Distrutta la Libia per eccesso di progresso umano e di democrazia, ora si volge lo sguardo sulla Siria l’altro paese che ha avuto il pregio di avere un governo dagli enormi consensi popolari frutto di una politica di tolleranza e impegno sociale. Ricordiamo che proprio in Siria sono riparati 1,5 forse 2 milioni di profughi iracheni che qui hanno ricominciato una nuova vita. Dove gli atlantici non hanno esportato il loro dominio militare e coloniale con guerre “umanitarie” hanno imposto dei regimi fantoccio.
Il caso del Marocco è il più emblematico. Una nazione dalle bellezze, risorse naturali e minerali notevoli, è vessato da decenni da una dittatura monarco-atlantica che controlla tutto della vita dei poveri residenti costringendoli alla miseria ed alla migrazione nella, per loro blasfema, Europa del consumismo e del disprezzo per la sacralità della vita.
I giovani laureati di Casablanca però non ci stanno, vorrebbero poter sopravvivere nella terra in cui sono nati. Ma per loro non c’è spazio, per un paese sotto costante rapina globalista non c’è posto per la famiglia il lavoro ed i diritti più sacrosanti degli individui.
Il loro sacrificio umano andrebbe perciò messo in evidenza, rispettato e considerato, specialmente da noi italiani che abbiamo in comune con il Marocco una bella Nazione, una sudditanza comune verso gli Usa- UK e Francia, e da non molto un Governo coloniale golpista delle Banche Anglosassoni…. Non siamo messi tanto meglio da loro. Se lì son i giovani studenti, ambulanti, madri di famiglia a darsi fuoco, in Veneto, la più devastata fra le regioni d’Italia da un’industrializzazione selvaggia che ha distrutto il tessuto sociale ed il territorio, sono i giovani imprenditori a farla finita impiccandosi.
LB
Marocco: morto uno dei due giovani che si era dato fuoco
24 Gennaio 2012 – 14:03
(ASCA-AFP) – Casablanca, 24 gen – Uno dei due giovani marocchini che si erano dati fuoco la scorsa settimana a Rabat e’ morto oggi in ospedale in seguito alle ustioni. I due si erano immolati nelle vicinanze del Ministero dell’educazione il 18 gennaio, nel corso di una protesta organizzata da giovani laureati senza lavoro. Abdelwahab Zeidoun, 27 anni, faceva parte di un gruppo di cinque giovani che si sono cosparsi di petrolio e hanno cercato di appiccare il fuoco. Le fiamme hanno investito solo due di loro, che sono stati ricoverati in un ospedale di Casablanca.
Le immagini della tragedia sono state filmate e postate su diversi social network.
Quasi ogni giorno in Marocco si tengono dimostrazioni di giovani laureati in cerca di occupazione. Il primo ministro Abdelilah Benkirane, il cui partito islamista ha vinto le elezioni dello scorso novembre, ha promesso che il suo governo affrontera’ la questione.
La Primavera araba, che nel giro di un anno ha travolto i regimi di diversi paesi, inizio’ proprio nel dicembre del 2010 quando un giovane tunisino, Mohamed Bouazizi, si diede fuoco per protesta nella citta’ di Sizi Bouzid, innescando una serie di proteste senza precedenti che portarono alla caduta del presidente Zine el Abidine Ben Ali e si estesero anche a Egitto, Libia e Yemen
Marocco: dietro la maschera “democratica” del re si nasconde una feroce dittatura
Al nuovo re del Marocco Mohammed VI piace presentare il paese sul quale regna dal 1999 come uno Stato che si muove rapidamente verso la modernità e la democrazia e ha recentemente affermato nel corso di un intervista a Le Figaro, uno dei principali giornali francesi, che il suo obiettivo è quello di instaurare una monarchia stabile e democratica.
a cura di Andrea Davolo
Tuttavia, a dispetto di queste belle intenzioni, quella esistente in Marocco è una vera e propria monarchia assoluta e antiparlamentare. Infatti, se formalmente esiste un parlamento regolarmente eletto, questo non si fa scrupolo di votare qualsiasi legge antidemocratica che venga sostenuta dal palazzo reale.
Come denunciato da alcuni militanti marxisti marocchini la cosiddetta legge sulla “libertà di stampa” nella realtà è una sostanziale beffa. Infatti, non un solo articolo della Costituzione e delle leggi che vietano la libertà di opinione in questi anni è stato cambiato. Non ci sono cambiamenti sul piano penale e della libertà pubblica e ci sono ancora arresti e condanne degli attivisti per i diritti civili. Diversi giornali sono stati chiusi per il fatto di aver denunciato la tortura e la “sparizione” di numerosi militanti politici e sindacali dell’opposizione. Per quanto riguarda i diritti sindacali fondamentali essi sono negati dalla legislazione vigente e misure intimidatorie e repressive colpiscono chi organizza scioperi o manifestazioni. Infine, le norme anti-terrorismo hanno come unico scopo quello di riempire le carceri marocchine di ogni genere di oppositori politici, perseguitati e costretti alla clandestinità. La stessa legge sulle organizzazioni e i partiti politici lega le possibilità di costituire una formazione politica all’esclusiva e assoluta volontà del re.
A partire dal 1980 tutti i governi marocchini hanno applicato le misure suggerite dal Fmi e dalla Banca Mondiale che hanno comportato le privatizzazioni e l’eliminazione di qualsiasi tipo di previdenza sociale, provocando un drastico calo delle già precarie condizioni di vita dei lavoratori. Oggi la situazione è ulteriormente peggiorata: tutti i settori dell’economia sono in crisi e ogni anno l’Università del Marocco partorisce migliaia di giovani neo-disoccupati. In un contesto di questo tipo, in assenza di un forte movimento di massa e a causa delle debolezze dei due principali partiti di sinistra (Partito del Socialismo e del Progresso e Voce Democratica) formalmente all’opposizione, ma perfettamente integrati nel sistema politico, il fondamentalismo islamico, autore del recente attacco terroristico di Casablanca, cerca di utilizzare a proprio vantaggio il malcontento della popolazione. Chiaramente, il capitale straniero domina l’intera economia. Recentemente il Ministro del Commercio americano, durante la sua visita a Rabat, dopo la missione diplomatica del ministro degli Esteri Colin Powell ad Agadir e a Casablanca, ha presentato un piano, già proposto dagli Usa alcuni anni fa, il quale prevede la creazione di una zona di libero scambio tra gli Usa e il Marocco. Tale progetto ha lo scopo di liberalizzare il commercio e di favorire le transazioni commerciali e i rapporti d’affari con gli stati del Nord Africa.
Le caratteristiche della classe dominante marocchina sono quelle proprie di una borghesia reazionaria e incapace di giocare un qualsiasi ruolo progressista: i suoi interessi sono legati a quelli del capitalismo internazionale e quindi alle multinazionali francesi e/o statunitensi che dell’Africa hanno deciso di fare il loro terreno di scontro principale (basti ricordare le innumerevoli guerre civili per procura in cui le opposte fazioni sono sostenute dall’uno o dall’altro imperialismo, valga per tutti l’esempio recentissimo della Costa d’Avorio). La borghesia dei paesi ex-coloniali è incapace di portare avanti i compiti classici della rivoluzione democratica (la lotta contro l’assolutismo, la conquista dei diritti democratici e liberali, la riforma agraria ecc.). Questi compiti possono essere portati avanti solo dai lavoratori alleati con i contadini poveri. Solo una rivoluzione socialista che spezzi l’oppressione del capitalismo internazionale può offrire un futuro di benessere e democrazia in tutta l’area del Maghreb e in tutto il mondo ex-coloniale.





























Non credo che il giornalista de Le Figaro abbia chiesto se in Marocco ci sia o meno libertà di pensiero e se questa si può manifestare liberamente. Per il resto è vero,ormai, e senza presunzione , i due paesi sono simili e viaggiano non verso la libertà ma verso un precipizio che,come suggerisce Soros in un articolo/post successivo, sarà pieno di violenza, rancore, rabbia: dispiace a me personalmente, che i media siano riusciti finora a controllare e indirizzare l’attenzione verso altri temi che non quelli relativi alle persone che sono in difficoltà. E anche quando è successo ciò che è accaduto anche oggi, ossia un suicidio , l’aspetto evidenziato è rivolto al 90% alla famiglia e ai familiari. Non so cosa uno scrive,se lo fa, nei momenti precedenti la propria morte, ma se fossi io a scrivere gradirei che la mia morte non avvenisse invano: quindi si parli,se mai, del perchè ho deciso di farla finita e si faccia in modo che altri non debbano ,anche loro, suicidarsi perchè non ce la fanno più. Da fallito che ha anche pensato di farla finita, dico che è umiliante avere idee e non poterle mettere in pratica; è snervante non avere la seconda chance, che è invece concessa a chi viene arrestato, all’ex detenuto viene permesso il reinserimento, viene aiutato (per interesse ,certo, ma viene aiutato anche a fare impresa). Come si vede si rischia di scadere nella guerra tra poveri e voglio evitarlo. Non so quanto il popolo del Marocco ami la libertà e che significato attribuisce ad essa, ma auguro anche a loro di vivere una vita degna di essere vissuta, di avere piacere di stare al mondo. Forse è anche quello che vogliamo noi italiani,e che voglio anch’io.
salve!!! sono assolutamente d’accordo con ciò che è stato riportato qui sopra il fatto che il Marocco sia cosi arretrato sul livello economico dipende dal fatto che il governo da fondi per la costruzione di ospedali e favorire ai cittadini una vita dignitosa, in modo che cessino queste migrazioni verso l’Europa e in particolare verso l’italia.