In una delle tracce della prova di italiano dell’esame di stato 2012, il ministero ha dato agli studenti, da commentare, un curioso (e invero non particolarmente significativo: in genere i funzionari del ministero danno la sensazione di non sprecare troppe energie per un esame che del resto, malgrado la macchina burocratica pachidermica e ipocrita, è poco più di un lasciapassare, di un formale rito pseudo-iniziatico retoricamente enfatizzato da certi brutti film commerciali) passaggio della Banalità del male, il celebre pamphlet di Hannah Arendt (il quale, invero, se venisse realmente letto, cioè letto e riletto attentamente, dovrebbe sollevare alcuni interrogativi, dato che l’autrice dà conto, con onestà – tanto da attirarsi, a suo tempo, addirittura velate e meno velate accuse di filonazismo – di aspetti come la “fase filosionista”, che il nazionalsocialismo effettivamente, e paradossalmente, attraversò, e il Piano Madagascar, fatti apposta per mettere in dubbio certi risvolti della narrazione e della rappresentazioni ufficiali e consolidate dell’Olocausto, o meglio della Shoah).
«Il sottosegretario Josef Bühler, l’uomo più potente in Polonia dopo il governatore generale, si sgomentò all’idea che si evacuassero ebrei da occidente verso oriente, poiché ciò avrebbe significato un aumento del numero di ebrei in Polonia, e propose quindi che questi trasferimenti fossero rinviati e che “la soluzione finale iniziasse dal Governatorato Generale, dove non esistevano problemi di trasporto”».
Uno scolaro attento, troppo attento (rarissima avis, sfortunatamente – o fortunatamente), potrebbe legittimamente domandarsi perché mai, se la soluzione finale consisteva, come la vulgata impone, nello sterminio (dal verbale della Conferenza di Wannsee e da altri documenti parrebbe, invero, com’è noto o dovrebbe essere noto, che essa fosse una territorialeEndloesung, una soluzione finale territoriale, ossia una deportazione: qualcosa, comunque, di inumano, di equivalente ad una persecuzione e ad una pulizia etnica – una delle tante, purtroppo, che hanno afflitto la storia recente e remota, e certo non solo per opera di poteri di destra), il sottosegretario Bühler si sarebbe dovuto preoccupare per il futuro sovrappopolamento ebraico della regione da lui governata.
Per inciso, se, come la vulgata esige, lo sterminio e le camera a gas erano segreti di stato – il che spiegherebbe la sorprendente assenza, problematica per lo storico, di qualsiasi traccia documentaria, burocratica, archivistica –, allora in nessun caso i partecipanti alla Conferenza di Wannsee avrebbero potuto, come invece emergerebbe dal processo Eichmann, parlarne come se nulla fosse, e con dovizia di dettagli tecnici, dopo la conferenza stessa, alla presenza di domestici e camerieri, oltre che di un opaco burocrate come Eichmann.
D’altro canto, come osserva un grande storico israeliano, Yehudah Bauer, «The public still repeats, time after time, the silly story that at Wannsee the extermination of the Jews was arrived at». A quanto pare, i burocrati del ministero si sono accodati alla fede nella «stupida storia».
I diari di Goebbbels, per dirne una (giudicati, pare, autentici o falsi a seconda di ciò che dicono, o che si vuol far loro dire: fenomeno non infrequente, questo, nella storiografia), dicono che gli ebrei sarebbero dovuti essere prima concentrati verso Est, poi deportati in Madagascar.
“Evacuazione” e “deportazione”. Che sono certo segno di un’intolleranza e di un rifiuto difficilmente accettabili in qualsiasi odierna civiltà democratica, o che voglia dirsi e presentarsi tale, ma che potevano essere in certo modo spiegate, se non giustificate, nel clima esasperato, testo e convulso del periodo bellico, in cui l’Ebreo e il Bolscevico erano il Nemico (non diverso era il fanatismo leninista e stalinista contro i “nemici del popolo”, e anche, razzisticamente, contro interi popoli, come il bessarabo o l’ucraino, considerati di per sé, arbitrariamente e pretestuosamente, filoborghesi e controrivoluzionari); ma che sono, in pari tempo, altra cosa dalla volontà di un – del resto storicamente e tecnicamente improbabile – sterminio “sistematico” e “biologico”.
Con tutto ciò, beninteso, non ha senso negare l’Olocausto, o meglio Shoah (Olocausto, “sacrificio attraverso il fuoco”, è termine della sfera sacrale e religiosa, che mal si attaglia ad un evento storico, a meno che non si voglia, come pure si è fatto, “sacralizzare” la Shoah, considerandola come il Male Assoluto e lasciando, colpevolmente e semplicisticamente, sullo sfondo infinite altre catastrofi, passate e presenti, dallo sfruttamento neo-colonialistico di parte del mondo a quella silenziosa, inarrestabile e planetaria strage d’innocenti che è, in fin dei conti – checché se ne pensi e se ne dica, e anche per la religione ebraica –, l’aborto).
Innanzitutto perché, prima di affermare o negare una realtà o un concetto, essi dovrebbero essere definiti, o ridefiniti, con precisione, il che nella fattispecie parrebbe necessario, ma (anche per conformismo o pigrizia, ideologici e storiografici) ancora ben lungi dall’essere adeguatamente, diffusamente e concordemente compiuto; in secondo luogo perché, se Shoah vuol dire catastrofe, allora innegabilmente la deportazione forzata degli ebrei e la loro decimazione per tifo e fame tale fu: una delle infinite catastrofi, spesso dimenticate e senza nome, di cui la storia è costellata; in terzo luogo, last but not least, perché tutti, insegnanti storici giornalisti, tengono famiglia, e non tutti possono permettersi costose e vane battaglie legali per difendersi da infamanti accuse di “negazionismo”.
Il quale, peraltro, non esiste, se non agli occhi dei paladini dell’ortodossia, dato che nessuno ha mai negato che i lager siano esistiti, e che svariate centinaia di migliaia di esseri umani (non più di un milione, stando alle vittime accertate e identificate dagli archivi della Croce Rossa a Bad Arolsen: http://4.bp.blogspot.com/_s5yaZ0Ye2Mo/RrU7Ouu69KI/AAAAAAAACkI/4Ody4MwX-WY/s1600-h/paage_1.jpg
cui si affiancano i Totenbucher di Auschwitz, che Gorbaciov ebbe l’idea, onesta ma spinosa, di rendere alla Germania, e che sembrano essere visti dalla storiografia ufficiale con un certo imbarazzo: http://www.ihr.org/jhr/v12/v12p265_Weber.html)
vi abbiano trovato, purtroppo, sofferenza e morte.
L’unico negazionismo legittimo è il negazionismo del negazionismo, dunque un atteggiamento che non nega, ma afferma e riafferma, ridefinendo: non insegna forse Hegel che l’errore, nella storia così come nel pensiero sulla storia, è un momento della verità?





























Hannah Arendt e le sue considerazioni sulla soluzione finale.
Ho letto più di un libro a riguardo…le cui conclusioni non sarebbero mai definitive.
La storia è scritta dai vincitori e contestata dai “reietti”.
La Verità, come al solito, giace nel mezzo…della sofferenza degli innocenti…degli stolti e degli sconosciuti.
Il ghetto di Varsavia come il bunker del Führer.
Luoghi reali od immaginari?
Reali come il dolore degli innocenti…immaginari come l’ardore degli scrittori.
Riporto a Voi questo mio miserissimo link:
http://piccolocardo.webnode.it/news/al-di-sopra-del-male-il-sapore-del-luppolo-parte-i-/
…sulla banalità del male.
Non lasciamoci prendere…né rapire dalla necrosi mediocre ed impersonale del conformismo!
Un saluto,
Elmoamf
mah.
L,operazione Madagascar era stata pianificata da tempo primo e con la collaborazione degli Anglosassoni
http://okkulte-nazis.blogspot.it/search/label/Hitlerlob%20im%20Likud
Anche da questo si evince che il Sistema ci avverte sempre, attraverso questi particolari significativi, di come stiano le cose in realtà, testando la nostra attenzione. Significativo, in quest’anno 2012, anche il passo di greco scelto per il classico..
Hannah Arendt : La banalità del male
La Arendt dev’essere un’ebrea onesta come lo erano Simon Veil e il suo compagno Jean Paul Sartre ebrei francesi (fra gli 800 mila della Francia).
Mi lasciai sorprendere quando qualche mese fa il nuovo patriarca di Venezia Mons. Miraglia si insediò in città alla presenza anche del Sinedrio veneziano del ghetto e richiamò il pensiero di Hannah Arendt (il Vangelo è démodé) il quale afferma che ” l’etica deve tornare ad essere la base della politica”.
Enrico Deaglio (cognato di Elsa Fornero): La banalità del bene.
Questo libro fu scritto nel 1998 e si riferisce a una storia riguardante Giorgio Perlasca nato a Varese, volontario fascista nella guerra civile spagnola, presente in Croazia al seguito dell’invasione italiana della Jugoslavia, presente quindi forse a Budapest durante il regime filotedesco al tramonto di Horthy, morto e sepolto nel 1992 a Maserà di Padova.
Nella sua vita Perlasca mai riferì l’aneddoto alla base del libro di Deaglio, nemmeno in ambito familiare, cioè di aver taroccato (specialità molto apprezzata dai khazari) un timbro dell’ambasciata spagnola a Budapest per creare un lasciapassare a qualche migliaio di ebrei ungheresi affinchè non venissero estradati a Auschwitz.
Storielle del tipo di questa di Deaglio sono state scritte sullo stesso cliché in altri Paesi d’Europa per dare lo spunto di nominare i cosiddetti ”Giusti fra le Nazioni”, una canonizzazione (propagandistica) prevista da Ebrei per certi Gentili che si siano mostrati devoti alla causa ebraica (Perlasca, il padre di Pero Angela ecc.).
Un tale romanzo fu scritto anche per l’allora ambasciatore giapponese in Lituania che là avrebbe avuto un’amante ebrea e si sarebbe speso per la stessa buona causa. I familiari giapponesi di tale ambasciatore hanno però diffidato gli ebrei odierni dall’infangare l’onorabilità del congiunto.
La cosa comunque trae spunto da quel Wollenberg ambasciatore svedese a Budapest nel 1944 il quale, anche lui col trucco dei visti consolari, avrebbe salvato 100 mila ebrei ungheresi dallo sterminio ma che alla fine della guerra risultò irreperibile. Si disse fosse rifugiato o sequestrato in Unione Sovietica (i falsari sono sempre in azione).
Chi invece era attivo a Budapest in quegli anni era il padre di George Soros (ebreo ungherese) il quale con la connivenza della Gestapo poneva i suoi correligionari davanti all’opzione: cedere i patrimoni a Soros in cambio di un lasciapassare per la Palestina o per gli USA oppure affrontare la deportazione (oggi si dice sterminio) verso Auschwitz.
ricorda elmoamf che non tutti i perdenti sono reietti vi sono vinti che con onore hanno creduto in certi ideali e sono morti tu al massimo riesci a sputare in terra
Premetto che nn ho avuto ancora il tempo di vederlo…
ma sicuramente in tema!
poi ne parliamo insieme magari…
http://www.youtube.com/watch?v=dati277iWTg
Francus
Molto interessante, molto. Ma manca qualcosa, non all’articolo in sè, ma alla vicenda Ebrei-Olocausto. Così come ce la racconta la storia i tedeschi, improvvisamente presi da raptus si mettono a perseguitare gli ebrei. Scrivo “improvvisamente” perchè la germania ante-guerra era una terra molto ospitale per costoro. Arrivano i nzisti al potere, con la spintarella inglese, e cominciano i guai. Ecco, se a scuola ci avessere fatto leggere e spiegato la “dichiarazione Balfour” forse ci saremmo fatti una ragione sul comportamento nazista. Quindi, una volta studiata la dichiarazione, sorge una domanda: gli ebrei sono stati perseguitati in quanto tali o perche’ avevano tradito la Germania? Buone cose a tutti