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A riprova del fatto che la vecchia dicotonomia di sinistra operai/imprenditori è più che superata, anzi strumentale al sistema usurocratico, ecco un imprenditore con le palle dichiarare quello che tutti gli imprenditori veri vorrebbero dichiarare. La nuova categoria in cui collocare il mutamento evolutivo dell’umanità, quindi qualsiasi dibattito politico, dev’essere oramai umani vs alienati, e negli umani gli imprenditori hanno un posto di tutto riguardo: creativi per natura, creano valore e concretizzano visioni e idee che migliorano la vita. Esattamente come artisti, maestri, terapeuti – e streghe –  essi sono perseguitati dai disumani alienati: basti pensare al numero di imprenditori che sono stati uccisi o rimasti uccisi in incidenti sospetti, dal caso di scuola Mattei ad Agostino Rocca della Techint (morto in un incidente aereo nel 2001, azionista di riferimento storico della Impregilo), da Pininfarina  - morto in un incidente di moto guarda caso poco prima della cessione di un ramo dell’azienda e della vendita dell’auto elettrica a Bolloré fino all’ultimo caso preso a casaccio sul net – http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/cronaca/2012/04/25/702783-milo-campioli-morto-in-cina.shtml – per non parlare dei numerosi suicidi per debito in cui gli alienati spingono ponendo le persone in situazioni senza apparente altra via d’uscita. E mi riferisco ai veri imprenditori, razza in via di estinzione, non agli pseudo imprenditori alla tronchetto, benetton, elkann, della valle and co, i soliti alienati travestiti da imprenditori.

I politici sono una delle tante categorie prezzolate agli stessi alienati banchieri. Una delle tante.

Perché alienare significa infatti “trasferire in altrui dominio una cosa” – normalmente riferito a immobili – ma anche in senso lato a qualsiasi cosa, per cui anche all’anima e quindi, dal pensiero marxista, estraneo a sé stesso, alla propria coscienza. Io aggiungo estraneo alla propria natura umana, la cui anima è stata venduta al diavolo, cioé all’angelo ribelle cacciato dal paradiso che tenta gli umani al male.

Per riassumere, una casta di alienati, cioé venduti al diavolo, si organizza e trama per alienare il 99% dell’umanità: alienandoci gli immobili, attraverso l’alienazione della moneta, ambiscono ad alienare le nostre anime al diavolo.

La risposta? Stay human.
N. Forcheri

Fonte: Fonte: sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

Il più grande imprenditore italiano attacca le banche e ne denuncia la speculazione.
di Sergio Di Cori Modigliani

E’ il nostro fiore all’occhiello.

E’ forse l’unica grande azienda italiana, leader planetario nel suo specifico settore merceologico, ad essere virtuosa, solida, in espansione. Presente in 132 nazioni, ha 75.560 dipendenti, di cui 62.000 addetti che producono nel territorio della repubblica italiana. Non ha neppure un cassintegrato e non ne prevede. Il suo titolo quotato in borsa, soltanto nel 2012, è schizzato in avanti del 32%: unico titolo in positivo. Il suo fatturato si aggira intorno ai 7 miliardi di euro, superiore di un +13,1% rispetto all’anno precedente.

L’azienda è nata nel 1961, ad Agordo, in provincia di Belluno, dentro un garage.

La storia di questa fabbrica e del suo ideatore e fondatore è studiata oggi nel corso di management industriale all’università di Harvard come esempio pratico e vincente “del miracolo economico italiano che coniuga impresa, creatività, rischio, con una ricerca accurata del design, del gusto e del dettaglio che nasce dall’applicazione della tradizione artigiana locale”.

L’azienda non ha mai visto uno sciopero, né uno scorporo, né proteste.

Si chiama LUXOTTICA. Produce lenti per occhiali e li vende in tutto il mondo. Tra i suoi clienti più famosi la polizia stradale della California (i celeberrimi CHIPS) l’esercito cinese, tutta la linea occhiali di Christian Dior e Yves Saint Laurent. Produce in Italia e vende in Cina.

Il suo proprietario e fondatore, Leonardo Del Vecchio, nato nel 1935 a Milano, è poco noto alla massa degli italiani. Ma il suo nome è un mito in Usa, Germania, Gran Bretagna, Cina.

La sua frase più recente? “Non investiamo neppure un euro nella finanza, perché noi sappiamo come produrre, come inventare mercato, avendo come fine la ricchezza collettiva della comunità, altrimenti questo lavoro non avrebbe senso”.

Alieno da conventicole, complotti, schieramenti politici di parte, corteggiato da sempre sia dalla destra che dalla sinistra (“no grazie, non mi piacciono i balli a corte” ha risposto all’ultima preghiera-convocazione alle elezioni politiche del 2008 sia al PD che al PDL che alla Lega Nord) è uscito allo scoperto per la prima volta nella sua esistenza, violando il suo codice personale fatto di discrezione, poche chiacchiere e molto lavoro intinto di creatività.

“Basta con i manager mitomani finanzieri” ha detto al giornalista Daniele Manca in una esplosiva intervista pubblicata sul corriere della sera qualche giorno fa, non a caso, in Italia, volutamente passata sotto silenzio e rimasta priva del dibattito che avrebbe meritato.

Ma non all’estero.

Soprattutto in Usa e in Gran Bretagna dove la situazione italiana è seguita con estrema attenzione, perché Del Vecchio sta spiegando come funziona l’Italia, anzi….come non funziona l’Italia e perché, allertando il business internazionale che conta sulla situazione nel nostro paese. Vox clamantis in deserto, la sua opinione è fondamentale, soprattutto in questo momento, e per una ragione ben specifica: perché Del Vecchio è sceso in campo (non ama e non ha bisogno di visibilità) andando all’attacco del cuore della finanza italiana.

Qualche notizia biografica su di lui tanto per capire che tipo sia.

All’età di sette anni rimane orfano, insieme a quattro fratelli. Provenendo da famiglia disagiata, i fratelli vengono dati in affidamento. Lui, invece, finisce nei Martinitt, l’orfanotrofio milanese per poveri. All’età di 15 anni, con il diploma di scuola media, esce e va a lavorare come garzone di bottega in una fabbrica che stampa marchi di metallo. I proprietari del negozio lo aiutano e lo spingono a iscriversi ai corsi serali all’Accademia di Brera per studiare design e soprattutto incisione. A ventidue anni si trasferisce nel trentino dove trova lavoro come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche e impara il mestiere. Dopo sei anni, all’età di 27 anni, riesce a ottenere gratis un enorme garage e capannone abbandonato nel comune di Belluno, di proprietà della regione, con la consegna di avviare un’attività per assumere personale proveniente dalle comunità montane più disagiate. E inizia, insieme a due collaboratori, a tirar su l’impresa: fabbricare occhiali all’italiana, con montature originali artigianali d’eccellenza, incise a mano, e lenti molate da lui personalmente. Vent’anni dopo è una florida azienda e va all’attacco del mercato statunitense che gli mette potenti sbarramenti. Li supera tutti. Stende la concorrenza più competitiva che si arrende. Acquista i tre più importanti marchi Usa e diventa la più potente multinazionale al mondo nel settore della produzione di occhiali. Dal 2002 è leader incontrastato.

Oltre ad essere il maggior azionista di Luxottica è un importantissimo grande azionista di Unicredit e soprattutto le assicurazioni Generali. Data la sua posizione è sempre stato nel consiglio direttivo del colosso assicurativo. Tre giorni fa (ed ecco perché ne parliamo e lui ha deciso di parlarne al pubblico) si è dimesso, se n’è andato sbattendo via la porta, con un clamoroso atto d’accusa: “la mia è una protesta contro il management imprenditoriale di questo paese, composto da individui superficiali che non sanno nulla del loro lavoro, sono semplici contabili mitòmani. Mi sento davvero a disagio. Il vero problema è che quando da assicuratori si vuole diventare finanzieri comprando le più disparate partecipazioni senza comunicare nulla ai propri azionisti, non si fa un buon servizio né per l’azienda, né per gli azionisti, né per il paese. Mentre questo è un periodo in cui ciascuno dovrebbe fare il proprio dovere, ovverossia: fare ciò che sa fare. E chi crede che lo spread sia domato, si sbaglia di grosso. Basta un nulla per farlo schizzare a 600 e mandare la nazione a picco. E’ ciò che stanno facendo gli imprenditori italiani e le banche e i colossi assicurativi perché insistono nell’investire nella finanza: il rischio è alto ed estremo”.

La considero una voce fondamentale da ascoltare, quella di Leonardo Del Vecchio.

Sulla quale riflettere. Perché l’Italia ha bisogno di un incontro tra imprenditoria efficace, efficiente e virtuosa da una parte e mondo del lavoro dall’altro, uscendo fuori dalle consuete griglie di protesta che finiscono per coagulare dissenso e indignazione uscendo fuori dalla immediata necessità di emergenza di costruire alleanze solide tra le due parti sociali.

Del Vecchio è sceso in campo.

Nel modo giusto.

Non scende in campo appoggiando un certo partito, né movimento. Non ama Monti e non lo odia. Non vuole entrare in politica come soggetto. Vuole dare uno scossone al mondo dell’imprenditoria. La sua voce è da diffondere.

Perché il suo curriculum professionale ed esistenziale è il suo biglietto da visita.

“Il problema dell’Italia nasce quando si vuole fare finanza. Quando, le aziende, usando i soldi degli investitori e soprattutto dei risparmiatori, comprano un pezzettino di Telecom, e un pezzetto di una banca russa; si mettono a repentaglio –come nel caso delle assicurazioni Generali- ben due miliardi di euro alleandosi con il finanziere ceko Kellner e ci si impegna con la Citylife in una percentuale che nessun immobiliarista al mondo avrebbe mai accettato, com’è avvenuto nel 2009 quando hanno investito 800 milioni in fondi di investimento greci. Miliardi di euro sono andati in fumo. Erano soldi di imprenditori italiani che avevano investito con l’idea di poter poi spostare i profitti nel mercato del lavoro per tirar su imprese e creare lavoro. I manager responsabili di questi atti perdenti sono stati tutti promossi e saldati con stipendi multi milionari. Non si va da nessuna parte, così”.

E’ impietoso, Del Vecchio. Picchia duro. E se lo può permettere. E parlando al canale televisivo di Bloomberg, quando un giornalista americano gli ha fatto la domanda da 1 milione di dollari “Lei come si pone rispetto all’articolo 18 che in Italia è il punto dolente nello scontro tra imprenditori e lavoratori?” ne è uscito in maniera impeccabile. Ha risposto: “Un dibattito inutile, fuorviante. Personalmente, ripeto “personalmente” non mi riguarda. Su 65.000 lavoratori italiani che pago ogni mese, non c’è nessuno, neppure uno che rischia il licenziamento. Che ci sia l’art.18 così com’è, che venga abolito, modificato, cambiato, per me è irrilevante. La mia azienda funziona e ogni imprenditore -parlo di quelli veri- ha come sogno autentico quello di assumere e non di licenziare. Il paese si rialza assumendo non licenziando. E la colpa è delle banche”.

E’ la prima volta che un grande imprenditore, un grande finanziere, un grande industriale, attacca frontalmente le banche italiane. E qui non si tratta dei bloggers che odiano Goldman Sachs o dei consueti slogan contro la finanza internazionale. Perché Del Vecchio attacca la gestione inconcludente delle banche, affidata a “personale e personalità poco affidabili”. Racconta la parabola di Alessandro Profumo che lui presenta come una favola con un brutto finale, senza fare pettegolezzi o scandali.

“Finchè Unicredit e le Generali facevano le banche andava bene. Poi si sono buttati nella finanza e hanno perso la testa. Ho visto sotto i miei occhi trasformarsi Profumo. Partecipazioni, fusioni, investimenti a pioggia inutili e perdenti, con l’unico fine di agguantare soldi veloci e facili invece che produrre impresa con l’unico risultato di ottenere perdite colossali e bonus di uscita per diverse decine di milioni di euro. Le banche italiane hanno perso la testa. Ricordo il 1981. La mia azienda, dopo 20 anni, era diventata forte e solida. Avevo capito che la globalizzazione era alle porte e bisognava andare all’attacco del mercato americano. Ma non si cerca di entrare in Usa se non si è solidi finanziariamente. Abbiamo fatto le nostre ricerche e analisi e alla fine abbiamo calcolato che avevamo bisogno di una certa cifra molto alta. Mi rivolsi al Credito Italiano. Andai a parlare con Rondelli che la dirigeva. Gli dissi che volevo iniziare acquistando Avantgarde, un marchio americano che sarebbe stato il cavallo di Troia, ma non avevo i soldi. Presentai il progetto, il business plan, il programma, i rischi. Dieci giorni dopo mi convocò alla banca. Accettò. Mi presentai in Usa che mi ridevano in faccia. Dissero la cifra. Tirai fuori il libretto di assegni e firmai senza neppure chiedere lo sconto di un dollaro. Due ore dopo, l’amministratore delegato di Avantgarde mi confessò al bar penso di aver commesso il più grande errore professionale della mia vita e si ritirò dagli affari. Un anno dopo avevo restituito alla banca tutto il capitale con gli interessi composti, avevo aperto quattro nuovi stabilimenti e assunto 4.500 persone. Questo deve fare una banca. O in Italia lo capiscono e si danno una smossa, oppure si rimane alle chiacchiere e si affonda”.

Del Vecchio spera e auspica che Monti intervenga molto presto nel settore che lui (e Corrado Passera) conoscono molto ma molto bene: banche e finanza italiane. E propone di far applicare un codice ferreo di regolamentazione comportamentale che imponga a tutti gli amministratori delegati di banche, fondazioni e aziende, di riferire come usano i soldi.

“Alle Generali l’amministratore delegato poteva disporre investimenti fino a 300 milioni di euro senza comunicare niente a nessuno. Lo stesso a Unicredit, Intesa SanPaolo, Mps. La verità è che nessuno sa dove vanno a finire quei soldi, dove siano andati a finire i soldi. La mia azienda alla fine dell’anno si ritrova circa 700 milioni di euro da investire. Andrea Guerra che è il mio amministratore ogni volta che deve spendere cifre superiori a 1 milione di euro, informa ogni singolo membro del consiglio e manda copia a ogni importante azionista. Pretende di avere delle risposte e pretende che si discuta del suo investimento perché vuole sapere l’opinione di tutti, compreso il collegio sindacale interno e il rappresentante sindacale dei lavoratori dipendenti. Perché l’azienda è anche loro. Il loro posto dipende dalle scelte di chi dirige. Ogni decisione presa viene valutata collettivamente. Se si rischia, lo sanno tutti, l’hanno accettato. Non esistono mai sorprese. Questa è la strada. Non ne esistono altre. O si fa così, o si chiude tutti quanti, baracca e burattini”.

Perché la classe politica italiana non si fa carico delle gravissime preoccupazioni di imprenditori come Del Vecchio e non interviene in proposito?

Non stanno lì in parlamento ad appoggiare un gruppo di professori nel nome delle imprese e della ripresa economica? Se non ascoltano i leader che producono, che senso ha? Dov’è il Senso?

Ho pensato che potesse essere interessante una voce insolita, diversa dai precari, dai disoccupati, dai licenziati, che vivono ogni giorno la propria tragedia esistenziale. Il nemico non sono le imprese. Il vero nemico è la sordità di governanti e politici che non ascoltano chi produce e conosce la verità del mercato.

Quello è il vero nemico.

Quella sordità è l’anti-politica. Che cosa c’entra Beppe Grillo?

Fonte: sergiodicorimodiglianji.blogspot.it 29 Aprile 2012

17 Commenti a “Umani e alieni”

  • rocco:

    Poche precisazioni:
    1 la Luxottica produce montature per occhiali da vista e da sole, e non produce e non ha mai prodotto neppure una lente.
    2 la produzione di montature è per il 70% realizzata in India, per il 28% in Cina, e per un 2% in Italia.
    3 la commercializzazione e la distribuzione sono curate al 100% in Italia.
    4 Leonardo del Vecchio è un po’ il classico “tappo di sughero” che, giustamente, segue i suoi interessi ed il suo portafoglio, quindi va dove gli rende di più.
    5 la qualità odierna dei prodotti Luxottica è abbastanza scarsa, e questo a discapito del prezzo di vendita sproporzionato per il prodotto.
    6 tutto il resto è aria fritta…

    • pietro:

      stai scrivendo di cose che non sai, l’azienda è vero ha prodotto in cina , ma vista la scarsa qualità ha lasciato perdere, e poi è una multinazionale, cosa dovrebbe fare secondo te, che so dopo aver comprato la rayban avrebbe dovuto chiuderla per produrre in italia?in italia ci lavora un mio parente e si trova benissimo, malgrado sia un terrone ha visto riconosciute le sue capacità con aumenti di livello e di stipendio, parla molto bene di del vecchio, il quale tratta con onestà tutti i dipendenti, magari ne avessimo molti di imprenditori cosi, purtroppo i nostri capitani coraggiosi sono tutti con le pezze al culo , sempre pronti a chiedere soldi pubblici, non sono mai sazi e non fanno l’interesse del paese. pietro

  • Nemesi:

    ..il solito pippone imprenditorecentrico tipico di questi ultimi anni, l’imprenditore visto come figura mitologica dotato di poteri paranormali che tutto aggiusta e che agisce per il bene dell’umanita`……veramente mettere il proprio nome su un articolo del genere dovrebbe mettere un minimo di vergogna.
    Poi ….gli imprenditori italiani sono il culo dell’imprenditoria mondiale…capaci solo di produrre escrementi in Cina, vendete ai cinesi ora e levatevi dalle balle.

  • archimede:

    ..è diventato più noto dopo aver ricevuto da specifiche Aziende Farmaceutiche e dall’OMS l’ordine di “ammonire” i suoi lavoratori fumatori, sennò era il licenziamento, posso solo immaginare in quali condizioni lavorano coloro che hanno smesso di fumare, imbottiti di Antidepressivi e sempre con la paura di essere licenziati perchè fumatori A CASA, siamo arrivati allo stesso livello di proibizioni all’Americana anni 20 /30, e chissà se non ha abbassato la paga ai fumatori come ha consigliato quel delinquente di Ichino-
    questo è solo l’assaggio e di sicuro i metodi cinesi non sono di passaggio-

  • a parte certi spunti interessanti: uhmm assomiglia alle lacrime del coccodrillo

    Business Courier of Cincinnati: L’arrivo di un Equity Partner ha ampliato l’orizzonte per la società di consulenza Global Lead di Cincinnati
    Luxottica ha salutato con favore il rafforzamento di Global Lead Management Consulting, il suo partner in diversità & inclusione, quando la società ha acquisito Goldman Sachs Urban Investment Group come equity partner per assicurarsi capitali e strategie per l’espansione internazionale. Global Lead ha aiutato Luxottica a sviluppare politiche interne sulla diversità e programmi di formazione oltre a un approccio globale alla valorizzazione della diversità della sua forza lavoro e della sua clientela internazionale. L’espansione della società offre a Luxottica maggiori risorse e una migliore comprensione dei problemi culturali e della diversità nel mondo.
    http://www.luxottica.com/it/careers/people/people_diversity/index.html

  • luca:

    Se si considera che è anche ebreo,beh questo la dice lunga su tante e tante cose..

  • Nick:

    ”””i cognomi Del Vecchio e Delvecchio appartengono ad antiche famiglie ebreo-italiane, che abitavano in Italia da moltissimi secoli, le quali adottarono il cognome Del Vecchio o Delvecchio per distinguersi dalla nuova ondata migratoria di ebrei (dal 1492 in poi), come a voler rivendicare un’appartenenza più antica alla comunità ebraica d’Italia””’.

    Era orfano presso i Martinitt a Milano. Eh sì, ma se appartiene alla nota consorteria il successo è assicurato come agli oligarchi mafiosi russi ebrei che al crollo dell’URSS nel 1992 erano poco più che ventenni ed iscritti al Komsomol. Diventarono longa manu dei Rothschild.

    Un certo generale Del Vecchio durante la guerra del Kosovo 1999 era generale di brigata stanziato in Macedonia con la sua truppa in attesa di invadere e occupare il Kosovo per conto della NATO. Oggi quel generale Del Vecchio è diventato parlamentare nelle fila del PD.

    E noi restiamo spettatori …

    • Nicoletta Forcheri:

      Il prossimo commento anche allusivamente antisemita come questo, io personalmente non lo approvo e non lo accetto. Anzi lo CESTINO. CAPITO?

    • Maksimiljan Kodzak:

      Cara Nicoletta, se avesse detto che DelVecchio era un nome di origine eskimese, avresti reagito ugualmente? Sii sincera…
      Pensavo che almeno su Stampa Libera fossero assenti questi schemi mentali. Se solo nominare una discendenza ebraica provoca l’accusa di antisemtismo, allora conferma tutto quello che sostenevo sulla struttura ideologica sionista Occidentale.

      PS: gli ebrei europei – l’elite ebraica – NON e’ nemmeno di origini semite, ma caucasiche… ariane (Sacrilegio! Ovove! La “razza ariana”! Sei un nazista!). Quindi, quando dipingi qualcuno di antisemitismo lo accusi, in sostanza, di essere contro i Palestinesi…
      Anch’io una volta ero ignorante forte, poi… ;)

  • Lorenzo:

    E allora esprimi il tuo dissenso e fallo fare anke agli altri. Grazie.

  • babele:

    Cara Nicoletta Forcheri
    è molto più antisemita il suo commento che quello di Nick…
    Ma visto come ragiona, e come l’ha messa non lo capirà mai… Chi taccia di antisemitismo di solito fa parte del SixTema stesso o è ignorante sul serio! Si ravveda!

    • luca:

      Concordo pienamente con Babele e Nick!! per qualche strano motivo molti degli “uomini di successo?”o mafiosi,quelli veri però banche ecc.. sono ebrei,e quando qualcuno liberamente esprime la propria opinioni con fatti alla mano subito scatta la solita storiella che ormai ci dobbiamo subirci dal 45 in poi!cara Forcheri,il suo articolo era ridicolo mi creda,e lo è ancora di più la risposta che ha dato in rete accusando le persone di antisemitismo,invece di contro ribattere sul quello che ho scritto io con babele e nick,solo ed esclusivamente verità!!si vergogni!!!

  • Chicca:

    E’ purtroppo sempre la stessa storia.

    Quando qualcuno nella vita fa’ un discorso, prima di riflettere su quello che e’ stato detto e considerarsi d’accordo o no con quanto esposto, scatta la ricerca di tutto cio’ che non va’ nel messaggero dopodiche’, con estrema saggezza, si butta via il bambino con l’acqua sporca.

    Con questo comportamento, personalmente, sono stupita di quanto ancora stiamo bene e di come, tutto sommato, si affondi lentamente.

    • rocco:

      @ Chicca & Pietro.
      Mi spiace, purtroppo parlo di cose che so benissimo. La produzione cinese prima dei tagli, Pietro, era quasi del 90%, ora scesa al 28%. Ripeto, e non parlo di marchi, che la produzione italiana è del 2% scarso. Il lavoro fatto in Italia è assemblaggio di pezzi prodotti fuori (e così il prodotto si può marchiare “made in italy”), e distribuzione ed evasione degli ordini, a livello mondiale. Per sapere quanto ne parlano bene i dipendenti basta andare ad Agordo, Longarone, oppure nel Novarese, e chiedere in giro.
      Inoltre, Chicca, credo sia normale puntualizzare quando si leggono cose non vere; l’analisi del personaggio in sé, visto che parla da un pulpito privilegiato e racconta frottole, è doverosa, altrimenti se non usiamo un criterio di giudizio, e lo facciamo continuamente, non saremmo in grado di capire dove chi scrive, o chi parla, ci vuole portare.
      Con affetto.

  • andrea'65:

    Non vedo tracce di antisemitismo nel sottolineare l’origine dell’ennesimo miliardario globale ( n° 2 in Italia dopo quello del Kinder); anche Bendeduce il padre dell’IRI era ebreo ed avuti di judei di tale caratura, non come chi sosteneva che Berlusconi è uno con le palle, anzi per Tua info : il cognome berlusconi in brianzolo significa 2 volte losco ( omen nomen): mò tacciami di anti-brianzolismo.

  • andrea'65:

    intendevo ” ed averne di judei come Beneduce oggi “.

  • mauro:

    65.000 dipendenti ITALIANI! E vi permettete di criticare ma probabilmente non avete nient’altro da fare……….che tirare in ballo gli ebrei.

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