“Democrazia a rischio” titola ilsole24ore. Ovvero quando una nazione esprime decisioni sovrane diventa pericolosa.
I globalizzati atlantici si agitano per la perdita di controllo sulla Turchia. Un’altra nazione dopo l’Ungheria con il FMI, la Turchia, ha optato per non farsi più pestare i piedi ed ha deciso di sbarazzarsi definitivamente dei sicari dei mondialisti che controllavano e gestivano le sue forze armate.
Questa presa di posizione si concretizza con l’arresto del Capo di Stato Maggiore Basbug. La decisione segue la revoca del contratto di fornitura di aerei da caccia americani in seguito alla scoperta che i velivoli potevano essere comandati in remoto da oltre oceano.
Ecco parte di un articolo apparso su www.effedieffe.com di M. Blondet sull’argomento:
kara: un altro schiaffo agli USA. StrategicoMaurizio Blondet 04 Aprile 2011
Il 22 marzo, mentre la NATO (o il suo Occidente) bombarda in Libia, il ministero turco della Difesa ha annunciato in modo ufficiale d’aver sospeso indefinitamente l’acquisto di cento F-35, i costosissimi Joint Strike Fighters fabbricati dalla Lockhedd Martin che il Pentagono sta obbligando i suoi alleati, volenti o nolenti, a comprare: più servi comprano il dubbio caccia-bombardiere più per gli USA i costi si spalmano. E i costi del JFS sono lievitati negli anni fino all’assurdo: ai tempi di Prodi la (serva) Italia aveva accettato di comprarne 131 al prezzo di 50 milioni di euro a pezzo, oggi il prezzo è lievitato a 113, con stanziamenti aggiuntivi del governo italiano perchè il nostro Paese, con alcune delle sue aziende di punta, partecipa allo sviluppo dell’ F-35. La decisione turca di rinunciare a far la sua parte, farà aumentare ulteriormente il prezzo dell’aereo da battaglia più caro della storia.
Ma per Washington, il vero schiaffo sta nella motivazione che Ankara ha dato per il suo rifiuto: secondo un breve comunicato dell’Atlantic Council, la Turchia non compra più perchè «il Pentagono rifiuta di condividere i codici-fonte (source code) del software usato nell’avionica progettata per l’aereo, così come i codici che possono essere usati esternamente (externally) per attivare gli apparecchi». (Countries look to delay F-35 purchases amid cost fears)
Qui le parole vanno soppesate e assaporate, per valutare l a natura strategica dello schiaffo turco al grande alleato. Persino gli inglesi si lamentano che gli USA non danno i codici-fonte, il che non è una novità (li danno solo ad Israele); ma lo fanno a bassa voce. Il ministro turco della Difesa Vecdi Gonul, invece, dichiara ufficialmente ed esplicitamente che gli USA possono manipolare dall’esterno gli aerei turchi, trasformandoli in droni che agiscono indipendentemente dai comandi turchi: anche questo si sa, ma non si dice. Invece i turchi hanno detto in sedi ufficiali – come riporta la rivista delle ambasciate canadesi – che teme «che gli aerei possano essere volti contro la Turchia ove questa si trovi a combattere un alleato degli USA» (these code secrets could be turned against Turkey if they attacked a US ally).”
Le ultime guerre di ” democrazia” della Nato e l’interesse militare degli Usa e di Israele in Medio Oriente deve aver fatto rizzare più di una antenna ad Erdogan, anche in seguito al trattamento inflitto a Gheddafi che credeva, anche lui come Saddam Hussein, di essere al sicuro in qualità di amico della Nato ed aveva di conseguenza allentato le misure strategiche di sicurezza. Insomma, potrebbe, quella di Erdogan, sembrare una misura tesa a scongiurare un possibile tentativo di golpe dei militari per importare una non improbabile “democrazia al fosforo”.
Il passo del governo turco tenderebbe quindi a mettere in sicurezza le forze armate in seguito alla crescente aggressività israeliana che si è fatta beffa del concetto della sovranità territoriale turca, palesatasi nell’abbordaggio e assassinio dei partecipanti di nazionalità turca della Mavi Marmara, della missione Freedom Flotilla, la missione di aiuti umanitari di prima necessità che doveva rompere l’assedio israeliano di Gaza.
Importante e divertente è la preoccupazione del giornalista del Sole per la democrazia in Turchia, nell’articolo che segue. E’ un giochino da manuale. Questi depistaggi continui ci convincono sempre più dell’eccitazione e del livello di difficoltà a serrare i ranghi che il Regime Globalista incontra ogni giorno di più sulla sua strada. Nel caso specifico il giornalista ha già decretato la colpevolezza nella decisione del governo di Erdogan e la conseguente condanna.
Arrivano i nostri, peee pereppè pepè!
A. Drago
di Vittorio Da Rold 6 gennaio 2012 fonte: Ilsole24ore
Erdogan passa il Rubicone: arrestato l’ex Capo di Stato Maggiore Basbug, democrazia a rischio.
Ilker Basbug (Afp)È un colpo clamoroso che mette a rischio l’assetto democratico in Turchia. L’ex-capo di Stato maggiore turco, il roccioso e inflessibile generale Ilker Basbug, è stato arrestato oggi, in via cautelare, con l’accusa di essere «alla guida di un’organizzazione terroristica» Erkenekon intenzionata a «rovesciare il governo islamico-conservatore» del premier islamico conservatore Recep Tayyip Erdogan.
È la prima volta che in Turchia, dove i militari hanno sempre avuto un grande potere come custodi della laicità del paese e hanno organizzato numerosi colpi di stato in passato, che un ex-capo di Stato maggiore viene arrestato.
«Il 26/o Capo di Stato maggiore della Repubblica di Turchia è arrestato con l’accusa di creazione e guida di un’organizzazione terroristica», ha riferito lo stesso Basbug a giornalisti esterrefatti lasciando il tribunale a Istanbul. Lo riferisce l’agenzia ufficiale Anadolu aggiungendo che l’avvocato del generale a capo delle Forze armate turche dal 2008 al 20 agosto del 2010 presenterà appello. Sono mosse molto pericolose per la democrazia e richiamano il rischio del cesarismo o se preferite dell’autoritarismo che fa breccia in realtà dove il partito di governo non ha contrappesi forti nell’opposizione parlamentare o nella società civile o in altre forme di contro-potere come la magistratura e l’esercito. Fenomeni che vedono l’omaggio solo formale alle regole della divisione dei poteri dettata da Montesquieu ma che nei fatti interpretano la gara politica come una salda presa “leninista” di tutti i gangli vitali del potere senza alternanza se non quella formale tra le due facce della stessa medaglia.
Allarmi esagerati? Non proprio. Il generale, in pensione dal 2010, è stato rinchiuso all’alba nel penitenziario di Silivri in attesa del processo.
Basbug è il più alto ufficiale finito in manette in relazione all’inchiesta sul piano golpista del gruppo ultranazionalista Ergenekon. Secondo l’accusa, una parte dell’esercito stava preparando misure per destabilizzare la situazione politica nel Paese e prendere il potere con un golpe militare. Basbug, alla guida del secondo esercito della Nato dall’agosto 2008 all’agosto 2010, giovedì sera 5 gennaio era stato interrogato per sette ore e mezza dai procuratori e aveva respinto le accuse, definendo «tragicomico» il sospetto che «qualcuno alla guida di un esercito così potente possa formare e dirigere un gruppo terroristico». Le indagini su Egenekon e i complotti golpisti sono state avviate nel 2007 e hanno portato all’arresto di centinaia di generali, ufficiali, accademici, avvocati e giornalisti soprattutto di sinistra e difensori della laicità. I critici e il partito di opposizione Chp sostengono che Erdogan le ha cavalcate per ridurre al silenzio i suoi oppositori.
LIBERTA’ DI STAMPA: Accuse infondate? Purtroppo no. Nel campo dei media si deve registrare una crescente preoccupazione sulla liberta di stampa. Il leader del Parlamento europeo Jerzy Buzek il 26 ottobre 2011 ì in visita ufficiale ad Ankara ha criticato la Turchia per la poca libertà di stampa, aggiungendo che il numero dei giornalisti arrestati nel paese solleva preoccupazioni. «Sono personalmente preoccupato per lo stato della libertà di stampa e della libertà di parola in generale in Turchia», ha detto Buzek, dopo due giorni di colloqui ad Ankara con funzionari del governo e organizzazioni non governative. «L’arresto di così tanti giornalisti non è una situazione normale se paragonata a quella di altri paesi europei», ha detto, commentando i recenti arresti di decine di reporter e le restrizioni imposte ai siti.
Persino l’Accademia delle Scienze della Turchia è stata presa di mira. Un decreto approvato da poco, e largamente condannato all’estero, permette al governo di nominare due terzi dei membri dell’Accademia eliminando così persino la parvenza dell’indipendenza scientifica. Ma Erdogan è immune a qualunque critica. Il suo successo nell’aver allargato l’accesso alla sanità, all’istruzione pubblica e alla casa oltre a un fenomenale dinamismo economico che corre a ritmi cinesi gli ha permesso di vincere tre elezioni di fila sebbene nella terza con una percentuale di voti più bassa della precedente a causa della disaffezione del voto curdo. Ha messo fine al potere della vecchia guardia dei militari filo atlantici e laici e alla tenuta della ideologia kemalista- alla base del nazionalismo introdotto dal fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Atatürk- modificando l’assetto degli equilibri politici sul Bosforo. Ha fatto emergere una nuova classe dinamica di pii imprenditori islamici dell’Anatolia e, sotto il suo governo, Ankara è diventata una potenza regionale. Ora Erdogan, il nuovo Saladino, sta varcando il Rubicone. D’ora in avanti la Turchia entra in una terra incognita e in una fase molto delicata per i rapporti con l’Europa e l’Occidente.





























L’italietta è una di quelle colonie costrette a comprare dagli yankees caccia F35 a peso d’oro, per lasciarli poi parcheggiati in qualche base Nato della penisola italica a disposizione degli Usa per aggredire qualche paese sovrano ricco di risorse a scopo di rapina.
Grande Erdogan, che finalmente si è reso conto di essere al comando della terza potenza mondiale.
Durante l’aggressione alla Libia (che registrava 20 % di incremento del PIL) la Turchia (con l’11 % di incremento del PIL) si trovava schierata su un fronte comune con le dinastie assolutistiche di Qatar, AUE, Kuwait e Arabia Saudita nonchè con Al Qaeda libica di Belhaje.
La Turchia si ritrova nello stesso aberrante schieramento contro la confinante Siria di cui essa venerava l’amicizia fino a qualche mese fa.
Contro l’Iran grande partner strategico e amico della Turchia gli USA stanno installando un sistema antimissilistico in terra curdo-turca.
L’Iran ha già dichiarato che Erdogan fa finta di tenere una condotta anti-israeliana in verità sta subendo i diktat della NATO perchè solo così può sopravvivere politicamente.
La Turchia compie continue incursioni di 150 km di profondità in territorio curdo-iracheno per radere al suolo interi villaggi i cui abitanti intrallazzano coi curdi di Turchia.
Erdogan sta massacrando il suo popolo come dimostra il bombardamento ed eccidio di 35 civili turchi la settimana scorsa. Forse Erdogan è recalcitrante ad abbracciare il progetto di guerra all’Iran e finirà per essere demonizzato nè più nè meno di Assad di Siria.
Non c’è onore, nè gloria, nè futuro di indipendenza finchè si resta legati al carro Usraeliano. Erdogan sta marciando sul filo del rasoio.