Sono già tanti anni ormai che Andy non c’è più, se n’è andato nel 1987 dopo un intervento chirurgico alla cistifellea. Ci ha lasciato in eredità una delle più grandi e meglio architettate beffe alla nostra capacità di giudizio, che ha comportato conseguenze che non riusciamo neppure ad immaginare non solo nelle gallerie e nei musei, ma nella vita di tutti i giorni.
E dall’aldilà sembra prenderci ancora in giro con dei colpi magistrali, come quello verificatosi da Sotheby’s a New York nel novembre del 2009, quando “200 one dollar bills” una sua opera realizzata in serigrafia nel 1962 è stata battuta in asta a 43,7 milioni di dollari.
Ma facciamo un passo indietro e torniamo ai primi anni cinquanta, quando il giovane Andy, nato a Pittsburg da genitori slovacchi, comincia ad avere successo nel mondo della pubblicità collaborando con riviste come Vogue, Harper’s Bazar, Glamour.
In quel tempo ha una creatività fresca, un candore e un tocco di grande poesia nel disegno, con la tipica tecnica irregolare e suggestiva denominata blotted line. Memorabili i disegni delle Golden Shoes presentati nel ’56 in Madison Avenue. Insomma Andy inizia la carriera come delicato giovanotto di belle speranze, talentoso e dall’occhio infallibile.
Poi l’idea della sua vita: portare il supermercato nelle gallerie d’arte. Esporre cioè quel che rappresenta il paesaggio quotidiano della gente comune: il barattolo – con tanto di brand visibile – di una popolare zuppa in scatola, la Campbell, la scatola di un detersivo, con il marchio Brillo, e poi opere che raffigurano simboli commerciali come il logo Coca Cola. Realizza i primi dipinti che si rifanno a fumetti, immagini pubblicitarie, icone pop come Mao e soprattutto Marilyn e inizia a usare procedimenti serigrafici per produrre in serie le sue opere, fonda la “Factory”, officina di lavoro collettivo e… Boom! La sua fortuna, notorietà, prestigio come guru
dell’avanguardia creativa schizzano alle stelle e in breve tempo il nome di Andy diventa famoso nel mondo, tutto ciò che dice diventa Vangelo dell’arte, della comunicazione, delle scienze sociali, tutto ciò che fa diventa esempio inarrivabile di emancipazione intellettuale e finanziaria per gli altri artisti. Perché?
Certamente gran parte del merito va alla lucidità con la quale intercetta il gusto della gente comune, divenendo uno dei padri indiscussi della Pop Art, ma un aspetto non ancora sufficientemente valutato nella sua effettiva importanza riguarda chi, direttamente o indirettamente, lo sostiene e lo consacra come maestro della sua epoca: in quegli anni di dopoguerra il sistema di produzione delle merci, la pubblicità ad esso legata e lo star system stavano assumendo i connotati che oggi conosciamo. Occorreva però far arrivare alla gente, in forma subliminale, un concetto che avrebbe aperto la strada alla creazione dei bisogni superflui e al consumismo estremo che oggi possiamo osservare diffondersi nel mondo come conseguenza commerciale della democrazia: la merce, i prodotti, e i marchi che li contraddistinguono sono sacri. Fino a quel momento la gente aveva del sacro una concezione millenaria, in cui ad occupare lo spazio che la tensione al metafisico ed al trascendente che ogni uomo sente erano state le religioni confessionali, le superstizioni, i culti folklorici, i miti antichi della propria etnìa. Ma dal momento in cui il marchio commerciale dei prodotti entra nei candidi ed asettici templi dell’Arte, le gallerie ed i musei, tutti i riferimenti spirituali del passato vengono spazzati via per far posto al mito, all’etica ed all’estetica del Consumo.
Non appena gli industriali si accorgono dell’immenso vantaggio ideologico che la sacralizzazione delle merci comporta, partecipano attivamente all’operazione planetaria per lanciare Andy nell’empireo dell’arte come fosse il quinto e definitivo evangelista, ottenendo attraverso la sua buona novella il controllo emotivo dei bisogni della gente.
Un processo virtualmente irreversibile: se proviamo a dire a chi ha pagato milioni di dollari una serigrafia di Andy che se la sua cameriera trovasse in soffitta, anziché ben in vista sulla parete grande della sala riunioni, butterebbe nello sporco perché banale e tautologica, avremmo in risposta che proprio la banalità rappresenta il punto di forza della poetica di Andy: lui diceva, in una delle sue bibliche interviste, che i prodotti di massa rappresentano la vera democrazia sociale, poiché “anche il più povero può bere la stessa Coca Cola che beve Jimmy Carter o Liz Taylor”, pertanto rappresentare ripetitivamente questo genere di simboli ed icone non solo non è banale, ma è un fondamentale salto di coscienza.
Una volta lanciato Andy, viene sdoganato definitivamente il concetto di merce come riferimento spirituale: da quel momento, anche se non ci serve davvero materialmente comprare quell’articolo di consumo, o non abbiamo abbastanza soldi per farlo, lo
compreremo ugualmente, facendo debiti, per nutrire con esso il nostro spirito assetato della buona novella. Bingo!
In poche parole la nostra capacità di giudizio è stata aggirata e resa inservibile con il più sofisticato gioco di specchi mai concepito, che una volta installato nell’immaginario collettivo, continua a lavorare da solo, producendo soldi dal nulla.
Esempio paradigmatico la vendita di “200 one dollar bills” di cui parlavo all’inizio. Togliamoci gli occhiali del mito che i media ci hanno astutamente infilato sul naso senza che ce ne accorgessimo e guardiamo l’opera per quello che è: una tela con una fotocopia serigrafica di duecento banconote da un dollaro. Smontiamola e vediamo di quale materiale simbolico è composta: rappresenta il denaro, nella sua forma più piana e diretta. Banconote. Quindi un soggetto che ha unicamente valore simbolico, poiché da tempo il denaro non rappresenta più un controvalore in oro, ma solo un valore convenzionale attribuitogli da chi fisicamente lo stampa. Di questo soggetto, dal valore originario già convenzionale, Andy dà una rappresentazione non poetica o evocativa, come è proprio dell’arte, ma volutamente piana, banale e tautologica. Quindi una rappresentazione che ha valore artistico solo convenzionalmente, in seguito alla persuasione mediatica che ha convinto tutti noi della importanza di Andy. Insomma il nulla, a cui viene artisticamente aggiunto un altro nulla. E cosa ci si può ricavare? Nientemeno che 43,7 milioni di dollari! Ognuno dei simulacri da un dollaro sulla tela ne ha prodotti 200mila! Un
piano perfetto. Basta solo vedere uno dei video di Sotheby in cui il responsabile in capo ribadisce con trasporto che la tela è un capolavoro assoluto, tra l’altro in perfette condizioni di conservazione (ci mancherebbe, neanche mezzo secolo di vita, va bene che è una serigrafia e non sappiamo ancora come invecchia, ma significa semplicemente che la cameriera l’ha risparmiato).
Ma allora è forse un gonzo il compratore che spende tutti quei soldi per il nulla? Nel momento in cui compra certamente sì, poiché entra nel gioco di specchi pensando che un opera di Andy sarà un buon status symbol, ma poi certamente troverà un successivo compratore e recupererà il suo denaro, guadagnandoci. Il gonzo è sempre l’ultimo che arriva. E che in questo caso è l’uomo della strada, che al momento non ha soldi per entrare finanziariamente nel gioco di specchi ma lo farebbe se diventasse improvvisamente ricco. Insomma la gente, artisti compresi, o almeno tutti quelli che continuano a considerare Andy un faro abbagliante nel mondo dell’arte.
Beh, che dire… Andy, sei stato davvero bravo a farci fessi tutti.
Ma adesso scusa, devo correre al supermercato, ho finito la Coca e non posso rimanere senza. ![]()
Jervé





























E’ un problema che nn mi riguarda, purtroppo nn ho quarantatré milioni e rotti di dollari e se li avessi di sicuro nn mi andrei a comprare una fotocopia firmata da uno slovacco, voi mi potrete dire che è l’idea che conta, ma per me è un’idea di cacca, giusta per i gonzi, che come vedo abbondano.
Ma che cavolo di articolo è mai questo? Ben lungi dall’essere offensivo nei suoi confronti, ma credo che la sua conoscenza dell’arte e dei mass media sia piuttosto carente.
Prima di tutto: lo schema della sua ipotesi è questo: Andy Warhol è un artista che scala velocemente i gradini che portano all’élite dell’arte moderna americana, ad un certo punto la sua riflessione si sposta verso il mondo industriale moderno( che va dai barattoli di fagioli al fenomeno del divismo ), notato ciò gli industriali mettono Warhol su di un piedistallo pubblicizzandolo all’infinito per far sì che il suo messaggio subliminale di consacrazione della merce potesse arrivare a tutti, giusto? Niente di più sbagliato!
Va detto per cominciare che la Pop Art( ossia l’arte per il popolo ) nasce come forma di contestazione artistica verso l’Informale( Pollock, Kline, Rothko perlopiù ) un genere che essendo troppo complesso non aveva tra le sue potenzialità l’essere fruibile a tutti, ma solo a chi di arte ne masticava. Quindi tra le caratteristiche principali della Pop Art in fase di concepimento ci sono: 1) la rivalsa contro i maestri troppo intellettuali dell’Informale; 2) una necessità impellente di descrivere i cambiamenti del mondo contemporaneo in modo comprensibile e accessibile a tutti.
Già dovrebbe aver capito come la figura dell’industriale che trama nell’ombra, o che mitizza Warhol per i suoi scopi, è quantomeno demenziale. È già nella definizione stessa di Pop Art la mitizzazione del prodotto industriale, ma essa non è opera dell’artista( ! ), il rapporto che c’è tra l’artista pop e la sua creazione è più o meno quella che corre tra un prodotto e il pubblicitario. Warhol manipola le immagini prodotte dall’industria per i suoi scopi espressivi, e il suo successo( come quello di Oldenburg, Lichtenstein, Richard Hamilton, Jim Dine* ) è dovuto alla grande, grandissima, potenza comunicativa che l’arte Pop proponeva di contrasto all’ermetismo intellettuale dell’Informale.
Inoltre va detto che Warhol era tutto tranne che un servo del “sistema”. Diceva che <> non mi sembra esattamente una frase subliminale per invogliare la gente a vedere nei suoi lavori una divinizzazione della società del consumo, le pare? Il suo personaggio è costruito scientificamente per essere super-americano! Si chiamava Andrew Warhola, non proprio americano quindi, ma come ben sapeva era l’aspetto quello che contava. La sua meditazione( spesso inconsapevole ) è assolutamente fuori dal suo tempo, l’immagine come viene concepita in Warhol è un culto dell’immagine più simile a quello contemporaneo. Oltre ai suoi celebri dipinti ci sono altre sperimentazioni che denotano questa propensione avanguardista. Pensi ai film che duravano ore e ore come sono simili alla ripetizione all’infinito di certi video di You Tube.
Se lei guardando Green Coca-Cola Bottles( 1962 ) prova l’irrefrenabile bisogno di bere una Coca-Cola significa che di arte non ci capisce poi molto. O niente. Questo è uno dei suoi primi lavori, e rappresenta una serie virtualmente infinita di riproduzioni di una semplice e conosciutissima bottiglia di Coca-Cola. Il linguaggio utilizzato da Warhol in quest’opera è esplicitamente quello pubblicitario, anzi: della propaganda pubblicitaria, poiché la gente comprende solo quello che conosce( cito Cricco-Di Teodoro su Warhol ) non c’è niente di meglio per rappresentare il contemporaneo che rappresentare gli oggetti simbolo della società dei consumi, ma questa ripetizione ossessiva dell’oggetto ha come fine ultimo quello di riprodurre, artisticamente, lo straniamento che si prova di fronte ad uno spot pubblicitario. Non c’è in Warhol una subliminale spinta verso il prodotto, ma c’è una necessita di riflessione sul mondo delle immagini. Il motivo per cui Warhol riproduce anche i miti della televisione, della musica, del cinema e della politica è per farci giungere ad un’altra riflessione, più universale, che il consumo moderno non è solo alimentare, ma appartiene a tutti i meccanismi industriali che si rivolgono alla massa.
Se vuole bere una Coca-Cola faccia pure, ma non dia la colpa ad un’opera d’arte.
*se questi artisti sono meno noti al popolino è dovuto al fatto che Warhol è sempre stato una persona dotata di una esplosiva personalità. Come nel surrealismo tutti riconoscono Dalì, pochi riconoscono un Mirò( o perlomeno sanno spiegartelo ).
Considerare Pollock, Kline, Rothko artisti è mancanza d’informazione, o conoscenza.
Saluti
bellissima spiegazione lo dico col cuore
cit:
“Se lei guardando Green Coca-Cola Bottles( 1962 ) prova l’irrefrenabile bisogno di bere una Coca-Cola significa che di arte non ci capisce poi molto.”
Ma di marketing si.
Condivido l’articolo. Una volta con l’arte si rievocava il divino, nella modernita’ si tenta di negarlo e spostarlo… che e’ ancora piu’ grave.
Interessante articolo sull’Influenza della CIA nello sviluppo dell’arte occidentale apparso su Effedieffe (in formato pdf): http://www.lacrimae-rerum.it/documents/0-LR-InfluenzadellaCIAnellosviluppodell.pdf
Veramente nell’arte non si “rievocava il divino”, ma piuttosto lo si sfruttava per giungere a precise funzioni espressive( vedi: il decorativismo bizantino, l’umanesimo rinascimentale, l’esigenza realista di Caravaggio, ecc… ). L’articolo su l’arte e la CIA è idiota, piuttosto l’arte è in mano ai magnati( i mercanti d’arte ), e di certo in questo momento non rappresenta in alcun modo una affiliazione con la contemporanea situazione politica. L’arte oggi è in deriva a causa di un eccessivo individualismo dell’artista così concentrato a fare avanguardia a sé( come la Abramovic ) da non riuscire a comprendere un quadro più complesso e sopratutto più attinente al contemporaneo( inteso come necessità di rappresentare il contemporaneo ). In questo senso un ottimo artista è Will Cotton, per esempio, che sebbene sia uno dei più quotati non mi pare esattamente filo-americano o comunque attinente alla delirante idea che la CIA controlli l’arte, e fra l’altro pone una riflessione molto simile a quella di Warhol, ma tratteggiandola con uno stile iper-realista che si riferisce violentemente all’eccessivo bisogno di controllo della realtà nei nostri media.
E comunque che c’entra il marketing? Per caso Warhol era un dirigente della Coca-Cola? O guadagnava dai proventi di essa? Magari ha dipinto la Monroe perché possedeva i diritti dei suoi film? Lei ha un idea di marketing piuttosto complessa.
“L’arte moderna è stata un’arma nelle mani della CIA. Questa è la notizia che non è mai
entrata nel mondo della critica ufficiale, che ha sempre preferito costruire complicati teoremi per spiegare al popolo come accettare con entusiasmo le assurdità e le brutture
dell’arte moderna.”
È evidente che questo è un articolo scritto e pensato per una tipologia di lettore ben preciso: ignorante e tendente al vedere complotti anche sulla scomparsa dei suoi capelli.
Il popolo, sia ben chiaro, di arte non ci capisce un acca. E non è che i musei si sono riempiti perché Duchamp era( e lo era ) un signor artista, ma perché la massa degli idioti seguono le così dette “mode”. Se la gente ora corre a vedere Cattelan piuttosto che Cotton è proprio perché sono degli inguaribili caproni. L’arte come fruizione di Tutti lo è nel momento in cui Tutti hanno gli strumenti minimi per comprendere cos’é un ready-made piuttosto che l’uso della prospettiva di Paolo Uccello.
Di solito poi chi ama l’arte del passato e la contrappone all’arte contemporanea e moderna, è appurato che non ci capisce un tubo nemmeno di quella.
Tanto per sapere, visto che si è preso la briga sul suo blog di propinarci a suo dire “deliranti” quando Lei per primo, non si è preso evidentemente neanche la briga di guardare la fonte, Lei sotto che titolo a sua volta delira? Le dico questo messere, in quanto pregno della sua, permetta “boria”, non si è neanche reso conto che il sito da cui è stato preso l’articolo, è il sito di un critico d’arte e non solo, probabilmente con molte più competenze di quante ne abbia Lei.
Ora mi aspetto una sortita da parte sua senza avere l’onore delle spalle, visto che dare le spalle è dato solo agli uomini d’onore qual Lei, non s’è affatto mostrato.
A rileggerLa con i piedi a terra, visto che sul piedistallo ci si mette da solo.
- Admin -
Giuseppe Di Lorenzo, non si tratta di “vedere” complotti, intrighi politici o altro, ma l’arte e’ un preciso veicolo dello “stato d’animo” generale dal quale nasce il pensiero intelettuale dominante. L’arte presenta archetipi simbolici dai quali evoca una nostra precisa forma di coscienza… oggi l’arte mostra una coscienza destrutturata dal suo linguaggio divino. Non e’ una casualita’.
…e poi la CIA non e’ certo cosi’ lontana dai magnati da Lei citati. La CIA non fa altro che perseguire una linea di condotta operativa gia’ programmata. Insomma sono gli esecutori, non gli pensatori di qualcosa. Quest’ultimi fanno parte dei magnati ed altre gerarchie piu’ occulte.
Lasciamo stare Caravaggio, please…
Domenico Proietti: Conosco benissimo Jervé* e il suo sito, talmente incapace di farsi strada come artista che puntò tutto su quella serie di lavori visuali sugli arresti di massa. Non esiste un critico d’arte serio che l’abbia preso in considerazione, se non i soliti imbecilli alla ricerca di “mode” facili da propinare ai soliti imbecilli. Ricordo di Jervé le sue invettive contro Umberto Eco, portate avanti con un linguaggio assolutamente ermetico( nel senso che non si capiva un acca ), e ricordo Daverio ridere sguaiatamente di fronte ai suoi sfondoni appena provava a parlare d’arte. Le consiglio fonti più attendibili.
Come lei avrà certamente letto nel mio primo commento anche io ho parlato dell’espressionismo astratto, meglio conosciuto nell’ambiente artistico come Informale, e ho citato proprio quegli artisti che avevano contatti con la CIA. Ripeto: l’articolo è assolutamente delirante, ma su una cosa ha ragione, ma è RISAPUTA da chiunque ed è addirittura scritta nel mio libro del liceo d’arte( ! ), ovvero che Pollock, Kline, Rothko e compagnia bella erano chiamati dalla CIA ad essere rappresentanti dell’America nel mondo. Come fu per artisti tedeschi, italiani, spagnoli e giapponesi durante il conflitto mondiale, e poi americani e russi durante la guerra fredda. Pensa che( senti là che scoop ti faccio ) addirittura i russi progettarono una nuova forma d’arte, una nuova forma di teatro e di cinema, sottoposta al controllo dello Stato e dei servizi segreti! Come faccio a saperlo? No, no me lo a detto Jervé, l’ho studiato al liceo.
Il fatto che contesto è che la CIA decidesse che arte fare e come farla, non esisteva un ingerenza diretta della CIA nell’oggetto artistico finale, e questo è evidente anche all’occhio meno esperto e non tormentato da chissà quali dietrologie politiche!
Maksimiljan Kodzak: l’arte non è un veicolo dello “stato d’animo generale”, l’arte è il veicolo con cui si esprime UN artista, il quale può essere a sua volta veicolo di una necessità generale legata al contemporaneo, ma è lui non l’ambiente a decifrare tramite il linguaggio proprio dell’arte un suo concetto.
E poi secondo lei l’arte sarebbe un “linguaggio divino”?[vedi: oggi l’arte mostra una coscienza destrutturata dal SUO linguaggio divino] Quindi secondo la sua opinione non è stato Michelangelo a concepire la Cappella Sistina, ma Dio gli ficcato l’idea in testa? Oppure crede che l’arte deve parlare solo del divino? Perché se lei pensa questo non c’è bisogno di indagare oltre sulle sue conoscenze in fatto d’arte, o magari si è espresso male, quindi non ci sarebbe bisogno neanche di indagare sulle sue capacità di espressione( come Jervé, per l’appunto! ). Per fortuna non si parla di Caravaggio…
Dovete perdonare il mio tono, risulta certamente troppo acido e spesso offensivo, ma questo è perché sono anni che mi sorbisco discorsi sull’arte da chi di non saprebbe nemmeno spiegarmi il Grande Vetro di Duchamp senza cadere nella trappola del <>.
*solo perché una persona posta foto artistiche e si auto-definisce un artista non significa né che ci capisca né che lo sia. Il piedistallo sul quale salgo è forse quello di Manzoni, non certo quello del borioso, non sono io quello che dice che Warhol dipingeva bottiglie di Coca-Cola a fini subliminali.
Qualche acca è invece sublimata, chiedo venia.
[ ...nella trappola del "comunque lo so fare anch'io." ]
Come al solito hanno ragione sia quelli che bestemmiano sia quelli che pregano. Ad ogni modo, il potere e il denaro sono i volti nascosti dell’arte (è sempre stato così). L’arte, concepita come la concepiscono gli attuali mercenari, non ha niente a che vedere con il sacro. La prova? Nelle grotte di Lascaux.
l’arte è passione… poi l’uso che se ne fa una volta che qualcuno la compra/commissiona è tutta un’altra cosa
Io non ci vedo nulla di artistico in tutto quello che ha fatto questo Andy Warhol.
E’ solo un mito inventato dalla propaganda ultracapitalistica consumistica del sistema USA.
Ritengo che rappresenti un INSULTO ai veri Artisti antichi e moderni.
Colui che ha tirato fuori 43,5 mln di dollari per queste emerite schifezze non posso che dirgli che è un grandissimo FESSO FETICISTA.
Primo:
Il messaggio di Andy Warhol è assolutamente anti-capitalista( come ho già scritto nei commenti precedenti ). Le sue opere chiedono, difatti, una riflessione partecipativa dello spettatore sulla questione ontologica, cioè: “cos’è un’opera d’arte oggi?”
La riproduzione della sensazione di estraneità che si prova di fronte alla pubblicità del consumo, tramite schemi artistici che uniscono una media conoscenza dell’arte europea insieme alla necessità di rispondere al carattere chiuso ed ermetico dell’Informale, porta Warhol ha codificare un linguaggio nuovo e popolare detto, infatti, Pop Art.
Secondo:
Più che un insulto Warhol altro non è che l’esecutore di una evoluzione necessaria nell’arte. Ribaltato il simbolismo prettamente cristiano con i romantici, rielaborando l’arte in tutte le sue forme con i movimenti di avanguardia, e infine rompendo lo spazio chiuso della tela con Pollock, il passo successivo era quello di tornare ad un arte fatta di moduli( come nell’architettura gotica, e nei rigidi schemi rinascimentali ), e che parlasse del contemporaneo( un’esigenza sempre esistita nell’arte, anche se in varie forme ).
Terzo:
Colui che ha tirato fuori 43,5 milioni molto probabilmente non ha una vita molto interessante. E come ben è noto per riempire un vuoto reale( esistenziale ) spesso ci si rifugia nel consumo. Il che secondo me è molto ironico, poiché questo magnate che sgancia tonnellate di moneta sonante per un lavoro di Warhol probabilmente non ha capito affatto il messaggio dell’artista, e casca nella rete di insensatezza denunciata da Warhol quando disse “Comprare è più americano di pensare”.
Mamma mia, li per li credevo che “la spettacolare beffa di di Andy” si riferisse al commentatore che scrive su questo sito!! Ho pensato ma cosa ha combinato…
Sinceramente l’arte di Warhol mi ha fatto sempre kagare a spruzzo.
Pollock no quello si che era un grande artista.
@Giuseppe Di Lorenzo
cit:
“Il fatto che contesto è che la CIA decidesse che arte fare e come farla, non esisteva un ingerenza diretta della CIA nell’oggetto artistico finale, e questo è evidente anche all’occhio meno esperto e non tormentato da chissà quali dietrologie politiche!”
Ma certo che la CIA non imponeva ad un Warhol di disegnare alcunche’! Santa polenta! Non e’ questo il fulcro… il fulcro e’ capire la propaganda, concepita per incentivare un esigenza storica e psic-sociale. Warhol, con la sua PopArt, esprimeva concetti dove interagiva con la massa e l’individuo non e’ piu’ contemplato, se non verso un esigenza consumistica superficiale e dell’apparenza mondana. Warhol esprimeva simbolicamente (come da sempre l’espressione artistica fa) questo concetto filosofico e per questi veniva promosso e divulgato. Egli era un vizionario ispirato, fattosi mezzo (consapevolmente o non… secondo me, quando l’hanno fatto entrare in certi circoli, era ben felice di venir coccolato da loro) per diffondere uno stat d’animo (etat d’esprite… se non ha ancora letto Guenon, le consiglio di farlo) per destrutturare la coscienza individuale in un nuovo lingiaggio simbolico.
cit:
“Quindi secondo la sua opinione non è stato Michelangelo a concepire la Cappella Sistina, ma Dio gli ficcato l’idea in testa?”
No, volevo dire che l’individuo si esprimeva con una simbologia di ispirazione divina – quello che l’arte moderna vuole destrutturare, con le sue “provocazioni” e feticismi vari. Infatti, oggi la ricerca spirituale non e’ piu’ verso l’Alto, ma verso i mondi bassi dell’istinto animalesco ed egocentrismo…. una sorta di pornografia camuffata. Non sto parlando di tutti, ma del mainsterma in particolare.
Se parliamo di tecniche dell’arte, Lei ne sapra’ piu’ di me. Ma riguardo alla simbologia concepita in maniera archetipale che ti fa sentire un’opera piu’ viva che mai o quando senti venire da un opera un patos che ti prende emotivamente, allora essere esperti non c’entra niente. Questa e’ comunicazione profonda che si esprime attraverso emozioni. Un Caravaggio puo’ fare questo scherzetto, perche’ nelle sue opere esiste un patos di tensione fra un mondo celestiale e quello infernale (ombre e luci riflettono questo). Questa e’ sicuramente espressivita’ individuale fatta da un artista, che appunto si chiama arte, nella quale lo spettatore riceve impressioni simboliche della realta’ archetipica umana ed universale… se non e’ divino questo?
Ciao.
Sono felice del fatto che facendole delle domande l’ho posta nella posizione di dover esplicare il suo pensiero in modo più elaborato e riflessivo. Esattamente quello che si proponeva Warhol con la sua arte.
Quello che ha lei sfugge, a mio avviso, è l’impatto della Pop Art sul mercato dei consumi. Il movimento Pop ha distrutto quel periodo, ponendolo di fronte ad una esigenza di cambiamento repentino poiché i suoi meccanismi erano stati svelati dall’arte di Lichtenstein, del grande Hamilton, di Dine e del visionario Oldenburg. I video di Warhol, e le sue ingerenze musicali( vedi i Velvet Underground ) hanno riportato l’arte sul piedistallo più alto della cultura, ponendo così allo spettatore una riflessione per la prima volta in assoluto critica, demistificatoria, sulla società dei consumi. L’individuo è contemplato! Anzi! Per la prima volta nella storia dell’arte( a parte con gli esperimenti pre-pubblicitari di Tolouse-Lautrec ) l’individuo comune è il centro della riflessione, è lui che deve interagire con l’opera è chiedersi ”cos’è l’arte?”, “cos’è la pubblicità?”, “cos’è il consumo?”, e tutto questo opponendosi fermamente all’idea che consumo=benessere psichico/sociale, tanto da arrivare a dire “Consumare è più americano di pensare”.
Di René Guénon lessi quando preparai una tesi su Kandinsky, appassionato teosofista come gran parte degli intellettuali dell’epoca. Ho ben capito leggendo Evola l’importante critica e auto-critica promossa in quegli anni dai teosofisti, ma altro non era che una moda dovuta ad una riscoperta critica dell’origine del pensiero religioso( molto importante e interessante comunque ). Ma le assicuro che a parte il Dadaismo nessuna forma d’arte, e di certo nessun contemporaneo, porta ad una destrutturazione dell’individuo, piuttosto dal ‘900 in poi si sta cercando di rimetterlo al centro della riflessione artistica.
In arte non c’è proprio nulla di divino. L’arte è interazione tra uomo( artista ) e uomo( spettatore ). A causa della riflessione kantiana e poi romantica alcuni pensano ancora che essendo l’artista sia uomo che creatore, e che creando crea un qualcosa che tramite la sua forza trascendentale è la cosa che più si avvicina all’assoluto( quindi a Dio ), allora la relazione artista-spettatore è molto simile, se non identica, a quella tra uomo e assoluto religioso. Scemenze belle e buone, è più obbiettivo e lucido Hegel nello spiegare storicamente l’arte.
E poi perché l’arte contemporanea( immagino lei intenda questa quando dice “moderna”, la correggo perché in effetti è una terminologia sbagliata, in arte si intende per moderno dalle avanguardie fino alla Transavanguardia ) sarebbe destrutturante? Guardi che le provocazioni ci sono sempre state in arte: Paolo Uccello era un provocatore che fece scandalo ai suoi tempi. Michelangelo con i suoi “schiavi” fu preso per malato di testa, per fomentatore di impurità ed incertezza. Vogliamo parlare di Honoré Daumier? O di Courbet( quante ce ne sarebbero su di lui! ). Se non le piace essere provocato stia ben lontano dagli Uffizi o dal Louvre! La verità è che noi oggi non percepiamo più come “scandalosi” questi artisti, perché siamo fuori dal loro tempo. Sono assolutamente d’accordo con lei quando mi dice che oggi c’è troppo feticismo e volgarità in alcuni “artisti”, ma negli ambienti culturali le assicuro che questi benamati idioti restano alla porta. Sempre nella storia dell’arte si è vista una ignoranza collettiva, a discapito dei grandi artisti misconosciuti al loro tempo. Un esempio su tutti( se no facciamo notte ) è Cézanne. L’artista più importante dell‘800, il genio che preannuncia Picasso non era nessuno, o meno di nessuno, di fronte ai suoi contemporanei, che riempivano le mostre a facevano gli affari del secolo con artisti che noi non prediamo assolutamente in considerazione, e che sono oggi ammuffiti negli archivi di musei di seconda mano.
Non c’è proprio nulla di divino nell’arte, ed è inutile andare in un museo per “emozionarsi” e basta. L’arte è figlia dell’intelletto e a questo si rivolge, e Warhol questo lo sapeva molto meglio di tutti i suoi contemporanei.
Ah, per non creare equivoci l’ultima frase non è ovviamente riferita a lei, ma ad una vasta schiera di museo-maniaci senza cervello.
cit:
“Ma le assicuro che a parte il Dadaismo nessuna forma d’arte, e di certo nessun contemporaneo, porta ad una destrutturazione dell’individuo, piuttosto dal ‘900 in poi si sta cercando di rimetterlo al centro della riflessione artistica.”
Le assicuro che l’ha gia’ destruturalizzato, massificato e globalizzato. Non a caso Warhol e’ un’icona anche oggi, proprio perche’ viviamo in quest’era “destruturalizzata”.
cit:
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“Scemenze belle e buone, è più obbiettivo e lucido Hegel nello spiegare storicamente l’arte.”
Hegel nello spiegare le cose e la storia usava l’astrazione, molto usata nell’era razionalista. C’e’ la crisi, la globalizzazione, l’economia, la politica, lo Stato, l’arte… tutti concetti vuoti e tali devono rimanere, perche’ se qualcuno li riempie, allora tutto il castello di carte cade… ed e’ priprio quello che cerca di fare il complottologo
Comunque, per quanto riguarda il “divino” nell’arte, non volevo dire che c’e’ una ricongiunzione tra l’Uomo e Dio (questo e’ un percorso spirituale), ma nel riconoscersi nel divino. Questo provoca a molti smarrimento, commozione ed anche una certa ansia, perche’ emotivamente e’ molto scioccante la cosa… almeno per quelli piu’ sensibili.
cit:
“Guardi che le provocazioni ci sono sempre state in arte”
Si, ma nell’”arte moderna” sono diventate fine a se stesse… un’eseltazione egocentrica e nulla piu’.
Ciao.
“guardiamo l’opera per quello che è: una tela con una fotocopia serigrafica di duecento banconote da un dollaro. Smontiamola e vediamo di quale materiale simbolico è composta”
Mi ricorda molto da vicino il tanto goffo quanto risibile tentativo di misurare la grandezza di una poesia con l’occhio analitico del metodo scientifico, cosi’ bene ridicolizzato da Robin Williams (Keating) in una memorabile scena del film “L’attimo Fuggente”:
Keating: “Ora aprite i vostri testi a pagina 21 dell’introduzione.
Lei, Perry, vuole leggere il primo paragrafo dell’introduzione, intitolato: “Comprendere la Poesia?”
Perry: “Comprendere la poesia di Johnathan Evans Prichard, Professore emerito.”
“Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza.”
Da “L’attimo fuggente”.
@Maksimiljan Kodzak
Perlomeno siamo arrivati a delle convinzioni e siamo riusciti a spiegarcele! Siamo esempi viventi che la comunicazione, grazie al cielo, ancora esiste!
Purtroppo credo che le nostre posizioni su certi temi siano inamovibili, ma io nel tempo ho imparato che cambiare non è necessariamente un male.
Comunque concludiamo questa discussione, ribadendoci l’un l’altro le nostre idee:
A mio avviso Warhol oggi è un fenomeno di massa a causa della sua visione perfetta del culto dell’immagine moderna. Ben lungi dal destrutturare la sua arte ci dipinge con mano ferma e attenta l’importanza prima dell’apparire sull’essere, e tramite di essa ci fa riflettere su cosa vuol dire essere. Quindi è un’arte che costruisce, è un’arte propositiva.
La nostra realtà non è destrutturata, è anzi piuttosto monocromatica, il colore? Relativismo. Con qualche macchia qua e là di nichilismo.
Hegel nel spiegare la storia dell’arte non è “astratto”. Come ogni suo ragionamento Hegel è logico. La logica, tecnicamente, è una scienza astratta, ma solo nei termini in cui lo è anche la matematica, cioè: finché non la si mette in pratica. Oltretutto lei è addirittura d’accordo con Hegel perché lui stesso dirà che “L’opera d’arte ci affascina profondamente, perché in essa riconosciamo noi stessi (anche se l’espressione «noi stessi» non si riferisce alla sfera privata del singolo, bensì a ciò che sa parlare a tutti noi): è qualcosa di cui tutti facciamo esperienza nell’arte”, un ragionamento molto simile al suo.
La sua visione dell’arte è assolutamente romantica, capisco bene perché non si riconosce nell’arte del suo tempo.
Non credo affatto che l’arte di oggi sia provocazione fine a se stessa. Credo piuttosto che il mercato di oggi propone la provocazione fine a se stessa perché vende bene. Ma se lei visitasse la mostra di questi giorni a Palazzo Strozzi( Firenze ), che nella sala principale ripercorre le tappe degli americani in Italia, in una sala più piccola( detta per l’appunto “strozzina” ) propone l’Arte( la maiuscola è voluta ) americana contemporanea. Purtroppo la mostra chiuderà il 12 luglio, ma se per caso un giorno le capita di passare per Firenze sarei onorato di accompagnarla.
Mi sembra che il tizio in questione riempì un barattolo con la sua merda e vendette il tutto come “merda di artista”…non posso immaginare chi se lo è potuto comprare…in seguito molti altri “artisti” copiarono l’idea e pare che funzioni ancora…Mah???
Veramente la “Merda d’Artista”( 1961 ) è di Piero Manzoni, una delle tante provocazioni al sistema capitalista portate avanti dall’artista italiano( pop e precursore dell’arte concettuale ). L’opera è l’ennesima delegittimazione dell’arte intesa come oggetto di mercato, e consiste in una serie di contenitori metallici simili a quelli della carne in scatola riempiti delle feci di Manzoni stesso. La sua provocazione è nel concetto di “firma”, cioè dell’opera firmata dal Grande Artista e quindi di valore a prescindere da un suo valore oggettivo. In questo caso l’oggetto in questione non è un’opera d’arte in sé, ma è uno specchio che riflette la condizione dell’arte nel momento in cui diventa divinizzazione di un autore. Gli escrementi in una scatola sono escrementi in una scatola, la firma di un autore non dovrebbe elevarli, eppure per il mercato questo basta.
Essendo quindi una performance che trascende l’oggetto per arrivare al concetto non ci sono dubbi nel definire “Merda d’Autore” una vera opera d’arte( oltre l’oggetto e il contenuto che ci si presenta ).
Pasquino, l’”opera” da te citata non e’ di Warhol, ma di un italiano, Piero Manzoni: http://it.wikipedia.org/wiki/Merda_d%27artista …il solito marketing, insomma.
Ha ragione Giuseppe, la chiudiamo qui… Il mio concetto di arte, espressa nella nostra era, e’ questo: http://www.youtube.com/watch?v=i2uuRG9l1JA (le musiche e le immagini non combaciano per caso… simbolicamente sono la stessa cosa!) … tutto il resto e’ marketing… visionario, certo, ma dove io non ritrovo niente per cui verrebbe la pena “cercare”, se non studiando il fenomeno in se.
Oggi loro non sarebbero nemmeno pittori o scultori, ma registi o musicisti… secondo me.
Kubrick e Pink Floyd, messi insieme, sono come Carvaggio e Michelangelo che lavorano sulla stessa opera, con Leonardo che dirige i lavori…
Ciao.
PS: sara’ molto difficile che venga a Firenze in questi giorni… ma grazie per l’invito.
Si abbonda con l’aggettivo..gonzo..e l’astrofisica Hack definendo il bosone di Higgs è la madre di tutti i gonzi. Poi vi sono i gestori dello snobismo. I celebri musei di arte contemporanea, ammasso di cretinerie per snob ignorati, i quali manipolano l’opinione pubblica. Lo snob è colui che imita con affettazione le opinioni, i gusti, le maniere e le mode della classe che considera distinta, in senso sociale e intellettuale. Gli snob come le teste di legno abbondano i gonzi quelli che danno del gonzo.
È sempre il piccolo Mondo che fa grande il piccolo Uomo,e mi chiedo: Come è possibile che una serigrafia possa valere milioni, e la vita di un Uomo 100 euro al mese, bene che vada,( per dirla alla Silvano Agosti). Mi dispiace, ma non riesco a comprendere il vuoto di tale ragionamento, o di chi ragiona in questo modo.
Infatti oggi “l’arte” e’ solo una scadente operazione commerciale, infestata da “opere” deprimenti e da personaggi ridicoli.
Una volta gli artisti dovevano possedere talento, oggi devono sapersi vendere ed avere chi li sostiene.
La vera e sola funzione dell’ Arte e’ di innalzare l’energia nell’ essere umano (mentale ed emozionale).
Fortuna che c’e’ la natura che nella sua incomparabile bellezza ci rigenera!
Guardi, oggi d’arte c’è né, basta saperla cercare. Quando in Francia esplosero gli Impressionisti mica li andavi a vedere nei Saloni più prestigiosi, ma nelle case o nelle ville dei loro amici. Così è sempre stato, e così sempre sarà.
Artisti come Will Cotton, Thomas Demand, Laura Bell, Adam Cvjanovic, Adrien Broom, Richard Deon, Patrick Jacobs, Christy Rupp, Damien Hirst, Edward Ruscha e tantissimi altri sono una linfa vitale e intellettuale imprescindibile dei nostri tempi. Ma come per gli impressionisti ci sono sempre i diffidenti che non vedono di buon occhio ciò che non capiscono.
E comunque la funzione dell’arte, la sua Unica funzione, è quella di arrivare alla spiegazione di un concetto contemporaneo, tramite l’uso di specifiche tecniche e conoscenze che derivano dallo studio dell’arte nella storia. Poi tutte le scemenze sull’innalzare spiriti, anime, braccia al vento, pianti isterici davanti ad un Leonardo per piacere lasciamoli ai turisti russi, che è meglio.
@ruvido:
Non considerare Pollock, Kline e Rothko artisti significa aver finito gli studi artistici all’asilo.
Pollock: l’Informale come pre-concetto dello spazialismo. Tele modulari virtualmente infinite. Uso della tecnica pittorica, e sopratutto della conoscenza dei materiali, a dir poco allucinante. Estremamente legato al surrealismo americano, alla pittura messicana e alla pittura orientale. Per chi ama la tecnica pittorica unita al valore più alto dell’arte( cioè il concetto ), Pollock propone una riflessione entusiasmante.
Kline: grandissimo talento, i suoi primi lavori realisti denotano una capacità tecnica che rasenta la perfezione. Nel corso del tempo le sue figure sfumano, divenendo perlopiù “sensazioni”. Uno dei primissimi esempi di pittura emozionale, se vogliamo. La sua opera “New York”( 1953 ) è una delle maggiori opere non solo dell’Informale, ma della Storia dell’Arte, poiché la sintesi delle esperienze geometriche rinascimentali, del simbolismo e della Die Brücke sono tutte presenti in questo lavoro. Inoltre credo che la carriera di Kline sia un ottimo esempio di superamento dell’esperienza surrealista.
Rothko: se in Pollock si parla di Action Painting in Rothko è giusto parlare di Colorfield Painting. La sua è una delle tecniche più complicate, estreme e virtuose mai tentate da un’artista. Tramite la nuova conoscenza dei colori( dopo l’esperienza di Delacroix si è passati agli studi di Goethe, per poi inabissarci in Kandinsky e nella Bauhaus, tutte cose ben incorporate in Rothko ) l’artista può permettersi di comporre tele di soli colori per far scaturire sensazioni precise e scientificamente elaborate. Anche lui, come più o meno tutti gli informali, cominciò come surrealista( negli anni ’40 ) dipingendo perlopiù tele di soggetto mitologico. Tramite la progressiva semplificazione delle forme, e l’indipendenza dei colori, raggiungerà le “multiforms”, le sue celebri tele con macchie cromatiche di varie forme. La sua è un’arte scientifica, che richiede allo spettatore una conoscenza artistica( e filosofica e, non dimentichiamocelo: musicale ) piuttosto approfondita.
@Giuseppe Di Lorenzo
Niente spiriti, braccia, anime e pianti isterici.
Ho parlato di energia.
Sai cosa e’?
In quanto ai Russi li lascerei stare….in fatto di arte ne sanno senz’ altro piu’ di noi e producono qualcosa di migliore di questa smorta Europa!
Di certo, come ho già detto in altri commenti, in Russia c’è stata una rivoluzione artistica fondamentale che ha toccato Pittura, Scultura, Musica e non ultimo il Cinema. Purtroppo i russi che assalgono i musei europei di solito sono i ricconi senza cervello. In un atelier dove lavoravo un tizio russo rimase meravigliato da alcuni nostri lavori, talmente tanto che comprò per cifre assolutamente fuori luogo sia le sculture che il tavolo di marmo sulle quali erano poggiate. Per il tavolo 2.000 euro, e non scherzo. Sinceramente non me ne dolgo più di tanto, però mi ha fatto riflettere sulla cultura dei mercanti d’arte moderni( o degli “appassionati” ).
L’energia che conosco si misura in Joule, e di solito nessuno per descrive un’opera d’arte dice “più o meno 200 joule”.
L’arte è figlia dell’intelletto e ad esso e solo ad esso si rivolge. Nessun artista nella storia parla di “energia” se non in certi contesti ben precisi( che sia la sinergia che corre tra artista e spettatore, o in accezioni religiose-new-age come nel ‘900 ).
Lei per energia cos’intende? Che la visione di un’opera d’arte innalza lo spirito verso l’assoluto( come asserivano alcuni romantici )? Quando scrivo cerco di essere il più esaustivo possibile, e quando parlo di un certo argomento cerco di affrontarlo con la terminologia adatta. Il termine “energia” in arte è stato usato per la prima volta nell’arte povera, e non credo che lei ne abbia conoscenza quindi non credo la intendesse in quel senso. Secondo il dizionario italiano “energia” è: “Capacità che un corpo o un sistema di corpi ha di compiere lavoro, sia come e. in atto, cioè che opera nel processo in cui si produce un lavoro ed è commisurata al lavoro fatto, sia come e. potenziale, commisurata al lavoro fatto al momento in cui essa si traduce o si tradurrebbe in e. in atto. L’e. ha le dimensioni fisiche di un lavoro e si misura nelle unità di quest’ultimo: nel SI[Sistema Internazionale] in joule.”( Treccani ). Lei invece parla di energia “mentale ed emozionale”, che essendo una tipologia di energia che non c’entra niente con tutta la Storia dell’Arte, è buona usanza spiegare a chi ha studiato questa materia che cosa intende con questa “energia nell’essere umano( mentale ed emozionale )”.
Immagino che per “energia mentale” lei intenda l’intelletto? In quel caso saremmo pienamente d’accordo! E le dirò, proprio per questo motivo oggi c’è dell’arte che se lei avesse un po’ di buona volontà le produrrebbero enormi “energie mentali”.
Per “energia emozionale” immagino intenda lo Sturm Und Drang, che sarebbe la terminologia esatta.
Scusate, ma se non avete gli strumenti per parlare di certe materie che hanno una dignità, una storia che dovrebbe essere rispettata, perché commentate? Io per esempio non so niente di Biologia. Ogni tanto mi capita di parlarne con dei miei amici, ma sto sempre attendo a dire “è così” a gente che non solo ne sà più di me, ma oltretutto conosce la terminologia adatta per spiegare un concetto di biologia. Se no è come parlare di Fisica Nucleare usando la notazione musicale occidentale!
Mah! A me queste opere d’arte moderne non trasmettono alcuna emozione, le trovo interessanti sì, ma tutto finisce lì, le mie preferenze vanno ad artisti come Ligabue (tutte le sue opere), Van Gogh, Cèzanne ….. poi la “Merda di artista” proprio non la concepisco come arte..se non per essere utilizzata, come hanno fatto qui a Carrara che davanti ad una Banca (in occasione della biennale di scultura 2010) è stato depositato un grande escremento (scultura in travertino) di McCarthy…
Io invece amo la sintesi. Perche’ guardo ai contenuti e non alle apparenze.
I grandi artisti del passato erano perlopiu’ degli Iniziati.
Lavoravano sulla loro energia.
Il loro livello dell’ essere era molto alto.
Per questo hanno prodotto opere che piacciono a tutti anche dopo centinaia di anni.
Chi si ricordera’ degli artisti moderni tra cento anni?
Gia’ ora non piacciono alla maggioranza delle persone!
E purtroppo non e’ questione di capire o no. O si ha qualcosa da dire o no. Bisognerebbe essere onesti. Invece il mondo dell’arte attualmente straripa di gente che non ha niente da dire ma si inventa qualcosa sull’onda del momento.
La vera Arte deve essere fruibile da una maggioranza ed avere una lunga vita…
Se lei avesse un minimo di conoscenza della Storia dell’Arte saprebbe benissimo che essa è ben lungi dall’essere qualcosa di “sintetizzabile”.
Grandissima parte dei Grandi Artisti che noi oggi reputiamo fondamentali e che riempiono i musei facevano fatica ad arrivare a fine mese, quindi non piacevano già allora alla maggioranza della popolazione, mentre oggi sono venerati.
Ed è chiaro a chiunque che gente come Marina Abramovic, Thomas Demand, Will Cotton, Damien Hirst tra molti anni saranno protagonisti dei libri di scuola dei miei nipoti.
L’arte non è fatta per “piacere” signore, è fatta per pensare, descrivere, narrare, trascendere, il piacere che ne deriva è il raggiungimento intellettuale al concetto. Si dipingeva per spiegare la storia, per spiegare la morale, poi per spiegare l’arte, per spiegare la politica, per spiegare la filosofia, per spiegare l’uomo, per spiegare l’essere e il non essere. E gli “Iniziati” sono persone come me e lei che si sono fatte “un culo così” per riuscire a padroneggiare una tecnica che non è solo mera abilità ma è anche conoscenza di iconografie e significati ben precisi e noti a chi studia questa gloriosa materia.
L’arte NON DEVE ESSERE FRUIBILE A TUTTI, che idiozia è mai questa? L’arte deve essere elevata, se no che arte è? Allora facciamo madonnine e Gesù crocifissi a gogò!
Se lei davvero amasse la sintesi odierebbe tutta fino al Dadaismo, e amerebbe il moderno ed il contemporaneo, cosa c’è di meno apparente di un Da Vinci o di un Pier Della Francesca? Sono solo schemi, simboli iconografie, contenuti, concetti, comprensibili solo se si ha studiato, se invece uno non lo ha mai fatto allora può anche riempirsi la bocca di “iniziati”, “energie” e tutte quelle cose che cercano di riempire un vuoto culturale, in lei, enorme.
Intendo sintesi nel linguaggio.
Molti grandi artisti del passato erano Iniziati; si informi. Persone di alta moralita’ prima ancora che uomini di cultura.
E le assicuro che chiunque puo’ gioire di fronte ad un’ opera d’arte anche senza aver studiato; e’ una questione legata agli archetipi ed alle vibrazioni. Anzi, meno la mente e’ coinvolta e meglio e’!
Cio’ di cui lei parla e’ una sovrastruttura volutamente costruita che sta’ generando confusione in chi non ha un senso estetico abbastanza sviluppato o non e’ sufficientemente informata; questo limita le possibilita di sviluppo delle persone e lo considero un crimine contro l’ umanita’.
Sovrastruttura volutamente costruita?
Quindi tutti i trattati rinascimentali degli artisti( Da Vinci, Leon Battista Alberti, Vasari, Pier Della Francesca… ) sono da buttare, perché in verità non credevano affatto in quelle duemila e passa pagine che scrivevano per spiegare la loro arte? Caravaggio( assassino ) era una persona di alta moralità? Michelangelo( conosciuto e documentato lussurioso ) era una persona di alta moralità? Da Vinci? Tiziano? Ma poi cosa cacchi significa “iniziati”? A che? Ma lei si rende conto di inventare le cose senza documenti alla mano? Io sono sette anni che studio e non ho mai trovato alcun documento che rassomigli alle sue affermazioni e mi dice “si informi”? Ma da chi? Ho letto i diari degli artisti , le corrispondenze con altri artisti, mai un cenno alle sue farneticazioni! E io a chi dovrei credere, a loro o a lei?
Guardi che l’estetica è una branca della Filosofia, non è una cosa soggettiva o fruibile a tutti! Se lei non conosce l’estetica Umanistica non conosce l’arte rinascimentale! Se lei non conosce l’estetica di Kant e poi di Schelling non conosce l’arte romantica!
L’estetica non è una “sensazione” o un qualcosa assimilabile tramite l’esperienza, è una scienza! Si rende conto della gravità delle sue affermazioni? Sta letteralmente distruggendo secoli e secoli di cultura filosofica e artistica! Ma chi è il suo “informatore”? Jervé? Qualche teosofista?
Archetipi e vibrazioni? Piuttosto Simbolismi e Tecnica! Lei non sa niente d’arte, e continua a parlare! Si rende conto della gravità, della tragicità, delle sue parole?
L’arte è sovrastruttura, se fosse apparenza, immediatezza, non sarebbe tale! Io so dipingere come Da Vinci, ma non sono lui! So disegnare come Michelangelo( come altre migliaia di persone ) ma non sono lui! L’arte è sovrastruttura, di concetti, simboli, tecniche, significati, rimandi storici, religiosi, pagani! La “Pala Di Brera” è un’opera d’arte complicatissima, l’unica opera paragonabile per numero di iconografie, simboli, concetti è “Il Grande Vetro” di Duchamp!
L’unica cosa che limita lo sviluppo delle persone è la loro voluta ignoranza! Le cose non si imparano né da internet né da chi si oppone a tutto a prescindere, si imparano studiano e mettendo in pratica. Studi la storia dell’arte, poi la metta in pratica visitando un museo con una guida, e poi enunci un suo pensiero che abbia un senso! Si informi lei piuttosto, e legga ciò che scrivevano gli artisti, non ciò che taluni scrivono di loro. La “Poetica” di Aristotele è un testo fondamentale per capire l’Arte in generale, ma non lo legga su internet o per mano di qualche “esperto”, legga il testo. Vuole studiare arte? Vuole dire qualcosa in merito? Legga quello che hanno scritto gli artisti, non gli “iniziati”, ma quelle persone come me e lei con pennello e matita alla mano.
@arati:”E le assicuro che chiunque puo’ gioire di fronte ad un’ opera d’arte anche senza aver studiato; e’ una questione legata agli archetipi ed alle vibrazioni. ”
Per quanto non sia impossibile non ho mai visto un contadino gioire di fronte ad un Picasso.
@Di Lorenzo:”Ma lei si rende conto di inventare le cose senza documenti alla mano?”
Tranquillo, questa questa è una regola a cui nessun complottista potrà mai sottrarsi, è un problema “strutturale”:
http://www.giornalettismo.com/archives/193965/cosa-ce-nella-mente-di-un-complottista/
cit:
“Per quanto non sia impossibile non ho mai visto un contadino gioire di fronte ad un Picasso.”
Ecco un esempio del “problema strutturale” dell’imbecillita’ debunkeriana…
Caspita, anche io non ho visto nessuna tigre in giro, pero’ mi dicono che esista veramente…
@Giseppe Di Lorenzo
) di tale Linguaggio, ma non e’ certamente l’istruzione accademica che fa da discrimante per capire l’arte… proprio perche’ in fondo non c’e’ niente da capire, ma di riconoscere.
Non penso che Arati voglia “sgamare” l’intera storia dell’arte, ne’ la sua complessita’ scientifica… ma credo (poi’ lo dira meglio lui se vorra’) che voglia dire , in maniera basilare e profondo, che l’arte (quella visiva, come auditiva) e’ un Linguaggio, capace di percepire ogni individuo in maniera quasi matematica.
Se vogliamo andare piu’ sull’esoterico possiamo dire che l’arte, espressa dai geni immortali, si fonda su una geometria sacra e sequenza aurea, dove gli archetipi sono espressi in maniera piu’ chiara e profonda… insomma, si riconoscono piu’ chiaramente, anche se in maniera inconscia. E tutti questi capolavori (non solo pittura o scultura eh… si piu’ parlare anche di composizioni musicali ed altro) non sono generati come qualcosa di istintivo, ma di studiato e sezionato…e ai quei tempi, come oggi, solo un “iniziato” (possessore di una conoscenza occulta) poteva concepire tecniche tanto perfette… ovviamente, senza un talento pratico, anche con una conoscenza del genere, non andavi da nessuna parte.
In questo caso l’arte si dimostra come un sistema matematico di informazioni, rielaborato dalla nostra mente inconscia… cioe’ la parte piu’ cosciente del nostro essere: l’anima. Poi, ognuno ha una propria sensibilita’ e capacita di riealaborazione (non tutti sono bravi in matematica…
… non penso che l’arte provochi gioia (puo’ anche commuverti), ma emozioni… che non sono sentimenti come rabbia, tristezza o, appunto, gioia… ,ma e’ l’anima che si riconosce nella propria essenza; si sente sola, ma cosi’ vicina al tutto… l’arte e’ un dramma eseistenziale…
Il marketing, invece, con Warhol come il suo massimo esponente visionario, manipola i nostri sentimenti per riapropriarsene a loro vantaggio…. insomma, destrutturalizza la nostra individualita’.
“Se vogliamo andare più sull’esoterico possiamo dire che l’arte, espressa dai geni immortali, si fonda su una geometria sacra e sequenza aurea”
Ehi, guarda che la sezione aurea è la geometria “sacra”( che poi non è tale, am questo è un altro discorso ) non sono mica scienze esoteriche, semmai erano scienza di bottegai e mastri di seconda, terza e anche quarta mano. Io sono sicuro che chiunque nella “Pala di Brera” di Pier Della Francesca riconosca subito gli elementi geometrici, ma ne conosce il reale significato? Il perché di quell’uovo sopra la testa della Madonna? Il perché di quel corallo rosso? Il perché di una pittura ad olio nella Urbino rinascimentale? Questi non sono elementi secondari, sono il fulcro dell’opera, ma non sono ottenibili con il semplice “sguardo”.
Ma poi il concetto di “genio” in arte si addice poco. Gli unici due rivoluzionari, cioè che da soli hanno portato l’arte a cambiare rotta sono stati Michelangelo e Picasso, tutti gli altri sono grandissimi rappresentanti del loro tempo, ma non di più per favore, non mitizziamo dei semplici essere umani.
La riflessione di Manzoni con “Merda d’Artista” è perfettamente inerente ai nostri discorsi. Chi di voi non conosce L’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci? Opera famosissima, acclamatissima, ci scrivono libri infiniti per essa. Come mai? Semplicemente perché è firmata in calce “Leonardo”, in verità è un’opera piuttosto semplice, umile, e anche tenuta di poco conto da Leonardo stesso, poiché la sua commissione prevedeva un semplice affresco per una mensa di frati. E Leonardo cosa fa, decide invece di sperimentare un affresco-capolavoro? Ma chi glielo faceva fare? Difatti si limiterà a comporre una classica ultima cena, come tantissime se ne vedevano in quel di Firenze. La sua grandiosità è dovuta a caratteri meramente storico-tecnici. Se poi nessuno conosce altra ultima cena rinascimentale, se non quella di Leonardo, non è perché essa sia la più bella e struggente, ma perché il mercato vuole che lo sia. Oltretutto quando Leonardo invece cercherà di fare “il figo”, e sperimentare davvero gli andrà sempre male. Un affresco sciolto( che invano cercano di far uscire fuori, operazione oltretutto inutile dato che abbiamo i cartoni originali dell’opera al museo del Duomo ), e un gigantesco monumento equestre scartato di netto. Oltretutto era anche un notevole figlio di puttana, dato che gran parte delle sue opere rimaste incompiute era perché appena qualcuno gli proponeva una committenza più generosa quello se la dava a gambe. Motivo per cui ricordiamo Leonardo anche per essere uno degli artisti meno “laboriosi” del suo secolo.
Grazie al cielo l’arte oggi ha superato certe barriere e si è elevata a ben altri scopi, poiché una volta compresi certi meccanismi è assolutamente inutile ripeterli. Ogni tanto credo che ci sia gente che crede che l’arte sia disegnare una bella Madonna. Se in passato si disegnavano soggetti sacri era perché i soldi giravano lì. Il committente decide il soggetto, e la maggior parte delle volte i più famosi pittori così detti “sacri” erano agnostici( nel senso di non credere né all’esistenza di Dio né alla sua non esistenza ), se non segretamente atei( Michelangelo le dice niente? ).
Ma poi: quale “conoscenza occulta” scusi? Se era davvero esoterica e occulta allora i loro occultatori erano dei gran deficienti, visto che tutta Europa conosceva questi “misteri”!
Il fatto che Bach usasse spesso come metro di misura per la notazione la sezione aurea altro non era che la base di qualunque scienza nota a tutti. Lo si faceva perché era facile, era noto a tutti, era un canone imprescindibile per qualunque arte. Il fatto che spesso soggetti di gruppo siano inscrivibili in un triangolo è perché così risultava più facile controllare il dipinto e dare delle proporzioni. Me la saprebbe spiegare lei l’Annunziata di Antonello da Messina, un’opera complessissima non perché gli storici dell’arte siano dei pazzi che vedono cose dove non ci sono, ma perché lo abbiamo letto dalle testimonianze dell’artista stesso!
Il marketing è Leonardo Da Vinci, non Andy Warhol!!! Se la gente riempie i musei del rinascimento italiano è perché sono abituati a sentirsi dire “beh, quella sì che è arte!” e così ci credono pure loro! Ma non ci capiscono una fottuta acca di quello che vedono, si limitano a notare la bellezza della pittura e della tecnica, senza sapere neanche che differenza corre tra l’una e l’altra! Guardi che un fatto che a lei può apparire di secondo piano, come l’uso dei colori ad olio nella Pala Di Brera sopra citata, è l’elemento più importante di tutto il dipinto, e non solo, di tutto il ‘400 italiano.
Certo che l’arte è un linguaggio, ma lei può imparare l’inglese andando in Inghilterra, ma non impara a dipingere andando ad un museo.
Ed è assolutamente assurda questa strenua convinzione che mister Andy – “Comprare è più americano di pensare” – Warhol sia uno che addirittura uno che manipola le menti verso il marketing: è un’idiozia senza paragoni, è come dire che Machiavelli pensasse che il fine giustifica i mezzi, significa non aver capito assolutamente nulla NON di arte contemporanea, ma di arte DA SEMPRE, perché l’arte utilizza sistematicamente lo stesso linguaggio dagli albori, rinnovandolo e ricalibrandolo in base alle esigenze legate al contemporaneo. Warhol mette l’uomo al centro dell’indagine, gli dice “ma non lo vedi che il mercato capitalista ormai è dentro la tua testa?”, “non lo vedi che non ci sono più barriere tra l’arte e la pubblicità?”, “non lo vedi che stai divinizzando solo quello che sistema vuole che tu divinizzi?”. La riflessione di Warhol altro non è che il compimento di una parabola cominciata con i Dadaisti, passata tra le sapienti mani di Magritte, e giunta nel centro del capitalismo tra le mani degli artisti Pop che ne hanno denunciato i metodi e la povertà di contenuti!
Le persone che si sentono manipolate da Warhol non conoscono la storia dell’arte, dal gotico ad oggi( perlomeno ). È come se guardando un dipinto di una crocifissione pensassi “beh, allora se voglio essere ricordato anch’io per duemila anni… mi devo soltanto crocifiggere!”, peccato che ci sia ben altro oltre la mera apparenza in un quadro.
Mi scusi, ma poi il video da lei linkato con l’arte non c’entra nulla, è evidente che le mancano le basi per distinguere una mera operazione di copia-incolla-rielabora da un’operazione artistica.
Se Duchamp prese un orinatoio e lo espose ad una mostra non è perché era pazzo, ma perché aveva colto un concetto sempre esistito nell’arte, ma che lui rielaborò con una tecnica diversa. Prima di tutto aveva decontestualizzato totalmente quell’oggetto, ponendolo su di un piedistallo al contrario, compiendo così una provocazione superficiale, ma l’elemento artistico è presente. I tre buchi di scolo dell’orinatoio al contrario formano un triangolo, e la forma stessa dell’oggetto rimanda ai fianchi di una donna, la firma dell’artista è falsa è recita “R.Mutt” chiaro riferimento a Mutter cioè “Madre”. Quindi rielaborando elementi classici( triangolo, forma femminile, maternità ) ma con una tecnica assolutamente antitetica con quella classica, Duchamp ha ampliato il nostro linguaggio, rendendo sempre di più lo spettatore partecipe dell’azione artistica.
Il suo video invece è semplicemente un bel video. Che dire? Bravo l’utente a scegliere “Echoes”, suite dei Pink Floyd che certamente riprende ritmiche care al Kubrick di quel periodo. Ma questa operazione non ci dà un’ulteriore lettura del capolavoro di Arthur C. Clarke, perché la canzone e la storia non hanno alcuna attinenza l’un l’altro, se non vogliamo ovviamente forzare. Se vuole un esempio molto più autorevole c’è Metropolis( di Fritz Lang ) rivisto e rimusicato da Giorgio Moroder negli anni ’80, riproponendo uno dei capolavori del cinema espressionista con delle considerazioni di carattere musicale, che cambiano il senso del film, e ci danno un nuovo spunto di riflessione.
Quella è arte.
@Maksimiljan Kodzak:”Caspita, anche io non ho visto nessuna tigre in giro, pero’ mi dicono che esista veramente…”
ho detto che non è impossibile che un contadino possa apprezzare Picasso ma che
questo, data la mancanza di cultura, non è la regola.
Le tigri ? Oh certo, sono eventi rari nei musei quanto un contadino ammirato da Picasso, ma mentre le prime sono la norma nella giungla i secondi sono l’eccezione in tutto il mondo.
Caro Maksimiljan, complimenti per la la prova di comprensione.
Conosce quel detto “scarpe grosse e basta” ?
“insomma, destrutturalizza la nostra individualita’.”
Veramente lei si sente destrutturato quando guarda le opere di Warhol ?
cit:
“Veramente lei si sente destrutturato quando guarda le opere di Warhol ?”
E quando Lei guarda una pubblicita’ di un’automobile? Warhol e’ un prodotto, un marchio, come lo stesso Leonardo Da Vinci… solo che Warhol ha esaltato questo concetto attraverso le sue opere (non)artistiche e di marketing – che e’ la scienza manipolativa della comunicazione -, le quali, acnhe se in maniera critica, esaltano la forma del pensiero dominante di oggi. Come detto a Giuseppe: “…nella societa’ della spettacolo anche una critica contro il potere diventa un’esaltazione del potere stesso.” Anche Orwell aveva gia’ capito tutto.
cit:
“ho detto che non è impossibile che un contadino possa apprezzare Picasso ma che
questo, data la mancanza di cultura, non è la regola.”
Anche io ritengo che non tutti possono aprezzare il magnifico ragu’ della nonna, ma non credo che c’entri la cultura… lei intende il sapere accademico, che e’ altra cosa: uno schema mentale. Anche a me Picasso non esalta. Un pioniere del pensiero destruturalizzante
moderno… Un Van Gogh o un Munch e’ certamente piu’ intimo e capace di aprirti certe porte percettive emozionali… forse rapresentano l’utima stagione dove l’arte pittorea poteva ancora “elevare” qualcosa… oggi l’arte e’ da un altra parte.
@Avax
Guardando Warhol penso che se in molti campi “siamo alla frutta”, in quello artistico siamo al caffe’.
Solo perché non ci capisce un acca.
Non solo non mi ha risposto sui documenti, ma oltretutto non ha fatto neanche lo sforzo di comprendere quanto ho tentato di spiegare in tutti questi commenti. Ho citato nomi, posti, date, sono l’unico in tutta questa discussione che sfiora l’assurdo ad aver utilizzato la terminologia propria dell’arte.
Il suo commento più profondo è stato “siamo alla frutta”.
Forse è meglio che non si sforzi troppo a pensare di fronte a Warhol. Chissà che considerazioni le farà fare uno “Schiavo” di Michelangelo!
@Giuseppe
Esotericamente non significa segreto, casomai ristretto a determinati circoli chiusi. E poi…non e’ nemmeno questione di conoscere queste scienze, ma trasmutarle in un’opera… farlo bene, significa essere, appunto, un artista. Anch’io conosco certe leggi matematiche, ma da qui a costruire una piramide ce ne passa…
cit:
“Se in passato si disegnavano soggetti sacri era perché i soldi giravano lì.”
Le figure/soggeti sono solo uno strumento, non e’ il punto cardine. E’ la rielaborazione simbolico-matematica visiva che produce il “dramma”. Per qeusto non si tratta di capire cosa significhi quel quadro, ma riscoprire le emozione che produce.
Quando sognamo visualizziamo figure simboliche, che apparentemente non c’entrano niente, ma producono un forte impatto emotivo. L’arte e’ cosi: simbolicamente produce uno stress emotivo enorme (dipende dalla sensibilita’ della persona) quando l’inconscio si riapropria della nostra mente. In un certo senso, l’arte puo’ essere una terapia psicologica.
Questi maestri del passato sapevano cosa produceva la l’oro arte agli osservatori “animici”, perche’ capivano di alchimia, cabala etc… e un po’ si divertivano anche. I potentati, che finanziavano le loro opere, questa sensibilita’ era del tutto assente e ci vedevano solo una glorificazione del potere supremo.
Quello che differenzia questi artisti, da un visionario creativo alla Warhol, e’ che i primi usavano la loro arte per far riscoprire il divino, l’infinito e la perfezione… questo significa strutturare l’individualita’ in un contesto spirituale, mentre Warhol e simili hanno destrutturato l’individualita’ per massificarla ed omologarla. Poi non nego che Warhol sia stato critico verso la societa’ consumistica e globalizzata, ma la sua opera visiva parla chiaro… che e’ un concetto tanto caro e promosso dai globalisti. Poi non mi sento certo manipolato da Warhol, ma nella societa’ della spettacolo anche una critica contro il potere diventa un’esaltazione del potere stesso. Questi sono manipolatori raffinati che usano il sapere alchemico-cabalistico all’opposto dei sopra menzionati artisti.
Sai perche’ certe opere sono immortali? Perche’ l’anima e’ immortale… e si riconosce sempre.
cit:
“Mi scusi, ma poi il video da lei linkato con l’arte non c’entra nulla, è evidente che le mancano le basi per distinguere una mera operazione di copia-incolla-rielabora da un’operazione artistica.”
Ma vaaa? Pensavo che fosse un pezzo originale…
Affermare che con l’arte non c’entra nulla e’ una stronzata bella e buona. Kubrick e i Pink Floyd sono due massimi esponenti artistici del secolo passato. Kubrick, “esotericamente” parlando, era depositario di quelle conoscenze ristrette a determinati circoli che trasmetteva nelle sue opere. Quando ero bambino, guardavo per caso Odissea nello spazio, e non ci capivo granche’, ma ero cosi’ imbabolato da tutta quell’opera, che quando ogni tanto la vedo di nuovo, mi provoca un angoscia enorme, se non addirittura panico… Ma perche’ mai, se non c’e’ nessuna scena di particolare crudelta’? Perche’ e’ l’inconscio che si manifesta… La stessa Odissea di Omero ha gli stessi precetti di quella di Kubrick. Non a caso (Kubrick non faceva nulla a Caso) titolo’ il film in uguale modo, o quasi…
I Pink Floyd, per me, sono simbolicamente la stessa cosa di Kubrick. Solo che nell’arte auditiva la rielaborazione simbolico/matematica (che poi sono la base dell’informatica) e’ piu’ esenziale. Col suono l’archetipo si manifesta in un modo ancora piu’ diretto… quindi, in un certo senso, e’ piu’ facile fare musica, ma l’importanza e’ uguale.
Ma lei mi prende in giro?
Scusi, il fatto che Kubrick e i Pink Floyd siano grandi esempi da una parte di cinema e dall’altra di musica non ci sono dubbi. Ma io le ho fatto l’esempio di Duchamp per farle capire( inutilmente ) che nell’arte ci vuole un nesso LOGICO non meramente ESTETICO. Echoes dei Pink Floyd è una suite pensata nell’epoca in cui se facevi progressive rock allora facevi le suite, se non non eri figo. Echoes in particolare nasce per essere la melodia principale di “Live At Pompeii”, strutturando l’esibizione rock nello schema classico della sinfonia( tipico di quegli anni, si faceva anche meglio in Italia ). Il film di Kubrick non è un’idea di Kubrick, e non è suo il titolo, perché è tratto da un libro, anzi: da una trilogia, la più famosa in fantascienza dopo quella asimoviana della Fondazione. “2001: Odissea Nello Spazio” è uno dei massimi raggiungimenti letterari di Arthur C. Clarke, e gran parte del film di Kubrick mantiene un certo ermetismo proprio perché restano dei buchi colmabili solo se uno ha letto il libro. Infatti l’operazione promossa da Kubrick era quella di riscoprire un classico della fantascienza visto con occhi diversi, cambiando il ritmo della narrazione, e giungendo ad una sintesi di immagini e di battute. Per questo lei prova “angoscia”, perché l’angoscia la si costruisce tramite canoni e tecniche proprie dell’arte. Kubrick non è un genio toccato da Dio, è uno che ha studiato.
I Pink Floyd invece sono un ottima band inglese, lasciatosi alle spalle Barrett hanno dato il loro meglio, ma senza mai toccare alte cime di concetto o tecnica, all’epoca la riflessione musicale era ben altra( vedi: Captain Beefheart, gli Emerson, Lake & Palmer, Frank Zappa, i Quatermass, i Red Crayola e così via ), e comunque non hanno grandi similitudini con il percorso creativo di Kubrick, perché mentre Kubrick cercava la sintesi nella intricata struttura del cinema( uno dei pochi a capire davvero Orson Welles ), i Pink Floyd piuttosto tendevano alla ricerca più barocca possibile( spesso raffazzonando un po’, come nel caso di Ummagumma ), fino a scadere nel commerciale( The Wall ) e poi concludendo la loro carriera come figurine di se stessi.
Echoes comunque non ha tematiche riconducibili al film in questione, non c’è una “nuova scoperta”, non aiuta a comprendere il messaggio di Kubrick, quindi a parte essere un accostamento simpatico e carino non può essere considerato in alcun modo niente di più.
Sarei curioso di sapere quando dice che “Questi maestri del passato sapevano cosa produceva la loro arte agli osservatori “nemici”, perché capivano di alchimia, cabala etc…” a cosa si riferisce esattamente. A parte che per alchimia gli antichi pittori intendevano le tecniche per creare i colori( ho libri originali dal trecento al seicento che trattano queste materie, si chiamano infatti Manuali Alchemici ), e non ho alcuna notizia di artisti che si interessassero particolarmente alla cabala, eppure ho studiato diari, corrispondenze, so di certo che molto spesso i committenti chiedevano di inserire nei dipinti di famiglia simboli riconducibili ad essa, molti di questi noi non sappiamo assolutamente cosa diamine rappresentino e alcuni fantasiosi studiosi dicono siano simboli tipici della cabala., e che si mandavano tramite essi dei messaggi in codice.Sarà. Se non fosse che la cabala riutilizzasse simboli tipici di culture pagane, e che spesso avevano significati elementari e piuttosto buffi ci crederei anche, la maggior parte( abbiamo una documentazione esauriente e vastissima ) di essi altro non erano che auguri, infatti perlopiù erano commissioni per matrimoni( vedi: “La Primavera” del Botticelli, celebre e intoccabile opera per noi, pensata per uno stretto e buio corridoio a suo tempo ) e funerali.
L’arte come terapia prende vita come concetto nella Bauhaus. Chi le dice che già prima qualcuno ci aveva pensato dice cose senza alcun documento esistente che lo provi. La teoria dei colori parla chiaro, ci sono colori che psicologicamente riconduciamo a determinate sensazioni ed emozioni, l’uso di questi in un certo modo può veicolare l’impatto emotivo dello spettatore. Mi spiace deluderla però, perché i Grandi Maestri, come li definisce lei, questo non lo sapevano. Ed è assolutamente certo che non ne avevano conoscenza neanche inconsciamente, perché: fino al trecento si usava il fondo oro, che appiattisce la figura rendendola più archetipica e poco umana( tra l’altro quello fu un vero periodo di destrutturalizzazione dell’individuo a discapito della omogeneità divina, tramite quell’arte lì chi era spettatore si sentiva lontano da quella perfezione esasperata, non vi erano mai uomini che salivano in cielo, ma solo santi perfetti, ricchi, immacolati, e questo lo posso dire documenti alla mano ). Poi con l’Umanesimo e il Rinascimento l’uomo è tornato al centro, e Dio era solo un pretesto per parlare d’altro( vedi il San Pietro che cammina per le vie della Firenze quattrocentesca per mano di Masaccio ), l’uso del colore tende a definire le forme, ed è totalmente assoggettato alla funzione prospettica. Fino a Delacroix e Goethe non ci sono sperimentazioni sul colore( nel senso di ricerca emotiva ) degne di nota.
“Le figure/soggetti sono solo uno strumento, non e’ il punto cardine. E’ la rielaborazione simbolico-matematica visiva che produce il “dramma”. Per questo non si tratta di capire cosa significhi quel quadro, ma riscoprire le emozione che produce.” Assolutamente falso. Questa è una considerazione sua, personale, ma non oggettiva, e sopratutto che non combacia assolutamente con la storia dell’arte. Un quadro porta in sé un messaggio ben preciso, se non lo capisci a che è servito? Non era nello scopo di Michelangelo, Pier Della Francesca, Donatello, Tiziano, far scaturire “emozioni”, non lo dice nessun artista! Questo lo dice lei, ma è una sua considerazione personale che non ha riscontro in nessun dato a noi disponibile fino a Rothko, che è il primo artista a parlare di emozioni ed emozioni intese nello stretto rapporto con i colori, tanto da eliminare la figura( ormai di troppo, superflua, superata ) e lasciare solo il colore. Prima non era così, assolutamente! L’arte era comunicazione di tutto, con un dipinto ci facevi scuola letteralmente! Visto che la gente non sapeva leggere e la maggior parte del popolo fino all‘800, e nel nostro caso anche dopo, non sapeva leggere certe cose si spiegavano nei quadri. Quante opere di Masaccio erano a scopo propedeutico? Non c’era alcun intento di “emozionare”, c’era quello semmai di spiegare, convincere, modellare. Courbet che è considerato uno degli apici nella Storia dell’Arte nel suo complesso fece scandalo proprio per i concetti che portava, ma se lei guarda i suoi lavori non noterà alcuna differenza con i suoi contemporanei. Difatti proponendo gli stessi schemi, le stesse tecniche e gli stessi formati scuoteva l’opinione pubblica come nessun artista prima di lui! Secondo me lei di Courbet non ci capisce una mazza, scommettiamo?
L’arte del passato era oscenamente subdola. Oggi invece è clamorosamente veritiera.
Le opere che restano immortali sono quelle che noi reputiamo le più esplicative del loro tempo, se no non si spiegherebbe come mai tantissimi artisti del passato che erano osteggiati e ignorati a loro tempo oggi sono riconsiderati come degli innovatori, e come invece TUTTI gli artisti più famosi del seicento-settecento li abbiamo buttati in cantina senza rimorso alcuno.
“Affermare che con l’arte non c’entra nulla e’ una stronzata bella e buona. Kubrick e i Pink Floyd sono due massimi esponenti artistici del secolo passato.” So che ho già affrontato all’inizio questo tema, ma ci tengo a ribadirlo. Primo: lei non sapeva neanche che il film di Kubrick era una integrazione ad un opera letteraria, ed il film( come Kubrick ha più volte affermato ) non è isolato dal libro, ma ne è un perfezionamento imprescindibile. “I Pink Floyd, per me, sono simbolicamente la stessa cosa di Kubrick” vede, anche lei dice “per me”, ma l’arte è un qualcosa di oggettivabile( perché ha una storia, dei canoni, dei moduli… ), non è soggettiva come vorrebbe lei! Secondo: se io prendo delle scene di Pulp Fiction e ci metto di sottofondo Mursorgskij( uno dei più grandi compositori russi di sempre ) e ci sta pure bene non sono un artista, perché non ho apportato a Pulp Fiction alcun senso ulteriore, alcun significato in più, ho solo fatto un’operazione estetica. Lei potrà dire che sono “stronzate”, ma secoli di storia e studi la smentiscono tranquillamente. Terzo: si guardi Metropolis rivisto da Moroder. Poi le consiglio i cinque volumi di Storia Dell’Arte della coppia Cricco – Di Teodoro, sono pensati per il liceo ma sono scritti eccellentemente, sintetizzano senza mutilare i concetti più importanti e i passaggi basilari. Inoltre così potrà sviluppare un senso critico adeguato. Perché l’arte ha una sua dignità storica, che lei farebbe bene a rispettare.
@Di Lorenzo
Lei invece si guardi il film “Il pianeta verde” di Coline Serreau e vediamo se coglie la differenza tra quello che la vita e’ se vissuta pienamente rispetto ad una vita vissuta solo con la mente.
Visto, sempre perfetta Marion Cotillard, peccato non abbia mai sfiorato Godard o Truffaut.
Bel film, interessante e ben costruito. Ovviamente utopico, ma a Serreau preferisco lo sguardo profondamente realista di “Grizzly Man” di Werner Herzog, l’unico film che ha saputo indagare sul reale rapporto uomo-natura toccando da una parte l’estrema esperienza cinematografica( l’esaltazione moderna dei video amatoriali ), e dall’altra una affascinante storia d’amore con la natura( la tragica storia di Timothy Treadwell ).
Personalmente vivo la mia vita pienamente. Studio con passione, amo una ragazza stupenda, viaggio ogni anno alla ricerca di un nuovo punto di vista, vivo la mia religione con i Comboniani come maestri di vita e di spirito, ho la mia Lega Missionaria Studenti( http://www.legamissionariafirenze.it/chisiamo.htm ), tra poco fra l’altro partirò per un viaggio “fai da te”( cioè: con cento euro in tasca, più o meno ) per la Turchia, non so quanto ci vorrà per raggiungerla e non so cosa vedrò nel tragitto, ma so che mi farà crescere ancora.
Una vita vissuta credo sia una vita che colga e si erga sopra tutte l’esperienze possibili, restando sempre aperta a cambiamenti o a passi indietro. Sto vivendo un momento di felicità immenso, e la mente sà dovè? Dove deve stare, ovvero la applico in tutti quei frangenti che le sono propri( Scienza, Arte, Storia, Tecnologia, … ).
Quando mi ritrovo in Romania, in un campo di missionari stanziati là da undici anni( a Sighetu Marmatiei ) vedo lo spettacolo di monti stagliarsi su quella immensa povertà, e colgo per un attimo un vuoto, una angoscia, un mal di vivere che non so mai spiegarmi. Ma quando questo mi succede anche quando vado, come ogni anno, ad Amburgo per vedere “Il Mare Di Ghiaccio” di Caspar David Friedrich, la mia opera preferita. Ma in quel caso so bene che non è la stessa angoscia ma è una ben calibrata, epurata della sua brutale natura e passata attraverso il filtro dell’intelletto e dell’ingegno umano. Ed è arte.
Vabbe’ Giuseppe, la lascio al suo autocompiacimento accademico di esperto dell’arte. E non voglio essere mica ironico, eh, si intende… pero’ il suo schema mentale e’ quello e ne prendo atto. Volevo solo ribadirle che sapevo benissimo dell’opera Clark (The Sentinel), ma il film e’ un opera audio-visvia, che artisticamente ha un impatto artistico molto maggiore di un’opera letteraria; la narrazione, in questo caso, diventa secondaria e diventa rapresentazione simbolica diretta (il Mito)… e Kubrick in questo, proprio perche’ ha studiato molto, era maestro… un’artista.
I Pink Floyd, per me, simbolicamente sono la stessa cosa… il loro suono, per me, in maniera archetipica, diventa appunto quello… il Mito. I Pink Floyd di Barret sono stati sperimentali, ma ancora non maturi. Molti hanno voluto “copiare” il sound dei Floyd, ma praticamente nessuno ci e’ riuscito… esattamente come quelli che tentano di imitare Kubrick.
Se per “autocompiacimento accademico di esperto dell’arte” intende dire che ho studiato come un matto solo per diventare il più giovane collaboratore al reparto di archivistica nazionale dei Beni Culturali, allora ha ragione lei, sono molto soddisfatto del mio studio, del mio rigore, della mia passione sfrenata per l’arte e la cultura umana.
E lei, se ne avesse una infarinatura, saprebbe benissimo che è insensato proporre un paragone tra due generi artistici( letteratura, cinema ) diversi tra loro. Munch è meglio di Francis Ford Coppola? È una domanda assurda. La funzione del regista è diversa da quello dello scrittore( se poi si parla di registi americani ancora di più ), i loro mezzi sono diversi, l’unica cosa che li accomuna è il racconto, ma ciò in verità accomuna ogni forma d’arte.
Guardi che il “sapere accademico” che lei schifa è ciò che le persone normali chiamano cultura. Lei fa commenti su degli artisti assolutamente non oggettivi, ripeto: figli di una sua personale logica, che però si basa sull’ignorare completamente gli elementi storici. Lei dice cose che si smentiscono leggendo gli artisti stessi, no chi parla di loro, quindi antepone il suo pensiero al quello dell’artista. Le sembra un modo di ragionare corretto? Faccia lei.
Se per andare contro al “sapere accademico”, ovvero quello che si basa sui documenti storici, dobbiamo inventarci le cose e riscrivere la storia secondo le nostre sensazioni, allora siamo messi davvero bene. Continua a ripetere all’infinito “per me”, come se chiunque entrando in un aula universitarie dicesse: “secondo me l’iperbole è una cazzata” “perché scusi?” “perché non mi torna”, bella storia.
Io rispondo dando date, nomi, citando documenti della Biblioteca Nazionale di Firenze sull’arte( le corrispondenze tra gli artisti sono il mio campo di studio ), e lei continua a rispondere “secondo me”, “per me”. In effetti il suo non è auto-compiacimento. È ignoranza( nel senso di ignorare tonnellate di documenti reali per farsi seghe mentali del tutto improbabili ).
Inoltre lei non mi ha ancora risposto. Vorrei che mi spiegasse secondo lei perché Courbet è considerato un grande artista. Sono curioso.
@Avax:
Condivido il suo pensiero su “schema preconcetto”, cioè che in base alle proprie personali esperienze si giudica il mondo attorno, è la forma più arcaica di Filosofia, certamente un fattore dominante in questo genere di discussioni.
La mancanza di elasticità mentale è dovuta sempre dalla scarsa cultura. Però gradirei farla un appello, visto che stiamo parlando d’arte possiamo, per favore, comportarci da persone adulte ed utilizzare le terminologie proprie di questa calpestata forma d’espressione? Non è una critica, sia chiaro, è solo una richiesta logica, poiché è l’argomento trattato in questo delirante post.
[ Picasso, per favore, non toccatelo se non sapete maneggiarlo. L’unica cosa che destruttura è il tempo e lo spazio nel periodo cubista( diviso in analitico e sintetico ), dopo di che non destruttura un tubo, anzi: si metterà contro tutte le correnti astratte e richiamerà l’attenzione verso un unità di intenti che mancava in arte da troppo tempo. Picasso pioniere del pensiero destrutturalizzante moderno, che mi tocca sentire… ]
@Maksimiljan Kodzak:”Anche io ritengo che non tutti possono aprezzare il magnifico ragu’ della nonna, ma non credo che c’entri la cultura… ”
Piu’ che altro e’ il suo esempio da bar che non c’azzecca.
“lei intende il sapere accademico, che e’ altra cosa: uno schema mentale.”
Ecco un fulgido esempio di schema mentale: il preconcetto dell’alternativo che non arriva a capire, non avendo studiato, che lo studio e’ condizione sine qua non per aprire la mente.
“Anche a me Picasso non esalta. Un pioniere del pensiero destruturalizzante moderno… Un Van Gogh o un Munch e’ certamente piu’ intimo e capace di aprirti certe porte percettive emozionali… forse rapresentano l’utima stagione dove l’arte pittorea poteva ancora “elevare” qualcosa… oggi l’arte e’ da un altra parte.”
Forse perche’ Lei e’ ancora troppo legato al ragu’ della nonna.
Come diceva Picasso – Il peggior nemico della creatività è il buon gusto -
“Solo che nell’arte auditiva la rielaborazione simbolico/matematica (che poi sono la base dell’informatica) e’ piu’ esenziale. Col suono l’archetipo si manifesta in un modo ancora piu’ diretto… quindi, in un certo senso, e’ piu’ facile fare musica, ma l’importanza e’ uguale.”
Bella insalata di parole. L’avrei anche inivitata ad ascoltare Schonberg…se leggendola non avessi avuto il dubbio che lei e’ solo un buongustaio che a Picasso
perferisce il ragu’ della nonna.
cit:
“…se leggendola non avessi avuto il dubbio che lei e’ solo un buongustaio che a Picasso
perferisce il ragu’ della nonna.”
Assolutamente… vuoi mettere?!
cit:
“il preconcetto dell’alternativo che non arriva a capire, non avendo studiato, che lo studio e’ condizione sine qua non per aprire la mente. ”
Non ho detto mica studio, eh, ma il “sapere accademico”… quello che fa dire ad un Attivissimo qualsiasi di essere un “esperto”… beh, insomma, non e’ l’esempio migliore
. E poi e’ interessante la sua convinzione che io non abbia studiato… forse e’ il suo schema mentale verso i cd “complottisti” che le fa dire questo.
cit:
“Forse perche’ Lei e’ ancora troppo legato al ragu’ della nonna.”
Perche’, Lei non si sente legato a sua nonna… oppure sente piu’ vicino un Picasso? Contento Lei…
@Avax
” lo studio e’ condizione sine qua non per aprire la mente”.
Se fossimo solo mente sarebbe sufficiente.
La vera cultura presuppone l’ affinamento di tutti i nostri centri.
Ma chi crede che cultura sia solo ammassare informazioni, sviluppa un’ alterigia che gli preclude ogni ulteriore crescita.
…hai capito……ti dicono anche cosa ti deve piacere….altrimenti non capisci niente….e al diavolo le emozioni.
Come dice qualcuno
a siam misi ben
No, no, assolutamente! A lei deve piacere quello che le và!
Se uno mi dice “no guarda, a me non mi piace Picasso!” che problema c’è? A me non piace Gauguin, pazienza. Basta però non dire cose del tipo: “Picasso fa cagare perché il suo intento e destrutturalizzare l’individuo” perché se no poni una riflessione senza senso( tranne che per te ). Se uno la fermasse per strada dicendo che “lei non mi piace, perché è un ladro!” a parte il pensare che sia pazzo( ma stiamo facendo un esempio estremo, quindi facciamo finta sia normale ) non crede che il suo sia un giudizio folle perché, a parte vederla ogni tanto per strada e conoscere il suo nome, non sa nulla della sua storia?
I gusti ci sono, e sono sacrosanti. Ma i giudizi devono essere sensati, perché non si sta parlando di “mi sta meglio la cravatta rossa o quella blu?”, ma di Arte. Solo questo.
Non entro nel merito di quanto intendeva sostenere Maksimiljan, e se Picasso è o meno destrutturante, mi riferivo ad alcune sue affermazioni tipo “il popolo, sia ben chiaro, di arte non ci capisce un acca”, per fortuna che qualche esperto d’arte pensa invece che “Per leggere dei quadri non occorre essere sapienti”.
Avax afferma che lo studio “apre le menti” non è sempre così a volte le chiude: Silvano Agosti docet.
Comunque la discussione è stata interessante.
@Maksimiljan Kodzak:”E poi e’ interessante la sua convinzione che io non abbia studiato… forse e’ il suo schema mentale verso i cd “complottisti” che le fa dire questo. ”
Si sbaglia, scaturisce dal confronto tra Lei e Giuseppe Di Lorenzo.
@arati:”Se fossimo solo mente sarebbe sufficiente”
Certo, abbiamo anche un intestino
@Di Lorenzo:”Picasso, per favore, non toccatelo se non sapete maneggiarlo”
Non mi ci metto neanche
(ho studiato musica ma come musicista, per il resto riconosco i miei limiti e non reggerei il confronto con Lei. Come sta succedendo agli altri del resto)
@Di Lorenzo
Il suo paragone non regge. La produzione artistica e’ un bene comune e dal momento che ha un’ influenza su tutti, abbiamo il diritto e il dovere di commentare e protestare.
@Avax
Ha una visione molto limitata di chi siamo.
“La produzione artistica e’ un bene comune e dal momento che ha un’ influenza su tutti, abbiamo il diritto e il dovere di commentare e protestare” D’accordissimo, ma per farlo non dovreste prima studiarla? È comunque un errore pensare che Warhol mandasse messaggi subliminali filo-consumistici, perché usa dei canoni estetici classici( l’uso del modulo, tanto per citarne uno addirittura millenario ) che noi abbiamo ormai assimilato e possiamo tranquillamente tradurli. Se Pier Della Francesca mette un uovo di struzzo sulla testa della Madonna è per rimandare alla natività, e alla sua purezza( la verginità ), e il corallo tra le mani di Gesù Bambino sono un rimando alla Passione prossima. Ma se lei non queste cose non le ha studiate, può tirarci fuori qualsiasi cosa, no? Guarda, sul serio, basta studiare l’arte del passato per capire il messaggio( anzi: il problema ontologico ) proposto da Warhol.
Tutto qua.