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Fonte: facebook.com * Link * Articolo di Alessandra Nucci * martedì 3 luglio 2012

 

Italiani furbastri e Germania lungimirante?

I luoghi comuni che rimbalzano sui computer degli investitori internazionali dipingono l’Italia, come gli altri paesi riassunti nell’acronimo offensivo “PIIGS”, come un paese inaffidabile che ha vissuto al di là dei propri mezzi. Al confronto la Germania viene dipinta come l’unica saggia e affidabile risparmiatrice, giustificata nel rifiutarsi di garantire in solido i debiti degli altri.

Prima che questa narrazione finisca per far diventare vero un disastro economico nient’affatto scontato, allo stesso modo con cui il panico che scatena la corsa a ritirare i risparmi dalle banche fa inverare un dissesto altrimenti evitabile, ho raccolto le notizie degli ultimi mesi che non ce la fanno a stare sulle prime pagine dei giornali.

Non è un elenco esaustivo, ci sarebbe ancora altro da dire, ovviamente in un senso e nell’altro. Ma siccome non manca certo chi dice male dell’Italia mentre esalta la Germania, qui mi limiterò a elencare – alla rinfusa – solo i dati che alla Germania conviene vengano occultati. Perché? Per continuare ad attirare a sé  il risparmio da tutto il mondo. Gratis.

Utili a ricostruire l’ex-DDR, la Germania Est, patria di Angela Merkel, che prima della caduta del muro di Berlino era un’alta funzionaria del regime comunista di Honecker.

 

1)  La Germania da 16 anni non include nel proprio debito pubblico le  passività del Kreditanstalt fur Wiederaufbau (KfW), in tutto assimilabile  alla nostra Cassa depositi e prestiti. Si tratta di 428 miliardi di euro,  utilizzati per mutui a enti locali e piccole e medie imprese, interamente  garantiti dalla Repubblica federale. Le obbligazioni della KfW sono uguali  ai bund, ma a differenza dei bund magicamente non entrano nel conto del  debito, in barba al Trattato di Maastricht. Se conteggiati, il debito  pubblico tedesco salirebbe dall’80,7% del PIL al 97,4% già adesso.

 

2) Lo spread ci costringe in ogni momento a considerare parametro positivo  i tassi dei bund tedeschi. Ma a quanto pare questi sono bassi grazie a un  artificio. Il Trattato di Maastricht vieta alle banche centrali dell’eurozona l’acquisto  di titoli del debito pubblico sul mercato primario. E’ una delle cose che  sta strozzando la Grecia. Ma la Germania cosa fa? Si concentra sulla parola  “primario” e al momento di un’emissione mette solo una parte dei suoi titoli  sul mercato primario. Facendo così un’offerta bassa, non è costretta a  inseguire i compratori alzando i tassi di interesse. La parte di titoli che  non è comprata semplicemente li mette da parte. Poi la Finanzagentur lo  colloca discretamente sul mercato secondario, e qui la Bundesbank lo può acquistare senza tradire Maastricht.

 

3)   Malignità degli invidiosi? Allora leggiamo un giornale tedesco: Handelsblatt. Il 23 settembre scorso, diceva che la Germania sta nascondendo 5 mila miliardi di debiti. Il debito ufficiale della Germania per il 2011 era di 2.000 miliardi, ma  secondo Handelsblatt nel calcolo non è  inclusa la maggior parte delle spese previste per le pensioni, la  sanità e l’aiuto alle persone non autosufficienti. Considerando tutto, il   debito tedesco raggiungerebbe i 7.000 miliardi di euro. La Germania sarebbe  dunque indebitata per il 185 per cento del suo prodotto interno lordo, e non  per l’85 per cento come dichiarato ufficialmente. Per fare un confronto, il  debito greco dovrebbe raggiungere quest’anno il 186 per cento del pil,  mentre quello italiano arriverà al 120 per cento.

La soglia critica oltre la  quale il debito ostacola la crescita è il 90 per cento del pil. Dal 2005,  ovvero da quando è alla guida della Germania, Angela Merkel “ha creato più  debito di tutti i cancellieri degli ultimi quarant’anni messi insieme”,  sottolinea il capo economista del quotidiano. “Questi 7.000 miliardi di euro  rappresentano un assegno a vuoto firmato dai tedeschi, che verrà pagato dai  nostri figli e nipoti”.

 

4) Recentemente a sfatare i luoghi comuni indispensabili per mantenere intatta la credibilità di Berlino ci ha pensato Bloomberg, che ha spiegato il meccanismo con cui le banche tedesche hanno avuto un beneficio immediato dal salvataggio della Grecia.

http://www.bloomberg.com/news/2012-05-23/merkel-should-know-her-country-has-been-bailed-out-too.html

Infatti alla fine dei conti,del totale di €340 miliardi di prestiti ufficiali inviati alla Grecia, solo all’incirca 15 miliardi sono arrivati direttamente dalla Germania. Il resto viene dalla Bce, dall’Ue e dal FMI, cioè da tutti noi.

http://www.corrispondenzaromana.it/berlino-e-debitrice-con-i-paesi-ue/

Anzi, secondo l’Ufficio Studi di Federcasse-Bcc “La Grecia è stata salvata (in proporzione) molto più dall’Italia, che aveva un’esposizione verso la Grecia più bassa, che dalla Germania e dalla Francia”

http://michelearnese.it/2012/es/

 

5) La Germania ha fatto tanti prestiti alla Grecia sapete perché? In parte sarà stato per generoso spirito fraterno, non lo metto in dubbio,  ma li ha fatti sicuramente anche per poter piazzare la sua produzione di attrezzature militari in eccesso presso la Grecia. Il Paese ellenico,   che ha in essere un perenne contenzioso con la Turchia, non aveva abbastanza soldi per questi acquisti, per cui la Germania glieli ha prestati. Poi però quando la Grecia è entrata in crisi e ha chiesto credito, cos’ha fatto la Germania? Ha detto ok ma solo a patto che confermasse l’acquisto di due sottomarini tedeschi. La spesa? Oltre un miliardo di euro. La Francia ha fatto uguale: una parte degli “aiuti” la Grecia li deve spendere per sei grosse fregate e 15 elicotteri francesi. L’unica a non chiedere nulla in cambio è stata l’Italia, che pure aveva un contratto per l’acquisto di una serie di aerei.

http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703636404575352991108208712.html

 

6)  Le banche tedesche sono molto più indebitate di quelle italiane, le quali, salvo in piccola parte l’Unicredit, si sono tenute alla  larga dagli investimenti azzardati. Questo dovrebbe essere il nostro punto di forza. Invece macché.  Grazie all’autorità bancaria di Basilea, la European Banking Authority  (presieduta peraltro da un italiano, Andrea Enria), le banche italiane vengono  strangolate e con esse ogni possibilità di uscire dalla crisi, mentre quelle  tedesche e francesi vengono salvate. Come? Imponendo a tutte le banche di iscrivere a bilancio le obbligazioni  non al valore a cui verranno rimborsate, cioè al valore nominale, che è  quello reale, ma al valore che avrebbero se fossero venduti sul mercato.

Ma,  com’è noto, la speculazione, a cui dette il via la Deutsche Bank che scaricò platealmente oltre 7 miliardi di nostri titoli in un sol giorno l’estate scorsa, ha affossato i nostri titoli e premiato quelli tedeschi e francesi. Quindi i Bot e i Btp in borsa valgono molto poco mentre i titoli tedeschi e francesi sono quotati a più del valore nominale. Ciò  consente alle banche di Germania e Francia di vantare riserve ALTE,  nascondendo i loro titoli tossici, diluiti nel mare dei loro titoli di  grande valore, mentre le banche italiane risultano avere riserve più basse.  Questo è un falso clamoroso, perché giunti a scadenza i titoli vengono rimborsati  al valore nominale. Ma non basta: siccome la stessa autorità di Basilea impone alle banche di  tenere ferme delle riserve molto alte, ciò significa che le banche italiane,  le cui riserve risultano così deprezzate, sono costrette a cercare molti più  capitali delle banche francesi e tedesche. E’ anche così che si rinforza l’impressione che l’Italia sia in difficoltà rispetto a Germania e Francia.

 

7) Vogliamo parlare della disoccupazione? Da più di un anno e mezzo i  tedeschi ironizzano sull’arte ellenica di truccare i conti. In settembre  però a seguito di una interrogazione al governo del gruppo parlamentare Bündnis 90/Die Grünen, si è scoperto che una  norma approvata dall’esecutivo tedesco permette di imbellettare i dati sulla  disoccupazione teutonica: chi ha almeno 58 anni e ha percepito per almeno 12  mesi il sussidio Hartz IV senza aver ottenuto alcuna offerta di lavoro non viene incluso nella categoria dei disoccupati. Si tratta di più di 100.000  persone che da circa tre anni e mezzo non appaiono nei numeri ufficiali  sulla disoccupazione tedesca, bensì in quelli della “sotto–occupazione”.  Senza questi trucchi, il tasso di inattività dei lavoratori più anziani (tra  i 55 e i 64 anni) salirebbe dall’8% al 9,7% (in settembre 2011 la disoccupazione italiana era all’8,3%, quindi più bassa della media dell’euro-zona (10,2%) e perfino degli Stati Uniti (9,1%).

 

8) Noi lavoriamo forse meno dei tedeschi? Non è vero neppure questo. Anche prima  che Monti la aumentasse, la nostra età pensionabile – eliminate le pensioni di anzianità – era più alta di quella francese e pari a quella tedesca. A fronte di una pensione mediamente più bassa, e contributi  più alti. In media, inoltre, secondo un rapporto della banca francese Natixis http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5jUyKLhdOHPh_8jVs65081g1BjxJA?docId=CNG.aded42e19a6a998c01cb0a1ed791c425.271 del 2011 si rileva che un tedesco lavorava 1.390 ore l’anno, un francese ne lavorava 1554 e un italiano ben 1773.

Leggo sui bollettini “di guerra” che girano che il costo del lavoro italiano è aumentato negli ultimi anni, mentre quello tedesco è rimasto inalterato. Ma questo è l’aumento! Le paghe degli italiani, ha rilevato l’Osce poche settimane fa, sono fra le più basse d’Europa: siamo al 26° posto su 34 paesi. Che poi il costo del lavoro pesi molto sui prezzi finali è dovuto al peso fiscale, non certo ai lussi della classe lavoratrice.

 

9)   All’ingresso in UE  la Germania andava bene e noi male? Beh, noi i conti in ordine non li avevamo, ed è stato scritto che  l’allora Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi fece un escamotage per farci entrare nel “paradiso” UE: nascose il  debito delle FFSS sotto una voce esterna al conteggio presentato. Ed è ormai notorio che pure la sventurata Grecia fece delle scorrettezze contabili, aiutata nientemeno che dalla  Goldman Sachs.

Però è ora di notare che all’epoca neanche la Germania era un gioiello di perfezione economica. Perché? Per il semplice fatto che dieci anni prima aveva, per motivi di fratellanza teutonica, inglobato l’ex-DDR, la Germania Est, che aveva l’economia a pezzi. Per volontà dell’allora Cancelliere Helmut Kohl, fu regalato ai tedeschi dell’Est la parità istantanea con il Deutschmark e ogni singolo cittadino ricevette a titolo di benvenuto una piccola somma detta “Begrüßungsgeld”.  Si calcola che a metà di questo decennio, il peso economico dell’integrazione nell’economia della Germania Ovest di tutta l’economia e la previdenza  sociale dell’ex-Germania comunista sarà costato ai tedeschi l’equivalente del loro PIL. E’ per questo sforzo che gli stipendi dei lavoratori tedeschi non sono aumentati (ma erano già superiori ai nostri) e i cittadini sono tuttora gravati da una tassa apposita.

infatti nel 2003 fu la Germania, insieme alla Francia, a sforare il tetto del 3% di disavanzo stabilito da Maastricht, mentre fu l’Italia, magnanima, con Tremonti, a impedire che per questo fossero multate. Pensavamo evidentemente che nel caso contrario ci avrebbero restituito il favore, ma è proprio questo ragionamento all’italiana che essi respingono – quando gli fa comodo.

In altre parole la Germania, che dovrebbe essere il faro  dell’europeismo transnazionale, si sta dimostrando ancora una volta assai  nazionalista, come lo è sempre stata senza infingimenti anche la Francia. (Chi può dare “lezioni” in questo campo – visto che ci teniamo – siamo noi: che ogni volta che un italiano fa carriera in campo europeo, l’Italia viene ….. svenduta!)

(Da notare che ancora nel 2009 la Germania era fra i Paesi ammoniti dall’UE per eccesso di deficit)

 

10) La Germania inflessibile e sprezzante dimentica l’ultima volta che ha avuto bisogno lei di un  salvataggio dai creditori del mondo. Fu alla fine della prima guerra  mondiale, e com’è noto fu salvata a condizioni tremende, le quali suscitarono la reazione che portò all’ascesa di Hitler. Eppure, dati alla mani, quelle condizioni erano migliori di quelle che la  settimana scorsa hanno fatto a pezzi la Grecia. V. A.Evans Pritchard sul Daily Telegraph del 13 febbraio: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9077586/Germanys-Carthaginian-terms-for-Greece.html

 

11 ) Infine: la tanto decantata superiorità della Germania in che risiede?   Non ce l’ha nell’informatica e nelle telecomunicazioni; non in fonti  energetiche proprie; non nella finanza perché le sue banche hanno fame di  capitali da soddisfare urgentemente e paura di tutte le schifezze più o meno  evidenti nei loro portafogli; i suoi länder hanno buchi di bilancio come  alcune regioni italiane; è forte nell’industria automobilistica ma l’auto è  un prodotto maturo;  ecc.   E, allora, su che si basa la forza dei bund?  Contiamo quanti prodotti maturi hanno i tedeschi e quanti gli italiani. (cfr P. Bonazza, Lo stato di salute economica della Germania è da dimostrare  (c) Italia Oggi 15 febbraio 2012) E andiamo a vedere quante aziende italiane  sono state avidamente acquistate da compratori esteri: è un tragico elenco  che non finisce più.

 

12) L’Italia, insomma, non andava male. Anzi, andava meglio degli altri. A questo link:

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/12/14/FINANZA-C-e-un-grafico-che-inchioda-la-Germania/228765/   si trova un grafico che dimostra l’andamento negli ultimi sei anni dei debiti sovrani. Di cosa è composto il nostro piccolo aumento annuale? Tutti interessi sul debito già esistente. Invece quello che sta facendo aumentare il debito della Germania è fatto per più della metà di sostegno al settore finanziario.

Se  lasciata  stare l’Italia avrebbe anche ridimensionato questo unico dato negativo a suo carico: il  debito. Perché il trend dimostra che gli altri ci  stavano raggiungendo al galoppo. L’ anno prossimo gli Stati Uniti saranno a  un rapporto debito/PIL del 100%, e sono dimensioni MOLTO più grandi delle nostre. Il Giappone ha un rapporto al 200%, ma non preoccupa perché  l’economia sottostante è sana e il debito è in mano ai giapponesi. Era così anche per noi, l’economia reale prima dell’arrivo del governo  Goldman – pardon, Monti – era sana, e il nostro debito era  in mano alle banche e ai privati  italiani, la nostra ricchezza era intatta perché consisteva nei risparmi dei  cittadini, i quali da assennati avevano investito nel mattone. Già: il  mattone: esattamente la prima cosa che Monti ha preso di mira.

 

13) Ma la “pistola fumante” che dimostra una intenzionalità dietro a tante mosse aggressive nei confronti dell’Italia e degli altri Paesi “periferici” dell’Unione europea è il piano di dismissioniapprontato da un esperto della Deutsche Bank nell’ottobre scorso. Dismissioni dei beni dei “PIIGS”. Era l’epoca del panico da spread, che portò al fulmineo insediamento a Palazzo Chigi di un governo non eletto. Sembra già un secolo fa. Si legge sul sito del Fatto Quotidiano:

 

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/19/la-deutsche-bank-e-il-piano-di-dismissioni-per-i-governi-ue/267410

 

14)     E adesso, dopo averci massacrati (a partire dall’attacco “umanitario” alla  Libia che ha travolto le nostre imprese e riaperto i fiumi di immigrazione  che si erano fermati) vogliono papparsi anche le proprietà immobiliari, magari anche “i gioielli di famiglia”, ovvero le grosse aziende strategiche.  Già sono riusciti, dopo anni di pressioni da parte degli americani, a far scorporare la Snam dall’Eni. In modo tale da scalarla ovviamente. E dopo  sarà il turno di Finmeccanica, Impregilo, Fincantieri…. Sono in rosso dite? Certo, sarebbe una soddisfazione troppo beffarda constatare che  dopo la cessione tutte le magagne e i costi burocratici si sciogliessero come neve al sole.

 

15) Ed eccoci alle ultime puntate: le manovre attorno a Unicredit:

La Bafin, la Consob tedesca, con incredibile arroganza cerca in tutti i modi di ostacolare l’italiana Unicredit:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-02/deutsche-gioca-prestiti-081023.shtml?uuid=Abpn67lF

e

http://www.sceltalibera.org/unicredit-deutschland-uber-alles/

 

Questo va letto insieme all’editoriale del Corriere della sera che avverte delle manovre di Deutsche Bank per scalare Unicredit:

http://www.corriere.it/editoriali/12_giugno_28/il-paese-e-ricco-di-buone-occasioni-massimo-mucchetti_3184a39c-c0de-11e1-a4a5-279d925cad5b.shtml

 

 

Alessandra Nucci

Giugno 2012

5 Commenti a “Quanto ci costano i luoghi comuni anti-italiani?”

  • gliese:

    Luoghi comuni che rispecchiano la realtà del nostro paese. Ladri, scippatori, malviventi, malandrini, profittatori, mafiosi e dulcis in fundo, ipocriti, voltagabbana inaffidabili. Poi si può citare il capitolo ignoranza e qua noi siamo al primo posto nel multiverso. Il cancro intaccabile è la nostra scuola dove prolifera il male assoluto e sforna il condensato del presente e futuro uomo_pietra_banale_insulso_insignificante_analfabeta_arrogante_villano_trafficante_strozzino_bugiardo. Noi siamo i PIIGS e della peggiore razza e forse come cita l’uomo qualunque del bar Sport, se si è fortunati ci si può incappare in un vecchio signore saggio e lasciarlo parlare gioverebbe alle teste di legno e ai vanitosi.

    • Giovanni Lazzaretti:

      Non essendo ladro scippatore malvivente malandrino profittatore mafioso ipocrita voltagabbana, mi permetto di concordare solo su una cosa: l’ignoranza degli italiani. Ma spesso è un’ignoranza incolpevole, perchè nessun media parla di queste cose.
      Così quando pongo queste semplici domande
      1) a chi appartiene Bankitalia?
      2) da quanti anni l’Italia ha un attivo primario di bilancio?
      3) quali sono i metodi per ridurre gli interessi passivi?
      4) l’emissione degli euro cartacei cosa genera per lo Stato italiano? Un ricavo? Un costo? Un attivo? Un passivo?
      la gente o non risponde o dice castronerie.
      Lei certamente non è ignorante e conosce le risposte.
      Cordiali saluti
      Giovanni Lazzaretti

  • lino:

    Articolo illuminante, grazie Alessandra Nucci e Nicoletta.

  • Uomo Maschio:

    1)Anche il debito della CDP italiana non rientra tra i debiti delle pubbliche amministrazioni,essendo la CDP fuori dal perimetro delle pubbliche amministrationi.
    2)Non è cosi’ e se anche fosse,allora potrebbe farlo anche l’Italia visto che lo fa la Germania e perchè’ l’Italia non lo farebbe?Ha dati e documenti ufficiali che documentino acquisti della BUBA di questo tipo?
    3)Fesseria:si parla di debiti implciiti che non sono debiti veri,sono calcoli sul futuro basandosi su ipotesi di spese future riguardo alle pensioni.Tra l’altro,se chi scrive,ci capisse qualcosa di queste cose ma anche solo di semplice matematica,capirebbe che 7000 miliardi di debito su circa 2500 miliardi di PIL non fa il 185% ma il 285% del PIL.Infatti,2500/7000 fa 0,28 e non 0,18.Sarebbe come dire che siccome il nostro debito pubblico a fine 2011 era di 1897 miliardi e il nostro PIL di 1580,il rapporto debito PIL fosse del 20,1%.Ma siccome lei non capisce niente di queste cose,invece del rapporto debito/PIL ha parlato di percentuale di debito superiore al PIL.Con un debito di 7000 miliardi la Germania non avrebbe un debito/PIL al 185%,al massimo il debito sarebbe superiore al PIL del 185% ,che è una cosa diversa.
    4)Fesseria pure questa,sono calcoli da bar e dichiarazioni da complottisti.Certo che le banche tedesche erano piu’ esposte rispetto alle somme messe dalla Germani per salvare la Greci ma che significa?Le banche tedesche i soldi alla Grecia li ha dati ed erano prestiti ed era chiaro,mica erano regali e dunque i prestiti vanno restituiti,non vedo niente di strano,altrimenti si fallisce e sono guai seri.Sono le solite frasi e teorie di chi di economia non capisce un accidente ma vuole comunque scriverne.
    5)Si certo,come no,i tedeschi hanno puntato la pistola alla testa dei governanti greci per obbligarli a comprare armamenti da loro :)),ma per piacere.
    6)Le dicono niente i principi contabili internazionali IAS e il fair value?Studiare no,eh?
    7)Il tasso di inattività degli anziani sarebbe piu’ alto?Ma non è che confonde tasso di inattività con tasso di disoccupazione?Sono due cose diverse,chi conosce la materia lo sa,lei non lo sa perchè non la conosce.
    8)Noi lavoriamo piu’ dei tedeschi perche’ siamo meno produttivi,abbiamo una produttività piu’ bassa che è una delle cause della nostra bassa crescita economica e perdità di competitività.E l’età media di pensionamento quella che conta,che comprende anche le pensioni di anzianità che fanno la parte del leone,che senso ha dire che al netto delle pensioni di anzianità avevamo l’età pensionabile uguale ai tedeschi :))?Se non avessimo avuto le pensioni di anzianità e solo quelle di vecchiaia,avremmo una spesa pensionistica piu’ bassa di diverse decine di miliardi,avremmo molti meno pensionati.
    9)I tedeschi hanno fatto miracoli nell’inglobazione della DDR in 20 anni,noi in 150 anni guarda come siamo ancora ridotti con il sud.E ha scritto un mare di fesserie.Poi il 33% fu sforato per prima dall’Italia già nel 2001,con un 3,1 e ancora sempre l’Italia lo sforo’ anch’essa dal 2003 al 2006,quindi di che stiamo parlando,visto che quindi,anche l’Italia sarebbe dovuta essere sanzionata,altro che magnanimità di Tremonti per avere in futuro lo stesso trattamento:l’Italia stessa aveva sforato ed aveva interesse in quel momento a non venire sanzionata.E poi,ma come si fa a dire che nel 2009 la Germania era una di quelle ammonite :)),visto che praticamente tutti i paesi con la crisi del 2009 hanno sforato pesantemente il 3%,chi anche oltre il 10% e la Germani ha fatto un 3,3?
    10)Esempio che non c’entra nulla
    11)Si capisce poco e fa grande confusione.
    12)Se avessimo fatto come il Belgio che a metà anni 90 aveva un debito/PIL al 129 e che lo ha portato all’84 nel 2007,forse le cose sarebbero diverse.Dal 90 siamo in avanzo primario,ma prima abbiamo fatto per 10 anni continui deficit primari,certo che ora paghiamo interessi e ci indebitiamo ancora di piu’ per questo,ma è una frase senza senso,il danno lo si è fatto prima e ora ne paghiamo le conseguenze,nonostante gli avanzi primari,il solito discorso ridicolo.
    13)Ancora con ste menate:le dismissioni andavano fatte e se ne parla da molti anni in Italia e ogni anno si sono fatti piani di dismissioni.
    14)Ma magari le vendessimo tutte le aziende di stato non strumentali all’attività statale e anche gli immobili che non sono utili allo scopo e che danno solo costi.

    Insomma,ma lei che studi ha fatto?Tiro a indovinare:o è laureata in lettere o in filosofia,magari in giurisprudenza ma di certo non in economia e similari,visto cio’ che ha scritto.

    • alex:

      Gentile Signor Uomo Maschio, mi sono accorta solo oggi di questa suo lungo e iroso commento al mio scritto. Stupita non della differenza di opinione, ma del tanto livore in cui l’ha immersa, mi sono presa il tempo di andare a rileggere tutti i punti che lei ritiene di aver demolito dall’alto della sua vantata competenza. Il fatto è che le accuse di inettitudine che lei si è dilettato a scagliare contro di me, di fatto sono offese alla dozzina e passa di autori delle fonti che ho riportato. Il mio, infatti, più un articolo, è un repertorio di cose scritte da altri, molte delle quali ho citato in specifico, e altre sono in grado di reperire in aggiunta – fonti italiane, tedesche, inglesi, americane – da Bloomberg al Wall Street Journal, da Handelsblatt al Daily Telegraph. Quindi se proprio ci tiene a esercitarsi nelle offese personali, le indirizzi agli autori di tutti questi diversi scritti. Per quanto mi riguarda, questo non è un inizio di discussione, ma una doverosa e unica risposta, con cui chiudo. Non ce ne saranno altre, dovesse pure riempire la pagina di un’altra serie di offese.

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