Il Wir svizzero e il Berliner tedesco sono tipi di pagamento usati in realtà territoriali al posto del denaro ufficiale. Potrebbero essere la soluzione per svalutazioni future
di Claudio Borghi Aquilini
Quanti Wir occorrono per fare un Berliner? Semplice: 1,22 perché dietro quei nomi strani si nascondono un Franco svizzero e un Euro anche se in realtà si tratta di valute non ufficiali, non emesse dalla Bce ma utilizzate come pagamento rispettivamente in Svizzera e a Berlino.
Un manifesto per le strade di Atene che reclamizza una svendita
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Un altro dei sintomi della crisi dell’Euro è il ritorno dell’interesse nei confronti delle cosiddette «valute complementari», tranquillamente coesistenti da anni in parallelo alle valute ufficiali, spesso non notate dal grande pubblico.
Eppure la valuta complementare è una cosa normalissima: un assegno non è una banconota statale, ma «moneta bancaria» e possiamo comprarci qualsiasi cosa, allargando poi lo sguardo sempre di più possiamo considerare gli scambi su internet pagati via paypal (che non è una banca), le miglia delle compagnie aeree, i punti dei programmi di fidelizzazione dei supermercati fino a ricordare i vecchi gettoni del telefono: sembravano monete, valevano 200 lire ma non erano affatto «moneta» ufficiale.
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Uno dei vantaggi della crisi è che costringe le persone a rivedere le proprie certezze: una di queste è costituita dalla moneta. In molti sono ancora convinti che dietro al valore delle banconote ci siano beni reali, soprattutto oro. In realtà l’oro non ha più alcun peso nel valore di una moneta, basti pensare che l’Italia (che pur è il terzo stato possessore di oro al mondo) ha riserve auree per circa 100 miliardi di euro, quindi una minima frazione del valore della nostra economia e del debito pubblico, pari a ben 2mila miliardi di euro.
In realtà la moneta è semplicemente uno strumento di pagamento e trae il suo valore reale (quello venale è nullo, trattandosi di un pezzo di carta) dal fatto di essere accettata come strumento di pagamento per le proprie obbligazioni. Sulle banconote in euro non si è avuta nemmeno l’accortezza di scrivere a cosa servano, tuttavia nelle valute di più solida tradizione, come ad esempio il dollaro, vi è la nota che specifica come quel biglietto sia mezzo di pagamento legale per ogni debito, pubblico o privato. Quindi, semplificando, possiamo dire che una moneta deriva il suo valore dalla sua capacità di estinguere i debiti e, in particolare, dall’obbligo più grande che tutti i cittadini hanno, vale a dire quello fiscale.
Se però l’unica moneta accettata come pagamento delle tasse è quella ufficiale, niente impedisce la diffusione di strumenti di pagamento alternativi che consentano di saldare conti relativi a un bene di cui è certa la richiesta da parte del pubblico (telefonate o biglietti aerei, nel caso dei gettoni o delle miglia) oppure, nel caso di comunità sufficientemente coese, la formazione di un sistema di compensazioni reciproche tale da formare una vera e propria «valuta ombra» come accade con il Wir svizzero, presente sin dal 1930. Come altre valute complementari si tratta di un’unità di conto cambiata alla pari con la valuta ufficiale e con la quale una rete di imprenditori regola al proprio interno debiti e crediti, riuscendo a coprire transazioni anche di importo assai rilevante.
In Germania si è assistito a un vero boom di queste valute parallele (il più famoso è il Berliner) equivalenti in valore a un euro e accettate in aree cittadine, tanto da essere state oggetto di un approfondito studio da parte della Bundesbank che le ha bollate come «inefficienti». In barba alla Bundesbank però le valute complementari interessano molto, anche in Italia, dove si fanno interessanti test con strutture ispirate al Wir, come è il caso della Sardegna e del circuito commerciale Sardex.
COMMENTA
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In determinati casi la valuta parallela divenne addirittura necessaria, come nel caso della crisi argentina, dove a causa della distruzione del tessuto economico tradizionale si utilizzarono note di credito degli enti locali. Lo studio di questi sistemi di pagamento è di grande interesse e potrebbe aprire la strada a un furbo espediente per «creare moneta» in Italia senza dover passare necessariamente per la Bce, basterebbe consentire ai cittadini di pagare le tasse anche con titoli di Stato per creare contemporaneamente addizionale domanda per il nostro debito e una comoda valuta complementare. Dal Berliner al Bot.
Twitter: @borghi_claudio
































occhio a fare copia-incolla senza citare la fonte… mi pare che questo sia l’articolo uscito su IL GIORNALE di ieri
Mi permetto di copiare e postare questo commento che ritengo illuminante riguardo a tale argomento.
“Non so se prendere per buona la notizia, certo è che se lo facessero davvero sarebbe davvero il segnale di un vero cambiamento.
Tuttavia, ribadisco il concetto di moneta sovrana: una moneta è sovrana se e solo se è il governo a gestire direttamente l’emissione di moneta. Il valore di tale moneta sovrana è dettato dalle quantità di valute estere conservate nelle riserve della banca centrale nazionale governativa (quindi banca pubblica, non privata intendiamoci). Solo queste caratteristiche la rendono immune dagli attacchi speculativi. Una moneta di Parma, per quanto mi sembra di capire, sarebbe comunque agganciata al sistema Euro e quindi non sarebbe sovrana! Questo può bastare a comprometterne o quantomeno a limitarne l’efficacia.
Comunque risulta almeno un’IDEA, la prima che sento realmente destabilizzante! Complimenti ai grillini e ai bocconiani eretici!
Speriamo bene ragazzi…”
V1nc3nt80
Alcuni pensano di affiancare all’euro la lire onde poi sostituire,eventualmente, l’euro. Cioè prima di sostituirlo del tutto si potrebbe ,ad esempio, pagare gli stipendi statali solo in lire, idem per i pagamenti di tasse o altro. Del resto ciò che oggi conta,e che viene evidenziato forse anche male è: mancanza o comunque calo del potere di acquisto; mancanza di lavoro e di stipendi adeguati; Equitalia e la sua gestione della riscossione di tasse e imposte, con i suoi interessi da strozzino. Affrontando questi problemi,insieme alla questione euro, si darebbe una vera svolta al paese. Se invece si affrontano le questioni una per volta e per ognuna ci vogliono secoli prima di arrivare a una decisione (che di solito è un esperimento che non si sa come andrà), allora è meglio seguire il consiglio italico : arrangiarsi come si può e fregare lo stato e anche il prossimo.
questo sistema metterebbe fuorigioco tutte le imprese straniere, comprese le italiane che delocalizzano la produzione, penso che aiuterebbe a risolvere i nostri problemi, purtroppo abbiamo una classe politica di infimo livello, che sta svendendo il paese, non capisco cosa pensano di fare
state attenti al wir. E’ vero che una moneta alternativa! Ma andate prima in Svizzera, a vedere come funziona relamente, chi è che la emette, e soprattutto quanto costa la merce in franchi svizzeri e in wir…
Aprite gli occhi, andate alle fonti e informatevi!