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17 Aprile 2012 – 14:38

Cari amici di Stampalibera ho il sentore che stanno mutando degli equilibri. Ad esempio nell’informazione. L’agenzia Asca, da cui traggo queste news sulla Palestina  e la precedente sulla Siria ripresa da Asia News, indicano un recuperato livello di imparzialita. Non siamo ancora all’informazione realmente imparziale  ma almeno qualche mezza verità inizia ad uscire, come quella appena postata sulle responsabilità di criminali al soldo di potenze straniere che stanno incendiando la Siria o come l’articolo che segue che in altri tempi salrebbe stato omesso.

Ora, è presto per cantar vittoria, o meglio per lasciarci credere che l’informazione  di regime si sia convertita ad un livello di consapevolezza e rispetto maggiore, ma è innegabile che ci sono cambiamenti che fanno pensare che soffiare sul fuoco della guerra, come vuole il potere globalista anglousraeliano (con l’utile idiota francese) non paghi più. Almeno questa è la mia impressione. Potrei sbagliarmi… non so, valutate voi.

LB

(ASCA-AFP) – Gaza City, 17 apr – Lo sciopero della fame e’ l’unico mezzo che i detenuti palestinesi rinchiusi nella carceri israeliane senza accuse formali hanno per ottenere la liberazione. Lo sostiene in un’intervista all’AFP Hanaa Shalabi, ex detenuta liberata da Israele e esiliata a Gaza dopo aver rifiutato il cibo per 43 giorni.

”I prigionieri continueranno lo sciopero della fame fino a quando le loro domande non saranno accolte perche’ e’ l’unico modo possibile, come dimostra la mia esperienza e’ quella di Khader Adnan”, ha detto facendo riferimento a un detenuto accusato di far parte della jihad islamica che ha rifiutato il cibo per 10 settimane fino a quando le autorita’ israeliane non hanno accordato il suo rilascio. Adnan, che dovrebbe essere liberato oggi, e’ stato in sciopero della fame per 66 giorni per protesta contro la detenzione amministrativa, il modo in cui gli israeliani chiamano il carcere senza accuse giudiziarie ed e’ diventato un eroe nazionale, ispirando molti detenuti a fare altrettanto.

Oggi, in occasione della Giornata del Prigioniero palestinese, tre quarti dei 4.700 detenuti da Israele hanno iniziato a rifiutare il cibo. Di questi, oltre 1.200 hanno annunciato che continueranno lo sciopero senza sosta.

”Chiediamo ai prigionieri di non arrendersi al nemico”, ha detto Shalabi, una delle 27 donne che e’ stata liberata nell’operazione di scambio per il rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit. Deportata a Gaza lo scorso 1 aprile, ha raccontato di essere felice per la liberta’, nonostante sia costretta a stare lontana dal suo villaggio nel nord della Cisgiordania.

”Malgrado il blocco imposto da Israele sulla Striscia di Gaza non mi sento in prigione. Al contrario, mi sento a casa, fra la mia gente”, ha detto la donna.

Un Commento a “Medio Oriente: detenuti palestinesi in sciopero fame, ”E’ l’unica via””

  • XHEVAT SALI:

    Inqiuetante il silenzio del mondo davanti a questa realtà che vivono i palestinesi.
    Posso testimoniare personalmente da un amico, che era andato in Israele 2 anni fa a fare un concerto ROCK,e mi racontava che viaggiavano in pulman con dei palestinesi da Palestina verso Israele,e quando arrivano alla frontiera i militari israeliani gli chiesserò i passaporti,visto che eranno italiani li fano passare e i palestinesi li tratengono per nessun mottivo(anche se erano da 12 anni lavoratori in israele mi disse..) facendoli dispetti e umiliazioni fuori del normale,per sino spogliarsi nudi ed esercitare per decine e decine di volte giù abbasso-sù alzzarsi…davanti a noi tutti presenti(mi raccontava).
    Al arrivo a Jerusalem,mi disse,ho visto che gli israeliti vivevano nelle villa da favole e in mezzo al oro,invece i palestinesi e stranieri gli facevano i servi sempre umiliati…
    QUESTA è una riflessione forte per come stano andando le cose anche qui in Italia…

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