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da il Moralista  http://www.ilmoralista.it/la-grande-mistificazione-del-debito-pubblico

 

La tre giorni romagnola sulla Modern Money Theory è stata veramente intensa e ricchissima di spunti di riflessione. Tantissimi gli aspetti tecnici e teorici affrontati dai cinque esperti che hanno tentato di trovare una buona risposta per ognuna delle tantissime domande provenienti da un numeroso pubblico attento, esigente e ansioso di comprendere. Se decidessi di riportare qui e adesso, in maniera più o meno fedele, soltanto la cronaca degli infiniti argomenti trattati, non credo farei però un buon servizio. Penso sia più utile, infatti, affrontare con metodo un argomento delicatissimo come quello della crisi, incastonandolo in maniera corretta dentro una cornice necessariamente più ampia, che finisce con lo sconfinare in maniera brutale all’interno di quel perimetro un tempo riservato in via esclusiva ad una classe politica ancora capace di imporre il suo primato, quello democratico.

Bene. Una volta chiarito questo decisivo aspetto preliminare, bisogna quindi scegliere quale prospettiva abbracciare. Perchè per la comprensione di una attualità volutamente tragica e complessa, probabilmente non basta il tecnicismo di chi ha confidenza con le scienze economiche. Anzi, paradossalmente, temo che una eccessiva preparazione di tipo procedurale potrebbe persino risultare nell’insieme fuorviante. Come ho già anticipato nei pezzi precedenti, il punto di forza dell’incontro organizzato da Barnard è, a mio avviso, consistito nella capacità di veicolare con piglio autorevole e scientifico un messaggio forte e comprensibile. Un messaggio capace di smascherare le troppe bugie e omissioni che hanno accompagnato questa costruzione europea che tradisce in pieno le aspettative dei padri fondatori. Questa Europa, che dal punto di vista politico punta in via principale all’annacquamento della democrazia e alla cinesizzazione dei popoli mediterranei, usa la clava economica per perseguire un risultato che è però fondamentalmente sociale e politico. Sotto questa lente, le scelte dei diversi governi eterodiretti dalla Toika, all’apparenza folli, si scoprono coerenti ed efficienti. Il tutto condito da un uso spregiudicato, sapiente e mistificante di una comunicazione martellante sul modello berlusconiano. Ecco come Stephanie Kelton demolisce alcune delle basi teoriche che tengono in piedi il mostro che ci divora: “In tanti paragono erroneamente il comportamento di una famiglia nel tenere in ordine i conti con quello che deve fare uno Stato. Non è affatto vero. Lo Stato con moneta sovrana deve sviluppare il concetto di finanza funzionale. Secondo gli economisti classici il mercato è autocorrettivo e lo Stato non deve intervenire nelle dinamiche del mercato. Quando cala la domanda dei prodotti nel mondo reale le aziende licenziano, non abbassano i prezzi. Tutte le economie di mercato sono cicliche e non possono mai garantire la piena occupazione. Secondo gli economisti tradizionali una delle soluzioni rispetto alla disoccupazione è la riduzione dei salari. La MMT rifiuta questa impostazione che colpevolizza i lavoratori. Gli economisti classici credono che la disoccupazione sia addirittura positiva, perché lo spettro di perdere il lavoro rende più efficiente il lavoratore. Se poi c’è troppa occupazione, dicono, aumenta l’inflazione. Il trattato di Maastricht individua soltanto nel pericolo inflazione il nemico da abbattere. Ma la disoccupazione è molto più pericolosa dell’inflazione. La disoccupazione crea infatti disagi di tipo psicologico e sociale. La disoccupazione ha perciò costi enormi. Per i conservatori americani, e non solo per loro, per avere più lavoro bisogna favorire le aziende con meno tasse e meno regole. Una ricerca empirica dimostra che sono i bassi livelli di vendita, e non le troppe regole, che spingono gli imprenditori a non assumere. Come spiegano Lerner e Keynes sono le vendite che cerano posti di lavoro. Per spendere, però, bisogna avere reddito. Le politiche di sacrifici e austerità significano tagliare le spese, tagliare i redditi e quindi distruggono posti di lavoro. Secondo Lerner la disoccupazione è il risultato di poca spesa. Quando la spesa dei consumi cala, questa va compensata con un surplus di intervento governativo. Bisogna perciò che gli Stati usino la moneta sovrana per gestire politiche di finanza funzionale. Per Lerner il governo deve mantenere il livello di spesa per la piena occupazione e utilizzare i suoi poteri per raggiungere il primo obiettivo. Le tasse, aldilà di quello che molti credono, non servono affatto a finanziare i servizi offerti dal governo, ma soltanto a rendere legale il sistema nel suo insieme. Il governo a moneta sovrana non ha alcun limite nell’emettere moneta. L’unico limite è quello di calibrare con sapienza produttività e emissione della moneta in modo da impedire l’inflazione. Abba Lerner spiega infine con chiarezza come il deficit pubblico non solo è una cosa normale, da accettare, ma perfino salutare. La MMT dimostra come la piena occupazione è realmente possibile”. La storiella del deficit che impone ai governanti di massacrare senza soluzione di continuità pensionati, salariati e precari è evidentemente falsa. Ulteriori approfondimenti nel pezzo di domani.

Francesco Maria Toscano

P.s. Chiunque volesse chiarimenti sulla Modern Money Theory può mandarmi una mail. Risponderò a tutti (toscanomoralista@gmail.com).

9 Commenti a “LA GRANDE MISTIFICAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO”

  • Neuro 64:

    Voglio tentare di fare un esempio tra uno Stato senza sovranità monetaria e uno ipotetico con sovranità.

    Se lo Stato spende 1.100 denari e ne incassa 1.000, ha un deficit e questo deficit lo copre stampando titoli di stato o stampando denari sovrani, il risultato è uguale come spesa.
    Alla fine spende sempre 1.100 denari, solo che stampando denaro sovrano non si indebita e stampando titoli di stato paga interessi, si indebita e paga poi interessi su interessi
    Quindi logicamente uno Stato sovrano che decida di avere un deficit pubblico annuale ragionevole, tipo 3-4% del PIL, lo dovrebbe finanziare stampando denari sovrani, non emettendo titoli di stato.
    Se uno Stato spende in modo assurdo creando deficit pari al 10 o 15% del PIL crea inflazione, ma il modo in cui si finanzia che differenza fa?
    Se lo Stato crea deficit per finanziare sprechi, triple pensioni, sussidi, sovvenzioni ad amici e ruberie questo crea inflazione. Se crea deficit per creare infrastrutture che aumentano la produttività generale del paese no.

    Il fatto che si indebiti con privati o stampi moneta sovrana non fa differenza in economia, ma ne fa moltissima nella realtà delle persone, la differenza è tra essere schiavi o liberi.

    Se poi si pensa che lo Stato si indebita nei confronti di privati esteri, istituzioni e famiglie estere e in questo modo finisce per pagare montagne di interessi su interessi all’estero ci si può rendere conto che c’è qualcosa di totalmente sbagliato nel sistema.

    In pratica la schiavitù non è mai stata abolita, ma invece con questo sistema è stata perfazionata.

    • Piero:

      Saluti
      Perchè non possiamo mettere in discussione lo stato?
      Lo stato deve, lo stato ha la possibilità, lo stato non tutela… ma insomma ci vuole molto a capire che lo stato non ha mai fatto l’interesse dei sudditi e mai lo farà? Lo stato è un’organizzazione militare con il monopolio della violenza il cui unico scopo e autoperpetrarsi spacciandosi per un padre “buono” ,autocelebrandosi e censurando tetti gli esempi storici di società alternative allo stato…
      Che sia repubblica parlamentare o monarchia assoluta non cambia sostanza, sfruttati e sfruttatori…molto semplice.
      La libertà non è un qualcosa ‘a norma di legge’ ma è una qualità che tutti gli esseri viventi hanno dalla nascita; la libertà di ognuno di noi andrebbe coltivata nella comunità in cui si vive e le costituzioni, leggi, commi, carte e cioè tutte queste lettere morte non hanno nessun valore in realtà se non nei tribunali creati dallo stato.
      A volte sento ‘lo stato siamo noi’ e li sorrido e mi viene in mente che lo stato sono loro e cioè banchieri, industriali,burocrati,generali,politici,dottori,giornalisti,rettori,giudici,preti…
      L’alternativa c’è… basta liberare la propria mente dai dogmi…

  • roberto:

    il tempo per lor signori sta scadendo tutto inizia e termina i pensieri comuni possono trasformare il tutto

  • antioppressione88:

    ma questa MMT non confonderà le idee ancor + di quanto lo siano già?

    riappropriarci della sovranità monetaria è la priorità, mischiare le carte in questo momento mi sembra controproducente…
    se non ho capito male questa MMT si basa sul concetto di moneta emessa a debito, ergo mi sembra l’ennesima fregatura…

    SL : illuminami se ho compreso male

  • Leandro:

    Per quanto mi riguarda Barnard é un altro di quelli che o lo fa o lo é, creando solo altra nebbia. Il denaro é un valore spirituale, non nel senso religioso, ma semplicemente perché é solo una convenzione per accettazzione, il che significa che io Padrone Du Mondo, posso emettere tutto il denaro che voglio, e sia il debito pubblico che l´inflazione sono degli specchietti per le allodole di semplice e logica soluzione, il primo é solo un dato statistico, il secondo basta chiudere i rubinetti, e chi intende intenda.
    Il problema vero sta nel vero tabu che é la parola LAVORO, a cui tutti danno un significato estremamente errato, additandolo come l´unica soluzione per il benessere dei popoli, e i pecoroni non solo ci credono ma lottano pure per esso.
    Primo, lavorare e produrre sono due cose completamente divergenti soprattutto oggigiorno, molti lavorano, pochissimi producono, il 3-4% della massa lavorativa sono agricoltori, tra artigiani e operai nell industria non stimo piú di un 15%, e giá in questa seconda categoria non si puó poi tanto affermare che facciano qualcosa di veramente necessario, il resto fa servizi che piú son cari meno son utili, tutti a parte pochissimi lavorano remando contro la corrente naturale sprecando tantissimo, e quindi sottraendo energia al prossimo, rendendo attualmente il lavoro negativo per l´umanitá.
    La chiave di tutta la questione comunque rimane che la soluzione all´economia rimarrá sempre irraggiungibile, fino a quando esisterá il paradigma del ricatto, della storiella chi non lavora non mangia, ponendo sempre la classe inferiore, almeno il 96-97% del popolo in uno stato di precarietá e insicurezza ora ipocritamente chiamato flessibilitá, mobilitá e stronzate del genere, in modo da rendere sempre piú facile ed accettato lo sfruttamento illegittimo della classe lavoratrice.
    E come si interrompe questo circolo vizioso, semplicemente ridando ai veri padroni il possesso di ció che sempre gli é appartenuto, la moneta al popolo.
    Il valore della moneta é solo da additare all interazione dei singoli coi singoli, e non dico mercato perché non sarebbe assolutamente corretto, il capitalismo speculativo a danno degli altri non riesce nemmeno lontanamente a generare la ricchezza di un sistema cooperativo altruistico, ma per farla semplice la domanda siamo noi, quindi la ricchezza siamo noi, fino a quando almeno lo spreco non ci toglierá ció che la natura ci puó offrire per sempre.
    Quando lo stato saremo veramente noi, e spero non in un troppo lontano futuro, ogni volta che la moneta sará emessa potrá solamente essere accreditata, e non addebitata, solamente distribuendola tra tutta la popolazione che ne ha diritto, anche solo per nascita, e se vi suona strano vi diró che il neonato appena giunto al mondo sta giá creando ricchezza legata alla domanda dei suoi bisogni normali.
    Il primo passo é quello di abolire il sistema bancario privato e dichiarare illegittimo ed illegale speculare col denaro, fare soldi dai soldi é rubare, quindi a tutti i signori che giocano in borsa e porcate del genere ve lo dico chiaramente, siete ladri e come ladri sarete giudicati, dal solo giudice che conta veramente, voi stessi.

  • @Piero
    E’ certo che lo stato non serve, soprattutto questi stati che ci ritroviamo.

    Gli stati sono la principale fonte di speco energetico a livello mondiale.
    Uno spreco finanziario, umano, ambientale, energetico … per il semplice motivo che devono mantenere “vivi” i propri confini, linee invisibile che in natura non esistono.

    Ascoltatevi gli audio di Giuliana Conforto (I limiti inventati dell’energia), ve lo spiega molto bene: http://giulianaconforto.it/Italiano/Radio.htm

    E per approfondire questo tipo di argomento (stato inutile e dannoso) qui:
    http://italianimbecilli.blogspot.com/

    Ciao
    Dario

  • Maksimiljan Kodžak:

    Gia’ dire che gli USA* (come sostiene la MMT… che ci mette anche il Giappone) sia uno Stato a moneta sovrana e’ UNA BOIATA MASTODONTICA.
    Ogni moneta a debito NON e’ una moneta sovrana, porca di quella zozza!
    E poi lo stesso Barnard sostiene che non c’e’ manco una differenza per noi cittadini tra una moneta “sovrana” e “non sovrana” (come le concepisce lui):
    per tutte e due il cittadino se le deve guadagnare e indebitare…
    Questa “teoria” vuole solo perfezionare la macchina Stato per il prossimo passo del monopolio monetario: lo Stato non piu’ solo come debitore, ma garante del debito… sia privato che pubblico.

    *e te credo che gli USA possano indebitarsi quanto vogliano, se hanno il dollaro come valuta a riserva mondiale… si legga il mercato del petrolio che e’ mantenuto dal Dollaro (almeno per ora). Le guerre, sopratutto adesso, per questo si fanno: per ragioni finanziarie e monetarie…

  • joe:

    Ho letto i testi di Barnard sulla MMT.
    Veramente interessante teoria e chiari i principi dello stato a moneta sovrana e non.

    Il nostro stato è NON SOVRANO.

    Ora volevo capire se tutte le parole che si fanno sulla MMT siano un puro esercizio accademico sulle teorie economiche applicabili agli stati o una utopia di Barnard.

    Come anche da lui descritto, hanno provato in Argentina ad applicare la MMT e sganciarsi dal dollaro e la conseguenza………
    Il Grande Fratello ha dominato la situazione e stranamente il ministro all’economia è stato trovato morto.
    Magari non erano piaciute le sue posizioni anti dollaro e si è sentito così sconfortato da farla finita?
    Mah ……chissà
    fingiamoci ingenui

    Evidentemente questa è la dimostrazione che se ti scolleghi dai massimi sistemi multinazionali, fai una brutta fine.

    A noi è arrivata la minaccia che se non ci adeguavamo avremmo causato la terza guerra mondiale !!!!!

    A questo punto mi pare giusto pensare che evidentemente devi avere appoggi talmente alti per poter cambiare politica economica che noi miseri italiani non potremmo neanche immaginare di scalare certe vette.

    Se non è riuscito Soros nel suo progetto sulla Russia, tanto da beccarsi un mandato di cattura internazionale da parte del Sig. Putin !!!!!!

    Ho apprezzato molto l’idea di base dell’MMT ma come applicarla ?
    Non certo facendo conferenze alla maniera dei convegni delle case farmaceutiche con i dottori.
    Almeno i dottori ci guadagnano qualcosa a vendere i farmaci (e avvelenarci, ma questa è tutta un’altra storia…)

    Mi viene da sentenziare quindi: FATTI NON PAROLE

    Le PAROLE sono state usate per tutti gli anni 90 e fino al 2008 per inculcare nelle menti tutta la filosofia dell’indebitamento finalizzato al possesso dei beni.
    Non possiamo certo neanche pensare di muoverci come i nostri partigiani nel ’40 che avevano vissuto gli ambiti militari ed avevano gli appoggi di partiti politici per passare dalle parole ai fatti contro gli invasori.

    Oggi noi siamo tutti indebitati fino al collo con le famiglie a carico e spesso senza aver neanche fatto il militare.
    Anche gli stati devono usufruire di mercenari per curare i propri interessi all’estero !!!!
    con i nostri soldi……

    Per di più se muovi anche solo un dito contro l’istittuzione europea in termini rivoluzionari, ti arriva addosso una nuova entità militare legittimata dall’Europa, che può TUTTO e ripeto TUTTO, restando completamente impunita (da poco ne fà parte anche la nostra, ops scusate, la ex nostra polizia militare: i Carabinieri).

    La via della forza è alquanto improbabile….
    basta guardare cosa succederà al movimento TAV che ci prova ed avremo la conferma
    - Valori più che sani per i cittadini della valle
    - verifiche dell’utilità del progetto con risultati alquanto dubbi
    - inquinamento provocato dai lavori di dubbia gestione e conseguenze

    Ma S’HA DDA FA’
    per la figura che farebbe il paese con l’Europa !!!
    questa è l’unica motivazione logica che ci viene propinata

    Quello dei movimenti NO TAV possiamo prenderlo come esempio pilota alla ribellione al sistema negli anni 2000, per capire come le forze superiori gestiscono il volere del cittadino.

    Sappiamo tutti che ci sono enormi interessi economici nel progetto, considerando di non minore interesse le implicazioni politiche.

    In tutto questo “il cittadino” pare essere…………..UN FASTIDIO da DEBELLARE.

    Per concludere e riallacciarmi alla MMT, forse la strada da percorrere per progettare un cambiamento è LA MEDIAZIONE.

    Questi processi di mediazione (che qualcuno potrebbe definire con finalità etiche ) sono realizzabili solo ammettendo che ogni componente del SISTEMA deve avere un suo utile.

    I laboratori, certe fondazioni con un reale scopo etico, alcuni docenti universitari o non più docenti (vedi i vari LIPTON e altri…) nei vari settori interessati tra cui quello economico e finanziario, potrebbero costituire la via parallela che PROPONE le alternative.

    cercare di progettare la VIA ALTERNATIVA senza fare finta che i MASSIMI SISTEMI non esistano.

    PROPORRE come fosse un progetto per una nuova azienda, LA NUOVA VIA con tutti i suoi conti economici.

    Perchè non mediare con una delle multinazionali del petrolio per farla investire (termine che implica una remunerazione dell’investimento…) nella produzione di uno di quei macchinari che producono energia a costo quasi zero (antimateria ecc.)?

    magari mediare con quella messa peggio tra le sorelle del cartello.

    lei potrebbe vendere quella energia a meno di oggi a noi ed ottenere entrate enormi avendo abbattuto i costi di ricerca, trivellazione, trasporto, trasformazione, ecc.

    LA MEDIAZIONE è la via

  • francesco miglino:

    E’ NOSTRO DOVERE CONOSCERE I NOMI DEI DEVASTATORI DEL NOSTRO PAESE.
    12 maggio 2012
    PER CAPIRE IL DANNI PROCURATI ALL’ ITALIA DALLA INTRODUZIONE NELLA COSTITUZIONE DELLA PARITA’ DI BILANCIO.
    UN DOCUMENTO DIRETTO AD OBAMA SU CUI ERA FONDAMENTALE DIBATTERE PER DIFENDERE IL NOSTRO AVVENIRE E’ STATO VOLUTAMENTE IGNORATO DAI GIORNALISTI AFFILIATI ALLE TESTATE A PARTECIPAZIONE BANCARIA.

    I PREMI NOBEL PER L’ ECONOMIA SCRIVONO AL PRESIDENTE OBAMA SCONGIURANDOLO DI NON INSERIRE NELLA COSTITUZIONE DEGLI STATI UNITI IL VINCOLO IN MATERIA DI PAREGGIO DEL BILANCIO.

    NEL NOSTRO PAESE IN FORTE FASE RECESSIVA, INVECE DI SOTTOPORRE AD UN REFERENDUM POPOLARE LA MODIFICA DELL’ ARTICOLO 81 DELLA COSTITUZIONE, SENATORI E DEPUTATI ITALIANI IN CARICA, ESCLUSI ALCUNI ASTENUTI, INVECE DI DIFENDERCI CHIEDENDO INVESTIMENTI PER RILANCIARE L’ ECONOMIA, INSERISCONO IL PAREGGIO DI BILANCIO NELLA COSTITUZIONE IN OSSEQUIO ALLE DIRETTIVE DELLA GRANDE FINANZA CHE SPECULA SUI NOSTRI CONTI E RENDE’ AMARA ED INSOPPORTABILE LA VITA DI TUTTI NOI.

    LETTERA INVIATA DAI PREMI NOBEL AL PRESIDENTE U.S.A.

    Cari presidente Obama, presidente Boehner, capogruppo della minoranza Pelosi, capogruppo della maggioranza Reid, capogruppo della minoranza al Senato McConnell, noi sottoscritti economisti sollecitiamo che venga respinta qualunque proposta volta ad emendare la Costituzione degli Stati Uniti inserendo un vincolo in materia di pareggio del bilancio. Vero è che il Paese è alle prese con gravi problemi sul fronte dei conti pubblici, problemi che vanno affrontati con misure che comincino a dispiegare i loro effetti una volta che l’economia sia forte abbastanza da poterle assorbire, ma inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, cosa che avverrebbe nel caso fosse approvato un emendamento sul pareggio del bilancio, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose.

    1. Un emendamento sul pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà economica diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto. Chiudere ogni anno il bilancio in pareggio aggraverebbe le eventuali recessioni.

    2. A differenza delle costituzioni di molti stati che consentono di ricorrere al credito per finanziare la spesa in conto capitale, il bilancio federale non prevede alcuna differenza tra investimenti e spesa corrente. Le aziende private e le famiglie ricorrono continuamente al credito per finanziare le loro spese. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio impedirebbe al governo federale di ricorrere al credito per finanziare il costo delle infrastrutture, dell’istruzione, della ricerca e sviluppo, della tutela dell’ambiente e di altri investimenti vitali per il futuro benessere della nazione.

    3. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio incoraggerebbe il Congresso ad approvare provvedimenti privi di copertura finanziaria delegando gli stati, gli enti locali e le aziende private trovare le risorse finanziarie al posto del governo federale. Inoltre favorirebbe dubbie manovre finanziarie (quali la vendita di terreni demaniali e di altri beni pubblici contabilizzando i ricavi come introiti destinati alla riduzione del deficit) e altri espedienti contabili. Le controversie derivanti dall’interpretazione del concetto di pareggio di bilancio finirebbero probabilmente dinanzi ai tribunali con il risultato di affidare alla magistratura il compito di decidere la politica economica. E altrettanto si verificherebbe in caso di controversie riguardanti il modo in cui rimettere in equilibrio un bilancio dissestato nei casi in cui il Congresso non disponesse dei voti necessari per approvare tagli dolorosi.

    4. Quasi sempre le proposte di introduzione per via costituzionale del vincolo di pareggio di bilancio prevedono delle scappatoie, ma in tempo di pace sono necessarie in entrambi i rami del Congresso maggioranze molto ampie per approvare un bilancio non in ordine o per innalzare il tetto del debito. Sono disposizioni che tendono a paralizzare l’attività dell’esecutivo.

    5. Un tetto di spesa, previsto da alcune delle proposte di emendamento, limiterebbe ulteriormente la capacità del Congresso di contrastare eventuali recessioni vuoi con gli ammortizzatori già previsti vuoi con apposite modifiche della politica in materia di bilancio. Anche nei periodi di espansione dell’economia, un tetto rigido di spesa potrebbe danneggiare la crescita economica perché gli incrementi degli investimenti ad elevata remunerazione – anche quelli interamente finanziati dall’aumento del gettito – sarebbero ritenuti incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo. Un tetto vincolante di spesa comporterebbe la necessità, in caso di spese di emergenza (per esempio in caso di disastri naturali), di tagliare altri capitoli del bilancio mettendo in pericolo il finanziamento dei programmi non di emergenza.

    6. Per pareggiare il bilancio non è necessario un emendamento costituzionale. Il bilancio non solo si chiuse in pareggio, ma fece registrare un avanzo e una riduzione del debito per quattro anni consecutivi dopo l’approvazione da parte del Congresso negli anni ’90 di alcuni provvedimenti che riducevano la crescita della spesa pubblica e incrementavano le entrate. Lo si fece con l’attuale Costituzione e senza modificarla e lo si può fare ancora. Nessun altro Paese importante ostacola la propria economia con il vincolo di pareggio di bilancio. Non c’è alcuna necessità di mettere al Paese una camicia di forza economica. Lasciamo che presidente e Congresso adottino le politiche monetarie, economiche e di bilancio idonee a far fronte ai bisogni e alle priorità, così come saggiamente previsto dai nostri padri costituenti.

    7. Nell’attuale fase dell’economia è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa già di per sé debole.

    KENNETH ARROW, premio Nobel per l’economia 1972
    PETER DIAMOND, premio Nobel per l’economia 2010
    WILLIAM SHARPE, premio Nobel per l’economia 1990
    CHARLES SCHULTZE, consigliere economico di J.F. Kennedy e Lindon Johnson, animatore della Great Society Agenda
    ALAN BLINDER, direttore del Centro per le ricerche economiche della Princeton University
    ERIC MASKIN, premio Nobel per l’economia 2007
    ROBERT SOLOW, premio Nobel per l’economia 1987
    LAA TYSON, ex direttrice del National Economic Council

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