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Mosler/Pilkington: un Piano Credibile di Uscita dall’Eurozona
Se i politici dell’Eurozona non trovano soluzioni accettabili e funzionanti, ecco da Warren Mosler un bel piano B da prendere in considerazione
La zona euro ha sicuramente visto giorni migliori. Il caos sta diventando sempre più grande.
Tutto questo potrebbe essere evitato, ovviamente, e se le autorità Europee decidessero di agire attraverso il sostegno della BCE al debito sovrano della periferia, tutta la crisi giungerebbe al termine. Ma le autorità Europee, per una serie di motivi, non sembrano volerlo fare. E anche se lo facessero, rimarrebbe la questione dell’austerità: continueranno a far ingoiare a forza ridicoli programmi di austerità ai governi della periferia? E se sì, per quanto tempo ancora? Dei documenti trapelati dall’interno della Troika considerano i programmi di austerità come un misero fallimento, eppure i funzionari Europei continuano a considerarli l’unica opzione. Quindi, a questo punto possiamo solo concludere che, dato che i funzionari Europei sanno perfettamente che i programmi di austerità non funzionano, li stanno perseguendo per ragioni politiche piuttosto che per ragioni economiche.
USCITA DALL’EURO – Così, noi sosteniamo che i governi della periferia dovrebbero avere una strategia di uscita credibile a portata di mano ed è a questo che ora ci rivolgiamo.
Una tale strategia non sarebbe molto difficile da implementare e consisterebbe di due principi chiave:
1. Appena annunciato che il paese sta lasciando la zona euro, il governo dovrebbe annunciare che effettuerà i suoi pagamenti – per i dipendenti pubblici, ecc – esclusivamente nella nuova valuta. Così il governo dovrebbe smettere di usare l’euro come mezzo di pagamento.
2. Il governo dovrebbe inoltre annunciare di accettare pagamenti delle imposte solo in questa nuova moneta. Questo assicurerebbe che la moneta avesse un certo valore e, almeno per un po’, un’offerta molto scarsa.
E questo è già tanto. Il governo spende per le sue necessità e immette quindi la nuova moneta nell’economia mentre la nuova politica fiscale assicura che la moneta sia ricercata dagli opertori economici e, quindi, abbia valore. La spesa pubblica è quindi il canale attraverso il quale il governo immette la nuova moneta nell’economia e la tassazione è il meccanismo che garantisce che i cittadini cerchino la nuova moneta.
L’idea è quella di adottare un approccio ‘passivo’. Se il governo di un paese annuncia l’uscita dalla zona euro e poi congela i conti bancari e forza la conversione, succederebbe il caos. I cittadini del paese correrebbero agli sportelli delle banche e cercherebbero disperatamente di ottenere quanti più possibile contanti in euro, per anticipare il fatto che avrebbero più valore della nuova moneta.
Nell’ambito di questo piano, tuttavia, i conti bancari dei cittadini sarebbero lasciati stare. Spetterebbe a loro di convertire i loro euro nella nuova valuta al tasso di cambio fluttuante stabilito dal mercato. Essi, naturalmente, dovrebbero cercare la moneta per pagare le tasse, e così venderebbero beni e servizi denominati nella nuova valuta. Tutto questo ‘monetizza’ l’economia nella nuova moneta e, al tempo stesso, aiuta a stabilirne il valore di mercato.
Che la nuova valuta abbia un tasso di cambio fluttuante è assolutamente fondamentale. Alcuni commentatori suggeriscono che all’uscita dall’euro la nuova moneta del paese in questione si agganci all’euro per garantire che mantenga il suo valore. In questo scenario la nuova moneta potrebbe quindi mantenere il suo valore nei confronti dell’euro, e se il governo non prendesse la decisione consapevole di svalutare la moneta, i prezzi all’importazione non salirebbero.
Questo potrebbe sembrare buono a tavolino, ma noi sosteniamo che, applicato nella realtà, non sarebbe altro che un saltare ‘dalla padella nella brace’. Per agganciare la nuova moneta all’ euro, la banca centrale dovrebbe detenere adeguate quantità di euro a riserva. Agganciando la nuova moneta all’euro starebbero sostanzialmente facendo la promessa di cambiare la nuova moneta in euro su richiesta. E così per farlo dovrebbero ottenere in qualche modo e mantenere riserve sufficienti in euro. In questo caso si suppone che questo significherebbe un accumulo di debiti denominati in euro dal Fondo Monetario Internazionale o qualche accordo di tal genere.
Un tale approccio può causare seri problemi. I defaults in Argentina e in Russia – rispettivamente nel 2001 e nel 1998 – e gli stati disastrosi delle economie che ne sono seguiti, erano dovuti al sistema di cambi fissi che questi paesi hanno scelto di perseguire. Quel che succede in un sistema simile è che i governi ben presto trovano che le fluttuazioni nelle condizioni del credito dell’economia interna derivano dalle fluttuazioni nella domanda della loro valuta e, in quanto non hanno sufficienti riserve della valuta a cui sono agganciati, i loro tassi di interesse si impennano e il governo perde la sua capacità di spendere come meglio ritiene opportuno. Il risultato finale è che cercano di prendere in prestito la valuta estera di cui hanno bisogno dal FMI. Questo in genere fornisce solo un sollievo temporaneo e costringe il paese in questione ad adottare misure di austerità che mandano il tasso di disoccupazione alle stelle, aumentano il deficit a causa dell’aumento dei sussidi di disoccupazione e del minor gettito fiscale, mentre l’economia rallenta. Come la dinamica della deflazione da debito si rafforza, il paese esaurisce le riserve in valuta estera e poi va in default con generalmente un deprezzamento della moneta di circa il 70%. E così siamo tornati al punto di partenza, ma con un’economia in uno stato di gran lunga peggiore e, potenzialmente, il sangue nelle strade.
Come possiamo vedere, agganciare la nuova moneta all’euro lascerebbe i paesi periferici esattamente nella stessa posizione in cui si trovano attualmente; rimarrebbero dipendenti dalle riserve di una moneta che non emettono. Molto meglio che il paese esca permettendo semplicemente alla propria moneta di fluttuare nei confronti dell’euro, e lasciare che sia il mercato a stabilire il tasso di cambio. In questo modo il Paese avrebbe il pieno controllo sovrano sulla sua valuta senza la minaccia di default.
I prestiti che il governo ha contratto in euro potrebbero o essere ignorati o, se assolutamente necessario, rinegoziati nella nuova valuta. Questo sarebbe considerato un default, ma dal momento che la stessa uscita fondamentalmente equivale a un deafult, non vediamo alcuna ragione per cui questo dovrebbe essere considerato un problema. Allo stesso tempo, anche i contratti esistenti di beni e servizi stipulati dal governo in questione sarebbero ridenominati nella nuova valuta.
Noi comprendiamo che tale mossa porterebbe alla bancarotta di molti all’interno del paese. Chiunque abbia dei debiti privati denominati in euro, dovrebbe cercare di ripagare il debito o andare in bancarotta. Benché sia un danno, non interferisce con i livelli complessivi di occupazione, produzione e consumo interni. In queste circostanze il debitore potrebbe ancora mantenere il suo bilancio di euro e non gli sarebbe impedito di cercare di accumulare la moneta, così gli verrebbe data ogni giusta opportunità di servire il debito proprio.
Tutte le banche che avessero sofferenze sui loro crediti effettuati in euro probabilmente dovrebbero essere lasciate fallire mettendo in liquidazione i loro assets. Ma a questo punto, con la possibilità di emettere la propria moneta, il governo che esce dall’euro potrebbe facilitare le ricapitalizzazioni delle banche stesse senza bisogno di valute estere o dover prendere in prestito dall’estero.
E’ anche importante che il governo che esce interrompa immediatamente i suoi programmi di austerità. Dal momento che non dipenderebbe più dalla Troika per il suo finanziamento dovrebbero usare lo spazio appena guadagnato in politica fiscale per effettuare politiche fiscali anticicliche che cerchino di ridurre la disoccupazione e promuovere la crescita economica. L’Argentina dopo il suo default nel 2001 sarebbe un modello in questo senso e potrebbe incoraggiare i politici a considerare dei programmi diretti a garantire l’occupazione (jefes), un approccio che è stato messo in atto lì e si è rivelato di gran lunga superiore alle attuali politiche che utilizzano la disoccupazione come ancoraggio dei prezzi.
Se la moneta di nuova emissione si indebolisse parecchio, questo può essere un male per gli importatori e coloro che dipendono da merci importate. Tuttavia, una moneta debole potrebbe anche assicurare un notevole impulso all’industria nazionale. Con l’aumento delle esportazioni, i partners commerciali aumenterebbero la domanda della valuta nazionale per poter acquistare i prodotti. Questo farebbe salire il valore della moneta e diminuire le pressioni sui costi delle importazioni provocate dal deprezzamento della moneta.
Vorremmo anche incoraggiare tutti i paesi che potrebbero trovarsi di fronte all’uscita dall’euro a stampare in segreto una scorta di nuova moneta e tenerla a portata di mano per ogni evenienza. Con quella che è attualmente la situazione in Europa l’abbandono dell’euro potrebbe rappresentare una soluzione, e in tal caso è meglio essere pronti piuttosto che essere costretti ad adottare provvedimenti improvvisi che potrebbero portare al disastro.
Warren Mosler è un economista e investment manager, creatore del mortgage swap e dell’attuale contratto di swap Eurofutures – e Philip Pilkington è giornalista economico e scrittore
































PESONALMENTE RITENGO CHE L’UNICA VIA DI USCITA ALLO TSUNAMI CHE SI STA ABBATTENDO SU DI NOI, SIA QUELLO DI RICORRERE “AL mERCATO” NELLA SUA FORMA PIU’ ESTREMA – la seguente:
BISOGNA LASCIARE AGIRE LA SPECULAZIONE AL RIBASSO SU TUTTI I TITOLI DI STATO (italia_spagna_portogallo_irlanda…)
ANZI BISOGNA FAVORIRLA CON ANNUNCI DEMENZIALI .
QUANDO TUTTI I TITOLI DI STATO QUOTERANNO AL 50% DEL LORO VALORE NOMINALE,
(in quel momento i mercati direbbero chiaramente, fra le altre cose, che il debito di ogni stato e’ dimezzato, infatti esempio Italia, con 1.000 miliardi di euro, si potrebbe acquistare sul mercato, l’intero debito di 2.000 miliardi)
GLI STATI “SOVRANI” GUIDATIDA POLITICI CON I “COGLIONI”, IMPEGNEREBBERO TUTTE LE LORO LIQUIDITA’, ATTIVEREBBERO TUTTE LE LINEE DI CREDITO POSSIBILI (anche costituendo a garanzia i vari beni dello Stato che si vorrebbero “svendere” con le privatizzazioni) PER ACQUISTARE IL PROPRIO DEBITO SUL MERCATO, E QUINDI PROCEDERE AL SUO IMMEDIATO ANNULLAMENTO, IN QUANTO LO STATO DIVENTEREBBE
CREDITORE DI SE STESSO.
IN QUESTO MODO SI SCARICHEREBBE SUL MERCATO IL COSTO DI TUTTE LE MANOVRE ECONOMICHE “SALVA ITALIA” PRESENTI E PROSSIME (perche’ ce ne saranno altre a breve)
SICURO EFFETTO DI UN TALE COMPORTAMENTO SAREBBE QUELLO DI VEDERE IN 2 NANOSECONDI, I VARI TITOLI DI STATOSCHIZZARE SOPRA LA PARITA’ NOMINALE (con buona pace di tutte le storie sugli”spread”)
SONO CONVINTO CHE IL SOLO ANNUNCIO DEL VARO DI UN DECRETO LEGGE, FINALIZZATO ALL’ACQUISTO ED ANNULLAMENTO DEL DEBITO , CON OPERAZIONI SUL MERCATO APERTO BLOCCHEREBBE D’INCANTO LA SPECULAZIONE E CI DAREBBE MOLTISSIMO TEMPO PER AGGIUSTARE LE COSE.
PURTROPPO IL POTERE E’ IN MANO AD UNA “COSCA” CHE AGISCE IN MANIERA DIAMETRALMENTE OPPOSTA
(la speculazione al ribasso agisce principalmente mediante le operazioni di prestito “titoli”. questi titoli prestati, devono essere riconsegnati al prestatore entro breve tempo, pertanto esistendo un Decreto Legge che autorizza l’estinzione di tali titoli, con il ritiro dei medesimi dal mercato si taglierebbe L’ERBA SOTTO I PIEDI alla speculazione- faccio notare che in genere i prestatori di titoli, non sono nientealtro che i Fondi di Investimento, ai quali tutte le Banche, in questi anni, hanno indirizzato i Risparmiatori, con OCULATI consigli.
Tali Fondi di Investimento, guidati dai vari PASSERA-PROFUMO…. MEDIANTE I LORO SOTTOPOSTI, agiscono contro l’interesse degli Stati e dei Risparmiatori che hanno sottoscritto le quote.
Dimostrazione ne e’ se si va a controllare il valore delle quote dei Fondi Obbligazionari puri….
PURTROPPO E’ PURA UTOPIA COMBATTERE CONTRO TUTTI QUESTI SIGNORI
Non prendiamoci per il naso. Dar credito ai “debiti” degli stati suggerisce l’inveramento dei debiti stessi come “legali” quando son tutto tranne che.
Quindi facciam fallire TUTTO e TUTTI. e si ricomincia da zero.
L’Ungheria sta mostrando iall’europa (maiuscole e minuscole volute) come si può fare.
Il sunto del commento di Giovanni sta in una frase di Talleyrand: “Le banche non fanno bene i loro affari, se non quando lo stato li fa male”.
Sento anche economisti cattedrattici parlare dei problemi di debito pubblico di paesi come il nostro, come causa di questa crisi, dimenticandone la vera origine.
E’ opportuno ricordare alcuni fatti fondamentali, per evitare che colpe altrui, vengano riportate sui cittadini di paesi come l’Italia, con le solite frasi qualunquiste del tipo: abbiamo vissuto sopra ai nostri mezzi, abbiamo preteso troppo, ecc…
Non intendo difendere assolutamente la casta politica, che con un’amministrazione pessima, ha concorso alla lievitazione del debito pubblico, ma credo sia opportuno valutare tutte le variabili che hanno scatenato questa crisi.
L’inizio si è avuto subito dopo che il prezzo del petrolio è arrivato a poco meno di 140 dollari al barile, nella tarda primavera, per poi propagarsi ad altre vicende inglesi, ai subprime americani e culminare nel crack Lehman.
All’epoca si leggeva che il petrolio a quel prezzo era un fatto di speculazione, ma analizzando gli eventi, è stato proprio l’elemento scatenante, che ha evidenziato l’impossibilità di sostenere questo sistema basato sulla crescita continua, ma con risorse finite (e non solo energetiche).
Purtroppo valutando la situazione solo ed esclusivamente in termini finanziari, non si potrà mai giungere ad una soluzione duratura, perchè è una crisi sistemica.
Non è solo un problema monetario-cartaceo, ma di economia reale, che così com’è pensata, è insostenibile.
Mi chiedo:
Ma..e l’euro?
Che succede all’euro?
In questa analisi non viene preso in considerazione l’effetto che l’uscita dell’italia provocherebbe alla moneta unica europea!
Siamo sicuri che l’euro resterà indenne dall’uscita della terza economia dell’unione, quand’anche non crolli completamente?
Io credo che si possa anche ipotizzare una forte speculazione su una moneta così in difficoltà, e che la lira probabilmente si svaluterà, ma rispetto al dollaro!
Certo prevedere le reazioni dei mercati non è facile, ed è sicuro che la bce interverrebbe per comprare euro, ma insomma una svalutazione dell’euro, mi sembra un’ipotesi non campata per aria!
Caro Luigi,
la moneta unica europea saltasse pure per aria. Sarebbe la cosa migliore che potrebbe succedere ai popoli d’Europa.
Ora la moneta unica è solo un giogo usato per schiavizzare i popoli, a favore dei grossi potentati bancari mondiali, proprietari attualmente della BCE (è una S.p.a. privata lo sai?) e dell’€uro = soldi del Monopoli/carta straccia, senza controvalore alcuno in nessuna forma.
I “mercati” invece, sono prprio quei potentati economici, proprietari della BCE, che stanno attualmente tenendo per le palle tutti i governi d’Europa.
Da questa scena assurda e allucinante si ha da uscire in un modo o nell’altro.
Questo è come stanno le cose, purtroppo.
Buone cose