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Fonte: sergiodicorimodiglianji.blogspot.it *  Articolo di Sergio Di Cori Modigliani

Jules Assange

Oggi parliamo di geo-politica e di libera informazione in rete.
Tutto ciò che sta accadendo oggi, tecnicamente (nel senso di “politicamente”) è iniziato il 12 dicembre del 2008. Secondo altri, invece, sarebbe iniziato nel settembre di quell’anno. Ma ci volevano almeno quattro anni prima che l’onda d’urto arrivasse in Europa e in Usa.
Forse è meglio cominciare dall’inizio per spiegare gli accadimenti.
Anzi, è meglio cominciare dalla fine.
Con qualche specifica domanda, che –è molto probabile- pochi in Europa si sono posti.
Mi riferisco qui alla questione di Jules Assange, wikileaks, e la Repubblica di Ecuador. Perché il caso esplode, oggi?
Perché, Jules Assange, ha scelto un minuscolo, nonché pacifico, staterello del Sudamerica che conta poco o nulla?
Come mai la corona dell’impero britannico perde la testa e si fa prendere a schiaffi davanti al mondo intero da un certo signor Patino, ministro degli esteri ecuadoregno, per gli euro-atlantici un vero e proprio Signor Nessuno, il quale ha dato una risposta alla super elite planetaria (cioè il Foreign Office di Sua Maestà) tale per cui, cinque anni fa avrebbe prodotto soltanto omeriche risate di pena e disprezzo, mentre oggi li costringe ad abbozzare, ritrattare, scusarsi davanti al mondo intero?
Perché l’Ecuador? Perché, adesso?

Tutto era più che prevedibile, nonché scontato.

Intendiamoci: era scontato in tutto il continente americano, in Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, paesi scandinavi. In Europa e a Washington pensavano che il mondo fosse lo stesso di dieci anni fa.

Perché l’Europa –e soprattutto l’Italia- è al 100% eurocentrica, vive sotto un costante bombardamento mediatico semi-dittatoriale, non ha la minima idea di ciò che accade nel resto del mondo, ma (quel che più conta) pensa ancora come nel 1812, ovvero: “se crolla l’Europa crolla il mondo intero; se crolla l’euro e l’Europa si disintegra scompare la civiltà nel mondo” e ragiona ancora in termini coloniali.

Ma il mondo non funziona più così.

In Italia, ad esempio, nessuno è informato sulla zuffa (che sta già diventando rissa) tra il Brasile e l’Onu, malamente gestita da Christine Lagarde, la persona che presiede il Fondo Monetario Internazionale, e che ruota intorno all’applicazione base di un concetto formale, banale, quasi sciocco, ma che potrebbe avere ripercussioni psico-simboliche immense: l’Italia è stata ufficialmente retrocessa. Non è più l’ottava potenza al mondo, bensì la nona. E’ stata superata dal Brasile. Quindi al prossimo G8 l’Italia non verrà invitata, ma ci andrà il Brasile. Da cui la scelta di abolire il G8 trasformandolo in G10 standard. Si stanno scannando.
La prima notizia Vera (per chi vuole ricavare informazioni reali dal mondo reale) è questa: “L’Europa, con l’Inghilterra e Germania in testa, non possono (non vogliono) accettare il trionfo keynesiano del Sudamerica e la loro irruzione nel teatro della Storia come soggetti politici autonomi. Per loro vale il principio per cui “che se ne stiano a casa loro, non rompano, e ringrazino il cielo che li facciamo anche sopravvivere, come facciamo con gli africani. Altrimenti, da quelle parti, uno per uno faranno la fine di Gheddafi”. Il messaggio in sintesi è questo.
Dal Sudamerica negli ultimi quaranta giorni sono arrivati tre potentissimi messaggi in risposta: niente è stato pubblicizzato in Europa. Tanto meno l’ultimo (il più importante) in data 3 agosto, se non altro per il fatto che era in diretta televisiva dalla sede di New York del Fondo Monetario Internazionale. Nessuno lo ha trasmesso in Europa, ad esclusione del Regno di Danimarca. E così, preso atto che esiste una compattezza mediatica planetaria di censura, e avendo preso atto che se non se ne parla la televisione, non c’è in rete e non si trovano notizie su wikipedia, allora vuol dire che non esiste, il Sudamerica ha scelto il palcoscenico mediatico globale più intelligente in assoluto: il cuore della finanza oligarchica planetaria, la city di Londra.
E adesso veniamo ai fatti.

Jules Assange, il 15 giugno del 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di specifici accordi formali sanciti tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Jules Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo porteranno direttamente in Usa, nello Stato del Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base dell’applicazione del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta. “vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano (giustamente) degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo avviene il 3 agosto, il secondo il 4.

Il 3 agosto 2012, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del Fondo Monetario Internazionale accompagnata dal suo ministro dell’economia e dal ministro degli esteri ecuadoregno, Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America”) l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. In tale occasione, la Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al Fondo Monetario Internazionale con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, la Repubblica Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo semplicemente la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del Fondo Monetario Internazionale che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fosse l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada diversa, opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi. Non solo. Siamo oggi in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in materia economica sono idee errate, sbagliate.

Lo erano allora lo sono ancor di più oggi: Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale……” ecc.

Subito dopo (cioè 15 minuti dopo) la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO (World Trade Organization) la più importante associazione planetaria di scambi commerciali coinvolgendo il Fondo Monetario Internazionale grazie ai files messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange.

L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. Grazie (o per colpa) di Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone: Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes, lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come fare per impedire ai loro governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del Fondo Monetario Internazionale il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file già resi pubblici su internet. Gran parte dei file, gentilmente offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, il quale -siamo sempre il 3 agosto a New York- ricorda chi rappresenta e che cosa ha fatto l’Ecuador, ovvero la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Dirirtto, la violazione di norme costituzionali”. Il 12 dicembre del 2008, infatti, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (pil intorno ai 50 miliardi di euro, pari a 30 volte di meno dell’Italia) dichiara ufficialmente in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”.

Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il Fondo Monetario Internazionale fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiara Dominique Strauss Kahn, allora segretario del Fondo Monetario.. Il paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia ufficialmente che darà il proprio contributo dando petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondi di banane) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito dei contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie pagate in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago. Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush (già deposto ma in carica formale fino al 17 gennaio 2009) dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale di New York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro.

Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. Eh già. E’ accaduto in Iraq, che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’opus dei fedele al vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e quindi aprendo la strada a un precedente storico recente. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure se si annulla la decisione dell’Ecuador allora si annulla anche quella dell’Iraq e quindi il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.
Nasce allora il Sudamerica moderno.
E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nella banche cattoliche di Quito e tale cifra viene dirottata in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”.
Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andati nel pallone. In tutto il pianeta Terra, oggi, si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi.
In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti.
Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”.
E’ un chiaro segnale che il gruppo di Assange sta dando a chi vuol capire e comprendere che TINA è un Falso. Non è vero che non esiste alternativa. Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di efferati oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non è più così. E non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Mario Draghi, Mario Monti, David Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo.
Anche in Europa.
Per questo Jules Assange ha scelto l’Ecuador.
Ma non basta.
Il colpo decisivo al sistema viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Jules Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti e in ogni nazione del globo”.
Ma chi è Garzòn?
E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata.
E’ il nemico pubblico numero uno dell’opus dei.
E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi.
E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale.

Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’interpol una denuncia contro Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè Pd e PDL insieme) acquistava a 100 $ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla telecinco che li rivendeva a 1000$ a rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai (ovvero noi) ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dall’Unione Europea. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta ma il governo italiano di allora (Prodi & co.) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Jules Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”.

La battaglia è dunque aperta.
E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in rete.
In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi.
Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce.
Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie.
E allora si balla tutti.
In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”.
Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.
Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador.
Per questo Garzòn lo difende.
Per questo, questa storia relativa al Sudamerica, va raccontata.
Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori.
Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta.
E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica.
Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo.
Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità.
Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori davvero imbarazzanti.
Wikileaks non va letto come gossip.
Non lo è.
C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez, rischia anche la pelle.
Questi anonimi meritano il nostro rispetto.
E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”.
Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare.
Se poi, con questo Sapere un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta.
Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose.
Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra.
Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera?
Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda.
Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?”
Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”.

111 Commenti a “L’attacco alla Repubblica dell’Ecuador. Ecco il perché di Londra.”

  • michy:

    quoto il post di mondart che spiega xchè stanno diffondendo (o/e lasciano diffondere) questo tipo di notizie e la nascita come funghi di siti e personaggi anche di un certo rilievo che veicolano segreti e notizie o danno risalto alle nefandezze degli angloamerikani/israel/lacchè europei,con questo non voglio dire siano tutte falsità,ci sono tante verità e molto di + storicamente…..
    assange non deve essere ucciso x quello che dichiara,ma ben prima di dare in pasto ai compiacenti giornali i suoi documenti segreti o al meglio nessuno gli dava spazio e restava un signor nessuno……….come tanti altri.
    hanno il controllo pressochè totale in un modo o nell’altro.
    poi (come ho già detto) ogni essere pensante trarrà le sue conclusioni e le proprie verità.

  • michy:

    confido nella keshe foundation e iran,ci salveranno tutti.

  • Mouse:

    La Follia pura governa il mondo e si capisce che a molti piace cosi’…

  • michy:

    non credo siano folli,nel senso che sanno benissimo quello che fanno e faranno,credo ci stiano veicolando nel NWO, è da vedere quanta popolazione vogliono ci arrivi….
    chiaro che questo è il mio pensiero,non è la verità.

  • siouxsie:

    L’articolo ha avuto il grande merito di avermi spalancato la porta su un mondo, il sud america, che nn conoscevo. E allora via a documentarmi! Ho letto su el pais le notizie dell’ultimo anno sull’argentina, onestamente noi qui in italia si vive in una realta’ separata (+ simile alla boccia del pesce rosso,sic) dove filtra pochissimo, sono allibita x quante cose nn sapevo.
    Ad es.
    http://economia.elpais.com/economia/2012/08/21/actualidad/1345564617_157582.html

    Il Giappone e la UE denunciano al WTO l’Argentina x restrizioni al commercio.
    Che facce di bronzo! Lo stesso Giappone che faceva dumping (vendita merci sottocosto) x acquisire quote di mercato. E la UE, paradigma dello strangolamento del liberismo, con tutti i sussidi con cui droga x es l’agricoltura.
    Continuate a informarci, SL!

  • oracolo:

    Vi sara’un momento non molto lontano che obblighera’ un risveglio brusco e violento, in sintesi quello che alcuni stanno sostenendo con le loro azioni, ognuno di noi e’ regista del proprio destino e parlare servira’ a poco, il tempo e’ giunto e fuggire e’ inutile, ma i lungi miranti avvolti dalla innata saggezza gia’ sanno per tempo le scelte da fare,capire i segni e trovare il sentiero. Poche parole e tante verita’.

  • thegreentile:

    Bell’articolo, peccato sia formattato in maniera così scomoda: suggerisco all’autore di fare più paragrafi per spezzare meglio questo papiro. Complimenti comunque, molto interessante.

  • mario:

    dopo aver letto questo articolo interessantissimo, e dopo averne letto altri dello stesso calibro, ho capito che la nostra esistenza è segnata dalla politica, una politica invasiva, con ripercussioni, nella sfera privata dell’individuo, non piacevoli: Per ultimo vorrei segnalare alla vostra cortese attenzione un video su youtube dell’avv. Paolo Franceschetti che mette in allarme su una possibile interruzione dell’erogazione della corrente elettrica x qualche mese in Europa e probabilmente in USA x poter instaurare poi una dittatura: Una volta avrei pensato ad una ipotesi semplicemente complottistica, ma credo di essermi svegliato dal mondo dei sogni e ho accettato l’idea che la realtà è molto più complessa di quanto potessi immaginare o un regista o uno scrittore potesse raffigurare. Adesso devo occuparmi di reperire cibo, acqua,fonti di energia rinnovabili x attraversare questo periodo “oscuro” senza farmi trovare impreparato nè psicologicamente nè materialmente.

  • maria:

    Il solo fatto di associare un grande come Keynes ad un fallimento epocale come l’Argentina dei Kirchener mostra la scarsa conoscenza dell’economia base dell’autore di siffatto articolo.
    PS: Cmq il G8 é da qualche anno che si è trasformato in G20!!!!! :-) )))))))))

    • ermoz:

      Il G8 è il G8, il G20 è un’altra cosa… L’ultimmo G8 si è tenuto a maggio di quest’anno. Al G8 c’è certa gente – i big tra i big – al G20 di più, un po’ la stessa, un po’ altra. Naturalmente il G8 è quello di quelli più potenti. Non vedo come non si possa associare Keynes tanto a un clamoroso successo quanto a un clamoroso insuccesso – dipende pure da quale pensiero keyniano si prende spunto.

  • Ottimo articolo, se possibile vorrei fare reblogging, per quel poco che può servire per far cooscere ad altri quanto ci viene nascosto dagli abbietti media proni al potere lucrativo di quatrro denari.

  • ag5:

    Articolo indubbiamente illuminante ma un po’ impreciso per i canoni giornalistici: quali solo le fonti di queste notizie? E’ indispensabile indicarlo per acquisire credibilità.
    Non metto in dubbio la verità di quanto si racconta, ma alla fine mi pare un po’ esagerato, l’autore si spinge troppo in là. Ha raccontato una storia vera, ma l’ha farcita di esagerazioni e imprecisioni per ingigantirla ulteriormente. Invece così tutto l’articolo suona falso, anche dove è vero. Nella seconda parte ci sono frasi che non stanno in piedi e che si potevano evitare. Per dirne alcune:

    “Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dall’Unione Europea”
    “…la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè Pd e PDL insieme)”
    “Obama, non ancora insediato ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna”

    In base a cosa si afferma questo? Dove è stato letto? Qual è la fonte?
    Una notizia del genere avrebbe più efficacia se raccontata con più correttezza. Così suona come le tante cazzate che girano sul web, anche se in questo caso si tratta di un affare internazionale dalle ripercussioni enormi.

    Poi il mio è solo un consiglio…

    • ermoz:

      Invocando lo stesso principio scopri di non poterti fidare del 99% di quello che leggi tanto online quanto sui giornali o quello che senti nei telegiornali: si premurano loro forse di essere così attenti a mostrarti le fonti? non credo proprio: è un atto di fiducia immotivata quello che ci porta a dar maggior credito a quanto viene detto in tv o su un giornale rispetto a quello che possiamo leggere su un blog come questo. Cioè la presenza delle fonti non dimostra nulla (sei in grado di verficare una fonte? e la fonte di una fonte qual è?… allora si arriva all’assurdo che o vivi gli eventi in prima persona o conosci direttamente di persona chi li ha vissuti… oppure non può esistere l’informazione).
      Ora ovviamente nessuno dei lettori di qualunque cosa può sapere quali inesattezze ci sono, se qualcosa è stato romanzato o esagerato o si è un po’ distorto passando di bocca in bocca o è stato travisato o è stato inventato e via dicendo… il lavoro di far combaciare le informazioni, paragonarle, analizzarle criticamente e logicamente, soppesarle, etc. va fatto tanto per un articolo così qanto per un articolo di giornale qualunque.
      Certo se fosse tutto vero – non i dettagli ma intendo la storia a grandi linee, l’intreccio di geopolitico ed economico – sarebbe molto bello.

  • Evo Moralito:

    . “Con questa tranche, la Repubblica Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi” haaaaa mi venga un colpo ( sarà l’ondata di caldo europeo che fa certi efeti?)!!!! ma da dove cavolo tira fuori questa follia l’articolista? l’invito a farsi un giretto nella “Dubai”del Sur,ma in Europa chi cavolo vi da le informazioni? Assange?vorrei anche io che fosse tutto vero,pecato che qui (Sudamerica)le cose stano piutosto diverse di come vi la racontano…chiedo alla Sig.Forcheri che vede l’Argentina un paese cosi solvivile(?!)di farsi avanti e venire a investire i suoi risparmi,che si compre una valanga di “pesos”glielo scambio subito io per i suoi euri !!!! por favor vi aspeto,e si volete vi diamo anche la Cristina,ma ad una condizione: non si aceta devoluzione :-)
    @Maksimiljan: perchè scrivi Sud America con minuscula invece qualsiasi cosa riguarda la Europa lo fai in maiuscula?mica sarà la tua “superiorità ariana”che ti fa brutti scherzi….
    A quelli che credono che foglia di coca sia uguale a cocaina,informatevi per favore,sarebe a dire che le vostre amapole di giardino siano opio !!!,le foglie di coca sia nel nordovest argentino,come Bolivia,Peru,e altri paesi andini viene usata per combatere il mal di montagana,era usato dai nativi e ancora oggi si usa,è legale,viene venduta nei negozzi,la infusione di queste è un tocasana per il mal di pancia…..
    P.S: adesso che l’Argentina è solvibile,comprate i tango bond 2,Cretina Kirchner gli invierà un asegno gigante alla scadenza,con un bel po di basellina però!:-)

    • Sashi:

      Anche secondo me l’unico difetto di questo articolo è nel dire che Morales ha legalizzato la cocaina, sia perché non è vero e sia perché è fuorviante.

  • Empe:

    La Kirchner il 3 agosto non era a New York, ma alla borsa di Buenos Aires. Non c’è nessuna sede del FMI a New York, e chissà Ricardo Patino nel frattempo dov’era. Il potente studio Goldberg & Goldberg di New York non esiste. La Haagen Dazs è americana, non danese.
    C’è qualche cosa di vero in questo articolo o no?

    • ermoz:

      ci sono uffici rappresentativi del fondo monetario internazionale, sono elencati sul sito dell’IMF (fmi in inglese international monetary fund) Fund Office United Nations
      885 Second Ave, 26th Floor
      New York, NY 10017
      Tel: (212) 893-1700
      Fax: (212) 893-1715
      ;
      per Goldberg&Goldberg, magari l’info riportava Goldberg che sembrava poco “americano” e chissà come si è trasformato… magari è semplicemente Goldberg, partner Baker Botts, “nationwide leading lawyer in international arbitration”, che ci sta tutta come tipologia di avvocato. O magari non è lui,…
      La Haagen Dazs è statunitense ma il nome danese, magari l’autore aveva come dato solo i nomi delle compagnie e ha voluto attribuirgli una identità nazionale e per fretta non si è documentato andando “a senso”… gli altri erano giusti, quindi un errore che non è diverso da certi strafalcioni che si leggono sui giornali, dovrebbe invalidare tutto l’articolo?
      In ogni caso se non è quello che è successo – dubito anche io che le cose siano esattametne così – se non è quello che è successo è quello che doveva succedere e allora avrei pensato di vivere in un mondo in cui l’umanità ha una speranza.

      • Empe:

        A me più dei magari interessano i fatti, e qui l’autore non riporta una fonte che sia una. Vai quindi a verificare per tuo conto ed esce fuori che ci sono delle – chiamiamole così – imprecisioni: tipo la Kirchner che il tre agosto si trova a qualche migliaio di chilometri più a sud, e non a Manhattan. Questo tuttavia secondo Modigliani non le impedisce di presentare “quindici minuti dopo” ( cronometro alla mano, evidentemente), una denuncia.
        Ora ammettiamo che “magari” Modigliani è un po’ distratto (per inciso: io penso solo che sia un po’ paraculo, ché non gli costerebbe niente fare il copia incolla delle sue fonti, o dare una controllata a quello che scrive come sono riuscito a fare io in mezz’ora), la mia domanda rimane: c’è qualche notizia vera qui dentro o no? Qualcuno ha qualche fonte, che confermi quelle notizie o dobbiamo fare a fidarci?

  • SDEI:

    @EVO,

    come mai NON hai risposto al mio commento che Ti ho fatto il 18/08 sul POST dove ci siamo conosciuti “La GRECIA: fascismo allo stato puro”;
    leggilo e se vuoi puoi anche rispondermi però in quel POST certo NON qui, riguardo al SUD AMERICA visto che ci abiti raccontaci qualcosa sui vari STATI ovviamente dal Tuo punto di vista anche politico es. CHAVEZ chi è così MORALES e gli altri bueno !!!???

    HASTA SIEMPRE LA VICTORIA
    SDEI

  • Truth:

    MA LE FONTI DOVE SONO?? questo articolo sensazionalistico con frasi a discorso diretto tipo “evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”.”
    da dove escono queste frasi?? l’unica fonte che citate e’ l’autore stesso che a sua volta non cita nulla. ci sono una miriade di supposizioni senza backup di fatti che sono degne del pessimo giornalismo italiano. tutti daccordo per la stampa libera ..ma va anche fatta bene.

  • stefano:

    Per me l’articolo ha il merito della ricostruzione della situazione dell’Ecuador che ho trovato molto interessante ed illuminante, ora capisco il perchè della scelta di Assange prima no sinceramente. Sono anche d’accordo sull’ipocrisia dei governi occidentali su una serie di questioni, bellissima poi la notizia sull’operato dei legali americani che la dice lunga pure lei sulla coerenza. Detto questo e ringraziando l’autore per la preziosa informativa credo che bisogna stare però attenti a non cadere nella (solita) visione dietrologica e complottistica del mondo dove vi sono forze oscure che dietro le quinte fanno e disfano tutto. Per quanto riguarda Garzón sono vere le informazioni date ma non viene citato nell’articolo il fatto che è stato recentemente radiato dalla giustizia spagnola per abuso di potere in un caso. Lo hanno radiato dei magistrati come lui non i poteri occulti. Peraltro anche i rapporti tra Garzón e l’Argentina sono sotto diverse lenti d’ingrandimento. RIpeto sul resto sono d’accordo ma usiamo sempre l’intelligenza e non accettiamo le visioni del mondo “tutto nero” o “tutto bianco”..purtroppo la realtà contiene molte sfumature di grigio piaccia o no…
    Infine per quanto riguarda Evo Morales e Chavez anche lì occhio perchè non sono dei “santi immacolati…” il fatto di aver soldiarizzato con l’Ecuador non cambia questo….
    Comunque ribadisco i complimenti all’autore per la completezza dell’articolo che spero abbia un seguito per libera informazioni di tutti!!!

  • «La prima notizia Vera (per chi vuole ricavare informazioni reali dal mondo reale) è questa: “L’Europa, con l’Inghilterra e Germania in testa, non possono (non vogliono) accettare il trionfo keynesiano del Sudamerica e la loro irruzione nel teatro della Storia come soggetti politici autonomi.»

    Ma che ti sei bevuto, il cervello? Chiunque legge un poco in internet si stupisce che l’Italia sia la nona potenza invece che la 100esima, e comunque stai facendo un ragionamento di 50 anni fa. Anche un asino sa che il brasile è una delle future superpotenze. E l’Europa questo lo sa bene, l’unico che si è svegliato adesso sei tu, ma a venire a fare il profeta poi… ci fai una figura così così. In internet poi… Il futuro si chiama Cina, India, Brasile. Te lo dicono i bambini per strada mentre tu vieni a darci la novità… mah

  • silvia:

    L’effetto che mi fa questo articolo è: BAH!…uscite dalle vostre case, partite, andate nei posti e vedete, parlate con la gente. Il sud america è questo, il sud america è quello…ma per favore, tante cose vere, ma anche tanti populismi e frasi demagociche ad effetto in questo articolo…una tra tutte quella finale: in sud america guardano ancora a noi con ammirazione, purtroppo, e sembra siano sulla nostra cattiva strada…smettiamola di aggrapparci al dio indio che si vendica sull’europa dopo soli 500 anni e ci redime dalle nostre scelte maledette…è un altra delle strade con cui deresponsabilizzarci. Mollate il vostro inutile lavoro se ancora ne avete uno, e andate ad annusare con il vostro naso il mondo che c’è la fuori, e ancora non ce le avrete delle risposte…

  • Bruto:

    Sergio Di Cori Modigliani: scrivi come un ragazzetto delle elementari. Datti una ripassata di sintassi e di forma. Fai pena!

    • Domenico Proietti:

      In questo sito ci avvaliamo delle regole e principi della Netiquette

      11. Non essere intolleranti con chi commette errori sintattici o grammaticali. Chi scrive è comunque tenuto a migliorare il proprio linguaggio in modo da risultare comprensibile alla collettività.

      - Moderatore -

  • Mario:

    Avrei voluto scriverlo io un pezzo così, complimenti.

  • cajuso:

    Il Futuro del mondo.

    http://www.youtube.com/

    guardate questo video.

    Ecuador visto da fuori 2012, essempio di guerra totale che a questo paese, dove la dimensione sociale, politica, economica, ecologica, ecc… sono articolato di una forma revoluzionaria.

    Parlano intellettuali come Noam Chomsky e il candidato alla presidenza francese Jean-Luc Melenchon, ecc….

  • cajuso:

    Oh ragazzi, la mia intensione e di colaborare insieme a voi per farvi conoscere la realta attuale delle americhe (+10 paesi) e la manipulazione dell’America (USA).
    in confronto di voi c’e una disinformazione per farvi pensare che tutto e uguale, che non c’e altra soluzioni di questa…quella soluzione che vi fanno credere vostri politici.

    Ma la verità e un’altra cosa, come lo dimostra questo documentario di Oliver Stone “South of the Border” (Al sud del confine).

    http://youtu.be

    Capirete che il senso di questo articolo e lo stesso di questo documentale e la manipulazione mediatica ai dani vostri.

  • anna:

    Ciao a tutti… sono un’italiana che vive in Venezuela dal 1997. Ho vissuto tutto il regime di Chavez, pupillo di Fidel Castro. Ora Chavez ha come pupilli la Kirchner e Morales… non so se mi spiego…Qui non usiamo il termine “nazionalizzazione”, bensí “espropriazione”, la cosa che é riuscita meglio a Chavez, senza peró saper usare i nuovi “giocattoli” acquisiti. Ragazzi, qui siamo in pieno oscurantismo!!!! Ad ottobre ci saranno le nuove elezioni presidenziali. Spero tanto che il giovanissimo candidato Henrique Capriles Radonsky riesca a rovesciare Chavez. Allora sí potremo parlare di un nuovo cammino. Il Sud America per ora é ancora legato ad un certo passato. I cambi li fanno e li faranno i giovani. Amen

  • gabriele pecoraro:

    it’s very interesting .

  • Andre:

    Bella storia, molto interessante. Se tutte le informazioni alle quali l’autore si è ispirato sono corrette come il nome di Assange siamo davvero alla frutta.. (NB, si chiama Julian, non JULES)

  • Simone:

    Trovo che sia molto facile per chi scrive su un sito di informazione postare dei video.
    Ragion per cui trovo scarsamente fondante il riferirsi ad una dichiarazione di Correa, dicendo semplicemente “difficilmente si reperisce in rete”: scatta spontanea la domanda “e allora come/dove/quando l’hai visto?”.
    L’informazione non si basa sulla fiducia, tantomeno quella di un sito che denuncia da sempre di non fidarsi dell’informazione che riceviamo quotidianamente.
    Basta un link, o caricarla su questa pagina.
    Una grossa, grossissima, pecca oltreché una grande possibilità, di far sapere la verità a chi lega ancora il suo sapere solamente al Tg, sprecata.

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