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Di Antonella Randazzo


Quasi ogni giorno avvengono bombardamenti e massacri in diversi paesi – Iraq, Afghanistan, Somalia, Pakistan, ecc. -
Questo significa che parecchie persone innocenti – anche bimbi, donne e vecchi – rimangono orrendamente mutilate o muoiono.

Dove sono gli occidentali che protestano per tutto questo?

Forse da qualche parte molti protestano ma i mass media non ce lo dicono?

Dove sono le manifestazioni, come quelle che negli anni Sessanta chiedevano la fine della guerra in Vietnam? Dove sono i giovani che si indignano, che protestano in massa, che rifiutano i crimini e la guerra desiderando un mondo migliore?

Dobbiamo forse credere che anni di manipolazione mentale hanno dato i loro frutti addomesticando persino le nuove generazioni?
Forse i giovani sono troppo impegnati a cercare amici su Facebook? Forse le persone non vogliono perdersi la puntata dei “Cesaroni”?
O forse credono che i militari statunitensi, armati fino ai denti, in realtà siano in missione di pace, o in missione segreta, che consisterebbe magari nell’esportare hot-dog e coca cola?

Gli occidentali sono diventati indifferenti alle stragi commesse dalle potenze imperiali? O forse molti non sanno perché il telegiornale si guarda bene dal far sapere o capire?

Perché le masse non protestano? Credono che i massacri fatti altrove non riguardino gli occidentali?
Eppure lo stesso gruppo criminale che uccide nelle zone di guerra crea “crisi” in occidente, ovvero ci rende sempre più poveri in modo tale che non ci venga in mente di organizzare attività “sovversive”, essendo preoccupati a sopravvivere.

O forse si pensa che le guerre di oggi siano “giustificate”, al contrario di quelle di ieri?

Evidentemente, ieri la motivazione del “comunista tiranno” veniva digerita meno dell’attuale “terrorista che uccide per pura pazzia”.
In realtà, le guerre di ieri contro il nemico “comunista”, oppure quelle di oggi contro il nemico “terrorista”, hanno nascosto e continuano a nascondere i paradossi del mondo ad egemonia Usa. Un mondo che professa di possedere istituzioni democratiche che, ad un’analisi approfondita, non rispetta affatto, basandosi sulla legge del più forte e sul più spietato colonialismo, mascherato da “democrazia”.

Le autorità Usa dicono di avere dei nemici “terroristi”, ma poi uccidono cinicamente popolazioni inermi; dicono di svolgere “missioni umanitarie”, ma poi condannano milioni di persone a morire di fame a causa delle loro politiche economiche, imposte furbamente attraverso istituzioni apparentemente Internazionali (Fmi, Bm, Wto). L’élite egemone non desidera un mondo in cui la ricchezza possa essere maggiormente ridistribuita, e non ama che i popoli possano avere voce in capitolo nelle questioni politiche ed economiche. Ha quindi trovato la formula per istituire un’apparente “democrazia”, che nasconde e copre il vero potere di natura imperiale.

Il “terrorismo” è diventato un alibi per commettere qualsiasi nefandezza contro chiunque disturbi il sistema.
Ma un bimbo di tre anni può essere un terrorista? Una donna che si trova a casa propria accudendo la famiglia può essere una feroce terrorista? E un vecchio privo di armi può essere un terrorista che sfida la superpotenza imperiale? E’ credibile tutto ciò?
La verità è che i bombardamenti avvengono sulla popolazione. L’intera popolazione afgana, come irachena, somala o palestinese, viene considerata “terrorista”, poiché quello che il gruppo stegocratico intende per “terrorismo” è il non essere disposti a vivere nell’occupazione straniera, vessati in vario modo e privati dei mezzi necessari per vivere un’esistenza dignitosa.

Il “terrorismo” si sta svelando un metodo efficace per giustificare guerre, massacri e genocidi, incutendo paura come nell’infanzia faceva il “babau” o “l’uomo nero”. Ci viene detto che i gruppi terroristici sarebbero in agguato, pronti ad ucciderci.
In realtà non risulta che il “terrorismo islamico” abbia fatto morti in Italia, mentre la mafia fa centinaia di morti all’anno e la medicina e farmacologia ufficiali ucciderebbero almeno 80 persone al giorno. Eppure il nemico più feroce, ci viene detto, è il “terrorista estremista islamico”.

Questo nemico viene descritto come insensato, feroce, irrazionale. Il sistema, in altre parole, gioca la carta del nemico oscuro, incomprensibile, che deve fare molta paura proprio perché pazzo.
Come se, invece, bombardare su persone innocenti fosse razionale e civile.

La Casa Bianca ha parlato di un nemico oscuro e indecifrabile, una sorta di demonio nascosto che minaccia e uccide per il gusto di fare del male. Il nuovo nemico è un nemico non decifrato, non delineato, se non vagamente, negli intenti e nelle motivazioni. E’ il male stesso, categoria da precisare di volta in volta, ma che mantiene il richiamo all’analogo concetto biblico oscuro e mistico. Questo nemico viene chiamato “terrorismo” .(1)
In realtà era indispensabile un nuovo nemico poiché già gli stegocrati sapevano che le politiche di globalizzazione avrebbero generano un sistema politico dittatoriale, a cui molti si sarebbero ribellati. Ciò emerge drammaticamente dai documenti del Fmi e della Bm, in cui persino le sommosse vengono previste e cooptate all’interno del “programma di ristrutturazione”. Joseph Stigliz osserva: “Le abbiamo chiamate le sommosse del Fmi”. Nei documenti del Fmi e della Bm le sollevazioni popolari fanno parte del “programma”, e vengono indicati anche gli “interventi della polizia, i carri armati, la repressione”.(2)
Il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, che ha fatto parecchie battaglie a difesa dei diritti civili, a proposito delle politiche che stanno alla base della globalizzazione sostiene che la “liberalizzazione” economica e la repressione sono strettamente legate l’una all’altra.(3)
Tutto questo doveva trovare una giustificazione nella “lotta al terrorismo”.
In tal modo le autorità statunitensi possono giustificare l’enorme aiuto militare e finanziario che danno alle dittature.


E’ emersa così una nuova “missione” contro una specie di mostro, da combattere senza pietà perché altrimenti distruggerebbe i valori americani. Questo mostro non può essere “convertito” perché non è razionale come si presume sia chi lo combatte.

Alcuni sono convinti che l’attuale sistema sia razionale. Adesso è diventato di moda persino asserire che i blogger indipendenti che denunciano i crimini del sistema sarebbero “irrazionali” (non sanno più cosa inventarsi).
E in cosa consisterebbe questa presunta razionalità del sistema? Massacrare persone innocenti dicendo che si stanno uccidendo “terroristi” sarebbe razionale? Credere di vivere in una “democrazia” quando invece ci sono tutti gli elementi della dittatura sarebbe razionale? Le torture che avvengono a Guantanamo e in altre carceri sono segno di razionalità? Imporre un sistema favorevole soltanto a pochi sarebbe razionale?
Chiudere entrambi gli occhi sui crimini commessi dalle autorità occidentali nel Terzo mondo sarebbe razionale?
E se fra i morti innocenti sotto i bombardamenti ci fosse vostra madre, sorella o qualcuno dei vostri figli sareste ancora disposti a difendere a spada tratta questa presunta inappuntabile razionalità?
Questa “logica”, che vede l’irrazionale dove si cerca di smascherare la propaganda, farebbe rabbrividire persino Orwell.

I metodi di manipolazione delle opinioni e dei comportamenti delle persone avvengono su aspetti non razionali, come la paura.
L’immagine del nemico oscuro fa presa su molti, che invece di sollevarsi e protestare per l’uccisione di bambini innocenti quasi ringraziano. Si sentono protetti. Quando sentono al telegiornale “uccisi talebani” o “sventato attentato terroristico” si sentono sollevati. Pensano: “ci stanno proteggendo”, “stanno impedendo che vengano ad ucciderci”. Ignorano che il grado di mistificazione della realtà ha raggiunto l’apice.

Ad esempio ignorano che l’estremismo islamico è stato potenziato e finanziato dalle stesse autorità statunitensi, che si valsero del governo pakistano e dei suoi servizi segreti (Isi), per addestrare 100.000 militanti islamici, fra il 1982 e il 1992. Crearono i combattenti mujaheddin, che utilizzarono in numerose guerre.
Attraverso i servizi segreti furono dati milioni di dollari affinché l’estremismo islamico diventasse forte a tal punto da combattere in molte parti del mondo. Le autorità americane fecero pubblicare e diffondere nelle scuole molti libri che inneggiavano all’odio contro l’Occidente. A questo proposito, così scrisse il “Washington Post” del 23 marzo 2002:

“Questi manuali zeppi di riferimenti al Jihad e di immagini di fucili, proiettili, soldati e mine sono alla base del programma scolastico nazionale. Anche i talebani hanno usato i libri pubblicati con i soldi americani (…). (libri che ) Hanno fomentato la violenza in un’intera generazione”.(4)

Le autorità statunitensi iniziarono nel 2000 ad attuare misure contro l’Afghanistan. Il “Toronto Sun” scriveva il 4 dicembre del 2000: “Gli Stati Uniti misero in atto, contro l’Afghanistan devastato dalla guerra un embargo punitivo stile Iraq, in un momento in cui buona parte dei diciotto milioni di abitanti del paese era senza tetto e stava morendo di fame”.(5)
L’embargo e le operazioni militari degli Usa avevano lo scopo di distruggere e piegare il paese, in modo tale da poterlo controllare. L’embargo colpiva la gente comune, e non i Talebani. Morirono almeno tre milioni di persone, di cui moltissimi erano bambini. In Afghanistan gli americani stavano praticando gli stessi metodi di sterminio dei civili praticati in Vietnam, in Cambogia, in Iraq e in molti altri paesi. Si combatteva non il “terrorismo” ma il popolo, affamandolo, bombardandolo e privandolo della possibilità di avere una vita normale.

Non tutti sanno che l’intervento bellico in Afghanistan del 2001 fu fatto perché le autorità statunitensi volevano ripristinare la produzione di droga, che era precipitata in seguito agli accordi che i Talebani avevano stipulato con l’Onu nel 2000. L’Onu aveva imposto il divieto di coltivazione del papavero. Con la vittoria degli Usa la produzione di droga, dall’1,4% (2001) della produzione mondiale, salì al 78% (2003). Raggiunse quasi i livelli record del 1999 (79%). Gli Usa misero al governo Hamid Karzai, un ex agente della Cia, che aveva lavorato in Afghanistan nel periodo in cui la Unocal stava trattando con i Talebani per la costruzione dell’oleodotto.

E non molti sanno che le forze Nato hanno spacciato i morti civili per Talebani. PeaceReporter ha documentato che alcuni fucili sono stati messi addosso ai morti per poterli spacciare per Talebani:

“L’aviazione bombarda i villaggi in cui si pensa vi siano dei Talebani. Vengono sganciati ordigni da 500 libbre, che non distinguono certo tra combattenti e civili. Dopo il raid aereo, intervengono sul posto le forze speciali per verificare il risultato dell’attacco e fare rapporto al comando… Queste pattuglie si portano sempre dietro una bella scorta di kalashnikov sequestrati in altre occasioni e li depongono accanto ai civili. Scattano una bella foto ed ecco che quei morti, nel rapporto, diventano talebani. Il sistema lo hanno inventato gli statunitensi, stanchi di vedersi messi sotto accusa per i “danni collaterali”: con queste messe in scena e con le prove fotografiche sanno di poterla fare franca di fronte a chiunque li accusi. Ma adesso hanno imparato a fare lo stesso anche i britannici e i canadesi. Tale pratica si sta però rivelando strategicamente controproducente, perché la popolazione locale, che in passato non appoggiava minimamente i talebani, preferisce andare a combattere con loro per vendetta o semplicemente perché, se vengono ammazzati lo stesso, tanto vale morire in battaglia… “Uccisi 50 talebani qui, 90 Talebani là”, in realtà si tratta sempre di civili spacciati per talebani con il giochino dei fucili buttati vicino ai cadaveri… La Nato bombarda senza sosta, di giorno e di notte… Sparano su tutti, senza stare a guardare se sono civili o Talebani”.(6)

E non molti sanno che persino il concetto di “terrorismo” non è ancora stato definito chiaramente nella legislazione americana, né in quella europea. Le autorità europee e americane menzionano spessissimo il termine “lotta al terrorismo”, senza darne una definizione chiara e univoca. Il rimanere nel vago permette la mancata distinzione fra terrorismo e proteste dei civili contro governi ingiusti o contro l’occupazione straniera. La distinzione sarebbe di importanza notevole per la tutela dei diritti umani.
Persino i movimenti sociali che denunciano crimini e ingiustizie in molti paesi del mondo possono essere etichettati come “terroristi” o “antiamericani”, e accusati di perseguire una sorta di “teoria del complotto” contro il potere “libero e democratico” degli Usa. In questo modo si offuscano pericolosamente gli intenti di difesa dei diritti umani, e si cerca di criminalizzare chi denuncia il crimine e non chi lo fa.
Il termine terrorismo viene sempre più accostato al problema della povertà, ma tale accostamento nasconde non poche insidie per i poveri. Le sollevazioni e le proteste della gente disperata non sono mai finalizzate ad uccidere qualcuno, ma ad ottenere i mezzi per la sopravvivenza o una società più giusta. Il potere, se non vuol concedere nulla, definisce ogni protesta un atto terroristico, per criminalizzare le proteste e avere un motivo in più per difendere la “sicurezza”. Il concetto di “sicurezza” viene ripetuto in modo ossessionante, per giustificare l’assenza di libertà e il controllo continuo dei civili da parte delle forze armate.
L’importanza di distinguere il terrorismo dalle ribellioni alle occupazioni straniere o a governi ingiusti è fondamentale per la tutela dei diritti umani. Eppure questa distinzione non viene fatta per consentire alle autorità occidentali di intervenire ovunque a reprimere i popoli, potendo poi dire che si trattava di “operazioni per combattere il terrorismo”. In realtà queste repressioni – bombardamenti, massacri e controlli- sono esse stesse operazioni terroristiche.
Col pretesto della lotta al terrorismo le forze armate americane sono diventate la più potente macchina da guerra che ha licenza di rivolgersi contro chiunque, compreso lo stesso popolo americano.
E se gli italiani si ribellassero all’occupazione militare statunitense o al sistema iniquo che impoverisce sempre più subirebbero lo stesso trattamento degli afgani e degli iracheni, e i crimini sarebbero chiamati “lotta al terrorismo”.
Se questo non accade è soltanto perché gran parte degli italiani si beve la propaganda di regime e crede che la lotta al terrorismo li protegga o che i governi siano impegnati a risolvere la “crisi”.

La guerra è contro chiunque abbia da protestare o da combattere contro un sistema ingiusto e criminale.
La guerra attuale è una guerra che si articola intorno alle zone più povere del pianeta, per combattere le rivendicazioni dei poveri, e per mantenere il controllo del potere economico che produce fame e morte. E’ una guerra globale, così come è stata globalizzata l’economia della povertà. Il concetto di “terrorismo internazionale” permette di legittimare questa guerra e di renderla necessaria. Come se la lotta ad un presunto gruppo di criminali potesse giustificare massacri e guerre contro popoli inermi. Come osserva Gore Vidal: “La guerra non è un’opzione praticabile. Le guerre si fanno contro le nazioni, non contro bande di delinquenti privi di radici… (in Italia contro la mafia) a nessuno è ancora venuto in mente di bombardare Palermo”.(7)

L’attuale gruppo al potere vorrebbe che tutti accettassero passivamente di farsi sfruttare, ingannare o massacrare. Vorrebbe un mondo in cui le masse rimanessero passive verso i crimini e le ingiustizie, sorrette dalla fede religiosa, che dona una speranza ultraterrena, l’unica loro concessa.

In conclusione, se non troviamo vecchi amici su Facebook viviamo lo stesso. Se non ci emozioniamo per i concorrenti di un reality viviamo lo stesso. Se non acquistiamo l’ultimo oggetto tecnologico viviamo lo stesso. Ma se non ci indigniamo per i crimini commessi nei paesi aggrediti non viviamo lo stesso. Non è vita quella che ci vede indifferenti alle ingiustizie, alla sofferenza altrui, ai genocidi e alle guerre.
La nostra stessa essenza di esseri umani ci chiede di vivere non soltanto per gli istinti di sopravvivenza, e non soltanto per noi stessi.
La vita vera è capire cosa succede nel mondo, e sollevare la propria voce. E’ rigettare un sistema che riduce l’umanità in burattini o martiri.

Articoli correlati:
“LA DISTRUZIONE DELL’AFGHANISTAN”

http://www.disinformazione.it/distruzione_afghanistan.htm

“ORIGINE E SIGNIFICATO DEL CONCETTO DI TERRORISMO”

http://www.disinformazione.it/significato_terrorismo.htm

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NOTE

1) Il termine “terrorista” veniva utilizzato dagli inglesi già negli anni Cinquanta, che così definivano i ‘ribelli’ delle colonie, cioè gli indigeni coloniali che rivendicavano la libertà e le loro terre, come ad esempio i Mau Mau del Kenya.
2) Palast Greg, “Democrazia in vendita. I padroni del mondo”, Marco Tropea Editore, Milano 2003, p. 158.
3) Palast Greg, op. cit., p. 181.
4) “From US, the ABC’s Of Jihad. Violent Soviet-Era Textbooks Complicate Afghan Education Efforts”, “Washington Post”, 23 marzo 2002.
5) Margolis Eric, “U.S.-Russian Crusade Against Osama Bin Laden”, “The Toronto Sun”, 4 dicembre 2000, cit. in Ahmed Nafeez Mosaddeq, “Guerra alla verità. Tutte le menzogne dei governi occidentali e della Commissione “Indipendente” Usa sull’11 settembre e su Al Qaeda”, Fazi Editore, Roma 2004, p. 38.
6) “Il manifesto”, 21 settembre 2006.
7) Vidal Gore, “Le menzogne dell’impero”, Fazi editore, Roma 2002.

BIBLIOGRAFIA

Ahmed Nafeez Mosaddeq, “Guerra alla verità. Tutte le menzogne dei governi occidentali e della Commissione “Indipendente” Usa sull’11 settembre e su Al Qaeda”, Fazi Editore, Roma 2004.
Brisard Jean-Charles e Dasquié Guillaume, “La verità negata. Una voce fuori dal coro racconta il ruolo della finanza internazionale nella vicenda Bin Laden”, Marco Tropea Editore, Milano 2002.
Blum William, “Con la scusa della libertà”, Marco Tropea Editore, Milano 2002.
Chomsky Noam, Vandana Shiva, Stiglitz Joseph E., “La debolezza del più forte. Globalizzazione e diritti umani”, Oscar Mondadori, Milano 2004.
Chossudovsky Michel, “Guerra e globalizzazione. La verità dietro l’11 settembre e la nuova politica americana!”, EGA-Edizioni Gruppo Abele, Torino 2002.
Coll Steve, “La guerra segreta della CIA. L’America, l’Afghanistan e Bin Laden dall’invasione sovietica al 10 settembre 2001”, Rizzoli, Milano 2004.
Mamdani Mahmood, “Musulmani buoni e cattivi. La guerra fredda e l’origine del terrorismo”, Laterza, Bari 2005.
Palast Greg, “Democrazia in vendita. I padroni del mondo”, Marco Tropea Editore, Milano 2003.
Rahnema Majid, “Quando la povertà diventa miseria”, Einaudi, Torino 2005.
Vidal Gore, “Le menzogne dell’impero”, Fazi Editore, Roma 2002.
Yves Mény, “Crisi e futuro della democrazia”, Passigli Editore, Bolsena (VT), 2005.

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