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Confesso che l’ho trovato divertente. Mi è scappato da ridere come alla Mussolini.

Forse perché da bambino ho subito l’imprinting di Paolo Villaggio che scendeva di corsa la scalinata di non so quale teatro con il pupazzo di un cammello stretto al petto e faceva al pubblico la surreale domanda: “Chi di voi vuole un cammellino di peluche?” Era vestito con un improbabile frac e da lì deriva il cognome Fracchia, mentre dal piccolo fantoccio che teneva il mano è venuto quello di Fantozzi.

In effetti, suggerire che in Sardegna si verifichi un fenomeno di denatalità perché i pastori sardi si accoppiano con le pecore, anziché con le loro mogli, è talmente assurdo che diventa immancabilmente ridicolo. Sarebbe come avanzare l’ipotesi che gli Illuminati incrementino l’omosessualità perché vogliono a tutti i costi ridurre la popolazione mondiale e se non ci riusciranno con le buone, alla fine lo faranno con le cattive.

Se poi si pensa che Israele è il paese dove i gay sono meglio trattati, e si considera che i Rothschild, la più importante famiglia dell’oligarchia che comanda il mondo, sono ebrei, ne esce un sillogismo che rinforza la tesi dell’omosessualità come strumento di depopolazione.

In entrambi i casi si perde di vista il fenomeno in sé, ovvero che il bestialismo e l’omosessualità sono talmente antichi e connaturati con la psiche umana che difficilmente si prestano ad essere strumentalizzati dall’élite mondialista, per scopi che, se fosse vero, impiegherebbero migliaia d’anni per produrre risultati, in senso evoluzionistico, ammesso e concesso che la riduzione della popolazione umana rientri negli scopi degli Illuminati.

Abbandonando per il momento ogni velleità dietrologica, osserviamo i fatti in sé e vediamo, nel caso dell’omosessualità, persone dello stesso sesso cercare di trarre piacere fisico dalle reciproche manipolazioni sessuali e nel caso del bestialismo, persone umane che cercano la stessa cosa con persone animali.

Se si dà credito al precetto biblico del “crescete e moltiplicatevi”, allora in entrambi i fenomeni c’è un peccato, nel senso etimologico di “mancare il bersaglio”. Se invece, più laicamente, si vuole intendere il sesso primariamente come fonte di godimento psicofisico e molto secondariamente come scopo per incrementare la specie, allora ogni atto diventa lecito, purché sia rispettata la regola aurea del non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te e i soggetti interessati siano consenzienti.

Regola che non può applicarsi assolutamente nel caso in cui un umano si accoppi con un animale, poiché non c’è consenso da parte di pecore, mucche, asine, cavalle, cagne, galline, anatre e oche. Recentemente un uomo ha violentato un chihuahua e quanti hanno esaminato da vicino un apparato genitale esterno di tale razza canina si chiedono come quell’individuo, che fra l’altro è stato penalmente condannato, abbia potuto meccanicamente fare una cosa del genere.

Gli annali ci riportano che un cavalleggero di Federico il Grande di Prussia abbia commesso tale riprovevole atto con una cavalla e il regnante, venutolo a sapere, diede nuove disposizioni sul suo conto con queste parole: “L’individuo è un porco, sia passato in fanteria!”.

La mia ex moglie malgascia mi ha raccontato che in Madagascar un uomo si è accoppiato con una scrofa. Venutolo a sapere, il capo villaggio ha messo a morte la maiala e ha imposto un periodo di ostracismo all’uomo. Io avrei preferito il contrario e cioè che venisse messo a morte l’uomo e dato l’ostracismo alla maiala, anzi no, avrei preferito che venisse punito l’uomo dandogli in sposa la più arcigna zitella del villaggio, punizione più che sufficiente. Federico II, almeno, non ha messo a morte la cavalla e qui si nota la superiorità dei bianchi rispetto ai neri (o forse solo l’intelligenza del sovrano).

E ora scatenatevi pure, miei cari benpensanti. Invece d’indignarvi verso gli umani degeneri che tormentano gli animali, indignatevi con me dandomi del razzista, così da dimostrare che le armi di distrazione di massa funzionano anche in ambito moralistico.

Durante il Medioevo venivano messi al rogo maiali e altri animali colpevoli di aver causato la morte dei loro padroni e questo dovrebbe farci pensare che, almeno noi qui in Occidente, il Medioevo ce lo siamo lasciati alle spalle, mentre in Madagascar e in altri paesi del Terzo Mondo ci sono dentro in pieno. Ricordate la recente uccisione di una scimmia in Sud Africa accusata di essere indemoniata?

Che in Madagascar il maiale sia stato messo a morte, anche se solo con un po’ d’anticipo rispetto al previsto, e che l’uomo abbia avuto un trattamento più blando, ci fa capire per l’ennesima volta che gli animali vengono universalmente considerati schiavi, esattamente come nell’antica Roma in cui il padrone aveva diritto di vita e di morte sulle sue “risorse umane”. Ma anche in tempi più recenti, gli schiavisti degli stati del sud degli USA potevano vendere i membri delle famiglie dei loro raccoglitori di cotone, separando i figli dalle madri e i mariti dalle mogli. Se ancora nell’Ottocento poteva succedere una cosa del genere da parte di sedicenti cristiani, era perché il profitto economico veniva anteposto ai principi religiosi del cristianesimo, denotando da una parte un basilare fallimento delle sette cristiane e dall’altra una sospensione temporanea delle conquiste di civiltà che bene o male si erano raggiunte già nel diciannovesimo secolo. O si stavano faticosamente raggiungendo.

Tornando alla battuta di Paolo Villaggio sui sardi, che ricalca un luogo comune di antica data (ricordate la barzelletta sulla pura lana vergine?), i sardi si erano già arrabbiati dopo questa boccaccesca accusa nei loro confronti quando nel 1977 uscì il film dei fratelli Taviani intitolato Padre padrone, tratto da un racconto di Gavino Ledda, e in cui si vedevano scene di accoppiamenti tra giovani pastori e asine. Poiché il romanzo era stato scritto da un sardo, all’epoca la faccenda non andò oltre la protesta verbale, mentre al momento attuale, poiché Villaggio non è sardo ma ligure, sembra che il governatore dell’isola voglia querelare il comico genovese.

Forse dipende anche dal fatto che il cinema rientra nelle sette arti, mentre la televisione no e mostrare scene di bestialismo in un film è meno scandaloso che fare una battuta in tivù. Poiché qualche giorno prima Villaggio aveva insultato anche i friulani, con le modalità che spiegherò in seguito, c’è da chiedersi quale sia lo scopo di quest’uomo, che ha alle spalle una carriera considerevole e che ha fatto ridere milioni d’italiani. E c’è da chiedersi anche se un comico resta tale tutta la vita o se ad un certo punto va in pensione, giacché se Villaggio è intrinsecamente comico, allora gli è lecito fare battute anche alla rispettabile età di ottant’anni, ma se fare il comico è un mestiere come un altro, allora è giusto che Paolo Villaggio si goda la sua meritata pensione e non si permetta d’insultare i suoi connazionali.

E inoltre, se l’unificazione mai del tutto avvenuta dell’Italia, voluta dalla massoneria in vista del governo unico mondiale, è solo una fase di passaggio, che prevede il prima possibile l’abolizione degli stati nazionali e la costituzione del NWO, allora i tentativi di Villaggio di offendere sardi e friulani, con un innocuo accenno agli altoatesini, è un modo goffo di unirsi al coro di benpensanti che vorrebbero cancellare del tutto le culture locali di cui ancora esistono tracce.

Tutti stanno dando addosso alle lingue minoritarie, e non da ora, definite di volta in volta campanilismi e particolarismi. Mi viene in mente Veltroni, ma ultimamente, gettare fango sulle culture minoritarie, sembra sia diventato lo sport nazionale da parte di politici e altri maestri di pensiero. Non so cosa stia succedendo negli altri stati europei, ma in Italia sta succedendo proprio questo.

E non lo fanno solo i big della politica, ma anche gli scalzacani delle ultime file come Alessandro Colautti, del Partito delle Libertà, che, pur essendo di nascita friulana, non esita a prendere le difese della lingua italiana e a giustificare le infelici frasi di Paolo Villaggio. Ecco le sue testuali parole:

“si tratta di una ferrea critica che castiga quanti stanno lasciando morire la nostra lingua, la lingua di Dante, Petrarca, Boccaccio, la lingua nazionale che è sempre meno vissuta e sentita come simbolo di identità».

Io, al signor Colautti, vorrei dire: “Parla per te, buzzurro ignorantone, servo cameriere degli internazionalisti massoni!”. La lingua – o dialetto, se si preferisce – friulana è stata sottoposta a decenni di boicottaggio, censure e denigrazione, come le altre parlate locali, compreso il sardo. Guarda caso, friulani e sardi, che hanno stretto legami di amicizia e che in Italia sono isole alloglotte, vengono presi di mira dalle battute di Villaggio, per iscritto, nel suo prossimo libro, e a voce, in televisione.

Ma vediamole, queste frasi con cui il comico genovese ha mancato di rispetto ai friulani:

“i friulani, che per motivi alcolici non sono mai riusciti a esprimersi in italiano, parlano ancora una lingua fossile impressionante, hanno un alito come se al mattino avessero bevuto una tazza di merda e l’abitudine di ruttare violentemente”.

Ipse dixit Fantocius. Insomma, per far ridere la gente bisogna andare sul sicuro, cioè sui luoghi comuni. Sardi che si accoppiano con pecore e friulani ubriaconi e maleducati. Immagino che la cosa rientri nel vecchio piano di denigrazione il cui effetto a lungo termine sarà che un bambino sardo e uno friulano neanche se i genitori lo frustano si esprimerà nella sua lingua madre, pensando che l’essere sardo e l’essere friulano significhi perdere la stima delle persone importanti, cioè i compagni di scuola, gli insegnanti e il resto della società in generale.

Le parole di un Colautti mi fanno capire che il danno forse è già stato fatto e che le autorità scolastiche, insieme agli altri creatori di tendenza, abbiano già a disposizione un esercito di servi accondiscendenti, che rinnegano le proprie radici senza neanche accorgersi e considerano la lingua di Dante, il dialetto toscano, la propria lingua madre.

Vi dirò, in tutta onestà, che io stesso considero l’italiano la mia lingua madre, ma solo perché mi è stata imposta durante l’infanzia, quando non potevo difendermi, ma almeno ho la consapevolezza che una tale operazione, volta a cancellare le lingue minoritarie, è stata fatta su di me e sulle generazioni precedenti e seguenti alla mia, così da portare alla nascita di mostri inconsapevoli come il signor Colautti.

Tornando alle esternazioni di Villaggio, in un primo momento anche Renzo Tondo, governatore del Friuli VG, voleva querelare il comico, per frasi che ancora non sono a disposizione del pubblico dato che il libro uscirà in marzo, ma poi ha ricevuto una mail e una telefonata di scuse del signor Villaggio e l’intenzione di adire le vie legali si è smorzata. Chissà, se facesse la stessa cosa anche con i sardi, l’avvocatessa Anna Maria Busia, di Cagliari, potrebbe lasciar correre.

In Friuli però non tutti hanno intenzione di perdonare Villaggio, nonostante le scuse. La Filologica Friulana, infatti, vuole andare avanti con la denuncia, ma l’atteggiamento più consistente, dopo l’iniziale sdegno, è quello di invitare Paolo Villaggio in Friuli per riempirlo di……vino di botte, formaggio e salumi. Un modo subdolo di vendicarsi, a lungo termine, facendogli venire un cancro o qualche altra malattia degenerativa.  L’assessore alle Risorse agricole Claudio Violino, della Lega Nord, gli ha spedito una lettera d’invito accompagnata da una bottiglia di vino, dando così conferma della propensione dei friulani all’alcolismo.

La sua missiva, che qui riporto, abbina una sottile volgarità a un’inconsistente spessore culturale, degno di popoli forgiati in funzione di mano d’opera e carne da cannone. Dopo la sviolinata di Colautti, ecco il Violino che suggerisce anche le date del 25 e 26  novembre, per una fantozziana e rappacificante abbuffata:

«In quella circostanza saranno presentati anche i “250 ottimi motivi”, ossia i 250 migliori vini friulani in abbinamento con il prosciutto di San Daniele il cui Consorzio di tutela festeggia il 50° anniversario dalla fondazione. Accettare il presente invito potrà essere per Lei un’ottima occasione per conoscere i veri sapori della nostra terra, osservare e apprezzare le bellezze territoriali ed enogastronomiche della regione Friuli Vg.”

Così, dopo essersi rimpinzati di formaggio e prosciutto, innaffiati da buon vino, gli anfitrioni di Villaggio potranno anche “ruttare violentemente”. Da notare la locuzione “i sapori della nostra terra”, neanche il maiale fosse un tartufo o un prodotto vegetale come gli ortaggi e i frutti di bosco. L’orrore si annida nelle frasi più innocenti e anche qui forse si può parlare di banalità del male. A forza di far lavorare i succhi gastrici a pieno regime, i friulani hanno cessato di far funzionare cuore e cervello, cioè compassione e senso di giustizia. Tutti casa, osteria e….stomaco.

Enogastronomia, parola magica per i miei conterranei. Dopo “gratis”, “Frecce Tricolori” e “Udinese Calcio”, sembra diventata Verbo divino. E di-vino, è proprio il caso di dirlo!

A me, quando sento parlare di enogastronomia, la mano corre al revolver, come a Goebbels correva, iperbolicamente, quando sentiva la parola cultura.

Non ho particolari simpatie per la Filologica Friulana, nata in periodo fascista con il subdolo scopo di cancellare ancora di più la parlata indigena, ma stavolta sono d’accordo con Lorenzo Pelizzo che, a proposito dell’invitare a mangiare come amico e compagno (dal latino cum panis), colui che ci manca di rispetto, ha affermato “par lâ sul gjornâl al à copât so pari”, cioè pur di ottenere visibilità e fare pubblicità alla grande abbuffata di affettati, si è disposti anche a uccidere il proprio padre.

Io penso che purtroppo, tra madre lingua e padre assassinato, noi friulani abbiamo già da un pezzo ucciso i nostri genitori. Non perché sia stata una nostra scelta, ma perché massoni come Garibaldi e Mazzini ci hanno detto di farlo.

E noi stupidi ad obbedirgli. Credere, obbedire e combattere. Forse i veri scemi del villaggio siamo noi e questo vale per tutti gli italiani. Milioni di scemi manovrati da Vaticano e Massoneria, Giano bifronte dello stesso diabolico potere, per essere alla fine condotti al pascolo come pecore in Sardegna.

E, nel nostro caso, senza vaselina!

 

8 Commenti a “Gli scemi del villaggio globale”

  • Gerog:

    Tutti i popoli padani si sono suicidati così; forse una qualche forma di resistenza linguistica è ancora presente in Veneto, ma solo di facciata.

    Del resto i popoli beoti hanno quello che meritano.

    Detto da un identitario, padanista, etnonazionalista; con immenso dolore e infinita rabbia.

  • Michele Boato, consigliere regionale del Veneto, parlò in dialetto durante una seduta del consiglio a Venezia e nessuno disse niente.
    Federico Rossi, consigliere regionale del Friuli VG, parlò in dialetto durante una seduta del consiglio a Trieste e subito si levarono le proteste dei suoi colleghi, che non capivano un accidente di cosa stesse dicendo.
    Dal che si può dedurre che il friulano non è un semplice dialetto, ma una lingua ladina, come sostengono i glottologi, ed è già stata quasi del tutto cancellata dalle istituzioni, mentre il dialetto veneto gode ancora di buona salute.
    Inoltre, se non si facessero conoscere per delle piazzate immonde, tipo ritrovarsi al ristorante a mangiare carne d’orso, i leghisti sarebbero anche un partito da appoggiare. Purtroppo, data l’alta concentrazione al loro interno, specie nel bresciano e bergamasco, di cacciatori, l’atmosfera è davvero pesante, fa diminuire le mie simpatie e mi tiene lontano da loro per ogni eventuale collaborazione.
    Peccato!

  • iolfede:

    Poco importa se per il signor Paolo Villaggio noi friulani siamo ubriaconi e maleducati, io che lavoro nel ramo turistico ho capito che gli italiani, sardi, siciliani, campani, pugliesi, abruzzesi si trovano molto bene nella nostra terra: ci riconoscono un carattere diffidente all’inizio, secoli e secoli di invasione ci hanno ridotto un pò così ma poi quando familiarizziamo ed entriamo in confidenza siamo ammirati per l’ospitalità e l’amicizia che emaniamo: insomma siamo come i motori diesel. Non lo dico per difendere me e la mia gente ma perchè ho molti amici ‘terroni’ che hanno scelto il Friuli come la loro nuova patria, la tranquillità e la qualità della vita qui da noi sono apprezzate in modo particolare.
    Paolo Villaggio non è mai stato un attore di mio gradimento, Fracchia e il ragionier Fantozzi sono personaggi banali e mediocri, privi di autenticità artistica, una comicità a dir poco penosa: possiamo annoverare Paolo Villaggio tra i grandi attori italiani?
    Che poi il signor Villaggio a ottanta anni sia diventato di colpo un uomo di cultura, beh questo mi meraviglia molto: probabilmente la legge di compensazione sta facendo il suo corso, dopo anni e anni di nullità artistica fantocchiana adesso gioca a fare l’intelettuale bollando i sardi come sporcaccioni e noi friulani, ubriaconi e analfabeti.
    Ma che si guardi allo specchio il signor Villaggio, lui che deve alla mediocrità e all’ignoranza tutta la sua carriera aristica.

  • Mi viene un dubbio riguardo a ciò che hai scritto, Iolfede. Può essere che la figura di Fracchia/Fantozzi rappresenti per l’italiano medio ciò che in America la famiglia Simpson rappresenta per l’americano medio?
    Con la differenza che gli italiani, popolo di ladri e incapaci, passati alla storia dopo l’otto settembre ’43 anche come traditori, non fanno ridere, mentre Villaggio sì.

    Un altro dubbio mi sorge. Il luogo comune del friulano chiuso e diffidente, perché abbiamo alle spalle secoli di invasioni e di conquiste subite, è veramente valido e realistico?
    Cosa ne sappiamo noi degli ungari e dei longobardi? Per correlare le due cose, il nostro carattere poco ospitale e la nostra storia di schiavi sottomessi, bisognerebbe presupporre che esista una memoria genetica insita in ciascuno di noi, cosa su cui ho qualche perplessità.
    Piuttosto, preponderante secondo me sono le condizioni climatiche: nelle lande fredde e desolate la gente sta chiusa in casa, mentre ai tropici vivono e lavorano all’aperto. Ma questo è un aspetto che riguarda tutti i popoli che vivono alle alte latitudini, e che sono….chiusi e diffidenti, come si dice di noi. Mandi!

  • Tidivic:

    E’ proprio vero…quando lo fanno a te un torto ti accorgi di quanto faccia male. Pensate come si sentono i siciliani e i meridionali in generale che sono ormai da anni etichettati come mafiosi fannulloni scrocconi dello stato ottusi geneticamente portati al malaffare. Almeno voi vi siete beccati degli ubriaconi ma sarete sempre ai primi posti nelle classifiche dei bravi dei giusti dei cittadini modello. Insomma piangete con un occhio come diciamo noi quà. Pensate poi ai poveri calabresi che furono insultati da Venditti che si domandava perchè esiste la Calabria che non serve a niente. Almeno la vostra esistenza non è stata messa in dubbio. Ovviamente sono ironica. Per me siamo tutti uguali tutti persone. Solo se una persona la conosci puoi dire com’è. Ovviamente se conosci un veneto per dire puoi dire com’è quella persona non i veneti tutti o i friulani tutti. Quindi penso che dovremmo tutti imparare a valutare(non giudicare) le persone e non i popoli o le popolazioni. Lo dico perchè sono di una terra pre-giudicata. Scusate il gioco di parole

  • mandi:

    mamma mia ancora siamo ai campanili in italia, ma quand’e’ che ci sentiremo solo italiani?

  • Tidivic, il tuo ragionamento è del tutto condivisibile. Voglio solo aggiungere che dopo la conquista dell’Italia da parte dei Savoia le regioni meridionali e quelle del nord est furono costrette ad emigrare in massa, causa miseria, e dunque non fu un grande acquisto l’essere stati aggiunti al Regno di Sardegna.
    Fin quasi al terremoto del 1976, noi friulani eravamo conosciuti come muratori e le nostre donne come domestiche. E inoltre siamo stati per lungo tempo solo carne da cannone, cioè truppe sacrificabili sui campi di battaglia. Poi, dopo il terremoto, abbiamo cominciato a mettere in piedi qualche fabbrichetta, che ha fatto innalzare il livello del benessere.
    Nel caso delle regioni del sud, mi risulta che il Regno di Napoli era ricchissimo e che i piemontesi lo hanno letteralmente spogliato. La prima tratta ferroviaria è stata realizzata proprio in Campania e questo è indice del vantaggio che i Borbone avevano rispetto agli altri monarchi.

    Mandi, io non sono sicuro di volermi sentire italiano. Ragiono come un anarchico individualista, ma mi capita una cosa strana: quando sono all’estero mi sento italiano, ma quando sono nel mio territorio mi sento friulano (anche se non ne parlo la lingua).
    Sarò mica un po’ schizofrenico?

    Ciao e grazie a tutti.

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Gianni Lannes
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