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 Bani Walid
Gheddafi vive a Bani Walid
Dopo Dresda, Hiroshima e Nagasaki, dopo spaventose carneficine dal 1945 ad oggi in oltre 85 paesi, dopo Fallujah, Sirte, Aleppo, gli specialisti di olocausti, Usa, Regno Unito, Nato e Israele, si stanno avventando con le soldataglie mercenarie di Al Qaida, al comando degli specialisti Nato, sulla città martire di Bani Walid. 90 mila persone assediate da mesi e ora condannate a morte dalla mancanza di cibo, acqua, farmaci, mentre piovono su civili, donne, bambini, gli stessi strumenti di morte impiegate sulle altre popolazioni innocenti: gas nervino, missili all’uranio, fosforo, bombe a grappolo. Bani Walid e il milione della tribù Warfalla, con 1,5 milioni la più grande del paese, nelle intenzioni della Nato e dell’ONU, che hanno negato risposta ai medici che dalla città chiedevano un intervento di aiuto e di pace, deve essere ridotta come Cartagine, cancellata col sale, o come Fallujah, la città dell’eroica resistenza, dove la metà dei neonati nasce deforme e il 47% delle gravidanze finisce in aborti spontanei.

Fallujah
Bani Walid è difesa dalla Brigata Khamis Gheddafi, intitolata all’eroico figlio di Muammar, caduto nella difesa di Tripoli, e resiste tuttora nonostante sia gravemente carente di armi e munizioni. Ma i ratti i hanno mandato all’assalto la Brigata del Terrore, “Feb 17” che sono riusciti a penetrare nei sobborghi e commettere stragi e sequestri. Si tratta dei salafiti invasati di Misurata che, storicamente, nutrono un odio etnico per i Warfalla e che, durante l’aggressione, rafforzati e guidati da teste di cuoio occidentali, hanno commesso crimini indescrivibili. Tortura ed esecuzione di prigionieri, stupro e smembramento di donne (come documentato anche nel mio docufilm “Maledetta Primavera”), liquidazione di civili non complici e, alla fine, l’assalto alla vicina città di libici neri di Tawargha, rasa al suolo e i suoi abitanti o massacrati, o cacciati nel deserto e in campi profughi (anch’essi nuovamente assaltati). Crimini contro l’umanità alla pari di quelli in corso contro Bani Walid, senza che nessun dirittoumanista, nessun organismo internazionale che si dice per la pace, per la democrazia, per la giustizia, nessun organo dell’informazione, nessuna cancelleria (men che mai i nostri Terzi, Min.Esteri, e Di Paola, Min.Offesa, con la bava alla bocca in vista di sterminii in Siria), abbia sollevato un ciglio, espresso un bisbiglio, o ventilato un intervento di difesa dei famosi “civili da salvare”. Non accadde così a Sirte, cancellata dalla faccia della Terra con tutti i suoi abitanti, quando, poco prima, il mondo si scioglieva in lacrime per la “città martire” di Misurata? Tardivamente, quando non ha più alcun effetto e dopo aver lubrificato la distruzione della Libia con le sue menzogne, la sorosiana Human Rights Watch, riconosce brandelli di orrori compiuti dai “giovani rivoluzionari”, quelli esaltati da Rossanda. Nel suo ultimo rapporto si netta la sozza coscienza denunciando che, oltre a Gheddafi e a suo figlio Mutassim, furono ben 70 i patrioti prigionieri con loro torturati e giustiziati a Sirte dalle bande di Misurata.
Bani Walid deve essere spazzata via, come lo è stato, dal processo democratico elettorale, il 60% della popolazione libica, in qualche modo collegata al precedente Stato. Un processo finito nella confusione di bande che si sbranano tra loro e non riescono a mettere in piedi una parvenza di governo, o di Stato. Ma quando si tratta di distruggere e ammazzare chi non li segue, sono pronti, insieme ai contractors qatarioti e occidentali. E qui la notizia in controtendenza è che un centinaio di patrioti dell’esercito nazionale libico e dei Comitati Popolari della Jamahiryia, catturati dai ratti e chiusi nelle loro carceri delle sevizie e degli ammazzamenti (lo ha documentato perfino l’ottimo Montanaro su Rai 3), si sono rivoltati e sono riusciti a evadere dal carcere Al Jadaida, facendo perdere le tracce. L’operazione è riuscita con la complicità dei funzionari della prigione e gli evasi sono stati accolti e protetti della popolazione, in vista del loro ingresso in una resistenza che si va allargando.
Bani Walid
E’ in gioco il Sahel
Bani Walid va tolta di mezzo perché è un avamposto della resistenza antimperialista che si estende verso Sud, ai confini presidiati dai ghaddafiani e al Mali da ristrappare agli insorti indipendentisti Tuareg e agli islamisti (che vengono chiamati Ansar Din, braccio di “Al Qaida nel Maghreb”). “Alqaidisti” che qui, diversamente dagli alqaidisti veri, utilizzati dalla Nato in Libia e Siria per evitare che Assad possa “salvare i civili”, non sono propri mercenari, ma terroristi dai quali, invece, “salvare i civili”. L’AFRICOM, comando militare Usa che Ghaddafi aveva saputo far tenere lontano a tutti i paesi africani, installatosi in Libia, Egitto, Tunisia, Marocco, punta ora, in collaborazione con Legione e  corpi speciali francesi, a diventare operativo in Mali e nel Sahel, regione ricca di uranio e idrocarburi, relativamente fuori controllo, da congiungere con i paesi vassalli al Nord e quelli più a sud, dove già si sono insediati truppe e basi Usa o francesi, Africa Occidentale, Corno d’Africa, Sud Sudan, Uganda, Congo, Ruanda, Burundi. La guerra al Mali, dichiarata dall’ONU per interposta Comunità Economica dell’Africa Occidentale (CEDEAO), verrà ovviamente condotta con forze, apparati, mezzi, fondi e tecnologie USA-UE.
 Donne di Bani Walid
Iran, Iraq, Libia, Siria, caccia alle teste, caccia al pensiero
Un olocausto non richiede solo cancellazione di viventi dalla faccia della Terra, se deve impedire che rimanga qualcosa che potrebbe ricordare ai sopravvissuti chi erano, chi sono e chi potrebbero essere. Gli israeliani sono all’altezza della situazione per quanto riguarda la prima linea d’azione. Ma nella seconda sono superiori a tutti. Dopo che a Baghdad, i cavernicoli Usa avevano fatto il lavoro rozzo della distruzione di Museo e Biblioteca Nazionali ed erano passati, prima con gli emissari del collezionismo occidentale e poi con i cingoli, sul patrimonio storico-archeologico iracheno, da Ur a Babilonia, da Samarra a Niniveh, per la rifinitura è toccato ai maestri israeliani. Assassinii mirati di chiunque rappresentasse il pensiero, l’intelligenza, la creatività, la memoria della nazione: scienziati, accademici, giornalisti, scrittori, artisti, ingegneri, insegnanti, studiosi di qualsiasi branca (incidentalmente, non muoiono così anche da noi  consiglieri di presidenti che sapevano troppo, o pubblici ministeri che rischiano di far saltare tappi di vulcano? Solo che, nel mondo civile, va evitato il più possibile il clamore dello sparo; meglio incidenti, o infarti). L’equivalente si può ora vedere in Siria, dove gli assassinii mirati di esponenti della società civile e politica, di scrittori e giornalisti, si devono vedere sullo sfondo della distruzione pianificata di Aleppo, città-gioiello della storia e della cultura siriana e mediorientale, Aleppo.Qui i nuovi mongoli del wahabismo salafita, coltivato dalla Cia, hanno ridotto in macerie alcune delle più significative testimonianze di un millennio di storia.
Ora, con l’aiuto competente dei fuorusciti dell’organizzazione terroristica iraniana, Mujaheddin Al Khalk, prima alleati di Saddam contro il loro paese, poi manutengoli degli Usa (per questo da Hillary cancellati dall’elenco delle organizzazioni terroristiche), il Mossad si va dedicando a un lavoro analogo in Iran, privilegiandovi gli scienziati nucleari. Non perché possano arrivare, come farnetica Netaniahu, in sei mesi alla bomba, visto che tutti i servizi segreti Nato hanno riconosciuto che l’Iran non progetta alcun nucleare militare, ma perché ciò non possa essere dimostrato dai protagonisti della ricerca iraniana e, soprattutto, perché l’Iran non arrivi a dotarsi, per scopi medici e energetici, di risorse nucleari civili. Un progresso industriale, sociale ed economico che già le sanzioni Usa e UE stanno cercando di sabotare. I mercenari di E-Khalk, guidati nella benevola Parigi da due despoti inamovibili, i fratelli Maruyam e Massud  Rajavi, misteriosamente finanziatori milionari di lobby bancarie e industriali negli Usa, sapranno individuare gli intellettuali, militanti, politici, funzionari da eliminare, i siti vitali da far saltare in aria. Con i fichi e le squinzie dei quartieri alti di Tehran, scesi in piazza anni fa, a fare la “rivoluzione verde”, non violenta, su copione Cia e Ned (New Endowment for Democracy),  questi vendipatria al miglior offerente sono per i destabilizzatori del paese quello che i mozzateste salafiti sono in Siria. Qui, peraltro, un’analoga rivoluzione colorata fu tentata nel marzo 2011 e naufragò nel giro di tre giorni, tra mancanza di materia prima umana e, quindi, immediato strepitìo di Kalachnilkov e di Allah U Akbar.

Genocidi istantanei, genocidi striscianti

A proposito di sanzioni, ora  Washington e Bruxelles hanno deciso un’ulteriore serie di misure per stringere il cappio intorno all’Iran. L’obiettivo, sistematicamente mancato dal Vietnam all’Iraq, dalla Libia alla Siria, ma ottusamente perseguito, è quello di ridurre la popolazione talmente alle strette, da farla rivoltare contro il proprio governo. Non è mai successo. Ovvio, perché quando gli stupidi prendono per stupidi gli intelligenti, l’esito non può che essere un fiasco. Intanto, però, pur avendo l’Iran risorse in termini di riserve valutarie e  paesi-amici che non si piegano al diktat Usa-UE, da poter limitare l’effetto delle transazioni negate e degli scambi con l’Occidente annullati, dei cantieri navali, degli armatori delle petroliere, delle compagnie statali di petrolio e gas boicottati, dello spazio marittimo negato, iniziano a evidenziarsi pesanti sofferenze sociali. Naturale, con l’inflazione indotta dalla carenza di elementi fondamentali, il commercio con parte del mondo interrotto, i rapporti finanziari bloccati, l’embargo petrolifero verso l’Occidente.
L’intenzione, sottesa all’oscena ipocrisia dei 27 ministri degli esteri UE che, infliggendo le sanzioni, le definivano dirette contro “il regime e assolutamente non contro la popolazione”, è di bloccare ogni progresso economico e sociale e minare il ruolo di potenza regionale che l’Iran si è conquistato. Non solo, il blocco delle medicine punta a sfoltire la popolazione, eliminando in particolare i malati di cancro, talassemia, diabete, sclerosi multipla. Ne soffrono ben sei milioni di iraniani. L’aspetto paradossale delle sanzioni è che con esse, come nel caso della distruzione della Jugoslavia ordinata dalla Nato, l’Europa, cui cui viene negato l’importante export-import con l’Iran, danneggia se stessa.   Mark Dubowitz, direttore a Washington della Fondazione per la Difesa delle Democrazie, congrega di neocon bushiani e lobbisti sionisti, ha profetizzato che, per avere effetto, le sanzioni devono intensificarsi e durare per altri due anni. Troppo, se si crede, come Netaniahu e lo stesso Dubowitz, che alla bomba atomica iraniana manchino appena sei mesi. Implicita la pressione per scatenare l’apocalissi subito.
 Se l’uccisione mossadiana a Bengasi dell’ambasciatore Chris Stevens e di altre tre spie Usa doveva mettere in difficoltà Obama, riluttante ad imbarcarsi con Israele, prima delle elezioni, nell’ottava delle sue guerre di Premio Nobel  e sostenere la più affidabile, perchè demente e nazistoide quanto i leader israeliani, coppia Mitt Romney-Paul Ryan, le sanzioni contano di alimentare una quinta colonna iraniana che prepari il terreno alla guerra. Con gli embargo del passato, Vietnam, Iraq, Libia, Siria, Cuba, Nord Corea, gli aggressori non hanno ottenuto quel risultato. Anzi, hanno rafforzato l’odio e quindi la resistenza delle popolazioni colpite. Però sono riuscite a impoverire il paese, a isolarlo, a indebolirne le strutture economiche, militari, sociali, tanto da renderne più agevole la conquista. Conquista al costo di sacrifici e perdite di vite e beni inenarrabili. Labile, se non esistente, sono state la protesta internazionale contro questi strangolamenti e la solidarietà con le vittime.
Le anime belle del pacifismo insistono sul paradigma infondato che “le sanzioni sono comunque meno mortali della guerra” e si beavano della consolatoria mistificazione secondo cui “colpirebbero soltanto i gerarchi del regime”. Invece, quanti cubani hanno dovuto dal blocco subire privazioni e inedia? E dove mettiamo il milione e mezzo di civili iracheni uccisi dall’embargo? Di cui 500mila bambini, dei quali Madeleine Albright diceva che erano “un giusto prezzo da pagare per la democrazia in Iraq”? Tra embargo e guerre, Usa e Nato hanno fatto fuori 3 milioni e mezzo di iracheni, 4 milioni li hanno spenti sradicandoli da paese e territorio. Il calcolo su quanto hanno ucciso e devastato le sanzioni a Libia e Siria non è stato ancora fatto. Quanto a quelle, altrettanto micidiali, inflitte all’Iran, bè, non turbano pacifisti e dirittoumanisti, dato che non gli offendono l’udito con la deflagrazione di missili. In più gli sono resi moralmente trascurabili dalla condivisione delle demonizzazioni dei dirigenti iraniani operate dai soliti centri della disinformazione imperiale, con al seguito governi alleati e sinistre internazionali normalizzate.
In Siria, alle offensive militari dei mercenari Nato importati da altri teatri del “caos creativo” occidentale, regolarmente sconfitte dall’esercito nazionale e respinte dalla popolazione, anche al costo dei terribili massacri subiti, e al terrorismo stragista degli squilibrati salafiti seguaci del garzone Cia Al Zawahiri, si sono aggiunti due nuovi fattori dell’apparato genocida messo in piedi da Nato, Turchia e tiranni trogloditi del Golfo. L’intervento di effettivi militari Usa in  Giordania e Turchia, a seguito delle avanguardie occidentali di intelligence e terrorismo da tempo in Siria, e la pirateria turca. Usa e UE si strappano i capelli e inviano armate navali per contrastare i “pirati somali”, nati dalla volontà di porre fine alla manomissione delle loro terre e acque con lo scarico di rifiuti tossici europei e il saccheggio del patrimonio ittico.

Soldati siriani
Campioni di coerenza umanitaria, plaudono ai pirati di regime del Fratello Musulmano Erdogan, quando delinque sequestrando aerei siriani in volo da Mosca o da Erevan, malmenandone i passeggeri e adducendo a scusa la presenza di armi a bordo, mai esibite perché inesistenti. Analoga invenzione è quella formulata dal capo di una fazione del sedicente “Esercito Libero Siriano”, Al Asaad, quando, per deviare dalla presenza in Siria di migliaia di ciurmatori Al Qaida, ora denunciata perfino da una sbigottita Commissione per i Diritti Umani dell’ONU, spara la balla che in difesa di Assad starebbero combattendo Hezbollah libanesi. Cosa smentita dall’assai più credibile leader dei patrioti libanesi, Hassan Nasrallah, e cosa di cui il forte e saldo esercito siriano non ha il minimo bisogno. Ma anche cosa che potrebbe sostenere un’azione “di difesa” di Israele, che ha già concentrato nel Golan manovre e truppe in misura senza precedenti. Non ha potuto essere smentita invece la rivelazione del quotidiano turco Yurt che i terroristi infiltrati in Siria praticano sui corpi dei civili e militari uccisi il traffico di organi. Niente di inedito per gli amici della democrazia occidentale. Lo faceva già con i serbi prigionieri uccisi il narcotrafficante e serial killer Hashim Thaci, insediato dalla Nato a capo del Kosovo.
La pirateria e la concentrazione di armamenti pesanti e di F16 al confine con la Siria, le costanti provocazioni armate contro la Turchia, affidate ai mercenari istruiti nella base Nato e infiltrati in Siria, le unità di élite statunitensi rimaste in Giordania dopo le prove di guerra di Eager Lion e ora dislocate in basi prossime al confine, i 200 killer delle forze speciali britanniche SAS e SBS  da mesi impegnate in Siria, danno corpo al sospetto che si sia lì lì, magari dopo le elezioni negli Usa, per irrompere in Siria da Giordania e Turchia. Inizialmente per costituirvi la da tempo ambita “fascia di sicurezza” e impadronirsi delle città vicine, Homs e Aleppo, da cui lanciarsi a “salvare i civili”. La copertura umanitaria la forniscono Amnesty e HRW, le stesse fiancheggiatrici che mandano complessini di zoccole urlanti a intralciare la strategia di contenimento dell’imperialismo e di difesa della Russia rinnovata da Putin, o riversano in Iran, oltre ai terroristi E-Khalk, attivisti della destabilizzazione Otpor, dollari, telefonini e collegamenti face book e twitter per far muovere le chiappe a indigeni ingrifati di neoliberismo.
Aleppo dopo il passaggio dei mercenari
La Siria sputa sangue, ma resiste alla grande. Le potenze democratiche non demordono, fosse anche solo per arrivare alla soluzione B, quella di una Siria non domata e occupata, ma perlomeno in  preda a una paralizzante destabilizzazione terroristica e di sanzioni. Lo scenario è mediorientale e, oltre a sottomettere la regione giocando islamisti sunniti contro laici e cristiani arabi e, invece, laici all’occidentale contro l’Iran scita, punta all’egemonia energetica mondiale ai danni di Russia e degli altri paesi asiatici. E dell’Europa, caso mai tornasse ad avere qualche ambizione di autonomia. La Russia assicura l’approvvigionamento di gas all’Europa tramite i gasdotti North Stream, con la Germania, e, in costruzione, South Stream con il Mediterraneo,  bypassando gli Stati sguatteri di Usa e UE e rendendo meno funzionale le pipeline progettate dalle multinazionali Usa-Ue attraverso la Turchia e i governi caspici ed est-europei.  La Siria ha l’imperdonabile colpa di aver concluso con Iran e Iraq l’accordo per un gasdotto che unisce i tre paesi e convoglia, anch’esso verso l’Europa, energia più pulita del petrolio. Se si tiene conto del fatto che in Siria sono stati scoperti giacimenti di gas in grado di concorrere con quelli individuati nei mari del Levante e di cui Israele punta a impadronirsi totalmente,  alla faccia dei diritti di Cipro, Libano, Gaza, si capisce la dimensione della posta in gioco. Ne va dell’obiettivo primo della globalizzazione imperiale: il controllo totale sulle risorse energetiche del pianeta. Conditio sine qua non per la dittatura mondiale ambita dalla cosca criminale incistata da Bilderberg-Vaticano a Wall Street, Bruxelles, FMI, BCE, Nato, fino a scendere in basso in basso, tra gli pseudotecnici nostrani.

Chi salverà la Siria, la Libia, l’Iran, tutti gli altri, noi? Possiamo permetterci di lasciare quei popoli soli nella trincea?

5 Commenti a “DA FALLUJAH A BANI WALID E ALEPPO: PROVE DI OLOCAUSTO. Libia, Siria, Iran, la posta in gioco”

  • Ali:

    I Mojahedin del popolo liberi dalla lista perversa

    Alla fine di una seduta di una sottocommissione del Congresso – era il luglio del 1985 – di punto in bianco il vice segretario di Stato per gli Affari mediorientali Richard Murphy presentava una relazione su un gruppo iraniano. Nella relazione si sosteneva che l’organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano era antidemocratica ed antiamericana. Qualche giorno dopo in Libano veniva rilasciato un ostaggio statunitense. Nel febbraio del 1987 in seguito allo scandalo Irangate, la commissione Tower rivelava che il regime iraniano chiedeva agli Stati Uniti d’America di indicare i Mojahedin del popolo come marxisti e terroristi in cambio del rilascio degli ostaggi americani in Libano. In realtà la guerra degli USA contro il popolo iraniano era cominciata nelle calde giornate d’estate del ‘53 a Teheran, quando, dopo una lunga e meticolosa preparazione, la Cia metteva in atto un colpo di Stato contro il governo democratico del “testardo” Mossadeg e i sogni democratici del popolo iraniano divenivano incubi. Anni dopo il segretario di Stato Madeleine Albright – era il 2000 – chiedeva scusa ai mullà, acerrimi nemici di Mossadeg, per il golpe del ‘53. E quando milioni di iraniani rivendicavano nelle piazze la democrazia – erano gli anni 78-79 – l’Occidente e gli Stati Uniti assistettero Khomeini ad assurgere alla guida della rivoluzione antimonarchica. Appoggiare il despota iraniano, contro la volontà del popolo, è una consuetudine degli USA.
    L’articolo segue al seguente link

    • Domenico Proietti:

      Gentile Ali
      essendo questo un luogo dedicato ai commenti, non posso avvallare questo suo come commento vista la lunghezza del testo, in attesa di sua correzzione, eventualmente facendo riferimento al link dove é stato preso. Grazie.

      - Moderatore -

  • e questa e democrazia..!!??? pd sel rifondaz idv complici di questo massacro …

  • Zumritter:

    Si accettano scommesse!
    Il prossimo Nobel della pace a chi andrá?
    NATO (per mantenere la pace nel mondo)

    ISRAELE (per essere vittima dei terribbbbbbili palestnesi)

    USA (per essere la polizia mondiale)

    Al Qaeda (per promuovere con le sue azioni l’unione delle nazioni contro il terrorismo)

  • michy:

    se è tutto vero………poveracci,hanno il destino segnato,nessuno farà nulla x loro.

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