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marzo 2012

Chac Mool

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Il sacrificio, come l’etimologia del nome stesso indica (sacrum facere), rappresenta l’atto più sacro all’interno di ogni religione, l’elemento fondante attorno al quale ogni credo si sviluppa.
Nella religione vedica, tutti gli esseri viventi ebbero origine dal sacrificio di Purusha, l’Uomo Primordiale, smembrato dai Veda nell’atto di creazione del mondo.
Questo smembramento è simbolo del passaggio dall’unità al molteplice, l’atto necessario affinché il mondo materiale possa iniziare ad esistere: si tratta di un passaggio che si ritrova in tutte le cosmogonie religiose dell’antichità, patrimonio comune della conoscenza condivisa dall’umanità delle epoche passate.
Il rito sacrificale, quindi, condiviso dalle religioni del passato e del presente, ricrea e ripete ogni volta quel sacrificio primordiale, il momento di divisione e di sofferenza con cui la realtà ebbe inizio.
Scopo principale del rito è infatti ricreare nel mondo materiale le realtà celesti, e ripercorrere in terra le azioni dei mondi superiori, creando un legame tra le diverse dimensioni dell’essere in un momento in cui il tempo e le distanze cessano di esistere.
Questo elemento fondante non manca nemmeno nel Cristianesimo, la cui dottrina si fonda sul Sacrificio per eccellenza, quello del Cristo Figlio di Dio.
Il Cristo ripercorre col suo gesto il sacrificio originario, ricrea in sé la divisione primordiale che condusse dall’unità al molteplice, ed in una dimensione a-temporale chiude il ciclo della creazione stessa.
Da questo punto di vista, per la religione cristiana non vi potrà più essere alcun sacrificio dopo quello di Gesù, dal momento che nella sua figura si compie il ciclo della divisione originaria, ed in sé il Figlio di Dio ricompone lo strappo dell’inizio dei tempi.

Nelle epoche passate, e anche in quelle presenti, come si vedrà, questo rito oscillò spesso tra un richiamo simbolico ed un crudo realismo, laddove nel tempo diverse culture non esitarono ad “utilizzare” esseri viventi, animali ed anche uomini, per portare a termine il rituale.
Il sacrificio umano era comune nelle popolazioni semitiche dell’antichità, nelle culture precolombiane dell’America centrale, ed anche nelle popolazioni che abitavano il continente europeo prima dell’arrivo delle stirpi indoeuropee.
La commistione tra piano simbolico e piano contingente può infatti avere come esito un approccio confusionale nei confronti del rito stesso, una degenerazione che dal piano religioso porta a quello magico: questo è propriamente ciò che accadde in quelle culture che nel ricreare il sacrificio originario dell’ Uomo Primordiale ricorsero a dei sacrifici umani veri e propri.
L’aspetto simbolico lasciò il campo a quello “magico”, e l’atto in sé acquisì una valenza diversa, utilitaristica e “materiale”.
Tale processo rappresenta un aspetto comune in diverse tradizioni, laddove nel termine del loro ciclo terreno all’antica sapienza si sostituiscono il richiamo magico e la superstizione, che come il termine stesso indica rappresenta ciò che rimane di un’antica conoscenza nel momento in cui si smarrisce il suo significato più profondo.

Per comprendere il modo in cui il concetto di sacrificio ha assunto nel tempo una ulteriore valenza, è bene ricordare come il piano simbolico si contrappone a quello magico-utilitaristico.
Nel primo caso, come già accennato, il rito rappresenta quel momento in cui la dimensione temporale si annulla, e si ricrea in terra l’azione celeste, unendo in questo modo le due realtà e creando un legame tra i diversi mondi.
Nella visione magica, al contrario, il rito assume anche uno scopo “utilitaristico”, e per mezzo del suo compimento gli officianti si attendono un responso: l’atto magico è propriamente questo, infatti, ovvero l’attendere un fenomeno a seguito di una propria azione rituale, in contrapposizione con la teurgia, che invece mira solo a stabilire un ponte tra ciò che è tangibile e ciò che appartiene ad un piano superiore.

I sacrifici umani, di conseguenza, appartengono al piano magico-utilitaristico, e sono sempre stati effettuati nella convinzione di poter per mezzo di essi ottenere benefici materiali in questo mondo.
Il sacrificio di Ifigenia narrato nell’Iliade, l’uccisione di migliaia di prigionieri di guerra eseguiti dai sacerdoti Aztechi, i bambini immolati al Dio Moloch dalle antiche popolazioni semite, ogni sacrificio umano di cui la storia ci porta notizia venne compiuto in attesa di una contropartita contingente.
Secondo le scienze magiche, infatti, nell’atto del sacrificio entrano in gioco potenze psichiche dirompenti, e l’energia vitale della vittima può essere indirizzata affinché si possa compiere il proprio scopo, che si tratti di stimolare i venti che aiutino la partenza delle navi, di allontanare la fine del mondo, oppure di affrettarla.
Aleister Crowley,il principale mago ed occultista del novecento, descrisse nel dettaglio il modo in cui i sacrifici umani debbano essere compiuti, affinché le energie vitali liberate potessero essere ottimamente convogliate ed utilizzate, così come la teosofa Alice Bailey, madrina della New Age, non mancò di ricordare come queste forze psichiche liberate dalla morte di milioni di persone potessero aiutare e favorire il tanto agognato processo del “passaggio di era”.

I sacrifici, quindi, lungi dall’appartenere alle civiltà del passato, continuano ad essere officiati anche nei nostri tempi, in modi invero più subdoli ed assai meno visibili, rispetto ai tempi antichi.
La nuova religione luciferiana che nei nostri tempi si sta imponendo, in maniera sempre più evidente, necessita infatti di grandi quantità di queste “energie vitali”, affinché i suoi scopi possano essere raggiunti.
Il rito per eccellenza di questa nuova religione ebbe luogo l’11 Settembre del 2001, il giorno in cui migliaia di persone perdevano la vita all’interno delle due colonne del vecchio tempio che crollava, propiziando con il loro sacrificio l’edificazione del Nuovo Tempio spirituale che dovrebbe fare da suggello al Nuovo Ordine.

Ma riti sacrificali di stampo magico continuano a verificarsi ogni giorno, con continuità in ogni parte del mondo.
Sacrifici più o meno potenti, spesso portati avanti in maniera ignara da officianti inconsapevoli.
Sempre Crowley,  sottolineava nei suoi libri come la vittima sacrificale per eccellenza fosse un bambino, dal momento che la sua purezza poteva garantire un forte “rilascio” di energie psichiche: secondo questa visione, di conseguenza, le forze vitali più potenti vengono ottenute per mezzo dell’uccisione di infanti, e risultati ancora maggiori si potranno avere se il bambino non è ancora stato nemmeno “contaminato” dal mondo esterno, ed ancora vive all’interno del grembo della madre.
Ecco quindi che quello del feto risulta il sacrificio più potente, dal punto di vista magico.
Forse, la tragedia dei milioni di aborti compiuti al mondo ogni anno, potrebbe assumere una valenza ancora più oscura, e terribile.

8 Commenti a “Il Sacrificio, ieri e oggi”

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