Coldiretti: la crisi riaccende i camini. Record legna da ardere (+17%)
(ASCA) – Roma, 2 giu – Con la crisi e l’aumento insostenibile del prezzo dei combustibili si sono riaccesi i camini e fanno segnare un aumento del 17 per cento le importazioni di legna da ardere nell’inverno 2012, raggiungendo il valore piu’ alto degli ultimi venti anni. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che evidenzia il cambiamento di abitudini degli italiani con la riduzione del potere di acquisto. ”Mentre e’ crollato del 16 per cento il consumo di gasolio da riscaldamento nel 2011 – sottolinea la Coldiretti – sono stati importati in Italia ben 3,3 miliardi di chili di legna da ardere nelle diverse forme, pari a piu’ del triplo rispetto a venti anni fa. Una dimostrazione evidente – precisa la Coldiretti – del crescente interesse verso questa forma di energia che e’ diventata competitiva dal punto di vista economico oltre ad essere piu’ sostenibile dal punto di vista ambientale”.
”Un tendenza dovuta – sostiene la Coldiretti – alla riapertura dei camini nelle vecchie case ed alla costruzione di nuovi ma anche ad una forte domanda di tecnologie piu’ innovative nel comparto delle stufe a legna, delle caldaie e pellets dove l’industria italiana soddisfa oltre il 90 per cento delle domanda sul mercato interno mentre destina quasi un terzo della produzione nazionale alle esportazioni”.
”L’Italia – continua la Coldiretti – e’ diventato il primo importatore mondiale di legna da ardere nonostante la presenza sul territorio nazionale di 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale, in aumento del 20 per cento negli ultimi 20 anni. I 12 miliardi di alberi che coprono oltre un terzo della superficie nazionale (35 per cento) costituiscono – precisa la Coldiretti – il polmone verde dell’ Italia con circa 200 alberi per ogni italiano. I boschi – precisa la Coldiretti – ricoprono un ruolo centrale come assorbitori e contenitori di anidride carbonica, che e’ il principale gas ad effetto serra, e sono fondamentali nella mitigazione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici in corso ma potrebbero svolgere un ruolo ancora piu’ importante per compensare il fabbisogno energetico del Paese”.
La grande ricchezza non sfruttata dellItalia
di Lino Bottaro
L’Italia è una penisola montuosa i cui terreni sono difficilmente utilizzabili in agricoltura. E’ ricoperta di un manto vegetale, é ricca di energia solare intesa come superfice di captazione dell’energia frutto del calore e della luce del sole.
Aspetti energetici delle biomasse dal legno: combustione efficiente e modalità di trasmissione del calore
L’efficacia della combustione non dipende soltanto dalla tecnologia delle apparecchiature ma anche dalle caratteristiche chimico-fisiche della biomassa.
Il potere calorifico
Il potere calorifico è il parametro fondamentale per valutare la qualità del legno (sia esso in forma di ciocchi, pellet o cippato), e per comprenderne le potenzialità energetiche anche in comparazione con i combustibili fossili. Il potere calorifico di un combustibile indica la quantità di energia che può essere ricavata dalla combustione completa di un’unità di peso.
La tabella sottostante confronta i diversi poteri calorifici, in kWh termici prodotti per ogni kg bruciato, da combustibili fossili e da biomasse legnose.
| Combustibili da biomassa | Potere calorifico netto (kWh/kg) |
| Legna da ardere (25% umidità) | 3,5 |
| Cippato pioppo (25% umidità) | 3,3 |
| Pellet di legno (max 10% umidità) | 4,9 |
| Combustibili fossili | |
| Gasolio | 11,7 |
| Metano | 13,5 |
| GPL | 12,8 |
Confronto tra i poteri calorifici del legno e dei combustibili fossili (Fonte: ITABIA)
Dalla tabella risulta evidente come il potere calorifico del legno sia inferiore rispetto a quello dei combustibili fossili. Infatti, per produrre l’energia di un litro di gasolio, occorrono circa 3 kg di legna da ardere.
Possiamo quindi facilmente calcolare il vantaggio economico (vedi anche “Aspetti economici” nei Riferimenti in fondo alla pagina) del legno: se la legna da ardere ha un costo di 0,10 €/kg, spendendo circa 0,30 € posso ottenere il calore che ricaverei da un litro di gasolio (costo circa 1,2 €/litro). In definitiva, a parità di contenuto energetico e quindi di calore ottenuto, la legna mi costa circa 1/4 rispetto al gasolio e la metà rispetto al metano.
L’importanza dell’umidità
Il potere calorifico del legno è un parametro variabile, che aumenta al diminuire dell’umidità. L’acqua contenuta nel legno, infatti, è nemica di una buona combustione, come si può vedere nella seguente tabella.

Il rapporto tra l’umidità e il potere calorifico del legno (fonte: Dossier “Dal bosco: legno energia e ambiente”, Provincia di Lecco)
Il legno, subito dopo essere stato raccolto, presenta un alto contenuto di acqua, superiore al 50%. Per questo motivo la legna viene fatta stagionare al coperto e all’asciutto per 2-3 anni, in modo da ridurre l’umidità a valori ottimali per la combustione, intorno al 25%.
Anche il cippato, come la legna, risulta all’inizio molto umido e deve quindi subire un processo di stagionatura.
Il pellet invece grazie al particolare processo di lavorazione cui è sottoposto, presenta valori di umidità inferiori al 10%: questo, insieme alle tipiche caratteristiche di compattezza e omogeneità, ne spiega l’alto potere calorifico.
Anche la pezzatura del legno influisce in maniera determinante sulla qualità della combustione: i piccoli cilindretti di pellet e le scaglie di cippato, comportandosi come combustibili fluidi all’interno della camera di combustione, bruciano meglio rispetto alle pezzature grossolane tpiche della legna in ciocchi, determinando anche una minore produzione di ceneri.
La post-combustione
Oltre alla qualità del combustibile, è fondamentale che il processo di combustione sia il più efficace possibile. Molti apparecchi ad alta efficienza devono i propri alti rendimenti a sistemi di “post-combustione” o “seconda combustione“.
Questa si può ottenere separando le due diverse fasi di combustione:
• nella prima fase, avvengono le reazioni di essicazione, pirolisi e gassificazione del legno, attraverso l’immissione di aria primaria;
• nella seconda fase, cioè l’eventuale “post-combustione”, avviene la completa combustione dei gas (soprattutto monossido di carbonio) prodotti nella prima fase, attraverso l’immissione di aria secondaria. L’aria, entrando in combinazione con l’ossido di carbonio, sprigiona una seconda fiamma molto calda, che aumenta l’efficacia del processo. In questa seconda fase, si raggiungono temperature superiori agli 800 °C.
Quanto più elevata la temperatura in camera di combustione, tanto maggiore sarà l’abbattimento delle sostanze inquinanti (vedi “Aspetti ambientali” nei Riferimenti in fondo alla pagina) presenti nei fumi in uscita.
La trasmissione del calore
Conoscere alcuni principi di base relativi al modo in cui il calore viene diffuso negli ambienti è molto importante, poichè cambia la qualità del riscaldamento e la sensazione di comfort termico.
Conduzione
Molti apparecchi a biomassa di moderna concezione sono deputati a trasmettere per conduzione tutto il calore della combustione all’acqua, che viene poi distribuita nell’impianto idraulico e nel sistema di riscaldamento: questo è il caso delle caldaie a legna, a pellet e a cippato.
Per conduzione si intende un traferimento di calore per contatto diretto, da un corpo a temperatura maggiore ad uno a temperatura minore. Questo è proprio ciò che avviene negli scambiatori di calore aria /acqua delle caldaie.
Vi è poi un’altro tipo di impianti, come i termocamini ad acqua, le termostufe e le termocucine, in cui parte del calore è trasmessa all’acqua per conduzione, parte invece all’ambiente circostante, per convezione e/o irraggiamento. E proprio la convezione e l’irraggiamento sono le due modalità di diffusione del calore utilizzate da stufe e camini privi di sistemi di distribuzione di acqua calda.
Occorre evidenziare che nessuno degli apparecchi di combustione a biomassa produce esclusivamente calore radiante o calore per convezione, ma necessariamente in entrambe le forme, anche se in quantità e proporzioni diverse.
Irraggiamento
L’irraggiamento è un tipo di trasmissione del calore che avviene sotto forma di onde elettromagnetiche. A differenza della conduzione e della convezione (vedi sotto), il calore per irragggiamento viene trasmesso ai corpi (persone, pareti, oggetti) e non all’aria.
Questo determina una confortevole sensazione di calore e ha il vantaggio di non innescare moti convettivi dell’aria, con minore produzione di polveri.
Altro aspetto fondamentale è l’omogeneità con cui il calore si distribuisce negli ambienti: in quelli riscaldati per irraggiamento c’è una differenza minima di temperatura, di circa 2 °C, tra il livello del pavimento e quello del soffitto. Il calore dunque non si accumula nella zona alta degli ambienti interni, come accade con il calore trasmesso per convezione.
L’esempio più evidente di questa modalità di riscaldamento è data dai raggi solari che riscaldano la terra pur viaggiando nel vuoto. A livello più pratico, una delle modalità più conosciute di diffusione del calore per irraggiamento è quella del riscaldamento a pannelli radianti.
Sono soprattutto le stufe e i camini tradizionali a trasmettere il calore in forma radiante. Per quanto riguarda i camini aperti, bisogna dire che hanno una bassissima efficacia in termini di irraggiamento, poichè la maggior parte del calore se ne esce attraverso la canna fumaria, insieme ai fumi di combustione.
Molti tipi di stufa e le stufe-camino, invece, riscaldano per irraggiamento in maniera più efficace: questo vantaggio è dovuto alla conformazione degli apparecchi (focolare chiuso, maggiori superfici di scambio termico) e all’utilizzo di materiali (come pietra ollare, ghisa, ceramica) in grado di accumulare calore, per poi rilasciarlo lentamente.

Le tre modalità di diffusione del calore: l’irraggiamento (radiation), la convezione (convection) e la conduzione (conduction)
La convezione
La convezione, infine, è la modalità di trasmissione del calore che avviene attraverso un fluido, aria o acqua. L’aria calda, essendo più leggera, prende il posto di quella più fredda che scende verso il basso: questo processo è alla base dei moti convettivi.
La convezione è la forma di diffusione del calore più comune negli edifici, essendo quella propria di radiatori e ventilcovettori. Ma non solo: le moderne stufe a pellet, le termostufe, i camini ventilati, i termocamini ad aria e in generale tutti gli apparecchi a biomassa chiusi da uno sportello vetrato, riscaldano gli ambienti soprattutto per convezione.
Caratteristica del riscaldamento per convezione è la stratificazione del calore, con differenze di temperatura tra soffitto e pavimento superiori ai 5 °C.
Anche se meno confortevole del calore radiante, la convezione ha dalla sua il fatto di essere spesso più efficace: consente infatti un riscaldamento più veloce degli ambienti e permette inoltre di realizzare efficaci sistemi di canalizzazione per immettere aria calda anche negli ambienti adiacenti a quello in cui è installato il generatore di calore.
L’aria calda può fuoriuscire dagli apparecchi per moto spontaneo (convezione naturale) oppure mediante ventilatori elettrici (convezione forzata). La convezione forzata viene utilizzata nella maggior parte degli impianti di moderna concezione, dotati di picccoli elettroventilatori di poche decine di watt.
Rispetto al calore radiante, l’immissione di aria calda dà una minore sensazione di comfort termico e provoca il movimento di polveri.
Riferimenti
• Aspetti economici delle biomasse da legno
in Nextville (Visione d’insieme)
• Aspetti ambientali delle biomasse da legno
in Nextville (Visione d’insieme)





























A proposito di energia gustatevi questo video:
http://www.youtube.com/watch?v=Fw9aOstVOVE&feature=youtu.be
“Utilizzando invece gli alberi, le canne, come combustibile, si otterrebbe un impatto ambientale in pareggio con un consistente vantaggio energetico.”
Mi sembra una bella panzana.
Potresti dimostrarlo con dei dati?
“gli alberi non possono emettere più Co2 di quanta non ne abbiano accumulata o no? La disponibilità di Co2 equivale ad una “abbondanza alimentare” per gli alberi e quindi non capisco dove stà la panzana. Facciamo così lei prova a fare una ricerca approfondita poi ritorniamo sul discorso
Con simpatia
Caro Ethan, sono costernato. Le sue conoscenze di chimica sono a zero! La CO2 emessa dalla combustione del legno è esattamente quella accumulata dal legno stesso durante la crescita. Quindi la combustione del legno non aumenta la CO2, nel senso che NON ne produce di nuova. Non me ne voglia. A risentirla.
La vera risorsa italiana e del mondo e’ la geotermia, solo con quella si risolverebbero tutti i problemi energetici.
http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_geotermica
“…L’energia geotermica costituisce oggi meno dell’1% della produzione mondiale di energia[3]. Tuttavia, uno studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology afferma che la potenziale energia geotermica contenuta sul nostro pianeta si aggira attorno ai 12.600.000 ZJ e che con le attuali tecnologie sarebbe possibile utilizzarne “solo” 2000 ZJ. Tuttavia, poiché il consumo mondiale di energia ammonta a un totale di 0,5 ZJ all’anno, con il solo geotermico, secondo lo studio del MIT, si potrebbe soddisfare il fabbisogno energico planetario con sola energia pulita per i prossimi 4000 anni rendendo quindi inutile qualsiasi altra fonte non rinnovabile attualmente utilizzata.[4]..”
Chiunque puó raccogliere legna nel bosco con la quale riscaldarsi. Soprattutto quando non sará piú in grado di poter pagare gas o gasolio o energia elettrica ottenibili solo dai monopoli a causa dei capitali e delle tecnologie implicate. Riuscire ad ottenere l´indipendenza energetica é essenziale. Gli alberi possono darci una mano. Intere economie nel mondo, si mantengono sul loro sfruttamento. Eppure molti deboli di mente, ancora non se ne rendono conto , dal momento che fanno obiezioni di una banalitá sconcertante.
Mio figlio che visita costruttori di stufe a Castelfranco per motivi commerciali mi riferisce che i tecnici hanno già pronti nel cassetto nuovi modelli di stufe da approntare per quando la legge proibirà le stufe a legna che ‘inquinerebbero’.
Saranno ammessi un giorno solo combustibili come il pellet non reperibili direttamente in natura e frutto di elaborazione e trasformazione da parte dell’industria.
Così come nei fiumi interni degli USA non è più permesso pescare e consumare il pesce eludendo il sistema distributivo monopolizzato dalle corporations così sarà vietato andare a legna per i boschi. Par di capire.
Sostenibile dal punto di vista ambientale, no! Le bugie non vanno raccontate! Le fonti energetiche le quali emettono una zero emissioni l’altra bassissime concentrazioni di anidride carbonica, sono centrali termoeletttriche nucleari e quelle con combustibile gassoso, metano. Per intenderci, terra terra, ciò che sputa il camino, ciminiera, focolare, stufa a legna, cucina economica. Qualsiasi centrale termoelettrica sia pubblica Enel – Terna o privata, cartiere ecc. i valori di emissione al camino sono monitorati on line e i dati riversati giornalmente in provincia. Quello che sputa il camino di una stufa a legna fa rabbrividire sia per la male combustione sia per il combustibile che oltre alla legna vi entra di tutto producendo diossina a valanga.
Non solo è sostenibile ma auspicabile l’utilizzo della legna. La cosa più utile dei programmi di aiuti comunitari all’agricoltura è stato infatti il contributo per l’impianto di boschi artificiali.
Oggi un bosco artificiale rende mediamente il doppio di un seminativo a mais che per ironia della sorte adesso serve per fare biogas. Altra balla bondiale ad alto inquinamento per la sua filiera produttiva.
Il bosco si protegge e si crea solo se serve altrimenti è destinato ad essere devastato dall’ultimo degli speculatori o dai prossimi compratori dell’Italia in vendita.
Veramente non è cosi, l’unica fonte attuale che non produce CO2 è quella nucleare.
I gas combustibili, a differenza di quello che pensano in moltissimi, producono CO2 pari alla combustione di petrolio. L’unica differenza sostanziale è la fuligine, cosa che per i gas (propano o metano) non sembra un problema, invece producono anche loro la fuligine ma di colore bianco o incolore e se le respiri ti fanno starnutire.
Mi sembra più un problema di “sporco” che vero “rispetto dell’ambiente”.
Raccogliere legna nel bosco o ripulire gli alvei dei fiumi è assolutamente vietato! Finiamola con le bugie.
Vieni da noi in Val di Fiemme a raccogliere la legna, vedrai che non è vietato da nessuna parte anzi …… qualcuno ti ringranzia pure.
Noi quì, tra legna e solare termico viviamo, in 5, spendendo dai 200 ai 300 €uro all’anno di gasolio, mi sembra un bel risultato.
Poi il fare legna è un’attività fisica sana e fatta all’aperto che giova al fisico e alla mente
Fare il pane nella stufa economica o appoggiarsi alla stufa in maiolica calda non ha prezzo per tutto il resto ……..
Prevedo a breve i “caschi verdi”.
Alla faccia della L I B E R T A’ ! (di vivere)
…..non dimentichiamo però che la maggior parte degli edifici è un “colabrodo” energetico e qui si discute di come e dove reperire nuove fonti di energia da immettere nel sistema, quando invece si dovrebbe investire molto per realizzare e modificare edifici che abbiano la minore dispersione possibile. In tal modo potremmo ridurre di molto i consumi energetici con conseguente minore dipendenza.
Ma non serve che vengo da voi perchè io sono voi li vicino, chiedi pure al rappresentante della tua comunità di valle, le bugie hanno le gambe corte…..
per scaldarvi potrete usare questo metodo!
…..e di questo potremo ringraziare chi utilizza il fraking !
http://www.youtube.com/watch?v=U01EK76Sy4A&feature=player_embedded
Usare la legna per riscaldamento, con camino, stufa o caldaia, presenta un grosso inconveniente, che è quello del lavoro intermedio necessario per arrivare a produrre calore.
Non è così semplice raccoglierla, occorre tagliarla, spaccarla, trasportarla, immagazzinarla, e diverse operazioni intermedie, che per i combustibili fossili come gasolio e metano non occorrono.
Gli italiani dalla fine anni 60-inizio anni 70, come mi diceva un anziano contadino, sono troppo abituati a premere i bottoni delle caldaie e nulla più, considerando il passato come una questione di pezzenti. Ora con la crisi che si propaga, qualcuno dovrà riconsiderare il tutto, ma non sarà una semplice scelta.
Per quanto mi riguarda non ho mai perso il contatto con la natura nemmeno in questo caso, ma ricordo perfettamente, quando al sabato mi dedicavo alla “raccolta di legna”, gli sguardi tra il pietoso e l’irridente dei passanti, che si ponevano l’interrogativo di chi fosse questo povero energumeno.
Dipendere dal legno “lavorato” non mi ha mai convinto, significa dipendere ancora dall’industria per la trasformazione, con la possibilità che essa fissi il prezzo del prodotto come e quando vuole.
Del resto la Regione Lombardia nella persona del suo governatore Formigoni, così solerte nel proteggere la salute dei cittadini, agendo disinterressatamente e non per alcuna lobby, ha già tentato una forma di controllo, per perseguire quanto scrive Vasco, ed eliminare quella poca autonomia che ancora poche persone posseggono.
Da politicanti quali sono hanno imposto euro 5 sulle auto, e sono disposti a proseguire nella farsa fino ad euro 50, con la produzione di polveri sempre più sottili e sempre più pericolose, figuriamoci se non intendono controllare il riscaldamento per il nostro bene.
Che poi gli altri grandi baracconi di stato siano così ligi al controllo degli inquinanti mi sembra proprio una novità, compresi i termovalorizzatori (che grande parola incantatrice), nei quali viene bruciato di tutto, e particolarmente pvc che produce diossina, ma essendo controllati da enti dello stato (e dai politicanti), secondo alcuni emettono aria pura.
Mi dispiace deludervi ma inquina molto di più le stufe a legna che una centrale termoeletrica a combustibile gassoso. Poi è semplice, alzate gli occhi al cielo e con stupore vi accorgerete del prodotto della combustione incolore da un lato e nero dai comignoli i quali spesso e volentieri prendono fuoco partendo dalla canna fumaria impregnata da fuluggine che sono incombusti prodotti da tutti i rifiuti che vi ficcate dentro.
Adesso ci sono impianti di riscaldamento con caldaie a gassificazione che non espellono nemmeno più fumo…. Sono le preferite ed inquinano quanto il metano
Sei a libro paga della Standard Oi tu, naturalmente i benefici della canapa manco ti sfiorano l’anticamera del cervello.
Rettifico, degli Hearst, specialisti nello sfruttamento delle risorse boschive.
una buona idea per case in campagna meno per quelle in città.
Vorrei segnalare la testimonianza di Mariarita D’Orsogna, fisica docente di una università californiana.
Ci parla di: SISMI, TRIVELLAZIONI E INQUINAMENTO AMBIENTALE.
E’ un video del 2009, parla della petrolizzazione dell’Abruzzo, ma anche della Basilicata, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. E’ assurdo che non si sappia che ci hanno svenduto per quattro soldi alle multinazionali del petrolio vedi Rockfeller dati i termini assurdi di inquinamento e conseguenze nefaste per gli abitanti limitrofi, vedi il recente terremoto in emilia.
A dire il vero, la D’Orsogna lavora per calunniare l’ENI italiana intestando il suo sito internet: ”ENI l’azienda più corrotta d’Italia’ cioè la fonte di tutti i mali, forse fino a quando qualcuno dei suo sponsor sion-americani (Exxon, BP, Halliburton, AleAnna ecc.) non riuscirà a papparsela con quattro soldi come sta avvenendo, complici le tre agenzie di rating americane che ne deprimono il valore in borsa.
Propugna la concessione del diritto a trivellare in Italia a grandi corporations (americane evidentemente) spiegando che queste nell’eventualità di disastri sarebbero in grado di risarcire i danni. Lavora per il re di Prussia. !
Dica la D’Orsogna che è ospite del ”Land of free and the Home of the brave” la terra degli uomini liberi e la patria dei coraggiosi (genocidi) che gli attori pazzi furiosi in tutta questa faccenda di trivellazioni sono yankee, cioè coloro che si allevano in seno giovani promesse europee da coccolare, indottrinare e rispedire nella colonia Europa a fungere da emissari fantoccio per tenerci schiavizzati. Lo furono anche Draghi e Monti. Draghi negli anni ’80 era Chief Executive della World Bank di New York quando nella filiale di Atlanta della BNL guidata dal craxiano Nereo Nesi (ignaro di tutto) un impiegato americano affiliato alla CIA fece sparire 6000 miliardi di lire, segnatamente per finanziare lo sforzo bellico di Saddam contro l’Iran.
Si è parlato di un incarico a Princeton per Saviano (futuro leader della coalizione della sx per la presidenza del governo).
Era ed è cittadino e imprenditore (ristorazione) americano Karzaj d’Afganistan, il traditore libico ex ministro Jalil, il dittatore golpista georgiano Alexander Saakashvili che fece guerra alla Russia nel 2008, Maliki d’Iraq, Adamkus di Lituania, il presidente Elver di Estonia, Vika Freiberga (canadese) di Lettonia, la seconda moglie di Yushchenko d’Ucraina dopo che la prima era morta misteriosamente in uno chalet in Svizzera, George Papandreu di Grecia ecc.
Ma consumare meno energia di quanto ne consumiamo ora, non sarebbe già un bel passo avanti???
Ricordate che l’auto ( e tutto il resto) che inquina meno, è quella che non hanno ancora costruito….
Consumare meno energia? Si deve rinunciare a qualcosa e perchè a favore di chi? Dobbiamo arricchire la Siemens perchè ha il brevetto sul mito del fotovoltaico? Analizziamo i dati di rendimento di una ruota idraulica Poncelet per produrre energia elettrica dall’acqua, confrontato con il fotovoltaico.
Il microidroelettrico funziona ed ha un buon rendimento;
- ti può effettivamente rendere autonomo, l’erogazione è ragionevolmente costante e prevedibile, è alla portata di un buon ingegnere e di un buon carpentiere locale;
- non implica tecnologie possedute esclusivamente da grandi gruppi;
- si autoripaga senza incentivi.
Confrontiamo col fotovoltaico:
- Ha una bassa efficienza, è in grado di portare alla rete, o all’utilizzo, solo il 15%-17% dell’energia solare che raggiunge la superficie dei pannelli;
- non può renderti autonomo perché produce in modo discontinuo e tipicamente nel momento in cui l’energia serve meno, cioè di giorno e prevalentemente nella bella stagione;
- non è alla portata di aziende o maestranze locali. Il cuore del processo di raffinazione del silicio, che consente di portarlo al livello di purezza, elevatissimo, necessario alla produzione fotovoltaica, è appannaggio di pochissime aziende transnazionali come BPSolar, Siemens, ShellSolar. In Italia c’era ENI Tecnologie, ma ha smesso. Chi vuole il silicio raffinato se lo va a comprare da quelle aziende lì che fanno il prezzo che vogliono anche a causa della domanda elevatissima (oltre che di un probabile cartello?).
- Senza incentivi il fotovoltaico non andrebbe da nessuna parte, le multinazionali del settore – e le banche che finanziano – ringraziano;
- incide pochissimo sulla produzione elettrica mondiale, molto, ma molto meno, dell’1% del consumo mondiale, mentre l’idroelettrico rappresenta il 16,5%, tanto quanto il nucleare!
- L’energia necessaria per la produzione del fotovoltaico – in prevalenza fossile ed altamente inquinante: la maggior parte dei pannelli sono prodotti in Cina usando come fonte energetica il carbone – è di poco inferiore a quella che l’impianto restituirà nel suo ciclo di vita, perciò anticipiamo all’oggi l’inquinamento che diversamente spalmeremmo su una ventina d’anni;
- il processo di smaltimento dei pannelli, che nella fase di produzione vengono lavorati ed addittivati con sostanze tossiche ed inquinanti, non è noto;
- gli impianti installati in campagna al posto delle culture, peggiorano il ciclo della CO2 perché impediscono la crescita dei vegetali che la riconvertono in ossigeno e carbonio.
Come mai allora il fotovoltaico viene spinto con elevati incentivi e vengono scoraggiate altre fonti? Proviamo a pensar male; si fa peccato ma a volte si indovina:
- Se un utente compra l’impianto fotovoltaico deve comunque avere a che fare con l’ENEL tramite il GSE a cui vende l’energia prodotta. Gli incentivi non li paga né l’Enel né il GSE ma gli altri utenti come contributo addebitato in bolletta. Siccome la produzione fotovoltaica è poco efficiente, il costo dell’energia elettrica all’utente finale aumenta perché gravata dagli incentivi;
- per aumentare i vantaggi derivanti dallo scambio sul posto i venditori di fotovoltaico suggeriscono all’utente finale di installare un impianto più grande per abbinarlo anche alla pompa di calore che funzionerà sì in estate per raffrescare, ma anche in inverno per riscaldare. Aumenta perciò anche il consumo di energia elettrica: entrambi i fenomeni di aumento dei costi e di aumento dei consumi di energia elettrica sono già stati riscontrati in Germania, ove il piano incentivante è entrato in vigore prima che in Italia. Ma loro hanno la Siemens, che produce, raffina ed esporta il silicio, i pannelli ed i componenti… Per cui qualcuno ci guadagna; noi in Italia nemmeno quello;
- quando prendiamo il pannello, paghiamo contestualmente e con buon ricarico l’energia fossile impiegata per produrlo. Come già detto, nella maggior parte dei casi l’azienda di raffinazione del silicio fa capo ad una multinazionale petrolifera!
- La maggior parte degli impianti fotovoltaici viene pagata grazie a mutui erogati dalle banche. Quindi il punto di pareggio, normalmente di 8/10 anni, aumenta a 12 o più. Per le banche va sempre bene perché, anche se il pannello a un bel momento smettesse di funzionare, si rivalerà su chi ha ricevuto il finanziamento, mica sul produttore del pannello; per inciso: la garanzia sulla resa non è equivalente a quella sulla durata. Se è garantito che la resa a 20 anni sarà non meno dell’80% di quella iniziale, nella maggior parte dei casi la garanzia sull’impianto non supera i 5 anni ed esclude eventi accidentali!
Il solare fotovoltaico.
Alla fine della giostra è una gran bella truffa per arricchire i fabbricanti e i compratori- venditori di energia “verde” Chi paga è il cittadino, con un aumento in bolletta pari a quanto viene erogato agli installatori proprietari di pannelli. E’ una cosa veramente fantastica ma al tempo stesso vera, purtroppo.
E’ una truffa tutta europea!