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Tutti gli uomini da sempre si fanno le classiche domande: chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando, ovvero identità, origine e destino. La maggior parte delle persone si accontenta di storielle preconfezionate e collaudate da secoli, ma alcuni individui più caparbi degli altri non si rassegnano. E sperimentano metodi per scoprire la verità. Chi lo fa in genere rimane ai margini della cultura mainstream, come gli sciamani e altri bizzarri personaggi, che però godono dell’ammirazione di molti seguaci. Si può dire che gli sciamani siano dei professionisti, ma quando qualche occidentale cerca di mettere in pratica le stesse tecniche, pur senza appartenere ad alcuna cultura aborigena, è condannato a rimanere un dilettante e ad essere considerato uno stravagante. La più importante via d’accesso alle altre dimensioni, cioè a quei mondi paralleli di cui abbiamo spesso sentore, è l’attività onirica, sia quella classica, che quella meno diffusa chiamata sogno lucido.

Sulla stranezza e il significato dei sogni l’umanità s’interroga fin dagli albori della sua storia, tanto che “L’interpretazione dei sogni”, di Artemidoro di Daldi, risale al secondo secolo d.C. Il sogno è patrimonio comune e non vale la pena approfondirlo, ma non a tutti e non sempre capita di trovarsi in situazioni oniriche. Io per esempio me ne rendo conto subito di trovarmi, pur in stato di veglia, immerso in situazioni irreali paragonabili al sogno, le situazioni oniriche appunto. Ma nulla di più!

C’è però anche chi va alla ricerca di tali impalpabili mondi, vuoi per una naturale predisposizione che lo rende speciale, vuoi per una precisa scelta volontaria, magari frutto di esercizio.

E’ il caso di Federico Caravaggio, quarantaseienne albergatore di Sclaunicco, paese vicino all’ormai più famoso Mortegliano. Come descritto nei romanzi di Isabel Allende, anche la sua famiglia è predisposta all’incontro con l’ignoto, ma sebbene la specializzazione del vedere dischi volanti sia di suo fratello, lui ha avuto diverse esperienze anomale che vale la pena conoscere.

Cominciando da sua madre. Che quando Federico aveva un anno e si trovava in ospedale ebbe la visita della mamma morta l’anno prima, che le chiese: “Dov’è il bambino?”

Il fantasma della nonna di Federico si sedette sul letto ma non si lasciò toccare dalla figlia. Siccome continuava a sfregare un batuffolo di cotone sul braccio, come quando i dottori disinfettano la parte dove far entrare l’ago della siringa, la donna chiese a sua madre: “Mamma, cosa stai facendo?”.

“Anche i santi devono purificarsi!”, fu la risposta, mettendo in luce quel concetto tipicamente cattolico del Purgatorio, cioè di un periodo di passaggio prima di andare definitivamente in Paradiso. L’idea sarebbe che il corpo materiale è qualcosa di sporco e che il nostro destino è di diventare meri spiriti dopo esserci liberati di tutte le impurità connesse con la bruta materia. C’è un’antica tradizione in merito.

La famiglia, per Federico, deve essere molto importante perché quando all’età di 27 anni decise di provare l’esperienza della morte, senza avere l’intenzione di suicidarsi, si stese sul letto ascoltando musica con le cuffie e con un atto di volontà decise di esplorare il mondo dell’Aldilà. Subito si ritrovò a galleggiare nell’aria, nella sua stanza, per poi volare su prati sconfinati e montagne lontane, ma ogni cosa aveva colori sfalsati e irreali. Volò oltre la catena montuosa e si ritrovò su un’immensa pianura con una luce all’orizzonte che lo chiamava e lo attraeva. Vi si stava dirigendo, sempre fluttuando, ma all’improvviso gli si parò davanti suo nonno, morto nel 1984, circa otto anni prima.

Il fantasma del nonno gli disse: “Fermati qui! Non andare oltre!”, volendo forse fargli capire che, per Federico, non era ancora giunta l’ora fatale. Il ragazzo si risvegliò nel suo letto e da questa esperienza capì che tutti abbiamo gli angeli custodi, rappresentati da parenti o amici, che intervengono nei momenti di pericolo. Non è chiaro chi siano i famosi angeli custodi. A giudicare dal nome dovrebbero essere creature spirituali, ma per molti cattolici sono le anime dei familiari defunti e la Chiesa non mi sembra abbia fatto mai nulla per dirimere la questione.

Se i sogni sono desideri o paure, si può ipotizzare che in Federico è stato sempre molto forte il desiderio di rivedere i nonni defunti, unitamente alla paura della morte che accomuna tutti gli esseri umani. C’è quindi una componente emotiva, legata agli affetti familiari, nei sogni che Federico fa e lo si capisce anche dal fatto che dopo sei mesi dalla morte del suo amico Oliviero, avvenuta nel 1995, Federico lo ha sognato con un’espressione facciale di tristezza, in quell’ambiente dove erano soliti trovarsi, il bar del paese.

E fin qui non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che esattamente un mese dopo lo ha sognato di nuovo, ancora con la faccia triste e nello stesso posto. Al risveglio Federico si ripromise che se lo avesse sognato di nuovo gli avrebbe chiesto perché era triste, ma quando, incredibilmente, un mese dopo lo sognò di nuovo, Oliviero non era più triste, ma allegro e Federico non potè più fargli la domanda che aveva programmato e si ritrovò a chiedergli: “Come fai ad essere qui?”.

Al che Oliviero gli rispose beffardamente: “Io vado dove voglio!” e prima che scomparisse lasciandosi dietro solo la silhouette, Federico fece in tempo a porgli un’altra domanda di una certa importanza: “Esiste un’altra vita?”.

E Oliviero rispose: “Credimi, esiste tutto ciò in cui credi! Ma adesso devo proprio andare”. E volò via come un palloncino pieno di elio.

Di questi sogni, ripetuti a cadenza fissa una volta al mese, si nota una prima stranezza, e cioè che Federico, in stato di veglia, aveva deciso di porre quelle precise domande e così avvenne nel sogno. Non tutti lo saprebbero fare. Anche la risposta di Oliviero non è male: esiste tutto ciò in cui credi, anche se è un pochino ambigua e inconcludente perché se decido che Babbo Natale esiste allora Babbo Natale esiste davvero.  Milioni di bambini ne sarebbero felici, ma la faccenda fa a pugni con la nostra parte razionale di uomini adulti.

Se Oliviero, che in vita gli era stato amico, gli rispose un po’ sgarbatamente “Io vado dove mi pare”, figuriamoci cosa potrebbe rispondere qualche entità che di Federico amica non lo è mai stata. E infatti, anche a lui come al fratello, alla madre e, molti anni prima, alla nonna, capitò di essere importunato da un demone.

Il Friuli, non dimentichiamolo, è per antica tradizione terra di streghe, demoni e benandanti, ma di solito questo patrimonio socioculturale è collegato alle montagne friulane, mentre Sclaunicco è un paese di pianura.

Comunque sia, poiché i demoni non hanno cittadinanza, tre anni fa, non si sa se mentre dormiva o era sveglio, Federico notò sul comodino un coltello da cucina. Chi l’aveva messo lì? E perché? Poco dopo vide la porta della camera aprirsi. Entrò un monaco grande e grosso come un armadio, con un cappuccio in testa che ne nascondeva le fattezze e subito gli si buttò addosso come per ghermirlo. Immediatamente Federico si riscosse dal sogno e il monaco sparì. Il coltello non c’era più.

La cosa potrebbe essere catalogata come un normale incubo se non fosse che anche suo fratello, in tempi diversi, ebbe lo stesso identico incubo, ma anche la madre e la nonna videro lo strano personaggio, in anni anteriori poiché la nonna era morta ancora nel 1967. Ne consegue che quel monaco minaccioso era in realtà un demone che viveva nella stessa casa, chissà da quanto tempo, o almeno in una realtà parallela molto vicina alla famiglia Caravaggio. Il fratello di Federico ebbe anche la possibilità di notare una maschera bianca sul volto del demone.

C’è da chiedersi come mai quella aggressiva entità, sfuggita da qualche Altrove, vestisse i panni di un monaco francescano, che normalmente rappresenta la mitezza e la mansuetudine. Forse perché come disse Santa Ildegarda, Satana è il padre della menzogna e io che santo non sono aggiungo che se la nostra società è proprio sulla menzogna che si regge (vedi 11 settembre), vuol dire che viviamo in una società demoniaca, dov’è il diavolo a farla da padrone. Ma io forse sto solo scoprendo l’acqua calda!

Secondo Federico, i demoni hanno bisogno di impossessarsi delle nostre anime, come da faustiana tradizione, ma dopo quella visita, potendo riprendere in mano la situazione semplicemente svegliandosi, il monaco/demone non si è più fatto vivo, anche se spesso gli capita ancora di sentire qualcuno che si corica sopra di lui o gli si siede vicino e gli afferra la mano. Federico, che in quelle circostanze è come paralizzato e non riesce nemmeno a voltarsi per vedere chi lo sta toccando, dice comunque di non avere paura e di esservi abituato. Normalmente gli capita verso le sei di mattina, poco prima di svegliarsi.

Dei combattimenti fra dischi volanti, sognati sia da Federico che da suo fratello, non val la pena approfondire adesso perché potrebbe trattarsi di normale suggestione dovuta alla lettura delle guerre fra gli antichi Dei indiani, condotte a colpi di Vimana. Mentre dei sogni in cui Federico si trovava nell’antico Egitto, al cospetto di scribi e faraoni con cui interagiva si potrebbe dire la stessa cosa: sono il frutto di letture sulla magia delle piramidi e l’antica cultura del Nilo. Idem con il sogno in cui due Anubi in sembianza di sciacalli gli rivolgevano la parola. Rientrano nella normalità, a differenza delle anomalie dei sogni familiari e della periodicità fissa con la quale l’amico morto gli si è presentato.

Prima di cadere nel tranello di un facile irrispettoso giudizio di malattia mentale del singolo, è necessario approfondire con atteggiamento scientifico questo e migliaia di altri casi simili. Giacché se anche non dovesse esistere una vita dopo la morte, né uno stuolo di demoni bramosi delle nostre anime, c’è comunque molto materiale da studiare, inerente se non altro i meccanismi del cervello umano, che è forse il mistero dei misteri. Dobbiamo dunque essere grati a questi pendolari di frontiera che ci riportano testimonianza delle loro escursioni nell’Ignoto.

Grazie Federico!

2 Commenti a “Pendolare di frontiera”

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