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Da http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/leni-e-i-diritti-umani-violati-in.html

The oil workers have faced serious violations of their rights by both their employers and the government of Kazakhstan. It’s shocking that workers should have to endure mass firings and being thrown in prison in retaliation for participating in a peaceful strike. 


 Fra questi benevolenti employers, l’ENI di Paolo Scaroni.

Secondo il New York Times tre ditte petrolifere, fra cui una di co-proprieta’ dell’ENI, sono accusate di avere violato i diritti umani dei lavoratori nei campi petroliferi del Kazakhstan.

Le accuse sono di abuso e di repressione.

Gli eventi sono centrati sulla citta’ di Zhanaozen, nella zona occidentale del paese, dove il 16 dicembre del 2011, 12 persone sono morte quando la polizia ha aperto fuoco sui manifestanti. Altre tre sono morte a causa delle ferite riportate, ed altri due in seguito a tafferugli vari.

Fanno 17 morti.

I manifestanti protestavano per chiedere migliori condizioni di lavoro e migliori paghe ed il diritto di creare un movimento politico.

Secondo Human Rights Watch, un gruppo non governativo con sede a New York, la Ersai Caspian Contractors di proprieta’ mista ENI e kazaka e’ stata coinvolta in metodi repressivi per disperdere in maniera violenta una protesta di lavoratori del tutto leggittima.

Le ditte incriminate sono:

Ersai Caspian Contractor

OzenMunaiGas

KarazhanbasMunai
JSC

Di queste tre, la prima e’ di proprieta’ dell’ENI-Saipem, la seconda e’ una joint venture di vari enti kazaki, l’ultima e’ una collaborazione kazako-cinese.

Il rapporto ha per titolo “Striking Oil, Striking Workers” che e’ un gioco di parole per dire “Trovi petrolio, maltratti i tuoi lavoratori”. Sono 153 pagine di denuncia scritte da Mihra Rittmann.

Human Rights Watch ha ascoltato ed intervistato decine di residenti e i lavoratori, ed anche i petrolieri ed evidenzia che tutte e tre le ditte citate sopra non hanno rispettato i diritti umani, rendendo impossibili manifestazioni pacifiche, con violenza, licenziamenti di massa, ricatti e minacce.

Tutto inizia nel Maggio 2011 quando i lavoratori stanchi di essere pagati poco, di non avere rappresentanza sindacale e di non esser parte della bonanza petrolifera del Kazakhstan, decidono di scioperare e di manifestare ad oltranza. Ci sono stati scioperi della fame, e le proteste del tutto pacifiche hanno coinvolto migliaia di persone.

Per un mese tutto bene, o si fa per dire, ma nel Giugno 2011 le autorita’ intervengono e fermano le manifestazioni presso la Erasi – la ditta di coproprieta’ dell’ENI. Queste continuano fino al Dicembre del 2011 nelle altre due ditte, finche’ la violenza non aumenta e ci scappano i morti.

Il rapporto ricorda che tutte e tre le ditte hanno sisttematicamente violato i diritti umani prima del Maggio 2011,  rifiutandosi di ascoltare i lavoratori, usando la forza, arrestando i rappresentanti dei lavoratori, ostracizzando chi osava fare domande difficili, vietando il diritto di manifestare o anche di riunirsi in piccoli gruppi.

In totale hanno licenziato 2000 persone.

Un avvocato che cerco’ di spiegare ai lavoratori i propri diritti, Natalia Sokolova, e le disparita’ retributive e’ stata condannata a 6 anni di carcere, anche se dopo lo scandalo a livello mondiale e’ stata rilasciata.

Ecco cosa dice un lavoratore della Ersai-ENI

As for our union, the company completely ignored us. The company didn’t want a union that would open people’s eyes, that would provide legal consultation, that workers could appeal to to defend their rights. It’s easier for them when the workers don’t know anything, and just did their work, silently.”


Per quanto riguarda il nostro sindacato, la compagnia ci ha completamente ignorato. La compagina non voleva un sindacato che potesse aprire gli occhi alle persone, che potesse fornire consulenze legali, a cui i lavoratori potevano rivolgersi per difendere i loro diritti. E’ piu’ facile per loro quando i lavoratori non sanno niente e fanno il loro lavoro, in silenzio.

Rittman si rivolge anche all’UE e ricorda che l’Europa si e’ presa l’impegno di

promote human rights in all areas of its external action without exception in particular in trade and investment.

promuovere i diritti umani in tutte le aree della sua azione esterna senza eccezione ed in particolare negli scambi commerciali e negli investimenti.
Aggiunge cheThe EU can do much more to promote protection of workers’ rights in Kazakhstan, where EU member states invest heavily. Acting now will ensure that European companies are not benefiting from a poor rights climate for workers and lax government enforcement of labor laws.

L’UE puo’ fare molto di piu’ per promuovere i diritti dei lavoratori in Kazakhstan, dove i membri dell’UE hanno grandi investimenti. Agire adesso fara’ si che le ditte europee non stanno sfruttando un clima di scarsi diritti per i lavoratori e controlli superficiali delle leggi sul lavoro.


La cosa interessante e’ che in governo Kazako ha chiesto scusa, tramite il rappresentante ufficiale Altay Abibullayev che diceWe acknowledge that the failure of the authorities and company management to resolve the dispute with striking workers set the context for the outbreak of violence” Riconosciamo che il fallimento delle autorita’ e del managment delle compagnie di risolvere i problemi con i manifestanti ha creato il contesto per lo scoppio della violenza.L’ENI di Paolo Scaroni invece, in perfetto stile me-ne-lavo-le-mani dice che i suoi impiegati non sono stati coinvolti nella violenza e che la sua politica e’ di rispettare i diritti dei lavoratori Kazaki secondo le leggi Kazake e che sono dei santi.E poi sono andati a contarsi i quattrini.

3 Commenti a “L’ENI e i diritti umani violati in Kazakhstan”

  • siouxsie:

    analoghe azioni “benefiche” ENi le ha svolte anche in Basilicata, Nigeria, Congo e Venezuela. E’ politica aziendale, in questo indistinguibile dalle varie Chevron, Total Fina, BP Amoco ecc.

  • michy:

    Human Rights Watch del benefattore……..soros……….da che pulpito…..
    si vede che, come al solito, i contratti li vogliono in esclusiva gli angloamerikani,che rispettano di sicuro le vite umane……….

  • Jakob:

    Questa professoressa ci è o ci fa con questa demonizzazione dell’ENI italiana e pontificando da una presunta cattedra in California.

    Gli USA coltivano un vivaio di personcine per bene da usare a seguito di rivoluzioni colorate (viola in Italia, con Saviano leader politico) o a seguito del terrore scatenato dai ‘freedom fighters’ già residenti qui nella nostra patria.

    Conobbi una mamma (Olga, divorziata) in Slovacchia nel 2000 orgogliosa dei figli ospitati dagli USA al fine di un addestramento per successivo impiego a Kiev in Ucraina, per provocare la rivoluzione arancione e promuovere l’espansione a est della NATO.

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