentare la richiesta per un futuro referendum pan-europeo, riguardo
il futuro della governance dell’Eurozona, per il 2014/2015. Inoltre,
si veda l’articolo di Franck Biancheri, pubblicato sull’Anticipolis
Forum, il 2011/06/10.
(8) Il Regno Unito sta pagando un prezzo immediato (come vedremo in
questo GEAB), con la sua confermata e rafforzata marginalizzazione, e
con la perdita della sua capacità d’influenzare Eurolandia. Come segno
dei tempi, Nicolas Sarkozy ha duramente rimproverato David Cameron,
dicendo che i leaders dell’Eurozona erano stanchi di ascoltare i
consigli di Cameron per una corretta gestione del partenariato
dell’Euro, pur essendo quest’ultimo fondamentalmente contrario alla
moneta europea. Nicolas Sarkozy sa essere forte solo con i deboli, e
questo è un indizio della dimensione della caduta di Cameron. Fonte:
AlJazeera, 24/10/2011
(9) Fonte: Business Week, 14/11/2011
(10) Ciò non significa che LEAP/E2020 ritenga che la situazione in
Eurolandia vada bene nel suo complesso, con l’UE già in recessione
(come gli Stati Uniti), con la sfida del debito pubblico ancora aperta
(anche se gli strumenti per affrontare il problema si stanno
moltiplicando, compresi i nuovi tagli del debito pubblico), e con la
rabbia popolare che, come altrove nel mondo, si è amplificata, in
particolare nei paesi in cui non sembra possibile un’alternativa
politica. Fonte: Le Monde, 17/10/
2011, Libération, 18/10/2011, La Tribune, 2011/07/11, ANSA,
2011/08/11, Spiegel, 2011/11/11, Les Affaires, 10/11 / 2011.
(11) Uno storico premier. Fonte: Spiegel, 2011/07/11.(12) Entrambe le
tendenze vanno di pari passo con i leaders politici. Il loro
euroscetticismo è in gran parte la medicazione ideologica di una
realtà molto più terra-terra: il desiderio di continuare ad esercitare
il potere a proprio piacimento nei loro paesi. Da Vaclav Klaus nella
Repubblica Ceca, agli euroscettici conservatori in Gran Bretagna;
dall’Euro-critica di Berlusconi, a quella dell’élite euroscettica
svedese, c’è una cosa in comune: “facciamo come vogliamo nel nostro
paese, e non venite a disarticolare i nostri cittadini con idee
esterne”. Per influenzare l’opinione pubblica, basta cambiare il
“noi”, dal suo senso “maestoso” a quello “collettivo”, e la si rende
consapevole che è il potere dei leaders ad essere messo in causa
dall’integrazione europea! Questo, di solito, funziona piuttosto bene,
dato l’attuale numero di cittadini che giustamente risente della
mancanza di un dibattito democratico sui meccanismi finanziari attuati
in Eurolandia per gestire la crisi, e che alzano grida, insieme ai
leaders dei loro paesi euroscettici … quando in realtà essi non
hanno spesso idea di come questi meccanismi stessi funzionino nel loro
paese. Prendiamo l’esempio della Francia, dove coloro che hanno
denunciato l’interazione tra banche private e debito pubblico, in
forza del Trattato di Maastricht, non sono a conoscenza che questa era
già in essere in Francia dal 1973!
(13) Fonte: Spiegel, 31/10/2011.
(14) Una “City” descritta da David Cameron come “sotto assedio” da
parte di Eurolandia. Incidentalmente, questa dichiarazione del Primo
Ministro britannico conferma che c’è davvero una guerra tra la City e
l’Euro, contrariamente a quanto dicono i media anglo-sassoni. Fonte:
Telegraph, 28/10/2011.
(15) Fonte: Telegraph, 28/10/2011.
(16) Fonte: The Guardian, 23/10/2011.
(17) Secondo LEAP/E2020, l’inevitabile fallimento della “Sonderweg”
britannica entro il 2020, porterà l’Inghilterra sulle stesse posizioni
della Scozia e del Galles, che si rifiutano di seguire “la strada
verso il nulla” … portasse questa finanche in America! Inoltre,
anche nell’euroscettico Daily Telegraph, dove la qualità dell’analisi
è spesso in grado di superare l’ideologia, si fa menzione del fatto
che una crisi di Eurolandia approfondirebbe quella del Regno Unito.
Fonte: Telegraph, 2011/09/11
(18) Questo isterico atteggiamento britannico verso l’integrazione di
Eurolandia (chiamata, oltre Manica, “Euro-crisi”), è caratterizzato da
fantasie deliranti, pubblicate sulla stampa mainstream, che uniscono
alla nostalgia per la vittoria del 1945, un vulnerabile sentimento,
senza precedenti in Gran Bretagna, secondo il quale l’integrazione
franco-tedesca diventa una specie di macchina da guerra volta contro
la Gran Bretagna. Per gli appassionati di questo genere, l’articolo
pubblicato il 31/10/2011 sul Daily Mail è una lettura obbligata. Allo
stesso modo, il Telegraph non ha potuto resistere alla tentazione di
scrivere, in un articolo del 22/10/2011, di un “Nuovo Impero Europeo”
(19) L’ex capo dell’esercito britannico sta anche considerando
l’opportunità di aprire un dibattito sul futuro delle forze armate
scozzesi, alla luce della proposta di un referendum per
l’indipendenza, in arrivo tra tre o quattro anni. Fonte: GoogleNews,
18/10/2011
(20) Con una massiccia disoccupazione ed i giovani abbandonati a se
stessi, senza istruzione, senza lavoro e senza prospettiva futura.
Fonti:Guardian,14/11/2011; Telegraph, 14/11/2011.
(21) Fonte: Telegraph, 2011/01/11.
(22) … che continuerà la sua discesa nella classifica delle economie
più importanti del pianeta, con il Brasile pronto quest’anno a
superarla. Con la continuazione della crisi finanziaria, il declino
della City ridurrà notevolmente la dimensione dell’economia del Regno
Unito, che dipende così tanto da questo centro finanziario mondiale.
Fonte: Telegraph, 31/10/2011.
(23) Fonte: Guardian, 2011/12/11.
(24) Si tenga presente che il debito pubblico in Italia è pari al 120%
del suo PIL. Fonte: Ahram, 2011/12/11.
(25) Fonte: New York Times, 2011/08/11.
(26) Fonte: Newsdaily, 2011/03/11.
(27) A parte l’assenza della Cina dal progetto, questa dichiarazione
d’intenti è stata fatta senza alcun dettaglio, rimandando ad un
secondo momento gli aspetti concreti. Ma questa è solo una mera
promessa: “ci sarà un’unione doganale”! Gli scenari dei films di
Hollywood sono spesso irrealistici, ma questa storia è veramente
fiabesca.
(28) Fonte: Guardian, 2011/12/11.
(29) Anche la più moderata delle voci, Jean-Pierre Jouyet, presidente
dell’Autorità Francese per i Mercati Finanziari, ora riconosce che c’è
una guerra tra il Dollaro e l’Euro. Fonte: JDD, 2011/12/11.
(30) Questo si tradurrà, in ordine d’importanza crescente, nella
riduzione delle prospettive elettorali di Nicolas Sarkozy,
nell’accelerazione dell’integrazione finanziaria e fiscale in
Eurolandia, e nell’idea che il grande debito pubblico di Eurolandia
debba disimpegnarsi, una volta per tutte, dai mercati finanziari anglo-
sassoni. Quest’ultima opzione, secondo noi, dovrebbe essere messa in
atto entro la prima metà del 2013. Discuteremo della sua natura in un
altro GEAB.
(31) Tralasciamo il fatto che la disoccupazione dia l’impressione di
migliorare – non torneremo sulla questione dell’affidabilità delle
statistiche sulla disoccupazione negli Stati Uniti, che è già stata
affrontata in un precedente GEAB. Due fatti possono però essere
riconosciuti: l’anno scorso, in questo periodo, il 75% dei disoccupati
era sotto indennità, rispetto al 48% di oggi, ed inoltre più di 26
milioni di americani sono ormai considerati sotto-occupati, un record
storico. Fonti: CNBC,
2011/05/11, Business Insider, 20/10/2011.
(32) Questi fenomeni, essendo essenzialmente di tipo psicologico,
possono manifestarsi all’improvviso.
(33) Ad eccezione della Francia, dove Nicolas Sarkozy, insieme al suo
primo ministro François Fillon, ha continuato a degradare la finanza
pubblica, moltiplicando misure in miniatura, con una ben scarsa
efficienza di lungo termine, nella speranza di contribuire alla
propria rielezione. La Commissione Europea ha suonato l’allarme su
questo argomento.
(34) Questa ammontare è da solo il triplo del debito pubblico totale
della Grecia, prima dell’haircut! Fonte: Zerohedge, 2011/01/11.
(35) Fonte: New American, 2011/05/08.
(36) Un altro terreno comune tra Barack Obama e Nicolas Sarkozy, due
rappresentanti del mondo pre-crisi: la loro contiguità con il settore
finanziario. Fonte: Le Monde, 22/10/2011; Minyanville, 2011/04/11.
(37) E questo fallimento dimostra che tutto continua a Wall Street
esattamente come prima del 2008, nonostante le cosiddette misure di
controllo finanziario, adottate dalle autorità statunitensi. Questo
scandalo avrà un profondo impatto sulla elezioni del 2012 negli Stati
Uniti. Fonti: CNBC, 2011/01/11, USAToday, 18/10/2011.
(38) Fonte: FINS, 2011/11/11.
(39) Per esempio ABP, il più grande fondo pensionistico olandese,
dovrà ridurre i pagamenti ai pensionati, a causa delle perdite degli
ultimi mesi. Questa è una conseguenza assai realistica della scomparsa
di assets fantasma.
(40) Si può notare una crescente preoccupazione tra gli investitori e
le imprese che investono a New York e a Londra. Fonte: Huffington
Post, 2011/12/11






























Pur avendo un atteggiamento critico verso l’attuale sistema mondiale finanziario come altri siti indipendenti e accreditati di analisi e commento economico/finanziario, il sito Leap 2020 si distingue per la sua difesa della moneta euro e della sua sovravvivenza. Il sito americano zerohedge.com da come certo, invece, il colasso dell’euro, dell’unione europeo e delle banche europee, ridicolizzando gli sforzi e le misure prese dall’europa in sua difesa.
Questa così netta contrapposizione di vedute sulla moneta mi fa pensare che dietro ci sia una guerra tra il dollaro e l’euro, non si sa quanto questi punti di vista siano riconducibili ad un analisi obiettiva oppure all’egoistico desiderio di ‘mors tua vita mea’.
Che sia in atto una guerra tra monete è sotto gli occhi di tutti, caro amico. E’ anche vero che non credo si possano mettere sullo stesso piano Europe 2020 e il sito americano. Europe 2020 è infatti un gruppo di analisi finanziaria di alto livello mentre il sito zerohedge.com è un blog dove un signore (Tyler Durden) pontifica su tutto. O mi sbaglio? saluti
Tyler Durden è un pseudonimo dietro la quale si celano diverse persone. Dal blog si capisce che molti hanno una grande esperienza in campo finanziario, infatti delle volte i tecnicismi e abbreviazioni finaziari risultano a me incomprensibili. Leap 2020 è diverso, in quanto scrive un GEAB al mese, ed è possibile abbonarsi a pagamento per avere la relazione completa.
saluti
Articolo assurdo, incomprensibile, fatto per far perdere tempo ed energie. Non leggetelo né sprecate tempo ed energie. Ora la battaglia si gioca sul tempo. Bisogna spiegare alla gente che è necessario uscire al più presto dall’euro, una moneta costruita per schiavizzare le persone, farle vivere nella povertà e nell’indigenza. Bisogna costruire un movimento politico che riporti l’Italia alla indipendenza monetaria, legislativa e culturale, fuori dalla nato che ha massacrato la popolazione della Libia e si appresta a farlo con la Siria. Bisogna farlo nei luoghi di lavoro, spiegare e convincere la gente, ricreare senso della comunità, ritrovare l’unità del popolo italiano.
Massimo, hai pienamente ragione su tutto, tranne su una cosa.
“l’unità del popolo italiano.”
Non siamo mai stati uniti. Siam un popolo di “Comuni”, al massimo province. Salvo alcuni casi, difficilmente regioni (la Ex Repubblica Serenissima per es. Incorporava il triveneto).