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Riceviamo molte mail che ci chiedono di non limitarci a dare notizie negative, che tutti oramai sanno, ma di fare uno sforzo proponendo alternative. Cercheremo di farlo. Quindi iniziamo col riportare la storia dell’Islanda che dovrebbe essere da esempio a tutti noi! La soluzione esiste! Ma dobbiamo essere tutti uniti con positività e amore e non pensare ognuno a se stesso, come invece accade, sprofondando nell’odio, nella rabbia e nel risentimento… Sta crollando tutto. Eppure stiamo ancora seduti al nostro computer (e mi ci metto pure io) perché abbiamo la nostra quotidianità da assecondare. Ebbene, é giunto il momento di alzarsi e di AGIRE!

Articolo di Andrea Degl’Innocenti – tratto da www.ilcambiamento.it

L’hanno definita una ‘rivoluzione silenziosa’ quella che ha portato l’Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell’intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.

Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un’altra costituzione.
Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.

L’Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un’eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un’esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.

Ma procediamo con ordine. L’Islanda è un’isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell’intera Italia, situato un poco a sud dell’immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell’Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di ‘neoliberismo puro’ applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.

Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall’altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull’euro – che perse in breve l’85 per cento – non fece altro che decuplicare l’entità del loro debito insoluto. Alla fine dell’anno il paese venne dichiarato in bancarotta.

Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all’Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l’unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.

Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.

Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d’Islanda era decisamente troppo.

Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos’altro invece si riaggiustò. Si ruppe l’idea che il debito fosse un’entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un’intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d’un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.

La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l’isolamento dell’Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l’Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell’intervista – ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.

A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L’Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l’Islanda.

In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola ‘presidente’ al posto di ‘re’).
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un’assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.

Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. “Io credo – ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente – che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet”.

Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.

Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l’Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l’unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?

 

Ecco la soluzione, agli occhi di tutti (di tutti quelli che vogliono davvero informarsi e capire)!
Rivolgo il mio appello a chi ne capisce più di me e ha i mezzi per iniziare. Organizziamoci come gli islandesi e procediamo per la nostra salvezza!

Laura

Ringrazio Samuele e Silvio per avermi segnalato questo articolo.

23 Commenti a “Islanda, quando il popolo sconfigge l’economia globale”

  • Francesco:

    La Rivoluzione degli Onesti!!!

  • Questa è una moderna favola dei nostri tempi.
    Dico di proposito favola perché attuarla qui da noi sarebbe davvero una impresa titanica e divina.

    Ma non bisogna disperare, anzi.
    Credo che da tutto ciò ognuno dovrebbe imparare qualcosa.
    Dobbiamo essere più islandesi!

  • Simone:

    Cari miei, eran 320mila la.
    Qui siamo 61 milioni (dei quali 16 extracomunitari). Purtroppo lo stesso calzare non va bene a due piedi diversi.. ahimè!

  • alessandro capece:

    Cosa aspettiamo a organizzare lo stesso referendum anche in Italia?
    Ne abbiamo fatti tre e li abbiamo stravinti. Un quarto, quello contro il “porcellum”, si terrà il prossimo marzo e già si sa che vinceremo.
    Sono convinto che gli italiani voterebbero come gli islandesi.
    Contattiamo i numerosi Movimenti che sono nati in Italia, i sindacati, i pensionati, i disoccupati, i free lance workers e diamoci da fare.
    Una volta tanto diamo l’esempio al resto del mondo.

    • Piero:

      …i sindacati? non ne hai abbastanza di quella mandria di delinquenti?
      per il resto, Onore all’Islanda, al suo Popolo (finalmente) Sovrano e al loro agire, pulito, nazionalista e onesto.
      Sono un ottimista ma, in Italia la vedo dura…ci sono sempre i troppo furbi
      saluti ed un Sereno Santo Natale a voi tutti
      Piero e famiglia

    • simuz:

      a tutte le associazioni ma meno che mai i sindacati, che stanno dalla loro stessa parte……..

  • Fabrizio:

    Pubblico anche qui il mio commento:
    Fa molto bene Laura Callegaro a portare l’attenzione sulle buone notizie perchè troppo bombardamento negativo quotidiano ci plasma irrimediabilmente il cervello, compresa SL; mi ricordo che per sopperire a questa mancanza di positività la redazione faceva ogni tanto un articolo di sole notizie positive, però poi è tutto sparito, come mai? Siamo cosi presi solo ed unicamente dal gran negativo? A mio avviso è una mancanza grave, infatti se fossimo educati anche all’esistenza di una via positiva quotidiana sarebbe più facile non accettare il male che ci circonda e offrirebbe degli stimoli per cercare di fare qualcosa di concreto anzichè lagnarci continuamente senza alcun risultato. Credo ci sia molto da meditare su questo, se il popolo è rassegnato al male qualche “colpa” ce la abbiamo anche noi..

  • Questo è la differenza tra Agire e Reagire.
    Gli Islandesi hanno Agito per i loro interessi.
    Noi Italiani stiamo reagendo, soffrendo e offrendoci, per assecondare gli interessi di Altri (Leggi Banche, Multinazionali, USA, Germania,Euro, ecc.)

    Non penso dipenda dal numero di abitanti di una nazione ma da quello che gli abitanti “sentono” di voler ottenere: essere liberi da tutte le “gabbie” o essere liberi da una “gabbia” concentrica di altre gabbie?
    Io non ho dubbi.

    Namastè

    Dario

  • andrea:

    in italia e’ diverso perche’ siamo molti di piu’ , li sono come gli abitanti di una nostra piccola regione, poi NON HANNO PAGATO I DEBITI……. e stampano
    LORO MONETA , qui’ il bidone lo han fatto LE BANCHE che stanno nascoste
    e usano MEDIA e POLITICI ( LORO DIPENDENTI ) per fare PAURA ALLA GENTE ,……………………………………………………………………………………………………………
    SPAVENTARE !!!! sotto sotto CONTINUANO AD ELARGIRE BENEFITS AI DIRIGENTI
    DELLE BANCHE E GRANDI SOCIETA’ CON PAGHE E LIQUIDAZIONI STRATOSFERICHE
    E DI QUESTO NESSUNO NE PARLA !!!
    …………………………………………………………………………………………………………………..
    togliere dalle misere tasche dei cittadini quattro lire rimaste NON SALVA NESSUNO , ma daltronde tutte queste manovre sono fatte da CERVELLI
    MEDIOCRI che di piu’ NON SANNO FARE , I MEGLIO NON S’INTRIGANO CON
    QUESTA GENTE………………………………..

  • roberto:

    liberiamoci dai partiti,dalle corporazioni,dai sindacati,dalle associazioni di categoria,dalla chiesa porporata,dal benessere ad ogni costo ed allora potremo agire,altrimenti avremo sempre dei legami di parte che ci terranno legati,rendendoci schiavi.cambiamo prima la ns mentalità,il ns modo di vedere e pensare la realtà,dobbiamo provocarci,produrre una catarsi ontologica,poi potremo ricominciare

  • Fabrizio:

    Dobbiamo fare la stessa identica cosa

    1° sopra ogni altra cosa dichiarare x legge che il debito pubblico sia estinto x decreto legge

    2° Dobbiamo stampare noi la nostra moneta e non le banche private EVITIAMO IL SIGNORAGGIO

    3° Punire le banche che hanno sbagliato e non farci ricattare piu’ da loro , non sono i soldi che vogliono ….ne hanno fin troppi sono le risorse naturali che vogliono controllare perchè
    sanno che presto termineranno e solo un elite ne ha diritto … NOI NO ormai siamo schiavi moderni

  • Guido Pisa:

    Indubbiamente una bella Storia e per altro l’unica via di uscita anche x noi che siamo molti di piu’,divisi,e soprattutto con la classe politica + balorda che esista.Temo che tra poco(2-3mesi)dovremo accettare il famigerato prestito del FMI che ci fara’ sprofondare come la Grecia.Quindi dobbiamo unirci ed agire SUBITO.Non so’ bene come pero’.

    Complimenti a Simone:
    20 dicembre 2011 at 13:32 uno dei pochissimi che ha capito quanti sono in realta’ gli Immigrati in Italia,problema che verra’ drammaticamente fuori se supereremo la soglia’ dellla miseria.

  • SDEI:

    @TUTTI i LETTORI,
    è vero l’ ISLANDA è un piccolo PAESE poco popolato ma quanti altri piccoli PAESI europei hanno compiuto questa grande RIVOLUZIONE democratica & pacifica(!?)=NESSUNO; ha ragione DARIO è questione di mentalità “politica” e SENSO CIVICO che nell’ italiano medio scarseggia eccome, nonostante le apparenze del tutto o quasi “negative” personalmente SONO fiducioso PERCHE’ altre COMUNITA’ nel MONDO si stanno “ribellando” al POTERE esempio in AMERICA LATINA ricordo l’ EQUADOR il VENEZUELA il PERU’ la BOLIVIA CUBA ed anche l’ ARGENTINA che ha rifiutato gli aiuti CAPESTRO dell’ FMI(=FONDO MONDIALE) !!!

    HASTA SIEMPRE

  • cat:

    @ Laura
    ok e non mollare! Questa scelta, postare un articolo su ciò che possiamo essere.. e siamo!.. E’ vincente! C’è ancora (per poco) limitata coscienza dell’incomesnsurabile potere in nostro possesso .. ma , per favore, insisti !! (anzi insistete Voi di S.L.).. !!
    La proposta di un referendum? Buona idea.. bisogna arrivare a tutti, senza “toccare” le ideologie di nessuno.. può essere un ottimo approccio (non necessariamente definitivo e/o vincente all’inizio.. sembra lento ma sono passaggi indispensabili nello stato di “mentalita” che ci circonda.. Con noi lo fanno da secoli e non sbagliano conoscendo i meccanismi mentali!)
    Ritorsioni?.. Assai probabile, ma non dobbiamo dimenticarci che siamo il 99%! E poi, se il 99% di noi si ferma LORO CHE FANNO?
    Favola moderna?.. Non ne sono certa, anche solo leggendo S.L…. e il resto dove lo mettiamo?
    D’accordo con Fabrizio: educhiamoci ad una vita positiva.
    Ma con quello che succede come si fa?.. Mi permetto di essere ripetitiva: si chiama COESIONE NAZIONALE/GLOBALE… Contro la COERENZA non c’è “arma” che tenga..
    Che ce ne rendiamo conto o meno, l’”insofferenza globale” è al limite.. La N.W.O ne è cosciente, non per niente inventano tutto, compreso il crollo dell’economia… CIO’ DI CUI DOBBIAMO PRENDERE COSCIENZA E’ CHE E’ IL LORO CROLLO, piccoli viscidi apparentemente illuminati, NON IL NOSTRO!.. NOI CI SIAMO E CONTINUEREMO AD ESSERCI..!!! POICHE’ NOI ANDIAMO OLTRE LE MESCHINITA’ E LE SCHIFEZZE E NE STIAMO SEMPRE PIU’ PRENDENDO CONSAPEVOLEZZA… TUTTI!!!
    L’Unione è la Forza.

  • francesco:

    hanno fatto terrorismo televisivo asserendo che la manovra se non si sarebbe fatta non potevano pagare più gli stipendi e le pensioni, abbiamo un capo dello stato comunista che
    che in una notte a fatto senatore Monti e lo a posto come presidente del consiglio anno fatto una manovra da venti miliardi di euro, ma non dicono che anno speso venti miliardi di euro per l’Acquisto di 131 velivoli caccia F 16 da guerra , continuano ad elargirsi stipendi da favola , questa gentaglia deve essere cacciata dal governo compresa tutta quella specie di politicanti che sono li da 40 anni che anno avvallato la manovra di questi mentecatti che ora stanno al governo. sara sempre peggio se non faremo qualcosa purtroppo ai mercati non glie ne frega niente della manovra di monti tantè che lo spreed viaggia sempre in negativo e loro fanno finta di non capire , ma non anno capito che il popolo si sta svegliando

  • olligy olli:

    nazionalizzare le banche

    prestare soldi senza richiedere interessi come per esempio si fa nei paesi arabi
    il corano dice che chiedere interessi sui debiti e peccato

    referendum per abolire i partiti politici

    diranno, come dicono i politici e gli economisti, che l’italia non è l’islanda e da noi i numeri sono diversi…..vero, ma l’argentina? lo ha fatto

    come gli islandesi, cambiare la costituzione

    partecipazione on line della res publica

    le decisioni importanti a carico dei cittadini vengono discusse e approvate dai cittadini online

    no censura online

    partecipare tutti,metterci le mani

    impegno e determinazione

  • Ceci:

    Il referendum é certo una buona idea ma, non per fare la pessimista ma la realista, guardate che in Grecia lo volevano fare ma non é stato permesso!!!!!!

    Tornando all´Islanda ecco 2 video interessanti

    1) la First lady protesta con il popolo dell´inizio di ottobre 2011
    http://www.youtube.com/watch?v=qI5fcAhUQVo&feature=player_embedded#!

    2) Risveglio Islandese di novembre 2011, riprendono i tamburi!!
    http://www.youtube.com/watch?v=1pSH24cRPas&feature=player_embedded

    la cosa strana é mesi fa che ho partecipato (non in Italia) ad alcune dimostrazioni contro le banche: beh, c´erano tutti, rappresentanti di partiti e associazioni, punks e pensionati, c´erano volantini che spiegavano la situazione in Grecia, Spagna e Portogallo ma STRANAMENTE quando chiesi materiale sull´Islanda mi guardarono come se fossi stata un alien:- Perché l´Islanda?!-
    e allora capii che potevo starmene a casa o cmq non andare a quei cortei organizzati da chi ben sapeva e taceva.

    Divulgare é importantissimo perché certe notizie rimangono dietro le quinte.

    buona giornata

  • Tiziano:

    Vorrei sapere perché il popolo islandese a comunque ripreso a protestare..ho saputo che comunque sisù sono riaffacciati i vecchi pericoli (UE, FMI )..Qualcuno mi sa dare notizie? io sapevo che la situazione non era di ripresa ma di stallo (ovviamente perché non è così facile liberarsi del potere economico e finanziario).
    grazie!

  • [...] per la nostra salvezza!LauraRingrazio Samuele e Silvio per avermi segnalato questo articolo.http://www.stampalibera.com/?p=37740Articoli correlatiIslanda, quando il popolo sconfigge l’economia globaleL’impiegato Capozzi [...]

  • Simone:

    Vi spiego la magica parolina che manderà in fumo qualsiasi tentativo di ribellione “organizzata” al sistema corrente, che tenti di prevaricare il potere calato dall’alto (Monti ed Euro):

    Energia.

    Wooohooo.. solo questa parola? Certo. Mettiamo caso che noi si disarcioni via dal trono Monti, si metta sopra Benetazzo, Marra, Scilipoti (e magari il sottoscritto per la giustizia..).
    Dalla francia, ci staccano il contatore. Tac.

    Restiamo al buio. E metà dell’italia MUORE nel giro di una settimana.

  • evidenzio questo link, a cui ho gia risposto e postato qualcosa, in quanto, la mancanza di umiltà, e correttezza, mi fa rabbia!!http://mazzetta.wordpress.com/2011/12/27/le-bufale-sulla-rivoluzione-islandese-nascono-in-italia/comment-page-2/#comment-337. per l’autrice del post.

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