“L’anima è un demone dispensatore di vita.
Carl Gustav Jung, L’inconscio collettivo“I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e
le figlie del desiderio che la vita ha di se stessa”.
Kahlil Gibran, Il Profeta
Noi non siamo i proprietari dei nostri figli, siamo solo i veicoli attraverso i quali le anime che hanno un profondo desiderio d’incarnarsi riescono a realizzare il loro scopo. Tuttavia questo desiderio è soggetto alle leggi ineluttabili ed imprescindibili del karma e dell’opportunità. Non basta dunque che un’anima desideri incarnarsi, è necessario che tutto ciò che vi è a monte sia nelle condizioni giuste, e ciò è da noi imperscrutabile, è assolutamente oltre la nostra comprensione e capacità d’intendere, e totalmente appartenente ad un Disegno, o Grande Gioco, di cui non percepiamo neanche i barlumi lontani.
Mi viene da sorridere quando sento giovani coppie affermare con inconsapevole baldanza “Stiamo programmando un figlio”. Sì, perché adesso i figli si programmano, e fra poco si potranno anche ordinare al supermercato, nella società dei consumi che tutto tritura e riduce ad oggetto.
La realtà è che non sappiamo nulla della vita, nulla della morte,
e principalmente la grande dimenticata dalle religioni che impongono, o
tentano di farlo, la morale urbi et orbi, è proprio l’Anima.
Soprattutto la chiesa cattolica ha sviluppato un morboso interesse per
tutto ciò che concerne i nostri corpi, arrivando a decretare quanti
può fare la diagnosi pre-impianto nemmeno nel caso di gravissime
malattie ereditarie, anche mortali, per non parlare dell’eccessivo
interesse per le attività svolte sotto le lenzuola, arrivando a sindacare
da chi possano essere svolte e da chi no. Cotanto interesse per il
corpo ha lasciato indietro il discorso dell’Anima, che invece è
precipuo ed ineludibile. Il materialismo dei corpi ha preso il
sopravvento, facendoci perdere di vista le Leggi Cosmiche che
regolano il passaggio dal Non-Essere all’Essere, causando ignoranza,
disorientamento, e relegando l’argomento nel calderone della
emotività, dell’opinabilità e dell’approssimazione. Noi siamo immersi
in una Realtà di cui percepiamo lo 0,1 su un milione, se va bene.
Se una donna od un uomo non possono avere figli, ciò avviene per
motivi karmici. Essi riequilibrano in questa vita una particolare
crudeltà o abbandoni di vite precedenti.
La gravidanza è faccenda squisitamente femminile. L’uomo offre un
contributo, ma la scelta di portare un feto nel proprio corpo per nove
lunghi mesi, alimentarlo del proprio amore e del proprio sangue
spetta unicamente alla donna, perché solo lei sa, in cuor suo, se è in
grado di farlo oppure no. Fisicamente e psicologicamente.
Non c’è peggior vita di quella di un bambino rifiutato dalla madre al
momento del concepimento, e trascinato per forza in una vita senza
amore. Anche perché il feto percepisce ogni emozione, ogni ripulsa,
ogni diniego del corpo materno. E la mancanza di amore è come
sottrargli ossigeno.
Ho provato a cercare un’indicazione nei dettami filosofici e religiosi
riguardo a tale materia controversa, ma c’era di che rompersi la testa.
Da Aristotele ad Agostino d’Ippona, passando per Paolo di Tarso e
Tommaso d’Aquino, più tutti i papi che hanno legiferato al riguardo, ho
trovato sempre e soltanto uomini a discettare di un evento femminile.
L’assenza di conoscenza era totale, la misoginia delle affermazioni
sfacciata, le argomentazioni risibili.
Una per tutte, quella di Tommaso d’Aquino, che aveva ripreso Aristotele:
“L’anima entra nel feto dopo 40 giorni se il nascituro è maschio, dopo
90 giorni se è femmina”. Naturalmente le femmine arrivano sempre dopo,
ed inoltre sono maschi imperfetti (Paolo di Tarso), veicoli e strumenti
del demonio, impure sempre, ma in special modo dopo il parto. E devono
essere sottomesse all’uomo, sta scritto nella Bibbia ed anche altrove!
Le tre religioni monoteiste, ebraismo, islamismo e cristianesimo, i cui
esponenti si sono scannati allegramente a vicenda per secoli, hanno trovato
un comune terreno d’intesa sulla misoginia e sulla sottomissione della donna,
e si comprende benissimo il perché.
Di fronte ad informazioni così fantasiose ho deciso di rivolgermi agli
insegnamenti dei Maestri Illuminati, e questa è la loro versione.
L’embrione fecondato è solo un progetto di vita, infatti ogni giorno
ne vengono eliminati milioni in tutto il mondo, e spesso le donne
neppure se ne accorgono. Quando se ne accorgono, si tratta di aborto
spontaneo, ed interviene dopo un certo periodo di gestazione.
Per tutto il periodo della gravidanza l’anima fluttua nei pressi del feto,
va e viene, proprio perché la nascita non è ancora certezza. Può
infatti accadere qualsiasi cosa, qualsiasi.
Solo al momento della nascita si “fissa” e fornisce coscienza al nuovo
nato. E’ ancora una coscienza annebbiata dal grande viaggio che
è stato compiuto dal mondo-di-là al mondo-di-qua, occorreranno mesi,
anni perché si chiarifichi e divenga coscienza di sé. Questo è ciò che
distingue un bambino da un feto: la coscienza.
A due anni poi il bambino assumerà in toto il suo karma, e l’essere umano
diverrà completo nel suo essere.
Perciò, se una donna abortisce, è perché è in contatto con un’anima
per la quale il Piano di Reincarnazione non può ancora giungere a
compimento. L’esigenza dell’una “attira” la necessità dell’altra.
Ci sarà per quell’anima un’altra occasione, nulla si crea e nulla si
distrugge, ma tutto scorre. E magari la volta successiva vi saranno
anche le condizioni perché l’incarnazione possa avvenire pienamente.
Tutto qua? Ebbene sì, tutto qua. La Realtà è semplice.
Sono i sofismi e gli arzigogoli mentali umani ad essere complicati.
E le elucubrazioni stantìe dei teologi lo sono particolarmente.
Molti dicono: ma l’embrione fecondato è vita! Certo.
Anche una pietra, una pianta, un’ameba, un virus sono vita.
Ma sono vita priva di Coscienza, come l’embrione.
Anche la bistecca e l’agnellino che vengono sacrificati per gli
umani stomaci sono vita, e vita parzialmente cosciente, in quanto
gli animali possiedono solo una coscienza collettiva; ma in
quel caso la sensibilità dei Difensori della Vita è silente.
Però tutto questo gran disquisire sul momento in cui l’anima si
lega al corpo ha sempre conferito un enorme potere ai preti
sulle donne e sul corpo delle donne, ed ha permesso che l’uomo
e non la donna avesse voce in capitolo sulla riproduzione.
Così come la verginità femminile all’atto del matrimonio doveva
garantire che i beni e le castella andassero ad eredi di sangue, così
come il divieto di sposarsi per i preti, venuto due o tre secoli dopo
Cristo, serviva a mantenere intatti i beni della Chiesa, ed a non
frazionarli fra gli eredi. Gratta gratta, ravvisiamo sempre motivazioni
economiche dietro scelte ufficialmente dottrinarie.
Nel caso dell’aborto, invece, c’è una motivazione di potere maschile.
Il dominio ottenuto attraverso lo choc emotivo ed il senso di colpa
è feroce, indistruttibile, coercitivo. Facendo sentire in colpa qualcuno
lo si ha in pugno, diviene una marionetta pronta a piegarsi davanti a
qualsiasi sopraffazione.
Ho conosciuto donne devastate dal senso di colpa per aver abortito,
che nemmeno dopo anni di psicanalisi sono riuscite a liberarsi ed a
ritrovare fiducia e stima di sé. Tutto questo è criminale, ed è il
contrario dell’ evangelica compassione.
E comunque occorre dire che per una donna abortire non è mai una
piacevole passeggiata in un parco, ma sempre un dramma personale.
In questa epoca molte donne si sono riappropriate del proprio potere
personale, culturale, fisico e magico, e ciò non piace agli ominidi
contemporanei: che si mettano l’anima in pace, perché così è.
Mi auguro che per lo meno la donna si liberi dal senso di colpa e
sappia che è solo uno strumento del Divino, come noi tutti.
































Elisabetta…extracomunitari che ti facciano di colf ???? insomma o è il fascino dello esotico o la fantasia giocca al massimo…..
A presto.. e grazie a te per i confronti, condivisibili o meno (buona parte condivisi)… e indubbiamente costruttivi..
Cara Elisabetta,
in questi giorni ho pensato molto al tuo articolo e mi sentivo quasi convinto dal tuo pensiero:
“La ferita dei non amati è un dolore insanabile…”
poi ho visto il seguente filmato:
http://www.youtube.com/watch?v=AKztjBZ6bm0
e mi sono commosso al racconto di Gianna che doveva essere abortita (in un modo orribile) invece è nata!
Mi piacerebbe conoscere la tua opinione su questo filmato e su quanto espresso da Gianna durante la sua conferenza nello stato di Victoria in Australia.
Poi mi piacerebbe molto conoscere la tua esperienza di 25 anni con i maestri che hai conosciuto (in tal caso preferirei scrivessi sulla mia email)
Un abbraccio e Buon 1° gennaio 2012.
Tiziano
Caro Tiziano
anche se in ritardo, anche a te risponderò privatamente.
Ciao!
e.g.
Buongiorno Elisabetta,
su questo tema mi piacerebbe scriverle in privato.
Potrebbe contattarmi dandomi la sua mail personale?
La ringrazio fin d’ora.
Giad
Giad
ho provveduto a risponderti in privato.
Ho letto un po’ in ritardo questo articolo, ma vorrei ugualmente aggiungere il mio commento (magari verrà letto).
Pur essendo d’accordo su parecchi punti, mi pare che vengano tralasciati o sottovalutati diversi punti.
Per un attimo tralascio le questioni spirituali (la presenza o meno dell’anima) e mi attengo ai dati fisici reali, non opinabili. Elenco solo 3 punti che mi sembrano importanti. Li puoi verificare studiando qualsiasi testo di embriologia.
1- Dal momento del concepimento (che – come scrivi – nella maggior parte dei casi non porta all’embrione: se non viene bene, la natura lo scarta) si crea un nuovo individuo umano: ha un proprio patrimonio genetico unico (che lo accompagnerà immutato per tutta la vita) e quindi non è un grumo di cellule, come se si trattasse di una ciste, appartenente alla madre. E’ già un figlio. Tutto quello che svilupperà, inclusa la placenta, è geneticamente suo, non della madre. Anche il sangue che scorrerà nelle sue vene è suo, è non si mischierà mai con il sangue materno.
2- La nascita per il feto è un’evento esterno (tanto che può essere anticipato o ritardato artificialmente). Abortire un mese prima del termine o sopprimere il bambino un mese dopo la nascita, da un punto di vista puramente fisiologico, è la stessa cosa. Le modificazioni improvvise che avvengono alla nascita (inizio della respirazione polmonare, chiusura dal dotto di Bottallo ecc. ecc.) sono conseguenze di questo evento, già preparate durante lo sviluppo in sede uterina.
3- Dal concepimento alla morte per vecchiaia lo sviluppo è un procedimento continuo, senza punti di discontinuità. La suddivisione tra embrione, feto, neonato, bambino, adolescente, adulto ecc. è puramente funzionale, ma non coincide con fasi realmente distinte di crescita.
Quindi, tornando alle opinioni, trovo strano (e anche i preti trovano inconcepibile) che i Cattolici si battono contro l’aborto, sostenendo in modo poco inconfutabile che il feto ha già un’anima, mentre gli atei, che non credono alla presenza dell’anima neppure negli adulti… trattano il feto come un oggetto. Ma allora sono oggetti anche loro… cos’hanno di più rispetto ad un feto?
OK, questo è il punto, e si riconduce a quanto hai scritto: qui si sono sviluppate varie teorie filosofiche e correnti di pensiero: qualcuno dice che la dignità di essere umano deriva dalla coscienza del sé, oppure dalla capacità di imparare, da quella di creare, o dal divenire autonomi fisicamente (potersi nutrire ecc.) o dalla fine dello sviluppo.
Ora… la prima teoria (coscienza) è quella che fu tanto cara ai nazisti, e che permise l’eliminazione degli handicappati mentali. E’ possibile anche selezionare i bambini senza una coscienza: si forma all’età di 2 anni circa.
La capacità di imparare sembra che il feto l’abbia già a 20-25 settimane di gestazione.
La capacità di creare è più difficile da determinare, ma anche qui hadicappati e neonati non verrebbero considerati uomini finiti. Idem se manca l’autonomia, solo che qui potremmo eliminare senza sensi di colpa anche handicappati fisici, malati gravi, persone in stato vegetativo ecc.
Quanto alla fine dello sviluppo… lo scheletro termina lo sviluppo attorno ai 18-20 anni di età, solo per fare un esempio. E non parlo di sviluppo solo dimensionale, ma anche di numero di ossa.
Per concludere, ho sentito parlare molto in favore della possibilità di abortire, ma esclusivamente da persone realmente ignoranti in termini di fisiologia della gravidanza o da medici con tanti interessi e pochi scrupoli: “se la paziente lo chiede, io l’accontento e basta: il cliente ha sempre ragione”. Questo genera tante contaraddizioni, come il fatto che gli “abortisti” siano i primi a battersi per i diritti degli handicappati: Hitler era più razionale.
Caro Roberto,
come vedi il commento viene letto anche a lunga distanza di tempo! Potenza della tecnologia!
Estrapolo qualcosa dalle tue lunghe considerazioni che sono tue, e come tali vanno rispettate, anche se affronti il tema dal punto di vista meramente fisico e fisiologico, mentre io ho parlato di tutt’altro, e cioè dell’effetto a livello animico di una scelta d’interruzione di maternità, poiché ginecologa non sono e non parlo di ciò che non conosco.
1)Dal momento del concepimento si crea un nuovo progetto di vita, non un individuo umano, che è tale non solo per la coscienza (che evidentemente un neonato non ha), ma anche per la possibilità di sopravvivenza, impossibile al di fuori del corpo di lei.
Quindi il sangue non è “suo”, ma è prodotto dal corpo materno, anche se di diverso
gruppo sanguigno e perfino RH, la placenta non è “sua”, perché è sempre prodotta nel corpo materno per la sua sopravvivenza.
Individuo, bambino, essere vivente diverrà dopo la nascita, anche a livello legale.
2) Infatti la legge italiana prevede un’interruzione solo entro il terzo mese, ed entro il quinto per motivi gravissimi di salute della madre o del feto.
3)Lo sviluppo è un procedimento continuo, tanto è vero che dopo la morte continuano a crescere peli, capelli ed unghie. Ed allora? Non comprendo bene cosa c’entri, ma va bene lo stesso.
Qualsiasi confronto con l’eugenetica ed Hitler è un insulto alla tua intelligenza, non alla mia, che non ne viene minimamente sfiorata. Andrebbe quindi caldamente evitato.
Hitler era uno psicopatico all’ultimo stadio, imbottito di droghe dal suo medico e paranoico, altro che razionale!
Inoltre i nazisti eliminavano malati mentali e disabili perché erano improduttivi ed erano un costo per la società, non perché non avessero una coscienza, visto che dalla coscienza erano essi stessi totalmente impermeabili.
Qui si parla di autodeterminazione della donna, e di un tentativo di liberarla dal peso del
senso di colpa cui una mentalità maschilista, falsamente religiosa e realmente di controllo sulla sua sessualità e sulle sue scelte, l’hanno condannata per secoli.
Semplicemente.
Grazie per il tuo commento.
e.g.
Bene, e grazie per la risposta, quasi istantanea.
Ho elencato le questioni mediche perché mi pareva che, analizzata la questione spirituale sulla presenza o meno dell’anima, il feto venisse ridotto ad un oggetto di cui poter disporre a piacimento della madre. Quindi intendevo aggiungere alcuni dati per completezza più che controbattere.
Però adesso devo controbattere alcune tue affermazioni…
1- “Tutto quello che svilupperà, inclusa la placenta, è geneticamente suo” significa che è prodotto dal nuovo organismo, non è prodotto del corpo materno. Questa non è una mia opinione ma un dato scientifico. Il corpo materno è parte attiva nelle relazioni di scambio (fattori di nutrimento, ossigeno, scambio termico ecc. ecc.), ma il feto ha un suo metabolismo proprio e provvede alla moltiplicazione delle sue cellule, senza riceverne dalla madre (a parte l’ovulo iniziale, con la sua metà dei cromosomi materni). La madre lo alimenta soltanto.
2- vero, in Italia. Ma non è così dappertutto. Potrei descrivere la tecnica abortiva all’ottavo mese così come viene praticata in molti Paesi, ma preferisco risparmiartela.
3- il terzo punto è solo una conseguenza del secondo, per indicare che qualsiasi differenza tra un prima e un dopo (prima e dopo il parto, prima e dopo il 18° compleanno ecc.) è funzionale, e non corrisponde ad un gradino nello sviluppo fisico.
Il confronto con l’eugenetica di Hitler non era sicuramente a sostegno di questo individuo, né del nazismo, anzi! Era solo per indicare che certe dissertazioni sulla dignità di essere umano del feto, volendo prescindere dai dati medici descritti ma basandosi su parametri che ritengo arbitrari (capacità di ragionare, di avere coscienza della propria esistenza, di creare o di essere produttivi ecc.) possono portare a derive che ritengo inaccettabili. E infatti l’eugenetica oggi è viva più che mai. Tanto per fare un esempio, è alla base dei protocolli della Fivet.
Quanto all’autodeterminazione della donna, personalmente non vedo quale legame questo diritto possa avere con l’aborto.
Ti prego di notare che tutto il mio discorso, inclusa la frase appena scritta, è decisamente materialista: non ho voluto zavorrarlo con questioni religiose o di cultura maschilista.