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Libertà e rispetto
Questo sito sostiene i diritti dell'uomo, dei popoli, degli animali e tutti gli organismi viventi.
Mi si è accesa una lampadina in testa! Finalmente ho capito come stanno realmente le cose. L’ho capito dall’indegna baruffa che anche quest’anno preti ortodossi e preti armeni hanno fatto all’interno della chiesa di Betlemme e dalla battuta finale del secondo episodio di “Pacific”, un film diretto da Steven Spilberg, andato in onda su Rete 4.

Alla fine ho risolto l’antico dilemma se l’umanità fosse fondamentalmente buona, con l’eccezione di pochi malvagi, o fondamentalmente cattiva, con l’eccezione di pochi santi. Alla fine ho capito che l’essere umano è intrinsecamente malvagio e quelle che sembrano eccezioni sono una deviante variazione sul tema della malvagità. Anch’io che scrivo e voi che leggete siamo fondamentalmente cattivi, perché, nel mio caso, non esiterei a combattere fisicamente e militarmente i nemici degli animali – e questo rientra nella categoria del male – e voi, nel vostro caso, beh, lo saprete bene da soli per quale motivo rientrate nella spregevole categoria. Se vi fate un esame di coscienza ci arrivate da soli.

Nel caso dei preti maneschi, poiché sono andati a spazzare il pavimento della chiesa con il preciso intento di colpire gli avversari con le scope, significa che il loro animo è strutturato in maniera combattiva e i gesti liturgici e le litanie non sono altro che sovrastrutture posticce, fumo negli occhi di se stessi e degli astanti, autoinganno ipocrita per celare la propria vera natura, nonché finzione cinematografica di quel cinematografo che è la religione. Puri spettri bugiardi e inconsistenti.

Nel caso di “Pacific”, con i quattro marines reduci dall’ecatombe di Guadalcanal, seduti all’interno della sala mensa della nave, e con il collega cambusiere che, mentre gli prepara il caffè, comunica loro che in patria sono considerati eroi, poco importa che l’immane operazione di propaganda bellica abbia istupidito i cervelli e le coscienze dei loro concittadini, perché se ciò è possibile, se milioni di persone si lasciano abbindolare sugli scopi e le finalità della guerra, significa che c’è del marcio in Danimarca. C’è qualcosa di perverso e immorale nelle strutture più recondite dell’animo umano e sono più colpevoli coloro che rinunciano ad esercitare il proprio senso critico, che non coloro che approfittano di questa intima fallacia umana per propagandare il verbo bellico degli interessi della patria, che altro non sono che gli interessi dell’industria armiera e delle consorelle associate.

La voglia di combattere, in noi, è antica. Se avessimo avuto le corna sarebbe stato meglio, perché avremmo risolto le controversie a forza di cornate, con scarso spargimento di sangue, grazie ai meccanismi inibitori spiegati da Konrad Lorenz. E invece, la natura ci ha fornito di pollice opponibile, con il quale prima abbiamo costruito e poi usato armi via via più sofisticate, mettendole al servizio della nostra connaturata brama di uccidere. Poco importava che ad essere uccisi fossero membri d’altre tribù di ominidi o selvaggina da arrostire e mangiare. L’importante era dare fondo a tutta la nostra aggressività.

E’ stato così che, siccome l’evoluzione della tecnologia ha avuto velocità differenti, quando gli europei arrivarono nelle Americhe, in Africa o in Asia, alla voglia di uccidere animali già presente nei nativi, si unì la voglia di uccidere animali e nativi da parte dei nuovi arrivati. I quali, avendo il volume di fuoco per farlo, non si sono fatti scrupolo a sterminare stuoli di uccelli, pesci e mammiferi autoctoni insieme agli stessi indigeni che ancor prima, da sempre, davano loro la caccia. E i bianchi, che pure avrebbero dovuto avere qualche remora di natura religiosa, poterono effettuare indifferentemente stragi di nativi e animali in virtù della reificazione dei primi, come avevano già, nelle loro opportunistiche coscienze, reificato i secondi. L’uomo bianco, di fronte al coloured pensava: “Ti uccido perché sei una bestia come tutte le altre. E mi serve la tua terra”.

Sono fortemente diminuiti, in tal modo, aborigeni in Australia, africani resi schiavi e spediti oltre oceano, in Africa, nonché pellerossa e indios in nord e sud America. Con gli asiatici è stato più difficile, data la bellicosità millenaria di quelle genti.

Quando si verificavano rari casi di collaborazione tra europei migranti e popolazioni native, era per cacciare insieme gli animali della foresta, gli uccelli del cielo e i pesci del mare. La distinzione tra i metodi di caccia e pesca degli indigeni e quelli dei nuovi arrivati di pelle chiara fu enorme. I branchi di mammiferi, gli stormi di uccelli e i banchi di pesci cominciarono ad assottigliarsi. Alcune specie vennero del tutto cancellate dalla faccia della terra. Dai bisonti americani uccisi per affamare i pellerossa e per prelevarne al massimo la lingua, ai narvali pescati solo per la zanna da vendere agli immancabili farmacisti cinesi, è stata tutta un’immensa carneficina.

La colomba migratrice, di cui prima dell’arrivo dell’uomo bianco ne esistevano milioni di esemplari, si estinse nel 1913. L’alca impenne e la ritina di Steller furono fatte sparire totalmente. Tutto ciò che poteva essere trasformato in carne, pellame, uova o grasso passò attraverso le rapaci mani dell’uomo bianco e permise per qualche decennio lauti profitti a macchine da guerra come la Hudson Bay Company, per fare solo uno dei tanti esempi di meticolosa e organizzata forza distruttiva.

Un proverbio arabo dice: “Il segno più tangibile del passaggio dell’uomo è il deserto”.

Evidentemente, gli arabi se ne intendevano. Uccelli marini fatti bollire per ricavarne olio, sardine e acciughe pescate e riversate nei campi come concime, cetacei massacrati per rifornire le scorte d’olio da lampada, delfinatteri uccisi per essere trasformati in cibo per i visoni d’allevamento, è stata tutta una corsa al massacro e i responsabili erano gente comune, dall’uomo di città che comprava pelli di castoro, all’ultimo eremita che disponeva tagliole nei boschi per catturale lontre e scoiattoli. Una vera guerra da parte di una specie autoproclamatasi sapiente nei confronti delle altre specie animali. E stendiamo un velo pietoso sulle stragi di marsupiali in Oceania.

Oggi, uno studio di scienziati canadesi afferma che sta aumentando il consumo di carne di delfino, da parte dei paesi poveri, anche di quelli che non comprendevano tradizionalmente quel tipo di cibo. Strano, proprio loro che non vogliono rinunciare alla caccia dei cuccioli di foca della Groenlandia!

La posizione degli attivisti per i diritti animali è netta, su questo punto ma, parlandone con un amico non animalista, mi sono sentito rivolgere la domanda: “Quali alternative hanno gli abitanti dell’Africa occidentale, del Perù, del Madagascar o dello Sri Lanka al consumo di carne di delfino? Al che gli ho risposto che è proprio a causa della nostra antropocentrica accondiscendenza verso gli abitanti del Terzo Mondo, che ci ritroviamo con specie animali che si estinguono a ritmo incalzante.

E’ vero, noi abbiamo fatto stragi fino all’altro giorno; fino a quando ci siamo imposti leggi di protezione e ora vorremmo che anche le popolazioni del Terzo Mondo adottassero le stesse leggi, poiché abbiamo maturato la convinzione che la salvaguardia delle specie animali sia un valore.

Il che sarebbe come se gli USA vietassero all’Iran di costruirsi l’atomica, dopo che i paesi ricchi (Israele, Francia, ecc.) se ne sono riempiti gli arsenali. Nell’un caso e nell’altro, se è vero che gli occidentali hanno sempre fatto i loro sporchi comodi, è anche vero che lasciare che le specie rare vengano decimate dai paesi poveri e lasciare che l’Iran si faccia le sue bombe atomiche porterà nel primo caso all’estinzione totale di sempre più specie e nel secondo ad un aumento delle radiazioni nell’ambiente, se va bene, o a una guerra planetaria, se va male.

Sarebbe più saggio fermarsi in entrambi i casi, imponendo almeno una moratoria, finché siamo ancora in tempo.

Le politiche internazionali d’alto livello sono al di fuori della nostra portata, ma c’è sempre qualcosa che possiamo fare come singoli individui per cercare di rallentare la folle corsa dell’umanità verso l’autoestinzione. Per esempio, si deve sapere che se una donna occidentale compra una pelliccia, non è responsabile solo della morte degli animaletti uccisi per confezionarla, ma anche dei delfinatteri uccisi per fornire cibo agli allevamenti di visone. Ora non più perché i delfinatteri sono diventati rarissimi.

Nello stesso modo, chi mangia tonno in scatola, non è responsabile solo della morte dei tonni uccisi per essere inscatolati, ma anche di migliaia di pesci e uccelli, appartenenti a 145 specie diverse, presi nelle tonnare e considerati prede accessorie, sullo stesso principio militare dei “danni collaterali”. L’elenco delle specie che vengono tirate fuori dall’acqua e ributtate in mare morte o moribonde è impressionante e non posso qui riportarlo, perciò mi limiterò a citare gabbiani, berte, petrelli e albatri che si abbassano durante la fase di raccolta e restano impigliati nelle reti, finendo nel tritacarne allestito dai pescherecci come effetto indesiderato.

L’amico a cui ho accennato della questione dei delfini, per esempio, mangia pesce e io penso che se solo vedesse documentari sui danni della pesca al tonno, potrebbe decidere di non mangiarne più, né di darne più ai suoi figli. Oltretutto, si risparmierebbe il mercurio che il pesce contiene.

Lui è una brava persona. Fa parte della minoranza dei buoni ma, come ho spiegato all’inizio, anche noi che ci reputiamo giusti abbiamo i nostri scheletri nell’armadio. Ceronetti direbbe che noi siamo ancora più colpevoli, perché se i soldati americani a Guadalcanal o i balenieri giapponesi in giro per l’Antartide sono truppe al fronte e impegnate a realizzare lo sterminio, noi siamo gli obiettori di coscienza delle retrovie, che aborriamo anche solo l’idea di essere combattenti di terra, di mare o dell’aria, ma che non abbiamo una coscienza totalmente immacolata. Urge detergente biologico.

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5 Commenti a “Combattenti di terra, di mare e dell’aria”

  • marcello:

    Questo tipo di analisi non mi piace, noi occidentali abbiamo affamato il resto del mondo ma adesso non vogliamo far mangiare gli altri e nemmeno dividere con loro. La stessa cosa vale per l’Iran, la Siria, la Libia: abbiamo saccheggiato le risorse di questi paesi facenndo enormi profitti e adesso che questi popoli vogliono sedersi al tavolo per trattare coi noi occidentali li annientiamo con delle guerre coloniali.

    Chavez ha avuto il coraggio di nazionalizzare le risorse e le banche ed ha diviso i profitti con il suo popolo (aumento del 30% degli stipendi nel dicembre 2011) e in occidente lo chiamiamo dittatore come facevamo con Gheddafi!

    L’unica cosa che possiamo augurarci e che il 2012 sia un anno veramente di cambiamento radicale ed epocale, con il ritorno alla terra e l’annullamento dell’economia virtuale, delle valute virtuali, della finanza virtuale e del buonismo virtuale.

    • NEO:

      Sono d’accordo con te, tutti a criminalizzare tutti.
      2 cose mi danno la nausea: l’ignoranza ed ipocrisia…
      Un vecchio proverbio Ligure dice: son tutti bulicci col culo degli altri….

  • Vorrei farvi notare che l’analogia tra gli USA che non vogliono che l’Iran si doti di armi nucleari e i paesi occidentali che promulgano leggi internazionali per proteggere le specie in via d’estinzione è molto blanda. Quasi evanescente.
    Nel primo caso c’è una superpotenza che dopo aver fatto i suoi comodi non vuole che un paese da lei stessa definito “canaglia”, si metta in pari con gli armamenti nucleari. Nel secondo caso ci sono delle convenzioni internazionali, come la CITES, a cui i vari stati non sono obbligati ad aderire, ma nel momento in cui decidono liberamente di aderire, sono tenuti a rispettarle e a tradurle in legge il prima possibile.
    Per capirci, se, su iniziativa dell’ONU, un certo numero di nazioni si riunisce e decide che le tartarughe marine sono in pericolo d’estinzione e vanno protette, gli stati che firmano quella convenzione internazionale s’impegnano a non pescare le tartarughe marine.
    Se un qualsiasi cittadino di quegli stati firmatari cattura e uccide una di quelle tartarughe, diventa automaticamente un bracconiere e va sanzionato.
    Nella realtà succede che nei paesi poveri i controlli sono rari e di scarsa efficacia e per questo, nonostante le leggi internazionali, le tartarughe sono in declino. La stessa cosa si potrebbe dire degli squali e dei cetacei. Quindi, le convenzioni internazionali sono strumenti spuntati e le specie animali si estinguono a ritmo vertiginoso.
    Finché toccherà a noi e la nostra ignavia sarà punita.
    Magra consolazione.

  • freak70:

    A me gli articoli di Duria piacciono sempre molto, anche questo è una piccola gemma.
    Grazie Roberto

  • Grazie a te, Freak!
    Se il mio scopo nella vita è divulgare un particolare sapere negletto, il tuo è, fra gli altri a me sconosciuti, quello di fornirmi incoraggiamento, che è l’unica gratifica a cui posso aspirare.
    Alcuni però, anche su questo sito, pensano che la cosa sia malsana e che vada ad alimentare il mio “ego”, già a suo tempo definito smisurato.
    Io devo ancora capire cos’è, di preciso, l’ego?
    Non saranno quei mattoncini di plastica, colorati, che s’incastrano?
    Ciao.
    :-)

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