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Oggi ho capito in modo marcato, netto e cristallino una cosa: siamo schiavi. Ma non come viene comunemente da pensare “schiavi degli altri” (magari anche), bensì, principalmente, “schiavi di noi stessi” e nessuna riforma politica, economica o culturale ci potrà mai rendere liberi e felici, poiché la ragione prima e la causa prima delle nostre schiavitù risiede dentro di noi e ognuno ha la sua, differente ma tanto uguale a quella di chiunque altro.

Finché non “impareremo” noi per primi, senza attendere le altrui azioni, ad applicare un semplicissimo principio, una regola aurea basilare e molto semplice: “fai agli altri quello che vorresti che gli altri facessero a te“, o detta in altre parole “comportati con gli altri come vorresti che gli altri si comportassero con te”.

No, non sono un seguace di Tolstoj, già altri prima di lui erano arrivati a queste ovvie conclusionie a questa ‘massima’.

Parla agli altri in modo comprensibile, come vorresti che un altro a te parlasse. Un bagno di umiltà, esimi professori, dottori e bacellieri; con quale fine iniettate inutili pomposità e ampollosità nei vostri discorsi, articoli, saggi ed esternazioni del vostro così alto discernere? Siate comprensibili se davvero vi sta a cuore rendere edotto il prossimo circa il vostro pensare e concludere. Non fate solo sterili giaculatorie volte unicamente a sollazzare il vostro ego di sapienti acculturati mentre, un po’ più sotto, con la man ve lo menate.

Oibò, quali oscene volgarità esternando sono (no non è sardo, ma italiano poetico antico). Mi devo riprendere, ma in fondo dove e chi l’ha scritto che sebbene si parli di cose serie non si debba anche scherzare e divertirci? Siamo adulti, vaccinati e un po’ più uguali di quello che alcuni pensano senza dirlo.

Dai agli altri ciò che a te piacerebbe ricevere (non fare ovvie battute che qui sono serio). Una parola gentile, un saluto interessato e sincero, un riconoscimento per un lavoro ben fatto, un sorriso per strada, una stretta di mano o una carezza, non trattenerla.

Un giusto riconoscimento economico per il lavoro o bene che stai ricevendo, perché le leggi della domanda e dell’offerta valgono finché ci si diverte: non ti piacerebbe essere preso per il collo in un momento di bisogno e non puoi sapere se il tuo prossimo si trova proprio in un momento simile. Il soldo non è il fine ultimo della tua esistenza, è ben altra la “paga della vita”.

Fai agli altri quello che vorresti ti facessero. Chiedi al tuo prossimo se ha bisogno di aiuto, non rubargli il taxi, paga tu per primo e per tutti al bar (solo finché non divengono due dozzine di avventori però).

Come ti sei sentito l’ultima volta che hai aiutato davvero qualcuno?

E come ti sei sentito dopo aver ricevuto un aiuto per te importante?

Guarda nel tuo passato e trova qualche volta, dai… Sono sicuro che è ben più gradevole la prima situazione, cioè l’avere aiutato. Non essere egoista, quindi, e resta con l’ago della bilancia sempre pendente verso il credito.

Ora, prova a immaginare che domattina ti svegli, esci e trovi il mondo e le persone che si comportano così. Immaginalo davvero però, non fare finta… Ti ho beccato, immaginalo…

Come ti sentiresti portato a comportarti a tua volta? Bello vero?

Ma il segreto è che finchè attenderai di svegliarti in questo sogno, esso non si realizzerà.

Tu, tu, e tu per primo, inizia e consegna frammenti di sogno agli altri e persevera nonostante tutto; gli altri si adegueranno e dal tuo buon esempio proveranno timidamente a essere loro stessi, in primis, un esempio. Non è necessario divenir dal vespero all’alba tal Madre Teresa o Ghandi, c’è un’infinità di gradini in frammezzo e la scala è molto lunga verso questo grande sogno.

Quando eri bambino facevi sogni così, ti sei forse scordato?

E se tutto questo discorso non ha suscitato in te neanche l’ombra di un’emozione, rileggi con più calma e segui le istruzioni contenute all’interno, sono senza controindicazioni ed effetti collaterali, tranquillo.

Fatto? Bene, se ancor nulla è mutato non so proprio più che dirti amico mio, finora il mondo non è stato molto giusto con te, ma neanche tu col mondo… pensaci e rimedia, e fai ovviamnte tu il primo passo.

Attendiamo tutti il tuo risveglio domattina.

Ascanio Montisci

11 Commenti a “REGOLA AUREA?”

  • Sandro:

    Pubblici ringraziamenti al Sig. Ascanio.
    Quella che disamina è, a mio parere che quoto, la verità ultima. La legge dell’uno. Il punto zero. Dentro ogni sovrastruttura sociale, sia questa la “politica”, la “bancocrazia”, il “mercato”, il “sistema”, la “massoneria deviata”, le “mafie”, ogni e qualsiasi impersonale nemico al quale vorremmo opporci, ci sono soltanto uomini. Persone tali e quali a noi, che antepongono il proprio benessere e quello dei propri cari al benessere generale ed altrui.
    Sapete Sig. Ascanio, io il lavoro immaginario ed immaginifico che consigliate, l’ho fatto e l’ho rifatto. Là nel mondo dei sogni, ove “si può tutto ciò che si vuol”, ho visto una società che si autosostiene, basata sul volontariato reciproco, in cui io per primo mi metto gratuitamente al servizio degli altri e dove tutti viviamo al di sopra del bisogno, serviti dagli altri in modo parimenti volontario e gratuito.
    Ebbene e purtroppo ad un certo punto il sogno svanisce, infranto contro un concetto affermato a livello globale. La proprietà privata. Come posso essere io proprietario esclusivo di una parte di questo “mondo” se questo “mondo” appartiene a tutti, anche e soprattutto a coloro che non sono ancora nati. Eppure, la società per come mi è nota e ci è data, si basa su tale impulso, il quale non può prescindere dall’avidità e dalla schiavitù ai bassi istinti, il cui ricettacolo è il denaro.
    Ancora avvolto dai fumi del sogno, in un dormiveglia appena inquinato dell’ego, domando a tutti gli uomini e donne in un unico gergo, quanti sarebbero disposti a rinunciare ad ogni loro “possedere” per viver da “pari” in reciproco dono. La misura dei contrari mi consegna il metro del ritardo sociale accumulato in termini evolutivi.
    Cordialmente Saluto.
    Buon Natale.

  • Oana:

    I diamanti sono sprecati se buttati ai porci, si rischia rimaner distrutti.

  • SDEI:

    @OANA,
    per onore della VERITA’ storica/religiosa il LUI(=MAESTRO dei MAESTRI) che anche TU ben conosci; ha detto nella sua parabola SONO “le perle” NON certo i diamanti buttati ai porci, bada BENE questa mia nota NON vuol ESSERE certo una critica ma una semplice e benevola correzione !!!

    AUGURONI
    & NAMASTE’
    SDEI

  • Cinzia Bianchi:

    Siamo esseri in evoluzione.
    Coloro che sono avanti, sentono il bisogno di elevare gli altri.
    Ed insegnando loro stessi imparano.

    • Oana:

      Personalmente credo che non dobbiamo avere la presunzione di credere di elevare il prossimo, crederci superiori (avanti) oppure insegnare qualcosa a qualcuno ma piuttosto mettere a disposizione il nostro bagaglio di conoscenze ed esperienze con umiltà e disposti anche a non essere condivisi

  • “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” ( Confucio )

    Siccome le due negazioni si annullano otteniamo:
    “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.

    Ma io (gli altri) non è mica detto che accetti che tu faccia a me quello che fai a te.
    Chi sei tu per venirmi a “fare” qualcosa?
    Tu, che magari ti fai del male ogni giorno, che NON ti ami … cosa potresti mai farmi che io debba apprezzare?
    Semmai “fai a te quello che vorresti fosse fatto a te”

    Ecco così va meglio … è meno pericoloso.
    Poi, quando avrai fatto, se quanto ti sei fatto mi incuriosisce, mi attira e lo trovo utile per l’evoluzione mia e della società … allora ti chiederò di insegnami a “fare a me quello che vorrei venisse fatto a me”-

    Stessa cosa per “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
    Ma se questi non ama se stesso, come potrà mai amare qualcun altro?
    Se lo farà nello stesso modo farà solo danni.

    Quindi … iniziamo da noi stessi … poi potremmo occuparci degli altri.

    “Se è un despota colui che volete detronizzare, badate prima
    che il trono eretto dentro di voi sia già stato distrutto. ”
    http://www.akkuaria.com/spazio_poesia/gibran/17.htm

    Namastè
    Dario.

  • Cinzia Bianchi:

    Sinceramente la tua e’ una osservazione che sembra ignorare che su questo pianeta ci sono stati, ci sono e ci saranno persone con diversi ” livelli dell’essere”.
    Chi crede nella reincarnazione sa’ che le anime antiche, avendo un bagaglio di conoscenze ed esperienze piu’ vasto delle nuove, possono fungere da guide.
    Poi ho scritto: “sentono il bisogno..” coloro che hanno realizzato che la divisione e’ una illusione e che in realta’ tutto e tutti sono solo 1, cercano nel modo a loro piu’ consono di divulgarlo.
    E, per favore, leggi la mia ultima frase: “Ed insegnando loro stessi imparano.”
    Non si finisce mai di imparare….
    L’universo e’ in espansione e cosi’ pure la conoscenza.

  • @Cinzia
    Ti ringrazio del suggerimento di rileggere la tua ultima frase.
    Prima l’avevo fatto in modo superficiale.

    Ciò che dici tu è sacrosanto e l’ho condivido.

    Il mio intervento tuttavia era un diverso modo di esporre un concetto simile, spostando un po di più il baricentro verso il singolo individuo, che diventa esempio da seguire (o non seguire) per gli altri.

    Il miglior modo per evolvere, secondo me, è quello di condividere il fare e osservare gli altri se seguono o meno il nostro percorso. Essi ci faranno da specchio, imparando il buono e correggendoci il meno buono.
    Per crescere tutti assieme .

    C’è chi sostiene che l’universo sia in espansione
    perchè NOI siamo in espansione.
    Chissà…. potrebbe essere così.

    Ciao
    Dario

  • Cinzia Bianchi:

    Scusa Dario, ma il mio commento era per Oana.
    A te, complimenti! che capacita’ analitiche!
    Il grande inganno perseguito e’ quello di credere che dobbiamo annullarci per gli altri; quando invece il nostro dovere primario e’ di imparare prima ad amare se’ stessi; conseguito questo, che non e’ semplice, dato le false interpretazioni con cui ci indottrinano, possiamo pensare agli altri. E’ un percorso di ricerca e di pratica che va’ fatto da soli, non essendoci, almeno in occidente, dei veri maestri viventi. In oriente, avere un maestro e’ naturale; ma li’, spiritualmente, c’e’ piu’ liberta’.
    ” Voi li riconoscerete dai loro frutti…” (Mat:7:15-23)

  • Condivido. Dire che alla fine si raccoglie cio’che si semina.

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