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Articolo di Fulvio Grimaldi * www.fulviogrimaldiblogspot.com
Nessuno è più schiavo senza speranza di coloro che falsamente credono di essere liberi. (Wolfgang Goethe)

La libertà di stampa è garantita solo a quelli che la posseggono. (A.J.Liebling)

Il pregiudizio, che vede quello che gli piace, non sa vedere ciò che è evidente. (Aubrey T. De Vere)

Maroni, il miglior ministro dell’interno da sempre. Israele, il miglior esempio di Stato per legalità e sicurezza. Vorrei tanto che il centrodestra riprendesse i valori dell’antimafia di Giorgio Almirante. (Roberto Saviano)

Libia: Bani Walid riconquistata, si combatte in tutto il paese, il CNT si spappola, l’aiutante di campo Nato, Monti, elemosina briciole dai ratti a Tripoli, sbarcano 12.000 marines per proteggere il bottino petrolifero dagli attacchi della Resistenza., i vari terroristi Al Qaida si sbranano tra di loro.

Siria: il caposservatore della Lega Araba conferma la normalità e denuncia le esagerazioni dei cospiratori, la calma si estende in tutto il paese, i russi forniscono Mig23 a Damasco, si va verso le riforme di Assad, sempre più evidente il protagonismo di mercenari esterni e dei loro sponsor, l’emiro del Qatar si sputtana visitando Israele.

Me lo devo togliere subito un peso sullo stomaco che, scusate il tecnicismo, fa letteralmente cagare. Dopo ci sono un sacco di ottime notizie. Visto che le cose stanno andando maluccio per gli uccellatori, in Libia, Siria, perfino da noi, ecco che, nelle loro gabbie, con la promessa di razioni suppletive di miglio, vengono attivati i canarini canterini perché alzino il volume del loro squittìo. Fuor di metafora sono quelli che, sotto mentite spoglie, gracchiano vacue genericità contro il mostro delle guerre e oppressioni, per poi precipitarsi a lisciargli gli aculei e lucidarne le zanne con giuramenti di incrollabile adesione al suo principio guida: satanizzare le vittime da cannibalizzare. E’ la metastasi di sinistra diffusasi a partire dal nè-né jugoslavo: né con la Nato né con Milosevic, e poi né con la Nato né con Saddam, né con la Nato né con i Taliban, né con la Nato né con Gheddafi, né con la Nato né con Assad, né con la Nato né con Ahmedinejad. E poi né con Monti, né con i Forconi (viva i Forconi, alla faccia dei seccatissimi radical-chic del “manifesto” che abbaiano, in coro con i confindustriali e il regime di polizia, contro le infiltrazioni mafiose del movimento. Intanto è fisiologico che si cerchi di infiltrare e manipolare ogni buona lotta, vedi le primavere arabe, ma vuoi mettere le infiltrazioni mafiose, quelle di alto bordo, di coloro che gridano all’infiltrazione dei Forconi?) Quale è il bidoncino dell’immondizia, accanto a quelli di vetro, metallo, plastica, carta, per questi scarti della storia, utilizzati come stracci per pulire le strade della guerra e del sangue? Quello dei rifiuti tossici e ospedalieri?

Nella sua sciropposa trasmissione speciale su RAI 3, per l’addio dalle scene dell’onesto dabbenuomo Ivano Fossati, come aveva già voluto delinquere, prendendoci alle spalle con Saviano in “Vieni via con me”, il melenso lecchino di mille marchette politico-commerciali, Fabio Fazio, ha tirato fuori da sotto il collettino incravattato, sovrastato da pelo di topo, il costume di rettile. Mentre ci trovavamo mellifluamente dondolati da tenere armonie di pace, amore, bene e mare, rassicurati da Fiorella Mannoia e Zucchero, quindi del tutto inermi, ecco che irrompe un drone Nato-Cia-Mossad con la faccia di Fazio che ci tira addosso il missile di un ragazzetto sprovvisto di italiano, ma promosso a gigolò, che legge una patetica storiella scritta in punta di penna di Liala, in cui si narra degli orrori dei Taliban. I cattivissimi (buonissimi al tempo della cacciata dei sovietici) dai quali il poveretto ha dovuto fuggire, lasciandosi dietro carneficine di innocenti, fino ad approdare nell’ospitale Venezia, “felice di potersi finalmente riposare”(evitato, grazie al fervorino, CIE, bastonate, schiavismo e deportazione). Una mascalzonata che Santoro – ditene pure peste e corna – avrebbe magari riequilibrato con qualche immagine della mattanza che la Nato, impropriamente sul posto, da 11 anni esegue su villaggi e civili inermi.

Stessa caratura etico-politica degli azzeccagarbugli del Forum Palestina che, per voce di Germano Monti e appiattendosi sulla non innocente e certo ottusa posizione di alcune organizzazioni palestinesi, dal trono di latta, tecnicamente di merda, del suo perbenismo euro-razzista, lancia fatwe contro tutti coloro che ai fagocitanti dell’Impero stanno sui coglioni: ieri Gheddafi, oggi Assad e Ahmadinejad. Gran rivoluzionari di velluto, cari alla National Endowment for Democracy. E qui rendo merito a Contropiano, della Rete dei Comunisti, che ha saputo sulla Siria mettere i puntini sugli i.

Altro, in tutti i senso ingombrante, personaggio della risma delle vivandiere è Luisa Morgantini. Circolano in questi giorni in parallelo due appelli dalle firme illustri. Il “manifesto” titola uno “No alla repressione in Egitto e Siria” e l’altro “No alla guerra contro Iran e Siria” (noguerrasiriairan@libero.it) . Quest’ultimo, qui riportato in calce, è ineccepibile e, con Losurdo, Vattimo, Hack, Chiesa e altri, chiama alla lotta contro i cani da guerra e le jene da embargo, né smantella le menzogne e gli arbitrii. Me ne prendo un po’ di merito anch’io perché, ricevutolo dalla Germania, fatte alcune rettifiche, l’ho tradotto e diffuso in rete. L’altro esige solo una definizione: schifezza. Si tratta dei soliti reggicoda dei “diritti umani” e della “democrazia” da esportazione. Però in sacchetti alla lavanda, non con le bombe, per carità. Li sappiamo a memoria: Morgantini, Mecozzi, Agnoletto, Monti, Vauro, Bersani (Attac), Cannavò (Sinistra Critica), Tonio Dall’Olio…. Tutta gente che bazzica per le aree di interesse imperiale e resistenza popolare cercando di disarmare gli aggrediti con la perorazione di far congiungere i buoni dell’una e dell’altra parte.

Anestizzata la propria coscienza al profumo di lavanda con qualche critica a Occidente, Israele e satrapi arabi, questi cerchiobottisti, con la loro virulenza diffamatoria contro chi non gli assomiglia, fanno apparire i leghisti madamini di corte. Immancabile, in tanta vergogna collaborazionista, sia l’invocazione all’ONU, noto ente di pace a fianco di umili e indifesi, sia lo sdegno per l’insufficiente intervento della “comunità internazionale” (meglio “atlantica”) a sostegno del popolo siriano, di cui Morgantini e Agnoletto sanno esprimere i sentimenti molto meglio di quei milioni che per Assad manifestano da mesi a Damasco e ovunque. E’ della stessa categoria di infami il sorosiano Human Rights Watch, che, smerdate le sue balle libiche su fosse comuni e viagra da stupro, ora si esercita, insieme alla consorella Amnesty, sulla Siria, sulla quale invoca “misure decisive di Lega Araba e ONU”. Le misure decisive le avevano già chieste per la Libia, dimenticandosi poi peraltro di gettare un occhio e un elenco sulle decine di migliaia di innocenti libici sistemati da quelle misure.

Libia libera
Ma veniamo alle cose belle. E’ partita alla grande, a dispetto di tutti gli imbarazzatissimi occultamenti, la lotta di liberazione in Libia. Privati della copertura area dei pupari Nato, i “giovani rivoluzionari” di estrazione Nato-Al Qaida, cadono come birilli davanti agli attacchi della guerriglia lealista, quando non si fanno a pezzi tra loro e con il CNT, recentemente fuggito a gambe levate, il quislinghino Jalil in testa, dalla Bengasi in rivolta. In rivolta dei tagliateste integralisti, ansiosi di far finire tutti i non shariaci come Gheddafi, ma che fa. Anzi, tutto fa ottimo brodo per mandare a gambe all’aria questo sconcio di Libia di mentecatti e venduti. Questo “governo” senza arte né parte, senza forze di sicurezza e senza un pulviscolo di sovranità, perde pezzi un giorno sì e l’altro pure. Lungo la costa imperversano, trucidandosi per l’osso, bande e pezzi di tribù. Tagliagole idonei alle atrocità, ma inetti al combattimento contro chi non si batte per dollari, impegnati a sgozzarsi fra loro, insieme alla fine delle incursioni Nato offrono l’occasione per un equilibrio di forze favorevole alla resistenza. In meno di una giornata, Bani Walid,150mila abitanti, cuore della tribù Warfalla, con oltre un milione la più grande del paese, indomitamente gheddafiana, che già era costata ai ratti due mesi di assedio, è stata liberata. E’ bastato che qualche ratto si avvicinasse e pretendesse di arrestare un dirigente lealista, che la città e tutta la provincia siano esplose. Al confine sud l’alleanza Tuareg-truppe gheddafiane presidia i confini e impedisce il dominio dei ratti sul Fezzan.

Se leggeste i bollettini della Resistenza (Free Libyan Press), avreste un quadro di ininterrotta attività delle forze lealiste da un capo all’altro del paese. Tanto che spesso i media, rintuzzati nelle loro mistificazioni, rimediano facendo passare per scontri interni agli islamisti le operazioni anti-regime dei patrioti. Così Bengasi è letteralmente esplosa all’arrivo del CNT e di Jalil, costringendo la combriccola a darsela a gambe e il vicepresidente a rassegnare, atterrito, le dimissioni. Tutta Tripoli, Zawhia, Sliten, Ras Lanuf, Sebha, rimbombano di spari e granate e, per quanto possano esserci scontri tra le mafie terroriste spedite dal Golfo, il dato che ovunque vengano attaccate le prigioni e liberati soldati e militanti gheddafiani offre un segnale preciso. A salvare il salvabile da una guerriglia, che saprà estendersi anche ai trent’anni di lotta antitaliana (ma ci vorrà di meno in uno scenario che vede uniti agli arabi laici, sovrani e non globalizzati Russia, Cina, Latinoamerica, Occupy e, domani, Forconi in tutto l’Occidente), e che, come in Afghanistan, non permetterà mai il controllo del territorio, sbarcano su pozzi e terminali 12mila marines. Sicari mandati dall’Anonima Sequestri a garantire quanto meno il furto del petrolio. Reso viepiù difficile dai costanti sabotaggi delle condutture e assalti agli impianti da parte dell’Esercito Nazionale di Liberazione.

E’ questo il contesto in cui a Tripoli è sbarcato Monti, questa cornacchietta sulle spalle dell’Idra a tre teste FMI, BCE, agenzie di rating. E’ arrivato con due gorilla, l’addestratore di ratti degli Interni e quello di mercenari della Difesa, quel Di Paola che, scavalcando le montagne di sue vittime, si presenta a pietire qualche contributo di stellette nostrane al soffocamento nel sangue dei libici, del quale è stato tra gli iniziatori. L’uomo Goldman Sachs, Bilderberg, Trilateral, non pago del colpo di Stato in patria, fatto in combutta con Napolitano, “il comunista preferito di Kissinger” (e pour cause!), per depredare quel che resta di democrazia, diritto, sopravvivenza, vorrebbe a Tripoli cavare qualche castagna secca dal fuoco con il quale la sua associazione a delinquere Usurai SpA, ha incenerito la Libia. Il partner è tutto da ridere: quel traballante CTN cui nessuno in Libia dà retta e che non possiede neanche l’oncia di legittimità e affidabilità attribuibile ai “barbari sognanti” di ciularsi il Nord Italia. Grandi accordi per Eni, Impregilo, Fiat, Snam, Caltagirone, che gli potranno permettere, finchè il popolo libico non farà pulizia, di ravanare tra le eccedenze di francesi, britannici, statunitensi, qatarioti. Ma, non temete, con quelle pive nel sacco, la banda di scassinatori con licenza parlamentare di uccidere, avrà modo di rifarsi su di noi.

Siria libera
Dunque, il capo della missione di osservatori della Lega Araba, tradendo il mandato assegnatogli dai pascià del Golfo con l’avvoltoio Nato-Israele sulle spalle, ha dichiarato che i media avevano sparato cazzate, che la violenza era anche dei rivoltosi, che la situazione in tutto il paese era normale e che l’opposizione interna ed esterna la smettesse di demonizzare la missione cianciando di violenze e stragi. E che tutto questo era stato stabilito – afferma – grazie all’assistenza e all’assoluta libertà di ricerca, contatto, movimento, assicurate alla delegazione dal governo di Damasco. Infuriati, i mandanti, costretti a rinunciare, per ora, a un rapporto anatema contro Assad, prima hanno tirato fuori un unico osservatore gaglioffo e gli hanno fatto spappagallare le calunnie da mesi rovesciate sulla Siria. Poi hanno ceduto all’umiliazione di allungare di un mese l’operazione.

Viene a mente quella periferia di Damasco che ho ripetutamente percorso, della quale nello stesso momento le emittenti imperiali e reazionarie raccontavano che era insorta e veniva cannoneggiata. Avessi visto una sola parete di casa colpita da un obice!. E vengono a mente quegli osservatori che si aggiravano per ogni dove, perplessi a non trovare una qualche prova dello sterminio assadiano del proprio popolo. Alla luce della foia bellica della gazzetta del sion-yankee De Benedetti, va riservata attenzione al lungo reportage di Alberto Statera che se ne va a spasso a Deraa, descritta come origine e fulcro dell’insurrezione e della repressione selvaggia, con i soliti 7, 8 assassinati dal regime ogni giorno, senza incontrare alcunché che non indichi una vita normale e un’assenza totale di violenze. Sembra che ai “giovani rivoluzionari” con armi israeliane e istruttori Nato non sia rimasta che la classica risorsa degli attentati al tritolo contro la popolazione refrattaria alla “rivoluzione”. Esempio, oltre quello da me vissuto a Damasco il 6 gennaio, massacro di 26 civili e poliziotti: il 21 gennaio scorso, sulla strada Idili-Ariha, questi “rivoluzionari” hanno attaccato un bus della polizia che trasportava prigionieri, cioè loro sodali, e hanno massacrato 14 persone. Battuti nello scontro, ora rimediano con le road side bomb, dal bersaglio indiscriminato. Se non si prevale, che almeno si coltivi il caos. Occidente e satrapi si accontenteranno.

Man mano che si avvicinano le riforme decise dal governo per marzo e giugno, nuova costituzione, referendum, elezioni pluripartitiche sotto osservatori internazionali, che sottraggono ai “ribelli” il tappeto “democratico” stesogli sotto ai piedi da Turchia, tiranni monarchici e Nato, i cospiratori diventano più nervosi e si agitano. Costernato dal sondaggio di una società del suo stesso regno che riconosceva ad Assad il sostegno della maggioranza del paese (il 55%, hanno dichiarato a denti stretti, ma fuori dal Qatar si può calcolare poco di meno del 100%, lo sanno bene gli osservatori) il monarcodittatore Al Thani ha chiesto soccorso. Sfidando ogni remora di fratellanza araba e mostrando al mondo l’unità d’intenti tra cricche criminali, ha compiuto una“visita segreta” in Israele.Tanto segreta, che si è fatta riprendere in lungo e in largo, fin nell’affettuoso tète a téte con la gorgone assassina di Gaza, Tzipi Livni.

Come dire, se quei quattro mercenari di Al Qaida infiltrati e i locali Fratelli Musulmani non ce la facessero, e figuriamoci l’esercito arabo che nel Qatar stanno allestendo e che è destinato a frantumarsi tra defezioni e compattezza patriottica siriana, sappiate che abbiamo dalla nostra parte anche il castigamatti nazisionista. Come sempre coperto dalla Shoa e disposto a tutto.

Livni e Al Thani, emiro del Qatar
Intanto, roso dalla frustrazione per il fallimento dell’”Operazione Osservatori”, il Consiglio Ministeriale della Lega Araba, attentissimo all’opinione del popolo siriano, ha intimato a Bashar El Assad di rimettere il potere nelle mani del suo vice, di mettere in piedi un governo di “unità nazionale” (ne sappiamo qualcosa: da sempre il governo dell’unità dei vampiri) e di procedere spedito a elezioni (già programmate per la tarda primavera). L’Arabia Saudita, di cui le sollevazioni contro l’obbrobriosa dittatura barbaro-feudale sono le più taciute del mondo, ha contribuito richiamando i propri osservatori (meglio: spie e provocatori) dalla missione della Lega, mentre il Qatar, sempre in testa alla banda di macellai, sta raccattando teste di cuoio occidentali e tagliagole islamiste per farne “l’esercito dei disertori siriani”. Che se la stanno già facendo sotto alla vista di quelle milionate lealiste in piazza in Siria, nonché di un esercito nazionale attrezzato e convinto, collaudato in mezzo secolo di resistenza al più feroce degli aggressori.

Allargando lo sguardo, è resa evidente la difficoltà in cui si ritrovano i cospiratori, dopo 10 mesi di assalto, dai tentacoli di pace che Obama, insufflato dalla cupola militar-finanziaria, ha allungato verso l’Iran. Disdette massicce esercitazioni Usa-Israele che mimavano un attacco alla grande contro il paese canaglia, ha indirizzato a Tehran una lettera (segreta, ma scintillante in rete e confermata dal ministero degli esteri persiano) in cui si chiedeva di riprendere i negoziati al fine di evitare una conflagrazione bellica. Il rifiuto di Russia e Cina, l’ostilità della vera comunità internazionale (il 99%) e, di più, la realizzabilissima minaccia iraniana di chiudere gli Stretti di Hormuz e mandare a carte e quarantotto il sistema economico capitalista e, per finire, l’imminenza di elezioni presidenziali, nelle quali l’elettorato di Obama minaccia di deviare verso quel 99% anti-Wall Street e anti-guerra, sembrano aver provocato il ripiegamento. Ripiegamento, badate e non fatevi cullare da illusioni, o Morgantini, dalla guerra immediata all’Iran, servita da sempre a mascherare altre guerre d’aggressione, ma non dal disfacimento della Siria. Anzi, è lampante che si tenti di ammansire l’Iran e la crescente opposizione mondiale a questa guerra mondiale contro la democrazia, la libertà, la sovranità e per dittature da scegliere tra quella di Monti-Draghi e quella di Hamid al Khalifa El Thani, emiro del Qatar. Ma è ancora più lampante che si accantona l’Iran, per attaccarlo poi e meglio una volta perso l’alleato arabo, al fine di farci accettare il male bellico minore: la liquidazione della libera Siria. Probabilmente questi specialisti del ricatto e e delle fregature hanno anche pensato di convincere Tehran, in cambio della tregua concessagli, di abbandonare Damasco e Assad al loro destino. E gli iraniani, simultaneamente strangolati dall’embargo alle loro esportazioni di petrolio testè annunciato (aspettatene gli effetti sui nostri prezzi), dovrebbero caderci? E’ la solita idea dei civilizzati che i selvaggi siano più stupidi.

Non posso esimermi dal segnalarvi come queste tutto sommato buone giornate continuino ad essere inquinate dai soliti intossicatori della sinistra nella fureria imperiale. Burgio e Grassi, di RC, sono coloro che hanno infinocchiato buona parte della migliore base del partito fingendo di contrastare la deriva collaborazionista di Bertinotti e Vendola. Poi, inconsistenti come i pupazzi di gomma che stiracchia Ernesto bassotto, si sono frantumati in quattro sotto-cosche, una delle quali fuggita nella microcorte di Diliberto. Dove il ridicolo diventa il grottesco. Però imperversano sulla stampa di “sinistra”. E nel momento in cui l’Anonima Usurai e Killer lancia la sua ultima crociata contro i migliori pezzi di umanità e lacrime e sangue ci colano addosso da tutte le parti, Burgio, pensatore principe della conventicola, imbratta un paginone del “manifesto” per scolpire nell’immaginario di tutti noi un DNA inesorabilmente nazista della Germania.

Potrebbe, l’acuto geopolitico, buttare uno sguardo a Sud, dove nazisti veri, strutturali, in parte correligionari del Burgio, stanno infierendo come mai prima su popoli e terre, con atrocità da Guinness dei Primati. Ma no, meglio distrarre, meglio voltare all’indietro lo sguardo, intriso di razzismo e spocchia, verso la Germania. Lasciamo che Himmler ci serva ancora un po’. Germania, che ha sacrificato un milione di donne e uomini nella lotta al nazismo, che per secoli è stata il popolo più pacifico del continente, la fucina forse più ricca di intelletti del pensiero e della creatività. Germania di Beethoven, Rilke, Goethe, Marx, Liebknecht, Hegel… Per un Burgio trasudante razzismo e superstizioni bibliche su popoli eletti e non, antiscientifico e viscerale quanto il celtico Borghezio, lo spirito dei tedeschi è quello: violenza, nazismo, un unicum, in altre parole: “il male assoluto”. Ricorrendo alla scaltra e accecante tecnica del lancio di ossa da olocausto, il Grande Depistatore ci vorrebbe rifilare “un’anima tedesca” dedita a ogni obbrobrio, “male mostruoso, gratuito, costruzione sociale del male, presente anche nei comportamenti spontanei di gran parte della popolazione civile, ancor prima dell’inizio della guerra”. Sul collo delle vittime dei campi ci sarebbero dunque gli artigli di praticamente tutti i tedeschi. Dell’ “anima tedesca”. A dispetto degli antifascisti tedeschi, comunisti, socialisti, democratici, religiosi, che lì dentro ci hanno rimesso la ghirba.La mascalzonata si conclude con questa sciagurata, antiscientifica, anticomunista autoassoluzione: “Non si può negare che il discorso sui caratteri nazionali abbia una sua consistenza e una sua notevole utilità“. Gli è sfuggito di menzionare Lombroso. Si dicono marxisti leninisti, questi signori, ma biblicamente credono nel peccato originale. Non degli italiani fascisti, mica degli americani genocidi, mica degli inglesi stermina-popoli. Mica il loro. Solo dei tedeschi. Allibito da tanto male, chi si preoccupa più della Palestina? O della Siria?

La qualità etica, la sostanza politica di questi omini di burro annaspanti nella propria inutilità, si rivela anche, sullo stesso giornale, con un’accorato appello a Vendola, perché gli dia una mano a salvarli dal destino di lustrascarpe e li faccia rientrare nella casta. Quel Vendola vituperato al tempo della sua defezione a destra, quel Vendola ricettacolo di ogni ambiguità ideologica e collateralismo con poteri politici e farabutti economici, quel Vendola che esalta i verdi giardini di Israele (bella cartina di tornasole), e non trova una parola contro le guerre, quel Vendola che gli ha fatto mille volte marameo e dovete morire!

Siamo in piena guerra mondiale di pochissimi psicopatici in grisaglia di Armani o jallabiah dei bacherozzi del Golfo, contro tutti i sani. Monti di qua, Al Thani di là, Obama su tutti, appeso ai fili manovrati dall’empireo del male, di quello vero, di oggi. E, tolto di mezzo Obama, guardate che successori, accreditati dal giubilo occidentale: Gingrich, Santorum, Romney, tutti che “i palestinesi non esistono”, “bombardiamo Tehran”, “basta aborti, ma vai con il boia”, “fuori gli untermenschen neri o latinos”. Un’assortimento da manicomio criminale, da Luna Park con tunnel della morte.

La Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, l’Iran, i latinoamericani, gli asiatici, Hezbollah, i palestinesi non rassegnati, qualunque sia il loro ordinamento, ovviamente al di là della schiuma di bugie che ce ne offusca la vista, sono, insieme a forconi e accampamenti, le scialuppe che ci sottraggono al naufragio. O vogliamo affidarci a uno Schettino, a un Costa Crociere?
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Scritto da Bernd Duschner, Associazione di Amicizia con la Serbia, Pfaffenhofen, Germania.
Tradotto e diffuso da Fulvio Grimaldi

Un appello contro i preparativi della guerra all’Iran e alla Siria
Sempre più concrete e minacciose si fanno le probabilità che la macchina di morte che ha infierito sulla Jugoslavia, sull’Afghanistan e sull’Iraq, e che ha appena finito di devastare la Libia, si scagli contro altri paesi sovrani. Paesi riottosi ad allinearsi ai persistenti progetti di Nuovo Ordine Mondiale, ma la cui sottomissione è decisiva per rilanciare il dominio geopolitico degli Usa e della Nato in Asia e nel mondo intero. La profonda crisi economica ma anche di consenso sociale che sta attraversando l’Occidente – e la necessità di impedire ad ogni costo un riaggiustamento degli equilibri planetari a favore di nuove forze emergenti – rende ancora più imminente questo pericolo.
La guerra psicologica, multimediale e ideologica è in effetti già cominciata e ha già messo in campo le armi della disinformazione e della criminalizzazione dell’avversario ma ha anche già proiettato sul terreno i primi corpi d’elite. Questo appello, che invitiamo a sottoscrivere, è stato originariamente lanciato ai primi di gennaio in Germania, paese nel quale ha raccolto l’adesione di 5 parlamentari nazionali. Il testo è stato pubblicato e diffuso in molte lingue.
Sul blog Freundschaft mit Valjevo e.V. la versione originale e le diverse traduzioni [DL].


Fermare i preparativi di guerra! Mettere fine all’embargo!
Solidarietà con il popolo iraniano e siriano!


Decine di migliaia di morti, una popolazione traumatizzata, un’infrastruttura largamente distrutta e uno Stato disintegrato: questo il risultato della guerra condotta dagli Usa e dalla Nato per poter saccheggiare la ricchezza della Libia e ricolonizzare questo paese.
Ora preparano apertamente la guerra contro l’Iran e la Siria, due paesi strategicamente importanti e ricchi di materie prime che perseguono una politica indipendente, senza sottomettersi al loro diktat. Un attacco della Nato contro la Siria o l’Iran potrebbe provocare un diretto confronto con la Russia e la Cina – con conseguenze inimmaginabili.
Con continue minacce di guerra, con lo schieramento di forze militari ai confini dell’Iran e della Siria, nonché con azioni terroristiche e di sabotaggio da parte di “unità speciali” infiltrate, gli Usa e altri Stati della Nato impongono uno stato d’eccezione ai due paesi al fine di fiaccarli.
Gli USA e l’UE cercano in modo cinico e disumano di paralizzare puntualmente con l’embargo il commercio estero e le transazioni finanziarie di questi paesi. In modo deliberato vogliono precipitare l’economia dell’Iran e della Siria in una grave crisi, aumentare il numero dei disoccupati e peggiorare drasticamente la situazione degli approvvigionamenti della loro popolazione.
Al fine di procurarsi un pretesto per l’intervento militare da tempo pianificato cercano di acutizzare i conflitti etnici e sociali interni e di provocare una guerra civile. A questa politica dell’embargo e delle minacce di guerra contro l’Iran e la Siria collaborano in misura notevole l’Unione europea e il governo italiano


Facciamo appello a tutti i cittadini, alle chiese, ai partiti, ai sindacati, al movimento pacifista perché si oppongano energicamente a questa politica di guerra.


Chiediamo al governo italiano:


- di revocare senza condizioni e immediatamente le misure di embargo contro l’Iran e la Siria
- di chiarire che non parteciperà in nessun modo a una guerra contro questi Stati e che non consentirà l’uso di siti italiani per un’aggressione da parte degli Usa e della Nato
- di impegnarsi a livello internazionale per porre fine alla politica dei ricatti e delle minacce di guerra contro l’Iran e la Siria.


Il popolo iraniano e siriano hanno il diritto a decidere da soli e in modo sovrano l’organizzazione del loro ordinamento politico e sociale. Il mantenimento della pace richiede che venga rispettato rigorosamente il principio della non-ingerenza negli affari interni di altri Stati.


Domenico Losurdo
Gianni Vattimo
Margherita Hack
Franco Cardini
Giulietto Chiesa
Oliviero Diliberto
Manlio Dinucci
Vladimiro Giacché
Federico Martino
Sergio Ricaldone
Costanzo Preve (filosofo), Massimiliano Ay (Segretario del Partito Comunista della Svizzera italiana), Fosco Giannini (segreteria nazionale PdCI), Guido Oldrini (direttore Marxismo Oggi), Antonino Salerno (Segretario generale SIAM Sindacato Musicisti CGIL), Andrea Fioretti (Comunisti Uniti Roma), Stefano G. Azzarà (Università di Urbino), Fabio Frosini (Università di Urbino), Renato Caputo (Comunisti Uniti Roma), Cristina Carpinelli, Maurizio Musolino (giornalista), Andrea Catone (direttore Marx XXI), Fausto Sorini (responsabile esteri PdCI), Luigi Alberto Sanchi (Cnrs, Parigi), Mauro Gemma (direttore Marx XXI on line), Paola Pellegrini (resp. cultura PdCI), Campo Antimperialista, Umberto Spallotta, Roberta Vespignani, Rosalba Calabretta (Ass. Solidarité Nord-Sud ONLUS), Franco Tomassoni, Mario Ferdinandi, Dmitrij Palagi (Coordinatore regionale Giovani Comunisti della Toscana), Daniele Barillari, Giacomo Cucignatto (Firenze), Luciano Albanese (Università di Roma-La Sapienza), Simone Do, Bassam Saleh, Alexander Hobel (storico), Giuseppe Sini (studente, Sassari), Bruno Settis, Emiliano Alessandroni (dottorando Università di Urbino), Gabriele Repaci (studente di Filosofia Università di Milano), Simone Santini (giornalista), Eleonora Angelini, Antonio Capitanio, Sergio Nessi (coordinatore regionale della Lombardia Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba), Maurizio Neri (Editore Rivista Comunismo e Comunità Roma), Redazione di Comunismo e Comunità, Riccardo Di Vito, Diego Angelo Bertozzi (collaboratore Marx21), Paolo Torretta (giornalista freelance, Helsinki, Finlandia), Sarah Latorre (Segreteria Provinciale PdCI Taranto – Coordinamento Nazionale FGCI), Andrea Sonaglioni, Giancarlo Paciello, Giorgio Raccichini (PdCI Federazione prov. di Fermo), Claudio Orlandi, Filomena Crispino, Mattia Nesti (coordinatore provinciale Giovani Comunisti Pistoia), Maurizio Bosco (Roma), Lino Sturiale (PdCI Torino), Alessandro Perrone (Comunisti Uniti Monfalcone GO), Virginio Pilò (dipendente Università di Bologna), Giuseppe Zambon (Zambon Verlag, Frankfurt), Odradek edizioni (Roma), Roberta Anconetti, Giuliano Cappellini, Bob Fabiani (Scrittore-Blogger, Roma), Sebastiano Taccola, Paolo Borgognone (storico), Francesco Maiellaro (avvocato Bari), Chiara Catia Carlucci, Giacomo Cappugi (Firenze), Gianmaria Pavan, Ettore Chiorra, Andrea Salutari (coordinatore Giovani Comunisti Torino), Federico Vladimiro Quondamatteo (FGCI-PDCI federazione di Fermo), Sezione “Abdon Mori” di Empoli del PdCI, Susanna Angeleri, Daniel Palladio, Paolo Trinajstic, Giovanni Baccini (Genova), Massimo Marcori (CPF PDCI Torino), Francesco Dragonetti (Esecutivo Regionale FGCI Emilia-Romagna), Antonino Contiliano, Erman Dovis (operaio), Yuri Dovis (operaio), Claudia Berton (Verona), Rodolfo Santamaria, Rosa Taschin (Ravenna), Yasmina Khamal (insegnante, Bruxelles), Higinio Polo (Profesor y escritor, Barcelona España), Marica Guazzora …


Per sottoscrivere l’appello: noguerrasiriairan@libero.it

3 Commenti a “Siria, Iran, Libia, Italia: grisaglie e jallabieh alla guerra mondiale”

  • domenico:

    Articolo noioso,retorico e niente di nuovo.Sono tutte cose che sà anche mio figlio.

  • andrea'65:

    Uno studio di ingegneri USA degli anni ’90 stabilì che le Twin Tower erano troppo costose da bonificare e demolire, essendo la vita strutturale dei grattacieli USA di poche decine d’anni, poi arrivò il 9/11 che risolse il problema.Un altro preventivo del Pentagono afferma che la portarei USS Enterprise, obsoleta essendo da oltre 40anni in servizio, è troppo costosa da rottamare, quindi è stata inviata nel Golfo Persico in attesa di di prendere 2 piccioni con una nave, autoaffondamento e colpa ai Pasdaran.

  • sauro:

    Saviano e’ il peggio che il sitema possa offrirci, l’infame vestito da salvatore della patria.
    Il latitante che imperversa su tutte le TV, di stato e non, ed essendo Ebreo e’ appoggiato in forma bipartisan dagli isceri del potere.
    La mafia non e’ altro che il braccio armato del vero potere (i sionisti), quello che fa lavori sporchi, volete farci credere che quest’uomo e’ in pericolo? HA HA HA HA…
    Noi siamo in pericolo, di fronte a questi personaggi, tirati fuori dal nulla e investiti di una credibilita che non anno, liberi di parlare senza contradittorio ovunque, liberio di dire che isralele e’ uno stato democratico: gia vorrei ricordare che per i sionisti gli uomini sono alla stregua di animali, da sfruttare, truffare e anche uccidere se necessario, quindi si in quest’ottica tutto torna: uccidere bambini, cacciare la gente dalle proprie terre e rinchiuderla in un campo profughi a casa loro rubandogli casa e terra , circondandoli con carrarmati e’ DEMONIACO non Democratico.
    Pagherete tutto, in questa o in un altra vita!

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