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Articolo di Antonella Randazzo * antonellarandazzo.blogspot.com

Questo articolo è tratto da una pubblicazione offerta previo abbonamento, è su “Stampa Libera” per gentile concessione da parte dell’editore e non può essere riprodotto senza autorizzazione dell’editore. Per informazioni leggi in fondo all’articolo.

Il grassetto é nostro. Ndr

Negli anni Cinquanta nascono i cosiddetti “Night”, locali che accolgono persone giovani e meno giovani, appartenenti ad una classe sociale che poteva spendere per il “divertimento”. Si trattava di luoghi di svago, per ascoltare musica, ballare e bere alcolici. Molti acquistavano abiti firmati per “farsi vedere”, in quanto il night era diventato una vetrina sociale, come oggi è la televisione. Dopo qualche anno, si distingueranno i night dalle discoteche. Queste ultime, accoglieranno persone di giovane età e di tutte le classi sociali. L’idea, da cui derivavano questi luoghi, era che la vita dovesse avere momenti di “svago” o di “divertimento”, considerando che la vita di tutti i giorni poteva essere ripetitiva o oppressiva anche per chi non apparteneva alle classi modeste. C’è come un vuoto da riempire, provocato da una vita quotidiana che difficilmente è come la si vorrebbe. Aumenta il desiderio di uscire dalla quotidianità. Ma c’è anche la povertà di rapporti sociali che nascono in modo imprevisto o spontaneo, e l’esigenza di avere ambienti appositi, in cui entrare in contatto con persone nuove.

Nel dopoguerra si voleva creare un clima leggero, piacevole e disinvolto, per contrastare tutte quelle ansie e sofferenze patite negli anni di guerra. Ma con lo svago del night si rischiava di far perdere il vero senso dell’autorealizzazione, ovvero, mettere in secondo piano le possibilità di sviluppare un talento, l’ascolto della buona musica, il piacere della cultura o dell’impegno sociale e politico. Il night veniva collegato al mondo dello spettacolo, poiché i personaggi più popolari, del cinema e dello spettacolo (Vip), andavano in questi luoghi, attirando i paparazzi. Alcuni andavano proprio per farsi fotografare e apparire sui giornali il giorno successivo.

Negli anni Cinquanta, bastava poco per gridare allo scandalo e per vendere molte copie delle riviste di gossip. Bastava togliersi la camicetta durante una festa, o abbracciare un uomo che non era il marito. Nei night si beveva molto whisky e champagne, che costavano molto meno di oggi.

Col tempo, il night diventò sempre più un luogo di esibizione, e la musica divenne sempre più assordante, impedendo le conversazioni. Lo “spettacolo” diventava una “vendita delle illusioni”, ovvero l’illusione di essere ammirati, osservati, corteggiati, o di “avere successo”. C’era anche l’intento della “conquista”: l’uomo cercava di capire se la donna “ci stava”, attivando la seduzione, complice la musica e l’alcol. Le canzoni raccontavano storie di seduzione, tradimento, nostalgia, amore, fascino, sentimento, emozioni, ecc.

La discoteca nasce come un locale di pubblico spettacolo aperto a tutti. Si paga l’entrata e si può assistere ad intrattenimenti danzanti o musicali, ma soprattutto si entra in un luogo di ritrovo e d’incontro per giovani. Per i meno giovani, oltre ai night, ci sono le vecchie balere, che offrono ambienti meno sofisticati e una musica commerciale e ballabile. Oggi non sono poche le discoteche che hanno un servizio di “sicurezza” e una “selezione all’entrata”. Alcune discoteche, come l’Hollywood, sono molto selettive, e guardano soprattutto l’aspetto estetico. Questa e altre discoteche praticano la “discriminazione estetica”, associando l’immagine al prestigio, da cui derivano profitti quando il locale attira molti personaggi noti dello spettacolo e dello sport. Anche se le discoteche avvisano la clientela segnalando la scritta “selezione all’ingresso”, questo comportamento è contrario alla legge italiana (Vedi disciplina paragrafo 14 e 15 (art. 187) del regolamento di attuazione del T.U.L.P.S.), in quanto il codice civile dice che “il titolare di un esercizio pubblico (e la discoteca è a tutti gli effetti un esercizio pubblico) non può vietare l’ingresso e/o l’usufrutto di beni e/o servizi al cliente che ne corrisponde il dovuto prezzo. L’eccezione è fatta per l’individuo che si presenta in evidente stato violento, di ebbrezza o di alterazione psichica”. Gli stessi “buttafuori” non potrebbero respingere una persona all’ingresso o allontanarla dal locale. Secondo il codice civile, gli addetti alla sicurezza dei locali devono limitarsi, in caso di disordini, a trattenere il soggetto ed a chiamare le forze dell’ordine.

Ma i giovani accettano questi comportamenti discriminatori, pensando che i “Vip”, sempre accettati in questi luoghi, siano effettivamente “più importanti” della gente comune, che magari non veste alla moda o non è esteticamente sconvolgente.

Oggi, si è imposta l’idea che per “divertirsi” bisogna “sballare”, e questo ha fatto nascere i “rave”, quali “feste” o “incontri”, fatti apposta per consumare droghe. I rave avvengono di solito all’aria aperta, c’è il contatto con la natura, ma questo contatto, evidentemente, non basta per svagarsi, in quanto quello che conta rimane lo “sballo”. Ufficialmente, si tratta di incontrarsi, ascoltare musica e ballare, ma di fatto in questi incontri non mancano mai molti tipi di droga. Purtroppo è cronaca degli ultimi anni il triste fenomeno delle morti di giovani nelle discoteche o nei rave. Questo inquietante fenomeno dovrebbe sollevare molte domande sullo stile di vita proposto dal sistema e sulla realtà dei giovani di oggi.

Che cosa intendono i giovani per divertimento?

Se può essere piacevole ascoltare buona musica e ballare insieme agli amici, bisogna capire come da questo si possa arrivare a voler utilizzare sostanze che mettono in pericolo la salute e la vita.

Come si è arrivati, dallo svago dei night, inteso come un modo per evadere dal grigiore quotidiano, all’uso di droga per “sballare”?

Occorre tenere presente che la musica degli ultimi decenni è piena zeppa di messaggi distruttivi: ad esempio, si parla di suicidio, o del “Fai ciò che vuoi“, ovvero usa sostanze stupefacenti, ecc.. Con questi messaggi si identifica la libertà con un comportamento distruttivo, come se non fosse di alcuna importanza il rispetto della salute e della vita. I giovani, specie se ancora adolescenti, sono affascinati dai messaggi di “libertà”, poiché desiderano emanciparsi dall’autorità genitoriale. Sono dunque più esposti alla propaganda che li spinge verso la droga, con la
promessa di “libertà”.

Spesso i messaggi accattivanti della musica di un certo genere hanno linguaggi dolci e seducenti per indurre a credere che un determinato comportamento possa essere non soltanto accettabile, ma parte delle “esperienze” del giovane. Oggi vengono organizzati grandi eventi “rave” (parola inglese che significa “delirio“), in cui girano sostanze stupefacenti devastanti, che espongono i giovani al pericolo di coma e di morte.

La lista dei morti nei rave purtroppo è lunga. Ad esempio, Fabrizio Turrini era un ragazzo di 30 anni che è morto per un mix di droga e alcool al rave party di Rovegno, vicino Genova. Nei rave, la musica e il ballo non bastano: circolano sostanze stupefacenti, oltre alle bevande alcoliche, e molti giovani ne fanno uso, sottovalutando i pericoli.

I rave party possono addirittura durare anche due o tre giorni, con musica ad altissimo volume, house, techno e hardcore. Tutto questo mentre circolano molte droghe di vario tipo: fumo, pasticche e l’alcool. L’idea di base è quella di cercare “emozioni o sensazioni nuove” attraverso le droghe psicoattive simili agli psicofarmaci. Secondo il Dott. Riccardo Gatti, del Dipartimento di Dipendenza della ASL di Milano, bisogna fare qualcosa per evitare che i giovani si espongano al pericolo di danneggiare il proprio cervello o addirittura di morire. Spiega lo specialista che assumere un mix di droghe e alcolici fa rischiare la vita. Nei rave circolano nuove droghe per eccitarsi e sballare. Ad esempio, la droga detta “Special K”, è molto utilizzata nei rave, e non è mai utilizzata da sola: viene mescolata con acidi, pasticche, fumo e l’alcool, diventando una “bomba chimica” capace di stroncare la vita anche ad un uomo adulto sano.

Alcuni hanno definito i rave come i “supermercati della droga”. In alcuni paesi europei come la Svizzera, la Francia, l’Olanda, il Belgio e la Germania le autorità hanno cercato di controllare il fenomeno. Tuttavia, ad oggi continuano ad essere organizzati rave party in tutto il mondo, anche non autorizzati. Di tanto in tanto, specie dopo la morte di qualche giovane, vengono svolte indagini e arrestate persone, ma questo non può bastare per eliminare il fenomeno. Specie negli ultimi anni, i rave sono diventati un fenomeno assai diffuso, che attira molti giovani di tutte le classi sociali. Per eliminare questo devastante e inquietante fenomeno, oltre ai necessari controlli, si dovrebbe trasformare l’ambiente che l’attuale sistema offre ai giovani: un assetto misero, in cui le ingiustizie sono tante, in cui conta l’apparenza, manca sempre più l’amore per le manifestazioni più belle della vita: l’arte, la cultura, la conoscenza.

I giovanissimi sono più sensibili nel percepire una realtà sostanzialmente auto ed eterodistruttivo, che priva le persone non soltanto dell’innato slancio vitale ma anche degli strumenti necessari per vivere una vita creativa e gioiosa. In un ambiente povero di “vita” i giovani sono indotti a credere che possa essere auspicabile e divertente cercare la “libertà” e la “vita” nella perdita di sé e nel rischio. Ci si dovrebbe anche interrogare sui tanti personaggi che hanno incoraggiato l’uso della droga. Ad esempio, diversi cantanti, come Vasco Rossi, che negli anni Ottanta veniva applaudito a Sanremo mentre cantava (“Vita spericolata”) alludendo ai “viaggi”, ben sapendo che non parlava di turismo.

C’è un filo che lega il night alle discoteche e alle più recenti forme di intrattenimento: l’idea che per svagarsi o divertirsi si debba per forza andare in un determinato luogo e assumere alcolici o altre sostanze nocive. C’è l’assunto che vede la vita quotidiana come piena di disagio, frustrazione o comunque qualcosa da cui fuggire per poter “vivere”. Si dimentica che la vera gioia non può che essere collegata al vivere in modo autentico e in stretta vicinanza con la propria vera personalità, potendo sviluppare le proprie potenzialità o i talenti. Tutto il resto non è altro che un palliativo, che può portare tragicamente verso comportamenti distruttivi, svelando quel vuoto dovuto all’aver perduto il bene più prezioso: noi stessi.

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13 Commenti a “DAL NIGHT AL RAVE”

  • AntiRettiliano2012:

    Rispondo all’autrice di questo articolo di vedersi questo docu-film sui rave prima di scrivere determinate cose… http://www.youtube.com

    • marco:

      Grazie per il link, mi sembra un documentario molto interessante (ne ho visto solo l’inizio per ora ma promette bene). Spero che l’autrice dell’articolo lo guardi pure lei…

    • Diavolo:

      A vaxxxx’ questi giornalisti scrivono di cose che non conoscono…
      la special k(senza sapere che si parla di ketch,di cosa sia), l’alcool le droghe,erano(sono) tutto un contorno..
      ma è con i rave che noi ci siamo avvicinati all’autocoscenza, o comunque ci hanno aiutato molto,o no?

      (il tuo d. da s.)

  • rick:

    luoghi dove si pratica il lavaggio del cervello e la magia sessuale. dove a fare sesso non è l’anima, ma il demone che possiede il tuo corpo e succhia la tua energia sessuale, l’energia divina, creatrice. luoghi dove farsi possedere da forze sconosciute (alieni parassiti), dove meno libero arbitrio hai meglio è.
    questo in seguito al momento diurno (lavoro) dove la propria libertà (responsabilità, rischio) viene auto-soppressa. luoghi propedeutici all’accettazione del nwo. dove si è più massa omogenea e meno individui. la coscienza collettiva dovrà nascere, ma prima ci deve essere quella individuale. senza coscienza individuale, la coscienza collettiva è costituita da un unica massa omogenea di zombie adoranti il loro dio “pagano”, tribale.
    più la gente è grigia, apatica, formale, meccanica di giorno più è perversa, pericolosa, deficiente di notte. ricordiamocelo quando incontriamo chiunque. uno scenario da schizofrenia.

  • raver:

    Bel discorso da conservatore, pieno di luoghi comuni e falsità.
    La signorina scrive tanto (guardando il suo sito) e vive poco.

    ben più sensato il commento di Rick : “questo in seguito al momento diurno (lavoro) dove la propria libertà (responsabilità, rischio) viene auto-soppressa. luoghi propedeutici all’accettazione del nwo.”

  • Cristian:

    almeno, questa volta, la colpa non è del rock’n'roll in tutte le sue declinazioni e del metal in tutte le sue declinazioni……

    evviva la libera e omogenea suddivisione delle cose cattive tra tutti i generi musicali……..

    cordialmente.

    • Domenico Proietti:

      Questo é uno spazio riservato ai commenti, é pregato di commentare il perché del Link che vuole esporre o la prossima volta verrà considerato spam.

      - Moderatore -

  • borderline:

    da ex frequentatore di rave devo dare ragione alla giornalista, tuttavia la risposta non può e non deve essere mai la repressione , piu’ o meno legale . i rave sono luoghi in cui vigono altri codici,sociali, estetici, di ogni tipo. sono tentativi malriusciti di creare altri mondi. tuttavia, a volte, riescono a puntare almeno il dito in una direzione, a farti pensare che tutto potrebbe essere diverso e funzionare in un altro modo. nel farlo crea vittime, a volte. nel farlo, libera qualche coscienza,a volte. in fondo si diceva lo stesso del rock e delle droghe negli anni 60.
    se l estetica veicolata appare degradata , e a volte degradante, la colpa non è nè del rave, nè dei ravers. quella musica che ascoltata con orecchio musicale è assurda ed insensata, diventa piena di senso dopo 6 ore di danze. ma è simile al punk , e non a caso veicola personalità da entrambi quei mondi: non genera nessuna soluzione, non indica nessun futuro. e forse in questo è un espressione piu’ sincera del nostro inconscio , che vede pezzi di questo bellissimo mondo sparire e morire ogni anno, ogni giorno. ed in questo, almeno, è piu’ sincera dei modà e di emma marrone. non cerca di fare soldi. non guarda mai oltre l alba. se è nichilista, lo è perchè viviamo in una società nichilista. chi ha visto almeno una volta una foto di monti e napolitano sa di cosa parlo. e un 18enne di oggi forse queste cose non le sa, ma le sente.

  • Franco Nerdiani:

    Peccato che il movimento rave sia tutta un’altra cosa! guardatevi il filmato postato da antirettiliano!!
    secondo me l’autrice (molto occupata a riservarsi i diritti!!!) un rave nn se lo è mai fatto!!
    altrimenti saprebbe qual’è l’atmosfera di libertà e uguaglianza che si respira!!
    poi paragonare le discoteche dei fighetti con un movimento auto-organizzato, auto-prodotto, senza scopo di lucro, mi sembra veramente troppo!
    poi basta con sta storia delle “droghe”!
    primo: ai rave cè anche gente che nn si droga!!
    perchè nn lo dite!! dite sempre che è pieno di drogati!
    ignorando chiaramente cosa sia un drogato! ti bevi sei birre al giorno (l’alcool è legale!)
    sei un macho!! mi sparo i sonniferi tutto bene!! me lo ha detto il medico!! però se una sera nn ho le pillole nn mi addormento!
    secondo: le droghe fanno parte della storia dell’essere umano che lo si voglia o no!!
    andate a documentarvi un pochino! ci sarà sempre un pioniere che proverà una sostanza per vedere l’effetto che fa!! come pensi che abbiamo fatto a scoprire che il miele era commestibile?? l’esperienza porta alla conoscenza!
    è sempre facile sparare a zero su tutto e tutti!
    se nn volete che vostro figlio si droghi educatelo in tal senso,parlategli!
    troppo facile dare sempre la colpa agli altri! rave o disco che sia!

    per farci 4 ghignate…
    per chi nn conosce bill hicks R.I.P.

    http://youtu.be

    franco più che mai!

  • opaledifuoco:

    articolo di mediocri luoghi comuni…

  • Flavio:

    ma perfavore.
    Ma li conoscete i rave in olanda?o germania?o belgio?o in ucraina (il kazantip che fà repubblica a sè…)?
    forse è meglio fare chiarezza :

    http://www.youtube.com

    Poi ci sono i rave illegali e personalmente conosco molte persone brillanti che vanno a ballare spesso…
    Se uno si vuole sballare lo fà comunque.

  • luca martinelli:

    Mi sembra che di nuovo, sotto il sole, ci sia pochino. Sono un testimone dell’arrivo in Italia dell’eroina di massa nei primissimi anni ’70. Erano i tempi dei mille morti (ufficialmente) all’anno. Gia’ ai tempi Lotta Continua pubblicò un libro bianco in cui denunciava la volontà del potere di annientare con la droga un’intera generazione. Oggi sappiamo che l’accusa era fondata. La diffusione della droga è voluta. I giovani fanno paura alle bande di parrucconi depravati che ci opprimono, quindi va bene che si ubriachino e si sballino dovunque capiti. Ieri assistevo per sbaglio ad una puntata di “quarto grado”, uno spettacolo di pornografia mentale di Mediaset. La signora Palombelli sosteneva che la polizia, visto che tutti sanno dove i nostri figli comprano droga, dovrebbe intervenire visto che anch’essa lo sa. La poveraccia, nella sua stupidità, ha fatto involontariamente una osservazione santa: la Polizia sa e non interviene. Mi è presa la voglia di chiamarla e chiederle se avesse mai visto il film “Serpico” con A. Pacino. saluti a tutti

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