La Nigeria senza pace
http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/la-nigeria-senza-pace.html
Dei disastri Nigeriani abbiamo parlato tante volte su questo blog.
Qui c’e’ l’ENI e il suo gas flaring che arde da 40 anni, ininterrottamente.
Qui foto di vita di tutti i giorni
Qui pozzi scoppiati a mare senza che la comunita’ internazionale l’abbia veramente saputo e se ne sia indignata.
Storie normali, in un paese che alla fine resta povero e il cui petrolio finisce nelle case di noi ricchi occidentali.
Venerdi scorso l’ennesimo incidente – petrolio che fuoriesce da una pompa difettosa, e che sebbene la Shell lo neghi, secondo i residenti e secondo l’agenzia di stampa Reuters ha inquinato le mangrovie locali.
Qualche mese fa un altro riversamento fra le mangrovie, che fu fermato solo dopo due mesi ininterrotti di petrolio. Due mesi, senza che la Shell avesse fatto niente. Similmente la Exxon Mobil che fermo’ altre perdite in mare dopo settimane di inazione. Se la prendono con calma.
E siccome la Exxon-Mobil non e’ da meno della Shell, anche lei riporta nuove perdite da un pozzo in mare. In questo caso ancora devono stimarne “l’impatto pieno”.
I pescatori parlano di una sottile patina oleosa che copre la spiaggia e la costa attorno alla zona di Ibeno, nello stato di Akwa Ibom. La pesca e’ chiusa.
La Exxon-Mobil ”confirms that oiling from an unknown source has been sighted along the shoreline near Ibeno“. Cioe’ confermano che c’e’ una “sorgente sconosciuta” di petrolio. Sconosciuta? Ma se li ci sono i loro pozzi! E da dove verra mai questo petrolio? Mmh. Un fitto mistero difficilissimo da risolvere, eh!
In realta’ le perdite di petrolio sono al’ordine del giorno in Nigeria e, nonostante lo svergognamento di un anno fa con il rapporto ONU, ben poco e’ stato fatto per ripulire la zona in questi dodici mesi.
L’ONU parlava di 25 anni di pulizia e di $1 billione di dollari per iniziare, nel 2011.
Cosi’ Reuters e’ tornata in Nigeria un anno dopo per vedere.
E non ha trovato niente di nuovo sotto il sole.
L’acqua che i residenti bevono e in cui si fanno il bagno e con cui cucinano ancora sa di zolfo.
I pozzi acquiferi sono tutti inquinati e non si possono piu’ usare.
C’e’ ancora benzene – un noto carcinogeno – in concentrazione 900 volte superiore a quanto raccomandato dall’OMS.
Le multe sono inesistenti, sebbene in Nigeria, nel corso degli anni sia stato riversato piu’ petrolio in mare che in tutto il golfo del Messico nel 2010. Si parla in media di 11 milioni di galloni all’anno.
Fanno 40 milioni di litri, ogni anno per 50 anni.
I fiumi e rigagnoli della zona sono tutti oleosi. I pesci puzzano.
L’Ogoniland fornisce con il petrolio l’80% della ricchezza nazionale di Nigeria.
La vita media e’ la piu’ bassa di tutta la Nigeria in Ogoniland.
La Shell dice che l’inquinamento e’ per colpa di quei cattivissimi residenti che vanno a taroccare le condotte e le tubature per rubare petrolio. Dicono che non possono ripulire perche’ le aree inquinate sono di difficile accesso.
Intanto gli ha dato delle taniche di acqua potabile – dopo 50 anni e dopo un rapporto ONU, il meglio che hanno potuto fare e’ stato di dargli taniche di acqua! I residenti dicono pure che non e’ sufficente e che spesso finisce troppo presto.
Avari anche di acqua.
Quando il reporter di Reuters e’ arrivato, la tanica era vuota.
Una associazione non-profit in Londra “Platform” tramite il suo protavoce Ben Amunwa afferma che
“The scale of Shell’s global security expenditure is colossal. It is staggering that Shell transferred $65 million of company funds and resources into the hands of soldiers and police known for routine human rights abuses.”
“It is a scandal that so much money is spent on security instead of on the local communities whose livelihoods are destroyed as a result of the oil exploitation”
Finalemente, dopo decenni di collusione, e chissa anche per vergogna, il governo nigeriano ha deciso di multare la Shell per un incendio di piattaforma in mare, era il campo Bonga, nel dicembre 2011.
La Shell pero’ contesta e dice che non hanno fatto niente di male e che non meritano la multa. Amen.
In molti casi, l’inquinamento – in mare, in terra, nelle mangrovie – ha significato la fine della pesca e del benessere di comunita’ intere, come a Bodo, dove due scoppi devastanti nelle annate 2008-2009 hanno messo in ginocchio l’intero paese il cui sostentamento veniva dalla pesca e dall’agricoltura.
“The people in Bodo are living corpses. You see them alive but they are dead inside. Look at this water.”
“The aquatic life of our people is dying off. There used be shrimp. There are no longer any shrimp.”
“The oil was just shooting up in the air, and it goes up in the sky”
“We don’t have an international media to cover us, so nobody cares about it”
“A hungry man is an angry man”
50 anni di abusi sono 50 anni di abusi.


























































banchepetrolieriindustria farmaceuticamilitaripolitici: vasi comunicanti e cancro dell’umanità, servitori di “qualcosa” o “qualcuno” di non umano, portatori di morte del corpo e dello spirito!
…non sono state “tradotte” le “icone” di : vasi comunicanti. Tuttavia anche in questo modo il concetto è estremamente chiaro!
Ecco il futuro che preparano per la Basilicata
Mi dispiace per il popolo nigeriano che devono soppravvivere sia loro che la fauna con l’inquinamento. Le multinazionali rovinano (in tutti i sensi) la natura e gli esseri viventi per il business.
Ah… mi dimenticavo; quello che ho detto vale anche per le istituzioni confessionali, soprattutto quelle fortemente gerarchizzate: come nelle altre aziende, anche qui, la gerarchia ha la funzione di controllare lo status quo non certo la Verità che, per Sua Natura, non ha bisogno di essere imposta!
maledetti tutti….
Nauseante … chiedo scusa a chi ha scritto l articolo ma non sono riuscito a leggerlo … sono bastate le immagini… a volte è difficile rimanere distaccati dalla realtà