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Libertà e rispetto
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La libertà di informazione e di pensiero dei paesi occidentali, con la quale ci riempiamo la bocca, altro non è che un comportamento vile e compiacente verso i nostri colonizzatori. Il fatto sotto riportato lo rivela ancora una volta.

di Enrico Galoppini
Fonte: europeanphoenix

L’abbiamo già scritto ma giova ripeterlo. A fronte di un profluvio di altisonanti dichiarazioni e petizioni di principio, l’Occidente, che si fregia d’essere “il più morale” e “il più avanzato”, insomma la crème de la crème del genere umano, non dimostra alla prova dei fatti un briciolo di coerenza con quanto “crede”, ogniqualvolta che il suo interesse, o meglio il tornaconto dei suoi dominanti al cui seguito va la massa burattinata, viene percepito in pericolo.

Lo fa con tutto, dalla tortura, per la quale mobilita schiere di “attivisti” mentre la pratica ai quattro angoli del globo, alla guerra, col “pacifismo” alimentato dalla “cultura di massa”, mentre è tutto un provocare ad arte conflitti a destra e a manca dietro il paravento dell’interventismo per “motivi umanitari” o delle “armi di distruzione di massa”; dalla droga, ufficialmente dichiarata un flagello, ma poi diffusa a piene mani in tutti i paesi “liberati”, all’ecologia e la “difesa dell’ambiente”, sempre in cima alla “agenda” delle “belle cose” da fare, quando in realtà tra rifiuti tossici scaricati nel cosiddetto “terzo mondo”, spargimento di materiali velenosi su ignare popolazioni e armi all’uranio impoverito nei vari teatri di battaglia, la terra ormai grida “pietà!”.

C’è poi una particolare istanza, riguardante i “diritti umani”, professati come la religione dell’umanità laicizzata, che viene sistematicamente smentita nei fatti, e si tratta della “libertà d’espressione”, assieme al suo corollario, quella “d’informazione”. L’Occidente fa un vanto della quantità incalcolabile di “media” che, tra giornali e tv, più i relativi siti internet, ha creato per “informare”, all’insegna della “trasparenza” e della “verificabilità” di quel che riguarda tutti quanti, il che ovviamente non è vero. Più canali esistono e più dicono tutti le stesse cose. Il che è tra l’altro contraddittorio con un altro “dogma” moderno, quello della “concorrenza”, perché al punto in cui ci troviamo basterebbe metter su un’emittente che afferma l’esatto contrario di tutte le altre per assicurarsi una pingue fetta dell’agognato “indice d’ascolto”!

Ma anche a voler credere a questa manna dal cielo rappresentata dalla “informazione globale” (sia nel senso di “planetaria” che di “onnicomprensiva”), che per magia dovrebbe trasformare le persone in tesori di coscienza e consapevolezza, si registrano puntualmente, nei fatti, delle smaccate contraddizioni con quanto asserito in via di principio.

Se c’è qualche tv o giornale che dà fastidio lo si censura senza tanti infingimenti. Una mannaia che può scattare di fatto, come abbiamo già rilevato nel caso di questo quotidiano scomodo; oppure “di diritto”, accampando un pericolo per l’integrità morale e l’incolumità mentale dei telespettatori, qual è il caso delle emittenti satellitari extraeuropee escluse dal satellite europeo incaricato, in base a precisi accordi, a diffonderne il segnale.

Detto più chiaramente, mentre sul satellite europeo non fanno una piega canali pornografici, film all’insegna della violenza più inaudita, trasmissioni ideate al solo scopo di rimbecillire il pubblico, una qualche “autorità” in materia di “salute pubblica” ritiene, per il “bene del popolo” (ci mancherebbe!), di oscurare il segnale delle emittenti iraniane in Europa. Si tratta delle seguenti tv: Press TV (in inglese), al-Alam (in arabo), Jam-e-Jam 1 e 2, Sahar 1 e 2, Islamic Republic of Iran News Network (IRINN), Quran TV, e al-Kawthar (in arabo).

Il provvedimento censorio viene giustificato dalla Commissione Europea (quella dei mai scelti da alcun elettore: altra contraddizione con quanto professano!) sulla base delle “violazioni dei diritti umani” da parte della Repubblica Islamica dell’Iran. È vero? Non è vero? E cosa sono, una volta per tutte, questi “diritti umani”? Corrispondono all’autentico anelito di ogni essere umano? Tutte domande oziose: l’importante, una volta stabilito che “basta la parola”, è additare come “cattivo” qualcuno presso un pubblico inebetito, per il quale un “gay pride” o le ciance di una “blogger dissidente” sarebbero più importanti di un lavoro sicuro e degnamente pagato di una famiglia normale sostenuta da uno Stato degno di tal nome.

Quindi, non è in questione, ufficialmente, il contenuto in sé delle trasmissioni di questi canali banditi dall’Europa, le quali infatti sono improntate alla massima sobrietà e al rispetto, quello sì, dei fondamentali valori dell’essere umano, che ha tutto il diritto di non vedersi riversare in casa fiumi di volgarità, violenza e stupidità.

Ma con tutta evidenza, il pubblico europeo non deve venire a conoscenza di altre “versioni dei fatti”, di altre opinioni ed interpretazioni al riguardo di questioni d’interesse generale sulle quali i dirigenti occidentali ritengono di avere solo e sempre ragione.

Né sembra avere alcuna importanza il parere dei telespettatori di questi canali oscurati in Europa, il che è un tantino strano se, come sostengono Lorsignori, in “democrazia” si tiene conto della “volontà popolare”.

Ma questi soloni della “libertà d’espressione” non temono di scadere nel ridicolo. In questi giorni, infatti, su una tv italiana parte la nuova serie di “Dallas”: una cosa di cui si sentiva un evidente bisogno! Per dare una “degna cornice” all’”evento mediatico” sono stati riesumati filmati della metà degli anni Ottanta, quando un provvedimento giudiziario oscurò le reti Fininvest (come si chiamavano allora), dove si vede della gente comune alla quale si dava volentieri la parola affinché esprimesse la propria contrarietà ad un intervento “lesivo della libertà”…

Ma oggi nessuno interpellerà i teleutenti, residenti in Europa, di Press Tv e delle altre emittenti iraniane, tanto il loro parere non conta un fico secco. Accadrà come con la stazione televisiva libanese al-Manar, colpita anni or sono da analogo oscuramento a giustificazione del quale venne addotta, dai soliti… “savi” preposti a tutelare la “coscienza popolare”, la presenza di contenuti “antisemiti”.

D’altronde, se tutti quelli messi su una qualche “poltrona” devono pappagalleggiare che”l’antisionismo equivale al all’antisemitismo”, un motivo ci sarà.

Non sarà che tutti i canali boicottati di volta in volta dal satellite europeo affermano “l’indicibile” o comunque sono espressione di Paesi senza peli sulla lingua sulla questione sionista?

Il dubbio, è più che lecito, tanto più che anche l’unico quotidiano italiano escluso dalle rassegne stampa televisive, “Rinascita”, è proprio l’unico che mantiene una salda linea antisionista; e non per “antisemitismo”, come intendono far credere, se per “antisemitismo” vogliamo indicare, secondo la vulgata, “un odio viscerale contro gli ebrei”, bensì perché la denuncia dello scandalo costituito dalla presenza del cosiddetto “Stato d’Israele” sulle rive del Mare Nostrum muove da una chiara visione geopolitica che individua nella presenza di questa enclave aliena dal suo contesto, ideata per generare sistematicamente situazioni di “crisi” sotto la parola d’ordine “difendere Israele”, un pericolo costante per la pace e la stabilità del mondo intero, a partire dal Mediterraneo.

A noi, comunque, non interessa “difendere” nessuno in particolare, se non noi stessi, italiani e mediterranei, dal non poter sapere come vanno le cose del mondo, al di là di questo o quel provvedimento ammantato di “legalità”. Perciò, per una volta, visto che non lo fanno loro che “ci credono”, difenderemo la libertà di informazione, consapevoli che è un puro “mito”, invitando chi la ritiene una cosa importante in tempi di dittatura di un’unica versione a sintonizzarsi per altre vie, che non quelle televisive, sulla prima delle emittenti colpite da quest’odioso divieto.

Tanto più, che per coprire la loro marachella, l’ennesima contraddizione dei loro “principi”, sugli altri “media”, quelli “per bene e rispettabili”, non daranno alcuna visibilità alla faccenda o, se lo faranno, si pareranno con lo scudo delle trite e ritrite accuse all’indirizzo del “regime dittatoriale” di turno, da rieducare a suon di “sanzioni” (tra cui rientra questo caso di censura mediatica), embarghi e missili.

Che buffi questi paladini della “libertà d’espressione” e “d’informazione”. Se si sbeffeggia l’altrui fede con “film” e caricature, se si circola nude nel quartiere parigino a maggioranza islamica, se si profana con frasi oscene la cattedrale di Mosca, si accampa il sacrosanto “diritto” di chi “manifesta il suo pensiero”. Allora scendono in campo “attivisti” e “intellettuali” a convincerci che “non si può censurare”… E lo stesso dicasi per “opere d’arte” e “pièce teatrali” che altro non sono se non un chiaro segno della degradazione alla quale può giungere l’essere umano senza più freni inibitori e “timor di Dio”. Non parliamo poi della totale “libertà d’espressione” che si attribuiscono quelli che la possono esercitare più di ogni altro, per meglio bacchettare il resto dell’umanità: in quel caso, i “media” a loro infeudati né rigirano la frittata, né denunciano lo “scandalo” (come fanno con la Cina, quando decide sovranamente di non permettere l’accesso a determinati siti internet): tacciono e basta per carità di ‘patria’.

Da tutto questo emerge una cosa sola: che la cosiddetta “libertà di espressione”, di cui quella “d’informazione” è la logica conseguenza una volta che esistono i “media”, è uno dei tanti miti di cartapesta occidentali. La censura scatta inesorabile se è ritenuto necessario, con tanti saluti alle “questioni di principio”.

In piena Seconda guerra mondiale, Ezra Pound disse che la “libertà d’espressione” non valeva nulla se non si aveva accesso alla radio, il più potente mezzo d’informazione dell’epoca. Per questo si rivolse ai suoi connazionali, dalla radio italiana, per esortarli ad aprire gli occhi sul sistema iniquo ed ipocrita, retto dall’usura, che li tiranneggiava e li tiranneggia tutt’ora. Non aveva ancora visto il seguito della storia… Adesso che quel sistema s’è ben impiantato anche da noi, il lettore giudichi l’attualità di quelle sagge e preveggenti parole.

 

di Enrico Galoppini
Fonte: europeanphoenix

2 Commenti a “L’Ue censura le tv satellitari iraniane: dove sono i paladini della ‘libertà d’informazione’?”

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