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E’ una strana, grande anomalia italiana, quella della estrema frammentazione politica, partitica, ideologica, razziale, culturale. Finanziata e voluta da chi e perchè?

Oggi il sindacato, più che essere una spalla per il lavoratore, sembra essere un organismo di taglieggio per le aziende ed infine anche per i lavoratori stessi. Il malcontento imperversa e non è raro sentire, specie in Veneto dove le tensioni sul lavoro sono più acute, invettive pesanti verso quello che è stato o voleva essere il Sindacato, cioè un civile organismo di difesa degli interessi dei lavoratori. Oggi sento alla radio e vedo manifesti pubblicitari di associazioni  sindacali e mi chiedo: chi paga alla fine?

Innumerevoli sigle sindacali, si pensi a quelle della scuola, di tutti gli orientamenti (i cui iscritti sono in grande prevalenza pensionati), sono favorite, direi mantenute per legge dai governi delle banche.

Le associazioni sindacali sono foraggiate ad arte come lo furono i piccoli partiti del centrosinistra negli anni della DC, per rendere ingestibile, ingovernabile l’Italia.

Questi associazioni sono funzionali al mantenimento del potere così come è ora, per creare correnti mafiose di interesse, in una parola per tenere in scacco l’Italia. E’ il solito divide et impera, lo stesso concetto di divisione applicato, anche se declinato diversamente in Libia, in Iraq ed in tutti quei paesi in cui si odono i fragori delle bombe dei terroristi, che tutto sono fuorchè arabi.

Con buona pace di una Lega Nord che non è riuscita a combinare nulla di concreto nonostante i bei proclami,  siamo consegnati mani e piedi alle entità globalizzanti che hanno il solo scopo di disgregare le nazioni sovrane.

L’utilizzo degli emigranti come esca pietistica è una infida strategia di dissoluzione di società civili autonome,  per raggiungere lo scopo dell’annientamento delle culture e delle nazioni sovrane. Come uno schiacciasassi il mondialismo avanza e noi accecati dalla stupidità e abbeverati dai criminali media del regime, come Polifemo, non riusciamo a vederlo. E la storia come un idiota si ripete, è proprio il caso di dirlo.

Segue un approfondimento

LB

CGIL: 3000 sedi in tutta Italia e neppure un euro di ICI,

(Cisl 5000 sedi e la Uil sarebbe in possesso di immobili per un valore di 35 milioni di euro)

  fonte: Questaelasinistraitaliana

Altro che Vaticano. I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. Questo grazie ad una legge, la numero 504 del 30 dicembre 1992 (in pieno governo Amato), che di fatto impedisce allo Stato italiano di avanzare richieste ai sindacati. E i soldi sottratti, o meglio non percepiti, dalle casse statali sono davvero tanti: la Cgil, ad esempio, sostiene di avere circa 3mila sedi in tutta Italia, ma si tratta di una specie di autocertificazione, in quanto i sindacati non sono assolutamente tenuti a presentare i loro bilanci. Solo un altro dei tanti privilegi dell’”altra Casta”, come è stata brillantemente definita dal giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti, che con tale formula ha dato il titolo al suo libro/inchiesta sulla Triplice.
Se la Cgil dichiara 3mila sedi, la Cisl addirittura 5mila. E la Uil sarebbe in possesso di immobili per un valore di 35 milioni di euro.
La legge, però, paragona in modo del tutto immotivato i sindacati alle Onlus, ossia alle organizzazioni di utilità sociale senza scopo di lucro.
Senza scopo di lucro? I sindacati? Un paradosso.
Ma c’è di più. Cgil, Cisl, Uil, Cisnal (poi diventata Ugl) e Cida hanno ereditato immobili dai sindacati del Ventennio fascista, senza dover pagare tasse. Tutto secondo legge, in questo caso la 902 del 1977, che con l’articolo 2 disciplina la suddivisione dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste.

Non c’è da stupirsi: soltanto nella scorsa legislatura, 53 deputati e 27 senatori, quindi 80 parlamentari in totale, provenivano dalla Triplice. Logico che in parlamento si facciano leggi “ad personam”, o meglio ad usum sindacati.
I regali più importanti, inutile dirlo, arrivano però sempre quando al governo c’è una coalizione di centro-sinistra.
Eccone alcuni: nel maggio 1997 il governo Prodi, per iniziativa del ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, ha tirato fuori dal cilindro la legge 127, la quale grazie all’articolo 13 libera le associazioni dall’obbligo di autorizzazione nelle attività e nelle operazioni immobiliari. Con la finanziaria del 2000 vengono invece istituiti fondi per la formazione continua gestiti da sindacati e associazioni degli imprenditori. Ancora con il governo Amato, nel 2001 è fissato l’importo fisso per i patronati calcolato su tutti i contributi obbligatori versati da aziende e lavoratori agli enti.
Attraverso i patronati, i Caf (Centri di assistenza fiscale) e le deleghe sindacali sulle pensioni giungono fiumi di denaro nelle casse dei sindacati. Un meccanismo infallibile: i patronati si occupano di previdenza, richieste di aumento e pratiche di invalidità. E per ogni pratica l’Inps rimborsa. L’assistito del patronato è però logicamente anche un potenziale cliente dei Caf: i Centri di assistenza fiscale, nati ovviamente con la sinistra al governo (Amato, anno 1992), compilano le dichiarazioni dei redditi e le spediscono via internet all’Inps. Ad ogni spedizione corrisponde un rimborso, anche se i costi sono pressoché azzerati.
In soccorso dei Caf è arrivato persino il decreto legislativo 241 del 1997, governo D’Alema, che concedeva loro l’esclusiva sulla verifica dei dati inseriti sui 730. Costringendo il Ministero delle Finanze a elargire un rimborso per ogni 730 inviato dai Caf.
Peccato che tale decreto sia stato “bastonato” nel 2006 dalla Corte di Giustizia Europea, senza che nessun quotidiano nazionale sempre attento alle sanzioni europee ne abbia dato notizia. Ma su internet la notizia si trova.
Alla fine le entrate che derivano dai tesseramenti, la cui revoca è pressoché impossibile, sono quelle meno importanti.
Allora, i sindacati davvero meritano agevolazioni fiscali?

Fonte: Questaelasinistraitaliana

7 Commenti a “Sindacati, un trattamento di favore sull’ICI perchè? Piano strategico per la dissoluzione di nazioni sovrane”

  • egon:

    A lavorare per il CAF nel periodo che va da fine marzo a inizio giugno vengono arruolati impiegati che si trovano in una condizione di disoccupati cronici, costretti a frequentare ripetitivi corsi propedeutici non retribuiti in febbraio e marzo senza tollerare una sola assenza, inquadrati al minimo con contratti da precari licenziabili in qualunque momento, quasi tutti sottopagati nel senso che talvolta lavorano l’intera giornata a fronte di una retribuzione part-time.

    Verso questi sfigati Cisl, Cgil, Uil applicano tutte le furbate, le canagliate e il mobbing che la classe padronale ha potuto escogitare negli anni.

  • lovanuaresta:

    confermo, sono uno di loro.

  • pINO:

    Questo ormai è un regime atroce.

  • alessandro capece:

    I neoliberisti hanno applicato la stessa ricetta in tutti i Paesi europei. Si sono comprati i partiti di opposizione, perché prendessero i voti dei lavoratori e li spendessero a favore della destra. E si sono comprati i sindacati, perché si dividessero e organizzassero scioperi di tre ore per scoraggiare i lavoratori.
    E’ una balla che gli italiani non hanno il coraggio di ribellarsi. La verità è che non sanno su chi far convergere i loro consensi e le loro energie.
    La sinistra alternativa dovrebbe unirsi per superare la soglia del 4% e cominciare a dare battaglia in Parlamento e nelle piazze. La FIOM, i Cobas e gli spezzono di sindacato buono dovrebbero formare un vero sindacato. Perché non l’hanno fatto ancora? Non vi sembra inconcepibile?
    Se le cose non cambiano, saremo sempre più schiavi di chi sfrutta i lavoratori.
    Ma per succedere occorre che le masse si rendano conto che sono stati svenduti per un pugno di dollari da gentaglia inqualifibile, disumana e lurida oltre ogni dire.

  • Mariano:

    Questo è giornalismo, complimenti.

  • Lino Bottaro:

    sull’utilità di un sindacato unitario forte non vi sono dubbi, lo dico a scanso di equivoci, ma la realtà italiana è tutto fuorchè unitaria…

    • loto:

      Lo dice anche l’inno d’Italia:

      Noi fummo da secoli
      Calpesti, derisi,
      Perché non siam popolo,
      Perché siam divisi.

      C’è solo da contare sull’introduzione:

      Fratelli d’Italia,
      L’Italia s’è desta;

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