“Il mio gatto se lo domanda almeno una volta il giorno, e così la rondine che ha fatto il suo nido sotto la grondaia della mia casa – la vite canadese, avvinghiata al muro del mio splendido terrazzo, se lo domanda spesso; il gelsomino calabrese, una volta, ho sentito che lo chiedeva ad una ape. L’ape gli rispose che era troppo occupata, per perdersi in congetture di questo tipo. Quella notte sul mare, il vento lo domandò alla luna e la luna sorrise. La trota lo chiese al fiume, e il fiume borbottò. Il filo d’erba pose la stessa domanda a Dio, e Dio cadde dalle nuvole.
A volte, quando tutto tace, e quiete e oscurità avvolgono tutte le cose, e nessun pensiero contamina il silenzio della tua anima, a volte, se tendi l’orecchio al cielo, puoi ascoltare l’universo e il suo interrogativo:” Chi siamo, dove andiamo?” Noi, siamo la domanda che ci poniamo e la risposta che non abbiamo: per questo siamo” J.T.
Le stucchevoli domande, sul senso della vita, sul mistero della morte o sull’origine dell’universo, fanno presupporre che di fatto, ci sia qualcuno o qualcosa nell’infinito spazio, in grado di rispondere a questi interrogativi. Diversamente, una domanda per la quale non esiste in assoluto una risposta, rientra nel campo delle congetture filosofiche e delle stramberie intellettualoidi.
Del resto, non c’è alcuna risposta a tutto ciò ne, una particolare circostanza, causa primaria dell’origine dell’universo, essendo, lo stesso, sempre stato; e ciò che è sempre stato, lo é all’infinito.
È la domanda priva di risposta, che genera la vita che noi conosciamo e, quindi, la coscienza. Se per astratto, avessimo la risposta, cesseremmo di essere la domanda e quindi, di esistere, perché privati della coscienza. È nella non risposta che si evince il senso stesso della vita e, nella domanda, infinitamente disattesa, prende forza lo spirito di auto conservazione.
Se sapessimo del dopo e del domani, potrebbe mai esistere la vita che noi conosciamo? No, e dirò di più. Nessun tipo di vita, potrebbe mai esistere in una tale ipotetica, paradossale dimensione: solo il nulla.
È in virtù di questo stratagemma dell’Assoluto, che l’umanità si adopra, pensa, e respira. Non c’è alcun mistero da palesare! Chi mai sarebbe il depositario di un tale mistero, e chi l’artefice? È nell’accettazione del ” così com’è” che, la forma diventa uomo, credente, e servo del mistero. È nella solidarietà, che ci si sente partecipi di un tutto, che accomuna, a se, ogni ragione, e prescinde da ogni mistero e passione.
L’uomo relativo del ventunesimo secolo, ribelle, narciso e opportunista, ha sfidato e umiliato le logiche di un disegno perfetto e immutabile ( proprio perché mai determinato, e sempre stato) ma, a tempo debito, senza sconti e, in forza delle sue infinite ragioni, il Disegno, riporterà dentro l’alveo dell’originario equilibrio, ogni anomalia. È nella risposta negata che tutto prende senso – un motivo e uno scopo.
Se per astratto, avessimo la matematica e assoluta certezza, della relatività di una vita fine a se stessa, per quale empirico motivo, dovremmo educare i nostri figli, ho inculcare loro il senso di giustizia, scale di valori e principi etici? E poi, che ne sarebbe, degli ideali, della solidarietà, delle regole civili e del domani? Solo caos e follia suicida.
Le nostre moderne società occidentali, senza futuro, vanno in questa direzione, sovvertendo ogni regola e prevaricando ogni limite. Il prezzo da pagare sarà altissimo.
In verità, tutti noi, nel profondo del nostro cuore, crediamo e speriamo, in una nuova dimensione oltre la vita. I più recalcitranti materialisti che, proprio in virtù del loro atteggiamento mentale, cercano di esorcizzare la paura del dopo, in realtà, sono i più sinceri, coraggiosi e fedeli sostenitori dell’eternità.
Nell’interrogativo dell’uomo, convive il suo timore, e nel timore, la sua speranza. Solo la filosofia di una coscienza pura, può cimentarsi nell’arte di spiegare l’infinito, e di comprenderlo, e la scienza e la tecnologia, mortificarlo
































Concordo con Tirelli, ma purtroppo questo senso di impermanenza e voglia di sapere cosa viene dopo, viene manipolato dalle religioni per farci credere che loro sanno qualcosa che noi non sappiamo. Leggere Deepak Chopra, capire gli archetipi, l’universo quantico di Jung, stimolano a unire la parte razionale di noi stessi alla parte inconscia, quell’inconscio collettivo che ha tutte le domande e tutte le risposte racchiuse in se. Il viaggio della conoscenza, come tutti i viaggi, e’ più bello e appagante della meta stessa, qualunque essa sia.
Uh che bello questo post, veramente.
Le domande sul prima e sul dopo le rivolgo, ogni tanto, alla mia cagnetta e la incalzo dicendole che “tu sai e non mi vuoi rispondere”. Poi preso da un senso di angoscia le dico, nuovamente, “tu sai e non mi vuoi ancora rispondere”. Mi interrogherò ancora perchè non ho trovato risposte: forse quella che voglio è una certezza che la mia anima, la mia persona (intesa come coscienza , come qualcosa che capisce,poco, ma capisce) non muoia.
Illusione? Se una persona ha un po’ di comprensione, non accetta una risposta che sia un palliativo, un’illusione, giusto per dormire in modo sereno: almeno per me è così. Mi saprebbe di presa in giro, un po’ come drogarsi per compiere un’azione spericolata, come le droghe date ai condannati a morte per farli stare fermi.
Credo proprio di dissentire: la risposta esiste, deve esistere, anche se non la conosciamo. Quale hybris credere in questa specia di eterno ritorno senza significato e senza direzione!
La trascendenza trascende a tal punto l’uomo ed il cosmo che non solo ne è separata da una distanza incommensurabile, ma come imprigionata in una bolla invisibile.
Ragazzi, solo il nulla proviene dal nulla, ma ciò che esiste ed è tangibile non può non essere stato creato. Il cosmo è frutto di una creazione e la creazione è sempre il frutto di una mante intellettiva che esprime capacità creativa. Ciò che differenzia l’uomo dagli animali è proprio l’intelletto ossia la capacità di creare un qualcosa che prima non esisteva. Gli animali non sanno creare, ma l’uomo si. Come può la natura stessa fornire solo all’uomo tale intelligenza lasciando che gli altri esseri animali operino secondo il loro istinto? Certo che non può, non ne ha il potere. Per cui tutto ciò che vediamo, ma anche ciò che non riusciamo a vedere, è frutto di una espressione intellettiva suprema. Essa fa capo a Colui che c’è sempre stato e sempre ci sarà, all’Alfa e l’Omega, al Dio Altissimo ed Eterno. Alleluja
Tutto si trasforma, nulla si distrugge, almeno fin’ora, se poi i Maya avessero ragione !!!! e come il mio intuito mi suggerisce la trasformazione sarebbe finita.
L’uomo è intelligente???? Azz, e da quando??
Certo che mi sono proprio perso, non ne sapevo niente.
Questa è proprio grossa, ne ho sentite di cazzate, ma l’uomo intelligente, non riesco a mandarla giù…..
Carissimi Amici, tutti, di STAMPA LIBERA (particolarmente Gianni Tirelli),
a proposito delle grandi domande esistenziali: DA DOVE VENIAMO, CHI SIAMO E DOVE ANDIAMO, in questo giorno del mio 73° Compleanno rimando (con viva gioia) al sito inenasciopadidio.it, creato in data 03/11/2011, grazie alla collaborazione informatica dell’Amico Webmaster Paolo, conosciuto in rete.
Dopo avermi visitato e letto approfonditamente per poter verificare il Trascendente, dal momento che domandate a cani e gatti le grandi domande della vita, Vi esorto a farmi domande in libertà illimitata e incondizionata (per dissolvere dubbi e perplessità). Spero che non vogliate avvalervi ancora della compassionevole facoltà di non rispondere.
Un caro saluto circolare