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Intanto anticipo che il controllo più semplice e nello stesso tempo più efficace consiste nel divieto delle così  dette “operazioni swap”, le quali consistono in un accordo tra alcune grosse banche nazionali e alcune istituzioni finanziarie internazionali in base al quale le prime mettono a disposizione delle seconde per pochissimi  giorni i depositi dei propri clienti in valuta nazionale in modo che queste ultime possano venderle massicciamente in un colpo solo  sui mercati finanziari internazionali provocandone il crollo repentino della sua quotazione, come altrimenti non sarebbe possibile, visto che in circolazione nel mondo ci sono abitualmente quantità minime o nulle di quella valuta. Durante la stessa giornata, a crollo conseguito, la medesima moneta viene riacquistata nuovamente, provocando però un rialzo assai minore del crollo precedente, e dunque viene restituita alle banche nazionali complici, con le quali viene poi anche spartito il “bottino”.

Si pensi che una cosa simile è avvenuta perfino quando vennero bloccati i conti argentini: nello stesso momento in cui gli argentini non potevano prelevare un solo peso dai propri conti, le loro banche prestavano con un’operazione swap i loro depositi in pesos a banche e finanziarie americane che vendendoli tutti insieme sulle piazze internazionali provocarono il crollo del peso. Quando Baffi per contrastare la speculazione internazionale (e nazionale, dunque) contro la Lira vietò le swap inferiori ai 7 giorni, finì guada caso sotto inchiesta per altri supposti maneggi e venne sostituito da Ciampi, che, guarda caso, ritirò subito il provvedimento aprendo così  le porte alla speculazione contro la Lira che così duramente la colpì poi nel 1992. Notare, ancora, che, come vedremo,  le istituzioni finanziarie internazionali, anziché lottare queste manovre e aiutare i paesi che cercano di contrastarle, fa loro espresso divieto di impedire le operazioni swap…in nome della globalizzazione e del libero commercio, anche di valuta! Al crack valutario segue a breve anche quello borsistico, e, poco dopo, anche le banche nazionali complici vengono coinvolte nella crisi e…fagocitate dalle loro complici internazionali che in moneta nazionale ormai comprano tutto a prezzi stracciati, grazie alla valuta nazionale svalutata e grazie alla decozione cui la deflazione recessiva, anch’essa cosigliata-imposta dal FMI e dalla BM, trascina le imprese locali. Ricordiamo ben quattro famose crisi così provocate e gestite: la crisi messicana (94-95), quella asiatica (97-98, che serviva pure a mettere al suo posto la concorrenza giapponese), quella russa (Luglio ‘98) e quella brasiliana (Ottobre 98), tutte  fatte con operazioni swap e tutte fatte con il beneplacito di FMI, BM  e media, in nome del neoliberismo e della globalizzazione! Operazioni che oltretutto, come vedremo, screditando pesantemente i paesi colpiti dalla speculazione, rafforzano nelle borghesie compradore la volontà di trasferire i loro depositi presso le banche occidentali, sottraendoli a qualsiasi possibile progetto di sviluppo indigeno e mettendoli a disposizione dei grossi gruppi finanziari che, nelle mani di poche famiglie, comandano il mondo.

2 Commenti a “LA RAPINA CON LE SWAP”

  • Chicca:

    Bene, questa mi mancava.
    Adesso posso dire con tranquillita’ quello che gia’ da tempo pensavo e cioe’ che a nulla vale il comportamento virtuoso dei cittadini di uno stato e che qualsiasi sforzo si faccia per uscire dai debiti pubblici puo’ in un battere di ciglia essere vanificato da coloro che detengono il potere.

    Riusciremo ad uscire dai problemi solo e se TUTTO il danaro in circolazione, anche quello che diventasse danaro sovrano stampato dagli stati e non dalla bce verra tenuto nelle mani della gente e NON lasciato alle banche.

    In caso contrario mi pare che ogni sforzo non potra’ rivelarsi che inutile.

  • Livio:

    Bravo Lino, ottimo articolo ; sopratutto il ricordo di Baffi è esemplare in positivo, così come il cialtrone traditore venduto Ciampi lo è nel segno opposto.

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