Categorie
VISITE
Ti ringraziamo per essere passato sul nostro blog! Torna a trovarci presto!

Ebbe un discreto successo editoriale il libro di Gino & Michele uscito nel 1991 e intitolato “Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano”. E’ un libricino che non poté mancare nella biblioteca di quelle persone che all’epoca leggevano Lotta Continua e la rivista satirica “Cuore” e che oggi seguono Travaglio e la Gabanelli. Gente di Sinistra, per intenderci, qualunque cosa ciò possa significare.

Eppure, le formiche, arrabbiate o meno, restano formiche. Estremamente vulnerabili.

La formica – INA scuola e l’esopiana cicala insegnano – è simbolo di laboriosità e risparmio, ma se una formica, da sola, si mettesse ritta su un binario, alzasse le zampette davanti e pretendesse di fermare il treno in arrivo, diventerebbe simbolo di qualcosa d’altro. Per esempio, della pretesa assurda da parte delle minoranze d’impedire l’attuazione dei progetti della maggioranza. Il sale della terra e il lievito nel pane sono figure retoriche inventate da utopisti frustrati, anche di una certa fama, per non dover ammettere la natura utopica della loro stessa filosofia. Un po’ come quando all’alba dell’umanità a qualcuno venne la brillante idea d’inventare l’anima che sopravvive alla morte del corpo, per non dover ammettere il disfacimento totale dell’individuo.

Endorfine ideologiche.

Quella è stata la mia impressione sabato sera a Udine, durante le due fasi della manifestazione contro la multinazionale americana Harlan, specializzata nell’allevamento di cavie da laboratorio. Prima il corteo per le strade del centro e poi quella che avrebbe dovuto essere la conferenza dall’ospite d’onore, Massimo Tettamanti, nel salotto buono della città. Prima la camminata e poi il riposo, ma le sedie sotto la Loggia del Lionello, di tanti ch’eravamo, non sono bastate e molti si accalcavano in piedi, ai lati, per partecipare al rito. Per prendersi la benedizione della messa di mezzanotte.

Credo che gli udinesi non abbiano mai visto una cosa del genere e m’immagino quanti tajuts di vino siano rimasti a mezz’aria tra gli avventori stupiti dei bar all’aperto, nonostante qualche rara goccia di pioggia, quando vedevano passare così tante formichine animaliste, tutte insieme e tutte più o meno incazzate. M’immagino anche che molti cacciatori, macellai e altri sfruttatori di animali avrebbero voluto avere a disposizione, in quel frangente, qualche provetta di virus ebola, da gettare sotto i piedi dei manifestanti, come si faceva con le fialette puzzolenti a Carnevale, così da far strage, in blocco, di quei fanatici rompiscatole.

Per nostra fortuna, le industrie farmaceutiche sono impegnate a torturare animali e il virus ebola – o i gas nervini – non sono a disposizione del pubblico, ma solo dei terroristi governativi o di quelli fai-da-te.

Mi sarebbe piaciuto ascoltare i commenti degli astanti, di coloro che uscivano dai negozi per veder sfilare quel fiume di persone, molte con il cagnetto al seguito, ma essendomi trovato all’interno di quel fiume, per la nota legge d’indeterminazione di Heisenberg, il mio punto visuale e uditivo non me l’ha permesso. Tuttavia, vedevo l’espressione sui loro volti, un misto di soggezione, serietà incredula e paura indefinita. La stessa espressione che devono avere i turisti che ammirano le cascate del Niagara.

E se adesso cominciano a spaccare le vetrine, deve essersi chiesto più di un commerciante. In Italia siamo stati abituati ad associare le manifestazioni con i saccheggi, ma la presenza delle forze dell’ordine non in assetto antisommossa, benché dentro il borsone portato a tracolla s’immaginasse la presenza del casco, testimoniava l’innocuità dei manifestanti. E se la questura ha mandato i suoi sgherri senza corazza protettiva, possiamo star tranquilli.

Gli slogan urlati – Animali liberi! Animali liberi! – non erano una novità, ma l’energia che scaturiva dal corteo sì, lo è stata, almeno per me. Non è stato un corteo silenzioso, come sono in genere i cortei degli animalisti, gente per bene ed educata a non sporcare, nemmeno dal punto di vista acustico. Quello di Brescia contro la caccia, di pochi giorni fa, è stato comatoso in confronto a quello di Udine, ma non si pensi che io voglia stilare una campanilistica graduatoria di cortei dal punto di vista energetico: è solo che a Brescia c’erano meno di 500 persone e a Udine eravamo in mille. Le tematiche, caccia e vivisezione, sono parimenti serie ed emotivamente coinvolgenti. Ma con i cani usati nei laboratori abbiamo un feeling speciale, rispetto ai fagiani e ai fringuelli. C’è poco da fare.

Mille garibaldini a Udine, sabato 29 settembre, ma se la massoneria non ci dà una mano, come con gli altri mille più famosi, non si ottengono risultati per gli animali oppressi.

La differenza, nel bene o nel male, è che le truppe garibaldate dicevano: “Qui si fa l’Italia o si muore!”, mentre noi inconsciamente dicevamo: “Qui si fa giustizia per le cavie o si va a casa aspettando la prossima manifestazione”.

E’ da una vita che vado alle manifestazioni, inframmezzate da azioni dirette clandestine, molto più succulente, e se devo dire che qualcosa è cambiato non è nel numero degli animali torturati, ma in quello degli attivisti. E’ indubbio che gli animalisti siano aumentati di numero in questi ultimi trent’anni, ma il potere delle industrie farmaceutiche mi sembra identico se non ancora più solido di prima.

Le parole di autocelebrazione degli oratori che hanno concluso la serata mi sono sembrate più un querulo peana della vittoria, la vittoria per una battaglia che non avrà mai fine, la foto di famiglia in un interno di una minoranza incompresa e odiata da tutti gli altri.

Fanatici ed estremisti, ci definiscono, anche quando chiediamo cose che dal nostro punto di vista sono moderate, ragionevoli e minimali. Figurarsi se andassimo a spaccare veramente le vetrine delle macellerie, che putiferio ne verrebbe fuori. O se assaltassimo gli allevamenti di cavie portandone fuori qualcuna.

Eppure, questo è esattamente ciò che è successo a Montichiari in aprile, quando l’ennesimo corteo contro l’allevamento Green Hill, da sonnacchioso che avrebbe dovuto essere, si è trasformato inaspettatamente in qualcosa d’altro, in un evento epocale, con la foto del cucciolo di beagle passato da mani umane al disopra del filo spinato, che ha fatto il giro del mondo.

E forse a Udine si è vista l’onda lunga di quell’emozione, di quell’eggregora straordinaria e imprevista. Il pubblico ha reagito bene alla violazione della proprietà privata di un allevamento che dà lavoro a onesti cittadini. I cuccioli tirano dal punto di vista spettacolare e anche quel baciapile di Gianluca Felicetti, presidente della Lega Anti Vivisezione ha dovuto starsene zitto. Se la liberazione artigianale dei beagles fosse fallita, se invece di essere stata fatta in Italia fosse avvenuta in Cina, lui avrebbe tirato fuori il disco rotto della condanna e della presa di distanza: “ Così non va bene! Così si fa fare un passo indietro al movimento! Così ci diamo la zappa sui piedi!” Ecc. Ecc.

Squallide strategie ipocrite degne più di un bottegaio piccolo borghese, che non di un guerriero dell’arcobaleno utopista. Infatti, gli anarco-animalisti non lo possono soffrire, né lui né l’associazione di cui è presidente. Ma questo è un peccato perché il “divide et impera” è sempre in agguato e la L.A.V. è un’ottima e giustamente stimata associazione, a prescindere dai suoi presidenti.

Oddio, il sospetto che le grosse e consolidate associazioni animaliste vivano grazie all’esistenza degli sfruttatori di animali, c’è, ma questo si potrebbe sospettare anche della Chiesa, che vive grazie alla presenza del Diavolo, inteso come personificazione del Male, e si potrebbe sospettare anche delle forze di polizia, che vivono grazie alla presenza della criminalità. Un cosmico Yin Yang inestricabile e indissolubile.

Tuttavia, al di là di tale quesito metafisico, il potere degli Illuminati, che una volta si facevano chiamare capitalisti o finanzieri, esiste e si manifesta ingannevole nella vita delle persone. Noi pubblico pagante. Noi gregge belante e votante, votati al Male senza saperlo. Condotti per mano da pastori infidi e menzogneri. Ammaliati da ideologie ipnotizzanti e melliflue. Noi consumatori di farmaci spazzatura e cibo surgelato.

Ci fanno credere che le torri gemelle le hanno buttate giù 19 beduini e ci fanno credere che le industrie farmaceutiche lavorano per la nostra salute. L’inganno è globale, come dice Massimo Mazzucco, e dura da secoli, se non da millenni. Unico rimedio è venirlo a sapere. Se qualcuno ti dice che la Chiesa mente, che i mass-media fanno altrettanto, che le istituzioni esistono per sfruttare il cittadino e che i governi fanno dei popoli loro sottoposti ciò che più gli aggrada, non c’è bisogno che ti spari un colpo in testa. Basta che ne prendi coscienza. Ciò che non ti ammazza, t’irrobustisce.

In questo senso, anche un corteo rumoroso per le strade di una piccola città- stavolta è toccato a Udine – può essere vista come un’opportunità per acquisire consapevolezza della realtà. Ma è necessario che il messaggio sia chiaro. Il nemico non è l’industriale del farmaco, o non è solo lui. Il nemico sta nell’ombra e si camuffa da persona cravattata e rispettabile.

Non è facile riconoscere gli alieni tra noi. Il nemico è il prete che predica dal pulpito, ma non sono tutti i preti. Il nemico è il politico ladro, ma non sono tutti i politici. Il nemico è il medico che appare in tivù, ma non sono tutti i medici di famiglia.

Bisogna usare discernimento. Partendo però da un punto fermo: nulla di buono può venire dalla sofferenza inflitta ad innocenti. Nessun farmaco salvavita sperimentato sugli animali salverà la tua anima, quell’anima che non esiste come prolungamento della vita ma come coscienza divina del bene e del male.

Tu sarai veramente un uomo, un essere angelico, quando mostrerai amore per il fratello più debole, il fratellino peloso che ti scodinzola quando t’incontra. Sarai veramente un angelo quando rispetterai la vita e il diritto alla non sofferenza di chi è alla nostra mercé, indifeso e inerme, sia esso prigioniero di guerra, visone in gabbia o fagiano in libertà vigilata.

I beagles di Green Hill, liberati da improvvisati fanatici estremisti, sono stati un cuneo nelle tenere carni della nostra opulenta società, sempre meno opulenta, esattamente come i cani in genere sono gli ambasciatori del mondo animale presso la santa sede dello specismo umano. Esattamente come la cultura induista, di cui l’animalismo è fotocopia sbiadita, nonché estrema propaggine, è un cuneo nella coscienza antropocentrica dell’umanità. Siamo tutti esseri dotati d’anima (sempre lei!) o, più laicamente, di soffio vitale.

E infatti, a sorpresa, la regione Friuli V. G. ha emesso una legge che permette l’accesso ai cani e ai loro tutori negli uffici pubblici e nei negozi. Mo’ voglio vedere chi sarà il primo ad entrare con il cagnetto al guinzaglio in un supermercato. Io sarei tentato di farlo a Codroipo, con la mia Pupetta, e se il direttore della COOP mi chiedesse di uscire io gli sbatterei in faccia la Gazzetta Ufficiale, con tanto di legge nero su bianco. E se mi chiedesse perché non le metto la museruola come previsto dalla legge, gli risponderei che non esistono museruole per carlini. Sarebbe un bello spettacolo per frettolose massaie. Didattico ed educativo.

Intanto a una cosa la manifestazione di Udine è servita: ha dato gioia a chi vi ha partecipato. Non a me, che non faccio testo, ma a tutte quelle persone che interrompevano gli oratori ogni momento con applausi scroscianti. Un rito collettivo da telepredicatori afroamericani e un rafforzamento dello spirito di corpo.

Harlan non chiuderà l’allevamento di Azzida in comune di San Pietro al Natisone, ma un interessante fenomeno sociologico ha avuto luogo sabato sera. Un movimento che molti giudicavano una moda passeggera e su cui negli anni Settanta non avresti scommesso un soldo bucato, sta mostrando i muscoli e, se è vero ciò che hanno detto sia Massimo Tettamanti che Carla Rocchi, i vivisettori stanno cominciando ad avere paura degli animalisti.

Non si presentano ai dibattiti pubblici in cui gli antivivisezionisti sono presenti e preferiscono i canali collaudati degli altoparlanti di regime come Panorama [1] che ancora insistono con il vecchio ronzino di battaglia della contrapposizione tra il benessere di noi umani e quello dei non umani. Uno slogan retorico che ha avuto un enorme successo nei decenni scorsi, ma che sta cominciando ad incrinarsi.

Tanto che risulta verosimile l’affermazione secondo cui guru della vivisezione come Maglioncino Garattini e Vegetariano Veronesi siano preoccupati per il calo delle vendite di farmaci. L’osceno titolo della copertina di Panorama, dopo la liberazione dei beagles, è: “O la cavia o la vita”, astuta tecnica per distogliere l’attenzione del gregge su quella che è la realtà dei fatti. O la borsa o la vita è la minaccia che da sempre vivisettori & affini rivolgono alla gente che, per non perdere la vita, preferisce dare a BigPharma la borsa. Anche se la vita, prima o poi, la perderà lo stesso.

Alla fine, se è vero che una formica sul binario non può fermare un treno, è anche vero che un topolino può terrorizzare un elefante e BigPharma potrebbe benissimo impersonare l’archetipo del gigante dai piedi d’argilla. Il movimento animalista cresce, a dispetto delle previsioni dei bookmakers. Non sarà anche questo un risveglio delle coscienze? Stiamo per caso andando verso l’aumento della famosa massa critica?

Piccole formichine crescono.

 

Note:

[1] Panorama del 16.05.12, pag. 42

 

 

8 Commenti a “Anche le formiche mostrano i muscoli”

  • Andy:

    Stavolta non commentero’ il tuo articolo. Non ne sento la necessita’ e poi ci son molti piu’ esperti,in quanto al tema.ma una cosa fammela dire. Anche in questo articolo ci son PAROLE E FRASI, che SI PERCEPISCONO EMANARE una GRANDISSIMA CARICA ENERGETICA POSITIVA! COMPLIMENTI davvero!

  • Ti ringrazio Andy!
    Ciò che io invece percepisco è che i lettori di Stampa Libera considerano più importanti argomenti che trattano di aria fritta e che rasentano l’astratto assoluto, a quelli che ci toccano da vicino eticamente, come il rapporto che quotidianamente abbiamo con gli altri animali.

    Ecco, per chi voglia fare un confronto su come la stessa notizia viene trattata dai media mainstream, l’articolo uscito oggi sul quotidiano letto a Udine:

    messaggeroveneto.gelocal.it

  • Andy:

    Mi devo contraddire subito! OH MIO DDIOO. Han liquidato il TUTTO con un semplice concertino di piazzaa.NOOOOOOO.HO mio DDIOO

    • Infatti, io me ne sono venuto via prima, ma non la farei così tragica, perché c’erano tanti animalisti di giovane età a cui la musica piace, oltre al fatto che un concerto può servire come mezzo di aggregazione per far avvicinare al problema anche ragazzi che normalmente si disinteressano dei diritti animali.

  • barbaranotav:

    grazie Roberto per questa bellissima testimonianza.
    Speriamo che il divide et impera non rovini la speranza di queste bellissime creature che noi torturiamo e disprezziamo con schifosa arroganza

    • Grazie a te Barbara! Il movimento animalista sta chiaramente crescendo, superando le divisioni del passato, e questa è l’unica nota positiva nel panorama complessivo.
      Ora rimane da convincere l’enorma massa assopita, che è sempre stato il nostro obiettivo primario e che è anche quello di Stampa Libera.
      Ciao

  • sandra:

    Bellissimo articolo Roberto, uno dei tuoi migliori, per me, naturalmente.
    un saluto

Lascia un Commento

Gianni Lannes
FreePC
Antonella Randazzo
SCIE CHIMICHE
Corso Nuova Fotografia