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Libertà e rispetto
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Quando un animale più grosso di un microbo uccide un essere umano, inconsciamente si pensa a un atto di lesa maestà, dal momento che ci è stato insegnato fin dalla tenera età, a dottrina, che l’uomo è il coronamento della creazione e che solo lui possiede l’anima ed ha diritto alla vita eterna.

Poiché microbi e, in tanti casi, anche animali più grossi non vogliono saperne di rispettarci e di smetterla di ucciderci, ci viene il sospetto che qualcosa non funzioni a dovere, nel quadro generale delle disposizioni divine nei nostri confronti. Per la verità, sono molte le incongruenze quotidiane che ci dovrebbero indurre a mettere in discussione gl’insegnamenti dell’infanzia in materia religiosa, ma la fede è di per se stessa un potente talismano contro quelle che gli stessi fedeli considerano le tentazioni del demonio, ma che gli atei definiscono barlumi di razionalità.

La morte di Carmela Le Caldare [1], cinquantasettenne di Balvano in provincia di Potenza, per opera di un montone, rientra nella categoria delle morti assurde e dovrebbe turbare le coscienze dei credenti, dal momento che le pecore sono per loro natura mansuete, sono state date da Dio agli uomini come cibo e oggetti di sacrificio e figurano in questi giorni anche tra i personaggi del presepio, a contorno della rappresentazione della nascita del Salvatore.

Essere uccisi da una pecora, benché dotata di corna, è davvero incredibile ed è un po’ come essere uccisi da uno stormo di colombe, fatte salve le proporzioni. E’ vero che Konrad Lorenz ha spiegato quanto siano feroci le colombe, scelte erroneamente come simbolo della pace – molto più feroci dei lupi – ma l’episodio resta pur sempre un evento straordinario, poiché nella nostra percezione comune, se la colomba è simbolo di pace, la pecora lo è di mansuetudine. Di nostro Signore Gesù Cristo si dice infatti che è l’agnello di Dio, qui tollit peccata mundi.

In questo caso, un agnello un po’ cresciuto ha tolto la vita a una persona. Era meglio se toglieva i peccati! Una delle regole del giornalismo è che se un cane morde un uomo (a meno che il cane non lo uccida), non fa notizia, poiché si sa che i cani in genere sono mordaci, ma se un uomo morde un cane, allora la notizia c’è e va messa in prima pagina.

A far notizia sono le eccentricità e la natura, di eccentricità, ce ne offre continuamente e in abbondanza.

A volte, quando un cacciatore si spara, uccidendosi, com’è successo recentemente a Maniago in provincia di Pordenone [2], si parla di Nemesi, cioè di quella divinità ellenica poco nota e apprezzata presso gli occidentali, che dovrebbe fare giustizia ai torti commessi dagli uomini. I nostri fratelli animali, escluso il montone di Balvano ovviamente, ne avrebbero di storie da raccontare, in fatto di Nemesi!

Soprattutto virus e microbi patogeni avrebbero molte cose da dirci, se solo avessero l’autocoscienza e la parola, ma siccome in tanti casi sono loro stessi la Nemesi, a raccontare di come gli uomini vengano puniti per le loro colpe deve per forza di cose essere qualcun altro. Magari uno spettatore indipendente. Un libero pensatore che non si faccia condizionare dalle religioni e da altre pastoie dell’intelligenza.

Per esempio, che colpe poteva aver avuto la signora Carmela per far sì che intervenisse la dea greca? Per il fatto stesso d’essere padrona di un’azienda agricola, cioè di tenere in schiavitù un certo numero di animali, ella era responsabile della loro periodica macellazione, per uso interno o per vendita al dettaglio dei loro cadaveri. Ma, se tanto mi dà tanto, ne consegue che tutti i contadini e gli allevatori sono colpevoli di tenere in schiavitù esseri senzienti e di assassinarli abitualmente. E per questa ragione la Nemesi si sente in dovere di intervenire con i mezzi che conosce: punendo i carnefici e nello stesso tempo facendo giustizia alle vittime.

Questo ragionamento presuppone che gli animali abbiano diritto ad usufruire delle attenzioni della Dea e potrebbe costituire una forzatura animalista dal momento che gli antichi greci, quando s’inventarono quella figura, non ci pensavano proprio agli animali ed essendo essi stessi un popolo di pastori, men che meno avrebbero immaginato che qualcuno ponesse in servizio la loro divinità per i casi specifici degli animali.

Non solo questo mio ragionamento verrà rigettato da cattolici e cristiani in genere, ma anche gli atei razionalisti diranno che la morte di Carmela Le Caldare è stata frutto del caso, ovvero opera della Sfortuna, che fra l’altro è cugina della Nemesi. I più eruditi diranno che la donna non conosceva l’etologia degli ovini, benché li allevasse da una vita e che i maschi di qualsiasi specie, in virtù del famoso testosterone, sono più aggressivi delle femmine. Mettiamoci vicino anche la costituzione gracile e qualche malattia cardiaca della signora e si capisce perché i colpi inferti al viso e al petto della malcapitata siano stati fatali.

Se un branco di cani uccide un bambino o un adulto nessuno si meraviglia, avendo la natura dotato i migliori amici dell’uomo, tranne quelli in oggetto naturalmente, di denti e zanne, ma morire per le testate di un montone sembra quasi una barzelletta, se non fosse che la morte non è mai una barzelletta. Non per chi muore, né per i parenti che sopravvivono, ma se a morire sono gli altri, ci si può anche ridere sopra.

Per esempio, quando muoiono miliardi di animali, nessun essere umano solleva il sopracciglio e anzi, in base al principio Mors tua vita mea, gli uomini si rallegrano quando si uccide il maiale a dicembre o quando i macellai predispongono lauti banchetti a base di cadaveri animali. Aria di Festa, che si tiene annualmente a San Daniele del Friuli [3] è un’occasione festosa per migliaia di buongustai, cioè di cadaveriani.

La questione se la morte di animali deve essere occasione di lutto o di gioia è assai dibattuta e provoca accese discussioni, come si può constatare in un recente articolo di Giornalettismo [4] in cui ad essere festosamente macellati sono i cani .

Nel caso di esultanza quando muoiono i cosiddetti animali da reddito entra in azione lo specismo, ma quando esseri umani esultano per la morte di altri esseri umani, cosa entra in azione? Quando quei cinque ebrei sono stati visti fare danze di gioia mentre crollavano le torri gemelle, cosa era entrato in azione nei loro cuori? E qui non stiamo parlando di un gruppo di soldati che esulta per la morte dei nemici, ma di civili appartenenti a un popolo amico degli Stati Uniti. Verrebbe il sospetto che Israele, benché ufficialmente sia alleato degli USA, tratti l’America come questa tratta l’Italia, cioè come una colonia. Se questo ragionamento fila, i veri padroni del mondo non sono gli spacconi a stelle e strisce, ma l’unica stella azzurra su fondo bianco, attribuita al re Davide, anche se preferiscono rimanere nell’ombra.

E, parlando di Medio Oriente, se i sionisti sono i padroni occulti del mondo, la grande marea di arabi che li circonda da ogni parte è come un gregge indisciplinato di pecore, sul quale Israele di tanto in tanto mette mano, sfoltendo a casaccio o in maniera mirata. Anche in questo caso c’entra la Nemesi, poiché gli arabi sono grandi macellatori di pecore e Israele fa a loro ciò che loro fanno agli ovini. Il cerchio si chiude.

Con la Festa del Sacrificio, in arabo Eid Ul-Adha [5], che si tiene l’otto dicembre di ogni anno, i musulmani toccano l’apoteosi della macellazione, rigorosamente cruenta, di milioni di pecore. Viene fatta in onore di Abramo, che secondo le genti del Libro era disposto a sacrificare Ismaele, e non Isacco, pur di accontentare quell’unico Dio assetato di sangue, che in origine si chiamava Moloch ma che poi è stato chiamato anche Geova e Allah. Una gran brava personcina, quel Dio!

Secondo la tradizione, fu proprio Ismaele, graziato dall’Onnipotente, a costruire la Ca’ba, a forma di Cu’bo, ed è proprio lì che i musulmani di tutto il mondo convergono, meglio se l’otto dicembre, per girarle attorno in senso antiorario, per farsi qualche passeggiatina nei dintorni e per tirare sassi a un muro, come se si trattasse del demonio. Giochi da ragazzetti!

Il tutto, sia uomini che donne, con indosso vestiti bianchi, simbolo di purezza. Chissà se restano bianchi anche quelli dei macellatori di pecore? I cattolici più ortodossi, a dispetto dei proclami di fratellanza fra i tre popoli monoteisti, arricciano il naso nei confronti dei musulmani e quando qualcuno come il sottoscritto accenna alle stragi di pecore da essi compiute, il loro pensiero va in primo luogo alle stragi di cristiani, singoli sacerdoti come Don Santoro [6], o moltitudini di fedeli come in Nigeria, Sudan ed Etiopia [7].

A parte il fatto che, con gli ebrei, con tutto ciò che combinano in Palestina e in giro per il mondo, è piuttosto difficile sentirsi affratellati, con i musulmani che frequentano le nostre città ci sono – è inutile negarlo – problemi di convivenza. Pertanto, anche nel loro caso, diventa difficile provare sentimenti d’amicizia e gli inviti alla fratellanza, papali o d’altra ecumenica provenienza, fanno la fine delle grida manzoniane [8].

La mia visione laica delle cose mi spinge a rimarcare per l’ennesima volta il concetto espresso da un greco dell’antichità, tale Pitagora, secondo cui la violenza sugli animali è propedeutica alla violenza sugli uomini. Forse i greci non pensavano che anche gli animali potessero usufruire dei servigi della Dea Nemesi, ma Pitagora è stato chiaro: abìtuati a uccidere animali e sarai pronto a uccider uomini. Cristiani, ebrei e musulmani non hanno mai voluto rinunciare a tale palestra di macellazione e infatti sono i tre popoli più guerrafondai che esistano sulla Terra.

Carmela Le Caldare è stata sfortunata. Suo marito e i suoi figli a quest’ora avranno già giustiziato il montone assassino e l’opinione pubblica difficilmente verrà a sapere quante pecore vengono da noi deliberatamente uccise per essere trasformate in cibo, pelli o lana. Nessun giornalista, tranne il sottoscritto che giornalista non è, affronterà l’imbarazzante argomento dello sfruttamento degli animali. Tutti deporranno un fiore di pietà sulla tomba della sfortunata contadina e si appresteranno a trascorrere un gioioso Natale e un felice anno nuovo con amici e parenti, in allegro convivio.

Con piatti a base d’agnello, naturalmente.

 

 

 

 

Note:

[1] http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=172909&sez=ITALIA

http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_11/potenza-donna-incornata-montone_cf101e60-23dc-11e1-9648-0971f64f00f8.shtml

[2] http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=172811&sez=NORDEST

[3] http://www.ariadifesta.it/

[4] http://www.giornalettismo.com/archives/175699/quelli-che-mangiano-i-cani-e-ci-bevono-una-birra-su/2/

[5] http://www.religioniperlapaceitalia.org/festa_musulmana_eid_ul-adha.html

[6] http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Santoro

[7] http://www.watchinternational.org/index.php?option=com_content&view=article&id=202:2010-03-08-10-37-56&catid=2:africa&Itemid=3

[8] http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20071107104941AAmonuj

13 Commenti a “Lesa maestà”

  • Oana:

    I tuoi articoli sugli animali sono sempre belli, anche se il termine “bello” non rispecchia la sostanza del messaggio.
    C’è più probabilità che una persona smetta di mangiare carne per la propria salute, quindi per egoismo piuttosto che per solidarietà nei confronti degli animali. Ma a volte anche quel barlume di probabilità è remoto perché tanti se ne fregano invocando il piacere del fare ciò che si vuole in ogni momento a prescindere di cosa questo fatto comporti verso gli altri, animali, agli esseri ed anche verso se stessi.

  • Simone:

    Opinione strettamente personale.

    Non v’è nulla di male nell’animale che uccide l’uomo, qualunque esso sia.

  • Grazie Roby, ottimo articolo. Un altra cosa da non dimenticare sono le scarpe e le borse di pelle. Mentre la gente si ciba di animali 1 o due volte al giorno, le scarpe sono ai piedi, in bella mostra e tutto il tempo. Pensa che effetto ci farebbe se potessimo osservare un mondo dove gli animali ci dominano e vanno in giro tutti con scarpe fatte di pelle umana. Almeno le bistecche la gente le mangia, le scarpe sono sotto i piedi e moltissime marciscono nei cassetti.

    • Oana:

      Condivido il tuo pensiero ma non è facile trovare alternative. Cerco di stare attenta più che posso, a tutto, per quel poco, davvero poco che acquisto, quando mi serve realmente.
      Detersivi, cosmesi vari ormai le compro con la scritta vegan ma trovare abbigliamento consono al pensiero è veramente un’impresa ardua. Avevo trovato qualcosa online, poca possibilità di scelta, molto care! Temo che certi prodotti vegan siano fuori portata di tutti. E credimi, sono una che si compra un vestito all’anno ed un paio di scarpe forse una volta due anni, quando si rovinano le altre che ho già, quindi non ho l’esigenza di fare chissà quali acquisti.
      Non voglio diventare pazza disperata alla ricerca di tessuti free animal se non trovo alternative facili. Quello che già faccio basta ed avanza per contribuire all’utopico mondo migliore che non avverrà mai. Sono in pace con me stessa.

  • Mi sembra evidente che la signora Carmela, poverina, sia stata raggiunta
    dal suo karma…
    8)

  • Oana, il quadro che hai dipinto nel tuo primo intervento mostra la crisi dell’etica e il sopravvento dell’egoismo. E questo è il risultato di secoli di specismo antropocentrico, che ci ha abituato a pensare che i diritti degli uomini siano più importanti di quelli degli altri animali. Come sottoprodotto, si è avuta una mentalità in cui i diritti di una categoria o “razza” di uomini siano più importanti di quelli di altre categorie o “razze”. Si chiama razzismo e i suoi effetti li vediamo continuamente, fino all’episodio di Firenze dell’altro ieri.
    Scarpe: non c’è problema se non hai il vizio di seguire l’ultima moda. Io uso scarpe da ginnastica tutto l’anno, anche d’inverno, tranne qualche volta quando metto un paio di scarponi che mi sono stati regalati.

    Simone, non è sbagliato ciò che dici, ma gli ospedali e gli ambulatori medici straripano, quindi nella realtà non è proprio come dici tu.

    Vittorio carissimo! Mi sento in colpa per non averti dato il mio cellulare, ma ho appena letto un lungo articolo su CDC che parla delle radiazioni elettromagnetiche e mi ha fatto venire voglia di tenerlo perennemente spento e di accenderlo di tanto in tanto per vedere se qualcuno mi ha chiamato, evento più unico che raro, per fortuna.

    Elisabetta, Karma e Nemesi non saranno la stessa cosa?

    Ciao a tutti e grazie per la visita.

    • Oana:

      Hai ragione Roberto, carissimo.
      Dall’età di 17 anni fino all’età di 31 anni sono stata ovo-latto-vegetariana. Dall’anno scorso sono diventata vegana con tendenza al crudismo. A volte mi capita di trovare dei grossi strani vermi/lumache insolite forse, tra le foglie di lattuga e le poggio fuori dal davanzale della finestra sull’erba del vaso per salvarle. Non prendo mai cosmesi che non sia free animal e nemmeno i detersivi. Non uso più profumi, se non qualche rarissima volta la vecchia boccetta rimasta nel bagno.
      Non seguo ovviamente la moda però mi piace vestire elegante e ho indossato sempre scarpe col tacco. Ricevo anch’io a volte vestiti in regalo che non rifiuto e li indosso con piacere. Ho accumulato abbastanza abbigliamento prima di essere vegana e se non è free animal comunque non butterei nulla. Soltanto una pelliccia vera non la indosserei per nulla al mondo, sarebbe grottesco mostrare l’evidenza di cosi tanta sofferenza.
      L’ultima borsa, non in cuoio, l’ho comprata un’anno e mezzo fa ma l’anno scorso ho regalato un maglione di lana. Troverai questo imperdonabile, io invece mi perdono. Vorrei trovare scarpe calde per i miei piedi freddi d’inverno ma se non ho alternativa, non vedo cosi grave acquistare eccezionalmente un prodotto una volta all’anno. Se tutti acquistassero come me, fallirebbero tutti a catena, incluse le farmacie quando mi tengo il mio dolorino senza più correre in farmacia :-)
      Un abbraccio

    • Roberto

      Nemesis vuol dire giustizia divina, giustizia compensatrice, in tale senso forse
      può essere un concetto assimilabile a quello di karma. Ma i Greci lo intendevano anche
      come “giudizio”, “vendetta”, “castigo”, concetti del tutto estranei al termine sanscrito.
      Il karma rappresenta il riequilibrio senza giudizio: a tanti meno corrispondono
      tanti più, e viceversa, tanto che si può creare anche karma positivo, non solo negativo.
      Per questo motivo, e solo per questo, preferisco quest’ultimo.
      Ciao! :-D
      e.g.

  • Oana, non sono tra coloro che giudicano gli altri animalisti, se hanno la cintura di cuoio o se indossano maglioni. Meno che mai vado a vedere cosa c’è nel loro piatto.
    Se quella vegetariana è una scelta politica a livello di masse, è una scelta personale a livello del singolo.
    Tutti noi facciamo quello che si può. L’importante è impegnarsi a migliorare.
    E, a questo proposito, permettimi di farti notare che forse dovresti dire: “cruelty free” e non “free animal”. O sbaglio?
    Ciao

    • Oana:

      Si scusa “cruelty free” o “stop testing on animals” o “vegan” , intendevo queste. Sul mio detersivo piatto c’è scritto “stop testing on animals”, su un roll-on lavera bio davanti a me sulla scrivania c’è scritto “vegan” :-)
      Grazie.
      Buona serata

  • webrasta:

    Caro Roberto,
    la tua sensibilità è rara, purtroppo. Se così non fosse questo pianeta sarebbe da tempo un luogo meraviglioso, dove gli umani tratterebbero con amore sè stessi e ogni essere vivente.
    Mi concedo solo un’osservazione: “non mangiare carne” non è sufficiente per pacificare le coscienze. Purifica il corpo, ma l’anima resta sporca ed incline alla violenza gratuita se si continua a pensare di essere “altro” dagli animali, se ci si arroga qualche principio di superiorità rispetto a loro. Ciò che conta è essere venuti al mondo, non come ci si vive e quante cose si sanno fare. Un delfino, un puma, un cane sanno fare pochissime cose rispetto a noi ma forse che non sognano? non provano paura o gioia? non comunicano tra consimili e addirittura con noi (cortesia che raramente restituiamo loro)?

    Un saluto

  • Grazie Webrasta! Sono d’accordo che degli animali, come diceva Geremia Bentham, non ci deve interessare se sanno parlare o se sanno ragionare, ma se sanno soffrire. Il delfino, il puma e il cane sono solo diversamente abili, rispetto a noi.
    Tuttavia, non credo che gli animalisti, me compreso, si arroghino “qualche principio di superiorità rispetto a loro”, ma che l’Homo sapiens sia superiore è innegabile.
    Poi, si tratta di vedere come si usa questa nostra superiorità, se per infierire e per approfittare di loro o per aiutarli a sopportare meglio possibile le catene dell’esistenza, a cui siamo tutti legati.
    Ciao e grazie ancora.

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