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Premessa per i lettori. In questa discussione hanno preso il sopravvento i miei post, di carattere prettamente Cattolico, anzi, affidati al buon senso, alla retta ragione e alla Resilienza Cattolica (gli UltraResistenti all’Abominio della Transumanizzazione Biologica e Desolazione Spirituale nel Luogo Santo). Nessuno qui vuole prevalere o imporre i propri punti di vista, ma se chiamati a difendere il nostro Credo, io non mi tiro indietro. Perchè la Battaglia è decisiva: Transumanizzazione vs Transustanziazione. Ho dedicato una vita a questa missione e ora non resto ad osservare come tutto un mondo costruito su una “morale certa” (perchè è su questo che si fonda la convivenza umana) vada sgretolandosi a favore di questo progetto sterminazionista e di genetica criminale.  Ritengo, infatti, che nei Vangeli ci sia tutto quanto succederà, ma anche le risposte. La Resilienza sta nel fatto che anche a Roma non c’è più nessuno che alza la voce sui crimini perpetuati ai danni dell’Umanità e noi siamo chiamati a darne invece Viva Voce. Vuol dire che alcuni alti prelati hanno smesso di credere nel Messaggio del Vangelo, o che sono conniventi con il Nuovo Ordine Mondiale? Questi prelati non appartengono alla Chiesa di Gesù. Gesù ci ha chiesto di scegliere tra Dio e Mammona. Constato che ci sia una forte rottura con il cristianesimo degli Apostoli soprattutto in coincidenza con il “Concilio Vaticano II” manifestamente tradito e deformato ad arte per aprire al mondo e quindi per essere infiltrati da idee anticristiane per una più rapida Transumanizzazione nel Marchio della Bestia, il famigerato 666 dell’AntiCristo. Resta il fatto che questo filmato merita di essere visto e condiviso da tutti, al di là del pensiero a cui tendiamo, col fine di avviare una sorta di BrainStorming

Il  filmato che segue rappresenta la sintesi del Nuovo Ordine Mondiale. Chiunque, dopo essersi documentato con dati alla mano sul piano storico, con dettagli di biologia, chimica, neurologia, medicina, e chi più ne ha, più ne metta, si accorgerà che non avrà altra cosa da fare che convocare amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro e metterli seduti davanti al monitor per fargli assistere a ciò cui nessuno potrebbe mai arrivare ad immaginare nemmeno facendosi interprete delle peggiori e più severe tesi complottiste. Quella è la “transumanizzazione”, ossia il progetto alveolare della società post umana, dove non ci sarà più amore, istinto riproduttivo, e quindi morale, ma solo super efficientismo.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=QMUdmesox98#!

Del resto ho sostenuto da sempre la tesi che la differenza corrente tra una società social-democratica e la società naturale è principalmente che da una parte esiste la ricerca continua della super efficienza, l’aspirazione alla perfezione (che si attinge anche attraverso la modifica genetica che non ti farà più avere malattie e che anzi ti porterà ad avere una tale “super intelligenza” da interagire con i sistemi informatici di ultima generazione) e dall’altra invece, che tutto possa avvenire secondo processi naturali e secondo le nostre capacità individuali, innate e acquisite con l’esperienza. Con il Progetto Hitler (o Soluzione Finale) si tentò di massimizzare l’idea del Nuovo Ordine Mondiale, quella elaborata dalla Fondazione Rockefeller con i primi studi eugenetici, e concepita nelle sue parti dal Piano degli Illuminati con i Protocolli di Sion ed i famosi 25 punti dell’ebreo di nascita, Adam Weishaput (un professore apostata di diritto canonico addestrato dai gesuiti); e sostenuto in Germania tramite i finanziamenti (molti dei quali inglesi) che passavano dalla comune cassa di IG-Farben, Siemens, Krupp, Thyssen e persino IBM, Ford, Standard Oil, GM e Federal Reserve (vedi da pag. 75 in Eterogenesi dello Spirito e New Age).

Di contro, il cristianesimo, avversato da tutte le organizzazioni neopagane, massoniche, comuniste e pangermaniste, continuava a rimanere, attraverso la Chiesa Cattolica Romana (katechon o ostacolo al Nuovo Ordine Mondiale) la massima idea, secondo cui, ognuno, è degno “liberamente e secondo coscienza” di assurgere a questa perfezione se non volendolo per Fede e per scelta vocazionale.

Vorrei riportare questa frase che segue, come paradigma, sperando un giorno di non doverla rievocare tra le lacrime: La Chiesa non permette nulla e perdona tutto; il Mondo permette tutto e non perdona nulla

Ecco, forse, cosa c’è dietro il capitolo XIII dell’Apocalisse (meglio parlare di una vera e propria “rivelazione” sui  segreti del dominio NeoMondialista) di San Giovanni. Questi, infatti, cosa è se non proprio un avviso per la Fine dei Tempi? E’ l’ultimo segnale di ciò che può essere definito come un punto di “non ritorno” dopo che ci hanno imposto e abbiamo coscientemente accettato il post-umanesimo, ossia il Marchio della Bestia.

Alla domanda fatta alla scienziata se ciò non tocca anche a coloro che fomentano una nuova biologia robotica e se non ne siano preoccupati, lei risponde: “è quello che hanno sempre desiderato per sè”.

Cosa ci fa pensare, infatti, che essi lo vogliano? Perchè esiste tutta una corrente di movimenti Transumanisti che parlano con passione di Transumanesimo, senza però dire che ci stanno Transumanizzando attraverso tecniche sofisticatissime e senza chiederci il consenso per farlo. Questo nuovo video ne è la prova, ed è stato trasmesso su canali della RAI, quella che ha scelto la “farfallina” del Programma Monarch, per farci digerire tutto ciò che altrimenti avremmo rifiutato a priori.

http://www.futurology.it/flv_html/video_rai_transumanesimo.htm

video Transumanesimo e Crionica

655 Commenti a “Transumanizzazione vs Transustanziazione.”

  • Cos’è il “Brain Project” di Obama
    Ma quello che appare evidente, fin da subito, è che si tratta di un progetto pazzescamente realizzabile.

    Giulietto Chiesa

    mercoledì 7 agosto 2013 13:10

    Sarà qualcosa di analogo al “Progetto Genoma” e produrrà frutti altrettanto copiosi di quelli che inondarono la genetica e le borse valori dell’Occidente. In un campo, tuttavia, del tutto diverso. Si chiamerà infatti “Brain Project” (BRAIN, per semplicità, per Brain Research Through Advancing Innovative Neurotechnologies) e dovrà produrre un gigantesco balzo in avanti della conoscenza del funzionamento del cervello umano, consentendo di vedere da vicino, dall’interno, come l’individuo percepisce il mondo esterno e quell’altro mondo che gli è proprio, il luogo dove confluiscono i miliardi e miliardi di informazioni che vengono dai miliardi e miliardi di cellule del corpo umano. Che è – quest’ultima parte – all’incirca il 98% di tutta l’attività cerebrale.

    Il BRAIN si propone di sapere da dove nascono – e come – pensieri, sensazioni, sentimenti, ricordi. Fin dove si spinge la coscienza, dove sconfina nell’inconscio. Anzi, di più, cos’è la coscienza. E dove si trova. Mai ci si era proposti un compito così immenso. Tanto che, con le idee e le tecnologie di ieri, lo si sarebbe definito, sic et simpliciter, impossibile.

    Ma non finisce qui. Così sarebbe solo un esercizio calligrafico di bravura scientifica: qualcosa per confermare ancora una volta a noi stessi quanto siamo bravi a dominare la Natura, quanto siamo prometeici, quanto ci piacciono le sfide. No, nei tempi della fine dell’abbondanza, queste soddisfazioni costano – e possono rendere – assai. Non ci s’imbarca in un’avventura di queste dimensioni se non si pensa di poterne trarre un vantaggio. Tanti vantaggi. Il primo dei quali è immediatamente economico, sebbene ve ne siano molti, da sbandierare, e altri di cui è bene parlare sottovoce, almeno per il momento. Non è una corporation quella che si propone una tale cornucopia di obiettivi: è l’America in persona, quella che impugna la fiaccola della libertà. E’ lo Stato che ha dominato il XX secolo quello che rilancia la posta di una partita che non è più certo di poter vincere nel XXI. Certo, gli Stati Uniti, in quanto Stato, impersonano possenti interessi di dominio che non sono solo statuali. Ma sono questi interessi a dettare la rotta. Il BRAIN è il loro prolungamento. Forse un protrarsi fatale, vedremo.

    Ma quello che appare evidente, fin da subito, è che si tratta di un progetto pazzescamente realizzabile. Qualcuno, assai bene informato, afferma che è già in fase di realizzazione, alla chetichella, da non poco tempo (James Martin, “The Meaning of the XXI Century”). Già decine di laboratori, negli Stati Uniti e altrove, sono impegnati a studiare il collegamento tra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale. Cioè a trasferire capacità umane -come la visione, la comprensione dei linguaggi, gli stessi processi decisionali che caratterizzano il cervello umano – nelle “macchine di calcolo”. E viceversa.

    Attenzione, perché il viceversa è proprio la novità del BRAIN: significa letteralmente trasferire nel cervello umano alcune delle capacità non umane di elaborazione di quantità sterminate di dati, e anche di trasferire almeno in parte, le velocità superumane di realizzazione di tali elaborazioni. E l’idea di stabilire una connessione tra due intelligenze qualitativamente diverse, inconfrontabili, ma che hanno elementi basilari di funzionamento comuni. Tra questi, in primo luogo, il linguaggio binario. E’ qui che la tecnologia è l’elemento determinante. Prima non c’era, adesso c’è. Cosa ne verrà fuori non lo sa nessuno. Ci affacciamo su un altro abisso inesplorato, guardando il quale, dal luogo in cui ci troviamo, si possono intravvedere ombre inquietanti. Tant’è che lo stesso Obama si è sentito in bisogno – annunciando il progetto – di informare il pubblico che verrà istituita una qualche “commissione etica” con l’incarico di studiare le ripercussioni che una tale esplorazione potrà implicare. Sappiamo che le commissioni etiche hanno scarse munizioni a disposizione contro i possenti interessi di cui stiamo parlando. Dunque cerchiamo di restare nel campo del realismo. I rischi sono enormi.

    Il BRAIN è dunque una vera e propria “nuova frontiera”, destinata in ogni caso a proiettare Barack Obama nella rosa dei presidenti americani che hanno fatto la storia del futuro. Eppure, quando il lancio è stato effettuato, nel marzo 2013, il clamore, curiosamente, è stato contenuto in poche righe. Il che c’induce a dare un’occhiata più ravvicinata alla faccenda, che vada oltre le poche cose fino ad ora rese note, e anche ai primi 100 milioni di dollari stanziati per il 2014. Com’era da attendersi, gli obiettivi che sono stati messi in primo piano concernono le potenziali – per altro gigantesche – applicazioni mediche. Tutte buone. Potremo affrontare la cura dell’Alzheimer, insieme a tutte le innumerevoli malattie mentali che hanno afflitto l’Uomo nella storia, più quelle nuove, che affliggono l’uomo contemporaneo occidentale e che occupano molti dei suoi pensieri: schizofrenia, autismo e così via. Il BRAIN ci libererà dunque da molti mali. Come non applaudire? Di fronte a queste virtù taumaturgiche addizionali tutte le altre faccende passano in secondo piano. Le affronteremo quando si presenteranno concretamente. Perché fasciarci la testa in anticipo? E’ un procedimento obliterativo assai simile a quello che accompagnò la creazione della prima bomba atomica. I vantaggi erano lì, visibili, sottomano. Come non approfittarne? Il principio di precauzione venne dopo, quando già Hiroshima e Nagasaki – indubbi vantaggi dell’epoca – si erano realizzati e avevano cambiato la storia del mondo. E, come sappiamo, ancora oggi il principio di precauzione funziona assai poco e male. Basta pensare a Fukushima. Eppure si va avanti a tutto gas.

    Quanto sia il gas che sta cominciando a bruciare per avviare il BRAIN lo si intuisce sfogliando l’elenco dei soggetti principali che lo faranno muovere. C’è tutto il Gotha del Potere, della scienza, della forza: agenzie federali, a cominciare da quelle militari; fondazioni private; corporations; università; interi teams di neuro-scienziati e di nano-scienziati, e – non c’era dubbio – il Pentagono in prima persona, essendo a tutti nota la sua sollecitudine verso non solo la salute mentale degli americani ma quella di tutti i sette miliardi d’individui del pianeta Terra. I primi indirizzi sono già stati indicati: Istituto Nazionale per la Salute (NHI), l’Agenzia della Difesa per i progetti avanzati di ricerca (DARPA), La Fondazione Nazionale della scienza (NSF), L’istituto di ricerche mediche Howard Hughes, l’Istituto Allen per la scienza del cervello. Il “dream team” che è stato formato per cominciare è guidato da Cori Bargmann dell’Università Rockfeller e da William Newsome, dell’Università di Stanford.

    Dunque proviamo a riassumere i pregi del BRAIN: salute e prolungamento della vita umana, di quella attiva in particolare; sviluppo di numerose tecnologie del tutto nuove in diverse direzioni; investimento a grande potenziale di resa. Dalle cifre che si metteranno in campo si desume che potrebbe essere anche un rilancio in grande stile dell’economia americana. Non a caso si è parlato fin da subito di qualcosa di simile al decennale “Progetto Genoma” (HGP, Human Genome Project), che fu accompagnato da un investimento pubblico di circa $300 milioni annui. Che, moltiplicato per dieci, fa $ 3 miliardi. BRAIN andrà molto oltre. Secondo George M. Church, biologo molecolare già impegnato nell’HGP, già adesso cifre di quest’ordine di grandezza si spendono nello studio delle neuroscienze e delle nanotecnologie (International Herald Tribune, 18 febbraio 2013). Presumibilmente il BRAIN andrà ben oltre. Proviamo a moltiplicare per quattro, o cinque. In fondo Ben Bernanke tira fuori dal nulla circa 85 miliardi di dollari al mese. Nulla impedisce che si possa moltiplicare per cinque gl’investimenti in BRAIN, magari senza dirci niente. Lo stesso Obama, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, ha fatto un calcolo fantasmagorico: ogni dollaro investito nel HGP ne ha fruttato 140. Se il “Progetto Genoma” ha creato profitti per $800 miliardi, proviamo a immaginare cosa potrebbe significare, per l’economia USA, un BRAIN che potesse contare sull’attivazione di trilioni di $ di investimenti. Cifre che fanno sognare banchieri e politici, ancora più convinti che lo sviluppo possa continuare a essere “infinito”, nella realtà come lo è nelle loro teste. Il campo di sfruttamento più redditizio sarà quello dei 100 miliardi di neuroni del nostro cervello: territorio di ripopolamento dove si troveranno miliardi di limoni da spremere, costi quello che costi.

    Mappare il cervello: lo si può fare oggi, senza aprirlo. Analogia con l’immensità degli spazi cosmici. Siamo oggi in grado di conoscere la composizione chimica di una stella distante 100 anni luce, o di un satellite di Giove, senza esserci mai andati. Addirittura senza avere neppure la speranza che qualcuno possa mai andarci, nei secoli dei secoli. Lo sappiamo dall’analisi spettroscopica. Oggi la biologia sintetica ci consente di entrare nel cervello con intere flotte di nano-astronavi capaci di raccogliere (e trasmettere all’esterno) l’attività delle cellule neuronali.

    Tutto bene, tutto meraviglioso. Ma viene alla mente quello che scriveva Edgar Morin, nei “Sette Saperi”: “la genetica e la manipolazione molecolare del cervello umano permetteranno normalizzazioni e standardizzazioni finora mai riuscite con gl’indottrinamenti e le propagande sulla specie umana”. Come ci insegna Snowden (ma quanti se ne sono resi conto?), chi è in grado di spiare nei segreti (in questo caso della natura), è anche in condizioni di controllare i comportamenti (in questo caso dell’Uomo). Scriveva John Markoff, autore dell’articolo già citato di IHT – ma solo nelle ultime cinque righe – che “gli scienziati individuano un insieme di complessi temi etici, che includono la privacy, la possibilità di leggere i pensieri e perfino una cosa che oggi riguarda la fantascienza, cioè il controllo delle menti”. Si sbagliava. Già oggi decine di centri di ricerca sono impegnati – scriveva ancora IHT il 5 aprile 2013 (Clair Cain Miller) “a leggere nelle nostre menti”, per sapere in anticipo cosa desidereremo, come possiamo comprare, dove andremo, come ci comporteremo. Lo fanno con l’intelligenza artificiale, con i motori di ricerca. Ora proviamo a immaginare un cervello artificiale che copia perfettamente un cervello umano. E poi proviamo a immaginare di poter mettere in relazione, via wifi, i due “strumenti”. E avremo un altro Uomo. Ci siamo già. E quest’uomo non ci sarà amico, perché sarà o pazzo o smisuratamente più forte di noi. L’unica cosa certa è che non sarà nessuno di noi.

    Immagino gli entusiasmi degli “scienziati ebeti” che sono stati formati per credere ciecamente nel risultato immediato di ciò che creano, ma che sono incapaci di vederne le ripercussioni. E capiremo che siamo nelle dirette vicinanze del “sogno di Frankenstein”. Immagino anche gli entusiasmi degli adoratori della Rete: che bello averla direttamente connessa con il proprio cervello! Che meraviglia dilatare istantaneamente il proprio sguardo a tutto Youtube!

    Dato il livello culturale e intellettuale medio dei “cittadini di Matrix”, cioè dei cittadini del Mercato, cioè ancora degli “scienziati ebeti”, e dei non meno ebeti economisti, si può scommettere che non esiteranno ad applaudire ogni aggeggio che porti vantaggio economico. Gli diranno che è utile alla salute, o alla tasca, farsi mettere qualche capsula da qualche parte. O farsi fare una “benefica” vaccinazione. Sarà una centrale trasmittente e ricevente, ma che importa ai cittadini di Google?

    Ultima avvertenza, speciale per i più ottimisti: stiamo parlando non di un futuro remoto. Il BRAIN ci dice che, tra dieci anni, più o meno, questo futuro sarà presente. Ma tutto questo è in via di realizzazione in un contesto “disturbante”, “quando non esiste nessuna certezza riguardo chi utilizzerà questi strumenti; quando nessuno può prevedere gli effetti di medio e lungo periodo; quando il tutto si realizza in condizioni di laceranti squilibri di ricchezza, di reddito, di forza e di potere tra aree del mondo, tra Stati, popoli, civiltà, culture. Saranno i più ricchi, e i meglio armati, ad avere nelle mani strumenti che verranno usati per accrescere il loro dominio sugli altri. Il tutto in condizioni di impressionanti sperequazioni sociali e di penuria assoluta di beni. E non dimentichiamo che gli apprendisti stregoni sono i “masters of the Universe”, cioè la scimmia al comando. Prepariamoci all’atterraggio.

  • Vivremo 100 anni modificando un solo gene

    Ricercatori americani hanno allungato la vita media dei topi del 20%. I risultati pubblicati sulla rivista Cell Reports

    29.8.2013

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    18:00 – Sedici anni di vita in più e arrivare alla soglia psicologica dei 100: è quanto potrebbe accadere a breve grazie ad una incredibile scoperta di ricercatori americani dell’Istituto nazionale per la Salute. Modificando un solo gene si è riusciti ad allungare la vita media dei topi di laboratorio del 20%. Traslato sull’uomo significherebbe appunto di portare la vita media oltre il secolo. I risultati dell’esperimento sono stati pubblicati sulla rivista Cell Reports.

    Il gene, chiamato “mTOR” e modificato da alcuni ricercatori americani, ha allungato la vita ai topi ma ha anche creato uno squilibrio invecchiando o preservando, in maniera diversa, i tessuti e i diversi organi.

    Anziani lucidi ma poco mobili – Si è così ottimizzato il coordinamento e la memoria, ma si è anche deteriorato più velocemente il tessuto osseo e si è verificato un forte abbassamento delle difese immunitarie. Il rischio è quello di avere degli anziani che hanno una perfetta memoria, ma sono affetti da una osteoporosi che gli impedisce di muoversi liberamente.

    Una nuova strada per curare l’Alzheimer? – Tuttavia questi risultati potrebbero aiutare le terapie guida per le malattie legate all’invecchiamento su specifici organi bersaglio, come l’Alzheimer. Sembrerebbe che allo studio ora ci sia un altro gene, che in pratica funziona come un orologio, che serve a regolare e rendere omogeneo l’avanzamento dell’età in tutto le parti del corpo. Come di consueto, però, prima di applicare queste terapie all’uomo sono necessari ulteriori studi e approfondimenti.

    • William:

      Credo che la migliore risposta alla follia dilagante l’abbia data , a suo tempo , Bertolt Brecht :

      ” Col tempo potrete scoprire tutto quello che c’è scoprire , eppure il progresso sarà solo un allontanamento dall’umanità ”

      Leggo e rileggo i suoi interventi qui su SL , è confortante sapere che questo mondo contemporaneo non è stato ancora del tutto contaminato e ci sono ancora persone che cercano il vero senso del vivere , si fanno domande e stimolano la riflessione.

      La saluto e la ringrazio.

      • William la prossima tassa o Service Tax sarà chiamata sà come? TASER

        Per attaccare la Siria usano come scusante i Gas che avrebbero ucciso 1200 persone (e nemmeno è certo che non siano stati forniti dai servizi segreti occidentali o degli emirati). E per correggere di fronte al mondo questo abominio amorale useranno l’Uranio impoverito che ucciderà migliaia di persone per generazioni.

        Ecco il mondo in cui viviamo.

        Brecht aveva ragione, ma quella frase famosa attribuita a lui su “chi verrà a prendere le tue parti” era di un religioso. Oh, quanto era vera!

        Un caro saluto

  • Davvero sorprendente come se ne cominci a parlare diffusamente

    Transumanesimo e Metacomunicazione

  • Il futuro secondo la N.A.S.A.
    Posted By Dharma Cristiano Botti On 12 ago 2013
    Un agghiacciante documento della N.A.S.A., l’agenzia militare sotto le pallide sembianze di ente scientifico, non solo conferma quanto, in questi anni, gli scienziati ed i ricercatori indipendenti hanno acquisito circa i piani delle élites mondialiste, ma prospetta pure uno scenario che potremmo definire, mutuando un termine della cosmologia, “singolarità”. Per singolarità intendiamo un punto di non ritorno dove l’essere umano e la natura, mediante processi tecnologici, sono trasmutati in qualcosa di inumano e di innaturale. E’ una zona in cui tutto quanto appartiene all’humanitas è definitivamente cancellato.

    Il testo, redatto da Dennis M. Bushnell, “scienziato capo” che opera nel famigerato “Langley research center”, si intitola in modo eloquente “Future strategic issues – Future warfare”, ossia “Questioni strategiche del futuro – Il sistema bellico futuro”. Il sottotitolo non è meno significativo “The ‘bots, ‘borgs & humans welcome you to 2025 A.D”., “Gli automi, gli esseri bionici e gli uomini ti danno il benvenuto nel 2025”.
    Il materiale è molto eterogeneo, spaziando dall’informatica alla bionica, dalla genetica all’economia, dalla demografia alla medicina… E’ impossibile quindi solo riassumere il dossier, a causa della sua complessità e della struttura non lineare, contraddistinta da continui rinvii interni, ma è agevole individuarne il Leit-motiv: una visione transumanista e tecnotronica della realtà.
    Un prefissoide rivelatore è “tele”, che vale “da lontano”, “ a distanza”, ma con cui soprattutto si sottolinea il carattere telematico del “new world”: in una società digitale, i rapporti umani, la vicinanza agli altri sono sostituiti da un asettico contatto, mediato dai sistemi cibernetici. Le parole-chiave sono perciò “tele-acquisto”, “tele-intrattenimento”, “tele-istruzione”, “tele-medicina”, “tele-commercio”, “tele-politica”, persino il paradossale “tele-socializzazione”.

    E’ naturale: si auspica una mutazione antropologica consistente nell’ibridazione tra organico ed inorganico, sfruttando soprattutto le risorse della nanotecnologia. Ad esempio, la scheda denominata “The ultimate education approach – Plug and play”, “Il definitivo approccio all’istruzione – Inserisci ed usa”, senza tanti giri di parole, decanta un dispositivo di silicio da impiantare nell’encefalo per scaricare informazioni in modo rapido così da favorire l’apprendimento di nozioni in pochi minuti, anziché in molti anni (sic). E’ palese la concezione biologista che identifica la mente e la coscienza con il cervello. Questa interpretazione dipende da quegli indirizzi psicologici secondo cui l’intelligenza di un computer è identica, da un punto di vista qualitativo, a quella umana, trattandosi entrambi di sistemi computazionali. Tra gli altri, il filosofo della scienza, Searle, ha dimostrato che tale equivalenza è erronea, poiché la macchina, per quanto rapida ed efficiente, non è in grado di cogliere i significati dei messaggi.

    Si ammettono gli effetti deleteri delle microonde sugli organismi con le seguenti parole: “Decremento delle prestazioni comportamentali, convulsioni, rilevante alterazione delle funzioni cerebrali, aumento del flusso sanguigno nell’encefalo dal 30 al 100 per cento, morte”.

    E’ ovvio che in un documento enciclopedico come questo non può mancare una parte dedicata alla Biogeoingegneria, nei termini già evidenziati dalla giornalista investigativa Carolyn Williams Palit. In particolare, il modulo “Bio revolution applications”, “Applicazioni della rivoluzione biologica”, menziona “polimeri atti a favorire la crescita delle piante” (come no…), “geni di ragno incrociati con materiale cromosomico estratto dal latte delle capre per ottenere ‘ragnatele’ iperresistenti”… ricordate le “tele di ragni volanti” del chimico Simone Angioni?

    In molte sezioni è citata la smart dust. Qualcuno, un negazionista sotto mentite spoglie, l’ha definita una “boiata pazzesca”… Addirittura tra le risorse energetiche di un prossimo futuro è indicata la Z.P.E., l’energia del punto zero, conosciuta anche come “energia della fluttuazione quantistica del ‘vuoto’”.

    Insomma è descritta una società post-orwelliana: è delineata una distopia presentata, però, come il migliore dei mondi possibili, popolato di animali bionici, di alberi transgenici, di ubiqui strumenti per la sorveglianza. Si progetta un pianeta “protetto” da armi nucleari, elettromagnetiche, chimiche, batteriologiche… mentre in ogni dove incrociano i droni-spia.

    Alla creazione di questo testo da incubo hanno collaborato vari funesti enti governativi, non solo statunitensi, tra cui l’O.N.I., l’Office of naval intelligence, l’agenzia che gestisce le micidiali operazioni di aerosol chimico-biologiche…. La “scienza” prometeica, la pazzia sono targate N.AS.A.

    Ringraziamo l’amica Barbara Stanley per la preziosa segnalazione.

    Fonte: tankerenemy

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