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Russia – Bielorussia – Venezuela: Il trio solido in America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 02.07.2012

Paradossalmente per la Russia di oggi, un paese che persegue politiche neoliberali a livello nazionale e internazionale, Mosca può sempre contare sul Venezuela con la sua pacifica rivoluzione permanente, come massimo partner affidabile in America Latina. Il leader venezuelano Hugo Chavez può condannare il capitalismo come una formazione storicamente condannata e sognare di costruire una società basata sulla giustizia sociale, ma il quadro derivante dalle relazioni che circolano all’interno del Ministero degli Esteri della Russia, indica che contribuisce più di chiunque altro al rafforzamento delle posizioni russe nel continente. Ci si potrebbe aspettare che tale ruolo dovesse assumerlo una figura di destra, considerando che la Russia ha rapporti completamente amichevoli con i bastioni latino-americani del neoliberismo, come Messico, Colombia, Panama, Costa Rica e Cile. In realtà, le drastiche riforme orientate al mercato della Russia – la privatizzazione radicale, l’inflazione del settore finanziario che ha fatto nascere come funghi delle istituzioni come i fondi previdenziali non-governativi, la demolizione del sistema di welfare, ecc. – sono state, con una sorprendente mancanza di pensiero indipendente, modellati sul Cile. Eppure, nessuno dei regimi neoliberisti latino-americani si è avvicinato a quello del Venezuela, nel coltivare la partnership con Mosca.
La spiegazione sulla tendenza dei liberali latino-americani a mantenere le distanze nei confronti di Mosca, è che Washington mantiene tutta la coorte permanentemente sotto stretto guinzaglio e, per esempio, sotto l’amministrazione statunitense di B. Obama, non ha nemmeno la briga di nascondere i suoi sforzi per domare le ambizioni della Russia sul continente. Per gli Stati Uniti, la Russia – comunista o liberale – è altrettanto sgradita in quanto paese ritenuto imprevedibile e concorrente potenziale, una percezione che spinge la strategia degli Stati Uniti a escluderla dall’America Latina, indipendentemente dai dettagli.


Il tema russo non esce mai dalla vista delle ambasciate degli Stati Uniti in America Latina. I Russi nel continente – personale d’ambasciata, uomini d’affari o residenti permanenti – vengono automaticamente sospettati, e le ricorrenti campagne diffamatorie contro la Russia intraprese dai media di destra latino-americani, possono essere facilmente fatte risalire alle missioni diplomatiche e ai laboratori psi-ops statunitensi. La Russia, di conseguenza, viene dipinta come un paese autoritario gestito da una burocrazia rigida e da clan criminali, i prodotti russi sono a priori ritratti inferiori agli analoghi occidentali, e qualsiasi progetto di business offerto da Mosca finisce sotto il tiro delle accuse di corruzione. Se un russo viene arrestato in America Latina, il caso viene immediatamente gonfiato in modo spropositato, con trame spesso leggibili come provocazioni organizzate dalla comunità di intelligence degli Stati Uniti, e prove forgiate dai suoi agenti. Il mito della mafia russa viene diffuso sui media latinoamericani e mette in ombra gran parte degli sviluppi positivi della cooperazione della Russia con i partner di tutto il continente nei settori del commercio, dell’energia, del commercio delle armi, della finanza e della cultura.
I governanti neoliberisti latinoamericani sono ben consapevoli che Washington disapprova le iniziative più importanti che coinvolgono la Russia, e che sfidare il controllo è a volte passibile di sanzioni. Date le circostanze, i potenziali partner della Russia esercitano la massima moderazione, soprattutto quando i progetti sul tavolo riguardano l’energia o la cooperazione tecnico-militare. Gli accordi con le aziende russe in America Latina passano solo se approvati da Washington e non costituiscono una minaccia per gli interessi statunitensi. Evidentemente, il motivo per cui, di recente, la Russia è riuscita a vendere in America Latina elicotteri per le operazioni di contro-insurrezione e lotta alla droga, è dovuto al fatto che il complesso militare-industriale degli Stati Uniti è sovraccarico, a causa del fatto che l’Impero è bloccato nei conflitti militari nel mondo ed è incapace di rispondere al mercato.
Si deve notare che la Bielorussia, non meno della Russia, si confronta con l’opposizione degli Stati Uniti in America Latina. A. Lukashenko, il presidente della Bielorussia, viene martellato in Occidente come “l’ultimo dittatore d’Europa“, ma la realtà è che l’amministrazione statunitense odia l’idea che il leader dalle idee socialiste, che critica apertamente le politiche imperialiste degli Stati Uniti, possa trovare alleati in America Latina. Lukashenko ha risposto ai tentativi dell’Occidente d’isolare la Bielorussia diversificando la propria politica estera. La visita del 2006 a Minsk, di H. Chavez, ha segnato l’inizio del lungo avvicinamento della Bielorussia al Venezuela e, con l’assistenza di quest’ultimo, con gli altri paesi dell’ALBA. La Bielorussia ha avuto un discreto successo nella commercializzazione delle sue industrie energetica, petrolchimica, alimentare e dei prodotti agricoli in Venezuela, e chiaramente spera che il paese, nel lungo periodo, dia a Minsk un accesso sempre più ampio al continente. Allo stato attuale, la Bielorussia e Venezuela seguono congiuntamente l’attuazione di un totale di 85 progetti nei settori agricolo, dell’energia e dell’edilizia popolare, il più grande dei quali è la creazione degli impianti di assemblaggio, per le esigenze proprie del Venezuela e per l’esportazione verso altri paesi dell’America latina paesi, di circa 5.000 camion MAZ e 10.000 trattori MTZ all’anno. Diversi imponenti accordi infrastrutturali sono stati siglati durante l’ultimo viaggio di Lukashenko in Venezuela. Le aziende bielorusse costruiscono una centrale di cogenerazione da 600 MW nel parco industriale di Santa Ines, nello stato di Barinas, a casa di Chavez, oltre a un memorandum sulla costruzione di un gasdotto di 200 km per collegare Barquisimeto e la città di Barinas. Venezuela e Bielorussia hanno in programma anche un progetto commercialmente fattibile, finalizzato alla produzione del concime NPK, che sarà esportato in tutto il continente.
La leadership venezuelana, che deve sopportare costantemente l’accresciuta pressione politica degli Stati Uniti, deve essere accreditata della scelta intelligente dei partner internazionali, con il duo slavo orientale di Russia e Bielorussia come alleato chiave. La cooperazione tecnico-militare con la Russia aiuta il Venezuela a mantenere adeguate capacità di difesa, ed è giusto dire che gli armamenti del paese hanno raggiunto un livello senza precedenti, grazie all’impegno con la Russia.
Vale la pena notare, nel contesto, che il registro degli armamenti del Venezuela comprende un accordo per acquistare dei caccia F-16 dagli Stati Uniti. L’operazione ha ottenuto il via libera dall’amministrazione R. Reagan nel periodo della Guerra Fredda, la motivazione piuttosto ridicola era permettere al paese di difendere i suoi giacimenti di petrolio da un’offensiva cubana. Gli Stati Uniti hanno rinnegato i propri obblighi di assistenza al Venezuela per la sua flotta di caccia F-16 – e su una serie di simili contratti bellici ad esso collegati – dopo l’avvento di Chavez al potere nel paese, lasciando Caracas nessun’altra scelta se non tagliare del tutto i contatti con il Pentagono. La condotta, abbastanza tipica degli Stati Uniti, spinge i governi latino-americani a valutare attentamente i rischi della cooperazione tecnico-militare con Washington. Al momento, il Brasile è nel dilemma – firmare un contratto da 5 miliardi di dollari con gli Stati Uniti per comprare i caccia Super Hornet o accettare l’offerta concorrente del Dassault Rafale della Francia – e certamente prenderà in considerazione l’esperienza negativa del Venezuela.
La campagna presidenziale sta decollando in Venezuela, in vista delle elezioni del 7 ottobre. Visitando Caracas, Lukashenko ha espresso la fiducia che il suo amico e alleato Chavez avrebbe prevalso e ha detto: i nuovi progetti bilaterali diverranno effettivi entro l’anno, nonostante l’opposizione montata dai nemici dei due paesi. Il presidente Putin ha parlato con Chavez al telefono, lo scorso giugno, nella conversazione il leader russo ha elogiato i preparativi del Venezuela alla corsa presidenziale, ed auspicando il ristabilimento completo di Chavez, ha detto che il presidente venezuelano sembrava visibilmente più in salute durante le sue ultime apparizioni in pubblico. Un comunicato stampa del Cremlino ha detto che Putin e Chavez intendono incontrarsi nel prossimo futuro. Ipoteticamente, mantenere stabile il prezzo del petrolio sarà una parte importante dell’agenda.
Per l’America Latina, l’atmosfera di rispetto reciproco e l’apertura alla collaborazione del trio Russia, Bielorussia e Venezuela, si combinano in un modello di partnership che ha ovvi vantaggi rispetto le politiche aggressive e di divisione nel continente perseguite dagli Stati Uniti.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

2 Commenti a “Russia – Bielorussia – Venezuela, il trio solido in America Latina”

  • Giuseppe DB:

    In Russia la Douma (il parlamento) approva in questi giorni una legge per riconoscere le ONG (organizzazioni non governative) che ricevono finanziamenti dall’estero come “Agenti Stranieri”, con tutte le conseguenze.

    Questo permetterà alla Russia di combattere ufficialmente e legalmente quelle associazioni che organizzano le rivoluzioni premeditate, come in Libia, Siria, ecc.

    Un passo veramente coraggioso.

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