Articolo di Mondart * Link 1 * Link 2
“… La prima fase prevede il passaggio da una democrazia in disfacimento ad una democrazia oligarchica; la seconda fase, attualmente in atto in Europa, coinvolge il passaggio dalla democrazia oligarchica ad una dittatura colonial-tecnocratica …”
Estrapolo da un lungo ed interessante articolo di James Petras i punti salienti a descrivere il nuovo processo politico, attualmente in corso in Europa, destinato a condurci dalla fase della democrazia oligarchica alla più esplicita dittatura tecnocratica.
Salto la la prima parte, dove si descrive il processo fin qui verificatosi (e che conosciamo fin troppo bene “dal vivo”) attraverso il quale è stato sempre più corrotto lo schema democratico, fino a trasformare in oligarchie le democrazie rese sempre più decadenti. Chi desidera può leggere l’ intero articolo al link sopraindicato.
A questo punto, la democrazia oligarchica come formula politica ha fatto il suo corso.
L’élite finanziaria è già pronta e decisa a scartare ogni pretesa di governo da parte di questi oligarchi democratici. Sono considerati sì volonterosi, ma troppo deboli; troppo soggetti a pressioni interne da fazioni rivali e non disposti a procedere a tagli selvaggi nei bilanci sociali, a ridurre ancora di più i livelli di vita e le condizioni di lavoro.
Arriva in primo piano il vero potere che muoveva le fila dietro le giunte esecutive. I banchieri internazionali scartano la “giunta indigena” e impongono al governo banchieri non-eletti – doppiando i loro banchieri privati da tecnocrati.
Lucas Papdemos, nominato Primo ministro greco, ha lavorato per la Federal Reserve Bank di Boston e, come capo della Banca centrale greca, è stato il responsabile della falsificazione dei libri contabili a copertura di quei bilanci fraudolenti che hanno portato la Grecia all’attuale disastro finanziario.
Mario Monti, designato Primo ministro dell’Italia, ha ricoperto incarichi per l’Unione europea e la Goldman Sachs. Queste nomine da parte delle banche si basano sulla lealtà totale di questi signori e sul loro impegno senza riserve di imporre politiche regressive, le più inique sulle popolazioni di lavoratori di Grecia e Italia.
I cosiddetti tecnocrati non sono soggetti a fazioni di partito, nemmeno lontanamente sono sensibili a qualsiasi protesta sociale. Essi sono liberi da qualsiasi impegno politico … tranne uno, quello di assicurare il pagamento del debito ai detentori stranieri dei titoli di Stato – in particolare di restituire i prestiti alle più importanti istituzioni finanziarie europee e nord americane.
I tecnocrati sono totalmente dipendenti dalle banche estere per le loro nomine e permanenze in carica. Non hanno alcuna infarinatura di base organizzativa politica nei paesi che governano. Costoro governano perché banchieri stranieri minacciavano di bancarotta i paesi, se non venivano accettate queste nomine. Hanno indipendenza zero, nel senso che i “tecnocrati” sono soltanto strumenti e rappresentanti diretti dei banchieri euro-americani.
I “tecnocrati”, per natura del loro mandato, sono funzionari coloniali esplicitamente designati su comando dei banchieri imperiali e godono del loro sostegno. In secondo luogo, né loro né i loro mentori colonialisti sono stati eletti dal popolo su cui governano. Sono stati imposti dalla coercizione economica e dal ricatto politico. In terzo luogo, le misure da loro adottate sono destinate ad infliggere la sofferenza massima per alterare completamente i rapporti di forza tra lavoro e capitale, massimizzando il potere di quest’ultimo di assumere, licenziare, fissare salari e condizioni di lavoro.
In altre parole, l’agenda tecnocratica impone una dittatura politica ed economica.
Le istituzioni sociali e i processi politici associati con il sistema di sicurezza sociale democratico-capitalista, corrotto da democrazie decadenti, eroso dalle democrazie oligarchiche, sono minacciati di demolizione totale dalle prevaricanti dittature coloniali tecnocratiche.
Il linguaggio di “sociale / regressione” è pieno di eufemismi, ma la sostanza è chiara. I programmi sociali in materia di sanità pubblica, istruzione, pensioni, e tutela dei disabili sono tagliati o eliminati e i “risparmi” trasferiti ai pagamenti tributari per i detentori di titoli esteri (banche).
I pubblici dipendenti vengono licenziati, allungata la loro età pensionabile, e i salari ridotti e il diritto di permanenza in ruolo eliminato. Le imprese pubbliche sono vendute a oligarchi capitalisti stranieri e domestici, con decurtamento dei servizi ed eliminazione brutale dei dipendenti. I datori di lavoro stracciano i contratti collettivi di lavoro. I lavoratori sono licenziati e assunti a capriccio dei padroni. Ferie, trattamento di fine rapporto, salari di ingresso e pagamento degli straordinari sono drasticamente ridotti.
Queste politiche regressive pro-capitalisti sono mascherate da “riforme strutturali”.
Processi consultativi sono sostituiti da poteri dittatoriali del capitale – poteri “legiferati” e messi in attuazione dai tecnocrati designati allo scopo.
Dai tempi del regime di dominio fascista di Mussolini e della giunta militare greca (1967 – 1973) non si era mai visto un tale assalto regressivo contro le organizzazioni popolari e contro i diritti democratici.
A differenza delle precedenti dittature, gli attuali regimi dispotici conservano le facciate elettorali, ma svuotate di contenuti e mutilate, come entità certificate senza obiezioni per offrire una sorta di “pseudo-legittimazione”, che seduce la stampa finanziaria, ma si fa beffe di solo pochi stolti cittadini. Infatti, dal primo giorno di governo tecnocratico gli slogan incisivi dei movimenti organizzati in Italia denunciavano: “No ad un governo di banchieri”, mentre in Grecia lo slogan che ha salutato il fantoccio pragmatista Papdemos è stato “Unione Europea, Fondo Monetario, fuori dai piedi!”
Le dittature in precedenza avevano iniziato il loro corso come stati di polizia del tutto vomitevoli, che arrestavano gli attivisti dei movimenti per la democrazia e i sindacalisti, prima di perseguire le loro politiche in favore del capitalismo. Gli attuali tecnocrati prima lanciano il loro malefico assalto a tutto campo contro le condizioni di vita e di lavoro, con il consenso parlamentare, e poi di fronte ad una resistenza intensa e determinata posta in essere dai “parlamenti della strada”, procedono per gradi ad aumentare la repressione caratteristica di uno stato di polizia… mettendo in pratica un governo da stato di polizia incrementale.
L’oligarchia finanziaria internazionale non può assicurare per tanto tempo una “stabile e sostenibile” sottrazione di ricchezza con una qualche parvenza di governance democratica, e tanto meno una democrazia oligarchica in decomposizione. Da qui, l’ultima risorsa per i banchieri in Europa e negli Stati Uniti è di designare direttamente uno di loro a esercitare pressioni, a farsi largo e ad esigere una serie di cambiamenti di vasta portata, regressivi a lungo termine. La missione dei tecnocrati è di imporre un quadro istituzionale duraturo, che garantirà per il futuro il pagamento di interessi elevati, a spese di decenni di impoverimento e di esclusione popolare.
La missione della “dittatura tecnocratica” non è quella di porre in essere un’unica politica regressiva di breve durata, come il congelamento salariale o il licenziamento di qualche migliaio di insegnanti. L’intento dei dittatori tecnocrati è quello di convertire l’intero apparato statale in un torchio efficiente in grado di estrarre continuamente e di trasferire le entrate fiscali e i redditi, dai lavoratori e dai dipendenti in favore dei detentori dei titoli.
Per massimizzare il potere e i profitti del capitale a scapito dei lavoratori, i tecnocrati garantiscono ai capitalisti il potere assoluto di fissare i termini dei contratti di lavoro, per quanto riguarda assunzioni, licenziamenti, longevità, orario e condizioni di lavoro.
Il “metodo di governo” dei tecnocrati è quello di avere orecchio solo per i banchieri stranieri, i detentori di titoli e gli investitori privati.
Il processo decisionale è chiuso e limitato alla cricca di banchieri e tecnocrati senza la minima trasparenza. Soprattutto, in base a regole colonialiste, i tecnocrati devono ignorare le proteste di manifestanti, se possibile, o, se necessario, rompere loro la testa.
Sotto la pressione delle banche, non c’è tempo per le mediazioni, i compromessi o le dilazioni, come avveniva sotto le democrazie decadenti e oligarchiche.
- Massicci spostamenti delle disponibilità di bilancio, dalle spese per i bisogni sociali ai pagamenti dei titoli di stato e alle rendite
- Cambiamenti su larga scala nelle politiche di reddito, dai salari ai profitti, ai pagamenti degli interessi e alla rendita.
- Politiche fiscali fortemente regressive, con l’aumento delle imposte sui consumi (aumento dell’IVA) e sui salari, e con la diminuzione della tassazione su detentori di titoli ed investitori.
- Eliminazione della sicurezza del lavoro (“flessibilità del lavoro”), con l’aumento di un esercito di riserva di disoccupati a salari più bassi, intensificando lo sfruttamento della manodopera impiegata (“maggiore produttività”).
- Riscrittura dei codici del lavoro, minando l’equilibrio di poteri tra capitale e lavoro organizzato. Salari, condizioni di lavoro e problemi di salute sono strappati dalle mani di coloro che militano nel sindacato e consegnati alle “commissioni aziendali” tecnocratiche.
- Lo smantellamento di mezzo secolo di imprese e di istituzioni pubbliche, e privatizzazione delle telecomunicazioni, delle fonti di energia, della sanità, dell’istruzione e dei fondi pensione. Privatizzazioni per migliaia di miliardi di dollari sono sopravvenienze attive su una dimensione storica mondiale. Monopoli privati rimpiazzano i pubblici e forniscono un minor numero di posti di lavoro e servizi, senza l’aggiunta di nuova capacità produttiva.
- L’asse economico si sposta dalla produzione e dai servizi per il consumo di massa nel mercato interno alle esportazioni di beni e servizi particolarmente adatti sui mercati esteri. Questa nuova dinamica richiede salari più bassi per “competere” a livello internazionale, ma contrae il mercato interno. La nuova strategia si traduce in un aumento degli utili in moneta forte ricavati dalle esportazioni per pagare il debito ai detentori di titoli di stato, provocando così maggiore miseria e disoccupazione per il lavoro domestico. Secondo questo “modello” tecnocratico, la prosperità si accumula per quegli investitori avvoltoio che acquistano lucrativamente da produttori locali finanziariamente strozzati e speculano su immobili a buon mercato.
- La dittatura tecnocratica, per progettazione e politiche, mira ad una “struttura di classe bipolare”, in cui vengono impoverite le grandi masse dei lavoratori qualificati e la classe media, che soffrono la mobilità verso il basso, mentre si va arricchendo uno strato di detentori di titoli e di padroni di aziende locali che incassano pagamenti per interessi e per il basso costo della manodopera.
- La deregolamentazione del capitale, la privatizzazione e la centralità del capitale finanziario producono un più esteso possesso colonialista (straniero) della terra, delle banche, dei settori economici strategici e dei servizi “sociali”. La sovranità nazionale è sostituita dalla sovranità imperiale nell’economia e nella politica.
- Il potere unificato di tecnocrati colonialisti e di detentori imperialisti di titoli detta la politica che concentra il potere in una unica élite non-eletta.
I tre stadi del governo dittatoriale tecnocratico
Il compito storico della dittatura tecnocratica è quello di far arretrare le conquiste politiche, sociali ed economiche guadagnate dalla classe operaia, dai dipendenti pubblici e dai pensionati dopo la sconfitta del capitalismo fascista nel 1945. Il disfacimento di oltre sessanta anni di storia non è un compito facile, men che meno nel bel mezzo di una profonda crisi socio-economica in pieno sviluppo, in cui la classe operaia ha già sperimentato drastici tagli dei salari e dei profitti, e il numero dei disoccupati giovani (18 – 30 anni) in tutta l’Unione europea e nel Nord America varia tra il 25 e il 50 per cento.
L’ordine del giorno proposto dai “tecnocrati” – parafrasando i loro mentori colonialisti nelle banche – consiste in sempre più drastiche riduzioni delle condizioni di vita e di lavoro. Le proposte di “austerità” si verificano a fronte di crescenti disuguaglianze economiche tra il 5% dei ricchi e il 60 % degli appartenenti alle classi subalterne tra Sud Europa e Nord Europa.
Di fronte alla mobilità verso il basso e al pesante indebitamento, la classe media e soprattutto i suoi “figli ben educati”, sono indignati contro i tecnocrati che pretendono ancor di più tagli sociali. L’indignazione si estende dalla piccola borghesia agli uomini di affari e ai professionisti sull’orlo della bancarotta e della perdita di status.
I governanti tecnocratici giocano costantemente sulla insicurezza di massa e sulla paura di un “collasso catastrofico”, se la loro “medicina amara” non venisse trangugiata dalle classi medie angosciate, che temono la prospettiva di sprofondare nella condizione di classe operaia o peggio.
I tecnocrati lanciano appelli alla generazione presente per sacrifici, in realtà per un suicidio, per salvare le generazioni future. Con atteggiamenti dettati all’umiltà e alla gravità, parlano di “equi sacrifici”, un messaggio smentito dal licenziamento di decine di migliaia di dipendenti e dalla vendita per miliardi di euro / dollari del patrimonio nazionale a banchieri e investitori speculatori stranieri. L’abbassamento della spesa pubblica per pagare gli interessi ai detentori di titoli e per invogliare gli investitori privati erode ogni richiamo all’“unità nazionale” e all’ “equo sacrificio”.
Il regime tecnocratico si sforza di agire con decisione e rapidità per imporre la sua agenda brutale regressiva, l’arretramento di sessanta anni di storia, prima che le masse abbiano tempo di sollevarsi e di cacciarli.
Per precludere l’opposizione politica, i tecnocrati domandano “unità nazionale”, (l’unità di banchieri e oligarchi), l’appoggio dei partiti in disfacimento elettorale e dei loro leader e la loro sottomissione totale alle richieste dei banchieri colonialisti.
La traiettoria politica dei tecnocrati avrà vita breve alla luce dei cambiamenti sistemici draconiani e delle strutture repressive che propongono; il massimo che possono realizzare è quello di dettare e tentare di attuare le loro politiche, e poi tornarsene ai loro santuari lucrativi nelle banche estere.
1) Prima fase: il governo tecnocratico
Con l’appoggio unanime dei mass-media e il pieno sostegno di banchieri potenti, i tecnocrati approfittano della caduta dei politici disprezzati e screditati dei regimi elettorali del passato.
Essi proiettano un’immagine pulita del governo, che parla di un regime efficiente e competente, capace di azioni decisive. Promettono di porre fine alle condizioni di vita progressivamente in deterioramento e alla paralisi politica dovuta allo scontro fra le fazioni dei partiti.
All’inizio della loro assunzione di potere, i dittatori tecnocratici sfruttano il disgusto popolare, giustificato, nei confronti dei politici privilegiati “nullafacenti” per assicurarsi una misura del consenso popolare, o almeno l’acquiescenza passiva da parte della maggioranza dei cittadini, che sta annegando nei debiti e alla ricerca di un “salvatore”.
Va notato che fra la minoranza politicamente più preparata e socialmente consapevole, che i banchieri ricorrano ad un “regime tecnocratico” da colonia, questo provoca poco effetto: gli appartenenti alle minoranze immediatamente identificano il regime tecnocratico come illegittimo, dato che fa derivare i suoi poteri da banchieri stranieri. Essi affermano i diritti dei cittadini e la sovranità nazionale. Fin dall’inizio, anche sotto la copertura dell’assunzione del potere in uno stato di emergenza, i tecnocrati devono affrontare un nucleo di opposizione di massa.
I banchieri realisticamente riconoscono che i tecnocrati devono muoversi con rapidità e decisione.
2) Seconda fase: politiche shock dei tecnocrati
I tecnocrati lanciano un “100 giorni” del più eclatante e grossolano conflitto di classe contro la classe operaia dai tempi dei regimi militare / fascista.
In nome del Libero Mercato, del Detentore di Titoli e dell’Empia Alleanza fra oligarchi politici e banchieri, i tecnocrati dettano editti e fanno passare leggi, immediatamente buttando sul lastrico decine di migliaia di dipendenti pubblici. Decine di imprese pubbliche sono mandate in blocco all’asta. Viene abolita la certezza del posto di lavoro e licenziare senza giusta causa diventa la legge del paese. Sono decretate imposte regressive e le famiglie vengono impoverite. La piramide del reddito complessivo viene capovolta. I tecnocrati allargano e approfondiscono le disuguaglianze e l’immiserimento.
L’euforia iniziale che salutava il governo tecnocratico viene sostituita da biasimi amari. La classe media inferiore, che ricercava una risoluzione dittatoriale paternalistica della propria condizione, riconosce “un altro raggiro politico”.
Come il regime tecnocratico corre a gran velocità a completare la sua missione per i banchieri stranieri, lo stato d’animo popolare inacidisce, l’amarezza si diffonde anche tra i “collaboratori passivi” dei tecnocrati. Non cadono briciole dal tavolo di un regime colonialista, imposto al potere per massimizzare il deflusso delle entrate statali a tutto vantaggio dei detentori del debito pubblico.
L’oligarchia politica compromessa cerca di far rivivere le sue fortune e “contesta” le peculiarità dello “tsunami” tecnocratico, che sta distruggendo il tessuto sociale della società. La dimensione e la portata del programma estremista della dittatura, e il continuo accumulo di frustrazioni di massa, spaventano i collaborazionisti appartenenti ai partiti politici, mentre i banchieri li incalzano per tagli alle garanzie sociali sempre più grandi e più profondi.
I tecnocrati di fronte alla tempesta popolare che sta montando cominciano a farsi piccoli e ritirarsi in buon ordine. I banchieri esigono da loro maggiore spina dorsale e offrono nuovi prestiti per “mantenerli in corsa”. I tecnocrati si dibattono in difficoltà – alternando richieste di tempo e sacrifici con promesse di prosperità “dietro l’angolo”.
Per lo più fanno assegnamento sulla mobilitazione costante della polizia e di fatto sulla militarizzazione della società civile.
3) Missione compiuta: guerra civile o ritorno delle democrazie oligarchiche ?
La riuscita dell’ “esperimento” con un regime dittatoriale colonialista tecnocratico è difficile da prevedere. Una ragione è dovuta al fatto che le misure adottate sono così estreme ed estese, tali da unificare allo stesso tempo quasi tutte le classi sociali importanti (tranne la “crema” del 5%) contro di loro. La concentrazione del potere in una élite “designata” la isola ulteriormente e unifica la maggior parte dei cittadini a favore della democrazia, contro la sottomissione colonialista e governanti non eletti.
Le misure approvate dai tecnocrati devono far fronte alla prospettiva improbabile della loro piena attuazione, in particolare a causa di funzionari e impiegati pubblici a cui si impongono licenziamenti, tagli di stipendio e pensioni ridotte. I tagli a tutta l’amministrazione pubblica minano le tattiche del “divide et impera”.
Data la portata e la profondità del declassamento del settore pubblico, e l’umiliazione di servire un regime chiaramente sotto tutela colonialista, è possibile che incrinature e rotture si verificheranno negli apparati militari e di polizia, soprattutto se vengono provocate sollevazioni popolari che diventano violente.
A questo punto, le giunte tecnocratiche non possono assicurare che le loro politiche saranno attuate. In caso contrario, i ricavi vacilleranno, scioperi e proteste spaventeranno gli acquirenti predatori delle imprese pubbliche. La grande spremitura ed estorsione pregiudicherà le imprese locali, la produzione diminuirà, la recessione si approfondirà.
Il governo dei tecnocrati è per sua natura transitoria. Sotto la minaccia di rivolte di massa, i nuovi governanti fuggiranno all’estero presso i loro santuari finanziari. I collaborazionisti appartenenti alle oligarchie locali si affretteranno ad aggiungere miliardi di euro/dollari ai loro conti bancari all’estero, a Londra, New York e Zurigo.
La dittatura tecnocratica farà ogni sforzo per riportare al potere i politici democratici oligarchici, a condizione che siano mantenute le variazioni regressive poste in essere. Il governo tecnocratico vedrà la sua fine con “vittorie di carta”, a meno che i banchieri stranieri insistano che il “ritorno alla democrazia” operi all’interno del “nuovo ordine”.
L’applicazione della forza potrebbe rivelarsi un boomerang.
I tecnocrati e gli oligarchi democratici, rinnovando la minaccia di una catastrofe economica in caso di inosservanza, riceveranno un contrordine dalla realtà della miseria effettivamente esistente e dalla disoccupazione di massa.
Per milioni, la catastrofe che stanno vivendo, risultante dalle politiche tecnocratiche, prevale su qualsiasi minaccia futura. La maggioranza ribelle può scegliere di sollevarsi e rovesciare il vecchio ordine, e cogliere l’opportunità di istituire una repubblica socialista democratica indipendente.
Una delle conseguenze impreviste di imporre una dittatura di tecnocrati designati, radicalmente colonialista, è che viene cancellato il panorama politico delle oligarchie politiche parassite e si pongono le fondamenta per un taglio netto. Questo facilita il rigetto del debito e la ricostruzione del tessuto sociale per una repubblica democratica indipendente.
Il pericolo grave è quello che i politici screditati del vecchio ordine tenteranno con la demagogia di impadronirsi delle bandiere democratiche delle lotte “anti-dittatoriali anti-tecnocratiche”, per rimettere in piedi quello che Marx definiva “la vecchia merda dell’ordine precedente”.
Gli oligarchi politici riciclati si adatteranno al nuovo ordine “ristrutturato” dei pagamenti dell’eterno debito, come parte di un accordo per conservare il processo in corso di regressione sociale senza fine.
La lotta rivoluzionaria contro i dominatori tecnocratici colonialisti deve continuare e intensificarsi per bloccare la restaurazione degli oligarchi democratici.
( Nota di Mondart: mi sono permesso di sottolineare due interessantissimi concetti finali che introducono, seguendo la logica dello scrittore, un concreto elemento di speranza verso una soluzione sociale più equa e stabile alla fine della fase di transizione: a ben guardare è lo stesso concetto di “Socialismo simil Fabiano” a cui eravamo già arrivati per altra via deduttiva in più di un post. Bene: questo rafforza l’ ipotesi ).
L’ articolo conferma anche in modo incontrovertibile e definitivo come:
a) esista un’ agenda politica prestabilita che viene rigorosamente applicata, a dispetto delle finte direzioni alternative proposteci
b) la “casualità” degli eventi non esiste
c) esiste invece un’ escatologia storica e politica ben precisa che ci è ignota
d) i media, l’ informazione mainstream ed alternativa servono in realtà all’ identico e duplice fine sia di nascondere alla vista della gente la chiara intuizione dell’ agenda retrostante ai fatti, che di inserire successivamente i punti dell’ agenda stessa come se fossero una “richiesta” proveniente dalla massa ( vedi alla nuova luce qui espressa tutta la faccenda del “caso Berlusconi”, per esempio ! )
e) tutto questo sia condotto con una funzione sociale e psichica “dinamica” di lenta presa di coscienza, a rimarcare appunto ancora l’ ipotesi Fabiana di rimodellazione sociale, svolta parallelamente anche attraverso i vari “catalizzatori d’ opinione” ( opinion leader, network, blogger organizzati, e tutti i vari personaggi in vista del web, i più “onesti” dei quali si troveranno, più o meno consapevolmente, ad espletare la “mission” così perfettamente espressa nelle ultime due righe dell’ articolo )
f) si spiega chiaramente con le stesse ultime due righe sia la funzione generale “plastica” di Internet, che quella affidata alla spontanea opposizione dei blogger, che la ( qui più volte denunciata come platealmente sospetta e funzionale ) spettacolarizzazione degli eventi e degli aspetti più “malvagi” della struttura che dovrà essere sostituita, in perfetta coerenza con quanto già esposto in questo articolo
g) se qualcosa vien fatto trapelare, è perchè si vuole che trapeli
h) si prospetti l’ ipotesi di un “aggiustamento finale” da perseguire attraverso una rivolta condotta verso la vecchia oligarchia politica ( questo è in realtà il passaggio più farragginoso e incomprensibile che suona di propaganda o comunque di “desiderata”; omette infatti di dire, in tale contesto perfettamente pianificato, con “cosa” verrà a questo punto nuovamente sostituita la classe politica )
i) in conclusione: gli “architetti del sistema” ci sono, eccome se ci sono !
Ora, per concludere, mi (e vi) torno a chiedere: ma è proprio necessario tutto questo ambaradàn ? Sono proprio necessari tutti questi occulti passaggi, non ci si potrebbe arrivare già oggi in via pacifica ed esplicita ? … A ognuno rispondere, i commenti sono liberi e aperti.
Fonte: http://petras.lahaine.org/?p=1881
Data dell’articolo originale: 27/11/2011
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6312





























Tutto bene e tutto bello, finchè si prospetta come soluzione una repubblica socialista democratica, cioè di sostituire un fallimento e la miseria con un altro fallimento e altra miseria di diverso colore. No grazie.
Tutto e tutti servono allo stesso scopo.
Sia la stampa di regime e non serve ad indottrinare il popolo, spero solo che quella di non regime, lo faccia incosapevolmente, e senza secondi fini.
Però cmq tutto servirà alla fine ad ottenere un solo risultato: NWO…..
Uno stato Orwelliano che decide molto più di quello che già non decide oggi sulla nostra vita, e morte….
Può sembrare retorica, ma se l’alternativa alla morte fisica, deve essere quella morale e spirituale, e la non facoltà di poter decidere se e quando andare a cagare, allora spero di morire prima che arrivi tutto questo.
Non mi uccido solo xchè ho molto rispetto della vita, ma se dopo il controllo che hanno già dei nostri corpi, pensano di avere quello della mia testa, allora sarà dura x chiunque si troverà sulla mia strada e vorrà impormi qualcosa…..
Manca un pezzo o il ragionamento non fila…sterminio di parte della massa di schiavi altrimenti come e perchè uno dovrebbe e potrebbe lavorare?
L’arricchimento per cosa dovrebbe essere usato?Ad un certo punto diverrebbe inutile di per se, tipo papeerone
” dopo aver provocato una crisi economica/finanziaria globale che provocherà la caduta di molti Governi da parte dei Popoli accecati dall’ira, instaureremo un Governo Mondiale composto da Economisti e Filosofi…..” chiunque abbia scritto questo circa 115 anni or sono non aveva bisogno del calendario Maya per predirre il futuro, anzi per pianificarlo.