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Al Politecnico di Milano solo lezioni in inglese dal 2014: lo stare “al passo coi tempi” prevale sulla difesa della nostra cultura‘.

A partire dall’anno accademico 2014-2015 al Politecnico di Milano si terranno solo corsi in lingua inglese. Il rettore Giovanni Azzone spiega che la scelta è votata ad offrire “un’apertura culturale internazionale, perché un ragazzo che si affaccia sul mondo del lavoro deve abituarsi a lavorare in contesti internazionali”. La notizia è passata un po’ sottotraccia, nessuna polemica né dibattiti. Segno che il nostro Paese già si trova in una fase di cambiamento radicale, tale da rendere non particolarmente clamorosa – alle orecchie dell’opinione pubblica – una notizia così singolare.

Evidentemente gli italiani caldeggiano questa presunta necessità, evocata dal professor Azzone, di “aprirsi ad una cultura internazionale”, a costo addirittura di rinunciare alla propria. Già, perché una così palese bocciatura della nostra lingua da parte di uno dei più prestigiosi atenei del Paese rappresenta una disastrosa retrocessione della cultura italiana. Se in casa propria la lingua madre viene ritenuta inadatta alla formazione della futura classe dirigente, si nega la capacità della nostra cultura di rispondere alle nuove esigenze globali. Sradicare l’italiano dai corsi universitari di materie tecnico-scientifiche significa considerare la nostra forma mentis – dalla quale nasce il modo di comunicare, il linguaggio – un ostacolo all’apprendimento di nozioni oggi determinanti le dinamiche economiche e politiche. Una forma di razzismo culturale edulcorata dall’esigenza di stare “al passo coi tempi”. Curioso che questa notizia arrivi a breve distanza di tempo dalla fine delle celebrazioni per la ricorrenza dell’unità d’Italia, durante le quali il presidente Napolitano ha solennemente affermato che la lingua italiana si colloca “tra i fattori portanti dell’unità nazionale” e che, dunque, “deve stare al centro del percorso formativo del sistema della conoscenza”.

Stando a come uno dei maggiori atenei pubblici d’Italia intende riformarsi dal 2014, non si direbbe che le parole pronunciate dal presidente della Repubblica abbiano goduto di grossa considerazione. Del resto, la retorica è un bell’esercizio oratorio che spesso resta tale; mentre i provvedimenti concreti vengono sovente accompagnati da più freddi comunicati ma almeno sortiscono effetti reali. In questo senso è possibile riferirsi a ciò che è avvenuto più di un anno fa in Cina, Paese per altro profondamente inserito nel contesto scaturito dalla globalizzazione. Il governo di Pechino ha bandito l’uso della lingua inglese nei media nazionali. L’Agenzia Stampa di Stato ha motivato la battaglia contro l’allogeno idioma anglosassone sostenendo che il suo abuso “mina la purezza della lingua nazionale” e “distrugge uno sviluppo linguistico e culturale sano e armonioso, ed esercita un influsso negativo sulla società”. Chiarisce inoltre l’Agenzia Stampa di Stato che sarà possibile utilizzare parole straniere solo in casi straordinari, salvo fornire un’adeguata traduzione o spiegazione in cinese. Previste, per quanti contravvengono a quanto stabilito, sanzioni amministrative dall’ammontare pecuniario non specificato.

L’UNICA RISPOSTA CHE L’ITALIA INTERA DOVREBBE DARE A QUESTA NUOVA IMPOSIZIONE PSICO-IDEOLOGICO-COLONIALE, DOPO COCA.COLA, MACK.DONALD, HALLOWEEN E BIG.BROTHER, IN UN SEMPLICE UNIVERSALE GESTO CHE ANCHE GLI ANGLOSASSONI NELLA LORO MISERIA CULTURALE E STORICA POSSANO INTENDERE

Qualcuno ha definito parodistica tale severa presa di posizione a difesa della purezza della lingua cinese, qualcun altro la ritiene una battaglia obsoleta e persa in partenza. Tuttavia non mancano difensori di questo segnale di resistenza culturale all’appiattimento. Tra loro, l’Ambasciatore Bruno Bottai, presidente della “Società Dante Alighieri”, associazione che si occupa dell’insegnamento e della difesa della lingua e della cultura italiane. “Dai cinesi ci giunge un vero e proprio esempio di coscienza nazionale – affermò il Presidente della “Dante” -: tutti noi riconosciamo l’indiscusso valore dell’inglese quale idioma veicolare, ma consideriamo comunque irrinunciabili la difesa e la promozione della nostra lingua, simbolo di identità ed elemento unificatore dell’Italia. Per questo condividiamo in pieno la presa di posizione della Cina, custode di una lingua di millenaria cultura”. Una posizione di retroguardia rispetto a quell’apertura alla cultura internazionale di cui si farà presto alfiere il Politecnico di Milano? Forse è meglio definirla così: parole di buon senso – prima ancora che di amor patrio – pronunciate da un illustre rappresentante di quel che resta dell’Italia.

*

di Federico Cenci – Il Bersaglio – 16/4/2012

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15 Commenti a “Italia, Colonia Americana, Culturalmente e Linguisticamente Dipendente, Sempre più Serva”

  • Simon:

    Personalmente trovo disgustosa questa notizia, ED il Politecnico in questione (ovvero il suo rettore).

    Siamo in Italia, si parla italiano.. Se dopo uno vuole imparare l’inglese, è un’opzione. Non un obbligo. Francamente diserterei quella sQuola, e scrivo la parola sbagliata in quanto presto o tardi se continua così, non servirà più saper l’itaGliano ma solo l’inglese..

    La cosa è disturbante. A mio plebeo avviso, l’italiano è una lingua fantastica per il parlato: precisa, difficile fraintendere, il soggetto è spesso ripetuto e delineato. Già da un articolo è possibile cominciare a delineare la frase ed il soggetto; se dico “la..” si sa già che la parola a seguire sarà femminile e singolare, quindi il cervello segue un suo binario.
    L’inglese d’altro canto, oltre ad esser un insieme di sternuti, grugniti e sputi è assai impreciso. Il loro “The..” intende “Il lo la i gli le”. Le frasi han un ordine ben preciso da seguire, dove affermativa o negativa, interrogativa non hanno un gran tono.
    In italiano il TONO definisce una frase (“Siamo arrivati a casa” e “Siamo arrivati a casa?”), in inglese l’ordine (“We have arrived” e “Have we arrived?”)

    Un plateale esempio è il nostro “amatissimo” Mario Monti: abituato com’è a parlare inglese, lo sentite che pure l’italiano lo parla in maniera atona.. robotica..

    Insomma.. tante parole per dire solamente: Fanculo il (direttore del) Politecnico!

  • marco:

    si insegni pure l’inglese a scuola ma, perdio, non a costo di perdere l’italiano !

  • Diego Sozio:

    Segnalo un errore nella digitazione del nome del Rettore: avete omesso la lettera C prima del cognome.

  • Gozer:

    Dai, basta. Prendiamo atto che siamo solo dei pupazzi. Tra 50 anni, la già misera Italia di oggi, sarà un posto veramente brutto. Gli italiani saranno sempre meno, (emigrati\calo delle nascite) si perderanno tutte le peculiarità che ancora resistono flebilmente. Lo stile, la cultura, la moda, il design, la cucina, la nostra tecnologia, ci stanno togliendo tutto. Purtroppo nn ci rendiamo conto dell’eccellenza che rappresentavamo in passato nel mondo e nn siamo stati in grado di mantenerla e promuoverla, ma ce la siamo fatta scippare da dei taglieggiatori come la famiglia Agnelli, ebrei filo americani. Lo sapete che gli ebrei sono solo ebrei, vero? Loro si considerano ospiti in terra straniera. Sono solo un popolo\setta\massonica.

  • Io giro il mondo.
    Ormai starbucks e mcdonald hanno colonizzato tutto. L’immaginario collettivo è sempre più di stampo anglosassone. Le tradizioni stanno scomparendo. Le nike e l’iphone sono punti di arrivo in ogni angolo del pianeta.
    Che schifo.

  • Antonio:

    Spazziamo via questi servi. Prendessero i soldi dei loro stipendi dagli usa.

  • Cinzia:

    Anche io giro il mondo e vedo che nike, mc donalds e gli iphones sono desiderati dai meno abbienti. I ricchi e quelli piu’ informati evitano le purghe ammannite da starbucks e le incorruttibili hamburgers di mc donalds.
    Comprano solo prodotti coltivati biologicamente e si curano nelle cliniche private dove usano metodi naturali; ricercano uno stile di vita che e’ simile a quello di tante persone che vivono in posti a contatto con la natura o in piccole citta’; la differenza e’ che glielo fanno pagare caro!

  • archimede:

    Grazie Cinzia, lo avevo accennato diverse volte quello che hai scritto tu sui ricconi e dove vanno in cura, comunque l’ordine di distruggere tutte le culture e le lingue di ogni singolo paese dell’europa è partito dal solito F.D.P. a nome Henry Kissinger, è lui che ha voluto che sia la Grecia a perdere la sua cultura e la propria sovranità, per la lingua era tutto pronto già dagli anni 80 , all’inizio del 2000 è partita la campagna delle proibizioni per poter scatenare i cittadini l’un contro l’altro, nel programma era già previsto ‘inglese come seconda lingua OBBLIGATORIA che accolta con festeggiamenti dall’Inghilterra e dai Proibizionisti Europei, i Verdi furono i primi a farla approvare senza tener conto che loro stessi sarebbero stati presi per il fondello ,dato che molti politici Tedeschi che ora si trovano a Brussel in veste di commissari si e no sanno parlare la loro lingua .ma esclusivamente il dialetto di lor regione provenienza, avete mai sentito parlare la Merkel in Inglese? oppure in Hochdeutsche? tipica Khazara Asilante (come Obama) che cerca di integrarsi nonostante sia stata “promossa” a cancelliere dai Bilderberg, la Gelmini stessa è sotto controllo della Bertelsmann (credo che venga pure pagata ) ,la Bertelsmann ha il compito di istruire le nuove generazioni a perdere la conoscenza della propria lingua appunto per poi adottare l’Inglese come lingua unica Europea, lo stesso compito lo aveva nel periodo tra il 1935 /1945, famiglia di Nazi-Sionisti al servizio di Hitler, la Bertelsmann opera in Italia sotto nome di copertura e agenzia associata “Arvato”-
    Anche le forze armate italiane sono in collaborazione della Bertelsmann che ha il compito di istruire i giovani al Militarismo e naturalmente all’Inglese-

    http://www.arvatoservices.it/index.php?nav=6&nav2=40&lingua=1

  • peppino:

    L’italiano è refrattario all’apprendimento delle lingue straniere in particolare quello inglese un idioma facile da imparare ma non compatibile con la ns. lingua perchè antipatico e sterile. Persino Amanda Knox dopo quattro anni trascorsi in carcere in italia aveva dichiarato di avere difficoltà a parlare in inglese e che oramai addirittura pensava in italiano. Non credo che l’inglese abbia molto successo in italia perchè culturalmente inadeguato alla cultura storica italiana

  • BRUNO:

    Il problema , non è soltanto il dichiarato colonialismo, del marketing .
    Imponendo semplificazioni linguistiche , con pochi verbi e aggettivi , rimane più sterile, la comunicazione degli eventi emozionali di comunicazione del pensiero.
    Un opera storicamente collaudata nei secoli , atta a stravolgere e rendere difficili le traduzioni concettuali della storia precedente.
    In sostanza i concetti pensiero del passato, saranno in balia a traduzioni meno fedeli ,
    rispetto i sistemi di comunicazione futura.
    Ripeto: un antica opera collaudata , non una semplice casuale evoluzione!!!
    Ecco il perchè si dice ,le virtù perse nella notte dei tempi.

  • Stef:

    Mi dispiace ma sono in disaccordo con quanto detto dalla maggioranza dei commentatori.
    NON si perde la propria cultura se si impara una lingua straniera.
    Anzi, la conoscenza di una lingua per comunicare con altre persone puo’ servire a diffondere la propia cultura. Basta ricordarsi che l’inglese serve per comunicare e l’italiano per comunicare E per tutto il resto.
    Ci preoccupiamo dello stato della cultura italiana? Bene, iniziamo a rimediare al fatto che in italia c’e’ un fetta ampia di persone che non sa nemmeno l’italiano, altro che inglese!!

    • Simon:

      Signor Stef.
      Mi permetta di dissentire: l’Italia ha una forte componente dialettistica in quanto l’Italia stessa è tutto salvo che unita.

      La “nostra” nazione è un agglomerato di regni, feudi, contee e sopratutto Comuni.
      Inutile chiedere l’Italiano, quando lo stesso nostro linguaggio è un derivato del dialetto toscano a sua volta derivante del bastardo latino!

      Comunque, una lingua base la abbiamo, l’Italiano. Teniamocela cara. E’ bella, espressiva, strapiena di vocaboli oltremodo interessanti che sfortunosamente i giovani moderni non conoscono. Spesso alcuni miei amici mi fermano mentre parlo, chiedendomi il significato di talune parole. Li comprendo l’ignoranza dilagante (i miei amici variano dal veneto alla lombardia alla Sardegna.

      Ora, non voglio contestare il fatto che in Italia spesso non si parli un corretto italiano, ma giustificarlo.
      Per quanto riguarda invece l’argomento base, prendiamo l’ambiente: in questo caso un istutito politecnico di ISTRUZIONE..
      Capirà che è un ateneo di cultura.. e la cultura viene assimilata nella sua maniera più completa (e facile) utilizzando il modo più semplice di comunicazione: se lei dovesse cambiare marcia sulla sua automobile, diciamo una Opel Corsa, mi dica, preferirebbe una leva del cambio fatta per quell’auto, che siede avanti tra i sedili anteriori, oppure la leva del cambio di un Renault Magnum (autocarro) che è molto distante dal volante, profonda (alta)?

      Entrambe le leve funzionano per cambiare marcia. Ma sicuramente è più semplice guidare nel traffico usando un cambio che risulti “naturale”.
      L’inglese NON E’ NATURALE per il nostro cervello.
      L’apprendimento risulterebbe insicuro, poichè lo studente avrebbe dubbi sul significato di una parola dovendola ritradurre attraverso un filtro inglese\italiano\concetto.
      Io stesso me ne rendo conto, da giocatore di giochi online prettamente in inglese, abituato a leggere forum in inglese.

      Anche perchè un discorso che da A procede a B quindi a C, perpetrato in una lingua segue un certo filo (ABC), ma da quella lingua, tradotto in un’altra, potrebbe diventare BCA. Provi a tradurre qualcosa di tecnico, per intero, Scrivendolo!

      Questo porterebbe ad una degenerazione della qualità degli studenti. La maggior fatica porterebbe via energie utili per sviluppare concetti e pensieri.

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