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maggio 28, 2012 di byebyeunclesam  Segue notizia Asca: Jp Mporgan indagata in Giappone

“Il parossismo generale nei riguardi del debito pubblico – che, lungi dall’essere il fulcro del problema come vorrebbe qualcuno, costituisce invece la vera cartina tornasole capace di misurare grado di deterioramento delle altre attività economiche nazionali – non è altro che uno specchietto per le allodole, utile per giustificare lo smantellamento totale e definitivo dell’industria strategica italiana in nome dell’imperativo categorico di “far cassa”.
Per questa ragione il nuovo piano strategico elaborato da Finmeccanica ha suscitato l’approvazione di Morgan Stanley, che ha alzato il rating sulla società romana poche ore dopo che l’Amministratore Delegato Giuseppe Orsi ebbe esternato pubblicamente l’intenzione di “alleggerire” la holding attraverso la dismissione di alcune aziende “meno produttive”.
Parlare, inoltre, di concorrenza in un sistema estremamente corporativo ed oligopolistico come quello dell’energia appare quanto meno fuorviante, dal momento che i prezzi di petrolio e gas vengono stabiliti arbitrariamente da un cartello composto da un pugno di società petrolifere e da un numero altrettanto esiguo di istituzioni finanziarie che speculano sui rialzi. Alla luce di tutto ciò, giustificare l’indebolimento dell’ENI in nome della concorrenza tirando persino in ballo i minori costi che gli utenti si ritroverebbero ad affrontare appare analogo alla crociata guidata dall’attuale esecutivo “tecnico”, che intendeva provocare una diminuzione dei prezzi della benzina liberalizzando le pompe di distribuzione senza prendere in minima considerazione il ruolo di quelle che Enrico Mattei definiva “sette sorelle”. Il che la dice lunga sulla presunta risolutezza del governo Monti, che “non guarda in faccia nessuno”.


L’ultimo tassello da inserire in questo desolante mosaico è costituito dalla nomina ad advisor (consigliere), con compiti di valutazione delle modalità di vendita della Snam, di Goldman Sachs da parte della Cassa di Depositi e Prestiti presieduta da Franco Bassanini, che nel 1992 era salito a bordo del Panfilo Britannia in compagnia di una nutrita schiera di alti esponenti della politica e dell’economia italiana (Ciampi, Draghi, Costamagna, ecc.).
Sull’onda di Tangentopoli si insediò il governo tecnico presieduto da Giuliano Amato, il quale si affrettò a trasformare le aziende pubbliche in Società Per Azioni mente il Fondo Monetario Internazionale segnalava la necessità di provocare una svalutazione della moneta italiana per favorire il processo di privatizzazione. Così, non appena i “tecnici” del governo Amato ebbero incaricato Goldman Sachs di supervisionare alla vendita dell’ENI, il gruppo Rothschild “prestò” il direttore Richard Katz al Quantum Fund di George Soros per imbastire la colossale manovra speculativa contro la lira, provocando una svalutazione della moneta italiana pari al 30%. Ciò consentì ai Rothschild di acquisire parte dell’ENI a un prezzo fortemente “scontato”.
Lo scorporo della Snam appare quindi come una fase avanzata della lunga marcia di logoramento di quel che rimane dell’industria strategica italiana avviata nel 1992, con Tangentopoli e con gli attentati del 1992 che costarono la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte.
Proprio in questi giorni è stato celebrato l’anniversario della strage di Capaci tra altisonanti discorsi da parte dei più autorevoli esponenti istituzionali. Sarebbe stato interessante se qualcuno avesse osato tirare in ballo le dichiarazione rese dall’ex ministro dell’interno Vincenzo Scotti nel corso di un’intervista resa al quotidiano romano “Il Tempo” il 6 dicembre 1996. In quell’intervista, Scotti spiegò che nel febbraio 1992 i servizi segreti e il capo della polizia Vincenzo Parisi avevano redatto e fatto pervenire sulla sua scrivania un rapporto in cui erano sommariamente elencate e descritte le modalità di un imminente piano di destabilizzazione politico, sociale ed economico dell’Italia, orchestrato da svariate potenze internazionali in combutta con alcune potenti lobby finanziarie. Il piano in questione, secondo quanto affermato da Scotti, comprendeva attentati di varia natura atti a distorcere la percezione di sicurezza nazionale in seno alla società, in modo da creare un clima di instabilità che spianasse la strada agli attacchi finanziari diretti contro il patrimonio industriale e bancario di stato. Non ricorda qualcosa?”

Da La lunga marcia di logoramento dell’Italia, di Giacomo Gabellini.

JP Morgan: in Giappone indagata per insider trading JP Morgan: in Giappone indagata per insider trading

Quando i politici italiani (prima di essere estromessi dal loro pollaio definitivamente) sapranno farsi coraggio e denunciare il debito truffa subito dalle banche internazionali olandoangloamericane? Sarà sempre troppo tardi. ndr

JP Morgan: in Giappone indagata per insider trading

30 Maggio 2012 – 08:35

(ASCA) – Roma, 30 mag – Altra tegola per JP Morgan. Dopo la perdita di 2 miliardi di dollari, per la banca d’affari si apre un altro capitolo negativo. Secondo indiscrezioni di stampa JP Morgan e’ indagata dalle autorita’ di borsa del Giappone per un caso di insider trading che riguarda le vendite di azioni della Nippon Sheet Glass dopo aver ottenuto illegalmente informazioni.

JP Morgan in un comunicato ha confermato di avere colloqui in corso con le autorita’ giapponesi ma ha sottolineato di non aver ricevuto alcuna indicazione dalle autorita’ di Tokyo circa un’indagine sul coinvolgimento di JP Morgan”.

2 Commenti a “Lo specchietto del debito, ricorda qualcosa?”

  • sauro:

    Scusami Lino,
    ma davvero credi sia un problema marginale?
    Non e’ forse la catena con cui tutti i popoli di questa terra sono tenuti schiavi?
    Se non fosse cosi importante, perche allora e’ un argomento off-limits?
    E ancora, chi e’ il Crditore dell’intero debito pubblico degli stati?

    • Jacopo Castellini:

      Marginale forse, nel pensiero dell’autore, perché se il debito pubblico fosse in mani italiane e l’Italia avesse una sua moneta e un istituto di emissione non colonizzato, potrebbe continuamente rifinanziare il suo debito, come fa il Giappone.
      Il debito pubblico sarebbe solo una formalità, ma allora meglio un sistema senza debito e senza passaggi intermedi…

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