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Tante le menzogne dette negli ultimi anni ma la verità è che gli Agnelli e Marchionne vogliono chiudere tutte le fabbriche
di: Filippo Ghira  f.ghira@rinascita.eu

La conferma è stata data dallo stesso Sergio Marchionne. L’amministratore delegato svizzero-canadese ha messo le mani avanti per affermare che in conseguenza della crisi in corso e del tracollo del mercato dell’auto, la Fiat si vedrà costretta (sic) a rivedere il suo piano “Fabbrica Italiana” che, secondo quanto millantato dal Lingotto avrebbe dovuto rilanciare la produzione di auto in Italia ed evitare la chiusura di altri stabilimenti in Italia dopo quello di Termini Imerese alla fine del 2011.
In questa fase, recita un comunicato Fiat, è impossibile fare riferimento ad un progetto che era nato due anni e mezzo fa in base al quale si sarebbero dovuti investire fino a 20 miliardi di euro ed arrivare a produrre 1,4 milioni di vetture in Italia. Il piano Fabbrica Italiana, già dall’inizio, era stato giudicato dai pochi e attenti osservatori e da due soli sindacati come la Fiom-Cgil e dai Cobas, come una vera e propria presa in giro.

Mancavano infatti i dettagli che Marchionne e il suo datore di lavoro John Jacob Elkann si erano riservati di illustrare in un futuro che si è progressivamente sempre più spostato avanti nel tempo.
Ad abboccare, ingoiando amo, lenza e canna da pesca, non erano stati soltanto i sindacati “collaborazionisti” del settore metalmeccanico tipo Fim-Cisl e Uilm, Ugl e Fismic, ma anche i partiti politici di centrodestra (PdL e UdC) e in misura minore di centrosinistra (PD) più che pronti a sostenere le ragioni della Fiat che, in nome del Mercato e della necessità di essere messa nelle condizioni di affrontarlo, doveva essere lasciata libera di agire. Così, dopo aver approvato il nuovo modello contrattuale che sanciva il passaggio da un contratto nazionale di lavoro ad uno aziendale basato sugli straordinari e sui premi di produzione, i sindacati collaborazionisti avevano completato l’opera ponendo anche la propria firma ai due accordi per Pomigliano e per Mirafiori. Entrambi rifiutati dalla Fiom-Cgil che in tal modo si era ritrovata esclusa dalle rappresentanze sindacali aziendali. Il nuovo corso della Fiat si era poi caratterizzato dall’uscita da Federmeccanica e dalla disdetta data al contratto nazionale dei metalmeccanici. Il traguardo da raggiungere era e resta quello di arrivare a siglare un contratto dell’auto con l’obiettivo di tagliare ogni possibile mediazione e portare l’azienda a trattare direttamente con quei sindacati disposti ad accettare qualsiasi richiesta di Marchionne pur di poter spingere nell’angolo la Fiom di Maurizio Landini e di rifarsi di decenni di sudditanza.
Un disegno che soltanto adesso si sta materializzando nelle menti già ottenebrate dei sindacati “collaborazionisti” che finalmente sembrano aver compreso quale strategia di lungo periodo Marchionne e gli Agnelli-Elkann stiano perseguendo da quando hanno preso in mano la Fiat.
La strategia, tanto per essere chiari, è quella di chiudere gli stabilimenti italiani ed andare a produrre all’estero dove il costo del lavoro è molto minore che in Italia. La busta paga netta di un operaio italiano è di media sui 1.100-1.200 euro se va bene. Quella di un operaio polacco o brasiliano sui 600 euro e quella di uno serbo sui 200 euro. La tirata fatta da Marchionne sulla bassa produttività degli operai italiani è quindi una balla. Da tempo la Fiat ha smesso di progettare e di produrre nuovi modelli di vettura che non siano quelle del segmento A (cittadine come la 500 e la Panda) e del segmento B (utilitarie come la Punto) sui quali il Lingotto basa la propria forza. Nel segmento C (le famigliari) la Bravo non è mai riuscita a scalfire il predominio della Golf della Volkswagen. E si tratta del segmento che assicura i più alti profitti. Mentre nei primi due i guadagni sono risicati e non assicurano l’autofinanziamento.
La Fiat ha sempre sofferto di essere identificata con i primi due segmenti che le hanno attribuito in passato la nomea di produttrice di auto di non eccelsa qualità. Se a questo poi si aggiunge che pesa il ricordo di due auto bidone come la Duna e la 126 prodotta anni fa in Polonia, il disastro è completo. La stessa integrazione produttiva e societaria con la Chrysler è finalizzata a chiudere a la produzione in Italia. Lo dimostra il fatto che la nuova Panda prodotta a Pomigliano è un adattamento della vecchia e il Suv prodotto a Mirafiori è una versione più recente della Jeep della Chrysler. Dal punto di vista societario, gli Agnelli Elkann vogliono che il loro attuale 30% di Fiat finisca per diluirsi di importanza nel nuovo gruppo on la Chrysler della quale ora il Lingotto detiene la maggioranza e che la Famiglia finisca per avere una quota minoritaria attraverso la più classica delle operazioni di ingegneria finanziaria. Mentre di nuovi modelli Fiat manco si vede l’ombra, la Chrysler è tornata a produrre vetture e a macinare utili come lo stesso Marchionne giorni fa ha trionfalmente annunciato. E questo vale più di tante altre considerazioni sul futuro della Fiat. Gli Agnelli-Elkann non hanno più intenzione di mettere soldi nell’auto. Lo Stato che per 100 anni ha foraggiato la Fiat con finanziamenti a fondo perduto e agevolati, il mercato interno protetto, la svendita dell’Alfa Romeo praticamente regalata, le casse integrazioni a raffica, non ha più la possibilità di sciogliere i cordoni della borsa e lasciare il Lingotto nella sua natura di impresa pubblica di fatto. Quindi addio Italia e tanti saluti agli operai e ai risparmiatori che sono stati così polli di comprare azioni Fiat, consigliati come erano dai giornali “padani” legati al gruppo torinese.
L’aspetto incredibile di questa vicenda è l’atteggiamento complice della politica. La Fiat, aveva detto mesi fa Mario Monti, non ha nessun dovere di ricordarsi solo dell’Italia, e chi la gestisce ha il diritto e il dovere di scegliere per i suoi investimenti le localizzazioni più convenienti. Marchionne gli ha fatto eco. Fiat-Chrysler- si è difeso, è oggi una multinazionale e quindi, e come tale, ha il diritto e il dovere di compiere scelte industriali in modo razionale e in piena autonomia.

33 Commenti a “Dopo 100 anni di aiuti pubblici la Fiat lascia l’Italia”

  • pio:

    Perchè, porca miseria, a molti imprenditori torinesi e non, esperti di auto, come Pininfarina e Giugiaro, è stato asempre impedito di sviluppare altre aziende?
    I sindacati hanno avuto una criminale responsabilità.
    C’è ancora tempo. Se solo i partiti aspiranti e il governo attuale aprissero gli occhi.Non parliamo poi degli ultimi sindaci.

  • Edoxxx:

    Ma che vanno a fare a produrre dove costa meno? Sono solamente dei FALLITI!

    Non sono capaci di fare niente, nessun modello di macchina esteticamente piacevole e con caratteristiche di affidabilità.

    Le macchine bisogna anche saperle FARE, non solamente che abbiano un prezzo basso.

    Che vendano direttamente il marchio a VW

  • andrew:

    La Fiat in Italia ormai è piccola piccola e lo diventerà sempre più,
    in USA è grande in Brasile è grande, in russia va bene ecc….
    In Italia non cè niente con le condizioni attuali perchè valga la pena di investire.
    Tutti i sindacati lo sanno benissimo, e anche la CGIL quello che fa lo fa solo di facciata.
    chiunque andrebbe all’estero, se un operaio prende 1200€ l’azienda ne sborsa 2000€
    o più, in Serbia ti danno tutto praticamente a gratis, e non facciamo i finti tonti
    tutte le multinazionali sono così, vedi Apple che non si fa scrupoli a sfruttare i cinesi ecc..

    E il nostro governo fantoccio che fa…., se ci fossero persone del calibro di MATTEI, si comprerebbe l’Alcoa in sardegna e comincerebbe a tessere legami e a cercare di fare concorrenza ai Big delle materie prime………..

  • Jakob:

    Sono dei Giuda apolidi che hanno ormai monopolizzato tutti gli ambiti, culturale finanziario politico e scientifico nonchè occupato tutte le postazioni di potere.

    A Cleveland la Chrysler Fiat ha sottoscritto un contratto con Marchionne in base al quale i giovani nuovi assunti vengono retribuiti con 14.- dollari all’ora mentre i vecchi continuano a percepire 29.- dollari all’ora. Si sono poste così le basi per il prossimo scontro generazionale che sostituirebbe il socialmente più logico scontro di classe.

    Precisazione: la Fiat Duna era prodotta in Brasile.

    Il 2004 fu l’anno decisivo per il colpo di mano giudaico. Gli Agnelli erano quasi tutti morti più o meno misteriosamente, la Fiat era in stato di abbandono e sul mercato valeva nulla. Con l’inganno gli Elkann (consigliati dai marpioni della loro consorteria etnica) cercano di liquidare Margherita Agnelli Elkann nel frattempo diventata sposa del conte russo-francese De Pahlen (fino ad allora rappresentante Fiat in Russia) da cui ebbe altri cinque figli convertendosi anche al cristianesimo ortodosso.
    Arriva Marchionne consigliere di amministrazione della corporation criminale Philip Morris leader mondiale nel tabacco e nell’alimentare con sede legale europea in Svizzera e base per il contrabbando europeo nel Montenegro (ormai suo feudo) del dittatore filo-NATO ex protégé di Milosevic che tradì, Milo Djukanovic.
    Ecco il feeling di Marchionne per la Serbia dove la Fiat Zastava (50 % Fiat e 50 % Jugoslavia) era stata rasa al suolo dai bombardamenti della NATO nel 1999.

    Marchionne esordisce nel 2004 tranquillizzando e dicendo che poichè l’incidenza della manodopera nel produrre automobili è solo del 7 % non ci sarà mai motivo di delocalizzare altri stabilimenti all’estero. Nel frattempo, da azienda decotta che appare, la Fiat lancia un’opa verso la General Motors, gigante automobilistico americano sabotato dall’interno per renderlo commestibile a nuovi padroni.

    • parusia:

      FIAT MONEY. Vedrete che futuro roseo avrà nell’olimpo delle multinazionali legate al petrolchimico e alla produzione di moneta e gestione a debito. Il futuro è nel microchip. Poi possono anche decollare vetture a compressione della Tata o l’E-Cat. A loro la gestione della popolazione operaia ed i rapporti con politici, ragionieri e sindacati.
      Ancora non si capisce che c’è un piano ben congeniato per eliminare la classe media e schiavizzare completamente gli operai

  • Domenico Proietti:

    Con il trasferimento della Fiat l’Italia non perde certo in qualità, elemento quest’ultimo mai esaltato dall’azienda torinese, quindi come Italiano non me ne dispiaccio più di tanto, ma allo stesso tempo come Italiano, nel caso la Fiat dovesse chiudere le fabbriche, RIVOGLIO INDIETRO I MIEI SOLDI, SINO ALL’ULTIMA MONETA E CON L’AGGRAVIO DI INTERESSI e questo da subito, non tra qualche mese o anno.

  • michy:

    da quello che vedo,sembra che la fiat sia diventata un importatore che rimarchia le automobili chrysler col logo fiat……..sulla falsariga di molti produttori che rimarchiano col loro logo aziendale prodotti cinesi,a sì, c’è anche la scusa che progettano in occidente xchè i cinesi fanno porcherie………………………….
    è la globalizzazione,perfetta x le aziende che possono farlo.

  • Sanzo:

    Perchè usate la parola aiuti di stato?
    La fiat è stata mantenuta per decenni, proprio come una mignotta, con i soldi pubblici però.
    In pratica Ruby all’ennesima potenza!

  • archimede:

    Non perderli d’occhio e fare in modo che non scappino alla chetichella con i nostri soldi, possibilmente pedinarli fino al cesso e dentro le lenzuola,poi magari mettiamoli dentro una V1 o V2 e spedirli dai loro “produttori di carne putrefatta..ovvero i Rothschild”, ma non solo loro , anche quella nullità di Napolitano e quel Psicopatico di Monti con tutta la sua accozzaglia , sono tutti figli dei Rothschild nati tramite il sistema “Retort Baby” per questo puzzano talmente che anche gli avvoltoi ormai volano con le maschere antigas-

  • Giulio:

    F.I.A.T FUI. INGANNATO. ADESSO. (e) TARDI.

  • Simone Tretti:

    La fiat vale 21 miliardi di euro mi pare..
    Il governo italiano nel corso delle decadi, ha dato l’equivalente di 20 miliardi di euro alla fiat..

    Direi di darne ancora 1 confiscare gli impianti per giustizia.

  • Zak:

    Me lo aspettavo, finita l’epoca delle vacche grasse si avvicina l’esodo, no aiuti statali, soldi nostri intendo) no party, se la fiat se ne va tanto meglio mi dispiace per quella miriade di impiegati e operai che perderanno il posto ma una cosa è certa il marchio Fiat “Fabbrica Italiana Automobili Torino” gli deve essere tolto.
    Comunque quel marpione di marchionne mezzo svizzero credo stia giocando al rialzo minaccia l’italia quindi noi “o mi date gli eurini o me ne vado”
    Marchionne smetti di piangere come un bambino incolpando gli altri costruttori se non sai fare auto, le auto non le sai fare ma i tuoi interessi si, eccome, sempre le solite panda, punto, bravo e giliegina sulla torte i vecchi modelli della chrysler che nessuno voleva e noi italioti invece si, ed al voyager non ti sei neppure sciupato a cambiare il nome.
    Vai vai marchionne…… vai a giocare in mezzo all’autostrada!

  • max:

    la cosa è evidente i banker, marpionne è uno di loro, vedete la sua storia, hanno fatto credere che la fiat spendeva soldi per acquistare soldi. in effetti ha speso soldi per vendersi. se ci pensate ai tempi del tracollo chi la voleva? neanche regalata! con quel pacco di debiti che aveva in un settore cosi’ competitivo , in un paese con un costo manifatturiero relativamente alto (perforza con le tasse che impongono sulle buste paga) e con una prospettiva di mercati morti per n anni.
    fiat ha sempre osteggiato il sorgere di altri competitori sul territorio, l’avrebbero fatto anche altri al loro posto. pero’ uno STATO vigile avrebbe dovuto sorvergliare ed evitare che un paese perdesse il gruppo che da solo fa girare quasi tutta la meccanica. ed anche evitare che fiat o il sistema reprimesse lo sviluppo degli altri talenti: bertone, pininfarina, giugiaro, ecc ecc (tanti)
    dal punto di vista paese una tragedia! un indotto metalmeccanico pazzesco sul lastrico (per fortuna i ns imprenditori si stanno reinserendo in altri mercati) e migliaia di operai a piedi.
    anche il caso alfa romeo , in tanti la vogliono ma fiat non la vende, se non a caro prezzo. ma piuttosto la tiene li a “vendite ridotte”.

    mentre agli azionisti fiat da quando c’è marchionne è andata strabene. lui è azionista…

    NON TUTTI I MALI NON VENGONO PER NUOCERE:
    una cosa positiva è CHE abbiamo potuto anche verificare la consistenza e il significato dei sindacati. ormai dovrebbe essere plateale agli occhi della gente di cosa sono i sindacati. macchine da soldi per burocrati e partiti.
    altra cosa positiva abbiamo visto il valore del nostro indotto. i nostri imprenditori mollati da fiat sono stati richiesti dal resto dei migliori costruttori del mondo.

  • giacomo:

    Guardate, a mio avviso, la cosa è molto semplice: la Fiat, marchionne e i due lapo lascino pure gli stabilimenti che resteranno chiusi e a disposizione dello stato che potrà venderli, affittarli farci quello che vuole.
    E loro vadano pure all’estero, intanto già hanno là i soldi.!

  • Zingaro:

    Io sono a Torino, sono almeno dueanni che dico che Fiat se ne va. Adesso se ne va.

  • gio:

    si dice che negli stati uniti le fiat si chiamano anche “aggiustala ancora tony”.o lascano le strutture e la fabbrica la prende in consegna lo stato o ridanno i soldi fino ad ora elargiti mah

  • Davide:

    Io ho acquistato nel 2008 una FIAT, per cercare di contribuire alla crescita della NOSTRA industria automobilistica e ai suoi dipendenti. Ma dopo le angherie del Marchionne nei confronti delle maestranze (veri artefici del prodotto) non sono più convinto del mio acquisto. Oggi se dovessi cambiare la mia auto, non comprerei più nessuna auto del gruppo FIAT, anche se vanno bene e sono carine, fino a che il GRAN MANAGER non se ne và. Marchionne dovrebbe chiedere scusa e restituire la montagna di denaro ricevuta come SUO compenso a tutti i dipendenti licenziati

  • marco:

    Basterebbe dirgli al sig. Marchionne che alle auto prodotte all’estero non gli viene concesso il MADE IN ITALY

  • alessandro:

    e sempre contro sta duna, a me la duna weekend piaceva un casino

    ho una punto del 1995 che va che è una meraviglia (tocco ferro) e camminando a 80 all’ora costanti in extraurbano mi fa 20 al litro

    il fatto che un operaio costi 1000 euro in piu al mese rispetto alla slovenia non vuol dire che la macchina costi 1000 euro in piu, quante auto costruisce un’operaio? come fa la VW a pagare gli operai 2500 euri in germania?

  • ERRANTE:

    Intanto si prepara la strada al ribasso del costo del lavoro.
    Che Monti se ne freghi della probabile fuga Fiat poco lo credo. Vuole mettere tutti in mezzo alla strada, e la partenza di Marchionne aiutera’.
    Andremo a lavorare per un tozzo di pane, prendere o lasciare.

  • archimede:

    Marchionne o Minchionne ???? c’è una N in più, pure quella deve restituire oltre ai soldoni, -

  • harald:

    La colpa è del governo usuraio che abbiamo….mettetevi nei panni delgi imprenditori!!
    Chi può se ne va altrove…dove la manodopera costa meno e i prodotti finiti vengono a costare meno al consumatore….ragione per cui l’azienda può produrre vendere di più e andare avanti…..altrimenti sarebbero costretti a chiudere baracca…non ci sono alternative!!!
    tutti i soldi che la fiat ha ricevuto in passato dallo Stato Italiano….
    li ha ricevuti perche al governo faceva gioco un’azienda come la fiat….il pil non lo tiro su io con 5 operai!!!
    Mi dispiace per gli operai….ma non è colpa della Fiat….è colpa di questi governati che ci stanno conducendo alla rovina con il continuo aumento delle tasse!!
    il popolo deve prendersela con loro…con i governanti!!!
    Hanno rotto i coglioni!!!
    ci voleva il professore alla bocconi per fare quel che ha fatto??!! ma bastava anche un bambino mongoloide….uno normale avrebbe fatto di meglio!

    e ha pure il coraggio di dire che la ripresa ci sarà nel 2013!!! ma perche non vai a drizzare le banane in africa li ti ci vedo bene Monti!!!

  • Fabrizio:

    Agli Elkann e a tutti quei corrotti di politici che hanno rubato i soldi agli italiani per regalarli alla FIAT andrebbe tagliato oppure bruciato il pisello e mozzate tutte le dita!

  • Schettino, dopo l’inchino fece capolino.
    Qualcuno gli grido’ al telefono di TORNARE.
    Marchionne, dopo aver preteso l’INCHINO degli operai, abbandona la nave con il plauso dei LIBEROMERCATISTI, sempre pronti a riconoscere le buone ragioni dei piu’ forti.
    Il Mercato non tira, quindi non si possono fare investimenti. Passera e’ pronto ad ascoltare le buone ragioni di Marchionne.
    Qualcuno puo’ spiegare perche’ il GOVERNO dovrebbe investire per la RIPRESA, visto che il Mercato non tira?
    Se la legge del Mercato e’ valida per FIAT, perche’ non deve essere valida per il Governo?
    A maggior ragione dopo che e’ stato approvato il Fiscal Compact e messo in Costituzione il Pareggio di Bilancio?
    Qualcuno puo’ obiettare che gli Stati non possono RAGIONARE come le imprese economiche e che quindi DEVONOInvestire comunque!!!!!
    Allora non obbligatele alle REGOLE CONTABILI SOCIETARIE!!!!
    A maggior ragione, tali Regole Contabili, gia’ non Valgono per l’acquisto di cacciabombardieri o per le varie guerre umanitarie.
    Oppure qualche Bocconiano e’ in grado di calcolare il rapporto costo-beneficio tra lo stipendio di un Senatore (circa 20.000 euro mensili) ed il suo lavoro?
    Come calcolare l’indice di PRODUTTIVITA’ di un Senatore a VITA
    Come calcolare l’indice di produttivita’ degli oltre 1.000 parlamentari che si SONO RIFIUTATI DI GOVERNARE, facendo un passo indietro, perche’ MANIFESTAMENTE INCAPACI?!?!?!
    Se un operario della FIAT avesse fatto un PASSO INDIETRO di fronte al lavoro incombente che fine avrebbe fatto?
    Avrebbero PREMIATO ilsuo Alto Senso di Responsabilita’nei confronti del Paese?
    O l’avrebbero semplicemente licenziato?
    Qualcuno spieghi perche’ dovremmo ancora VOTARE a favore di persone che nel momento del BISOGNO si dichiarano INCAPACI.
    Tanto vale votare MONTI e andare come pecore al macello!!!(ma almeno Monti LAVORA per i SUOI e ci fotte perbene)
    Saluti Giovanni.

  • Per Domenico Proietti.
    Concordo pienamente.Bisogna semplicemente fare un decreto legge, nel quale si Chiarisce-Conferma che gli AIUTI a suo tempo dati alla FIAT erano TESI e SUBORDINATI all’obbligo di rimanere sul TERRITORIO.
    Pertanto gli aiuti a suo tempo dati, verranno semplicemente considerati come apporto di CAPITALE, da quantificare in termini monetari e trasformare in AZIONI FIAT di proprieta’ del Governo.
    In alternativa un rimborso MONETARIO finalizzato al RIMBORSO del DEBITO PUBBLICO!!!
    Tanto noi Italiani siamp Specialisti nel decreto di Leggi RETROATTIVE.
    Per facilitare il tutto si puo’ decretare che l’uno percento del valore dell’operazione verra’ DEVOLUTO alla TRIADE SINDACALE, come riconoscimento per aver TUTELATO GLI OPERAI….
    Saluti Giovanni

  • Fiat , quale tipo Fiat ???
    Dopo aver assorbito a debito pubblico, Autobianchi Lancia Simca Alfaromeo ,ecc, espatria in lidi più “sicuri” dove la carne costa meno, (poco prima della burrasca).
    IL problema non è soltanto economico,.
    Bisogna chiedere la restituzione di tutti i brevetti venduti , e occultati e mai messi al mercato, frutto del lavoro e del genio Italiano , questo è il più grande furto, che non si considera.
    Motori ad acqua, sistemi antigravitazionali, ecc, cose mai messe in commercio.
    Prima di andarsene dovrebbe restituire il sottratto.

    • Luca:

      Verissimo. Negli anni settanta avevano gia’ costruito i prototipi dei motori a idrogeno. Sono rimasti a fare la muffa nei capannoni, insieme alle migliaia di altri progetti. Certo i dirigenti non potevano dire ai progettisti che al di fuori dei motori a benzina e diesel, nessun altro progetto sarebbe mai stato approvato. Come lo avrebbero spiegato alle sette sorelle del petrolio, dei loro amici Rockefeller e compagnia? Gli squali non si mangiano tra di loro.

  • Georg:

    Prima la fiat si toglie dai piedi, meglio è.

  • Ermengardo:

    Non sò voi ma provo una profonda rabbia verso queste persone che hanno ridotto un paese come l’Italia allo sfascio.
    Siamo di fronte ad un impoverimento progressivo e scientemente perseguito da questa elite di farabutti, la stessa Italia non credo esista nemmeno più.
    Chi ci comanda? La bce? Il fmi? Siamo dentro ad una dittatura finanziaria/orwelliana o si camba paradigma o il futuro sarà ancora più cupo di quanto già non è.

  • ” Romiti si candida a guidare … la Fiom!!! ” di Giancarlo Marcotti
    http://www.borsaforextradingfinanza.net
    La celeberrima Fiom, Federazione impiegati operai metallurgici, la sigla sindacale che da sempre è simbolo di lotte serrate nei confronti del “ padronato” è guidata dal 2010 da Maurizio Landini, il quale pensa di poter restare a capo del sindacato dei “ duri e puri” per gli altri sei anni che il mandato gli conferisce.

    Ma da ieri ha un nuovo rivale… non proprio un giovane rampante ( il prossimo anno, infatti, compirà novant’anni), ma si sa, Monti ed il suo governo ci ricordano, un giorno sì e l’altro pure, che la vita media degli italiani è in continuo aumento e quindi di pensione non se ne parla.

    Ora sarete curiosi di sapere chi è questo “ baldo giovanotto” che aspira a diventare il nuovo Segretario della Fiom?

    Ebbene, è Cesare Romiti!

    Cesare Romiti?!?

    Cesare Romiti?!?!?

    Ma Cesare Romiti quello che nel 1998 lasciò la Fiat in cambio di una “ piccola” buonuscita di 204 miliardi delle vecchie lire!

    Sì proprio lui! Ma erano lirette svalutate, mica gli euro di adesso.

    Allora Cesare Romiti ex Presidente ed Amm.Del. di Fiat quello della “ marcia dei 40.000”, tanto per capirci, ha compiuto un’operazione di trasformismo che, al confronto, Fregoli fa la figura del dilettante, e da simbolo assoluto del “ padrone arrogante” è diventato ora improvvisamente il “ paladino” della classe operaia!

    Parrebbe proprio di sì.

    Almeno ad ascoltare le sue parole riguardo alla polemica che si sta scatenando dopo che è stato reso noto il comunicato con cui, nella giornata di ieri, Fiat ha prospettato l’impossibilità di poter rispettare il piano “ Fabbrica Italia”.

    Romiti, in chiara e aperta polemica con Sergio Marchionne, ha dichiarato letteralmente che “ uno dei principali colpevoli è il sindacato assente che, tranne la Fiom, non ha fatto nulla per contrastare le scelte del management”.

    Nessun dubbio quindi, Romiti loda la Fiom e contesta aspramente l’Amm. Delegato di Fiat.

    D’altronde ha tutte le carte in regola per parlare, lui è stato seduto su quella sedia che ora occupa Marchionne, ed è riuscito ad avere, in combutta con i sindacati, tanti di quei soldi pubblici che sarebbero bastati non solo per salvare la Fiat, ma anche GM, Ford e Chrysler messe insieme.

    In effetti questa è una dote che Marchionne non ha, bisogna riconoscerlo. Occorre avere le qualità di Romiti per far sborsare alle casse dello Stato ( e cioè a noi tutti, per chi se lo fosse dimenticato) fiumi di denaro pubblico che fu sperperato in una maniera ignobile, e poi riuscire alla fine ad andarsene, intascandosi pure 204 miliardi di lire!

    Ah! Non solo, con un paio d’anni di ritardo rispetto alla data in cui lasciò la Fiat ( il tempo necessario affinché si pronunciasse anche la Cassazione), riuscì a prendersi anche undici mesi e dieci giorni di carcere per irregolarità compiute nella funzione di Amministratore Delegato.

    Insomma Romiti non si è fatto mancare nulla: soldi e carcere, un bel connubio, anche se, forse non serve neppure ricordarlo, siamo in Italia, nella realtà non passò neppure un giorno in cella.

    Ed ora insegna a Marchionne, che di soldi pubblici non ha preso neppure un centesimo, come si amministra un’impresa automobilistica che lui ha lasciato in situazione comatosa dopo aver imposto la scelta più scellerata che si potesse pensare, ossia trasformare Fiat, da fabbrica di automobili, a Holding di partecipazioni.

    Ricordate quando Fiat era proprietaria di Toro Assicurazioni? E della Rinascente? Per non parlare di Alpitour, che affaroni!

    Il declino di Fiat iniziò proprio nel 1988 quando Romiti, comportandosi come sempre da paraculo, sposò l’idea di Giovanni Agnelli ( senza il minimo dubbio, il peggior imprenditore nella storia d’Italia) e cioè di trasformare Fiat in una Holding di partecipazioni.

    Venne fatto fuori quindi l’Ing. Ghidella, allora a capo della Fiat Auto, che era stato l’artefice della rinascita della Casa torinese negli anni ’80 grazie soprattutto al successo della “ Uno” ( ricordiamo che nel ’84 Fiat era al primo posto per le vendite di auto in Europa!), il quale era fermamente convinto ( e a ragione!!!) che l’azienda dovesse rimanere essenzialmente un’impresa automobilistica.

    E quella, dunque, fu la svolta nefasta per l’azienda del Lingotto, gli anni ’90 si rivelarono catastrofici, la sola boccata d’ossigeno arrivò dalla svalutazione della lira nel 1992, ma ormai il declino era segnato. Quando … quando improvvisamente … tatà tatà … arrivano i nostri!!!

    Proprio come nei telefilm di indiani e cow boy, in soccorso della Fiat arrivano nientemeno che… Prodi e Bersani!!!

    Proprio loro, l’accoppiata vincente! Singolarmente sono disastrosi, ma in coppia … assolutamente deleteri.

    E cosa si sono inventati nel 1996 i redivivi Fratelli De Rege? Una furbata che non sarebbe venuta in mente neppure a Stefano Ricucci … gli incentivi alla rottamazione!!! Strepitosi!!!

    Proprio così, poiché Fiat da anni non sfornava modelli nuovi, con gli incentivi pubblici, così, gli italiani rottamarono vecchie Fiat e si comprarono nuove Volkswagen. Soldi pubblici che sono finiti in Germania, un’idea geniale direbbe Giovanni Mucciaccia.

    L’accoppiata Mortadella e Gargamella ha fatto così il miglior favore che potesse essere fatto ai concorrenti di Fiat. Si avvantaggiarono molto, infatti, non solo le Case automobilistiche europee, ma anche quelle asiatiche che con quella operazione riuscirono a penetrare in maniera significativa nel nostro mercato nel quale, fino ad allora, erano solo marginalmente presenti.

    Si diede in questo modo il colpo di grazia alla Fiat, nel 1998, quando Romiti lasciò la poltrona accontentandosi di soli 204 miliardi di lire ( guardate che non è un errore di stampa, Romiti ricevette questa cifra da Agnelli come ringraziamento per aver portato l’azienda al fallimento!), nel 1998 dicevamo, la Fiat era tecnicamente fallita. Occorreva quindi nominare un nuovo Presidente, una persona “ dalla faccia pulita” che aveva il compito di “ rifilare la sola” come si direbbe a Roma, ed il compito fu affidato a Paolo Fresco, il quale riuscì a trovare “ il gonzo” al di là dell’oceano.

    L’accordo, arrivato nel 2000, prevedeva l’acquisto da parte di GM del 20% di Fiat Auto e l’opzione d’acquisto del rimanente 80% nel 2004.

    Cosa accadde, poi, è cosa nota a tutti, il primo giugno 2004, tre giorni dopo la scomparsa di Umberto Agnelli, fu nominato Amministratore Delegato Sergio Marchionne, che salvò tutto. L’operazione era considerata assolutamente impossibile, ma il più grande Genio dell’imprenditoria italiana riuscì in quello che può tranquillamente essere definito come il vero, grande, miracolo economico italiano, il salvataggio di Fiat.

    Nel 2004 Fiat fatturava 27 miliardi, ne perdeva 1,5 ed aveva un’esposizione complessiva superiore a 35 miliardi di euro; quest’anno ne fatturerà 77, avrà un utile ( utile non perdita!) della gestione ordinaria compreso fra i 3,8 ed i 4,5 miliardi ed un indebitamento netto industriale fra i 5,5 ed i 6 miliardi di euro.

    Al mondo se non son viste talmente tante che una in più o una in meno non fa la differenza … però sentire Romiti che critica Marchionne … è … è possibile solo in Italia.

  • duke:

    Paolo Fresco amico di Gianni Agnelli, 25 anni alla General Motors, fucina di belve umane dalla religione violentissima. Vite infernali. Lavoro, lavoro e ancora lavoro. La moglie, prima di lasciarlo, gli fece causa per 30 miliardi. Lui Vinse. Ne fu contenta.

    ————

    Nel 2004 erano fuori gioco tutti gli Agnelli, alcuni morti misteriosamente, la General Motors pagò alla Fiat una penale di DUE miliardi di euro per la mancata opzione d’acquisto, si doveva liquidare con l’inganno Margherita Agnelli Elkann, la General Motors iniziava la discesa verso la bancarotta non prima di aver pagato (!!!) agli Elkann la penale e la Fiat diventava proprietà della consorteria giudaica con John Elkann alla presidenza e Marchionne (Aronne l’ebreo, membro CdA Philip Morris) come amministratore delegato.

  • white wolf:

    i sionisti schifosi degli agnelli e ora gli elkan con il loro servetto minchionne sono dei putridi esseri dovrebbero leccare la nostra merda sui marciapiedi non essere a capo di aziende o governi o altri posti di potere,questa è l’eresa che ha creato il vile denaro,un vile pezzo di carta chiamato soldi,che permette agli uomini piu squallidi e inferiori di governare i giusti.la vera blasfemia dei nostri tempi è aver lasciato che questi dannati provenienti da stirpi demoniache prendessero posseso del mondo che Dio diede a noi non a loro,e questi sono i risultati più lievi delle loro ingerenze nella vita degli uomini,la fiat gestita da criminali è una truffa criminale,ha fregato agli italiani soldi,la propria vita a chi ci lavorava e distrutto ogni diritto aquisito negli anni,da li sono partiti sempre gli attaccchi ai
    diritti dei lavoratori,ai loro salari,e a tutta una serie di distruzioni sistematiche e programmate di quei pochi diritti aquisiti con anni di dure lotte,e non si capisce come è che un manipolo di uomini inferiori riesce a tenere un pianeta intero sottomesso alle loro porcherie ma forse la risposta è più semplice di quanto sembri,loro sono organizzati le persone sono divise tra loro,con divisioni create a darte dal sistema,e fra questi i partiti sindacati e stronzate simili che non servono a niente e non serviranno mai altrimenti non esisterebbe la politica se avrebbe un senso,la verità è che la fiat per tutti i soldi che ha fregato a noi italiani deve essere requisita con la forza,tutti i diriggenti fina dai primi anni ad oggi processati arrestati e spediti in galere create ad arte per loro dove verranno tenuti in isolamento a vita,e la fiat data agli operai che sabrebbero sicuramente farne un vero gioiello,nessun compromesso con questi esseri combattere su tutti i fronti,è ora che questa gentaglia sia rispedita all’inferno da dove sono usciti.

  • gliese:

    Ma quei cialtroni dei sindacati….in questi cento anni dove erano….che facevano…

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