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LA BORSA VOLA, I SOLDI FIOCCANO. SIAMO DENTRO LA VERA “TEMPESTA PERFETTA”. E COSI’ VENDONO SNAM E ENI

Articolo di Sergio Di Cori Modigliani

Un post noiosetto, lo premetto. Ma utile. Quantomeno me lo auguro.

Per dedicargli dei pensieri nell’arco del week end.

Qui si spiega che cosa stanno combinando Monti e Passera.

Mentre la cupola mediatica, ben orchestrata, gestiva la grancassa dello scilinguagnolo teledipendente in questo finale estivo -facendoci credere che il destino dei popoli europei e delle nazioni mediterranee dipendesse da ciò che fa il mattino Gianroberto Casaleggio- Mario Monti & co. mettevano a segno l’operazione di schiavismo annunciato, gestendo a meraviglia “la tempesta perfetta”, peraltro da loro annunciata con enfasi su tutta la stampa cartacea. Bravi, non c’è che dire. Gli sta andando di lusso.

Talmente “perfetta” nella sua esecuzione  (questo era il vero e autentico Senso del suo essere “perfetta”) da passare completamente sotto silenzio, non commentata, non dibattuta, non analizzata. Per i detentori del potere, la “perfezione” consiste nell’omertà e nel silenzio acquiescente.  Loro devono essere liberi di poter operare a loro piacimento nell’ombra.  Per loro i parlamenti, la Politica, le persone, sono un impaccio.

A fine luglio, avendo preparato molto bene i vassalli dell’informazione, avevano annunciato che il mese di agosto sarebbe stato un mese terribile, che la speculazione si sarebbe scatenata e che bisognava prepararsi all’impatto. Tutti con l’elmetto in testa. C’era addirittura chi voleva esportare i capitali in attesa di clamorosi tonfi in borsa e uno spread a 650. Avevano ragione quelli che annunciavano”la tempesta perfetta”.

E’ ciò che è puntualmente accaduto.

C’è stata.

Anzi, ci stiamo proprio dentro.

All’italiana, si intende, ovvero “a nostra insaputa”.

 

Approfittando della sonnolenza culturale e della complicità corrotta di chi deve informare, non hanno spiegato che la “cosiddetta speculazione” si muove da sempre –per definizione- su un binario, perché così funziona il mercato finanziario: rialzo e ribasso. Per il mercato finanziario che i titoli siano positivi o siano negativi è del tutto irrilevante, ciò che conta è lo spostamento del capitale in anticipo. Esempio pratico e banale: se io so che il 15 agosto la Tizio & associati varrà -6%, siccome io sono furbo, allora vendo le azioni il 30 luglio così evito un salasso; ma se un altro è più furbo di me e sa che la Tizio & associati il 15 agosto varrà -6% ma il 30 agosto varrà +12% perché il 16 agosto per evitare la bancarotta venderà il proprio pacchetto azionario al miliardario Vattelapesca che li riempirà di soldi, allora io sarò il primo a spingere al ribasso così le compro a un prezzo molto basso (e tutti avranno pena di me pensando che io mi sto rovinando e non so come va il mercato) e addirittura scommetto sopra che il 30 agosto varranno +12% e tutti arriveranno convinti che io sia un demente e accettano la scommessa puntandomi contro. Così il 31 agosto io mi ritrovo con azioni che ho sottopagato e incasso anche il premio delle scommesse vinte perché io sono stato più furbo dei furbi. Il mercato funziona così.

In Italia, invece, hanno fatto credere –per ovvi motivi- che il concetto di “speculazione finanziaria” viaggia su una linea retta singola piuttosto che su un binario parallelo. Questo Falso induce la gente a credere ciò che i telegiornali e il Sole24 ore & co. annunciano quando lo spread sale, le borse perdono, e le aziende denunciano insolvenza, e cioè: “la speculazione si sta accanendo approfittando della situazione di crisi e quindi le borse soffrono” ecc.,ecc. Questa argomentazione è falsa e fuorviante.

La verità che ogni novizio sa molto bene -assunto il giorno prima alla borsa di Milano- consiste nel fatto che è del tutto irrilevante dove punti l’indice; non ha nessuna importanza se le aziende colano a picco o godono di ottima salute, perché in aperto regime iper-liberista finanziario non conta più il bilancio, la produzione, il consumo, la circolazione della moneta, bensì ciò che conta “è la capacità di saper operare con tempismo ed efficacia sul mercato, prevedendo lo spostamento delle curve finanziarie per riuscire ad intervenire preventivamente e quindi essere in grado di spostare ingenti quantità di capitale finanziario dal mercato al ribasso al mercato dove si sta per manifestare il rialzo” (base dei principia economici della teoria della moneta di Milton Friedman sulla auto-regolamentazione dei mercati, basata sul principio che è la finanza ad avere il controllo di chi produce merci e non l’imprenditoria attiva, perché ciò che conta non è la produzione di ricchezza, indivuale e collettiva, bensì la produzione di “danaro puro” che consente al mercato la “possibilità di garantirsi accumulazione del capitale all’infinito grazie alla capacità di massimo impiego della libertà di investimento che consente al capitale finanziario di produrre capitale finanziario”).

Tradotto in parole chiare e nette: l’irruzione sul mercato della carta straccia, ovvero il virtuale che prende il posto del reale. Piuttosto che produrre lavatrici e correre il rischio di non venderle tutte perché io sono Pinco e invece Pallino le fa più belle e più economiche e quindi la concorrenza mi batterà, mi conviene investire i miei soldi, non nella produzione di lavatrici più belle e più economiche, ma in un fondo di investimento finanziario che gestisce il capitale di Pallino, così lo frego sul mercato perché anche se ha ordini di acquisto per tutte le sue lavatrici e le sue lavatrici sono le più belle e le più richieste al mondo, alla fine vinco io che neppure le produco perché siccome gestisco i suoi soldi dentro un modesto ufficio anonimo, posso –in qualunque momento io lo desideri- interrompere la catena negandogli l’accesso al flusso di cassa necessario a Pallino per produrre merci, distribuirle, pagare i salariati. Pallino ha 200 Tir pieni di lavatrici al parcheggio ma io banca non gli do i soldi per acquistare la benzina e trasportarli, quindi o Pallino mi paga l’interesse che io gli propongo oppure butta via le lavatrici.

Per far sì che questo meccanismo funzioni ho bisogno di “produrre e inventare crisi economiche cicliche”. Il punto centrale della teoria iper-liberista di Milton Friedman consiste proprio nella spiegazione di come si costruisce, si programma e si gestisce una crisi economica. Come Mario Monti, ormai in chiaro delirio di onnipotenza, ha candidamente confessato di aver fatto, tre giorni fa.

Ma qual’era lo scopo della “tempesta perfetta”?

E adesso veniamo alle notizie.

Questa noiosa premessa era necessaria per comprendere che cosa sta accadendo nel nostro paese, e capire, quindi, anche, alcuni sommovimenti politici.

Grazie alla crisi economica, grazie al crollo del consumo, grazie all’aumento del debito pubblico, grazie all’eccessiva spesa pubblica volutamente non contenuta, il governo ha fatto credere (e qui c’è “l’invenzione della tempesta perfetta”) di essere talmente nei guai, talmente in crisi, e talmente rovinati, da chiedere, pretendere e ottenere (come straripante vittoria della volontà) dalla BCE e dall’Europa e dai cosiddetti mercati, una copertura finanziaria che consenta il superamento della crisi stessa. Ha fatto credere alla gente che la tempesta è stata evitata perché grazie alla BCE c’è qualcuno che impedirà la “speculazione al ribasso” e quindi ci sono i soldi.

E i soldi sono arrivati.

E Monti e Passera annunciano che la luce è in fondo al tunnel.

E la borsa va su e i conti “magicamente” migliorano.

La cupola mediatica tira un sospiro di sollievo e definisce Monti e Draghi una coppia di maghi meravigliosi che ha evitato la “tempesta perfetta”.

E invece c’è stata, eccome.

La raccontano perfino sui giornali. Tanto la gente non si rende neppure conto di ciò che sta leggendo. L’inflazione bulimica dell’uso indiscriminato del termine “informazione” ha fatto dimenticare il fatto che, senza adeguata formazione, le informazioni sono inutili.

L’Italia industriale, oggi 14 settembre 2012 non è più l’Italia industriale del 14 giugno 2012.

Questa è la notizia in prima pagina nel mio quotidiano surrealista economico.

Ci stanno portando via la spina dorsale della nazione nel silenzio generalizzato.

La prima banca italiana non è più italiana.

Monti e Passera hanno gestito la ricapitalizzazione di Unicredit la scorsa primavera in modo tale da assicurare il pacchetto di maggioranza al fondo del Qatar, il quale si è alleato al Dubai, all’Arabia Saudita, all’Oman e al gruppo di Emirati Arabi del Golfo Persico e subito dopo si sono presi per qualche centinaio di milioni di euro Valentino  e la Marzotto (è l’inizio dell’addio del made in Italy nel settore tessile/moda/stile) e si sono impossessate di circa 50.000 aziende medio/piccole nel settore. Dopodichè sono andate all’attacco delle telecomunicazioni riempiendo di soldi il gruppo decotto di Mediaset che sta svendendo tutte le proprie consociate al pool di arabi e infine (notizia del giorno) sotto gli occhi di tutti, hanno iniziato lo smantellamento dell’ENI. I principali fondi di investimento arabi hanno dato inizio ad acquisizioni di pacchetti azionari di fondazioni bancarie italiane completamente decotte, le quali, essendo proprietarie delle banche, detteranno legge su che cosa bisogna produrre, ma soprattutto dove e a che prezzo: ovvero in Africa e in Asia Minore. Non più in Europa. Ieri è stata formalizzata la vendita di un pacchetto azionario nell’ordine di 1,7 miliardi di euro a soggetti in teoria anonimi senza alcun commento da parte di chicchessia. Il tutto gestito da J.P. Morgan di New York che risulta “ufficialmente” il mediatore e gestore dei nuovi pacchetti azionari.

Se tutto ciò fosse accaduto quando era vivo Enrico Mattei, a quest’ora ci sarebbero venti interrogazioni parlamentari con il coltello fra i denti.

Questi sono i risultati della “tempesta perfetta” pienamente riuscita.

Una gigantesca operazione di speculazione al rialzo che comporta una immissione di capitale finanziario all’interno del sistema Italia che NON VA AFFATTO ad inserirsi all’interno del mercato produttivo industriale che potrebbe quindi creare lavoro, occupazione e ripresa del paese, bensì lo de-industrializza, lo de-localizza, lo annienta. Con l’ottima scusa che, così facendo, si finisce per rispettare il pareggio di bilancio perché si eviterà un aumento dell’Iva. In termini economici secchi, ciò vuol dire che i conti “nudi e crudi” miglioreranno, ma aumenterà la disoccupazione; altre aziende chiuderanno senza che vi sia nessun impatto né sulla borsa nè sui mercati finanziari (e quindi zero notizie da dare) perché seguiteranno a salire in borsa i titoli di banche, finanziarie e aziende che valgono sempre di meno in termini reali, ma sempre di più in termini virtuali, spostando l’Italia dal suo baricentro geo-politico e spingendola, inevitabilmente, nella periferia delle nazioni che contano. L’amministratore dell’Eni, Paolo Scarano, annuncia di aver già dato avvio alle dismissioni nell’azienda Snam progetti (cavallo di battaglia strategico dell’autonomia energetica nazionale, del proprio investimento in innovazione tecnologica, ricerca, sviluppo, per renderci sempre più autonomi): un’altra fetta dell’Azienda Italia che se ne va.

Tra un po’ toccherà a Telecom, il Milan verrà venduto agli arabi, il 40% dell’industria tessile e del mobile marchigiano sta passando sotto il controllo di capitali stranieri, la cui conduzione è sempre gestita da J.P.Morgan e sono già pronti i piani strategici creati da architetti e ingegneri per andare a costruire gigantesche aziende produttrici di cucine, lavatrici, mobili, nello sterminato deserto arabo-saudita. Al posto di operai salariati garantiti –come in Italia- ci saranno gli schiavi sicuri in Asia Minore. Hanno bisogno di avere, proprio là, grandi aziende che producano acciao e alluminio, in modo tale da abbattere i costi di trasporto. E’ ciò che stanno facendo.

Questa è la vera “tempesta perfetta”.

Anonima, silenziosa, clandestina (ancorchè legale) con la totale complicità della classe politica italiana e l’apporto della cupola mediatica. Se andate su Il sole24 ore, oggi trovate quattro articoli a firma Celestina Dominelli, quasi incomprensibili, perché intrisi di termini inglesi, che raccontano la vendita dell’Eni, la dismissione dello Snam, ma quasi tra parentesi. Leggendo questi articoli non si capisce nulla. Il Senso è che l’Eni gode di ottima salute e svende tutto, il che –in teoria- sarebbe incomprensibile. Qual è la famiglia che si va a impegnare al monte di pietà i gioielli ereditati se ha i conti correnti in banca a posto?

Qui di seguito uno degli articoli del quotidiano di Confindustria di cui non si capisce nulla.

Lo propongo perché facciate caso al linguaggio usato, tutto zeppo di terminologia finanziaria anglo-sassone, senza nessun commento alla notizia POLITICA che viene quindi ridotta a meno che zero: ovverossia “L’ENI si sta scorporando ed è già iniziata la svendita a saldo d’autunno senza che nessuno lo sapesse”. Il Sole24ore è stato costretto a scrivere (si fa per dire) questo articolo perché ne parlano sulla stampa economica internazionale e quindi qualcosa bisognava pur dire anche da noi.

Ecco il testo: “Eni chiude il primo semestre 2012 con un utile netto a 3,84 miliardi di euro, in crescita dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2011 (0,23 miliardi nel trimestre), e l’utile netto adjusted in salita dell’8%, a 3,94 miliardi (1,46 miliardi nel trimestre, +2 per cento). La crescita dell’esplorazione e della produzione, corroborata dalla ripresa delle attività in Libia, spinge poi, nei primi sei mesi dell’anno, a +19% l’utile operativo adjusted delle continuing operations, a quota 10,37 miliardi di euro (4,24 miliardi nel trimestre, +14%), mentre l’utile netto adjusted si attesta a 3,79 miliardi, in aumento del 4% (1,38 miliardi nel trimestre, +0,3%).
Risultati che l’amministratore delegato Paolo Scaroni definisce «eccellenti». «Sono particolarmente soddisfatto dei nostri successi esplorativi e dell’ingresso in nuove aree ad elevato potenziale», prosegue. «In Gas & Power e Refining & Marketing abbiamo contenuto l’impatto della crisi dei mercati di riferimento. Le dismissioni già avviate delle nostre quote in Snam e Galp ci assicureranno una struttura finanziaria adeguata a sostenere, in qualunque circostanza di mercato, una robusta crescita di lungo  termine». E, intanto, nel breve periodo, Eni assicura ai suoi azionisti un acconto di 54 centesimi sulla cedola 2012 (0,52 euro nel 2011). Poi, davanti agli analisti, Scaroni esclude «dividendi straordinari» e fissa la linea. «Rivedremo la politica di remunerazione con la nostra futura presentazione strategica. Penseremo a un dividendo sostenibile e daremo un’ulteriore remunerazione agli azionisti attraverso il piano di buyback», deliberato a luglio.
Trainato dai profitti del l’E&P, il gruppo è riuscito così a compensare la flessione registrata nei settori Gas & Power e Refining & Marketing a causa della contrazione della domanda. Nel secondo trimestre 2012, le vendite di gas ammontano infatti a 20,15 miliardi di metri cubi con una riduzione del 4%, mentre la produzione di idrocarburi è pari a 1,647 milioni di boe/giorno (+10,6% rispetto allo stesso periodo 2011).
Tornando ai conti, il flusso di cassa netto da attività operativa delle continuing operations è stato poi di 4,2 miliardi di euro (8,3 miliardi nel semestre) e, insieme a 774 milioni di incassi da dismissioni, ha consentito di coprire i fabbisogni finanziari connessi agli investimenti tecnici – 3,02 miliardi nel secondo trimestre concentrati su giacimenti e upgrading della flotta Saipem – e al pagamento di 2,3 miliardi di dividendi (di cui 1,8 per il saldo della cedola 2011), con l’indebitamento netto sceso di 1,1 miliardi di euro rispetto a fine 2011, a 26,9 miliardi di euro «che tiene conto – chiarisce Eni – dell’operazione di rifinanziamento con istituzioni creditizie terze di una parte del debito intercompany di Snam (1,5 miliardi di euro).
Proprio dalla spa dei gasdotti, in procinto di passare a Cdp, Eni ha ottenuto, come chiarisce il cfo Alessandro Bernini davanti agli analisti, «già 2,5 miliardi di euro» rispetto agli 11,2 di esposizione complessiva verso il Cane a sei zampe. E, a stretto giro, «entro settembre-ottobre», prosegue Bernini, Snam dovrebbe essere in grado di rimborsare l’intero ammontare. Quanto alla cessione della quota residua in Snam (dopo il collocamento accelerato di un primo 5%), Scaroni è chiarissimo. «Stiamo parlando con diversi potenziali investitori e in base alle condizioni (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-08-02/utili-crescita-esplorazioni-064112.shtml?uuid=AbPcn2HG) di mercato valuteremo come procedere», ma ogni operazione avverrà dopo il closing dello scorporo, previsto in autunno. Nessuna fretta, dunque…..ma, aggiunge Scaroni, «se anche andiamo al di sotto, magari a 10, ci sentiamo perfettamente a nostro agio».
Eni guarda poi con fiducia ai futuri progetti come il South Stream («la final investment decision è prevista tra fine anno e inizio 2013», confermano i vertici).

Anche in rete seguitano a non parlarne, ad esclusione di “Delusi dal bamboo” ottimo sito di “formazione del pensiero critico” non a caso gestito da un ingegnere intellettuale. Possiamo ancora cercare di rompere qualche uova nel paniere.

Se non altro, facendo loro capire che siamo consapevoli dei veri giochi.

Se non altro, chiarendo, in tal modo (una volta per tutte) che chi fa dell’anti-politica oggi, sono i funzionari dei partiti che tutto ciò non lo dicono e non lo spiegano. Se non altro, per spiegare ai cittadini che il vero populismo, la vera demagogia, il vero allarmismo, il vero terrorismo intellettuale è quello operato da coloro che hanno dato il via a una strategia complessiva anti-patriottica, che finirà per spazzare via la Azienda Italia dal nòvero delle nazioni industrializzate avanzate.

Se non altro per denunciare la complicità della cupola mediatica.

E la criminale connivenza dei partiti che si accontentano delle briciole che cadono dal tavolo dei Signori Ragionieri, pur di sopravvivere.

Sulle spalle degli italiani ignari.

“Devono andare tutti alle isole Barbados”.

Prima che siano loro, in un domani prossimo, a spedirci a noi nei Caraibi, in catene.

Come facevano i negrieri nel XVIII secolo perché avevano bisogno di forza lavoro gratis.

Non fatevi venire l’ansia ma soprattutto non fatevi mettere paura, è ciò che vogliono.

La paura sono loro a doverla avere.

Devono capire che noi i loro trucchetti da baraccone li abbiamo capiti perfettamente.

Così, li potremo disinnescare.

Auguro a tutti un buon week end.

Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/09/la-borsa-vola-i-soldi-fioccano-siamo.ht

12 Commenti a “COSI’ VENDONO SNAM ED ENI”

  • siouxsie:

    Anche se avevo letto anticipazioni in merito, sono sgomenta dalla velocita’ con cui i ns “governanti”realizzano svendite a prezzi di realizzo. Per 4 noccioline, mettono sul “mercato” l’unica azienda nazionale rimasta a produrre qualche utile, e in settore strategico,come quello dell’energia, in cui c’e’ una corsa generale all’accaparramento del pozzo superstite. Finiremo in strada a scaldarci con i falo’ degli alberi abbattuti, come vedevamo fare in Romania dopo la caduta di Ceausescu.

  • Giorgio:

    Giusto, non aver paura è questa che fa andare avanti il Male distruggiamo questa paura ed avremmo distrutto questa realtà.

  • Non sono in grado al momento, per mancanza di elementi e riscontri fattuali, di poter sottoscrivere tutto quanto in questo articolo riportato, plasmandolo alchemicamente in oro che coli.In particolare per quanto attiene agli specifici movimenti di borsa che riguardino la governance ed il fluttuante delle quotate “ancora italiane”.
    Ciò, non di meno, non posso che avallare la tesi sui trend speculativi.
    La pratica della speculazione finanziaria è materia assai sofisticata.
    Una materia volutamente tradotta in dizionari per bambini allo scopo di farla digerire all’esterno come la torta della nonna. Ossia se l’ingenuo bimbo (scevro ancora di esperienze, concetti e significati) si comporterà bene… allora la nonna sarà in grado di preparare una buona torna con i pinoli freschi!
    Se, viceversa il bimbo farà discolo, anzi sarà “cattivo”, allora la nonna sarà costretta a rifilargli l’olio di ricino.
    Le speculazioni finanziare viaggiano soprattutto su algoritmi altamente complessi ed autosufficienti (tranne che per il necessario flusso costante di corrente elettrica che altrimenti bloccherebbe anche la macchina più evoluta non dotata di una “sorgente di lunga vita”) che decidono autonomamente ed in frazioni (non di secondi ma di millesimi di secondi) dove spostare ingenti capitali. E questo in base ai migliori profitti non certo in base al merito o ai compiti a casa compiutamente e diligentemente svolti.
    Le teorie di Milton Friedman, siamo sinceri, ma chi le conosce. Chi conosce M.Friedman mi chiedo? Un emerito sconosciuto non solo in Italia ma nel globo intero della popolazione media. Così come si rivelano sconosciute le pratiche filibustiere delle vendite allo scoperto (cui probabilmente l’articolo accenna).
    Per tornare ad un panorama più nostrano (pur rifiutando la logica, per me settaria di contrapporre paesi, popoli, nazioni e culture le une vs le altre) la deduzione che personalmente ne traggo è la seguente: un mirato progetto alla distruzione del tessuto, fitto, produttivo, solerte ed efficiente, della PMI italiana.
    Non ché la ditta (sovente impresa familiare: corruzione, clientelismo, nepotismo, campanilismo e “becerismo”) non sia esente da fallacia o che il sistema dispersivo della piccola impresa sul ns territorio non sia a volte forastico. Un sistema che, pertanto, non sia sempre in grado di permettere una visione più ampia della realtà e quindi uno sviluppo più efficiente, efficace e condiviso!
    E’ e rimane, per me, un sistema pur sempre più libero, sincero, istintivo, capace, volenteroso e spesso anche onesto e leale che ci ha tenuto in piedi in questi ultimi 150 anni d’unità istituzionale (presunta).
    E’ al cuore delle PMI che la speculazione finanziaria internazionale sta puntato i suoi fucili. E lo fa con le armi non convenzionali della liquidità e dell’austerity. Lo spauracchio della svendita dei gioielli di casa delle uniche multinazionali esistenti in Italia rappresentano solo la ciliegina sulla torta. Il famoso indotto di cui si parla quando si trattano argomenti che coinvolgono interi settori industriali, capitanati dalla grande azienda di riferimento (La Fiat ad esempio per utilizzare un eufemismo o l’Alcoa per essere più concreti)…è il famoso indotto che tracolla e con lui la società intera stretta nella morsa dell’assenza di liquidità o nella paura di consumarla senza frutti.
    Così si eradica il tessuto sociale. Bruciando dal basso (la terra sotto i ns piedi della famosa lettera di Benigni e Troisi al Savonarola) le ns capacità di reazione.
    Il debito è una grandiosa opera teatrale!
    I miei ossequi e complimenti a chi lo ha ideato e portato in scena!

    Un saluto,
    Elmoamf

  • Pino:

    Provate a scrivere qualche commento critico di un qualsiasi articolo pubblicato sul Sole 24 Ore,l’articolo in questione sparisce o gli viene cambiato titolo,ti invio una email dove ti scrivono di aver pubblicato la tua emai di coomento.Vai a cercare nuovamente l’articolo in questione e leggere i commenti,tutto sparito,o meglio se va bene lo trovi sepolto chissà in mezzo quali articoli.
    Questa è l’informazione italiana finanziata dai soldi pubblici,con direttori pagati milioni di euro all’anno.

  • silvestra:

    non sono una che ha paura, ma mi chiedo cosa sia meglio fare visto che in Italia il divide et impera funziona alla grandissima.

  • luciano:

    quando il mercato viene inondato di liquitida’(come promette di fare draghi) le borse anticipano la ripresa dell,economia reale di almeno 6 mesi.il problema e’ che quando questa enorme liquitida’transita per le banche, queste non la trasmettono al settore industriale di cui non si fidano piu’, ma l’investono nei derivati e nei titoli di stato.tutta questa liquitida’ che sara’ immessa sul mercato servira’ per salvare dalla bancarotta le banche e gli apparati statali improduttivi(caste) e in definitiva l’intero sistema.il peccato originale e’ l,aver concesso(a suo tempo) senza approvazione democratica, con atto unilaterale a dei privati di creare denaro con tutto quello che ne consegue(signoraggio primario e secondario).e’ evidente che come il metro misura le distanze,lo strumento che misura le prestazioni e i valori delle cose(il denaro) non puo’ essere gestito dalle elites oligarchiche ma deve essere prerogativa degli stati(ci sono piu’?). keshe o non keshe? la realta’ e la storia la crea chi crea il denaro(fraudolentemente).

    • Perdonami Luciano,

      …ma ritengo che la realtà e la storia la crea chi ritiene di rendersene emancipato o diversamente schiavo!
      Le tecniche e gli strumenti o le dinamiche per asservire il prossimo abbondano nell’attualità come anno perseverato nella storia umana. Ciò non toglie che l’individuo, il singolo individuo…pur non essendo materialmente stato artefice della sua nascita, è sempre (per mia personale opinione) stato artefice della sua esistenza e quindi del suo divenire. Se l’individuo sceglie di “aggregarsi” e non di “emergere” allora se ne assumerà oltre alle onnipresenti responsabilità anche le onnipresenti conseguenze.
      Viviamo in una realtà pervasa ossessivamente della sua materia.
      Non riusciamo a ragionare diversamente da essa.
      Tutto, quindi, ci appare claustrofobico ed oppressivo.
      Aggressivo e coercitivo.
      Nessuno, però, se ne domanda il perché.
      Il giorno in cui saremo in grado di dire “No”… e non lo intendendolo come “negazione” ma come concreta “affermazione”…!
      Quel giorno di colpo, a mio avviso, scomparirà ogni paura, angoscia od inquietudine. Perché saremo in grado di realizzare che la ns realtà è tutt’altro.
      L’emancipazione è cosa assai rara oltre che pura…
      Poiché anche chi la persegue lo fa sovente perseguendo un’emancipazione in termini materiali.
      Siamo costantemente schiavi di qualcosa: fisica o emotiva.
      Ed il considerare la vita questione non unicamente basata sulla “misura” ma essenzialmente sull’ “espansione-contrazione” non è cosa ahimé assai percepita!
      Ciò sottolineato seppur vero che parte della storia sia stata creata “tecnicamente” in modo artificiale…attraverso il denaro,come la religione o la filosofia o la scienza o “storiografia”… eppur vero che la storia è un frutto personale è sviluppo di altrettanto personali esperienze percettive.
      Non ho bisogno di scomodare santoni o profeti o presunte deità (sovrannaturali o aliene) per rendermi conto di un tale concetto.
      La mia realtà, interdipendente a prescindere dalla realtà complessa e multidisciplinare dell’esistenza, è viva nel modo in cui personalmente ognuno di noi la vive e la interpreta non nel modo in cui ognuno di noi si lamenta e sostiene che la interpretino gli altri.
      Perdonami nuovamente per il modo eccessivamente articolato e forse un tantino astruso o sibillino di esprimere il pensiero…ma non accetto la resa verbalmente espressa ed incondizionata della locuzione: ….” realta’ e la storia la crea chi crea il denaro(fraudolentemente)”.
      Poiché seppur vera da un lato…affermandola “incondizionatamente ed arrendevolmente ognuno di noi “fraudolentemente l’accetta” dall’altro.
      E allora che differenza c’è tra chi impone una storia e chi dall’altra l’accetta?

      Io ho la mia storia e per questo cercherò di lottare ad oltranza… anche contro me stesso!

      Un saluto,
      Elmoamf

      • Marco:

        Il discorso non fa una piega. Io la spiego in una maniera più semplice: me ne tiro fuori perchè questo gioco non mi appartiene. Qualcuno potrebbe obiettare che è più che semplice semplicistica la mia posizione. Invece no! Basta sapersi assumere le responsabilità e al limite tornare a vivere nelle caverne. L’unica cosa che mi vorrei tenere se fosse possibile è la casa, se l’ho costruita con le mie mani e la terra se l’ho ereditata o comprata con soldi che ho con lungimiranza investito. Ma anche su queste sono arrivate le mani lunghe della piovra e di Matrix. In poche parole se non ho i soldi del “falso” Cesare per pagare le tasse, non posso nemmeno permettermi di tenere una casa ed un terreno. Se le vendo, poi, che ci faccio con quei soldi? Provo a sopravvivere ancora per qualche anno, pagando un affitto (magari in nero se mi fanno lo sconto o con la pretesa di una ricevuta se mi sta sulle scatole l’affittuario), coltivando un pezzo di terreno che comunque non sarà mai mio, e chi vivrà vedrà… Ma se riesco ad andare oltre e mi fingo come quel tipo che lavora per i Rothschild scegliendo per me un altro padrone però che è Gesù il Salvatore, mi butto subito avanti avvocando a me le “beatitudini sul Regno di chi è vittima della giustizia” e quindi vivendo di poco e se serve di elemosina (intanto come la chiami la chiami sempre elemosina è quella che ti lesinano), spero nella salvezza eterna. Ma tutto ciò lo faccio per scelta e a testa alta. Questa è POVERTA’ IN SPIRITO, ossia per adesione agli insegnamenti delle Verità evangelica.

  • Casomai ce ne fosse bisogno, una ulteriore riprova della criminosa assenza di questa classe politica, intenta a preservare il proprio orticello (stipendio da parlamentare da 20.000 €/mese, buona uscita di 150.000 €, pensione garantita anche dopo una sola legislatura, ecc.) lasciando i grandi ladri lavorare indisturbati.

  • minos tica:

    Argentina 1990 – Italia/Europa 2012

    http://www.youtube.com
    Memoria del saccheggio

    Stanno facendo esattamente la stessa cosa,
    e purtroppo dubito che l’Italia avrá le palle di reagire come ha fatto l’Argentina…

  • luciano:

    cio’ che mi consola e’ vedere questo aumento vertiginoso di consapevolezza negli ultimi tempi. sempre piu’ gente cerca di capire l’origine dei propri problemi.che il leone si stia risvegliando?

  • gabry:

    Non c’è da stupirsi più di tanto, stessa scuola stessi studenti, che il popolo anni fa ne aveva eletto uno nella convinzione e piena certezza che l’europa fosse la loro casa comune e salvezza, prodi napoletano e monti hanno frequentato la stessa scuola, la scuola che insegna a vendere allo straniero pur di far cassa, quando un politico o tecnico riveste un tal ruolo e non riesce a vedere oltre la punta del proprio naso non potrà mai essere lungimirante ed essere in grado di dirigere una nazione ma tirerà solo a campare, senza nessuna conclusione valida a lungo termine, per una nazione quando si vendono i gioielli di famiglia è veramente un brutto segno, un segno inequivocabile che sono stati fatti solo gli interessi propri e non della nazione, un segno evidente di un sicuro ulteriore impoverimento della popolazione.
    Aggiungo poi che gli stranieri nullatenenti o quasi siano poi i benvenuti in italia, perché come qualche ignobile politico dice saranno la nostra risorsa, io invece credo che saranno la nostra salvezza, visto che il popolo pecora italiano tutto tv e calcio, non si sogna neppure lontanamente di cacciare le nostre disgrazie, dorme beato dorme, quindi saranno loro che con le buone o con le cattive riusciranno a cacciare questi ignobili elementi appollaiati da decenni in parlamento.

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