Anche se Lino non é molto propenso a rivelare le sue passioni, io voglio condividere con voi un’opera di sua creazione, Profumo di Fieno, composta da una serie di foto che mostrano il mondo rurale nella Bassa Padana dal 1970 al 1980. Un lavoro seguito col cuore. Credo e spero che queste immagini possano risvegliare gli animi oramai sopiti da tempo, intorpiditi dal caos prodotto da una società consumistica che ha completamente abbandonato gli antichi valori (rispetto, amore, famiglia e natura). Grazie Lino.
A seguire un brano tratto dal libro.
Laura
Questo libro racconta un mondo sano, l’aria pulita, il profumo delle viole, del fieno secco, il sorriso spontaneo, la profonda spiritualità della gente umile. È un tributo personale al mondo di mio padre e mia madre, alla loro fatica, alle crepe nelle mani tumefatte in inverno, alle loro speranze, ai loro sogni. Dedicato a chi vuole ricordare.
Verso la fine degli anni Sessanta la Bassa Padana ha conosciuto un grande cambiamento ambientale che ha portato con sé una mutazione nelle abitudini e nell’animo della gente.
Il cambiamento delle persone é andato di pari passo ad una profonda trasformazione del paesaggio agrario e naturale. La campagna era un territorio in cui regnava un delicato equilibrio. Sia negli ambienti naturali che nelle aree coltivate l’uomo conviveva in simbiosi con la natura.
Tutti gli appezzamenti di terreno erano circondati da alberi e non mancavano nei cortili le piante da frutto di varietà antiche e tramandate da generazioni. Quando nasceva una bimba si piantavano piante di noci che sarebbero servite alla costruzione del mobilio della camera da letto da offrirle in dote.
Non vi era uso di pesticidi, né di pratiche agricole deleterie per l’ambiente e l’uomo. La vita nelle campagne era dura, la fatica era molta, le mani erano grosse e callose e d’inverno piene di crepe, le schiene sudate bagnavano le camicie, i pantaloni e i calzini erano rattoppati.
Nonostante tutto, il sorriso regnava sulle labbra della gente e la serenità albergava nei cuori. Nei giorni di festa si respirava il profumo del bucato pulito steso all’aperto; specialmente nelle sacre domeniche, nelle chiese affollate, i vestiti puliti della gente odoravano di sapone di Marsiglia, inebriando l’aria prima che venisse pervasa dal profumo dell’incenso. Capitava spesso di sentire cantare e fischiare lungo le strade, le persone erano contente del poco che avevano. Erano gratificate dalla solidarietà sociale che le tutelava e le rendeva parte importante della comunità.
Il virus della scontentezza, generato dal miraggio di un consumismo del superfluo, del “non necessario”, non aveva ancora attecchito.
I bambini giocavano nell’aia liberi da ogni condizionamento umano e ambientale, imparando così a divenire uomini senza paura. Le bambine crescevano anelando di diventare madri a loro volta e trascorrevano il tempo giocando con bambole bionde dormienti dagli occhi azzurri. Sui sagrati e sui cortili ai ragazzi bastava un pallone sgonfio, un gesso o una pietra per tracciare un percorso di gioco che li avrebbe fatti divertire per ore.
Nei mesi primaverili aquiloni costruiti con cannuccia palustre e carta di giornale prendevano il volo dagli argini sopraelevati dei canali e dei fiumi. Il divertimento era totale e incondizionato, si imparava a stare insieme e sbocciavano amicizie e amori. Non vi era la smania di possesso di oggetti o giocattoli sofisticati. Il miglior gioco era quello di imparare a vivere ed arrangiarsi. Erano frequenti infatti i piccoli furti di frutta nei broli dei ricchi, con il rischio di prendersi delle impallinate di sale, e la pesca di frodo.
Con l’arrivo del buio i più grandicelli accompagnavano i pescatori di rane o gli uccellatori che con le reti pattugliavano le siepi per catturare i primi Tordi e nei pagliai i Passeri dormienti.
I vecchi nelle famiglie erano rispettati e considerati saggi per la loro lunga esperienza di vita; venivano apostrofati con il “voi” anche dalla nuora. Il rispetto per gli anziani e per il prossimo traeva origini dalla fede cristiana che permeava le coscienze. Grazie alla autorevolezza dei vecchi saggi la conflittualità nelle famiglie era pressoché inesistente e senza conflitti non vi erano malattie [1]. Era la prima cellula di vita sociale.
Furono gli anni della serenità e della certezza di un futuro migliore. Non si immaginava di dover passare da una condizione felice in cui la terra chiedeva sacrifici all’uomo e dettava le sue ferree ma eque regole, ad un periodo di instabilità che ha portato, con la meccanizzazione, la disoccupazione nelle verdi campagne e riempito le tetre fabbriche, da subito rivelatesi alienanti e spersonalizzanti alla gente che aveva sempre avuto il cielo come soffitto. I bei volti sorridenti si abbruttirono.
Gli anni Sessanta sono stati per il mondo contadino il periodo più florido, sereno e ricco di speranze del dopo guerra. All’inizio degli anni Settanta già si cominciava a percepire la radicale trasformazione in corso. I contadini di quei tempi sono stati i protagonisti senza volto della nostra storia recente mai scritta e tristemente dimenticata.
Lino Bottaro
Note
1. Recenti studi confermano la lunga durata della vita e l’as- senza di tumori nelle società agricole prive di conflittualità. La scoperta delle Leggi biologiche della Nuova Medicina Germanica ne confermano infine l’attendibilità.
Per chi é interessato, il libro é acquistabile nel sito fotografiitaliani.com





























Quello che dite l’ho vissuto in prima persona quand’ero bambino cresciuto nella cascina dei nonni materni in un piccolo paesino di 300 persone. I contadini si davano un aiuto tra di loro senza chiedere nulla e tutto funzionava, andavo con i nonni in campagna a piedi nudi, non c’era nessun pericolo e ci dissetavamo nelle fonti locali senza nessun problema, lo zio mi caricava a volte sulla groppa del mulo (non c’era la sella ma il semplice basto da tiro ) e andavo da casa al posto di lavoro senza nessun problema. Una volta (avevo circa 4 anni) ho fatto qualche marachella e lo zio mi viene incontro con la promessa di una severa sculacciata, scappo di corsa e mi infilo nella cuccia del cane di guardia, un cane lupo piu’ grande di me. A questo punto ilo cane si posiziona davanti alla cuccia in posizione di attacco e mostra i denti allo zio con un lungo ringhio, lo zio si ferma sbigottito ed esclama : Va bene, per stavolta finisce così ma non fare piu’ sbagli. D’inverno alla sera gli anziani si riunivano nella stalla pulita ed ordinata mentre noi bammbini, io e i miei cugini, stavamo accanto a loro a sentire le favole che ci raccontava la nonna. Lungo la via principale del paese, in terra battuta e pietre, c’erano diverse panchine il legno sulle quali si sedevano alla sera dopo cena, gli abitanti a parlare tra di loro dei diversi problemi e concordare le possibili soluzioni, il mostro televisivo per fortuna non c’era ancora. Questo mondo adesso è sparito e non tornerà piu’.
Caro ezio,
non vorrei fare il “bastian contrario” ma tutto questo (e se non tutto almeno buona parte), prima o poi tornerà.
Vado dagli “-enti” agli “-enta”, sono giovane ed inesperto, e l’unica persona con cui ho respirato quella splendida atmosfera era Giulio, il “mio” caro nonno dal cuore d’oro, ma ricordo bene quelle sensazioni ed oggi sono più vive che mai.
Tutto ciò che sembra finire nel Mondo, dai soldi, alla politica, alla religione, e così via, nel cuore di tanti è già finito e ciò che è rimasto è tanta voglia di vita sana e genuina.
Non sono l’unico a cantar fuori dal coro, conosco tanta altra gente che nel proprio piccolo è già ripartita. Potranno anche provare ad impedircelo, ma goccia dopo goccia scaveremo anche la roccia…Che sia acqua, lacrime, sudore o sangue poco importa, la scaveremo.
Un abbraccio
e sempre grazie a Lino e Laura!
-Enrico-
mi fai venire un nodo in gola !!!!!!!!!
Emozionante! Grazie!
Capisco tutta questa nostalgia, i ritmi della natura e gli odori della terra con i suoni armonici e non udibili di tutto ciò che è intorno a noi senza darci disturbo alcuno, sono emozioni vere, dopo essere stato stancato dalle stesse per avere trascorso una giornata nei campi ed a contatto con gli animali, ti resta la felicità, la vita a contatto con la natura ti stanca ma ti dona la felicità, sudi ma non soffri, tutto il corpo viene corroborato dalla stanchezza e dallo sforzo divino che la terra dona in quanto dalla terra siamo stati generati. Al contrario trascorrere per lavoro ore ed ore dentro il mondo virtuale per aggiornamenti, creazione, lettura ect,ect, rende la vita spenta, eppur tanto si fa, tanto si apprende, tanto si crea e costruiamo, ma alla fine siamo vuoti, il corpo non viene corroborato, la mente anche se più capace e piena di informazioni è colta dall’infelicità, le dita in movimento, gli occhi attenti, le gambe immobili, il corpo quasi prigioniero, lanciano messaggi al nostro passato e sottovoce ci dice cambia percorso prima che la felicità non sai più dove trovarla. Un essere umano non dovrebbe mai usare appieno il mondo Matrix a immagine di Satana farlo significa dare un colpo di grazia ai profumi della natura. Giusto e saggio dire che la Creazione di Dio è molto più affascinante del mondo tecnologico satanico.
Un uomo e la sua terra sono una cosa sola.
Ho 47 anni, ho vissuto e sentito ogni singola parola dell’articolo, e anche un po di più..compresa l’impallinata al sale proprio per i piccoli furti di frutta dai terreni dei ricchi…
come rimpiango quei tempi..! L’unica consolazione…è di averli vissuti.
Concordo con ezio perche questi tempi li ho vissuti pure io pero sono ottimista come Tao
forse perche lo desidero tanto e ci penso spesso,ma non ci arrivero spero per i miei nipoti
a cui racconto spesso di quella vita che era dura ma meravigliosa
Se non ci fossero quelle ruote gommate riciclate per l’agricoltura, le Fiat 500 e 1100 nonchè qualche ciclo e motociclo, potrebbe essere un contesto rurale dell’800 fortunatamente (negli anni ’60) ormai privo della povertà del bracciantato agricolo umiliato e angariato dai padroni.
La natura produceva un flusso di vita pulsante, imperioso e gratuito che infondeva gioia e ottimismo a tutti mentre uomini donne e animali egemonizzavano completamente il creato formando un indistruttibile tessuto sociale.
Sono immagini che provocano una nostalgia straziante.
La terra è stata tradotta in business .
Con le politiche economiche corrotte , con bilanci da capogiro.
Le erbe sono state chiamate “infestanti”( termine inserito tra i laureandi agrari a titolo di carriera ).
Dal temine colone agricolo, negli anni 50/60, si inserì il il nome di contadino, non era soggetto a tasse e contributi ,ed in quanto povero, godeva della stessa esenzione tasse dei benestanti podestà, ( il classico gioco degli opposti), in funzione dei feudi democratici.
Nel 1970 l’agricoltura non era interessante al marcketing , i valvassori preferivano far palanche tra le grandi città, oppure nel turismo balneare, ES: chi era nella grazie , veniva ” elevato “a piccolo borghese, la banca gli prestava a poco tasso d’interesse, 3 milioni lire per comprare una scatola di cemento a Sputorno ligure, che si rivendeva dopo un vent’ennio a 300 milioni lire ( senza troppi restauri), e così, si è cementato a dismisura, boschi e campi, il cibo costava poco ed era in esubero,a tal punto che per la salvaguardia del marcketing, il governo pagò il prodotto agricolo tramite l’AIMA, per distruggelo ,( a debito pubblico), sovvenzionando cifre folli a chi si vendeva per le mille grazie, ( ostie comprese).
Ehh, si qui siamo negli anni 70/80,nel pieno della seconda rivoluzione agricola, quella dell’abuso consigliato del napalm, e simazine , che poi si scopri tramite gli organi di controllo che andavano nei pozzi,
e si passò aqll’abuso della trimaziana, ( perché aumentando la polivalenza , non erano punibili a titolo di legge).
Ahh, nel frattempo pioggia di denaro ad uso clientelare agricolo, miste a vessazione bancaria ( visto che il costo del denaro negli anni 80, era prestato al normale cittadino al 23 per cento, ai compagni di merenda
al 5 per cento, promettevano ottimi affari agricoli, (più banche che bar)I in sintonia, con l’inserimento delle tartasse agricole in escalescion , si commerciavano terreni eludendo le leggi agricole ( la prelazione agricola), che non più operativa in quanto, il titolo di acquisto terreno agricolo veniva stravolto a favore delle società, o con inganni sindacali di falso affitto, lo stravolgimento della legge ha costituito l’evento dei podestà e la fine del contadino classico.
Negli anni 90, la terza rivoluzione agricola, il randaup magico.
Ricordo che c’era un rivenditore, fornito di catalogo con miracolosi prodotti più selettivi del glifosate , che selezionavano il tipo di ortaggio, ES: selettivo cavolo ,dai il prodotto e non ci saranno” infestanti”, e vendi il cavolo ad un altrui.
In escalescion ,sono le taciute malattie delle piante , (misteriosamente incurabili).
La soluzine più attuale , e più classica è quella di sfogliare il portafoglio, comprare nuove piante, peccato , sono piccole occorre farle crescere, ed è la manna dei vivaisti , vere e proprie fabbriche in mano a pochi stra ricchi , visto la grande richiesta sul mercato al prezzo duplicato o triplicato , e comunque le piante si riammalano nuovamente.
Una cosa sembra certa, il contadino non si può ammalare.(versione ridotta).
L’ agricoltore, tra veleni è marasmi burocratici doveva , mordere nell’aglio e dire ,molto buono, a vessazione di povero ignorante stupido.
.
IL contadino è soltanto un simbolo derubato , vendibile a linea verde, dove il podestà, paga da 3 a 8 mila euri, alla RAI truppa ,più vitto e alloggio gratuito, per vendere illusione televisiva, a spese altrui, soldi detraibili per chi ha una grande mole di affari.
Risultato , molti controllori diventano podestà.( più o meno come i vassalli e valvassori)
I” grandi “sono ARGONAUTI , personaggi che stufi delle troppe attività balneari, e insegnano biodinamica economica, più che agricola, su estirpati boschi collinari, sbancati di almeno 8 mt. in profondità .
Sbancati in tutti sensi!!! vivono nel proprio paradiso terrestre.
Quando vogliono , portano 15 giapponesi a fogliare le sue viti nel centro benessere di collina, viaggio e spese pagate per la scuola di agricoltura immaginaria.
il tutto a spesa pubblica.
tutto ?? si tutto.(no!!! di più).
Commento automoderato.
Concordo caro Brunotto. Vi sarebbero da scrivere cose ulteriormente strazianti sul declino della civiltà contadina…
@LAURA & LETTORI/LETTRICI di SL,
credo & penso che in primis NOI AUTORI ma anche i LETTORI/LETTRICI di SL dovrebbero ringraziarti per questo POST e Ti dirò anche il PERCHE’; far conoscere alcuni aspetti poco conosciuti di un ESSERE vivente sia in senso POSITIVO che NEGATIVO per me ma NON SONO certamente l’ unico a dirlo è SEMPRE un BENE ad esempio come in questo caso scoprire che LINO che è il responsabile di STAMPA LIBERA, abbia una grande & innata SENSIBILITA’ naturale in particolare verso il per tanti di NOI rimpianto MONDO RURALE e sia anche un bravissimo fotografo è un fatto molto UTILE & POSITIVO in quanto è un’ ulteriore garanzia sull’ ETICA & SERIETA’ & BONTA’ del sito medesimo !!!
NAMASTE’-ALOHA-HASTA SIEMPRE
SDEI
SERGIO
P.S.: mettimi da parte per favore, una copia del suo libro mi raccomando AUTOGRAFATA
Grazie Sergione per la tua solare generosità e schiettezza
Bellissimo!
Sabato scorso ho accompagnato mio figlio a “montegar” (far salire) le vacche in malga, quattro ore di cammino sotto la pioggia.
Adesso lui è in malga, in mezzo alle sue mucche, tornerà a casa il giorno prima dell’inizio della scuola dopo avre “frequentato” per tre mesi la più grande scuola di vita: La Natura.
Non sai che darei per poter fare la stessa cosa!!! E non sto scherzando.
Spero che almeno lui sia consapevole e felice.
Le immagini riprese dai video, ieri sera mi hanno fatto addormentare malinconico e allo stesso tempo sereno. Quanti ricordi in quelle immagini, soprattutto quanti bei sorrisi veri non di facciata solo per apparire dentro una foto. Se avessi saputo nello scorrere degli anni, che i più bei anni sono quelli che ho lasciato addietro, non avrei comprato mai nessun orologio ne appeso alcun calendario, tantomeno avrei permesso al tempo d’andare avanti.
In malga ci va di sua spontanea volontà, poi adesso che ha una vitella tutta sua le motivazioni sono a mille.
Pensa che pur abitando in un paese di montagna (2500 abitanti circa 300 mucche, 300 capre, 500 pecore e 50 cavalli) tutti lo definiscono “poveretto” e lo compatiscono perchè va in montagna a lavorare mentre i suoi amici se ne stanno in paese a bighellonare.
E’ il ritratto della felicità.
Ciao.
P.S. I primi di luglio ci sarà anche una piccola transumanza del gregge (800 pecore circa) se vuoi partecipare mandami un’email
Marcello mi piacerebbe non poco, ma per “fortuna” lavoro e non mi sarebbe possibile fare l’esperienza per via dei tempi ristretti, ad averlo saputo prima ci provavo a farmi dare un paio di giorni, mannaggia. Sicuramente ci sarà una prossima volta, tienimi presente semmai, avvisami però per tempo, anche fosse inverno. Adoro la montagna e non temo il freddo, anzi col freddo mi rigenero!
Totalmente d’accordo con Tao. Molte delle case dei nonni sono ancora in piedi (a differenza di certi recenti capannoni industriali)… non sarò mica l’unico ad averne ereditata una dal nonno! Mi faccio un culo come un mammuth ma finora nessuna tempesta chimica è riuscita a fermarmi (ne fanno scherzi strani con la geoingegneria): sto raccogliendo l’aglio ed è venuto bene, per non parlare di cetrioli, zucchine e patate (ne ho fatte almeno 20 quintali). Più siamo a prenderci cura della terra più acceleriamo il crollo di Babilonia. I tempi descritti nell’articolo non sono così lontani, non abbiamo ancora perduto del tutto la capacità di entrare in sintonia con l’ambiente. Il nemico è forte ma non è calmo. Disperde molto, ottiene poco. Zappare è piacevole. Ciao a tutti!
Questi sono gli articoli che vorrei vedere più spesso su SL capaci di liberare una sana energia, cosi almeno potremo spezzare le reni a quelli catastrofici che nel susseguirsi uno dopo l’altro fanno emergere pessimismo, rabbia e tristezza, facendo il gioco dei potenti..
Ricordare che il nostro mondo può essere molto bello e vivificante è non solo un diritto ma oggi più che mai un obbligo, solo il positivo può contrastare il negativo..