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Questa storia mi sta mandando fuori di testa. E non so perché. Forse per motivi geografici. Se fosse successa a Canicattì l’avrei lasciata perdere e invece è successa a Mortegliano. Ma se fosse successa a Rive d’Arcano penso che l’avrei seguita lo stesso.

La cosa curiosa è che io non sono mai stato un ufologo, né mi sono mai identificato in tale figura, ma mi sembra di aver fatto un passo notevole in direzione di un’accresciuta consapevolezza. Non sarà mica anche questo uno degli aspetti del salto quantico di consapevolezza previsto per quest’anno?

Sto vivendo l’esperienza d’improvvise intuizioni una via l’altra, concentrate nello stesso breve periodo di tempo, come non mi è capitato nei quarant’anni precedenti, se escludiamo l’infanzia spensieratamente dorata della mia quasi inutile vita.

I libri. I libri aiutano molto. Più che riempirti la mente di sciocchezze, te la aprono. Sono come apriscatole. Guai a chi non li legge, perché rimane imbozzolato nella capsula dell’ignoranza, evitando la fatica di fiorire.

“Alieni in Italia”, di Moreno Tambellini, mi ha fatto fare un salto quantico, qualsiasi cosa ciò significhi. Mi ha permesso di unire i puntini, sì da formare una figura completa. Poi ne sono arrivati altri, d’autore diverso, che mi hanno fatto fare un altro salto quantico anche senza averli ancora letti. Il 2012 ha così fretta di arrivare che anticipa i tempi e brucia le tappe. Oppure sono io che sto dando fuori di matto e m’immagino di essere un vate messianico incaricato di divulgare la buona novella.

In pratica, “Alieni in Italia” mi ha fatto capire com’è nato l’Abominevole Uomo delle Nevi, e pure suo cugino, il Big Foot delle Montagne Rocciose, umanoidi pelosi entrambi, di grossa corporatura e collocati storicamente in due località al polo opposto del pianeta Terra. Eppure così simili, eppure così riservati e inavvicinabili.

Ma non solo, mi ha fatto capire come sono nate le fate e gli gnomi, esseri definiti elementali, a cui credevano personaggi illustri come Arthur Conan Doyle e Rudolf Steiner. Elementali perché provenienti dagli elementi: l’acqua le ondine, l’aria le fate, la terra gli gnomi e il fuoco le salamandre. Creature degli elementi naturali, secondo l’antroposofia.

Ma il mio Io agnostico sapeva che lo gnomo era nato dall’incontro casuale e notturno di un uomo timoroso del buio, con lo sguardo allucinato e a sua volta timoroso di un assiolo o della sua cugina civetta. Trovandosi di fronte tra i rami, di notte, due occhioni frontali che lo osservavano, e portato com’era ad antropomorfizzare la natura, quel primo uomo nottambulo credette di vedere un omino piccino picciò e invece era solo un minuscolo strigiforme importunato, volato via subito dopo.

Ora, dopo aver letto “Alieni in Italia”, il mio Io quantico mi dice un’altra cosa e la vecchia, razionale e rassicurante mitopoiesi è stata sostituita dalla nuova.

Giacché è di mitopoiesi che stiamo parlando, di come nascono miti e leggende. E per quanto riguarda il Sasquatch delle Montagne Rocciose, se gli indiani d’America sono stati capaci d’inventarsi il castoro gigante perché in primavera, dopo il disgelo, trovavano i tronchi rosicchiati a due metri d’altezza, senza capire che i castori, quelli veri, erano usciti dalle tane, sulla neve alta, e avevano fatto il loro rosicante mestiere, saranno stati capaci, quei tontoloni d’indiani, d’inventarsi anche il loro personale Abominevole Uomo delle Foreste. Da mettere in bella mostra, stilizzato, sul totem delle danze. Chissà cosa si fumavano, si chiedeva il mio vecchio Io agnostico!

Ora invece il mio nuovo Io quantico mi offre una spiegazione onnicomprensiva e spero che, illustrandola, i lettori, se non onni, siano almeno comprensivi con me. Vi giuro che non mi sono fumato niente di illegale!

Dunque, gli Abominevoli. Il più famoso è quello dell’Himalaya, poi c’è quello nordamericano e quello del Caucaso, chiamato Alma, ma credo che ce ne sia anche uno cinese. Cosa non c’è in Cina! Pure le piramidi hanno scoperto, adesso!

E allora, anche se il filmato del 1967 è un falso e il brandello di pelliccia dello Yeti, conservato in un monastero tibetano, è un pezzo di pelo di capra rossiccia, ci deve essere stato un tempo, secoli fa, che i nativi pellerossa e quelli tibetani si sono veramente incontrati con un umanoide alto più di due metri e con il corpo completamente ricoperto di pelo, e non dev’esser stato un incontro piacevole. Non fu l’effetto dello stordimento alcolico dovuto a qualche sostanza inebriante, ma un incontro ravvicinato del terzo tipo, come quello capitato a Licata (AG) nel 1981 e a Vallo di Lauro (AV)  nel 1986.

Nel primo caso Giuseppe Bruna e Angelo Randagi videro l’essere a pochi metri di distanza, sulla riva di un fiume, mentre nel secondo caso furono la signora Menchini e altre quattro persone a vedere un umanoide altro tre metri, ricoperto di pelo come un orso, sentendolo anche ululare come un lupo.

Se pensiamo a quali latrati emetteva Chew Becca, il secondo pilota di Jan Solo/Harrison Ford nel film Guerre Stellari, possiamo farci un’idea di come sono abituati ad esprimersi questo genere di alieni. Ammesso che siano alieni e non degli ottusi gorilla geneticamente modificati per essere usati come aiutanti aitanti degli alieni veri. Se siamo arrivati noi, a modificare geneticamente gli esseri viventi, perché non dovrebbero averlo fatto anche le razze aliene. In fondo, è esattamente quello che gli Anunnaki fecero all’Homo erectus migliaia di anni fa creando noi, i Lulu, per farci lavorare nelle miniere al posto loro, alla ricerca dell’oro.

Faccio qui e ora solo un veloce accenno all’aspetto preveggente dei film di Hollywood, della cui capacità d’anticipare gli eventi in modo sorprendentemente simile a ciò che poi avviene nella realtà, ci siamo già accorti da un pezzo. E’ quasi come se produttori, registi e sceneggiatori sappiano qualcosa ma non abbiano il coraggio di dircelo, facendocelo vedere comunque e nel contempo divertendoci.

Ciò che vale per la mitopoiesi dell’Abominevole Uomo, vale per fate, elfi e gnomi, anch’essi nati in seguito ad incontri ravvicinati del terzo tipo, in codice IR3. Niente gufetti, niente erba di San Giovanni o segale cornuta masticate a lungo, ma veri e propri avvistamenti diretti di esseri venuti da un qualche Altrove, ciascuno con le sue peculiarità fisiche e il suo carattere: burloni e dispettosi, gli gnomi; amichevoli ma anche – volendo – spaventose, le fate; indifferenti nella loro algida distanza, gli elfi. Tutti rappresentati da IR3 avvenuti in Italia negli anni scorsi e nulla c’impedisce di credere che siano capitati anche nei secoli passati, fungendo da motore mitopoietico degli esseri elementali del Piccolo Popolo. E di compagnia danzante.

Se non erano fate quelle che Luciano Galli vide all’interno di un disco volante su cui era salito a bordo nel 1959, a Croara di Bologna, e che gli sorridevano amichevolmente, cos’altro potevano essere?

Se non era una fata, quella “bambolina” di ottanta centimetri d’altezza che Giuseppe Di Giovanni vide nel 1978, sbirciando attraverso un oblò, all’interno di un disco volante fermo su un prato, a San Donato di Tagliacozzo (AQ), cos’altro poteva essere?

E quella stangona di un metro e novanta che fu vista da Maurizio Cavallo a Trino Vercellese nel 1981, cos’altro poteva essere se non una fata troppo cresciuta?

Ciò non significa che figure minori del folclore rurale come il Mazzarol non possano avere altre origini. Costui, per esempio, avrebbe potuto essere un picchio che segnalava il possesso del territorio martellando col becco alberi cavi e non un nanetto euforico che amava picchiettare con un bastone tronchi, ceppaie e recinzioni di legno, anche se la spinta ad antropomorfizzare la natura è sempre stata molto forte nell’essere umano.

La stessa cosa dicasi delle Aganis, che invece di essere bellissime streghe che avvicinavano le persone nei pressi dei ruscelli per ghermirle, portarsele sott’acqua e sgranocchiarsele con comodo, potevano essere state sfortunate fanciulle con entrambi i piedi valghi, mandate da madri insensibili a prendere l’acqua al fiume. Poiché il diverso ha sempre fatto paura e le malformazioni fisiche a volte anche ribrezzo, le menomate fanciulle furono loro malgrado la causa mitopoietica delle perfide Aganis.

E per quanto riguarda elfi e gnomi, negli IR3 italiani descritti da Moreno Tambellini, ce n’è anche di quelli. Ne cito due esempi accaduti nella mia regione, che non a caso ha una ricca e antica tradizione di fate, gnomi, sbilfs, aganis, streghe e benandanti e non a caso è dotata anche di una cospicua casistica d’avvistamenti ufologici e di IR3.

Il primo caso che voglio riportare è quello di Basiliano, avvenuto la sera del 25 dicembre 1978. Diverse persone riunite in casa per la cena natalizia, tra cui il signor Nobile e il signor Serrini, che poi testimoniarono, videro un essere che li stava spiando attraverso il vetro di una finestra. Uscirono in cortile, facendosi forza in virtù del numero, per osservarlo da vicino, ma la creatura, vistasi scoperta, scappò a velocità elevata e non fu più trovata. I testimoni notarono le sue orecchie a punta, come quelle del signor Spoke di Star Trek, ma anche come quelle degli elfi.

Ne contò ben venticinque, all’interno di un’astronave posata al suolo a Visinale (PN), quel signore che li vide attraverso l’oblò nel 1995, ma che volle rimanere anonimo. Erano tutti uguali e tutti avevano grandi orecchie e un sorriso stampato sul volto, ma per il resto erano degli omini in miniatura, solo molto magri. La parte centrale del loro corpo non era visibile, benché si trovassero a Visinale, vicino a un cascinale, perché una fascia metallica correva lungo tutto il perimetro del disco volante, come si addice ad ogni disco volante ben collaudato. Probabilmente si trattava di Biancaneve e i 25 nani, ma la donna era scesa un attimo a fare pipì. Dopo un po’ infatti ripartirono in direzione di Pordenone, lasciando il testimone alquanto sconcertato.

E fin qui siamo nel campo della mitopoiesi riguardante figure relegate alle fiabe per bambini, ma nel mio prossimo articolo affronterò la nascita delle religioni – roba tosta – e, senza scomodare Mauro Biglino, descriverò la Nuova Ufologia di John Keel e Jacques Vallée, pur senza aver ancora letto i loro libri.

Il 2012 ha troppa fretta di arrivare e la zona in cui vivo ha il privilegio, forse, di ospitare qualche varco dimensionale o qualche finestra spazio-temporale, attraverso cui devono essere arrivati un sacco di strambi personaggi, di tutte le forme, razze ed etnie. L’ultimo un mese fa circa. Perché il Friuli, poi? Terra maledetta, per certi versi orografici e storici, ma almeno non si può dire che ci si annoi. Il luogo baciato da qualche divinità dispettosa potrebbe però essere più vasto e racchiudere un triangolo maledetto con un vertice sicuramente ad Aviano e gli altri due a Mortegliano e a Porcia (dove abita Chiumiento). Oppure, siccome gli alieni non rispettano i confini amministrativi, a Cortina o a Jesolo.

Dipende se c’è alta stagione.

16 Commenti a “Mitopojesolo”

  • cat:

    Ciao Roberto,
    perchè non vuoi scomodare Mauro Biglino? I suoi libri/documenti sono notevoli per chi vuole conoscere altro, oltre le “menzogne ufficiali”. Sulla stessa scia proporrei anche “La mente di Dio” di Alessio e Alessandro De Angelis. Si per alcuni, sono testi ancora un po’ troppo “forti” e fuori dagli schemi, non lo metto in dubbio, ma bisogna pur cominciare a muovere i primi passi anche in questo senso, il risveglio quantico si muove in Tutte le vie di accesso, per poi permettere il Salto che tanto si attende.
    Sono inoltre molto esplicativi certi video su You Tube, che collegano l’Energia Vril alla seconda guerra mondiale e di come alcuni soggetti hanno avuto accesso all’utilizzo di tale energia donata loro dai… come li vogliamo definire? A me piace definirLi “coabitanti dell’Universo”.
    Per chi non lo sapesse: “Lulu” o “Lullu”, come citi nell’articolo, significa Mescolato.

    Un’ultima nota: le religioni di tutto il mondo, da chi crede in un unico Dio a chi è legato agli Dei, riconoscono l’incolmabile distanza fra l’uomo e questo/i Essere/i (non parlo delle istituzioni religiose che fanno presuntuosamente da pre-posti), ma degli individui di qualsiasi credo che cercano fortemente il “ri-contatto” .. penso ad oggi, che sia insito un remoto ricordo, non consapevole della crazione/creatore che tanto si venera quanto si teme. Infatti se ci si fa caso, come negli Antichi Testi viene continuamente riportato (e vengono descritti questi Esseri nei minimi particolari, in tutte le parti del Mondo, ognuno col proprio linguaggio) anche oggi l’atteggiamento è Amore quanto le cose vanno bene, timoroso Rancore e Supplica per quando le cose vanno meno bene, e non si tiene presente che ci viene insegnato ad “utilizzare” l’Energia stessa che Siamo, essendo noi figli del Creatore/i e avendo quindi le stesse caratteristiche.
    Tornando al tuo articolo, i coabitanti dell’Universo sono… migliaia? Perchè escludere che spesso ci vengono a trovare? Solo perchè siamo meno evoluti nelle tecnologie e non abbiamo la capacità di fare lo stesso con loro? E’ ovvio, avendo la possibilità di utilizzare solo il 5% della nostra materia grigia, troviamo l’escamotage trasformandoli in gnomi, fate, uomo delle nevi, etc.
    Buona ricerca e buonissima continuazione.

  • blackflag:

    cat potresti mettere i link ai video sul vril? grazie!

  • cat:

    http://youtu.be/vNk2MomkUXw
    Sono quattro parti.

    http://youtu.be/sfMTAuAFTXw
    Ti consiglio anche questo.
    Buona visione

  • Ermengardo:

    Ciao freeanimals volevo chiederti se per caso hai rifletutto a questa altrea ipotesi: e se fosse Chiumento quello pagato per depistare?
    Se questo atteggiamento “da cialtrone” fosse parte di una precisa strategia?
    Le vie della disinformazione sono infinite!

  • blackflag:

    grazie cat, a buon rendere

  • Ermengardo:

    Chiedo venia, ma state commettendo un errore di fondo, la tecnologia “Vril” non è affatto aliena, si basa su un romanzo tardo ottocentesco scritto da un nobiluomo inglese sir Edward Bulwer Lytton che immaginava una super razza tecnologicamente avanzata che viveva in gallerie e città sotteranee. I nazisti presero sul serio quel racconto tanto da inviare spedizioni in mezzo mondo alla ricerca di Agharti non ultima la missione di Tibet di Ernst Schaefer.
    Ad ogni modo è interessante la spiegazione dei motori ufo del documentario , il pricnipio del vortice era perfino descritto in un antico testo indiano il “Vaimanika Shastra”:
    http://www.edicolaweb.net/appro12e.htm

  • Maksimiljan Kodžak:

    Non so se considerare Vallee un ricerctaore veramente indipendente. Il suo mentore Josef Allen Haynek (ebreo) fu’ fondatore del progetto bluebook (il piu’ grande progetto di insabbiamento sugli ufi) al quale partecipo’ anche Vallee, come al Collegio Invisibile (nome particolare, non ce che dire :D), fondato, anche esso, da Haynek. Tutti e due collaborano con Spielberg nel film Incontri ravvicinati del terzo tipo… e questo film entra nella memoria collettiva non a caso, per formare la figura dell’alieno nella cultura popolare.
    Vallee diffonde una teoria interessante e da approfondire, ma assolutamente depistante sulle questioni “ufologiche” di oggi. Infatti per Vallee gli alieni non interferiscono, ma compaiono come “apparizioni”, frutto della multidimensionalita’, ma percepiti da noi come entita e oggetti fisici. Si ignora i rapimenti pero’… in questo caso non si tratta solo di proiezioni.

  • Maksimiljan Kodžak:

    Mohenjo-Daro: ovvero come polverizzare un’intera citta nel 1.500 ac senza vulcani e asteroidi di mezzo

    SUI LIBRI:
    “Così come quella europea, la letteratura indiana è stracolma di tali racconti. Prendiamo in considerazione l’impero Ashoka, che distrusse, in una sanguinosa guerra, il più antico
    impero Rama (9.000-7.000 a.C.). Il teatro di queste operazioni era la valle del fiume Indo, che attraversa il cuore del Pakistan.
    L’impero Ashoka era retto da nove scienziati che avevano scritto nove libri riguardanti
    altrettanti domini della scienza. Tali libri non ci sono pervenuti, in quanto gli Ashoka, in
    seguito, si convertironoi al Buddismo, rifiutavano ogni idea di belligeranza e temevano che le loro scoperte scientifiche fossero malamente impiegate.
    Uno di questi libri si intitolerebbe “Il segreto della gravitazione” e sarebbe noto agli storici sanscritisti, pur restando ancora celato in qualche lamaseria buddista, forse a Lhasa, nel Tibet. Vi si troverebbero gli elementi per controllare la gravità, oltre alla descrizione di futuristiche armi di micidiale potenza.
    Secondo il dottor Hatcher Childress, studioso delle stesse tematiche, la cosiddetta
    “Laghima”, forza che esiste al livello di capacità umana, riguarderebbe qualche sorta di
    “forza centrifuga”, in grado di eliminare quella gravitazionale.
    Poi c’è il metodo detto “Garima”, che serve per aumentare il peso delle cose (adesso si
    direbbe che serve per creare deformazioni dello spazio-tempo).”

    SUI VIMANA:
    “Delle macchine volanti degli antichi Dei dell’India parla anche il Ramayana, opera epica in diciassette volumi, che descrive amori, battaglie e vizi degli Dei dell’impero Rama.
    Nel Ramayana le meravigliose macchine volanti vengono chiamate “Vimana”.
    I “Vimana” venivano descritti come oggetti a due piani, rotondi e piatti, ma anche
    sigariformi, i “Vimana Vallixi”, adibiti alle gite, al trasporto, alle battaglie, eccetera.
    Nel 1875 il trattato dal nome “Vimanika” viene rinvenuto in un antico tempio indiano.
    Lo aveva scritto un illuminato, un certo Bharadvajy, in sanscrito, la lingua degli Dei; fu
    tradotto in lingua inglese, e successivamente pubblicato, nel 1979 da G.R. Josyer, a
    Mysore. Di questo testo si è occupata anche l’accademia di sanscrito, la quale, però, non si esprime sulla sua autenticità, anche perché, nel manoscritto, viene descritto come funzionano i “Vimana” e come devono essere pilotati; si parla, inoltre, delle diete dei piloti, delle rotte spaziali da seguire per evitare di incappare in tempeste magnetiche, di armi fantastiche, del radar e degli schermi televisivi.
    Nel libro si dice che alcuni di questi “Vimana” sono mossi da uno strano propellente giallobianco e liquido (Kerosene?), mentre qualche volta si accenna all’impiego di mercurio (motore a ioni?).
    Non sussiste alcun dubbio che il primo razzo vero e proprio lo abbiano costruito i
    Tedeschi, che avevano organizzato spedizioni in Tibet per cercare i libri e le fonti in cui si
    descrivevano i motori dei “Vimana”.
    Nel “Dronaparva”, che in realtà è una parte del “Mahabarata”, i Vimana sono descritti
    come sfere dalle quali esce un fiotto di fuoco che fa muovere a grande velocità quegli
    oggetti, dei quali, guarda caso, si dice che hanno il motore funzionante a mercurio.”

    SU MOHENJO-DARO:
    “La città, in effetti, sorgeva su di una piccola collina, che una volta era circondata dalle
    acque del fiume Indo. Oggi dista circa 20 Km da Larkana, nella provincia del Sindh.
    Circa 3.500 anni prima di Cristo le popolazioni indiane che provenivano da ovest
    fondarono il sito abitato, i cui scavi, risalenti al 1922, mostrano oggi reperti di una civiltà di altissimo livello.
    Basti pensare che la strada principale della città era larga sei metri ed aveva, ai bordi, un sistema di canali che serviva per convogliare le acque di lavaggio del fondo stradale,
    utilizzate per evitare l’accumulo di polvere.
    In alcuni punti strategici era previsto non solo lo spazio per quello che noi oggi
    chiameremmo “il cassonetto dei rifiuti”, ma anche un posto per il “poliziotto” che
    controllava il traffico.
    I pavimenti delle case erano piastrellati, così come, probabilmente, lo erano anche i
    rivestimenti esterni.
    L’acqua corrente fino al terzo piano era assicurata con dei pozzi verticali. Al centro città si ergeva il granaio, collocazione intelligente per garantirne la protezione. Una mega-piscina con acqua corrente serviva da bagno pubblico. Tutto questo nel 2.500 a.C.
    Ma ad un certo momento, attorno al 1.500 a.C., la città fu abbandonata in tutta fretta.
    Gli storici, a questo proposito, non sanno che pesci pigliare. Alcuni dicono che un’altra
    civiltà di ariani avrebbe annientato la città durante una guerra; altri sostengono che la
    popolazione aveva raggiunto i 400.000 abitanti ed sarebbe collassata da sola.
    David Davenport, nel suo libro, pone l’accento su alcuni fatti importanti. All’interno della
    città esiste una striscia, di diverse decine di metri, formata da mattoni esposti ad una forte radiazione calorifica (più di 900 gradi Celsius per pochi secondi, come hanno stabilito le analisi fatte, a suo tempo, all’università di Roma). Ci sono quasi solo scheletri di animali e pochissimi resti umani (meno di dieci) tutti raggruppati in un solo sito e soprattutto scaraventati, più che accasciati al suolo, come se fossero stati colpiti da una forte onda d’urto.
    La mitologia indiana parla di una guerra che si sarebbe svolta nei cieli dell’antica Lanka,
    guerra preannunciata agli abitanti, i quali avrebbero, pertanto, potuto mettersi in salvo.
    Tutte le suppellettili presenti nel sito, incluse le tavole ancora imbandite, sembrano, infatti, essere state abbandonate in una situazione di emergenza.
    David Davenport sostiene che una battaglia tra fazioni diverse di extraterrestri avvenne nei cieli della città ed ivi fu sganciata una piccola bomba atomica, del tipo “da teatro”.
    Grazie alla sua profonda conoscenza delle scritture sanscrite e degli antichi testi, nonché ai continui sopralluoghi da lui effettuati in loco, Davenport recuperò dei reperti, alcuni dei quali dovevano essersi trovati molto vicino al punto della presunta esplosione atomica.”

    I REPERTI:
    “Purtroppo David morì in giovane età, stroncato da un male incurabile, ma i reperti ed i suoi studi rimasero, custoditi dal fraterno amico Giulio Perrone, il quale un giorno, circa dieci anni fa, me ne consegnò tre dei più importanti.
    L’analisi prevede un’apparecchiatura dotata di un pozzetto di piombo, per evitare la
    fuoriuscita di radiazioni dannose; al suo interno vengono introdotti i campioni che, in
    seguito ad una scansione ripetuta mediante una opportuna sonda, o detector, producono un grafico indicante tutti i radionuclidi presenti.
    I campioni che David aveva raccolto e che lui riteneva essere stati contaminati da
    radiazioni atomiche, presentavano livelli di Uranio, Plutonio e Potassio 40 talmente elevati che, secondo le leggi vigenti, quei materiali non potevano essere impiegati neppure per la costruzione di abitazioni.
    David aveva fatto centro!”

    Estratto da un rapporto di Corrado Malanga (1999)

    … O pensavate davvero che i tedecshi (Terzo Reich) fossero solo dei patiti di fantascienza… :D

    • Andrea:

      Giusto per mettere una pulce nell’orecchio…

      Non so se è stato il primo italiano in assoluto a citare i Vimana, ma sicuramente il primo noto al grande pubblico (vincitore di un Premio Bancarella) è stato Peter Kolosimo. Io ho letto il suo “Non è terrestre” che avevo 14 anni; siamo a cavallo tra i ’70 e gli ’80: già allora lui riportava stralci di questi incredibili testi: il Ramayana, il RigVeda, il Drona Parva, il Mausola Parva…
      Chiaramente lui si fidava della fonte a cui aveva attinto e di chi – a lui ignoto – aveva tradotto tali testi.

      Ora io dico: il sanscrito non è proprio una lingua morta così nota da queste parti da poter trovare un traduttore sotto casa. Inoltre non ho MAI trovato queste citazioni corredate di testo originale (hai visto mai che qualcuno che ha preso lezioni di sanscrito alle serali gli venga voglia di controllare…).
      Per cui dobbiamo fidarci di qualche traduzione.
      Tu ti fidi?
      Tieni presente poi, che, come la storia del melone che alla fine diventa un cocomero, questa faccenda è stata ripresa, tagliata, stiracchiata, abbellita, ecc. per una trentina d’anni buoni. Con internet si è arrivati all’apoteosi di autori che citano altri autori, che citano altri autori che, alla fine, sono sempre gli stessi! Lo stesso articolo viene spacciato per proprio da tanta di quella gente che, alla fine, è impossibile risalire alla fonte (e al testo) originale.

      Ma la cosa che, da allora, non ho mai cessato di chiedermi è la seguente.
      Noi descriviamo le cose sconosciute per analogia con oggetti noti; ad esempio noi siamo abituati a parlare di dischi o piatti volanti a proposito di “manufatti metallici di origine extraterrestre atti al volo intra ed extreplanetario”, giusto? Quindi, nell’epoca presente, è noto a tutti che, parlando di stoviglie che volano, si intenda in realtà qualcos’altro.
      A questo punto ti chiedo: che termini “moderni” potremmo, con ogni evidenza, ritrovare oggi, traducendo un testo di 3.000 anni fa? Te lo dico io: nessuno.
      E allora cosa sta scritto, in realtà, su questi “mitici” testi, al posto di parole IMPOSSIBILI come “velivoli”, “carburante”, “apparecchiature”? Non è che, magari, il mistero sta tutto nella libera interpretazione del traduttore?
      Sarei molto curioso di saperlo.

      Un po’ come per il sedicente “sumerologo” (ma che vor dì?!) Sitchin: ma siamo sicuri che tutte le cose incredibili che lui e solo lui trovava in quelle tavolette coi segni dei bastoncini volessero davvero dire quello? O forse ce lo vedeva solo lui? Ma dico: c’è un altro “sumerologo” (sic!) che possa confermare o smentire le sue affermazioni?

      Ma se già nell’aramaico, nell’eblaita e nelle lingue mediorientali antiche già alfabetizzate le vocali sono un optional, che ogni traduttore piazza a suo piacimento, stravolgendo a volte il significato delle parole o delle frasi rispetto ad un altro…
      Insomma, e te lo dice uno che un po’ di “archeologia misteriosa” (per usare un termine caro al grande Kolosimo) ne ha masticata: non c’è granché da fidarsi, in questi campi dove c’è tanta gente che campa sul sensazionalismo e sul desiderio di fantastico che è insito nella natura umana.

      Un ultimo esempio e poi chiudo: le mappe di Piri Re’is hanno riempito milioni di pagine, con la loro supposta precisione nel descrivere terre allora sconosciute. Ebbene: io, che non sono un genio, già da ragazzino confrontavo questi confini con quelli segnati sul globo luminoso della mia cameretta (eh, già: allora andava di moda) e non ci trovavo quella tanto decantata (e riportata acriticamente di articolo in articolo) corrispondenza. E sai perché? Perché non c’è e non c’è mai stata!!! Adesso, 30 anni dopo, trovi esaustivi articoli su internet che ti spiegano la faccenda per filo e per segno ma, dico io: e tutti gli esperti invocati (sarebbe meglio dire: evocati) all’epoca a conferma della genuinità del racconto? Ma esistevano veramente? Ma qualcuno ha mai controllato? Non dico i lettori ma, magari, uno dei centomila giornalisti che hanno ripreso la materia, no?

      Era solo uno spunto di riflessione.
      Saluti.

    • Maksimiljan Kodžak:

      Ciao, Andrea.
      Le tue perplessita’ sono anche le mie… anzi, di Sitchin non so nemmeno se fidarmi della sua buona fede, ma qui si tratta anche di evidenze fisiche. Come sopra scritto ci sono tracce (radiazioni) nei reperti (di Mohenjo Daro) di elementi fuori dalla norma, che non possono essere considerati frutto di interpretazione errata. In questo caso, non sono i testi che provano qualcosa, ma “il qualcosa” (evidenza fisica) che prova i testi.
      Quello che salta all’occhio di questi testi sacri, al di la’ delle trdauzioni, e che si descrive qualcosa che non ci doveva essere al quel tempo, per esempio i Vimana. Che non significa che sono razzi vettore, ma evidenze di qualcosa di anomalo che nei tempi moderni si identifica come navicella spaziale o simili. Poi, attraverso queste evidenze, si puo’ fare ricerche approfondite che possono sfociare in teorie… e di queste siamo parlando e non, comunque, di romanzi.
      Ciao.

  • Buongiorno a tutti!

    Cat, non è che non voglio scomodare Biglino (arriverà anche il suo momento), ma è che in questo momento sono preso dalla New Ufology di Vallée e Keel, ma sono sicuro che le varie teorie vadano a combaciare e che questi tre autori dicano in fondo la stessa cosa.

    Ermengardo, sto cominciando ad avere qualche blando sospetto su Chiumiento, ma solo nel senso che i Servizi Segreti Militari (d’ora in poi li chiamerò così) se lo stanno manipolando, ovvero lo strumentalizzano per i loro fini.
    Altrimenti non si capirebbe tutto quel successo che ha. Gli è concesso di fare “carriera” come ufologo a patto che non pesti loro i calli.
    Negli USA molti ufologi sono stati fatti sparire senza tanti complimenti, eppure sempre di casta segreta militare si tratta.

  • Maksim, ho preso ieri in biblioteca “UFO, realtà di un fenomeno”, di Hynek e Vallée.
    E anche se il primo era ebreo e a tuo avviso ha fatto opera di depistamento, non significa che non abbia detto anche delle cose corrette.
    Per esempio, dice che gli avvistamenti sono come apparizioni, inavvicinabili e intangibili.
    Moreno Tambellini dice che la maggior parte degli IR3 si sono manifestati con un atteggiamento di rifiuto a socializzare da parte degli alieni nei confronti degli umani.
    In altre parole, gli alieni non vogliono conoscerci!
    Quei pochi non ostili si sono limitati a sorridere al testimone. E’ un po’ poco!
    Questo, per quanto riguarda i 92 casi presi in esame dal Tambellini, dal 1945 al 1995.
    Leonard D’andrea riferisce che l’alieno di Mortegliano camminava tra le macchine ferme senza curarsi degli occupanti terrorizzati. E quindi anche lui si disinteressava degli umani, tanto che a più di qualcuno è venuto il sospetto che fosse un robot.
    Dunque, a meno che anche il Tambellini faccia parte della cricca sionista, queste entità si comportano più come fantasmi che non come persone di altri mondi in visita.
    Se sono persone di altri mondi, sono dei veri cafoni!
    :-)

  • Salve Andrea!
    Sulla famosa mappa, questo autore mi ha convinto ancora un paio d’anni fa, che non fosse così aderente ai confini dell’Antartide:

    http://xoomer.virgilio.it/dicuoghi/Piri_Reis/PiriReis.htm

    Forse lo conosci già.

    In quanto alle difficoltà di traduzione da lingue antiche e alla necessità di diffidare dei traduttori, si potrebbe ovviare mediante il ragionamento.
    Il mio è questo: posto che Sodoma e Gomorra, e altre città sparse per il globo, sono state distrutte in assenza di asteroidi, che tipo di armi avevano i nemici per ottenere quel risultato?
    E’ vero che nella zona interessata gli archeologi hanno trovato pietre vetrificate tipiche delle esplosioni nucleari?
    Partendo dall’idea che non esiste un Dio biblico e collerico che punisce i sodomiti e i gomorrei per i loro peccati, è più probabile che quegli sfortunati (e peccatori) umani siano stati ammazzati da qualcuno dotato di tecnologia militare molto potente, indipendentemente che venisse da “fuori” o da altri luoghi dello stesso nostro pianeta.
    Le civiltà umane viaggiano a velocità differenti e si dice che gli atlantidi fossero molto evoluti.
    Dunque, qualcuno, qui o là o altrove, era in possesso di armi atomiche o similari.
    Può darsi che quello stesso qualcuno le abbia anche oggi, qui su questa terra (americani, cinesi, russi, ebrei, francesi, ecc. ecc.), ovvero che tra queste nazioni si nascondano quegli antichi dominatori alieni sotto mentite spoglie.
    E’ più probabile, invece, che gli antichi dominatori responsabili della distruzione di Sodoma e Gomorra abbiano visto con riprovazione il fatto che i nostri scienziati, a partire dagli anni Quaranta, abbiano inventato le armi atomiche. Forse i nostri padroni occulti si sono stufati e vogliono farla finita con tanta arroganza.
    In tal caso, dovremmo essere vicini alla resa dei conti.
    La fine del mondo si avvicina….pentitevi!
    Pentiamoci!
    :-)

    • Andrea:

      Proprio quello che intendevo.
      Infatti:

      [...Hancock in particolare, nelle note dei primi due capitoli di "Impronte degli Dei", quelli in cui tratta delle carte geografiche, non segnala nessun libro sulla storia della cartografia, dimostrando così di non aver nemmeno fatto un tentativo di informarsi, e si limita a citare solamente il lavoro di Hapgood.]

      Pentiamoci!

      E buona fine del mondo :)

  • cat:

    @ ROBERTO
    Grazie della segnalazione. Provvedo.. la sete di informazione è tanta.

    @ ERMENGARDO
    Hai ragione, la societa’ Vril, è stata fondata (apparentemente secondo i documenti storici riportati, se non si va a fondo nelle ricerche), su un particolare romanzo di Lytton “La prossima gara” del 1871.
    Il dr. Willy Ley (uno dei fondatori di tale società, fuggito dalla Germania in America nei primi anni della guerra e uno dei primari fondatori dei missili di nuova generazione con tecnologie ai tempi impensabili in America, nonchè definito appassionato di “fantascienza” dai media) sostenne, dopo la fuga, che i nazisti avevano la “certezza” di accedere Alla Conoscenza Segreta, che includevano Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola: tecniche simili a culti sciamani e del Buddismo Tibetano. I nazisti erano certi che queste conoscenze erano state tramandate da Antichi Maestri di Atlantide. Gli occultisti sapevano che I. Loloya era basco, considerato discendente della razza Atlantidea: ecco perchè le tenciche ben eseguite potevano portare alla riattivazione dell’energia Vril.
    Wulf Schwarzwaller (noto scrittore e filosofo dei tempi) dice apertamente:”… i poteri insoliti di suggestione di hitler diventano più comprensibili se si tiene conto che aveva accesso alle “segrete” tecniche psicologiche basati sugli insegnamenti dei Sufi e del Lama Tibetano, familiarizzando con gli insegnamenti zen della Società Giapponese del Dragone Verde.
    Lyott ha re-interpretato antiche conoscenze mescolandole col moderno esoterismo (egli faceva parte dei Rosacroce). Passaggio/appartenenza che divennero pericolose: classe illuminata= al di sopra delle popolazione= razzismo= culto di hitler= (arrivando ai giorni nostri) NWO. Il minestrone delle dottrine è fatto!
    Lyott stesso metteva in guardia sulle conseguenze della conoscenza/applicazione di certe dottrine..
    E’ confutato ad oggi che romanzieri, scienziati, chimici, militari e chi ne vien dietro di quei tempi avevano accesso a conoscenze fuori dai nostri schemi mentali – o perlomeno ci “credevano al punto tale da viverlo/realizzarlo (diciamo così) ” (quello che ci dicono è davvero un millesimo di parte).. insomma, per quanto voglia sintetizzare (dopo almeno due anni di approfondimenti) diventa lunga, ci sono tantissimi spunti/collegamenti
    e… mi posso di nuovo ricollegare all’articolo: quando non riusciamo a dare spiegazione si trasforma tutto in gnomi, fate etc.
    Ps. La Terra Cava (di cui SL ha parlato) è fortemente collegata a Lyott, il successivo ri-trovamento (tutto tace a livello mediatico) non bisogna confonderla con fanatascienza, gli imbrogli sono tanti… UN BEL CAMMINO!.. UNA BUONA CRESCITA.. Buonissima Continuazione

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