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Sono mesi che se ne parla ormai.

La Shell – non felice di avere distrutto la Nigeria – passa all’Artico con le trivelle nel Chukchi Sea, a 70 miglia dalla riva d’Alaska. Notare le 70 miglia, oltre 110 chilometri.

Dopo mesi e mesi di proteste, problemi e interrogativi irrisolti, finalmente, hanno iniziato, domenica 9 Settembre 2012 con il primo pozzo di petrolio in Artico da 20 anni alla ricerca di petrolio dal giacimento “Burger”. Il loro proponimento era di trivellare almeno due pozzi esplorativi di qui alla fine di Ottobre 2012.

Prezzo dell’operazione?

4.5 miliardi di dollari.

In realta’ volevano iniziare molto tempo prima, all’inizio dell’estate, ma questo non e’ stato possibile a causa dell’inusuale volume di ghiaccio in zona, che ha reso pericolose le operazioni.

Oltre al ghiaccio, la Shell a lungo non e’ stata giudicata capace di contenere incidenti in caso ce ne fossero. Hanno dovuto risistemare da zero la cosiddetta “Artic Challenger”, nave da contenimento costruita una decina di anni fa che doveva raccogliere i rifiuti petroliferi in caso di incidente. Soprattutto sono stati tartassati da ambientalisti da tutto il mondo che hanno cercato di ostacolarla in ogni modo.

Gli interrogtivi posti dalle trivelle Shell sono tanti – la delicatezza della zona e la difficolta’ in caso di incidente a separare il petrolio dal ghiaccio, le preoccupazioni degli Inupiaq, gli indigeni che vivono nella zona, per i mammiferi fra cui gli orsi polari, i trichechi, le balene e ucellei migratori,  l’erosione delle coste, e l’inquinamento prodotto.

Nessuno sa come ripulire l’Artico, se qualcosa dovesse andare male.

Ma niente da fare, la Shell va avanti.

Le trivelle pero’ sono durate un solo giorno come riporta il Los Angeles Times a causa del ghiacchio.

La piattaforma da dove si eseguivano le trivellazioni infatti – la Noble Discoverer – e’ stata costretta a sconnettersi dal punto di appoggio sul suolo marino a causa della comparsa di isolotti galleggianti e mobili di ghiaccio a 10 miglia dalla piattaforma stessa.

L’isolotto era di circa 30 miglia per 10 miglia di grandezza, e si e’ deciso per precauzione di fermare il tutto. Se il ghiacchio infatti si fosse incagliato nelle ancore sotterranee avrebbe potuto essere pericoloso.

Ma poco male. La Shell contava di continuare a trivellare dopo pochi giorni, a seconda di dove l’isolotto si sarebbe diretto.

Poi, un altro colpo di scena, oggi 17 Settembre 2012.

Come riporta il New York Times durante un testaggio a Puget Sound, al largo di Seattle, la nave di contenimento Artic Challenger, ha avuto altri problemi e riportato dei danni, e cosi’ hanno dovuto abbandonare ogni iniziativa trivellante almeno fino al 2013.

Infatti le domande sono troppo ovvie: se questa Artic Challenger non riesce a contenerre riversamenti in mare in condizioni di calma, d’estate, durante i testaggi, che ne sara’ mai di riversamenti veri, in tempesta, d’inverno, col il ghiaccio e il buio?

Possono pero’ riprovarci la prossima estate, e infatti per qualche settimana resteranno in Artico a fare i cosiddetti “top holes”, cioe’ buchi poco profondi utili per fare altri test.

E’ il terzo anno di fila che la Shell ci prova ed il terzo anno che qualcosa gli va storto.

Nel 2010 fu lo scoppio nel golfo del Messico, nel 2011 furono i ritardi nelle approvazioni per le emissioni di gas nocivi, ed adesso il ghiaccio.

Non e’ ben chiaro che tipo di problemi abbia avuto questa Artic Challenger quest’oggi, ma fra i vari guai finora ce ne sono stati di elettrici, di coordimanento di alcuni robot sottomarini che si sono incastrati nei cavi di ancoraggio della nave e adesso pare che i contenitori che dovevanno trattenere il petrolio o il gas in caso di scoppi accidentali sono difettosi e hanno perdite.

Il governo non ha fatto menzione di questi incidenti, e in tempo di elezioni, Obama ed il suo segretario dell’interno, Ken Salazar, hanno fatto i complimenti alla Shell.

Bella roba. Si vede che la poltrona gli piace pure ad Obama e che il golfo del Messico non gli ha insegnato niente.

Una semplice domanda: ma se tutti questi cambiamenti climatici continuano, e se i ghiacci continuano  a sciogliersi e gli isolotti galleggianti ad aumentare, come fanno a sapere che questi stessi cattivissimi isolotti di ghiaccio non ci saranno il prossimo anno, fra due, fra dieci e magai mentre la piattaforma e’ in funzione?

Mistero della fede.

11 Commenti a “La Shell nell’Artico”

  • Jakob:

    La SHELL è un’entità anglo-olandese. Attendo quindi che la professoressa, oltre ad avercela con l’ENI che sta ormai per essere fagogitata da corporations petrolifere yankee sioniste grazie al governo Monti, stigmatizzi i Big come BP (disastro del Golfo del Messico) e la Exxon/Teaxaco/Chevron.

    C’è un account Facebook che sta promuovendo l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla professoressa similmente a quanto si è fatto per Al Gore. Si sta perdendo il senso delle proporzioni. Peraltro Al Gore in base alle ultime informazioni dovette divorziare dopo essere stato accusato di aver stuprato una massaggiatrice nello stato dell’ Oregon, reato per il quale l’americana ha potuto esibire dei pantaloni macchiati.

    Grande America ! Stupefacenti i Premi Nobel per la Pace: Kissinger, Simon Peres, Obama, Al Gore, Elie Wiesel impostore, Lech Walesa che ha ora il figlio al Parlamento europeo, Woodrow Wilson autore dell’inspiegabile intervento USA nella 1. guerra mondiale. Tutti i suddetti erano circoncisi.

  • Bostongeorge:

    mi sa che lo scioglimento dei ghiacci non è dovuto ai cambiamenti climatici naturali….

  • Ma qui: http://greenpeace.it

    GreenPeace sostiene che:

    “Abbiamo appena vinto: la compagnia petrolifera ha annunciato di aver cancellato i suoi piani di trivellazione in Artico di quest’anno.
    Dopo 7 anni e quasi 5 miliardi di dollari investiti, Shell torna a casa a mani vuote.”

    Quindi, questi “piani” … sono stati cancellati o rimandati?

    Tra l’altro, non è che sono scappati perchè gli si scioglieva il ghiaccio sotto il c..o?
    “L’Artico si scioglierà entro 4 anni”
    http://www.rinnovabili.it

    Ciao
    Dario

  • duke:

    http://en.rian.ru

    La Russia ha già in cantiere da qualche anno la costruzione di ben cinque nuovi rompighiaccio a propulsione nucleare per tenere aperto il Passaggio a Nordest cioè una rotta di navigazione tra il Pacifico e l’Atlantico che fa risparmiare 7500 km alle navi che ancora attraversano il Canale di Suez.

    Il Mare di Barents è un’area di pertinenza russa e la Russia di Putin è la stella polare per l’ulteriore cammino della Storia. La Serbia se n’è già accorta ed ha eletto un governo di ex fedeli di Milosevic che, nonostante Marchionne, conta su denaro ed investimenti di Santa Madre Russia.

  • Luke:

    Dalle ultime notizie di AVAAZ sembra che la SHELL abbia rinunciato, per quest’anno almeno, alle perforazioni nell’artico.
    vedremo in futuro.
    Ill mondo deve essere unito contro tali compagnie che non badano alla bellezza della terra ma solo al Dio denaro.
    Avanti con lpelettrico e energia alternativa.

  • luca martinelli:

    Shell si ritira dal mare Artico – almeno per ora. Lo ha annunciato lunedì la stessa compagnia petrolifera, in un comunicato in cui riconosce l’ennesimo problema di sicurezza nelle sue installazioni offshore al largo dell’Alaska.
    «La cupola di contenimento a bordo della piattaforma Arctic Challenger è danneggiata», dice il comunicato di Shell Oil. Si tratta della cupola che deve contenere il greggio disperso durante l’estrazione o in caso di guasti e incidenti, uno dei requisiti di sicurezza imposti alle compagnie petrolifere per operare nelle acque polari. Insomma: a causa di questo malfunzionamento, per permettere le necessarie riparazioni, Shell Oil ha deciso di sospendere la perforazione di un pozzo esplorativo nella baia di Chukchi, al largo dell’Alaska.
    L’annuncio è importante, anche perché la compagnia anglo-olandese si è messa all’avanguardia di una vera e propria corsa al petrolio in quelle acque polari, regione che descrive come la potenziale seconda fonte di petrolio degli Stati uniti dopo il Golfo del Messico – benché sia una sfida dal punto di vista tecnico, considerate le temperature polari, l’ampiezza delle maree, i banchi di ghiaccio galleggianti.

  • Rimetto di seguito un trafiletto apparso sul sito Valori.it (linkhttp://www.valori.it/energia/shale-gas-l-ue-chiede-nuove-regole-5653.html)

    <>
    <>

    Sarebbe interessante verificare se ad ottobre la proverbiale montagna della burocrazia tecnocratica partorirà il topolino infestatore delle multinazionali della trivella!

    Un saluto,
    Elmoamf

  • La società civile in Ohio in lotta contro il governatore dello stato e le lobby del petroli.
    Dal Guardian un articolo del 20settembre u.s.:
    http://www.guardian.co.uk

    Un saluto,
    Elmoamf

  • Segnalerei anche questo approfondimento di G.Lannes:
    BOOM PETROLIFERO
    La nuova frontiera dell’oro nero a buon mercato è l’Italia dei lecchivendoli. Caccia aperta, anzi spalancata su mare e terraferma, isole, arcipelaghi ed “aree protette”.
    http://sulatestagiannilannes.blogspot.it

    Un saluto,
    Elmoamf

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