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di Gianni Lannes
Ecco i criminali impuniti ed ora si scateneranno i parassiti del web. Ma la verità non si può uccidere e prima o poi salta fuori. Accadde il 27 giugno 1980. A Bologna 81 persone salgono a bordo dell’aeroplano civile diretto a Palermo: 64 passeggeri adulti, 11 ragazzi tra i dodici e i due anni, due bambini di età inferiore ai ventiquattro mesi e 4 uomini d’equipaggio. Il velivolo decolla alle 20.08 e sparisce dai tracciati radar alle 20.59, a causa di due missili. «L’incidente al Dc 9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il Dc 9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto». Sono le parole con le quali, in ultima battuta, il giudice Rosario Priore – alternatosi ai colleghi Aldo Guarino, Giorgio Santacroce e Vittorio Bucarelli – ha chiuso il 31 agosto 1999, la più lunga istruttoria della storia giudiziaria italiana…
Caccia non identificati, radar che vedono e non vedono, un buco nero di segreti, omissioni, depistaggi e menzogne a caratura istituzionale con coperture di livello internazionale. Quella notte andò così. Scena prima. Due caccia Phantom F-4 – regalati dagli Usa ad un potente alleato – entrarono nel Tirreno posizionandosi tra Ponza e Ustica, in attesa del bersaglio, esattamente nel punto – non rilevabile dai radar – in cui avevano verificato un’ampia zona d’ombra nella difesa aerea italiana. Sembrava una missione impossibile, ma si erano preparati per mesi a quella che giudicavano un “atto di vitale autodifesa”. I missili si allontanarono nel vuoto e colpirono l’aereo civile italiano. I due caccia allora si divisero e uno di essi attraversò la costa tirrenica della Calabria per fare rientro nella terra promessa. In un rapporto dei servizi segreti italiani – datato ottobre 1980 – consegnato al Governo, o meglio all’allora ministro della Difesa, è contenuta questa indicibile verità, occultata per 32 anni dal regime al potere. Il report è ancora sepolto nella cassaforte appartenuta al ministro Spadolini? Recentemente una barba finta ha vuotato il sacco con i due magistrati (Amelio e Monteleone) che hanno riaperto a Roma, l’indagine giudiziaria. Altre tre gole profonde – ex militari – hanno cominciato a cantare per rimorsi di coscienza. Eppure, il muro di gomma è impenetrabile. L’orecchio di Echelon Usa dalla base di San Vito dei Normanni (Brindisi) ha registrato tutto, istante per istante, alla stregua di Shape, un organismo Nato, di stanza a Bruxelles, ma il Pentagono non collabora. Oggi sono note cause, dinamica e scenario internazionale di matrice bellica. Mancano all’appello solo gli autori materiali della strage e i loro mandanti ben protetti. Perché questa verità era così inconfessabile da richiedere il silenzio, l’omertà, l’occultamento delle prove? 
Missili – Il 22 maggio 1988 il sommergibile Nautile esplora il Tirreno alla ricerca dell’aeroplano. Alle 11,58 le telecamere inquadrano una forma particolare. Uno dei due operatori dell’Ifremer scandisce in francese la parola “misil”. Alle 13,53 s’intravede un’altra classica forma di missile. Le ricerche della società di Tolone vengono sospese tre giorni dopo. L’ingegner Jean Roux, dirigente della sezione recuperi dell’Ifremer, subisce uno stop inspiegabile dall’ingegner Massimo Blasi, capo della commissione dei periti del Tribunale di Roma. I due missili non vengono raccolti neppure durante la seconda operazione di recupero affidata a una società inglese. Forse, perché la Stella di Davide è intoccabile? Trascorrono tre anni prima che i periti di parte abbiano la possibilità di visionare i nastri dell’operazione Ifremer. Secondo un primo tentativo di identificazione di tratta di un “Matra R 530 di fabbricazione francese” e di uno “Shafir israeliano”. I dati tecnici parlano chiaro. Quel Matra è “lungo 3,28 metri, ha un diametro di 26 centimetri con ingombro alare di 110, pesa 110 chilogrammi: è munito di una testata a frammentazione e può colpire il bersaglio a 3 km di distanza con la guida a raggi infrarossi e a 15 km con la guida radar semiattiva”. L’altro missile è “lungo 2,5 metri, 16 centimetri di diametro e 52 di apertura alare, pesa 93 kg e ha una gittata di 5 km”. Entrambi gli ordigni sono usati dai caccia dei Paesi occidentali, ma prevalentemente da Israele. Uno di quei missili – ancora in fondo al mare, a 3.600 metri di profondità – è stato lanciato contro il Dc9. Le ultime scoperte dei periti di parte civile hanno confermato senza ombra di dubbio che il Dc 9 è stato abbattuto da un missile. La prova è costituita da 31 sferule d’acciaio (diametro 3 millimetri) trovate in un foro vicino all’attacco del flap con la fusoliera. La loro presenza può essere spiegata con l’esplosione vicino alla parte anteriore dell’aereo della testa a frammentazione di un missile. La requisitoria del giudice Priore parla di una operazione militare condotta da Paesi alleati -americani, francesi, inglesi e libici – della quale gli italiani sono stati testimoni diretti. Nei tracciati radar si vede addirittura un elicottero decollato dal mare, presumibilmente da una portaerei, giungere nella zona del disastro prima che arrivassero, con deliberato ritardo, i soccorsi. Che cosa si è voluto insabbiare con tanto accanimento? Il ruolo attivo di Israele? «E’ una questione di dignità nazionale – argomenta Daria Bonfietti che ha perso il fratello Alberto – Un’altra Ustica può ripetersi in qualsiasi momento».
Morti sospette – Infarti, ‘suicidi’, omicidi, attentati, rapimenti e sparizioni, ma anche incidenti stradali e aerei. La strage di Ustica è costellata da una serie di morti misteriose di potenziali testimoni, depositari di rivelazioni esplosive. Sono oltre una ventina le persone decedute – in circostanze drammatiche – che avrebbero potuto fornire elementi utili per ricostruire ciò che avvenne la sera del 27 giugno 1980 sul Mar Tirreno. L’ultimo della serie è stato Michele Landi, consulente informatico della Guardia di Finanza e del Sisde, nonché di alcune procure, trovato impiccato con le ginocchia sul divano la notte del 4 aprile 2002, nella sua casa di Montecelio di Guidonia. «Gli esami tossicologici effettuati dalla dr.ssa Costamagna» si legge nella richiesta di archiviazione del procedimento numero 2007/02 «evidenziavano una significativa concentrazione di alcool nel sangue cadaverico». Ben strano per un soggetto che decide di suicidarsi. L’allora colonnello delle Fiamme Gialle, Umberto Rapetto, l’8 aprile 2002 aveva dichiarato a verbale: «Non riesco assolutamente a spiegarmi i motivi di siffatto gesto. Landi ha sempre avuto un fare particolarmente gioioso ed equilibrato e costantemente positivo. Non soffriva assolutamente di depressione». In quei giorni in un’interrogazione parlamentare l’Ulivo chiese: «Perché il ministro dell’Interno Scajola ritiene il suicidio l’unica ipotesi?». Il caso è stato archiviato -con richiesta datata 18 novembre 2004- dal procuratore capo presso la Procura della Repubblica di Tivoli, Claudio D’Angelo, e dal sostituto, Salvatore Scalera. Landi aveva confidato agli amici di essere a conoscenza di novità compromettenti su Ustica. Il magistrato Lorenzo Matassa, infatti, il 10 aprile 2002 aveva dichiarato agli inquirenti: «Michele Landi l’hanno suicidato i servizi segreti come storicamente in Italia sanno fare. Mi aveva riferito di sapere molte cose su Ustica». Non impossibile, visto che Landi aveva lavorato in passato sui sistemi di puntamento missilistici ed era stato in contatto con la società Catrin, la stessa con cui collaborava Davide Cervia, il tecnico di guerra elettronica, misteriosamente scomparso il 12 settembre ’90. Scrive il giudice Rosario Priore, a pagina 4.663 della sua sentenza-ordinanza: «Questa inchiesta come s’è caratterizzata per la massa di inquinamenti così si distingue per il numero delle morti violente attribuite per più versi ad un qualche legame con essa, escludendo deduzioni di fantasia ed usando solo rigorosi parametri di fatto».
Il tragico elenco si apre il 3 agosto 1980 con la morte del colonnello-pilota dell’Aeronautica militare Pierangelo Tedoldi, 41 anni, a seguito di incidente stradale sull’Aurelia e suo figlio David. Annota Priore: «All’ufficiale era stato assegnato il comando dell’aeroporto di Grosseto (competente sul sito radar di Poggio Ballone, ndr) in successione al colonnello Tacchio Nicola». Non emerge alcun collegamento diretto con Ustica, «a meno di non supporre», ribadisce Priore «che in quell’aeroporto sussistessero ancora nell’agosto di quell’anno prove di una verità difforme da quella ufficiale; che quel colonnello ne fosse a venuto a conoscenza; che comunque egli non fosse persona affidabile nel senso che avrebbe potuto denunciarle all’Autorità Giudiziaria o alla pubblica opinione». Quando i magistrati inquirenti chiesero nell’88 l’elenco del personale in servizio la sera del 27 giugno 1980, si resero conto che erano stati omessi due nomi significativi: quelli del capitano Maurizio Gari e del maresciallo Alberto Maria Dettori, entrambi in servizio la tragica notte. Gari era il responsabile della sala radar del 21° Cram; Dettori aveva il compito invece di identificare i velivoli. Entrambi sono morti. Maurizio Gari, 32 anni, non affetto da cardiopatie, il 9 maggio 1981 è stato comunque stroncato da un infarto. Dettori, invece, fu trovato impiccato ad un albero 24 anni orsono. «Altra morte ’strana’» commenta il giudice istruttore Priore a proposito di Gari. Dalle scarne conversazioni telefoniche rintracciate «si denota un particolare interessamento dell’ufficiale per l’incidente del Dc9 Itavia», scrive Priore «Certamente la sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità all’inchiesta, anche sulla base di quanto accertato attraverso l’interpretazione dei dati radaristici e le tante scoperte sulla sala operativa da lui comandata, in cui quella sera prestavano servizio di certo il maresciallo guidacaccia De Giuseppe, e con ogni probabilità il maresciallo Dettori».
Negli atti giudiziari, alla voce ’decessi per i quali permangono indizi di collegamento con il disastro del Dc 9 e la caduta del Mig’ figura anche il ’suicidio’ per impiccagione del maresciallo AM, Mario Alberto Dettori (39 anni). Il sottufficiale, infatti, fu trovato impiccato ad un albero il 31 marzo ’87 alle ore 16, sul greto del fiume Ombrone, dal collega Michele Casella, nei pressi di Grosseto. Dettori nell’80 era controllore di Difesa Aerea -assegnato al turno Delta- presso il 21° Cram di Poggio Ballone. Così argomenta il giudice istruttore Priore: «Se ha visto quello che mostravano gli schermi di quel Cram, che aveva visione privilegiata su tanta parte della rotta del Dc 9 e di quanto attorno ad esso s’è consumato, se ne ha compreso la portata, al punto tale da confessare a chi gli era più vicino che quella sera s’era sfiorata la guerra, ben si può comprendere quanto grave fosse il peso che su di lui incombeva. E quindi che, in uno stato di depressione, si sia impiccato. O anche – dal momento che egli stava diffondendo le sue cognizioni, reali o immaginarie, e non fosse più possibile frenarlo – che sia stato impiccato». Il 26 novembre ’90, la moglie Carla Pacifici, riferiva al giudice Priore che «non riusciva a spiegarsi il suicidio, in quanto suo marito aveva una gran voglia di vivere»; così come «non riusciva a comprendere le ragioni per cui non era stata mai eseguita l’autopsia sul cadavere».
Il 25 marzo 1982 viene assassinato il professor Aldo Semerari, collaboratore dei servizi segreti militari, a conoscenza di segreti devastanti sulla strage. Poco dopo, il primo aprile, muore, in circostanze nebulose, la sua assistente, Maria Fiorella Carrara. Anche la morte del sindaco di Grosseto – in carica nel 1980 – Giovanni Battista Finetti, il 23 gennaio 1983, rientra nella lista degli scomparsi. Il sindaco grossetano perde la vita in un incidente stradale sulla statale Scansanese nel comune di Istia d’Ombrone. Finetti aveva raccolto le confidenze di alcuni ufficiali dell’arma azzurra, secondo cui due caccia italiani si erano levati in volo dalla base della città toscana per inseguire e abbattere un Mig libico.
Il 28 agosto 1988, a Ramstein (Germania) durante un’esibizione aerea delle Frecce Tricolori, ufficialmente a causa di “un errore di manovra” muoiono due veterani: i colonnelli Mario Naldini, di 41 anni (4350 ore di volo) e Ivo Nutarelli, di 38 anni (4250 ore di volo). “Una tragica fatalità” per l’allora capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Franco Pisano. “Per quell’esercizio, il cardioide, le probabilità di collisione sono praticamente pari a zero” spiegò subito Diego Raineri, a quel tempo comandante della pattuglia acrobatica. Perfetti gli uomini, perfette le macchine, perfetto l’addestramento, calcolati i rischi: perché dunque è avvenuta la tragedia che ha mietuto, 59 morti e 368 feriti? I giornali Tageszeitung e Der Spiegel hanno ipotizzato un sabotaggio dei velivoli Aermacchi Mb 339, legato al precedente di Ustica. In effetti, Naldini e Nutarelli erano decollati la sera del 27 giugno ’80 da Grosseto a bordo di un F 104. Il loro caccia intercettore si alzò in volo alle 19,30 e tornò alla base alle 20,50, dieci minuti prima che il Dc 9 precipitasse. Che abbiano notato qualcosa che non dovevano vedere? «Di certo i due erano a conoscenza, come s’è dimostrato, di molteplici circostanze attinenti al Dc 9 e a quei velivoli che volavano in prossimità di esso» documenta Priore. L’imprenditore Andrea Toscani, interrogato dal giudice Priore ha rivelato le confessioni di Naldini. «Mario mi disse»: “Quella notte c’erano tre aerei. Uno autorizzato, due no. Li avevamo intercettati quando ci dissero di rientrare”. Un’altra coincidenza: Nutarelli e Naldini sono morti esattamente una settimana prima di essere interrogati dai magistrati.
Sette anni prima, il 2 settembre 1981 a Rivolto (Udine), durante un’esercitazione moriva il colonnello Antonio Gallus, amico e collega degli ufficiali Naldini e Nutarelli. Si accingeva a fare importanti rivelazioni su Ustica. Il 20 marzo 1987, alle ore 19 viene assassinato a Roma con «dieci proiettili calibro 38 perforanti», attesta il rapporto della Polizia scientifica, il generale di squadra aerea Licio Giorgieri. Alle 19,40 giunge la rivendicazione dell’omicidio: «Il generale Licio Giorgieri era stato ucciso esclusivamente per le responsabilità da lui esercitate in seguito all’adesione italiana al progetto delle guerre stellari». Così si esprimevano i sedicenti terroristi dell’Unione combattenti comunisti. Il movente affidato al volantino venne però demolito pubblicamente da Giovanni Spadolini: «Giorgieri non aveva nessun rapporto diretto con l’iniziativa di difesa strategica. Il generale Giorgieri non apparteneva neanche al Comitato tecnico di controllo su tale impresa». Gli esperti di terrorismo lo definirono «un attentato anomalo». In realtà, all’epoca di Ustica, il generale triestino faceva parte dei vertici del Rai, il Registro aeronautico italiano, responsabile del quale era il generale Saverio Rana, «morto per infarto». Dell’omicidio Giorgeri si era occupato anche il giudice Santacroce (predecessore di Priore). Lo stesso Rana -che aveva ricevuto dall’amico Giorgieri tre fotocopie di tracciati radar- subito dopo la strage riferì al ministro Formica la presenza di un caccia vicino al Dc 9.
Il 12 agosto ’88 muore il maresciallo del Sios, Ugo Zammarelli. Mentre passeggiava con un’amica sul lungomare di Gizzeria Marina, viene investito da una moto. Non viene effettuata alcuna autopsia. I suoi bagagli spariscono dall’albergo. Zammarelli in forza alla base Nato di Decimomannu, in Sardegna, non era in Calabria in vacanza, ma stava conducendo un’inchiesta sul Mig libico.
Ancora una morte violenta: un altro maresciallo AM, Antonio Muzio, viene freddato con tre colpi di pistola al ventre, il primo febbraio ’91, a Pizzo Calabro. Nel 1980 era in servizio alla torre di controllo dell’aeroporto di Lamezia Terme. Secondo Priore «il sottufficiale potrebbe essere venuto a conoscenza di fatti attinenti alla vicenda del Mig, di mene del capitano Inzolia e del maresciallo Molfa». Questi due carabinieri alla fine di giugno dell’80 cercavano un aereo militare sulla Sila.
Il 2 febbraio 1992, altra morte strana, quella del maresciallo AM, Antonio Pagliara. Rimase vittima dell’immancabile incidente stradale. Nell’80 era in servizio con funzioni di controllore di Difesa Aerea al 32° Cram di Otranto. Anche lui era in procinto di vuotare il sacco.
Sempre il 2 febbraio ’92, muore l’ex colonnello Sandro Marcucci, ufficialmente «a seguito di incidente aereo in un servizio di antincendio». Marcucci, 47 anni, pilota esperto, si schianta inspiegabilmente sulle Alpi Apuane col suo Piper. Nel 1980 era in servizio quale ufficiale pilota presso la 46ª Aerobrigata di Pisa. Soltanto 5 giorni prima Il Tirreno aveva pubblicato una sua intervista in cui aveva duramente attaccato il generale Zeno Tascio, comandante dell’aeroporto di Pisa dal ’76 al ’79.
Il 12 gennaio 1993, è il turno di un personaggio scomodo. A Bruxelles viene assassinato a coltellate l’ex generale Roberto Boemio (58 anni). Il consulente dell’Alenia presso la Nato era un testimone chiave. Nel ’91, con buon anticipo aveva abbandonato l’Aeronautica. Le modalità dell’omicidio coinvolgono, secondo la magistratura belga -che non ha ancora risolto il caso- i «servizi segreti internazionali». «Gli aggressori si sono allontanati a bordo di una Ford Escort bianca, poi risultata rubata e alla quale era stata sostituita la targa» secondo la ricostruzione del giudice Guy Laffineur. E’ stata tale circostanza a far pensare a un’azione ben preparata. Il delitto di Boemio rimane ancora un mistero. L’unica certezza è che l’alto ufficiale in pensione aveva cominciato a collaborare con la magistratura inquirente. Non a caso, il suo nome compare tra i riscontri di innumerevoli contestazioni processuali fatte ai generali Bartolucci, Tascio, Ferri, Melillo. Proprio da Boemio, all’epoca della strage comandante della III Regione Aerea, dipendevano direttamente il Terzo Roc di Martinafranca (nome in codice ’Imaz’: cuore del sistema Nadge, di controllo Usa) con le basi radaristiche di Marsala e Licola, coinvolte nell’allarme per la presenza di caccia non identificati nel cielo di Ustica e di una portaerei in navigazione nel Tirreno al momento dell’esplosione del Dc 9. Boemio s’era anche occupato del Mig 23 libico fatto ritrovare sulla Sila proprio il 18 luglio ’80. Conclude il giudice Priore: «Sicuramente altra sua testimonianza inerente gli incidenti aerei in disamina, a seguito delle risultanze istruttorie emerse dopo le sue prime dichiarazioni, sarebbe risultata di grande utilità». Il generale Boemio conosceva i retroscena e poteva fornire elementi di prima mano.
La tragica litania di morti sospette non si arresta. Infatti, il 2 novembre ’94 tocca a Giampaolo Totaro, 43 anni, ex ufficiale medico dell’Aeronautica Militare, dal 1976 all’84 in servizio presso la base delle Frecce Tricolori a Rivolto. Totaro è stato trovato impiccato accanto alla porta del bagno della sua abitazione. Ancora coincidenze. Innanzitutto gli anni trascorsi accanto agli amici Naldini, Nutarelli e Gallus. E poi la pubblicazione il 31 ottobre, prima del “suicidio” di varie rivelazioni che collegano Ustica alle Frecce e a Ramstein. Registra il referto giudiziario: «Le modalità dell’atto – la corda era attaccata a una sbarra poco più di un metro di altezza – hanno indotto a qualche sospetto sulla realtà di un’azione suicidaria».
Altro emblematico decesso. Il maresciallo AM, Franco Parisi, 46 anni, fu trovato anche lui impiccato il 21 dicembre ’95, ad un albero alla periferia di Lecce. Nell’80 era controllore di Difesa Aerea nella sala operativa del 32° Cram di Otranto. Era di turno la mattina del 18 luglio ’80, quando sarebbe avvenuto il fantomatico incidente del Mig. Dichiara nell’ordinanza-sentenza il giudice Priore: «Erano emerse al tempo del suo primo esame testimoniale, nel settembre ’95, palesi contraddizioni nelle sue dichiarazioni, così come s’erano verificati incresciosi episodi con ogni probabilità di minacce nei suoi confronti». Citato a comparire una seconda volta, il 10 gennaio ’96, Parisi muore qualche giorno dopo aver ricevuto la convocazione giudiziaria. Nel novembre ’97 il Gip Vincenzo Scardia, aveva ordinato la riapertura del caso, che era stato archiviato in tutta fretta dal pm Nicola D’Amato, come ’suicidio’. I familiari hanno sempre sollevato il sospetto che Franco Parisi ’sia stato suicidato’. Il maresciallo fu bastonato? Fatto sta che i medici legali gli riscontrarono un’ematoma all’altezza della nuca, opportunamente fotografato dagli investigatori Digos di Lecce subito dopo il ritrovamento del cadavere. Tra gli aspetti oscuri dell’impiccagione, la compatibilità della lunghezza della corda trovata legata all’albero con la distanza dal suolo e la stessa altezza della vittima. Ma anche il rilasciamento dei muscoli del collo al quale era stretta la fune – è stato tale allorché il corpo del Parisi è stato lasciato penzolare nel vuoto – da far trovare il cadavere con i piedi poggiati per terra. Ci sono foto della polizia giudiziaria che lo confermano. «Come ben si vede analogie forti con il caso Dettori – argomenta il giudice Priore -. Entrambi marescialli controllori di sala operativa in un centro radar. Entrambi in servizio dinanzi al PPI, con funzioni delicatissime, rispettivamente la notte del 27 giugno e il mattino del 18 luglio. Venuti a conoscenza di fatti diversi dalle ricostruzioni ufficiali, rivelano la loro conoscenza in ambiti strettissimi, ma non al punto tale da non essere percepita da ambienti che li stringono od osteggiano anche in maniera pesante. E così ne restano soffocati».
Chi uccide i testimoni scomodi? Il 26 dicembre ’95, i sedicenti ’Nuclei per l’eliminazione fisica dei militari corrotti di Ustica’, depositano a Bologna, in via Saragozza, due bottiglie molotov sul pianerottolo del maresciallo AM, Giuseppe Caragliano, mai comparso nell’inchiesta sulla strage di Ustica, nell’80 in servizio al centro telecomunicazioni dello Stato Maggiore dell’arma azzurra. Un attentato annunciato da una serie di telefonate minatorie nell’abitazione del militare e alla questura di Bologna: “Andate in via Saragozza e fate sgomberare il palazzo dell’avvocato Leone, perché vogliamo far saltare in aria il maresciallo Caragliano”. Chi, se non gli apparati militari, potevano collegare Caragliano a Ustica, dal momento che tale legame non era mai stato ipotizzato neppure dagli inquirenti? E ancora: è soltanto un caso che l’attentato di Bologna arrivi a soli 5 giorni dalla notizia del “suicidio” del maresciallo Parisi? Che le minacce cominciano quando è nota ai soli investigatori la circostanza del ritrovamento nell’abitazione dell’ex generale dei carabinieri, al servizio del Sismi, Demetrio Cogliandro dell’archivio su Ustica? Conclude Priore nella sua sentenza-ordinanza: «Nei casi che restano si dovrà approfondire, giacché appare sufficientemente certo che coloro che sono morti erano a conoscenza di qualcosa che non è stato mai ufficialmente rivelato e da questo peso sono rimasti schiacciati».
Memoria – Il giornalista Andrea Purgatori – padre dell’inchiesta sul muro di gomma – bersaglia le responsabilità stragiste. «In tutto questo c’è anche una nostra responsabilità, lo dice la Nato negli atti dell’inchiesta. E’ certo ci sono le prove, che alcuni ufficiali dell’Aeronautica sapevano e trattavano con la Cia all’insaputa dello Stato maggiore». Due milioni di atti e numerose perizie. Tutti assolti: ben 4 generali dell’Aeronautica – all’epoca il massimo vertice dell’arma azzurra – imputati con l’accusa di «attentato contro gli organi costituzionali», Lamberto Bartolucci, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica; Zeno Tascio, all’epoca dei fatti, responsabile del servizio informazioni operative segrete (Sios); Corrado Melillo, ex capo del terzo reparto della Stato Maggiore Aeronautica e poi sottocapo di Stato Maggiore della Difesa; carica che nel 1980 ricopriva l’altro generale imputato, Franco Ferri. I quattro alti ufficiali, secondo l’accusa, «hanno omesso di riferire alle autorità politiche e giudiziarie, informazioni riguardo la possibile presenza di altri aerei di varie nazionalità (statunitensi, francesi, inglesi) e di una portaerei di nazionalità non accertabile con sicurezza» sulla rotta del Dc 9 Itavia la sera del disastro; hanno taciuto notizie riguardanti «l’ipotesi di un’esplosione coinvolgente il velivolo ed i risultati dell’analisi dei tracciati radar di Fiumicino-Ciampino e l’emergenza di circostanze di fatto non conciliabili con la caduta del Mig libico sulla Sila la mattina del 18 luglio 1980». Hanno inoltre fornito «informazioni errate» al fine di «impedire che potessero emergere responsabilità dell’Aeronautica Militare o di forze armate di Paesi alleati». Altri imputati erano i cosiddetti “007”: Francesco Pugliese, poi diventato generale, già capo di Civilavia; l’ex vicecapo del Sismi Nicola Fiorito De Falco; Umberto Alloro, Claudio Masci, l’ex responsabile della sezione controspionaggio del Sismi Pasquale Notarnicola e Bruno Bomprezzi. E’ intervenuta la prescrizione dei reati e la dichiarazione di non luogo a procedere per un’altra sessantina di altri ufficiali e sottufficiali italiani. «I quattro generali accusati in base all’articolo 289 del codice penale – tuona Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Familiari delle vittime di Ustica – erano accusati di aver violato il loro dovere di fedeltà allo Stato, occultando le prove di un crimine. In nome di un’altra fedeltà ai loro occhi più grande e assoluta». In altri termini, i militari avrebbero sistematicamente depistato le indagini e insabbiato le prove innalzando quello che è passato alla storia come “Il muro di gomma”, reso ancora più inquietante dalla lunga catena di morti sospette tra i testimoni chiave.
Risarcimento negato – Per avere una risposta dallo Stato dovranno attendere ancora tre anni i familiari delle 81 vittime, trucidate la sera del 27 giugno 1980. Ancora tre anni si aggiungono ai 31 già trascorsi dalla strage provocata dall’aviazione israeliana, grazie alla compiaciuta disattenzione dell’Aeronautica tricolore e dei padroni Usa. La corte d’appello che dovrà decidere se confermare o meno la condanna milionaria dei ministeri dei Trasporti e della Difesa ha rinviato al 2015 il processo. Ma intanto ha deciso il congelamento del verdetto di primo grado: i parenti di chi nella tragedia dell’Itavia perse la vita, per ora, non incasseranno i risarcimenti. Sospesi in attesa della pronuncia sull’impugnazione del verdetto che riteneva colpevole lo Stato italiano, di non aver garantito la sicurezza del volo e di avere negato a chi la chiedeva la verità sul disastro. “Un’impugnazione che – secondo la corte – non sarebbe manifestatamente infondata e che richiederebbe un’accurata valutazione”. A far pendere la bilancia per la sospensione dei risarcimenti c’è poi – scrive il collegio presieduto da Rocco Camerata Scovazzo – “la considerevole entità della somma oggetto della condanna”. Insomma i 110 milioni liquidati pesano: recuperarli dalle parti in caso di accoglimento dell’appello dell’avvocatura dello Stato sarebbe difficile. E comunque, il debitore – cioè lo Stato – avrebbe un grave danno dall’adempimento”. “La decisione della corte d’appello di Palermo in realtà non ci sorprende: la sospensiva è in un certo comprensibile vista l’estrema importanza della somma liquidata in primo grado ai familiari delle vittime”, commenta Daniele Osnanto, legale di 68 delle 81 parti costituite a processo. “Quello per cui per davvero ci rammarichiamo – spiega l’avvocato – è il rinvio del processo al 2015. Dalla strage di Ustica sono passati quasi 32 anni: quanto tempo devono attendere le persone per avere una risposta?”. Un’attesa lunga decenni quella dei familiari delle vittime che fu stigmatizzata anche dalla sentenza di condanna dei ministeri. Il giudice riconobbe “il loro interesse a conoscere come e perché i congiunti sono morti e anche perché tale conoscenza sia stata così evidentemente preclusa per trent’anni”.  L’ex senatrice Bonfietti   non ha dubbi: «Ustica colpisce a morte il cuore della democrazia, intacca la sua sostanza. Ustica è il soffocamento sistematico e pervicace della democrazia italiana. Segnala i poteri occulti dei corpi separati, conferma l’esistenza di forze che riducono la democrazia italiana a una democrazia di facciata». Il giudice Rosario Priore è perentorio: «L’incidente al Dc 9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il Dc 9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro paese, di cui sono stati violati i confini e diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto».  C’era la guerra quella notte del 27 giugno del 1980: c’erano 69 adulti e 12 bambini che tornavano a casa, che andavano in vacanza, che leggevano il giornale, o giocavano con una bambola. Quelli che sapevano hanno deciso che i cittadini, la gente, noi non dovevamo sapere: hanno manomesso le registrazioni, cancellato i tracciati radar, bruciato i registri, hanno inventato esercitazioni che non sono mai avvenute.
MOTIVAZIONI DI DIRITTO

Pubblicato da a 10:24

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Una sequenza impressionante di morti.
Ma non ci sono state solo quelle. Ci sono state anche molte persone premiate per avere contribuito a nascondere la verità.
Anche queste meriterebbero un’inchiesta.

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Gianni Lannes6/19/2012Colpiti e affondati. Infatti ci stiamo occuopando proprio di loro, ovvero dei premiati per aver insabbiato la verità di una strage i cui sono morte persone innocenti, perfino bambini. Prima o poi la pagheranno questi maledetti e gli sciacalli che li proteggono. Ci stiamo prodigando per per un minimo di giustizxia terrena. A presto… illuminati!

24 Commenti a “USTICA: STRAGE DI GUERRA IN TEMPO DI PACE”

  • Vasco:

    L’autore avrebbe potuto fare qualche supposizione più esplicita. Ha comunque detto che uno dei due fighter jets scese lungo la costa calabra per rientrare in patria, nella Terra Santa, pecorrendo quella rotta che il presunto MIG 21 (libico) avrebbe dovuto seguire prima di schiantarsi sulla Sila (cosa che avvenne il 18/07/80 secondo testimoni). MIG 21 allora stazionavano regolarmente in Italia per ricevere addestramento dall’Aeronautica Militare italiana, un tipo si aereo che non aveva autonomia sufficiente per percorrere la distanza in andata e in ritorno verso la Libia, in un’epoca in cui l’amica Libia possedeva una buona quota del capitale Fiat Auto.

    Già nel 1973 il Mossad abbattè l’aereo italiano Argo sui cieli di Marghera forse per ritorsione e proprio sopra la zona industriale dove erano situati grandi serbatoi di gas fosgene, un gas nervino letale e pesante che si espande rapidamente sfiorando il suolo.

    Se non bastasse la catena di assassini e morti eccellenti che ha preso di mira i migliori ”italiani servitori dello Stato” di allora, mi piace sottolineare che il DC 9 Itavia in avaria tentò l’ammaraggio che in parte riuscì perchè la mattina dopo c’erano ancora corpi che galleggiavano in mare indossando il giubbetto salvagente giallo. Quelli morirono per ipotermia perchè questa normalmente sopravviene quando il corpo resta immerso per più di quattro o cinque ore. Il gradiente termico è 36°C (temperatura del corpo) meno 23°C circa dell’acqua marina in giugno = 13 °C grazie ai quali il corpo trasferisce le sue calorie all’acqua e si raffredda al di sotto della temperatura minima vitale.

    Oggi, un’ora fa il sole non era ancora tramontato e si trattava proprio della stessa ora e stagione di quando l’aereo fu abbattuto potendo benissimo venir soccorso subito a pochi km da Palermo – Ustica.

    • luca martinelli:

      caro Vasco, negativo per il tentativo di ammaraggio. Per ammarare volando a 10000 mt devi scendere ovviamente a livello del mare e ci metti qualche minuto. Hai tutto il tempo per dire alla radio cosa sta succedendo. Invece l’ultima parola prima dell’impatto fu pronunciata dal copilota Fontana e fu: “guarda”. Fontana sedeva a destra, l’attacco arrivò da destra, col sole alle spalle per l’intercettore. Cosa vide Fontana? la scia del missile che arrivava? I corpi recuperati erano devastati da un’esplosione, non sarebbero stati così malmessi se fossero ammarati. Una ragazzina aveva un pezzo di fusoliera nel torace, cosa che fece capire subito che era stato un missile. Ovviamente l’esplosione di un missile avviene dall’esterno verso l’interno. Una bomba fa il contrario. Il problema dei soccorsi non è così semplice. Il sole il 27 giugno in quelle zone tramonta alle 20.15. L’allarme fu dato alle 21.19. Alle 22.50 la motovedetta della Finanza “Sguazzini” usciva dal porto di Ustica. Partirono anche un elicottero e un aereo. Alle 7,12 di mattina il punto di caduta fu avvistato. Alle 9 furono avvistati i primi cadaveri, alle 10 la nave mercantile Carducci trovò il troncone di coda, alle 11 l’incrociatore Andrea Doria rinvenne un gruppo di cadaveri. Quella mattina ne furono ripescati 12. Giannina Rau racconta che alle 16 fu portata con altri familiari all’obitorio di Palermo per il riconoscimento. Racconta testualmente: “Il riconoscimento fu una esperienza orrenda. I corpi sembravano essere stati dilaniati da belve feroci. Cadaveri senza braccia, senza testa, senza gambe”. Difficile, come ti dicevo, che un ammaraggio, anche tentato, faccia quel disastro sui corpi. Possiamo continuare dopo se vuoi.

    • Vasco:

      I missili sembrano siano stati due e verosimilmente hanno centrato i due reattori guidati dalla scia di calore dei gas arrecando naturalmente devastazione anche alla carlinga e ai passeggeri.
      Io mi soffermo sul semplice dato di fatto che ”alcuni” passeggeri poterono riprendersi dallo shock, estrarre il giubbetto come da istruzioni impartite al momento e indossarlo correttamente. Coloro che furono mutilati non poterono indossarlo. Nel tentativo di ammaraggio in quelle condizioni l’aereo sventrato ma ancora parzialmente governabile sicuramente spanciò violentemente sulla superficie dell’acqua ma galleggiò per un po’. Fu un grande errore per i nemici della verità mostrare quelle prime immagini TV dei corpi galleggianti col salvagente giallo.

      La narrazione ufficiale non può essere attendibile perchè nulla è attendibile in questa storia, nemmeno le parole riferite a Fontana. L’operazione SAR (search and rescue) può ben essere condotta anche nelle tenebre per un aereo di linea in volo strumentale costantemente monitorato e in contatto col Controllo del Traffico Aereo.

      ”Si è trattato di un atto di guerra nel clima di isteria della guerra fredda di allora”. Questa è una frase criptica !! Si può metterla in relazione con l’abbattimento del volo Korean Airline 007 (San Francisco – Seul) del 1 settembre 1983 da parte dell’aviazione sovietica (tit for tat, cioè 1 a 1) nel cuore della notte dopo che il pilota coreano a luci spente e in silenzio radio aveva attraversato in quattro ore un’area indicata come PROIBITA dalle carte nautiche dell’ICAO, dalle Aleutine poi sopra la penisola di Kamchatka, attraverso il Mare interno di Okhotsk e sull’isola di Sakhalin. Nel momento di abbandonare lo spazio aereo sovietico senza obbedire (dopo ben quattro ore di raccomandazioni e moniti) ai segnali di ‘follow-me” e atterraggio forzato il generale Ogarkov da Mosca impartisce l’ordine al pilota del fighter jet sovietico (solitario nel buio pesto di quelle lande disabitate) di abbattere il Jumbo coreano a luci spente. Il capo dell’URSS Yuri Andropov era malato nel suo letto di morte e lo scriteriato Reagan giocava alla guerra. Prova questa comunque che anche al buio si possono fare tante cose.

      In quel 27 giugno 1980, dodici ore prima di Ustica, sopra il Mare del Giappone uno di due Tupolev 160 da guerra con sette aviatori sovietici a bordo venne abbattuto da un gruppo navale americano in esercitazione. L’articolo relativo nella englishPravda del 2003 era visionabile in internet fino a un paio di anni fa. Io mi feci delle fotocopie che ho qui.

    • luca martinelli:

      Caro Vasco, non discuto che alcuni passeggeri possano avere indossato i giubbotti di salvataggio, visto che in caduta libera ci vuole almeno un minuto e mezzo per infilarsi nel mare. Si, i missili sono stati due e hanno colpito la cabina. L’attacco si è svolto da un angolo di 45° quindi non potevano prendere i motori. Almeno così scrive nella perizia J. Macidull. Dice anche che sono stati usati due Sparrow. Spiega anche che non è necessario che il missile colpisca il bersaglio ma è sufficiente che esploda nelle vicinanze, entro quello che gli esperti chiamano “raggio di mortalità”. Per lo Sparrow è di circa 15 mt. Caro amico, stiamo dando una dimostrazione di essere in possesso di buona informazione e tutti e due abbiamo già dimenticato la sostanza: che la responsabilità è di Israele. Come vedi, la tattica dei poteri forti funziona sempre: sono passati 32 anni e come puoi vedere dalla scarsita’ dei commenti, l’argmento non interessa a nessuno. Saluti

      • sono passati 32 anni e come puoi vedere dalla scarsita’ dei commenti, l’argmento non interessa a nessuno

        In un certo senso é vero quello che dici Luca, ma bisogna anche ammettere che da Ustica a oggi gli italiani si sono dovuti confrontare con qualcosa come 1664 casi diversi, una media di uno alla settimania,dalle stragi alle truffe, dagli scandali alla truffe organizzate ai danni dei cittadini e questo significa che i governanti ufficiali e anche quelli ufficiosi sono riusciti in uno dei loro intenti: bombardarci di cronaca in maniera cosí incalzante da non darci il tempo e quindi neanche la possibilitá di sviscerare un argomento alla volta. Che tattica vincente! :(

    • luca martinelli:

      @ Cecilia. Certamente le tue osservazioni sono sagge. Credo anch’io che si tratti di una tattica. Oltretutto il nostro giornalismo è un giornalismo emotivo. Si parla a vanvera per i primi tempi e poi ogni vicenda finisce nel dimenticatoio. Ciao

  • luca martinelli:

    Ma bene, pian piano la verita’, peraltro conosciuta da quattro gatti, sta venendo a galla. Ora che viene tirato in ballo Israele, bisogna chiedersi quale fosse il movente. Israele a quel tempo viveva una delle sue tante paranoie. Al governo c’era Begin, noto terrorista criminale, ossessionato dalla bomba atomica che pensava Saddam stesse fabbricando. Israele cerco’ con ogni mezzo diplomatico di convincere Italia e Francia a cessare la collaborazione nucleare con l’Irak. I due paesi infatti hanno dato tutto ciò che avrebbe permesso a Saddam di avere energia nucleare a scopo civile. Falliti tutti i tentativi, Israele passò a pianificare una operazione militare clandestina, cosa di cui sono maestri. Pensarono che se avessero abbattuto l’aereo che trasportava l’uranio arricchito in Francia, avrebbero dato un colpo micidiale al programma nucleare irakeno. Erano previste 2 spedizioni: il 25 e il 27 giugno ’80. Ma i francesi, in segreto, per ridurre i rischi fecero solo il trasporto del 25. Gli israeliani studiarono il volo del 25 e attaccarono il 27. Purtroppo trovarono l’aereo sbagliato. Buona serata a tutti e complimenti per l’articolo

    • Vasco:

      Quindi la tesi dell’attacco al presunto aereo di Ghedaffi viene abbandonata. Di Ghedaffi ci si lamentava nel Corriere della Sera in quell’anno 1980 che attraversasse le aerovie italiane senza notificare il piano di volo, a dimostrazione che si voleva attentare alla sua incolumità, cosa che poi Reagan affetto da Alzheimer ma obbediente ai poteri criminali mise in pratica ripetutamente.
      In quell’anno 1980 le condizioni psico-fisiche dell’anziano capo dell’URSS Leonid Breznev stavano declinando rapidamente.

      E’ da un anno che danno per spacciato Mubarak. Si è trattato di una sofisticata operazione psicologica per soggiogare la nazione araba, per distruggerla e depredarla. Dalla Turchia passando per Siria, Iran, Territori palestinesi, Nordafrica, Maghreb, Africa e soprattutto Libia (+ 20 % di incremento del PIL) l’economia andava a gonfie vele, grazie forse anche alla finanza islamica che aborrisce l’usura, mentre l’occidente precipitava nella recessione innescata dalle truffe bancarie sion-americane.

      Tolto di mezzo Ben Alì con la sceneggiata del giovane ambulante tunisino che si diede fuoco (tutto falso come appurato da giornalisti seri) innescando le proteste, tolto di mezzo Mubarak con la sceneggiata in piazza Tarhir e l’esercito sornione e apparentemente connivente, il vento della rivoluzione non poteva spazzare via anche Ghedaffi secondo l’immaginario collettivo plasmato con trucchi mediatici. In verità nessuno al mondo avrebbe potuto aggredire e rapinare la Libia finchè Mubarak e Ben Alì erano in sella.

    • luca martinelli:

      L’attacco a Gheddafi è stato un depistaggio che mortifica la nostra intelligenza. Alle 21 di quel giorno Gheddafi volava su Malta. Ammesso che volessero attaccarlo perchè l’hanno cercato su Ustica a circa 700 Km di distanza? Suvvia, intercettare un aereo nel bel mezzo del Mediterraneo, al tramonto, non è un gioco da ragazzi. Occorre avere i mezzi, le capacita’, l’organizzazione, la logistica, il supporto sig-int e via dicendo. Altro depistaggio mortificante è la battaglia aerea con i Mig libici. Da piangere!! Innanzitutto nessun Mig aveva l’autonomia per arrivare su Ustica e ammesso che ci fosse arrivato che ci faceva, quando l’aereo che doveva proteggere (Gheddafi) era su Malta? Perdona l’esempio stupido ma è come se tu avessi una scorta e dovessi andare a Roma e la tua scorta si avviasse verso Torino. Non ti verrebbe da ridere? Il fatto è che poco dopo la tragedia il governo sapeva cosa era successo. Ma una operazione clandestina di guerra in tempo di pace, nello spazio aereo di un paese amico avrebbe perlomeno scatenato qualche protesta diplomatica e la richiesta di risarcimento. Ma trattandosi di Israele tutto è stato messo a tacere. ciao

  • Ryuzakero:

    BREAKING NEWS x la redazione…
    E’ morto Mubarak di ictus.
    7 giorni fa disse: “i medici mi vogliono uccidere”

    http://www.youtube.com/watch?v=ZJ3jtf3OOdQ

  • archimede:

    ..e l’hanno ucciso, un altro pezzo di m…..a che da decenni faceva doppio gioco a danno dei propri concittadini ,doveva pur immaginare che faceva la fine del magnaccia ,con Gheddafi hanno usato la forza estrema e lo stesso stanno facendo con Assad dato che non si sono piegati come MUbarak, speriamo che a breve succeda lo stesso con i nostri polli che beccheggiano sui Colli Romani-

    • Vasco:

      I capi carismatici che emersero (da ingenui) durante le proteste nelle città egiziane sono stati arrestati e processati da tribunali militari egiziani che effettuarono numerose condanne a morte.

      C’è una regìa diabolica e assassina in atto che dovremmo studiare a fondo. Fra non molto i droni pattuglieranno costantemente il territorio. 30.000 sono già approntati e in parti in funzione negli USA e nessuno osa reagire o stigmatizzare l’obbrobriosa decisione presa sotto l’amministrazione del cinico fantoccio Obama.

  • dario:

    Prima di tutto porgo rispetto e solidarieta’ per tutti quei familiari che soffrono ancora adesso. Poi porgo tutto il mio disprezzo, il voltastomaco e il mio ribrezzo per i rappresentanti dello stato italiano. tutti, nessuno escluso.
    Poi mi permetto di fare una considerazione indirizzata a tutti gli indecisi, ai dormienti e agli struzzi che nn vogliono vedere in alcun modo la verita’, a supporto di questa ‘manica di complottisti’ e dietrologi che vedono complotti dappertutto, poverini, nei quali orgogliosamente mi ci metto in prima persona: se, ai tempi di ustica, avessimo avuto internet, e qualcuno avesse cominciato a diffondere informazioni alternative, cosi’ come oggi si parla del 9/11 o degli illuminati o dei bilderberg o delle scie chimiche o del codex alimentarius o della rr o di haarp o di chi piu’ ne ha piu’ ne metta, chi avrebbe mai creduto che dietro a quel vile attacco ci sarebbe stato israele, con la complicita’ di tutti quegli attori? … saviano? … fini o tutti quei servi e leccaculo filo-sionisti e filo-ameri cani? meditate gente meditate …. repetita iuvant, sicuramente. ieri ustica e oggi terremoti, crisi economiche, siccita’, goldman^sachs, scie in cielo, influenze, attentati, ogm, 3ario 3onti, euro a picco, italia in svendita, ….. ma cosa serve ancora, porca miseria, ma quando cazzo vi svegliate???????

    • luca martinelli:

      Dario, grazie per avere citato i familiari. Mi associo al tuo schifo per i politici italiani. Non perdono mai occasione per dimostrare quanto siano traditori del popolo e leccapiedi dello straniero. Buona giornata

  • ws:

    si e’ sicuro che l’ aereo fu abbattuto da un missile di qualcuno “innominabile” ( USA Francia israele ect.. ect.. ) ma a CHI hanno sparato e perche?
    Chi volava nel cono d’ ombra del dc9 ( salvandosi o no ? ) o in alternativa COSA o CHI c’era di importante a bordo ?

  • Nick:

    Appunto, il mistero rimane. Alle ore 20.59 di un 27 giugno è ancora giorno. Israele qui non c’entra e d’altronde non si era mai sentito qualcosa di simile mancando peraltro un movente.
    Le portaerei Saratoga americana e Clemenceau francese erano in esercitazione nel Mediterraneo.

    L’ITAVIA fu fatta fallire o liquidare per cancellare anche la memoria dell’accaduto.
    Le parole criptiche del magistrato suonano così: ”Atto di guerra sullo sfondo dell’isteria da guerra fredda” cioè sullo sfondo della contrapposizione NATO e Patto di Varsavia.
    Un colpo basso, forse un errore come con l’affondamento del sommergibile KURSK il 12 agosto 2000. Il Kursk, fiore all’occhiello della flotta ex sovietica, sommergibile a propulsione nucleare armato di missili supersonici a cavitazione Sunburn/Shivkal/Moskit doveva far parte di un gruppo navale che sarebbe sceso a ‘mostrare la bandiera russa’ nell’Adriatico nell’imminenza dell’elezione con ballottaggio nella piccola Jugoslavia di Milosevic che aveva praticamente sconfitto militarmente la NATO in Kosovo firmando il trattato / armistizio di Kumanovo poi stracciato dagli USA.

    Quando si svolse il ballottaggio a Belgrado il 6 ottobre 2000 ben cinque portaerei erano presenti nell’Adriatico, una delle quali a propulsione ”nucleare” era attraccata nel porto di Capodistria in violazione della Costituzione slovena. Quella sera poi fu dato alle fiamme l’archivio della TV serba (già bombardata nel 1999) con 50 anni di storia della gloriosa Federazione delle Repubbliche Socialiste di Jugoslavia. Gli uomini di Kostunica – Soros commisero il crimine, all’insaputa dell’umanità.

    • luca martinelli:

      La Saratoga era in porto a Napoli. Si sapeva ma per accertarlo andarono da decine di coppie che si erano sposate quel giorno a Napoli. Lì si usa fare le foto su una altura che domina il porto. Su tutte le foto si stagliava la Saratoga. La Clemenceau la sera prima entrava nel porto di Tolone. Quindi entrambe fuori gioco. L’attacco fu portato da due aerei israeliani: un Phantom F4 e un Kfir. L’F4 attacco’ con un angolo di 45° (si vede dal tracciato radar di Roma controllo (civile). L’altro era l’identificatore, che appunto stava dietro al Dc9, nel cono d’ombra. Il Kfir si disimpegno’ dopo avere sganciato i serbatoi supplementari (che furono trovati insieme ai rottami) volando a bassissima quota, attraversando la Calabria da ovest a est (la via piu’ breve per tornare in Israele) e fu visto dal famoso avvocato di Catanzaro che noto’ la quota bassissima e soprattutto disse che era stato colpito dal fatto che l’aereo gli era sembrato “senza coda”. Cerca sul web le foto di un Kfir e ti renderai conto che la sagoma è proprio caratterizzata dalla mancanza della coda, che tutti gli altri caccia hanno ben piu’ marcata. Infine se una azione del genere è stata fatta doveva esserci un valido movente, ovvio. Io l’ho gia’ segnalato. Mi rendo conto che rispondendo ai commenti la mia esposizione non è organica. Il trasporto di uranio dalla Francia all’Irak del 25 giugno aveva seguito la stessa rotta dl Dc9 (Ambra 13) ed è passato su Ponza alle 21. Gli israeliani hanno supposto che anche il secondo trasporto, annunciato per il 27, avrebbe seguito la stessa rotta e gli stessi tempi, e si sono fatti trovare puntualissimi, ma il secondo volo non c’è mai stato, perche’ il direttore della Techniatome, la ditta che aveva arricchito l’uranio, ex dirigente dei servizi francesi in pensione, da vecchio volpone aveva annunciato 2 voli ma mando’ tutto il carico con primo volo. In effetti la sua mossa era giustificata, i fatti gli hanno dato ragione.

  • ale:

    manca il movente, quale guerra e perchè. la storia può avere senso ma non ci sono gli elementi essenziali, perchè colpire un aereo civile deliberatamente? io credo in un errore di alleati poi coperto.

    • luca martinelli:

      Certo che è stato un errore. Non ci si ricorda mai che il Dc9 era in ritardo di 2 ore, essendo rimasto a Bologna per un nubifragio. Ovvio che non cercavano lui. Una intercettazione aerea, specie se clandestina, non ti permette di stare a volare in cerchio ad aspettare. I tempi sono calcolati al secondo. Il movente c’è, eccome. Se hai la cortesia di leggere i commenti lo trovi. Poi smmai mi dici cosa ne pensi. Occorre anche conoscere quello che diceva begin al tempo. Saluti

  • ws:

    quindi l’ obbiettivo era un aereo carico di uranio per l’ irak ? E allora perche’ attenderlo sul tirreno a 2500KM da israele e non sull’ egeo dove c’ era molto piu’ tempo per l’ intercettazione e meno sorveglianza radar ?
    Ripeto ” il come ” , cioe’ che l’ aereo fu abbattuto da un missile , e’ sicuro , il ” Chi” e’ ipotizzabile con buona certezza in una potenza “innominabile” , ma ” il perche’” resta totalmente oscuro.

    • luca martinelli:

      Occorre tenere conto della psicologia degli Israeliani. L’azione era clandestina. Il primo ministro Begin aveva tentato ogni strada diplomatica per far desistere Francia e Italia dalla collaborazione con Saddam. Quindi bisognava agire lontano da Israele, sennò sarebbero stati scoperti dopo 10 minuti. A quel tempo lo spazio aereo di Ustica era il meno controllato dai radar, per questioni tecniche e la zona era addirittura considerata “free- block zone” dal punto di vista militare. Essendo zona prediletta per le esercitazioni gli aerei non venivano identificati, nella presunzione che lo avessero fatto i radar militari periferici della catena Nadge. Inoltre per l’attacco fu usato un Phantom F4, velivolo in uso dalle aviazioni militari di mezza Europa ( infatti fu scambiato per americano partito dalla Saratoga). Interessante la conversazione (registrata) di due radaristi di Roma controllo: ” ma stò Phantom da dove sbuca?” “non ti preoccupare, sono gli americani che hanno la portaerei” Era successo che la sagoma dell’ F4 era apparsa all’improvviso sugli schermi, la traccia nasceva dal mare e, essendo in pace, i radaristi hanno pensato la cosa più ovvia: che fosse partito da una portaerei. Mai avrebbero pensato che l’F4 aveva volato a pelo d’acqua fino all’ultimo per sfuggire ai radar, tecnica di guerra insomma. E ancora approfitto della tua pazienza: sapendo gli orari del primo trasporto di uranio arricchito del 25 gli aggressori sapevano che sarebbe transitato su Ponza alle 21. Perfetto, c’erano le condizioni ideali: tramonto, sole alle spalle dell’intercettore, buio per filarsela, zona non adeguatamente protetta. Ci sono molte altre cose interessanti. Purtroppo ci vorrebbe molto spazio.

    • Nick:

      Ricordo che si parlò del ritrovamento di serbatoi supplementari il cui sgancio è comunque una procedura corrente per certe esercitazioni.

      Abbattere un aereo per bloccare il trasferimento di uranio è una follia degna dei neo-cons che oggi, pazzi e criminali, ci stanno preparando l’Armageddon.
      E’ come se si usassero armi atomiche in un teatro iraniano o saudita dove il ”tesoretto” cioè gli idrocarburi, gli oleodotti e i terminal verrebbero contaminati per sempre. E’ come se si affondasse una portaerei a propulsione nucleare nel Golfo Persico che in violazione degli accordi internazionali gli USA fanno solcare mettendo a repentaglio la vita di quel mare chiuso in caso di scontro bellico.

      Quei khazari figli di Satana svilupparono anche il virus STUXNET con cui sabotarono la messa in funzione della centrale nucleare iraniana di Bushehr ma che compromisero anche le procedure di emergenza della centrale di Fukushima. Entrambe con software Siemens e con STUXNET che già vagava in Asia a fine 2010.

      Ho già riferito che l’abbattimento dell’aereo Argo da parte del Mossad nel 1973 sopra Marghera comportò un rischio incalcolabile. Sono killier scatenati come chi decide di rapinare una banca ben conscio del rischio di lasciarci la pelle.

      Valida l’osservazione di aspettare eventualmente l’aereo più verso oriente.

    • luca martinelli:

      @ Nick. Devo corregerti, amico, a proposito dei serbatoi supplementari. Intervistato da C. Gatti, autore della più completa indagine su Ustica, (Il quinto scenario, ed. Rizzoli, introvabile) il fondatore della Pastushin Industries, maggior produttore mondiale di serbatoi, disse che, essendo molto costosi, non venivano mai sganciati in tempo di pace. Diversamente in azione di guerra venivano sganciati o prima del combattimento o subito prima del disimpegno, per ottimizzare l’aerodinamica. saluti

  • ws:

    caro martinelli nello schema che tu presupponi gli aerei israeliani avrebbero comunque dovuto sorvolare l’ italia nonche’ tenersi in volo per migliaia di km con rifornimento in volo o in basi al suolo , il che puo’ essere solo con la complicita’ delle autorita’ italiane e/o americane.

    Anzi direi proprio di questultime , perche’ in ogni caso io quella notte vidi qualcosa che poteva essere collegato e che mi ha fatto subito pensare ad una azione di guerra all’ insaputa degli italiani

    A quei tempi abitavo ai castelli e tutte le sere dopo cena frescheggiavo in terrazza osservando i movimenti aerei su roma e quella sera vidi una cosa che che mi colpi come straordinaria. Piu’ o meno nei minuti dell’ incidente di ustica vidi arrivare dal tirreno settentrionale ‘ un aereo che prosegui alto sopra fiumicino fin quasi a fermarsi su roma ( cosa proibitissima agli aerei civili ) epoi schizzo’ a velocita altissima, spengendo le luci , verso il tirreno meridionale.
    Non c’ era dubbio dalla sua velocita e dall’ angolo di virata che si trattava di un aereo militare e dal fatto che viaggiasse a luce accese fin sopra roma si puo’ dedurre che fosse un intercettore italiano alzatosi in esplorazione dalla base di grosseto.

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