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Articolo di Claudio Messora * Link

L’attentato di Brindisi non rientra in nessuna delle categorie a cui siamo abituati e, per questo, getta il Paese nell’incertezza più totale. La Sacra Corona Unita sembra essere più uno spettro che una realtà in grado di incidere con questa ferocia e, valutando le cose con un po’ di cinismo, un gesto di questa inaudita crudeltà appare contrario ai suoi stessi interessi. La mafia utilizza altri simboli e ha, per così dire, standard qualitativi tecnicamente superiori. Per il genere di attentati in cui si vuole infilare quello di Brindisi la rivendicazione è tutto, specialmente quando le finalità sono politiche. Più il messaggio e l’obiettivo sono chiari e circoscritti, più si acquisisce peso contrattuale, anche se alcuni precedenti possono effettivamente preludere a una recrudescenza della trattativa Stato Mafia: dall’intervista che il figlio di Provenzano ha rilasciato a Michele Santoro, nella quale parlava di violenza che chiama violenza, fino al messaggio lanciato dal tentato suicidio di Bernardo Provenzano in carcere. Questa, perlomeno, la tesi di Salvatore Borsellino, da me interpellato. Questa anche la certezza di Libera, che ieri ha immediatamente organizzato un corteo di protesta a Milano, al termine del quale ha parlato Nando Dalla Chiesa (ci sono andato per voi: guardate il video).

Per me, invece, il legame è ancora da dimostrare. E non basta che la scuola fosse intitolata alla moglie di Falcone, o che di lì a qualche giorno in quei luoghi si sarebbe dovuta svolgere una manifestazione per il ventennale della strage di Capaci: celebrazioni ce ne saranno in tutta Italia (come ce ne sono state ogni anno, da decenni, in località anche meno distaccate e più controllabili da Cosa Nostra). E, in ogni caso, l’evento criminale avrebbe dovuto essere spostato in là di qualche giorno e organizzato in un luogo simbolicamente più appropriato. Nicola Gratteri, inoltre, procuratore aggiunto di Reggio Calabria esperto di ‘ndrangheta, lo esclude categoricamente.

E poi c’è il terrorismo. Ma se la gambizzazione di un dirigente dell’Ansaldo si può facilmente inquadrare in questo filone (il simbolo è chiaro, la tecnica anche), non altrettanto si può dire di un cassonetto che fa saltare in aria giovani studentesse senza nessun legame con  la politica nazionale o con i grandi interessi del capitalismo. Parlare poi di pista islamica è quanto meno singolare: per il quadro probatorio di cui si dispone, tanto vale attribuire la strage alla mafia russa, al Mossad o agli alieni. Perché mai Al Qaeda o suoi simpatizzanti dovrebbero prendersela con le ragazze della Morvillo Falcone? Forse perché erano giovani donne emancipate che avevano l’unica colpa di studiare? Meglio sarebbe stato colpire il mondo della moda, dei locali notturni, delle gare di bellezza, simbolo della cosiddetta mercificazione del corpo femminile che oltraggia i fondamentalisti islamici. E poi, scusate, ma da dove salta fuori il fanatismo islamico? Da quando si è messo a fare sul serio con l’Italia? A che pro? In conseguenza di cosa? Allo stesso livello, per ora, le speculazioni sul collegamento con la vicenda iraniana, mentre un giornalista mi ha telefonato, suggerendo una traccia decisamente originale: l’attentato potrebbe essere una risposta al Decreto che Mario Monti presenterà il 25 maggio per separare la proprietà di Snam rete gas da Eni, che attualmente ne detiene il 52,5%. L’utilizzo delle bombole di gas e l’annosa questione del rigassificatore di Brindisi sarebbero dunque gli ingredienti base del messaggio lanciato al Governo. Dal caso Mattei in poi, è difficile stupirsi ancora di qualcosa.

Improbabile, tuttavia, non significa impossibile: tutte le ipotesi restano in pista, solo che non appaiono così tanto ragionevoli da far propendere per l’una o per l’altra, e in questo quadro vuoto, dalla cornice ancora più sfumata, prendono corpo e si diffondono le ipotesi più estreme: il gesto di un pazzo, da un lato, e la strage di stato dall’altro, ovvero il tentativo di un corpo politico morente di darsi nuova legittimazione sfruttando la strategia della tensione, che induce i cittadini a rifugiarsi sotto l’ala protettiva di chi possa in qualche modo garantire il caro vecchio tran-tran di sempre, con quel minimo sindacale di collusione sufficiente a garantire equilibri che scongiurino nuovi episodi di efferata violenza. Il collocamento temporale dell’attentato a ridosso del ballottaggio non depone a sfavore di questa tesi, né le prime incaute e quantomeno inopportune rivendicazioni politiche, da Castelli a Calderoli (entrambi rappresentanti di un potere politico agonizzante), aiutano a dissipare i dubbi. Di questo avviso Roberto Scarpinato, il procuratore di Caltanissetta esperto di mafia: “La data scelta, la scuola intitolata a Francesca Morvillo vorrebbero far pensare a una pista mafiosa. Ma la mafia non rivendica attentati a civili inermi. Quando nel 93 lo fece con gli attentati di Firenze o di San Giovanni in Laterano, li fece rivendicare dalla Falange armata. Qui sembra, invece, che ci sia una intelligenza politico-criminale che vuole intervenire sul quadro politico“.

Ma certo, se l’obiettivo fosse stato destabilizzare gli elettori, rinvigoriti dall’ondata della cosiddetta antipolitica, per indurli a considerare il nuovo che avanza come la causa di tutti i mali e tornare sui propri passi fermando l’emorragia di voti, si sarebbe potuto scegliere un qualche obiettivo più emblematico e, soprattutto, meno feroce. Un attentato fallito in stile Belpietro, forse, sarebbe bastato. Tanto più che ricordo bene come, anche in quel caso, chi osava proferire ragionevoli dubbi veniva stigmatizzato con etichette dai toni forti (allora non andava di moda fustigare le teste pensanti con il flagello dell’accusa di complottismo, come va di moda oggi: a quel tempo si era considerati semplicemente responsabili del clima di odio). Poi, sappiamo tutti come finì: i PM si convinsero che quella sera, nel palazzo dove abita il direttore di Libero, non successe assolutamente nulla. Stessa sorte a chi osava mettere in discussione la responsabilità di Strauss-Khan nel presunto stupro della cameriera dell’hotel newyorkese. L’esercizio della critica non è una qualità apprezzata in questo Paese: eppure anche in quel caso è finita che oggi, viceversa, è proprio Strauss-Kahn che, rovinato politicamente da chi lo voleva incastrare, dopo la sua completa riabilitazione si rivale in sede giudiziaria per ottenere i danni.

In un momento dove la classe politica è considerata responsabile di una crisi di cui non si vede la fine, tuttavia, una strategia della tensione che avesse come obiettivo i partiti e le istituzioni non otterrebbe il risultato di coagulare la pancia del Paese intorno alla vecchia classe dirigente. Forse, anzi, accelererebbe la transizione verso i nuovi movimenti civici, considerati un salto nel buio ma pur sempre una chance in più rispetto alle disastrose prospettive attuali. Diverso, molto diverso è colpire il popolo direttamente al cuore, nella sua componente più fragile e indifesa: i figli. L’attentato di Brindisi è orrore allo stato puro e parla alla pancia, costringendoci a cadere preda dell’istinto di protezione e dei sensi di colpa. E’ come un cavallo di troia, un roccione scaraventato da una catapulta direttamente nelle nostre case, per costringerci a fortificarle e, possibilmente, a chiuderci dentro a doppia mandata, rinunciando al tentativo di riappropriarci delle istituzioni.

Se tuttavia questo dovesse avvenire, avremmo tutti perso una grande occasione di cambiamento. Il perché è contenuto, subliminalmente, all’interno delle stesse righe che oggi riempiono i quotidiani nelle edicole e nei tablet. L’argomentazione più utilizzata è che la criminalità organizzata stia riempiendo il vuoto creato da una politica debole. L’antipolitica, che avrebbe contribuito a distruggere gli equilibri attuali, ne sarebbe dunque il mandante indiretto. Ma perché la scomparsa dei partiti dovrebbe influire sull’incidenza degli episodi di violenza?

Pensate al Paese come ad una nave che percorre una rotta nel bel mezzo dell’oceano. La cabina di comando è computerizzata e la rotta è tracciata. I sistemi di sicurezza reagiscono automaticamente ai pericoli e i servizi di bordo sono garantiti dal personale che è perfettamente addestrato allo scopo. Il comandante può limitarsi a una generica supervisione e la sua assenza temporanea non comporta alcun disservizio. Quando anche si verificasse un avvicendamento al ponte di comando, fintanto che il nuovo venuto non scegliesse di impartire nuove disposizioni il sistema continuerebbe a funzionare come prima, senza problemi. Ora sostituite la nave al paese, il comandante e il suo staff alla politica, il computer di bordo alle leggi e i vari servizi alle istituzioni. La debolezza dei partiti non incide in alcun modo sulle leggi in vigore né sull’efficacia con la quale le forze dell’ordine e la magistratura le fanno rispettare. Anzi: la metafora nave-stato non solo è calzante, ma risulta addirittura difettosa a vantaggio del sistema Paese, perché a differenza di un transatlantico, una moderna democrazia si fonda sulla separazione tra i poteri: è come se sulla nave vi fossero tre comandanti, ragion per cui la sostituzione di quello che decide le strategie per il futuro non implica che l’equipaggio possa rilassarsi, visto che il comandante che ha in carico l’operatività della nave continua a esercitare le sue prerogative come sempre.

Come può, dunque, il disfacimento delle oligarchie del potere politico dare luogo a una recrudescenza della violenza? La risposta più immediata è che non può, perché non era lui, il potere politico, a garantire la sicurezza del Paese, ma un potere separato che, in coordinamento con le forze dell’ordine, continua a far rispettare la legge secondo normative tanto valide oggi quanto lo erano ieri. Dunque una balla colossale, questa del vuoto politico come responsabile degli attentati, che mira a spingere l’opinione pubblica verso una soluzione di governo unitario dove, improvvisamente e come per magia, la seconda repubblica si salda alla prima e ritorna sul ponte di comando, avvantaggiandosi del terrore dell’equipaggio.

C’è tuttavia un’ipotesi a conforto degli allarmi dei cosiddetti politologi: l’eventualità che quella stessa classe politica che oggi ha perso credibilità, e dunque potere di rappresentanza, non si facesse garante della pace sociale per altra via, sfruttando cioè legami, collusioni e contiguità con il mondo della criminalità organizzata che esulano totalmente dall’ordinamento istituzionale, avendo con questi un rapporto mutuale saldato sul perseguimento di vicendevoli interessi e potendo contare su canali di comunicazione privilegiati e occulti.

Stiamo cioè dicendo che o un governo di unità nazionale non serve a niente, se non a riesumare cadaveri in fase di sepoltura, oppure bisogna conseguirne che è una sciagura da evitare come la peste, perché significa riconsegnare il Paese a chi l’ha governato insieme alla mafia e al terrorismo per decine di anni e che, essendone artefice, scongiura l’insicurezza alla stessa maniera con cui il racket delle estorsioni garantisce i commercianti dalla propria violenza, riscuotendo così un prezzo non dovuto, una tassa occulta spacciata, con innegabile faccia tosta, addirittura come forma di assicurazione rispetto alla propria ira funesta.

Abbiamo bisogno di essere protetti. è vero, ma dalle forze dell’ordine. La protezione politica, millantata o meno, assomiglia troppo a quella del padrino che ti allunga un buffetto sulla guancia, confondendoti attraverso la sapiente mescolanza del gesto affettuoso e protettivo, la carezza, e del monito, il ricatto sottinteso a cui non bisogna in alcun modo cedere. Alle sirene che mettono sul piatto la soluzione di un governo di unità nazionale, che ricordano troppo “l’offerta che non si può rifiutare” di Marlon Brando, bisogna iniziare finalmente a rispondere un “no, grazie!”.

8 Commenti a “L’offerta che, questa volta, possiamo rifiutare”

  • luca:

    Che tristezza vedere quelli che con le trombe suonavano bella ciao e la kalinka,sembravano dei morti resuscitati per qualche ora chissà da quale tomba del passato…per il resto è un bene vedere manifestazione del genere,bandiere rosse e canzoni del genere a parte naturalmente!

  • Maksimiljan Kodzak:

    Un’ottima considerazione di Gianluca Freda sul discorso di mafia-stato:

    “Il fatto è che parlare di “strage di mafia” senza fare nessun’altra precisazione è la stessa cosa cosa che parlare di “strage di Stato”: non significa una mazza di niente. O meglio, significa fare disinformazione pura, attribuendo ad un astratto babau fiabesco azioni che rispondono ad interessi specifici. La “mafia” non è una sola, ne esistono tipologie diverse che fanno capo a diversi interessi e centri di potere. E ogni tipologia è a sua volta suddivisa in tanti gruppi o famiglie, con diverse strategie e diversi referenti nazionali e internazionali. Per fare un discorso appena appena meno generico, sarebbe almeno necessario distinguere tra due grandi categorie di base: la “mafia” della tradizione locale del meridione (quella pittoresca del pizzo e della lupara) e “Cosa Nostra”, che è invece l’insieme di strutture mafiose cooptate, a partire dal dopoguerra, dai servizi segreti americani. Quest’ultima rappresenta un vero e proprio “braccio armato” della CIA in Italia, serve a tenere sotto controllo la situazione politica del nostro paese e le sue istituzioni, viene armata e finanziata da ambienti statunitensi, le vengono assegnati, come premio per i servigi resi, gli appalti più lucrosi, come quello della droga.

    Per fare un esempio, quando si afferma che il tal politico (Andreotti, Craxi, Berlusconi, ecc.) è “legato alla mafia”, si afferma quasi sempre una verità e allo stesso tempo una colossale stronzata generalista. Sarebbe opportuno chiedersi: a quale mafia è legato, nello specifico? Quella facente capo a centri direttivi esteri o quella che si contrappone a tali centri direttivi? E per quale scopo costui si “lega” alla mafia? Per svendere la sovranità italiana oppure per tentare di tutelarla, appoggiandosi a gruppi malavitosi legati al territorio?

    Questo non significa che esista una mafia “buona” e una “cattiva” (prima ci liberiamo di queste categorie moralistiche bambinesche nei nostri ragionamenti, meglio sarà per tutti), ma significa che se si vuole anche solo sperare di cogliere una virgola di ciò che succede ai vertici del potere, si deve cercare di comprendere le strategie dei vari attori in campo, non venirsene fuori con frasi fatte e termini vaghi che non significano nulla.

    Nel caso delle stragi citate (Georgofili, Palestro, Capaci e anche quella attuale di Brindisi) io posso anche immaginare (sebbene anche a questo io creda molto poco) che i manovali della strage provengano da ambienti mafiosi. Ma questo non mi dice nulla sulle finalità dell’azione, né sui mandanti, né sulle strategie politiche – perché le finalità delle stragi sono sempre politiche – che con l’eccidio si intendono perseguire. Oltretutto, una distinzione così netta tra mafia, Stato, servizi segreti, ambienti imprenditoriali e politici nazionali e internazionali è quanto di più lontano dalla realtà si possa immaginare e serve solo ad alimentare la confusione e l’incomprensione degli eventi.”

  • DONATO:

    Finche’ si continuera’ con la forza la prepotenza e la frode, ad accumulare ricchezza e potere a discapito di molti ,predicando bene e razzolando malissimo, non credo che cesseranno le cosidette stragi di stato che da molti anni colpiscono vittime sacrificali, ignare di vivere in un paese governato e abitato da molti demoni che di umano hanno solo il vestiario.

  • La mafia non e’ responsabile di questi atti, loro non mettono bombe alle persone innocenti, sotto certi versi essi hanno una certa etica, a differenza di coloro che in giacca e cravatta, magari eletti dal popolo, sotto sotto sono dei veri mostri, l’attentato di Brindisi segue una logica di terrore iniziata con l’attentato in Francia sempre in una scuola, i responsabili sono sempre gli stessi, luridi servizi segreti al soldo delle organizzazioni statali a loro volta controllate dalle banche, mettiamo paura, uccidiamo qualche innocente, deviamo l’atenzione dell’opinione pubblica, magari sul fatto che si stanno depredando le leggi fondamentali della democrazia a favore della dittatura stile nazista che sta andando tanto di moda. Oracolo

    • coldemano:

      Caro Oracolo. Hai toccato il nervo scoperto. La Severino non riesce a trovare alcun indagato, poverina. Se il popolino continuerà a lamentarsi e a manifestare per questo orribile accaduto, sarà molto probabile che i criminali addetti ai lavori, siano costretti ad offrire l’agnello sacrificale, nella persona di un povero ed innocente controllato mentale. Poi, con un escamotage (mal costruito ma molto propagandato) gli faranno fare la fine di Lee Harvey Oswald! Così tutti felici e contenti. Che tristezza. Ciao

  • tonin:

    L’unica cosa che mi sento di scrivere è un messaggio di solidarietà, per quanto insignificante, alle vittime ed alle loro famiglie.

  • gabry:

    Falcone, Borsellino, e adesso Melissa, stessa mano o meglio stessi mandanti, non ci possono essere dubbi, quando si sentono il fiato sul collo questi individui maledetti, cercano di deviare o piuttosto eliminare il piccolo pericolo odierno, che un domani potrebbe essere un serio pericolo per loro, dobbiamo tener conto che sono poi gli stessi che hanno mandato l’esercito a bombardare la libia ad uccidere gheddafi, in irak stessa cosa, questa volta però la tromba ha suonato a parma un potente segnale di svolta c’è stato, meno male che Dio esiste, ed ha pensato di svegliare un po’ il popolo, spero si sveglino tutti quanti.

  • domenico:

    ho riflettuto molto su quello che è successo, e c’è una cosa che non mi è proprio chiara.
    la strategia della tensione, lo stragismo è un meccanismo che conoscono tutti, tra un pò lo pubblicheranno anche su topolino, perchè utilizzare mezzi così antiquati e soprattutto prevedibili? quando ormai si è capito che la funzione è quella di spingere le persone ad affidarsi ancora alla politica centrale? nessuno ci casca più allora perché ricorrere di nuovo a queste azioni?
    io ho paura che in un periodo ci scarsissima credibilità dei partiti, il potere quello vero fatto di massoneria deviata, servizi segreti, deviati finanza, deviata a interessi internazionali, e magari anche lo zampino del vaticano, stiano cercando un nuovo corpo vergine da abitare, da possedere che dia loro un altra possibilità, il potere ha bisogno di nascondersi dietro una barriera di credibilità.
    detto questo credo che la bomba e la gambizzazione eseguita sempre nei giorni delle elezioni, siano state fatte proprio per favorire movimento politici che sono scevri da ricatti e con sani principi e quindi credibili, il potere come ha sempre fatto da secoli sta cercando un altro corpo da abitare, un corpo fresco, giovane, e CREDIBILE, con tutta l’intenzione di insediarcisi dentro e da lì nascostamente cercare di manovrarlo per ricominciare una “vita nuova” in attesa di una prossima occasione e di un altro corpo.
    la vecchia politica è troppo prevedibile ormai diventata trasparente, non sa più nascondere niente e questo non è funzionale al sistema.

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Gianni Lannes
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