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L’IMU serve quindi ad accelerare la crisi. A sottrarre liquidità alle famiglie e alle imprese, per accelerare lo sfascio. Quei pochi imprenditori che avevano da parte dei liquidi e riuscivano a non vivere contando sui prestiti bancari, saranno costretti a mettere mano ai loro liquidi per pagare l’IMU sui loro immobili, in questo periodo spesso improduttivi per insolvenza dell’affittuario.

Dal blog di Paolo Franceschetti

Una cosa che nessuno dice mai riguardo alle tasse, è che esse non servono a far entrare denaro nelle casse dello stato, ma ad altri scopi, di cui abbiamo parlato in articoli precedenti sulla crisi finanziaria.

Voglio però soffermarmi nuovamente su questo argomento perché è fondamentale per capire il sistema in cui viviamo e gli scopi di chi ci governa.

Risulterà quindi chiaro dopo questo articolo anche a cosa serve l’IMU.
Tutte le fonti ufficiali (mass media, politici, ma anche testi di economia e di scienza delle finanze, nonché diritto tributario) sostengono che le tasse servono a far avere soldi allo stato, che verranno poi tramutati in servizi pubblici ai cittadini (strade, scuole, ospedali, ecc.).

Questo errore concettuale di fondo, ad esempio, non solo la si trova in qualsiasi manuale di diritto tributario per le università, ma anche su wikipedia alla voce “tasse”, dove non esiste neanche l’ombra di una voce contraria.
Appare quindi logico ai più, quando lo stato è in crisi, che la soluzione inevitabile (oltre a quella del taglio alle spese) sia quella di un aumento della tassazione per reperire nuovi fondi.
In realtà questa mossa non solo è sbagliata, ma produce effetti talvolta completamente opposti rispetto al risultato che – si dice a parole – vuole essere ottenuto.
Facciamo un esempio. Non c’è bisogno di un genio per capire che un aumento delle tasse del 2 per cento non produce affatto un aumento delle entrate nelle casse dello stato di pari importo. L’unico effetto che viene realmente prodotto invece è quello di una contrazione dei consumi del 2 per cento; l’aumento reale delle entrate statali, invece, si aggira attorno allo 0,01 per cento, perché va ad incidere esclusivamente sui capitali immobilizzati e non su quelli in circolazione.
Un altro esempio preciserà meglio il concetto introdotto.
Se al dipendente pubblico che guadagna 1000 euro lordi la pressione fiscale aumenta dal 30 al 33 per cento, il dipendente invece di 700 euro ne incasserà 670; tale somma è così bassa che costui sarà costretto a ridurre i consumi. Quelle 30 euro finiranno direttamente nelle tasche dello stato, e non verranno spese in consumi vari.
Ma se tali soldi fossero stati spesi in beni di consumo, sarebbero comunque finiti nelle tasche dello stato, sia pure per via indiretta; infatti sarebbero andati ad un commerciante (ad esempio al pizzaiolo) che su quelle trenta euro avrebbe pagato circa il 50 per cento di tasse (quindi 15 euro); con le rimanenti 15 euro il pizzaiolo avrebbe acquistato altri beni, su cui sarebbero state ugualmente pagate tasse, e cosi via all’infinito.
Facciamo un altro esempio. Se io spendo 1000 euro di benzina, circa 750 vanno direttamente in tasse. Le altre 250 vanno al benzinaio, che ne darà circa la metà allo stato, sempre in tasse. Con le restanti 125 il benzinaio comprerà dei beni (cibo, un motorino, libri per la scuola dei figli); questi beni saranno il guadagno di altri imprenditori che pagheranno a loro volta tasse, che compreranno a loro volta beni, in un circuito infinito.
In pratica tutto il denaro in circolazione va sempre, prima o poi, allo stato. Il modo migliore per aumentare le entrate statali, quindi, non è quello di aumentare l’IVA o le tasse, ma quello di incrementare i consumi, e colpire il mercato nero.
L’unico denaro che non finisce prima o poi nelle casse dello stato è quello che il cittadino riesce a immobilizzare e mettere da parte; quindi un aumento del prelievo fiscale sulle classi più deboli non ha alcun senso, perché non produce un aumento delle entrate statali ma unicamente un decremento dei consumi (penalizzando sia il cittadino sia l’imprenditore).
L’aumento delle tasse ha senso solo se viene applicato alle classi agiate, quelle che riescono a mettere da parte soldi in banca.
In qualunque caso, in ogni sistema fiscale degno di questo nome, esiste una fascia protetta esente da tasse, che è quella dei redditi minimi, perché è un principio ovvio che non ha senso far pagare le tasse a chi guadagna poche centinaia di euro al mese, dato che i guadagni della classi povere finiscono tutti in consumi (e quindi vanno allo stato) e non si traducono in risparmi.
Da noi, fino a qualche anno fa, erano esenti le fasce di reddito più basse. Da qualche anno invece il prelievo fiscale opera anche su chi ha redditi di poche centinaia di euro al mese, perché il reale motivo è distruggere psicologicamente il cittadino e piegarne la volontà.
Non a caso i sistemi fiscali più intelligenti (come quello canadese, bulgaro o australiano, per fare qualche esempio) non solo hanno aliquote basse (spesso l’aliquota massima è il 35) ma prevedono sgravi fiscali per chi investe; in alcuni paesi infatti l’utile delle imprese non è tassato se l’imprenditore reinveste i guadagni in ulteriori attività produttive. Il motivo è molto semplice: se l’imprenditore anziché accumulare soldi li reinveste, quei soldi andranno prima o poi allo stato.
Ad esempio, se Tizio ha guadagnato un milione di euro, darà il 30 per cento al fisco. Se invece quel milione lo investe nuovamente non viene tassato. Perché? Perché con quel milione verranno acquistati macchinari, capannoni, pagati stipendi; i macchinari faranno guadagnare imprenditori che pagheranno le tasse allo stato, i capannoni idem, gli stipendi verranno spesi dai dipendenti in beni di consumo. In sostanza, se lo stato decide di tassare quel milione di euro di utili, il risultato sarà che nelle sue casse andranno solo 300 mila euro; se quel milione non viene tassato, ma reinvestito, nelle casse statali andrà probabilmente quasi tutta la somma reinvestita.
In conclusione, in molti casi per lo stato è più conveniente non tassare piuttosto che tassare. Senza arrivare agli eccessi di paesi come Bermuda, dove non esiste tassa sul reddito, o Tonga, dove fino a qualche anno fa c’era un’imposta sul reddito del 2 per cento, ci sono esempi di sistemi fiscali che riescono a sopravvivere meglio del nostro, avendo un prelievo fiscale che si aggira attorno al 20 per cento di media; e in alcuni casi, come accade nel Wyoming, possono non esistere tasse sul reddito ma solo imposte indirette.
In Italia invece le tasse assumono connotazione che sfiorano il ridicolo; l’imposta di registro, ad esempio, che per i terreni è addirittura del 17 per cento (quindi si paga circa il 20 per cento se ci si sommano le imposte ipotecarie, catastali, e spese notarili) è un balzello immorale. Fino a qualche anno fa avevamo addirittura la tassa sugli accendini, e fino all’avvento del governo Berlusconi i commercianti di prodotti alimentari avevano addirittura una… tassa sui frigoriferi (sic!).
In altre parole, dal punto di vista fiscale fino a qualche anno fa eravamo considerati il peggiore paese del mondo, una vera barzelletta per gli stranieri. Successivamente le regole dell’Unione Europea hanno eliminato alcune tasse prive di logica, come l’IVA al 40 per cento sulle auto di lusso, ma di fondo siamo uno dei paesi peggiori del mondo da questo punto di vista.
Le tasse quindi – perlomeno quelle di un sistema demenziale come quello italiano – servono unicamente a tenere i cittadini in condizioni di sudditanza, per non permettere che questi abbiano tempo per pensare, evolvere, fare attività politica, informarsi. I cittadini devono sgobbare a testa bassa sei giorni su sette, per poi correre trafelati al supermercato il sabato sera e permettersi al massimo una domenica di svago, dove tutto potranno fare tranne che evolvere.
Il discorso vale anche per gli imprenditori, che sebbene godano di agi materiali talvolta superiori a quelli dei dipendenti, spesso lavorano febbrilmente anche la domenica pur di far funzionare i loro lussuosi imperi, complicatissimi da gestire a causa delle centinaia di balzelli, controlli, normative, pastoie, ostacoli, posti dalla burocrazia.

 
Le reali funzioni dell’IMU.
A questo punto è facile capire a cosa serve la recente IMU sugli immobili posta a carico di imprese e famiglie.
Scopo del governo attuale è sfasciare l’Italia definitivamente, e questo è ben chiaro a tutti.
Ma perché proprio con l’IMU?
Il motivo è presto detto.
Occorre tenere presente che le imprese hanno margini di utili abbastanza ridotti. Un grande magazzino, ad esempio, pur avendo incassi stratosferici, di milioni di euro al giorno, ha al contempo anche costi altrettanto stratosferici (dipendenti, luce, acqua, tasse varie, a cui deve aggiungersi il costo vivo delle merce deperibile che spesso viene buttata e il costo della merce invenduta).
Un’impresa che abbia un margine di utile netto all’anno, rispetto ai capitali investiti, del 10 per cento, può essere considerata florida.
Molte aziende anche di grosse dimensioni, hanno però margini di utili netti che si aggirano attorno al 2 per cento e anche meno.
Molte imprese agricole, da qualche anno, possono dirsi fortunate se raggiungono il pareggio del bilancio.
Questo discorso era valido fino a qualche anno fa.
Da quando è iniziata la crisi economica molte imprese hanno ridotto i loro margini di guadagno, hanno iniziato a licenziare personale, a tagliare le spese, e in alcuni casi gli imprenditori hanno iniettato liquidità in aziende in passivo per tentare di stare a galla (in altre parole hanno attinto dai loro risparmi personali per risollevare il bilancio aziendale in perdita).
Molti imprenditori hanno vari immobili in affitto e vivono con le rendite immobiliari.
Ora la tipologia della media impresa italiana è questa: l’imprenditore ha una o più aziende principali e una o più aziende secondarie; negli anni ha comprato immobili (parte li tiene sfitti per la famiglia, parte li ha riaffittati); in alcuni casi ha trasferito il capannone dal vecchio stabile (che ha dato in affitto) ad uno più grande.
In questo momento di crisi la maggior parte degli imprenditori ha problemi di liquidità.
Molti affittuari non pagano più l’affitto; molti smetteranno presto di pagarlo.
In altre parole l’IMU sottrae liquidità agli imprenditori, che non potranno utilizzare tali soldi per reinvestire; e in alcuni casi, alcuni si troveranno in difficoltà perché non avranno i liquidi sufficienti per affrontare l’esborso imprevisto.
Il paradosso è che molti imprenditori dovranno pagare l’IMU su immobili da cui non percepiscono più alcun canone di locazione proprio a causa della crisi economica; oltre al danno anche la beffa quindi. Poco tempo fa un imprenditore mi diceva che doveva pagare l’IMU sull’immobile dato in locazione all’ufficio di collocamento, che però non paga l’affitto da mesi; ma il paradosso è quello di un imprenditore a cui non viene pagato l’affitto da circa un anno, per un immobile locato addirittura alla Guardia di Finanza; in compenso l’IMU per un immobile di quelle dimensioni ammonta a decine di migliaia di euro; in sostanza, il proprietario si ritrova a sborsare decine di migliaia di euro di IMU, senza avere una corrispondente entrata come guadagno.
Stesso discorso, con le dovute varianti, vale per le famiglie.
In linea generale la famiglia media italiana è proprietaria della casa in cui vive, e se ha più figli spende quasi tutto quello che guadagna in spese scolastiche, vacanze, vitto ecc.
L’IMU serve quindi ad accelerare la crisi. A sottrarre liquidità alle famiglie e alle imprese, per accelerare lo sfascio.
Quei pochi imprenditori che avevano da parte dei liquidi e riuscivano a non vivere contando sui prestiti bancari, saranno costretti a mettere mano ai loro liquidi per pagare l’IMU sui loro immobili, in questo periodo spesso improduttivi per insolvenza dell’affittuario.
Quelli che non hanno liquidi saranno costretti a vendere qualche immobile (il che significa, in un periodo di crisi, che c’è il rischio che non riescano a vendere alcunché) oppure a chiedere un ulteriore prestito alle banche, indebitandosi ancor di più.
Nelle casse dello stato entreranno probabilmente meno soldi di prima, accelerando il caos e accellerando quell’effetto domino che porterà tutta l’economia italiana al collasso totale nei prossimi mesi. Ordo ab chao.

15 Commenti a “A cosa servono le tasse. E in particolare l’IMU”

  • Eshin:

    BANCHE NO Tra le cose più incredibili il fatto che le fondazioni bancarie siano state esentate dal pagare l’Imu, perchè riconosciute come associazioni no-profit.

    http://www.leggo.it/news/soldi/imu_banche_esenti_dalla_tassa_mentre_per_gli_anziani_arriva_la_stangata_/notizie/174368.shtml

  • Elyah:

    L’ IMU è una tassa che è esplicitamente stata creata per tenerti legato e dipendente al siXtema…

    Infatti è l’unica tassa che non dipende dai consumi e dai redditi.

    Tassare la prima casa con l’ IMU consente al governo di non permettere ai cittadini che si “svegliano” di andare verso l’autosufficienza, a costringerli a restare nel siXtema…

    Esempio: un disoccupato che non ha reddito, ma che aveva come unico bene “sicuro” la casa costruita dai genitori o da lui quando generava reddito, se non trovasse lavoro per avere un reddito che gli permettesse di pagare l’IMU si vedrebbe presto portato via la casa!

    Se anche avesse un pezzetto d’orto e volesse vivere senza redditi, ma solo del lavoro della sua terra, questi si dovrebbe comunque cercare un reddito perchè i soldi gli vengono chiesti dall’agenzia delle entrate per permettersi di tenersi la casa che è già stata ampiamente pagata dai suoi sacrifici o dai sacrifici di una vita dei genitori/parenti.

    Oltrettutto l’IMU è una tassa anticostituzionale limitando la libertà dell’individuo, infatti l’articolo 53 della costituzione recita:

    “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”

    copio e incollo un pezzo:

    “Se ci pensate, qualunque tassa è legata a quel che si guadagna, o a quel che si acquista. Le imposte sono quindi strettamente correlate al nostro inserimento nel sistema economico: si lavora, si spende, si partecipa insomma. E in un certo senso, più partecipi a tutto il balletto più paghi.

    In un momento di crisi, molti restano senza lavoro. Molti altri, per obbligo o per scelta, optano per uno stile di vita frugale. Nell’ipotesi più estrema, tutt’altro che fantascienza visto quel che succede in Grecia e persino in Giappone, si finisce totalmente fuori dal sistema economico: niente servizi, niente energia, cibo autoprodotto o dalle mense pubbliche, scambio, baratto o riciclaggio di beni con altre persone nelle medesime condizioni. Si vive comunque, così, si tira avanti.

    Ma la tassa sulla prima casa lo impedisce: dovete comunque mettere insieme quei mille euro l’anno in più, altrimenti finite senzatetto. Siete quindi costretti a trovare un lavoro qualsiasi, sicuramente sfruttato, al nero, pagato una miseria, per restare almeno proprietari di casa vostra.

    Un paradosso? A qualcuno sembrerà che chi ha una casa è già “fortunato” o “ricco” di suo. Beh, è esattamente quel che pensa il governo: se avete una casa siete ricchi, quindi cacciate il quattrino.

    Peccato che questa sia una limitazione alla libertà. Se uno, restando disoccupato, decidesse di scaldarsi a legna, vivere di orto, scambiare oggetti o abiti con altri, non potrebbe farlo: dovrebbe comunque trovarsi un padrone per continuare ad possedere la sua casa. Dovrebbe restare nel sistema economico, continuare a disperarsi ed a pregare, continuare a piegare la schiena, insomma tutta la trafila prevista per il disoccupato durante la crisi. Questa tassa, in un Paese dove l’80% dei cittadini è proprietario di casa, sembra fatta apposta per mantenerti nel tritacarne anche qualora decidessi di mandare tutto al diavolo e renderti autosufficiente.” fonte: http://crisis.blogosfere.it

    Petizione online, abrogazione IMU: http://www.petizionionline.it/petizione/richiesta-di-abrogazione-imu-incostituzionale/7314

  • Ci vorrebbe un matematico, od un contabile, indipendente e credibile che facesse due conti per verificare come converrebbe pagare le tasse.

    Abolire tutte le tasse tranne l’ IVA potrebbe, in effetti essere una buona soluzione in virtù del fatto che ad ogni passaggio commerciale lo Stato percepirebbe il 21% del valore aggiunto. La tassa sarebbe dunque proporzionale alla capacità di spesa e quindi alla ricchezza dell’individuo. Se necessario potrebbe anche essere aumentata; ma tenere SOLO quella risolverebbe innumerevoli problemi legati al fisco e la semplificazione contabile sarebbe senza precedenti!

    Ci sarebbero meno spese per lo Stato per verificare il pagamento delle tasse: dovrebbero controllare solo ed esclusivamente fatture e scontrini.

    La gente sarebbe costretta a pagare le tasse, che sarebbero legate ad ogni bene acquistato e non servirebbe nemmeno fare la dichiarazione dei redditi, non essendoci tasse sul reddito.

    Grande risparmio, quindi, su strutture Statali costose quali l’Agenzia delle Entrate che non dovrebbero più fare accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi.

    Lo Stato diventerebbe più snello e meno costoso, romperebbe meno le balle, la gente sarebbe stimolata a mettersi in proprio in qualsiasi settore, l’economia ricomincerebbe a girare alla grande.

    Ma le tasse e le imposte, per l’appunto, hanno una funzione di controllo sociale. Per cui, il buon senso non è applicabile a questo settore (salvo rivoluzione).

    Per amor di precisione, l’IMU è un’ “imposta” e non una “tassa”. Le tasse hanno come contropartita un servizio (es: tassa sui rifiuti). Le imposte sono “imposte”, per l’appunto, e hanno come contropartita il nulla più assoluto (es: l’IMU, l’ IVA ecc…).

  • come dice un vecchio vicino casa mia si stà ancora bene, nessuno si sogna di vedere se una cosa è giusta o sbagliata, proprio come nel vostro articolo sul cerchio e l’ellisse

  • nicola:

    Alla fine dell’articolo mi è venuto il groppo in gola e le lacrime agli occhi, sopratutto al passaggio che dice: “e in alcuni casi gli imprenditori hanno iniettato liquidità in aziende in passivo per tentare di stare a galla (in altre parole hanno attinto dai loro risparmi personali per risollevare il bilancio aziendale in perdita).” sono purtroppo passato per questi mesti eventi nell’azienda in cui ero assunto e che ha chiuso per insolvenze, tra di dipendenti e in accordo con il titolare abbiamo iniettato denaro pur di far sopravvivere l’azienda. Il risultato? Dichiarato fallimento, famiglie monoreddito con mutuo aperto, soldi vanificati nel nulla, due bei anni di mobilità con pochissime speranze di reinserimento lavorativo e ulteriori spese da affrontare.
    Il mio pensiero va ai giovani che dovranno affrontare il futuro, sono preoccupato per loro ma credo nella loro forza, ma è importante che cambino quel clichè che ha dato forma alle generazioni passate, me compreso, e che ci ha indotto a lavorare sempre a testa bassa e mettendoci sempre in competizione con il prossimo per arrivare a fine anno e ad aver risparmiato cosa? Ho imparato una cosa, che ogni minuto che spendo per il sistema nessuno me lo ridarà indietro, quando è passato è passato, e i minuti (non) vissuti non si possono accumulare in un conto corrente o moltoplicare in un fondo alle cayman, quindi dedichiamoci alla VITA!!

  • Voreno:

    Tutto molto interessante. Ma dopo la riflessione, di solito segue l’azione.
    Come è possibile che non ci sia nessuna forza politica in Italia che dia voce al malcontento del 90 per cento dei cittadini? Subiamo da novembre un governo politicamente illegittimo, perché non votato, e non facciamo un fiato. Gli Italiani scenderanno in piazza solo se la nazionale di calcio vincerà gli europei. Siamo un Paese normale?

  • andrea'65:

    L’esempio della Grande Distribuzione non tiene conto che i pagamenti sono min.180gg, quindi gli incassi mensili sono come un prestito allo 0% d’interesse.Si parla di decine di milioni al mese per 6 mesi a costo zero,guagliò.

  • Gianfranco:

    Caro Renzo,
    in parte hai ragione sull’IVA, ma tieni conto che il 21% sul solo aumento di valore non riesce a compensare le altre tasse ed imposte.
    Se, poi, consideri quanta evasione c’è, va a finire che con l’IVA non si riuscirebbe a coprire nemmeno il 10% del fabbisogno nazionale.
    La soluzione dovrebbe, invece, essere quella che TUTTI paghino le tasse, quindi una drastica riduzione dell’IVA su molti servizi (artigiani & C.), con la possibilità di detrarre dal reddito parte delle spese dimostrabili sostenute e con CARCERE per chi evade, ma che sia vero CARCERE, come negli USA e non solo una minaccia.
    In economia non ci si improvvisa o non si seguono mode o padroni, come sembra stiano facendo Monti & C., ma si sta sul campo di battaglia e solo in questo, e non sui libri, ci si rende conto dei risultati delle proprie azioni.
    Peccato, Monti avrebbe potuto fare molto, invece ha fatto solo molto rumore.

  • gibuizza:

    Sono pienamente d’accordo con i ragionamento dell’articolista e mi piacerebbe ci fosse un po’ più di chiarezza sul tema tasse, soprattutto su quel perverso meccanismo che se facciamo girare il denaro, quest’ultimo andrà sempre più allo Stato. Sarebbe utile, visto che sui media tradizionali non è pensabile venga sviluppato un argomento di questa natura con esperti non allineati, che qui si facesse una specie di dibattito scritto, con la partecipazione di chiunque volesse partecipare, in cui ogni esperto esprime il suo parere (scritto cosicché verba volant …..) e noi possiamo leggerli e farcene un’idea.

  • the crusader:

    Ottima analisi quella di Franceschetti!
    Ha dimenticato solo un particolare:
    le imposte servono soprattutto a calmierare l’inflazione. La BCE immette continuamente liquidità nel sistema, creando soldi dal nulla e prestandoli alle banche. Se non ci fossero le imposte l’inflazione schizzerebbe a tassi da capogiro. Allo stato attuale, se non ci fosse il Sistema Ponzi l’inflazione sarebbe a – 10% e il pil a -15%, considerando la sola economia reale.
    Concordo l’analisi di Renzo, basterebbe l’IVA al 24%, magari al 25. A patto però che lo Stato finisca di buttare i soldi, regalandoli a banche e multinazionali, che si privatizzi tutto il privatizzabile, ma non per regalare soldi e imprese agli amici o creare monopoli privati come si è fatto, ma cercando di frammentare il mercato, inserendo rigide regole di concorrenza che le “lenzuolate” degli ultimi anni hanno abolito.
    Oggi un grande problema sono i monopoli privati, agevolati dall’assenza di libera concorrenza.
    Meno tasse, Sovranità Monetaria, Stato leggero, svalutazione competitiva ed un capitalismo con severe regole che proteggano la produzione nazionale e limiti il potere delle multinazionali sono l’unica via d’uscita alla crisi.

    • Mauri:

      In uno Stato con moneta sovrana, oltre allo scopo che hai citato (leva sull’inflazione), le tasse hanno altri 3 scopi:
      1) limitare il potere economico dei più ricchi, contenendo gli squilibri sociali
      2) imporre alla cittadinanza (attraverso il pagamento delle tasse stesse) l’uso della sua moneta
      3) incentivare l’uso di azioni socialmente utili (beneficienza, ristrutturazioni, ecc) o disincentivare quelle dannose (alcol, inquinamento, fumo…)

  • kli:

    Io parlo da ignorante,mi chiedo io ma noi continuiamo a pagare tutto quello che possiamo,la colpa è solo nostra!!

  • gliese:

    Serve per tamponare la spesa pubblica e mantenere il carozzone dei dipendenti pubblici.

  • Tidivic:

    Scusate il fuori tema ma riguarda sempre questo governo non eletto che ha imposto l’imu. La Fornero dice che il lavoro non è un diritto. Che i tanto osannati tecnici non conoscessero la Costituzione e che non la conoscesse neanche”l’amato” presidente della Repubblica era ormai evidente altrimenti non staremmo ridotti così ma che si sconoscessero anche i primi 10 articoli da persone che si definiscono luminari del diritto, professori illustrissimi è veramente il colmo. Che la ragazza avesse bisogno di qualche ripetizione si era capito anche prima quando ha combinato il pasticciaccio degli esodati ma questa è l’apoteosi dell’ignoranza, della spacconeria e dell’impunità. Poi però la giovine e fulgida ministra si corregge e dice che è il POSTO DI LAVORO a non essere un diritto non IL LAVORO. CI SCUSI EMINENTISSIMA AVEVAMO CAPITO MALE

  • Cito il caso personale, che è abbastanza comune: le mie entrate sono stabili (da circa 10 anni), pertanto restano mediamente stabili anche le uscite, avendo poco margine. L’introduzione dell’IMU e l’aumento dell’IVA non hanno alzato il livello delle mie uscite, ovviamente. Questo significa che ho provveduto a tagliare le spese non indispensabili (si chiama “economia di guerra”, da ieri i giornali ne parlano apertamente).
    Stavo acquistando una nuova macchina quando Berlusconi ha aumentato l’IVA dell’1%, e ho così telefonato al concessionario annullando l’appuntamento: rimando di un anno.
    Facciamo 2 conti molto approssimativi: un’auto da 25.000€ che dura 10 anni introduce una spesa media di 2500€ all’anno. Rimandare l’acquisto di un anno significa risparmiare 2000€, se tolgo 500€ probabilmente necessari per le riparazioni sulla vecchia auto, che ormai ha raggiunto i 300.000 chilometri. Questi 2000€ equivalgono all’incremento di IVA che spenderei in 10 anni circa. Così l’IVA è sistemata.
    Per l’IMU ho speso 100€: quest’anno faccio a meno dell’imbianchino e sono a posto.
    Questi esempi servono solo per provare che queste imposte non servono a risollevare l’economia italiana né a portare soldi allo Stato, anzi…

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