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 The Intel Hub – 15 Gennaio 2012
Il giorno in cui si celebra in tutte le diocesi e parrocchie italiane la 98ma Giornata Mondiale delle Migrazioni sul tema Migrazioni e nuova evangelizzazione, voluta da Pio X nel 1914, pubblichiamo questa traduzione, anche in vista della prossima Giornata per lapprofondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio) sul tema “Dio allora pronunciò tutte queste parole: Non uccidere” (Esodo 20,1.12). Il rabbino Di Segni ha appena dichiarato che alcuni ostacoli potrebbero frapporsi nel dialogo costruttivo tra Chiesa e giudaismo (il riferimento era esplicito e rivolto a temi quali Fraternità Sacerdotale San Pio X e betificazioni “non accettabili”) e che un cambiamento sarebbe significativo in merito. Bene: inizino loro.


Il 10 gennaio, Jonathan Lis, giornalista di Haaretz, titolava: «La Knesset ha approvato (la legge per Impedire l’Infiltrazione) che potrebbe far incarcerare senza processo i rifugiati in cerca di asilo» e scriveva:

«La legge potrebbe rendere fuorilegge gli immigrati ed i rifugiati per asilo e passibili di carcereo deportazionesenza processo, se colti a risiedere in Israele perlunghi periodi’».

In aggiunta, chiunque fornisca loro aiuto o protezione, rischia – per essere stato un buon samaritano – dai 5 ai 15 anni di galera. Per evitarlo, si deve fornire la prova che al rifugiato mancasse la qualifica di residente e che non fosse accusato di alcun reato.

Netanyahu – e la combriccola di estremisti che gli sta attorno – ha spinto la legge che ha fatto seguito ad un’analoga proposta di legge del luglio 2010, caduta dopo aspre critiche.

Il dispositivo di legge annulla la Legge per la Prevenzione dell’Infiltrazione del 1954, che – condizionata dalla situazione di emergenza – prendeva specificatamente di mira i palestinesi ed altri fedahin arabi, combattenti per la libertà.

La nuova legge prende di mira rifugiati e persone in cerca di asilo, e le famiglie. Come misura minima, possono essere incarcerati per 3 anni; ma l’incarcerazione può essere prolungata a tempo indefinito.

È proibito liberare i prigionieri prima che siano passati 3 anni, se non nel caso di eccezionali condizioni umanitarie, assolutamente difficili da dimostrare; inoltre l’unica forma di controllo giudiziario permessa è quella da parte di un tribunale amministrativo dopo 14 giorni dall’incarcerazione.

La precedente versione della legge prevedeva la condanna a morte per rifugiati e richiedenti asilo riconosciuti colpevoli di danni alla proprietà o cose minori come i graffiti. Chi avesse dato loro aiuto, rischiava condanne dai 5 ai 15 anni di detenzione.

L’ACRI (Association for Civil Rights, Associazione per i Diritti Civili, ndt) israeliana aveva definito la legge del 2010 «una delle leggi più pericolose mai sottoposte alla Knesset». Nonostante l’ammorbidimento, la sua nuova versione rimane sfacciatamente draconiana, antidemocratica e vergognosa.

L’ACRI la definisce «draconiana ed immorale», ed il suo unico scopo è quello di scoraggiare i rifugiati dall’entrare in Israele. La legge contraddice apertamente i più elementari impegni di Israele quale membro della comunità delle nazioni e firmataria della Convenzione Relativa alla Condizione di Rifugiato.

«Lo Stato di Israele ha il diritto di proteggere i propri confini, ma non quello di calpestare i diritti umani ed ignorare i valori democratici».

Nel 2010 l’ACRI spiegò le «verità e le falsità» della versione originaria della legge, fra le osservazioni c’erano:

 

- dai 5 anni all’ergastolo per chi cercava legittimamente asilo;

- dai 7 anni all’ergastolo per rifugiati da Sudan e Darfur;

- minimo 20 anni di carcere per chi entra con armi, un coltellino da tasca era ritenuto tale;

- incriminabilità per organizzazioni od individui che forniscano aiuti sotto forma di cibo, acqua, assistenza legale o protezione;

- chi venisse preso ad entrare nel Paese può essere deportato in zone di guerra o nazioni con problemi di diritti civili;

- anche se non immediatamente deportati, il carcere anche a tempo indefinito segue per certo;

- proibizione di supervisione giudiziaria per minimo 14 giorni;

- donne e bambini trattati come uomini.


Le attuali misure prendono di mira persone che entrino in Israele senza permesso o siano prese a trasportare armi o droga. Si applica anche nel caso di accuse di traffico umano. La maggior parte delle sue disposizioni originarie è stata mantenuta.

L’unico scopo della legge è lo scoraggiare rifugiati e persone in cerca di asilo dall’entrare in Israele, qualunque sia il motivo. Ma, come se non bastasse, i lavoratori immigrati e residenti possono essere incarcerati per periodi da 3 anni all’ergastolo, anche solo per violazioni minori.

Dov Khenin, del partito Hadash, ha definito la legge – prima che venisse approvata – : «pericolosa, immorale, incostituzionale e contraria alla legge della dignità umana e della libertà. Va allopposto degli impegni internazionali presi da Israele, e la Knesset dovrebbe rigettarla senza incertezze».

L’indecente passato di Israele

I precedenti di inospitalità israeliana sono improponibili: sono benvenuti solo gli ebrei. Le leggi internazionali stabiliscono diversamente. L’articolo 1 della Convenzione ONU del 1951 sulla Condizione di Rifugiato li definisce come segue: «Una persona che avendo una ben fondata paura di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità od appartenenza ad un particolare gruppo sociale o politico, si trovi al di fuori della propria nazione o, a causa di tale paura, sia incapace o non voglia ricorrere alla protezione di tale nazione».

L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati ha l’incarico di occuparsi di loro. Per ottenerne la protezione, essi devono:

 

- trovarsi fuori dal Paese di appartenenza;

- temere una persecuzione;

- essere stati colpiti o temere di essere colpiti dal proprio governo o da un governo altrui;

- temere di essere perseguitati per almeno uno dei motivi di cui sopra;

- non costituire pericolo per gli altri.


La Legge del Ritorno, approvata dalla Knesset nel 1950, garantisce a tutti gli ebrei nel mondo il diritto di cittadinanza e residenza. Eppure non esiste legge alcuna sui rifugiati, benchè Israele sia un firmatario della Convenzione ONU del 1951.

Fra gli Stati occidentali, Israele è quello meno ospitale nei confronti dei rifugiati e di chi cerca asilo. Nella migliore delle ipotesi, qualcuno ottiene un permesso di soggiorno limitato. Più spesso, vengono negati senza tante spiegazioni, anche nei casi di legittimi timori di essere perseguitati. Benchè sia tenuto per legge ad aiutare, Israele si rifiuta decisamente di farlo.

Un commento finale

L’11 gennaio, un editoriale di Haaretz titolava La legge di Israele contro linfiltrazione è una disgrazia, e scriveva: «Fra tutte le leggi antidemocratiche che si sono abbattute su di noi ultimamente, questa è forse la più vergognosa».

Eppure è stata approvata 37 ad 8; morale: i rifugiati non ebrei, quelli che richiedono asilo o gli immigrati in cerca di lavoro, da adesso sono tutti criminalizzati.

«Davanti ad una legge così disgraziata, mancano le parole: esseri umani disperati che vengono in Israele» carichi di paure legittime, o per lavoro, possono essere incarcerati a tempo indefinito e senza processo.

Imprigionarli è «intollerabile», eppure una misura draconiana e sciovinista è diventata legge. È una dimostrazione di un paese-Stato-del-terrore ormai fuori controllo ed inadatto a viverci. Non c’è da stupirsi che molti israeliani mostrino come la pensano andandosene.

Stephen Lendman

8 Commenti a “Israele: legge anti-immigrati durissima. Carcerazione senza processo”

  • Ezio:

    Da un estremo all’altro : in Italia tutti gli invasori vengono aiutati e mantenuti (tipo pensione a tutti gli extracomunitari over 65 mentre i cittadini italiani che hanno pagato i contributi devono crepare sul lavoro) lì invece si mettono in galera anche i “Veri” fuggiaschi in cerca di sopravvivenza.

  • Tobia:

    Mi domando;
    Ma chi e` cosi` pazzo da andare a vivere in quel luogo, ?… Il Darfur..?.Cento volte meglio

    • Nick:

      Forse le comitive di profughi dall’Africa, dirette in Israele attraverso il Sinai dove da mesi si accampano e vengono massacrate, sono organizzate dai nemici d’Israele come l’Iran.

      Mantenere la peculiarità ebraica dello Stato d’Israele è indispensabile alla sua esistenza.

  • elvis:

    questa come la chiamano “Shoa all’incontrario” ??

  • Luca:

    E certo, loro mica si fanno invadere dagli straccioni, se no come fanno a mantenere il monopolio del traffico di oro, diamanti, armi, droga, e delle peggiori nefandezze perèetrate su questo pianeta? Loro sono i prediletti, se lo dice il loro dio puoi andare tranquillo, gli altri sono meno di zero. Mi fa pena che di loro è contrario al zio-nismo e derivati, vivere in quel paese deve essere un incubo a cielo aperto. Tra controlli video, militari armati, perquisizioni come piovesse, check point, muri di isolamento, embarghi alla striscia, auto-attentati, cosa devono ancora fare questi delinquenti cosmici?
    Spero tanto che a forza di inxxiappettarsi tra loro diventino talmente geneticamente modificati che si estinguano da soli. Altre scelte non ne vedo, o meglio non le posso scrivere qui.

  • freak70:

    che il loro dio li strafulmini

  • Nick:

    Il sindaco Z. di PD e l’assessore alla scuola Piron saranno a Mauthausen la settimana prossima per accompagnare gli scolari nel viaggio della memoria. Nell’anno scorso i ragazzi sono stati accompagnati dal sindaco in aereo a Auschwitz (via Cracovia) e a Sachsenhausen.

    Sanno i sindaci (anche Chiamparino e altri) chi sono i loro burattinai: Veltroni sia da sindaco di Roma sia oggi continua ad accompagnare ragazzi italiani a Auschwitz due volte all’anno. E’ in servizio permanente effettivo così le sue mega-pensioni baby vengono erogate pur continuando la sua carriera in salita.
    A Roma Veltroni da sindaco ha donato Villa Torlonia alla benemerita Comunità per farne Museo dell’Olocausto mentre Gasbarra presidente di Provincia a Zagarolo (RM) ha donato l’area dove sta sorgendo l’università ebraica con una facoltà (teologica) sulla shoà.
    Hanno ormai fatto cappotto !

  • Gerog:

    Piangono e minacciano, minacciano e piangono. E gridano al razzismo, quello degli altri, ovviamente.

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