POTENZA – Il petrolio non passerà. La Basilicata da regione gruviera, come era considerata fino a qualche mese fa, ora intende passare per chi ha sbattuto la porta in faccia alle compagnie petrolifere. Il Consiglio regionale, all’unanimità, aveva approvato un emendamento della giunta che sostanzialmente diceva no a nuove perforazioni. La Shell che avrebbe voluto solo “sondare il terreno” (parole dell’allora presidente sceicco) in una vasta zona che coinvolge anche il suo paese d’origine Sant’Arcangelo, oggi ha avuto la porta in faccia. La giunta regionale ha deciso che non ci sono le condizioni per procedere anche per un semplice screening. E dopo la Shell tocca all’Eni che da tempo segue una larga zona che va dal Melandro alla Camastra, dal territorio di Potenza città al Marmo-Platano, Vulture. Una concessione denominata “Frusci”. Tante le polemiche scatenate da sindaci e comitati civici (“100 Comuni”) per l’invadenza delle trivelle in un territorio vocato per altro. Di ieri mattina la notizia della nuova “mancata intesa” su un permesso di ricerca idrocarburi deliberata dalla Giunta Regionale. Questa volta riguarda dell’area “Frusci” ricade nei comuni di Atella, Avigliano, Baragiano, Bella, Filiano, Pietragalla, Pignola, Potenza, Ruoti e San Fele.
Il programma dei lavori proposto prevedeva studi, rilievi sismici e la perforazione di un pozzo esplorativo. “La Giunta, nell’esprimere la mancata intesa -si legge in una nota regionale- ha evidenziato il pregio paesistico di alcune aree interessate, la presenza di aree naturali protette e i vincoli paesaggistici, archeologici e idrogeologici gravanti su alcune parti del territorio interessato dall’istanza”. Ma la giunta De Filippo non nasconde l’ideologia sottostante la scelte. Ossia, la scelta di bloccare nuove perforazioni in virtù del fatto che già una parte cospicua del territorio lucano sia oggetto di concessioni e come un ampliamento delle stesse condizionerebbe la programmazione e il governo del territorio, e come, sotto il profilo della partecipazione democratica, si registri il dissenso nella popolazione rispetto alla concessione di nuove permessi. Se prima erano solo i cittadini o organizzazioni civiche e ambientaliste, ora è la politica a chiudere le porte davanti a nuove richieste.





























Per qualcuno che mette al bando la Shell ed il Fracking…qualcun altro si dice speranzoso e grato alle tecnologie e alle esperienze della Shell e del Fracking.
In questo articolo (http://www.theworld.org/2012/08/the-next-fracking-frontier-china/) Ming Sung, un ingegnere chimico ex Shell, ora con l’Aeronautica Clean Air Task, dice di essere cautamente ottimista circa i benefici ambientali del fracking, in parte perché ora ci sono tecnologie che consentono le operazioni di fracking per riciclare l’acqua che utilizzano.
Ed ancora si afferma che, causa le sempre maggiori necessità energetiche, in questi ultimi tempi la Cina sta cercando di trovare tecnologie (di estrazione e produzione interna) più nuove e più pulite. Si pensa, quindi, di poter sperimentare il fracking, quale promettente e sicura fonte di approvvigionamento.
Non tutti gli esperti cinesi ovviamente la pensano così, ma già il fatto di definire la metodologia fracking pulita e sicura…(senza peraltro mai menzionare il possibile rischio terremoti) mi sembra alquanto bizzarro. Sintomo che tutto il mondo è paese ed il confine tra buoni e cattivi resta sempre molto l’abile se non fittizio!
Un saluto,
Elmoamf