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Sono tornati a percuotere il ferro dei bidoni, nella nordica Islanda,
dove una seconda rivoluzione è dovuta ripartire.
La seconda rivoluzione d’Islanda. E il Mensile domani è in edicola con il numero di dicembre.
Fra i reportage il viaggio nella terra islandese, dove la crisi ha colpito duro e dove i cittadini erano riusciti a ‘far pagare’ chi aveva causato il default. ma quella rivoluzione non è stata compiuta. Ce lo racconta Nicola Sessa.
Qui il multimedia del viaggio con le interviste ai principali protagonisti del fronte di opposizione alle politiche del governo.
E il Mensile, dal 29 novembre in edicola. 

5 Commenti a “RISVEGLIO ISLANDESE”

  • Mariano:

    Questo dimostra in maniera palese che nessun popolo può uscire da SOLO DAL REGIME FASCISTA MONDIALE CHE IN REALTA’ COMANDA PIENAMENTE IL MONDO DALL’INIZIO DEL SECOLO SCRSO.
    I popoli devono trovare unione per ripristinare i governi democratici nazionali e trovare un equilibrio pacifico tra LE LIBERE, PACIFICHE E DEMOCRATICHE NAZIONI.
    PUNTI FONDAMENTALI PER QUESTO SONO:
    1) Abolizione delle banche private e del credito a interesse che di per sè è usura
    2) Rivoluzione energetica finchè rimarremo legalti all’energia fossile il mondo non sarà mai in pace

  • archimede:

    In Italia le pentole e le padelle servono per riempirsi lo stomaco di tutte quelle schifezze che l’Elite ci passa sotto forma di benessere, i bidoni ci servono per farci bidonare ancora di più, ..una volta servivano per mettere sotto sale pezzi di carne di ogni Arte, abbiamo tanta di quella carne putrefatta al Parlamento e al Governo che potremmo riempire milioni di bidoni, il sale non manca …manca solo la voglia di libertà e di giustizia-

  • LacoonteCassandra:

    Non è che un paese non può uscire da solo dal governo mondialista monetario (il Giappone per esempio è già fuori). Certo che se esce assieme ad altri è tutta un’altra cosa.

    Poi vi è un problema di informazione. Sull’Islanda si è tanto parlato ma, evidentemente, non con cognizione di causa.
    A livello di mainstream ne ha parlato il 30.10.2011 Report con un servizio su Islanda http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d5c40a08-15fb-4339-8d05-cdb6fb8271f6.html [www.rai.tv] con cui ha sdoganato il caso che fin allora era solo nei blog e siti alternativi.

    Quella trasmissione parla di costituzione riscritta che prevede
    « una commissione col compito di controllare e sorvegliare le banche e il sistema finanziario..il denaro dello stato non deve essere destinato per salvarle »

    Questo ha portato (e porta) a pensare che se la costituzione prevede il controllo e la sorveglianza delle banche e del sistema finanziario… e dice che il denaro dello stato non deve essere destinato per salvare le banche vuol dire che ciò è l’opposto di ciò che vuole FMI, Wall Street e BCE (o nel caso specifico Olandesi e Ingelsi).

    Poi il 10.11.2011 è apparso questo articolo su comedonchisciotte dal titolo “COSTITUZIONE ISLANDESE: STIAMO PARLANDO DI UNA RIVOLUZIONE ? ” dove si dà una versione non edulcorata dal ideale di rivoluzione riportato prima (e in sintesi dal mainstream Report). Da leggere.
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9312

    in un commento è scritto « Nelle democrazie evolute non esiste il boicottaggio in stile “andate al mare invece che a votare”, perché in forza del principio di delega non c’è quorum e la decisione viene sempre presa. Quindi una votazione con partecipazione del 36% vale quanto una votazione con il 100%, così gli strumenti democratici popolari mantengono sempre la loro efficacia».
    Commento che in rapporto ai contenuti dell’articolo si commenta da solo.

    Ora a questo punto aspettiamo a vedere questa seconda rivoluzione d’Islanda… sperando che la informazione miri non a ciò che piace sentire ma a ciò che è.

    • Ema:

      Il discorso che fa quel commentatore deve far riflettere: il non-voto nelle nostre democrazie non ha alcun valore, e credo si tratti di una cosa sui cui dovremmo riflettere di più.
      Il non-voto (a parte i casi di chi se ne fotte delle elezioni senza avere riflettuto sulla cosa) è un segnale importante che l’elettorato dà, e dovrebbe secondo me contare qualcosa, essere una presa di posizione che porta a qualcosa, che “vale”.

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