http://terrasantalibera.wordpress.com/2012/06/01/siria-e-vaticano-quando-il-dialogo-tappa-le-bocche/
Tra la comunità di Damasco serpeggia il timore dei partiti islamici - Damasco - Mentre a Daraa, Homs e Latakia la popolazione scendeva in piazza per chiedere riforme e dire ‘Basta al lungo governo degli Assad, erano soprattutto i cristiani a organizzare contromanifestazioni a Damasco e in altri centri del paese a sostegno del presidente Bashar, che con il suo partito Baath è considerato garante del pluralismo religioso.
«Siamo nati qui e vogliamo continuare a vivere nel nostro paese, senza correre il rischio di essere messi in fuga come i cristiani dell’Iraq», dice ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL Samira, una giovane cristiana della capitale. Per questo, «continueremo a scendere in piazza a sostegno del presidente, perchè solo lui ci dà una piena garanzia dei nostri diritti», dice.
Sono circa un milione i cristiani che vivono in Siria, l’8% della popolazione. Non è facile definire con esattezza il loro numero, soprattutto dopo che, a partire dal 2003, la maggior parte dei cristiani fuggiti dalle persecuzioni in Iraq ha trovato rifugio proprio nel paese vicino, considerato un modello di convivenza. Dall’esplodere della prima protesta a Daraa, nel sud, nella comunità cristiana siriana si è diffuso il timore che la caduta di Bashar al-Assad, come quella del rais iracheno Saddam Hussein, possa mettere in discussione i suoi diritti e la sua sicurezza. Yusef, un cristiano 30enne della capitale, spiega i timori della sua comunità: «Senza Assad – dice – i partiti islamici otterrebbero sicuramente un peso notevole, in un paese in cui l’80% della popolazione è di confessione sunnita».
Nel quartiere cristiano di Babtuma, Mouna, una cristiana di cinquant’anni, è già intenta a preparare i dolci di Pasqua. «Sono anni che conviviamo con i nostri fratelli musulmani – dice – e non vogliamo che la caduta del regime porti a quella situazione tremenda che abbiamo visto in Iraq». «Questa è la nostra terra e non abbiamo intenzione di lasciarla – dice quasi con rabbia – Spero che il presidente conceda al più presto le riforme che ha promesso e che tutti torniamo a vivere in pace».
Dopo un’iniziale frustrazione per le promesse vaghe fatte da Assad la scorsa settimana, un barlume di speranza arriva proprio oggi, con l’annuncio del riconoscimento della cittadinanza ai curdi e la destituzione del governatore di Homs, a cui è stata attribuita la colpa della dura repressione dei manifestanti. Se, come promesso, anche la legge d’emergenza dovesse essere abrogata o almeno smussata, «le manifestazioni già annunciate per i prossimi giorni potrebbero essere annulate – dice Mouna – e il modello siriano di convivenza sarebbe fuori pericolo».
(fonte: AKI)
Siria: uomini armati hanno espulso tutte le famiglie cristiane
Homs – Una notizia preoccupante giunge all’Agenzia Fides dalla provincia di Hama, a Nord di Homs: uomini armati hanno espulso tutte le famiglie cristiane del villaggio di Al Borj Al Qastal, in provincia di Hama. La notizia, diffusa da alcune agenzia internazionali, è confermata all’Agenzia Fides da fonti della Chiesa locale. Le fonti riferiscono che bande armate – nelle milizie del composito Esercito di liberazione siriano – sono penetrate nel villaggio, cacciando tutte le famiglie cristiane, prendendo possesso delle abitazioni e trasformando la chiesa del luogo in quartier generale militare. Il villaggio di Al Borj Al Qastal si trova nella provincia di Hama e accoglieva circa 10 famiglie cristiane, ora sfollate, vittime innocenti del conflitto in corso. (PA) (Agenzia Fides 12/5/2012)





























Ovvio
ma ai cristiani di siria non bastera’ solo “appoggiare” , dovranno battersi, perche” se faranno la solita scelta vile che viene sempre suggerita dai pecoroni vaticani ,come i loro omologhi iracheni non avranno altro scelta che fuggire o morire .
Come infatti si e’ gia visto in irak , al dila’ delle solite fole sul “conflitto di civilta’” la strategia imperiale U$raeliana e dei loro alleati salafiti persegue la scomparsa dei cristiani OVUNQUE.
Si parla di cristiani, vorrei parlare di cristiani in Corea del Nord. Almeno 200mila persone sono rinchiuse nei campi di lavoro del regime della Corea del Nord. Di questi, circa il 20 % è di fede cristiana e vive nei campi da più di un decennio. Inoltre, molti dei detenuti non hanno alcuna speranza di uscire vivi da questa situazione, dato che secondo l’ideologia coreana un criminale rimane tale per almeno 3 generazioni. È quanto emerge dalla testimonianza di Jo Chung-Hee, ex membro del Partito comunista coreano fuggito in Occidente e convertito al cristianesimo.
Secondo i dati in suo possesso, nel Paese sono in attività 6 campi di lavoro. Di questi il più temibile è il Campo 14, conosciuto come Distretto di controllo totale, da questo posto, dove vivono come schiavi almeno 50mila prigionieri, non si può uscire vivi.
Esiste poi il Campo 22, di un’estensione pari a quella di Los Angeles, dove si praticano esperimenti sui prigionieri. Anche qui, i detenuti sono circa 50mila. Infine c’è il Campo 25, gestito dalla polizia segreta, dove sono imprigionati leader religiosi e presunte spie occidentali.
Sono pochissimi, secondo Jo, i nordcoreani che sono sopravvissuti a questi campi. La media delle sentenze imposte ai prigionieri è pari a 15 anni, ma il carico di lavoro e le torture contro i detenuti abbassano la media dell’aspettativa di vita a 7 anni. Nei Campi a volte vengono rinchiuse intere famiglie, che di fatto il regime usa come schiavi per la produzione industriale pesante e per l’estrazione di carbone.
Dopo la Guerra coreana 1950-1953, Kim Il-sung – primo presidente e padre della patria nordcoreana – ha deciso l’apertura dei campi di lavoro per tenere sotto controllo, sfruttandoli dal punto di vista lavorativo, i soldati del Sud arrestati nel corso del conflitto. Nel giro di 5 anni, però, i Campi hanno iniziato a riempirsi di dissidenti politici e contestatori i più colpiti sono stati i leader religiosi e i fedeli, soprattutto cristiani, che si opponevano al regime.
Secondo alcuni dati pubblicati nel 2008, nei Campi erano imprigionate circa 900mila persone. Il calo drastico del numero deriva dal fatto che la carestia del 2009 ha decimato la popolazione carceraria, del tutto ignorata dal punto di vista umanitario dal regime comunista.
Negli USA faro di civiltà quasi cinque milioni sono i carcerati e la maggior parte deve svolgere lavoro forzato retribuito con UN dollaro al giorno.
Le carceri sono privatizzate e il business del lavoro schiavistico è fiorente.
Queste informazioni non provengono da qualche dissidente in fuga con la voglia di convertirsi.
quindi? Bombardiamo pure lì’
Mah
A sam mes bein
http://english.farsnews.com/newstext.php?nn=9103082690
Sources also said that Egypt has acceded to grant passage to 12 Chinese warships to sail through the Suez Canal, adding that the military convoy is due to dock at the Syrian harbors in the next two weeks.
Russian atomic submarines and warships, aircraft carriers and mine-clearing destroyers as well as Iranian battleships and submarines will also arrive in Syria at around the same date.
(Fra due settimane: CINESI, RUSSI, IRANIANI in tutto 90.000 soldati si eserciteranno in Siria).
Syria plans to test its coast-to-sea and air defense missiles in the wargames.
A sum of 400 warplanes and 1,000 tanks will also be used in the exercises.